sabato 1 gennaio 2022

Dispute …

L'immagine del matriarcato
- Note su alcune avventure di Bachofen tra i rivoluzionari  -
di Alberto Bonnet

Prime avventure
Probabilmente, l'ipotesi di Johann Jacob Bachofen sul matriarcato, se non fosse stata salvata da dei pensatori rivoluzionari,  sarebbe stata dimenticata senza ulteriori indugi già negli ultimi due decenni del XIX secolo. Il primo a recuperarla, era stato Bebel, in alcuni passaggi del suo classico del 1879, "La donna e il socialismo", e Marx vi aveva fatto qualche occasionale riferimento nei suoi appunti etnologici del 1880-82 [*1]. La ricezione più minuziosa e influente della sua ipotesi si trova, naturalmente, ne "L'origine della famiglia" di Engels del 1884 (e in particolare nella prefazione alla sua quarta edizione del 1891), ma anche un articolo di Lafargue pubblicato in Die neue Zeit nel 1886 era stato rilevante [*2]. Prima di caratterizzare questa ricezione dell'ipotesi di Bachofen tra alcuni dei più importanti rivoluzionari dell'epoca, vediamo prima per quali ragioni, senza di essa avrebbe potuto essere dimenticata. Bachofen era stato, fino alla metà del XIX secolo, un giurista di primo piano, specializzato nella storia del diritto romano e ascritto alla scuola storica del diritto guidata da Savigny. Dalla metà del secolo, tuttavia, si era sempre più interessato allo studio dei simboli e dei miti preromani, compresi quelli preellenici. Questo non era, di per sé, uno spostamento troppo netto dei suoi interessi, nella misura in cui lo storicismo aveva già capito che lo spirito di ogni popolo (il Volksgeist) si esprime tanto nella sua religione quanto nel suo diritto. Ma la cosa lo portò a ipotizzare che, prima che si imponessero i diritti patriarcali (positivi), come quelli romani, erano stati i diritti materni (naturali) quelli che avevano governato le società più diverse. L'opera principale in cui Bachofen avanzò tale ipotesi, accompagnata da abbondanti prove empiriche, era stata "Il diritto materno", pubblicato nel 1861[*3]. Nei decenni successivi, tuttavia, il predominio degli orientamenti più positivisti, rispetto a quello storicista seguito da Bachofen, si sarebbe consolidato nella storiografia tedesca - e la sua lunga disputa con Mommsen fu l'espressione per eccellenza della lotta tra i due orientamenti. Questa predominanza positivista aveva infatti finito per ridurre l'impatto immediato delle sue ricerche sul matriarcato. Tuttavia, la ricezione tra i rivoluzionari dell'epoca dell'ipotesi di Bachofen, fu caratterizzata da tre aspetti fondamentali.

Il primo aspetto consisteva nella sua accettazione in quanto ipotesi storicamente dimostrata. A partire dalle parole di Bachofen, era stata assunta l'esistenza di una «civiltà ginecocratica», in quanto «stadio culturale» generalizzato precedente alla «civiltà patriarcale». Anche se, ovviamente, non era stata accolta la sua spiegazione del passaggio da una fase all'altra. Per Bachofen, la religione era la «potente leva di tutta la civiltà». Engels obietterà che secondo Bachofen, «non è stato lo sviluppo delle condizioni reali di esistenza degli uomini, ma il riflesso religioso di queste condizioni nel loro cervello, ad aver determinato i cambiamenti storici nella situazione sociale reciproca dell'uomo e della donna» [*4]. Il secondo aspetto si riferisce alla funzione principale che una simile ipotesi ha svolto nella loro argomentazione. I rivoluzionari dell'epoca si affidarono alle ricerche di Bachofen soprattutto per dimostrare il carattere storico della famiglia patriarcale borghese. Dimostrare che esisteva «una serie di forme familiari che sono in diretta contraddizione con quelle finora ammesse come le uniche valide» e, se possibile, che «la famiglia patriarcale era entrata nel mondo scortata dalla discordia, dal crimine e dalla più degradante delle farse» [*5].  E il terzo aspetto era la sympátheia (per usare un'altra espressione di Bachofen) che la sua concezione aveva suscitato. Sussistevano, tuttavia, alcune ambiguità riguardanti alcuni passaggi dei suoi scritti. Bachofen aveva infatti ipotizzato che in epoche precedenti sarebbe prevalso l''«etairismo», e che il diritto materno vero e proprio sarebbe nato solo più tardi come reazione delle donne («ginecocratiche» in questo caso, a partire dal fatto che egli prevedeva anche una reazione guerriera di tipo «amazzonica») a tale stato di cose dominato dagli uomini. Engels avrebbe contestato il concetto di «etairismo» di Bachofen in quanto anacronistico, nella misura in cui uno stato di cose precedente all'esistenza stessa del matrimonio monogamico non può essere concettualizzato come promiscuità o prostituzione, e supporrebbe, seguendo Morgan qui, che predominassero piuttosto i matrimoni di gruppo. Comunque sia, in ogni caso, a volte la simpatia dei nostri marxisti sembrava essere diretta a quello stadio originario (nel senso di una rivendicazione della libertà sessuale in generale), e altre volte verso quest'ultimo stadio, propriamente matriarcale (nel senso di una rivendicazione più specifica per le donne). E inoltre, la nozione di matriarcato era associata non solo all'assenza della famiglia patriarcale, ma anche all'assenza dello Stato e della proprietà privata, di modo che così le simpatie obbedivano a quelli che erano diversi motivi, allo stesso tempo. 

Interludio
Lo scenario descritto sopra,cominciò a cambiare durante il passaggio dal XIX al XX secolo. Lo sviluppo dell'antropologia - critica nei confronti dei propri precedenti orientamenti evolutivi, come quello di Morgan - e di altre discipline correlate ad essa aveva fornito nuove prove che avevano messo in discussione l'ipotesi di Bachofen. Mentre erano senza dubbio esistite delle società matriarcali (e le ricerche a questo proposito sono rimaste preziose), l'ipotesi che tutte le società fossero passate attraverso una fase matriarcale era diventata più dubbia. Le idee di Bachofen continuarono a generare simpatia tra i rivoluzionari, ma la sua ipotesi non poteva più essere accettata senza riserve. Nel 1905, per esempio, Élisée Reclus dubitava che un tale stadio matriarcale fosse esistito in tutte le società. Pensava invece che le società matriarcali e patriarcali fossero coesistite e si fossero alternate a seconda delle condizioni geografiche ed economiche in cui si erano riprodotte - l'importanza della caccia, della pastorizia nomade o della guerra, per esempio, erano direttamente proporzionali alla predominanza del patriarcato. Ma anche così, si sosteneva che, mentre l'organizzazione matriarcale poggiava ancora in ultima analisi su un fatto naturale, la relazione tra madre e figlio, l'organizzazione patriarcale «aveva la sua origine in un atto di forza, in un rapimento, in una conquista, in fatti di ordine storico.» Il patriarcato, aggiungeva Reclus, ha «la medesima origine dello Stato» [*6]. A ogni modo, il cambiamento decisivo rispetto a quello dello scenario precedente, consisteva nel recupero simultaneo di Bachofen che era stato attuato da parte di alcuni intellettuali tedeschi reazionari. Infatti, a cavallo tra i due secoli, un gruppo di persone cominciò a riunirsi nella capitale della Baviera, nel Kösmischer Kreis (cioè, il "cerchio cosmico"), un insieme di persone dedite a invocare le anime dionisiache (nota: da non confondere con gli spiriti apollinei). Il gruppo si sarebbe sciolto nel 1905 - lo stesso anno in cui Reclus, precursore della moderna geografia economica e sociale e compagno anarchico di Marx nell'Internazionale, pubblicò quelle sue idee su Bachofen. Ma già allora, Alfred Schuler e Ludwig Klages (così come Alfred Beaumler, che non faceva parte di quella cerchia) avevano arruolato Bachofen in una Lebensphilosophie che poi sarebbe diventata, nel dopoguerra, uno degli ingredienti dell'ideologia nazionalsocialista. Bachofen non si sarebbe certamente sentito a casa tra questi proto-fascisti - non più di quanto, per inciso, tra quei rivoluzionari. Il suo atteggiamento verso le immagini matriarcali non era certo quello di rassegnata simpatia da parte di un aristocratico protestante conservatore o, forse, quello della nostalgia di un figlio per l'amore materno. Ma in ogni caso, la sua ipotesi sul matriarcato era ormai diventata una questione di lotta di classe. 

Seconda avventura
I rivoluzionari venuti dopo non lasciarono Bachofen nelle mani dei fascisti, tutt'altro, però quella che ora era la sua ricezione tra di loro, in queste nuove condizioni cambiò. Non assumevano più, naturalmente, l'ipotesi che tutte le società fossero passate attraverso una fase matriarcale come un fatto provato. Non hanno nemmeno fatto uso di questa ipotesi di matriarcato per dimostrare il carattere storico della famiglia patriarcale borghese, per cui tale carattere era già stato dimostrato. Tuttavia, conservarono quella simpatia che i rivoluzionari di un tempo avevano dimostrato per le sue idee.
Per descrivere il modo in cui questi rivoluzionari avevano assimilato l'ipotesi di Bachofen in queste nuove circostanze, passiamo in rassegna due articoli, uno di Fromm del 1934, e l'altro di Benjamin del 1935 [*7]. Walter Benjamin considerava l'ipotesi di Bachofen come se essa fosse stata una «profezia scientifica»: una profezia (non una predizione), per quanto formulata in una cornice scientifica (e non religiosa). La sua interpretazione delle immagini mortuarie più primitive (matriarcali) era all'origine della sua ipotesi. Secondo Benjamin, Bachofen aveva sviluppato dall'incestuosa coesistenza simbolica tra vita e morte in queste immagini, una dialettica tra storia e natura in cui «ciò che è stato storico ritorna infine nel dominio della natura attraverso la morte; ciò che è stato naturale ritorna infine nel dominio della storia attraverso la morte». L'immagine veniva così rivelata come se fosse «un messaggio dalla terra dei morti». E la concezione di Benjamin, della rivoluzione come redenzione si può così intravedere nelle sue pagine. A Bachofen, conclude Benjamin, «è stato concesso il sole romano come prova di un'armonia che, grazie ad una carnagione fortunata, aveva avuto la fortuna di vivere nel suo pensiero, ma che la storia dovrà riformulare molte volte»[*8]. Benjamin riconosceva nel suo studio i contorni mistici della propria concezione (seguendo Engels) e contestava l'interpretazione irrazionalista a cui avevano dato luogo (i Beaumler, gli Schuler, i Klages e così via). Però non forniva alcun criterio rigoroso che permettesse di distinguere senza ambiguità il suo rivendicare queste immagini di Bachofen per sottrarle alla manipolazione delle «immagini primordiali» (Urbilder) dei filosofi vitalisti. La disputa tra le diverse letture di Bachofen, sembrava attraversare anche lo stesso Benjamin [*9].  [*Notiamo di sfuggita, prima di procedere oltre, che il concetto di matriarcato giocherà un ruolo decisivo anche  nell'argomentazione di Horkheimer e Adorno, in Dialettica dell'Illuminismo. La dominazione delle donne, insieme alla dominazione della natura, del sé e degli altri, è uno dei pilastri della loro analisi della relazione tra mito e illuminazione. Ricordiamo in particolare, in tale contesto, l'episodio di Odisseo alle porte dell'Ade - presumibilmente il più arcaico del suo viaggio: «le immagini che l'avventuriero vede nella prima nekya (offerta ai morti) sono soprattutto le immagini matriarcali vietate dalla religione della luce». Tuttavia, Horkheimer e Adorno non hanno quasi mai fatto riferimento a Bachofen nelle loro pagine [*10] *].
Anche Eric Fromm ha dato conto di queste letture controverse, ma ha anche posto la domanda su come avesse fatto a suscitare interesse tra correnti intellettuali così opposte? Entrambi  gli schieramenti hanno condiviso la loro «distanza dalla società borghese-democratica», ha riconosciuto. Ma hanno evidenziato aspetti degli diversi di quella che era la sua concezione: i fascisti, i suoi aspetti più mistici (come la disposizione religiosa della donna), romantici (come l'idealizzazione del passato remoto, del culto dei morti), naturalistici (il diritto naturale); i rivoluzionari, invece, la sua «distinzione tra maschile e femminile»... E qui inizia l'argomento chiave di Fromm. Fromm sosteneva che l'Illuminismo, nel suo tentativo di fondare l'emancipazione delle donne in termini di uguaglianza intellettuale, sociale e politica con gli uomini, aveva ridotto questa distinzione a un mero costrutto sociale. «Ma che sia esplicitamente o solo implicitamente, l'uguaglianza delle donne significava che le donne, nella loro stessa essenza, erano uguali agli uomini nella società borghese. L'emancipazione non significava quindi che la donna fosse libera di sviluppare i suoi tratti e le sue potenzialità specifiche, anche se ancora sconosciute; al contrario, veniva emancipata per diventare un uomo borghese. L'emancipazione "umana" della donna significa in realtà la sua emancipazione per diventare un maschio borghese». Il Romanticismo aveva riaffermato questa distinzione a fini reazionari, certo, ma sulla base della psicoanalisi ora poteva essere posta su una nuova base. Pur difendendo la società esistente, Bachofen non era un romantico in quel senso reazionario: «La società matriarcale di Bachofen contiene molte caratteristiche che rivelano una stretta affinità con gli ideali del socialismo», cioè la valorizzazione del benessere materiale e della felicità terrena, della sessualità non repressa, dell'amore materno incondizionato e della compassione - e tutto questo in assenza di proprietà privata. 
In sintesi, «l'aspetto più importante» della nozione di matriarcato di Bachofen visto da una prospettiva rivoluzionaria risiedeva, per Fromm, nelle «basi psicosociali» che offriva per mettere in discussione, ed eventualmente superare quelle patriarcali. «La base psichica del programma sociale marxista» - conclude Fromm - «è prevalentemente il complesso matricentrico. Il pensiero razionale che, con un'adeguata organizzazione dell'economia, le forze produttive avrebbero reso possibile fornire a tutte le persone, indipendentemente dalla loro posizione nel processo produttivo, i beni necessari al loro benessere e, inoltre, con molto meno lavoro di quanto fosse necessario fino ad allora; il pensiero, inoltre, che ogni essere umano abbia diritto alla felicità nella vita e che questa felicità stia nello "sviluppo armonioso della personalità" - tutti questi pensieri facevano appello alla forza della matrice matricentrica. Erano l'espressione scientifica razionale di ciò che poteva prendere una forma fantastica solo in condizioni economiche diverse: la Madre Terra dà a tutti i suoi figli ciò di cui hanno bisogno, indipendentemente dai loro meriti» [*11].

Conclusioni
Andrebbe scritta una storia completa (per quanto ne so, è un compito incompiuto) di queste avventure di Bachofen tra i rivoluzionari. Non per ragioni puramente accademiche, però, ma perché forse hanno già messo in gioco per quasi un secolo e mezzo alcune delle questioni che il femminismo rivoluzionario deve affrontare oggi. Infatti, l'emancipazione delle donne: come cittadine, come lavoratrici? Entrambi sarebbero ridotti a modi di emancipazione soggetti al dominio del principio di equivalenza. L'emancipazione delle donne: come riconoscimento della loro differenza? Certamente, questo riconoscimento romperebbe con il dominio del principio di equivalenza, ma forse questa differenza nasconde promesse che vanno oltre il suo semplice riconoscimento. Infine, l'emancipazione femminile: come emancipazione femminile dell'umanità intera? Questo riscatto del matriarcato di Bachofen, visto come immagine storica da parte di Benjamin e, notoriamente, come matrice psicosociale da parte di Fromm, puntava in questa direzione. Ma anche negli scritti dei rivoluzionari precedenti, questa idea è emersa, a volte. Ma in cosa consiste questa matrice o immagine? L'irrazionalismo perseguita sempre chiunque si metta a rispondere a domande come questa. Ma forse non possiamo liberarcene senza perdite in termini di emancipazione. In questo caso, possiamo solo assumerlo - anche se sotto una stretta sorveglianza esercitata dalla dialettica. 

- Alberto Bonnet  - Pubblicato su Comunizar nel dicembre del 2021 -

NOTE:

[*1] - A. Bebel: La donna e il socialismo, Savelli; K. Marx: Los apuntes etnológicos de Karl Marx (a cura di Lawrence Krader), Madrid, Siglo XXI / Pablo Iglesias, 1988.

[*2] - F. Engels: L'origine della Famiglia della Proprietà privata e dello Stato, Savelli;  Paul Lafargue, Il matriarcato. Studio sulle origini della famiglia (Pubblicato a puntate ne Il socialista dal 4 settembre al 16 ottobre 1886).

[*3] -  J. J. Bachofen: Il matriarcato. Ricerca sulla ginecocrazia nel mondo antico nei suoi aspetti religiosi e giuridici. Einaudi 

[*4] - J. J. Bachofen: op. cit., p. 41; F. Engels: op. cit., p. 11-12.  

[*5] F. Engels: op. cit., p. 38; P. Lafargue: op. cit., p. 57 (la farsa a cui allude Lafargue è la "covada" - una sorta di finto parto maschile - praticata dai Baschi e da altri popoli, usanza che Bachofen ritiene abbia avuto origine proprio nella transizione dal matriarcato al patriarcato).

[*6] - É.  Reclus: El hombre y la tierra, Barcellona, Escuela Moderna, 1906, volume I, p. 247.  

[*7] -  E. Fromm: "La teoria del diritto materno e la sua rilevanza per la psicologia sociale", in La crisi della psicoanalisi.Mondadori; W. Benjamin: "Johann Jacob Bachofen", in Opere complete. Boringhieri. È possibile che Benjamin sia stato ispirato dalla pubblicazione dell'articolo di Fromm per scrivere il suo, anche se, come vedremo, i due sono diversi.  

[*8] - W. Benjamin: op. cit., 223; 233.  

[*9] -  La relazione di Benjamin con la filosofia della vita, in particolare quella sviluppata da Klages negli anni 1920-30 (Klages pubblicò "Dell'eros cosmogonico" (in italiano, Multipla) nel 1922 e The Spirit as Adversary of the Soul - la sua opera maggiore - nel 1929-32), è ambigua in questo e in altri suoi scritti.  

[*10] -  M. Horkheimer e Th. W. Adorno: Dialettica dell'Illuminismo. Einaudi. Citano Bachofen solo, in una nota, per difenderlo dalle critiche di von Wilamowitz-Möllendorff (un ellenista vicino a Mommsen, che aveva polemizzato con Nietzsche sulla sua interpretazione delle origini della tragedia greca).  

[*11] - E. Fromm: op. cit., p. 95; 97; 110 (ho ritoccato la traduzione di quest'ultima citazione).

fonte: Comunizar

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