mercoledì 11 marzo 2026

La Guerra e… la guerra !!

Economia di guerra e/o guerra economica
- Prima valutazione delle conseguenze economiche della guerra in Iran - 
di Tomasz Konicz ***

Da un punto di vista puramente militare, l'Iran non ha alcuna possibilità di sopravvivere alla guerra contro la macchina militare statunitense, altamente sofisticata grazie ai sistemi di intelligenza artificiale [*1]. Per il regime dei mullah, indebolito internamente e che è riuscito a mantenersi al potere solo attraverso un'ondata di repressione omicida,  l'unica opzione è quella di aumentare i costi della guerra, e attuare una strategia di escalation economica che porterà non solo a un sconvolgimento economico regionale ma addirittura globale, in modo che così, Washington sarà costretta a porre fine alla guerra. Quella che vediamo in atto, è una vera e propria distopia, alimentata da una crisi globale, sempre più intensa, del capitale [*2] , la quale sta colpendo i centri da molto tempo. Tutto ciò,  non è vero solo ideologicamente, solo perché le ideologie apocalittiche con connotazioni religiose sono virulente da entrambe le parti (sciismo statale ed evangelicalismo), ma lo è anche anche economicamente. Gli islamofascisti [*3], a Teheran, stanno infatti conducendo una guerra economica contro l'economia di guerra che viene invece impostata tramite aggressione imperialista dai fascisti [*4], animati [*5] dall'evangelicalismo [*6] della Casa Bianca. Questo conflitto apocalittico, condotto letteralmente ai fini dell'Armageddon da elementi evangelici fascisti all'interno dell'esercito statunitense [*7], potrebbe effettivamente scatenare la prossima crisi globale, dal momento che il potenziale di crisi è già sufficientemente presente nei centri del sistema mondiale [*8]. La "economia mondiale" è instabile, ed è "matura" per la prossima crisi catastrofica; e la guerra potrebbe scatenarla.

La guerra economica dell'Iran
Il regime di Teheran non ha più nulla da perdere; ad essere in gioco è la sua esistenza, che potrebbe essere garantita solo per mezzo di enormi sconvolgimenti economici globali. L'interruzione dell'approvvigionamento di combustibili fossili proveniente dalla regione - già in gran parte raggiunta grazie al blocco dello Stretto di Ormuz (circa il 20% dell'approvvigionamento mondiale) -  è essenziale. Inoltre, l'Iran ha attaccato direttamente i dispotismi del Golfo, al fine di paralizzare la produzione di petrolio e/o di gas, e distruggere così nella regione, il turismo di influencer e oligarchi. Anche questo obiettivo è stato in gran parte raggiunto. Per i dispotismi arabi del Golfo – i quali avevano sostenuto l'attacco statunitense a monte [*9] – la guerra contro l'Iran rappresenta una grande catastrofe economica. Non solo le entrate economiche essenziali degli stati petroliferi del Golfo stanno crollando, ma lo sta facendo anche la loro strategia di diversificazione; il turismo di alto livello potrebbe aver subito un colpo fatale a causa della guerra. Con questi attacchi, l'Iran vuole aumentare le tensioni esistenti tra Washington e i suoi alleati regionali, affinché gli attacchi iraniani vengano formalmente legittimati dalla presenza di basi militari statunitensi nella regione. Presumibilmente, i despoti del Golfo chiederanno una rapida fine dei combattimenti.

Dal terremoto di mercato alla stagflazione
Le onde d'urto globali della prima settimana di guerra, possono essere facilmente rintracciate attraverso il crollo dei mercati azionari. Tra il 28 febbraio e il 7 marzo, gli indici di riferimento di tutte le regioni centrali sono scesi in modo spettacolare, passando dal 4,4% (Dow Jones) a oltre il 5,7% (Nikkei giapponese), fino al minimo del Dax europeo e dell'Euro Stoxx 50 (rispettivamente -6% e -7,4%). È curioso notare che il calo del mercato azionario riflette in realtà le differenze tra le regioni economiche in termini di sicurezza di approvvigionamento dei combustibili fossili: gli Stati Uniti, che producono il proprio gas e petrolio, sono molto meno vulnerabili alle conseguenze del blocco energetico rispetto all'Europa o al Giappone. La dipendenza degli Stati Uniti dal petrolio del Golfo non è mai stata così bassa come lo era alla vigilia della guerra in Iran [*10]. L'Iran ha dichiarato anche che permetterà alle petroliere cinesi di attraversare lo Stretto di Hormuz, il che ha causato perdite moderate in borsa inferiori a un punto percentuale alla Borsa di Shanghai[ *11]. Il fattore centrale della crisi, è ovviamente il prezzo del petrolio (WTI), che è letteralmente esploso [*12]: da 71 dollari all'inizio di marzo a più di 90 dollari il 6 marzo, un aumento di oltre il 25% in una settimana di contratti. Una situazione simile si sta verificando con il prezzo della benzina, che in Europa potrebbe ben raddoppiare a 74 euro/MWh se la guerra dovesse durare più di un mese. Un blocco durato mesi dello Stretto di Hormuz porterebbe a prezzi del gas superiori a €100 nell'UE [*13]. Il principale esportatore di gas della regione, il Qatar, rifornisce principalmente l'Asia, principalmente la Cina. La riduzione dell'approvvigionamento di combustibili fossili sembra essere un obiettivo strategico dell'offensiva imperialista degli Stati Uniti, che hanno attaccato due "stazioni di servizio" nella Repubblica Popolare, Venezuela [*14] e Iran [*15]. Nel frattempo, Israele e Stati Uniti stanno apertamente bombardando le infrastrutture energetiche iraniane [*16], e stanno anche considerando degli attacchi al terminal di carico iraniano nel Golfo [*17], che ridurrebbero le esportazioni iraniane verso la Cina. Quali sarebbero le conseguenze di un tale shock di prezzo? Dal punto di vista economico, ciò potrebbe portare a un ritorno alla stagflazione palese che caratterizzava l'ultima crisi scatenata dalla pandemia [*18], cioè un rallentamento economico, o addirittura una recessione, accompagnata da un rapido aumento dei prezzi e da un'ondata di inflazione generale. I prezzi dei combustibili fossili in aumento non solo portano a prezzi più alti della benzina o del riscaldamento, ma porteranno anche a una nuova ondata di inflazione diffusa se il conflitto nel Golfo si protrasse per mesi invece che per settimane. Questo porterebbe semplicemente a un calo della domanda e a un rallentamento generale nella valorizzazione del capitale nella produzione di beni, che porterebbe a una stagnazione economica o addirittura a una recessione. Dopo la fine dell'economia mondiale basata sulla bolla finanziaria, il sistema capitalistico tardo si trova comunque in un'epoca di stagflazione, che precede l'inevitabile svalutazione del valore (vedi a riguardo: "Ritorno alla stagflazione" [*19]).

"In The Raw": L'economia di guerra fascista di Trump
I prezzi dei combustibili fossili stanno aumentando in tutto il mondo. Ma, come detto prima, non tutte le regioni sono colpite allo stesso modo. Gli Stati Uniti, possono in gran parte sostenersi da sè soli [*20], cosa che attenuerebbe gli shock dei prezzi. In Europa, Giappone e Corea, invece, la dinamica stagflazionistica si farebbe pienamente sentire. La Cina - la cui sicurezza energetica è compromessa dalle guerre guidate dagli Stati Uniti -  rimane, in ogni caso, l'obiettivo indiretto degli attacchi statunitensi (nel caso di Israele, l'obiettivo della guerra è stato in realtà quello di rovesciare l'islamofascismo iraniano, cosa che così ha elevato lo sterminio messo in atto dallo stato ebraico al livello di dottrina statale. Si prevede, che durante la guerra sorgeranno tensioni tra Washington e Tel Aviv.) I fascisti che si trovano alla Casa Bianca, sono sulla difensiva quando si tratta di politica interna, si trovano con le spalle al muro, e cercano dei modi per riuscire a evitare il carcere, dopo una sconfitta elettorale imminente. Sul fronte economico, il protezionismo di Trump non sembra dare i suoi frutti [*22]. Al contrario, la disoccupazione negli Stati Uniti è aumentata sorprendentemente, mentre l'inflazione rimane ostinatamente vicina al 3% [*23]. Finora, il protezionismo di Trump non ha portato ad alcun ritorno economico, accelerando al contempo il declino del dollaro statunitense in quanto valuta di riferimento mondiale. Come negli anni di crisi e di stagflazione della fine degli anni '70, e dei primi anni '80, vale a dire all'alba dell'era neoliberista, le "élite funzionali" fasciste alla Casa Bianca ora cercano un nuovo modo autoritario di governare, dato che il neoliberismo ha avuto il suo tempo. A livello interno, la guerra contro l'Iran potrebbe, in caso di escalation militare, essere usata per manipolare le elezioni statunitensi di novembre; come hanno recentemente avvertito i media statunitensi [*24], non ancora controllati dagli oligarchi di destra, sostenitori di Trump [*25].
Debito elevato, un dollaro al collasso, impoverimento diffuso, disoccupazione in aumento: questa instabilità legata alla crisi rende gli Stati Uniti di Trump impegnati in una vera e propria frenesia imperialista, così pericolosa; la situazione geopolitica globale sta lentamente prendendo una piega pre-apocalittica. Nel frattempo, Trump sta speculando sui prossimi obiettivi della macchina da guerra statunitense: Cuba è in cima alla lista [*26]. Quella che ora emerge, come reazione di Washington alla crisi, è un'economia di guerra permanente che potrebbe portare a mitigare le conseguenze della crisi negli Stati Uniti, e lo fartebbe a scapito dell'estero. Non si tratta degli effetti congiunturali dei programmi di armamento keynesiani generati da un complesso militare-industriale. Questi sono piuttosto dei costi economicamente improduttivi, i quali non contribuiscono alla valorizzazione del capitale e che, in tempi di alto debito pubblico, sono assai difficili da sopportare. Per comprendere la situazione attuale, è essenziale tenere conto del rapido apprezzamento del dollaro USA, dopo lo scoppio della guerra, la quale il 6 marzo ha registrato "il più grande aumento settimanale" visto in più di un anno, come è stato sottolineato dai media americani [*27]. La guerra scatenata dagli Stati Uniti, ha scatenato una domanda per un "rifugio sicuro" nei mercati finanziari globali, e il che ha portato a un afflusso di capitali nella zona del dollaro. E tutto questo, rappresenta un cambiamento di tendenza, perché il protezionismo di Trump ha portato gli Stati Uniti a perdere il loro status di "rifugio sicuro". A metà 2025, la stampa economica stava ancora discutendo le implicazioni di un simile sconvolgimento [*28]. Ecco alcune informazioni di contesto: è stato il miglior segnale a dirci che il dollaro stava iniziando a perdere concretamente la sua posizione di valuta di riferimento mondiale, e il che ha permesso a Washington di indebitarsi a costi molto bassi. In tempi di crisi, i tassi di interesse solitamente aumentano, ma grazie al dominio del dollaro, gli Stati Uniti hanno potuto beneficiare di quei tassi bassi che hanno permesso loro di avviare rapidamente armamenti o programmi di stimolo economico, ecc. La caduta del dollaro ha comportato un aumento del peso degli interessi del bilancio americano, rendendo prevedibile una crisi di bilancio [*29].

Guerra e bolla dell'IA
Gli attacchi statunitensi ai paesi produttori nemici di petrolio, mirano quindi non solo a minare l'approvvigionamento energetico della Cina, ma anche a rafforzare il dollaro statunitense. Durante l'egemonia americana nell'era della globalizzazione neoliberista, furono proprio i deficit commerciali degli Stati Uniti a mantenere il dollaro come valuta di riferimento. D'ora in poi, nella tradizione fascista, sono acciaio e ferro che ora devono permettere agli Stati Uniti di rimanere il centro dei mercati finanziari mondiali: il luogo di afflusso di flussi di capitale destinati a finanziare il deficit. Nel suo stato grezzo: dopo solo un anno di Trump, tutta la vaghezza che circondava l'egemonia americana negli ultimi decenni si è già dissolta. La macchina militare di Washington, piena di sistemi di intelligenza artificiale che sono senza pari al mondo, se necessario, bombarderà per finanziare il deficit di Washington. L'unico luogo sicuro per il capitale, dove esso sarebbe relativamente protetto dagli atti militari arbitrari dei fascisti alla Casa Bianca, sarebbe proprio il mercato finanziario statunitense. I flussi di capitale sarebbero infatti regolati militarmente, mentre l'approvvigionamento di risorse alla competizione imperialista verrebbe reso più difficile. Ma anche questa "economia di guerra" che cerca di imporre il dominio della zona del dollaro con la forza militare, sembra impotente di fronte all'imminente sconvolgimento della sfera finanziaria, che già si profila molto chiaramente. La gigantesca bolla dell'IA [*30], che è stata il principale motore della situazione economica americana, sta ora inviando dei segnali evidenti di crisi. Diversi di quegli spettacolari accordi di investimento che hanno alimentato la corsa all'oro dell'IA, sono stati cancellati pochi giorni fa: lo spettacolare accordo tra OpenAI e Nvidia, che doveva arrivare alla favolosa somma di 100 miliardi di dollari, è stato successivamente ridotto a 20 miliardi di dollari [*31], se ma  verrà effettivamente eseguita. Tagli agli investimenti simili sono attualmente in corso tra OpenAI e Oracle, dove la costruzione prevista di interi data center è stata abbandonata [*32]. Blue Owl, uno dei principali investitori nel settore dell'IA, ha anche portato a termine un accordo di investimento da 10 miliardi di dollari con Oracle; e il colosso IT ha già annunciato il licenziamento di 30.000 dipendenti [*33]. La tensione attuale nel settore degli investimenti privati, è diventata evidente all'inizio di marzo, quando la società di investimenti BlackRock ha dovuto limitare i pagamenti ai propri investitori per la prima volta nella sua storia, poiché questi volevano ritirare il capitale in massa e hanno superato di gran lunga il limite usuale del 5% [*34]: Dei 1,2 miliardi richiesti, solo 620 milioni sono stati effettivamente pagati. Una simile "affezione degli investitori" si era già verificata presso il concorrente BlackStone, dove il limite era stato semplicemente aumentato al 7%. Nell'autunno del 2025, BlackRock stava ancora investendo decine di miliardi nel settore dell'IA, mentre il suo CEO, Larry Flink, cercava di dissipare i timori di una bolla speculativa [*35]. Lo scoppio di questa bolla devasterebbe la società americana, che già si trova in impoverimento. I miliardi attualmente spesi nel Golfo dovrebbero in realtà essere usati per sostenere l'economia statunitense, e gli alleati oligarchici di Trump nel settore delle tecnologie dell'informazione, perché lo shock socioeconomico imminente potrebbe essere distruttivo quanto lo sarebbe una guerra su larga scala. Non ci sono abbastanza guerre che si possano combattere, come parte dell'economia di guerra statunitense, per attutire, tramite afflussi di capitali, questo imminente shock.

- Tomasz Konicz ***, 8 marzo 2026 -

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NOTE:

[1] https://www.konicz.info/2026/03/06/time-to-ki-kill/

[2] https://www.konicz.info/2026/03/01/krieg-als-krisenkatalysator/

[3] https://www.kritiknetz.de/images/stories/texte/Islamischer_Staat.pdf

[4] https://www.konicz.info/2026/01/11/die-herrschaft-der-terror-clowns/

[5] https://x.com/Scavino47/status/2029661050174328878

[6] https://x.com/AntiTrumpCanada/status/2029188769769730131

[7] https://www.military.com/daily-news/2026/03/03/military-officers-accused-of-framing-iran-war-biblical-mandate.html

[8] https://www.konicz.info/2026/02/19/zentren-vor-kernschmelze/

[9] https://www.washingtonpost.com/politics/2026/02/28/trump-iran-decision-saudi-arabia-israel/

[10] https://x.com/KobeissiLetter/status/2030281639352303755

[11] https://www.finanzen.net/indizes

[12] https://www.finanzen.net/rohstoffe/oelpreis/chart

[13] https://www.tagesschau.de/wirtschaft/energie/gaspreis-hormus-gasspeicher-iran-krieg-100.html

[14] https://www.konicz.info/2026/01/11/die-herrschaft-der-terror-clowns/

[15] https://www.konicz.info/2026/03/01/krieg-als-krisenkatalysator/

[16] https://www.bbc.com/news/videos/c7vj9redqz2o

[17] https://www.eenews.net/articles/the-oil-island-that-could-break-iran/

[18] https://www.konicz.info/2021/11/16/zurueck-zur-stagflation/

[19] https://www.konicz.info/2021/11/16/zurueck-zur-stagflation/

[20] https://usafacts.org/articles/is-the-us-energy-independent/

[21] https://www.konicz.info/2026/01/11/die-herrschaft-der-terror-clowns/

[22] https://jungle.world/inhalt/2026/10

[23] https://www.reuters.com/business/fed-rate-cut-bets-rise-after-weak-jobs-data-2026-03-06/

[24] https://eu.usatoday.com/story/opinion/columnist/2026/03/04/trump-iran-war-federalize-midterm-elections/88961977007/

[25] https://www.konicz.info/2026/03/04/neue-oligarchische-realitaet/

[26] https://edition.cnn.com/2026/03/06/politics/trump-cuba-marco-rubio-fall

[27] https://www.cnbc.com/2026/03/06/dollar-set-for-steepest-weekly-gain-in-a-year-as-iran-crisis-boosts-haven-bid.html

[28] https://fortune.com/2025/04/11/us-dollar-losing-safe-haven-status-investor-response/

[29] https://www.konicz.info/2026/02/19/zentren-vor-kernschmelze/

[30] https://www.konicz.info/2025/11/09/die-kuenstliche-intelligenzblase/

[31] https://futurism.com/artificial-intelligence/nvidia-100-billion-deal-openai-fallen-apart

[32] https://www.ft.com/content/2fa83bbf-abf2-43f1-b2f0-84a1391150b9

[33] https://www.livemint.com/companies/news/oracle-layoffs-tech-giant-to-slash-30-000-jobs-as-banks-pull-out-from-financing-ai-data-centres-11769996619410.html

[34] https://www.reuters.com/business/blackrock-limits-withdrawals-private-credit-fund-redemptions-mount-2026-03-06/

[35] https://fortune.com/2025/10/15/blackrocks-40-billion-deal-highlights-the-unstoppable-ai-data-center-gold-rush-as-ceo-larry-fink-pushes-back-on-ai-bubble-fears/

martedì 10 marzo 2026

nuove oligarchie crescono…

 

Nuova realtà oligarchica
- Il modo in cui, le relazioni politiche negli Stati Uniti determinano le decisioni strategiche economiche di Trump e favoriscono l'egemonia fascista -
di Tomasz Konicz

Una gioia prematura
All'inizio del mese di dicembre 2025, Netflix ha annunciato l'acquisizione del gruppo mediatico Warner Bros., in difficoltà, ma ora il comunicato stampa corrispondente è scomparso dal sito web del servizio di streaming [*1]. Giovedì 27 febbraio, il leader di mercato ha annunciato il ritiro della sua offerta [*2]. Netflix aveva fatto i suoi calcoli senza considerare il conduttore, il quale siede alla Casa Bianca [*3]. Poche ore prima del ritiro del servizio di streaming, il suo CEO, Ted Sarando, era stato invitato a una riunione alla Casa Bianca per valutare le probabilità di successo che avrebbe avuto una presa di controllo [*4]. Poche ore dopo l'incontro, Netflix ha annullato l'accordo. Il servizio di streaming si è ritirato da ogni nuova offerta di acquisizione, dopo che la rivale Paramount Skydance, la quale puntava a un'offerta ostile con il sostegno della Casa Bianca, aveva aumentato l'offerta da 30 a 31 dollari per azione. In precedenza, Trump aveva dichiarato apertamente che Netflix doveva portare a termine una pulizia politica del proprio consiglio di amministrazione. Pochi giorni prima dell'incontro, il presidente aveva chiesto al servizio di streaming di licenziare il membro del consiglio, Susan Rice, perché aveva già lavorato nell'amministrazione Obama, e aveva recentemente messo in guardia le istituzioni statunitensi contro ogni e qualsiasi politica illegale di appeasement nei confronti dell'amministrazione Trump, sostenendo che i democratici, dopo una vittoria elettorale, avrebbero intrapreso azioni legali. Nell'entourage di Trump, si sono poi levate voci per chiedere che l'acquisizione di Warner Brothers da parte di Netflix venisse impedita.

Una famiglia terribilmente amichevole
La motivazione data, appare essere semplicemente legata alla legge sui cartelli, dato che Netflix è già leader nel mercato dei servizi di streaming. Ma lo stesso si potrebbe dire del conglomerato mediatico reazionario che ora ha vinto l'accordo – e che ha ricevuto la benedizione aperta di Washington. Il gruppo mediatico Paramount Skydance, creato all'inizio del 2025, è di proprietà del reazionario e miliardario di estrema destra David Ellison (un stretto alleato politico di Donald Trump) che ha costruito il suo impero mediatico chic sulla capitale di suo padre, Larry Ellison. Papa Ellison a sua volta controlla il colosso "IT Oracle" (database, software aziendale, infrastruttura cloud), ed è uno degli uomini più ricchi al mondo, considerato anche un confidente stretto dell'attuale capo di stato americano. Gli Ellison hanno approfittato del secondo mandato presidenziale di Trump, per poter continuare la loro espansione fulminea nel settore dei media. La casa di produzione cinematografica Skydance di David Ellison, che dal 2006 produce spazzatura culturale, se non veramente fascista, come Top Gun Maveric, si è fusa con Paramount Global nell'agosto 2025. L'accordo raggiunto nell'estate del 2024 è rimasto sospeso per un anno, fino a quando Paramount non ha raggiunto un accordo legale con il presidente, che prevedeva il pagamento di 16 milioni di dollari a Trump. Trump aveva citato in giudizio la CBS per un'intervista con la sua rivale democratica alla presidenza, Kamala Harris, poiché riteneva che favorisse i democratici. Dopo il pagamento, la FCC - il regolatore dei media controllato dall'amministrazione Trump - diede il via libera all'accordo, mentre gli Ellison spostarono rapidamente la CBS, un tempo radicata nel mainstream neoliberale, a destra e tagliarono il programma comico critico su Trump The Late Show with Stephen Colbert. Durante l'acquisizione da parte di Warner Brothers, gli Ellison hanno preso impegni politici significativi con l'amministrazione Trump, i quali riguardavano principalmente il canale di notizie CNN, come riportato dal Wall Street Journal [*5]. Questo canale, che Trump ama definire "fake news", dovrebbe, come la CBS, abbandonare la sua vecchia linea neoliberale e diventare il portavoce della destra americana. Secondo i media americani, il presidente sarebbe personalmente coinvolto nelle negoziazioni, le quali rappresentano una novità politica negli Stati Uniti [*6]. Gli eventi del 27 febbraio, menzionati all'inizio di questo articolo sembrano ora prendere forma. Trump ha raggiunto un accordo politico con gli Ellison, che garantisce la "lealtà" del nuovo gruppo verso il regime, così come avviene anche nelle oligarchie tipo  Russia o Ucraina, cosìcchè in un incontro con collaboratori dell'amministrazione Trump è stato chiarito al concorrente Netflix che la FCC avrebbe bloccato qualsiasi possibile fusione. Probabilmente, è per questo che Netflix ha gettato la spugna.

Egemonia fascista
Quello che sta emergendo, è un impero mediatico trionfante, il quale tende verso l'estrema destra e che dovrebbe contribuire all'instaurazione di un'egemonia fascista all'interno dell'opinione pubblica americana. Gli Ellison controllano già CBS, MTV e Comedy Central, oltre a CNN, HBO, TNT, TBS, Nickelodeon, Cartoon Network, TNT Sports e Discovery. Inoltre, ci sono dei gruppi mediatici come  DC Studios, Paramount, Warner Bros., New Line Cinema e Fandango [*7]. Si tratta di quel clan di oligarchi, strettamente legato ai Trump, che finanziò l'acquisizione ostile di Warner grazie a quelle stesse fonti oscure dei fondi sovrani arabi, tramite il genero di Trump, Jared Kushner, cosa che permise anche l'acquisto da parte di Jared del più grande produttore di videogiochi Electronic Arts [*8], e che ha anch'esso un'influenza considerevole sul servizio di streaming TikTok (Oracle dovrebbe garantire la sicurezza dei dati). Cosa significa questo in termini concreti? Ebbene, dopo che la milizia ICE di Trump ha ucciso due manifestanti a Minneapolis, gli utenti di TikTok si sono lamentati per non poter più caricare video critici di ICE. Problemi "tecnici" simili sono emersi anche per pubblicazioni che trattano dello scandalo della pedofilia di Epstein [*9]. I gruppi mediatici di destra già dominano il mercato dell'opinione negli Stati Uniti. News Corp, di proprietà del miliardario Rupert Murdoch, è il gigante reazionario consolidato del settore mediatico australiano e americano, che controlla decine di giornali ed emittenti televisive ed è stato determinante nell'instaurare un'egemonia discorsiva di destra negli Stati Uniti attraverso il suo canale via cavo Fox News. Murdoch ha favorito l'ascesa di Trump dal 2016 attraverso Fox News. Fox News rimane fedele al capo di stato americano, anche quando sfiora il ridicolo, come nel caso degli elogi dati al documentario di Amazon sulla first lady Melania Trump [*11].
Le forme oligarchiche di dominazione senza soggetto sotto il capitalismo [*12] vengono ulteriormente caratterizzate da dei conflitti permanenti, lotte tra diversi racket, fazioni e gruppi per prebende economiche e posizioni di potere, che vengono realizzate strumentalizzando l'apparato statale. Anche i blocchi di potere di destra, con tendenze fasciste, si stanno combattendo tra loro. Sappiamo che Trump sta cercando di usare il sistema giudiziario americano per combattere i suoi avversari politici. Ma questo si può vedere anche nei conflitti tra News Corp e la famiglia Trump. Il capo di Stato degli Stati Uniti, che continua a essere corteggiato da Fox News, ha fatto causa al Wall Street Journal di Murdoch per la somma astronomica di dieci miliardi di dollari perché ha pubblicato una lettera allusiva di Trump con auguri di compleanno, che avrebbe inviato a Epstein. Si può quindi considerare certo che News Corp non crescerà di nuovo durante il regno di Trump. I racket fascisti, clan oligarchici reazionari, competono quindi su una base ideologica comune che diventa egemonica nel settore mediatico negli Stati Uniti. La "destra dei più forti" social-darwinista, apertamente propagata dall'estremismo fascista del centro, è in realtà solo una forma degenerata dell'ideologia neoliberista della competizione. Questa transizione, verso una forma oligarchica selvaggia, delle élite funzionali capitalistiche, è proprio dovuta al processo di crisi che - nella produzione di merci dovuta alla sostituzione del lavoro salariato con la razionalizzazione -  riduce al minimo la valorizzazione del capitale, spingendo in tal modo il capitale fin dentro i suoi limiti intrinseci. La borghesia, diventa in tal modo un'oligarchia, e questo perché la base della valorizzazione reale, del capitale nella produzione di merci, si sta sgretolando, e pertanto le posizioni nel mercato e nel potere possono essere mantenute solo occupando e strumentalizzando i mezzi del potere statale. Quello Stato - che un tempo, in quanto "capitalista ideale globale" - doveva garantire il funzionamento di tutto l'intero sistema , diventa ora solo un oggetto, un mezzo nella lotta per l'imposizione di interessi speciali oligarchici. La semi-periferia, dove la crisi è già più avanzata, può ora qui servire da esempio: come avviene nei sistemi oligarchici della Russia e dell'Ucraina. La base ideologica comune al sistema oligarchico, emergente negli Stati Uniti, è un'ideologia fascista della crisi, simile a quella dell'oligarchia statale russa. Le somiglianze sono sorprendenti: il successo imprenditoriale in Russia, dipende decisamente dai rapporti con il Cremlino, il quale, grazie agli oligarchi fedeli a Putin, similmente a quanto avviene nella situazione attuale negli Stati Uniti, mantiene sulla retta via anche i media. Ciò che così prevale ampiamente, nell'opinione pubblica americana, è un'egemonia di destra che costituisce il rumore mediatico di sottofondo alle aspirazioni apertamente autoritarie dell'amministrazione Trump. Ed è qui che risiede la vera base ideologica del fascismo. L'intero sistema di coordinate politiche si sta spostando a destra. Ciò che attualmente sembra "normale", e comune negli Stati Uniti, solo pochi decenni fa sarebbe stato liquidato come di estrema destra .

Lotta distopica per l'Intelligenza Artificiale
L'intervista rilasciata da Dario Amodei - CEO della società di intelligenza artificiale Anthropic -  al canale CBS di Ellison [*13] dopo che la sua azienda si è allontanata dal Pentagono, ci permette di studiare concretamente cosa significhi l'egemonia fascista. Fu un vero e proprio interrogatorio quello che venne condotto da una "giornalista" aggressiva, la quale non nascose il suo disappunto, e che in realtà assunse la posizione e il punto di vista del Pentagono, guidato da Pete Hegseth, un fascista coperto di tatuaggi di estrema destra. Siamo già nel regno della TV di Trump, dove le differenze con Fox News sono solo marginali. Almeno, ha evidenziato quanto pochi siano i requisiti di Anthropic. Amodei si oppone solo alla sorveglianza di massa dei cittadini americani. Il guru dell'IA ha semplicemente insistito che l'uso militare futuro dei suoi sistemi debba basarsi su solide basi giuridiche. In tal caso, Anthropic supporterebbe anche le macchine assassine autonome in stile Terminator. Il Congresso dovrebbe semplicemente definire il quadro giuridico per le armi basate sull'IA, attraverso la legislazione, secondo Amodei, mentre la CBS ritiene che il potere del Pentagono, il cui leader sociopatico di estrema destra ha appena respinto tutte le regole di ingaggio militare durante il bombardamento dell'Iran [*14], sia sufficiente. L'intervista ha anche chiarito il cambiamento di paradigma per quel che riuarda il capitalismo di Stato negli Stati Uniti, causato dalla crisi: Amodei insisteva sulla democrazia, sul mercato, mentre il giornalista della CBS implicitamente suggeriva che egli fosse colpevole di tradimento, dal momento che si rifiutava di seguire le istruzioni del Pentagono. I due interlocutori erano tormentati da una paranoia fascista alimentata dalla crisi, che ha fatto loro vedere  "nemici" ovunque, mentre gli Stati Uniti sotto Trump stanno intraprendendo una vera e propria campagna di intervento imperialista. Non ci saranno limiti o tabù nell'uso militare dei sistemi di IA, se non altro a causa delle dinamiche di crisi in rapido progresso che stanno creando una domanda per forme barbare di gestione delle crisi [*15].
La marginalizzazione intenzionale di Anthropic, che il Pentagono di Trump vuole ottenere designando l'azienda di IA come "rischio per la sicurezza", apre semplicemente la porta alla competizione. Ancora una volta, i rapporti con la Casa Bianca sembrano essere un vantaggio. Elon Musk, il grande promotore della campagna elettorale di Trump, dopo un disaccordo iniziale [*16], si è da tempo riconciliato con il suo presidente . Inoltre, questo convinto tecno-fascista ha affermato che il suo sistema AI Grok poteva essere usato senza alcun scrupolo etico. Sebbene, secondo le stime degli esperti del Pentagono, Grok non raggiunga la qualità della soluzione Anthropic Claude, il sistema di Musk è ora stato mantenuto dal "Dipartimento della Guerra" di Pete Hegseth, mentre il Pentagono sta tirando l'allarme a causa dell'inaffidabilità di Grok; oltre a Musk, anche il CEO di OpenAI, transumanista [*19], Sam Altman [*20], si è unito al movimento militare del Pentagono. Poche ore dopo che il Dipartimento della Guerra si era separato da Anthropic, Altman ha raggiunto un accordo che, inizialmente, non poneva praticamente limiti all'uso della forza assistita dall'IA da parte dell'esercito statunitense. Nel frattempo, Altman ha dovuto entrare in modalità crisi e lavorare per limitare i danni dopo che molti utenti hanno terminato i loro abbonamenti OpenAI. Altman ha dichiarato il 2 marzo che il contratto con il Pentagono era stato integrato da passaggi che vietavano all'esercito di "sorveglianza di massa dei cittadini americani." Il Pentagono di Hegseth fece quindi a OpenAI esattamente quella promessa che aveva rifiutato ad Anthropic. Questo è stato l'unico punto di contesa degno di nota. Questo trattamento diseguale poteva – chi l'avrebbe mai detto? – essere spiegato dalle linee del fronte e dalle alleanze formate, o semplicemente dalle relazioni personali all'interno dell'oligarchia americana.
Proprio come accade in Russia o Ucraina [*23], OpenAI è una startup di IA in perdita che non ha un proprio modello di business redditizio, a differenza del suo concorrente Google, che potrebbe effettivamente sovvenzionare la sua soluzione Gemini all'infinito. Di conseguenza, la piccola attività di IA spietata e sopravvalutata di Altman è particolarmente a rischio [*24], e questo avverrà non appena la Grande Bolla dell'IA, in cui si trovano principalmente gli Stati Uniti, inevitabilmente scoppierà [*25]. Non esiste una società madre che possa attutire gli shock finanziari. Altman spera di usare l'accordo con il Pentagono come ancora di salvezza per la sua start-up, che ha già dovuto ridurre i suoi piani di investimento megalomani da 1,4 trilioni di dollari a 600 miliardi di dollari. Questo non è l'importo concreto dell'accordo da 200 milioni di dollari, che è solo una goccia nell'oceano per il settore dell'IA. Questi ricavi non salveranno OpenAI. Si tratta del fatto che OpenAI ora fa parte della macchina militare degli Stati Uniti, che il sistema sarà profondamente integrato nei processi del Pentagono, dei servizi segreti e dei vari rami, come Claude d'Anthropic, la cui rimozione altamente complessa richiederà ora settimane o addirittura mesi. OpenAI vuole diventare indispensabile per lo Stato statunitense, che si trova nel mezzo di una fascisazione aperta, e sarebbe costretto a mantenere viva questa piccola azienda di IA in perdita con salvataggi da miliardi di dollari quando la bolla dell'IA scoppi. Sam Altman vuole usare la cooperazione con la macchina militare americana per rendere la sua azienda troppo importante perché la Casa Bianca fallisca.
Questa, è proprio una caratteristica della tendenza al capitalismo di stato indotta dalla crisi mondiale del capitale, che ora si manifesta anche nei centri. La vicinanza allo stato, l'interdipendenza con l'apparato statale, aumentano le possibilità di sopravvivenza di fronte alla crisi che inevitabilmente incombe. E lo stato è attualmente al di fuori di Donald Trump. E questo ci riporta alla famiglia Ellison, terribilmente amichevole. Il gruppo IT Oracle di papà Ellison è strettamente legato a OpenAI. Un enorme accordo di investimento di circa 300 miliardi di dollari prevede a Oracle di costruire capacità di calcolo per la start-up di IA, che consumerebbe 4,5 gigawatt di elettricità [*27]. Oracle sta costruendo enormi data center il cui unico cliente è una piccola azienda di IA in perdita e spietatamente sopravvalutata, che ora sta vivendo le sue prime difficoltà finanziarie. Oracle è già fortemente indebitata: nell'autunno del 2025, il rapporto debito/capitale di Oracle era del 427%, rispetto al solo 32,7% di Microsoft. Cosa significa questo in termini concreti? Se OpenAI dovesse fallire, anche Oracle, l'azienda di Larry Ellison, sarebbe minacciata [*28]. È proprio per questo motivo che il suo rapporto personale con la Casa Bianca è attualmente così importante, persino prezioso, per Larry Ellison. Ed è anche per questo motivo che la concorrenza di Anthropic è soggetta a una vera e propria inchiesta sul canale CBS, di proprietà di Ellison, al fine di ottenere ai clienti di OpenAI l'accordo che è stato negato ad Anthropic. Inoltre, la divisione media degli Ellison, gestita dal figlio, è anch'essa in difficoltà finanziarie, soprattutto dopo l'acquisizione della Warner Bros. Ecco perché le catene degli Ellison sono anche pienamente allineate con la linea di Trump: devono dimostrare alla Casa Bianca di meritare un salvataggio, se ce ne è uno. Gli oligarchi vicini a Trump non dovrebbero andare in bancarotta in tempi di crisi, proprio come sono accaduti oligarchi vicini al Cremlino nella Russia di Putin.

- Tomasz Konicz, - 4 marzo 2026 - Pubblicato su TOMASZ'S NEWSLETTER -

NOTE:

[1] https://about.netflix.com/de/news/netflix-to-acquire-warner-bros

[2] https://apnews.com/article/warner-paramount-netflix-5ddba4049473903b35b65e62e37d66bf

[3] https://www.cnbc.com/2026/02/26/netflix-sarandos-trump-white-house-wbd-paramount.html

[4] https://www.cnbc.com/2026/02/26/netflix-sarandos-trump-white-house-wbd-paramount.html

[5] https://www.wsj.com/business/media/paramount-netflix-warner-bros-battle-ellisons-a86fe15c

[6] https://variety.com/2025/biz/news/trump-blasts-ellisons-warner-bros-discovery-hostile-bid-1236610188/

[7] https://www.tvfandomlounge.com/paramount-taking-over-warner-bros-should-terrify-everyone/

[8] https://www.vanityfair.com/news/story/jared-kushner-saudi-arabia-ea-games

[9] https://arstechnica.com/tech-policy/2026/01/tiktok-claimed-bugs-blocked-anti-ice-videos-epstein-mentions-experts-call-bs/

[10] https://www.konicz.info/2013/01/19/die-erste-macht-im-staate/

[11] https://www.youtube.com/watch?v=In0r6iWexWU

[12] https://www.konicz.info/2022/10/02/die-subjektlose-herrschaft-des-kapitals-2/

[13] https://www.youtube.com/watch?v=MPTNHrq_4LU

[14] https://x.com/Acyn/status/2028459380132446599

[15] https://www.konicz.info/2024/03/23/ki-und-krisenverwaltung/

[16] https://www.thenation.com/article/politics/elon-musk-donald-trump-maga/

[17] https://www.theguardian.com/technology/2026/jan/13/elon-musk-grok-hegseth-military-pentagon

[18] https://www.wsj.com/politics/national-security/elon-musk-xai-grok-security-safety-government-73ab4f6e

[19] https://techcrunch.com/2026/02/21/sam-altman-would-like-remind-you-that-humans-use-a-lot-of-energy-too/

[20] https://edition.cnn.com/2026/02/27/tech/openai-pentagon-deal-ai-systems

[21] https://www.independent.co.uk/tech/cancel-chatgpt-ai-war-claude-anthropic-b2930007.html

[22] https://www.nytimes.com/2026/03/02/technology/openai-pentagon-deal-amended-surveillance.html

[23] https://de.paperblog.com/oligarchie-und-staatszerfall-898269/

[24] https://www.konicz.info/2026/01/05/auf-dem-altar-des-techno-gottes/

[25] https://www.konicz.info/2025/11/09/die-kuenstliche-intelligenzblase/

[26] https://futurism.com/artificial-intelligence/openai-cuts-spending-plan

[27] https://www.techspot.com/news/109418-openai-turns-oracle-historic-300-billion-cloud-partnership.html

[28] https://www.fool.com/investing/2025/11/30/oracle-might-be-the-riskiest-ai-stock-as-bubble-fe/

sabato 7 febbraio 2026

A Barbero, quel che è di Barbero !!

Lavati le palle !!

Nella sua biografia di "Dante" (6° capitolo: "L'amore e gli amici"), Alessandro Barbero parla di una novità che era apparsa qualche anno prima rispetto all'epoca di Dante - forse una o due generazioni prima - vale a dire, una nuova tecnica di espressione, se non addirittura un nuovo modo di accedere ed esprimere certi sentimenti: Barbero rievoca il momento de "la Vita nova" nel quale Dante parla del suo primo incontro con Beatrice e, di conseguenza, della sua passione per lei e del suo fascino; a partire da questo incontro Dante mobilita quella novità: analizzare la passione d'amore, e tradurre tale analisi in versi non in latino - come sarebbe normale, come ci si aspetterebbe - ma bensì in lingua volgare, in quello che è il linguaggio quotidiano.
«Anticamente» scrive lo stesso Dante «non erano dicitori d’amore in lingua volgare, anzi erano dicitori d’amore certi poeti in lingua latina... E non è molto numero d’anni passati, che appariro prima questi poete volgari».
Tuttavia, questa novità linguistica, viene rafforzata da un metodo di proliferazione di informazioni, il quale vantava un uso consolidato già ai tempi di Dante: l'invio di poesie a vari destinatari, come lettere, per alimentare lo scambio e creare così una rete di critica e di sperimentazione poetica; e qui, ancora una volta, questo asse fondamentale della lettera, della corrispondenza e dell'invio, è parte costitutiva della tradizione, dalla Lettera VII di Platone, passando per le lettere di Cicerone, da quelle dell'apostolo Paolo e di Sant'Agostino (ed è, ancora una volta, la questione dell'indirizzo secondo cui Heidegger parla nella "lettera", e che Sloterdijk affronterà nelle "regole per il parco umano"; e che Derrida affronterà qualche anno dopo quando parlerà della "cartolina").
Dante poi invia il suo sonetto - in lingua volgare, creato dall'incontro con Beatrice - anonimamente a vari destinatari, fidandosi delle regole del gioco che tutti allora conoscevano: ben presto ci saranno delle risposte, anch'esse poetiche, le quali metteranno in evidenza i punti deboli, e ampliando certi temi.  I destinatari risposero, a volte nello stesso stile elevato, a volte invece con brusco e comico abbassamento di tono: come fece Dante da Maiano, che consigliò al ragazzino di sciacquarsi i testicoli in acqua fredda, per farsi passare i bollori («che lavi la tua coglia largamente, / a ciò che stinga e passi lo vapore»).

fonte: Um túnel no fim da luz

domenica 1 febbraio 2026

L’Apocalisse, è innanzitutto un genere letterario…

Sulla soglia della fine dei tempi: Walter Benjamin, Messianismo e Fascismo
- di Bruna Della Torre -

«Il Messia non viene solo come salvatore, ma anche come vincitore dell'Anticristo.» - Walter Benjamin, da "Sul concetto di storia".  

   Più che un'ideologia, il fascismo potrebbe essere considerato un regime temporale? Esiste, oggi, qualcosa che potremmo chiamare "temporalità fascista"? Considerando l'idea che la storia e, quindi, il tempo siano fenomeni di natura politica, allora avrebbe senso chiedersi se il fascismo produca una qualche forma di inflessione temporale, o cambiamento, nel modo in cui noi pensiamo e viviamo la temporalità? Queste domande, che hanno guidato il workshop "Dopo il futuro: Apocalisse, Fascismo e la politica del tempo", si basano sul suggerimento fatto da Naomi Klein e da Astra Taylor (2025), secondo cui stiamo vivendo in un "fascismo della fine dei tempi", la cui principale differenza, rispetto a quello che si potrebbe chiamare "fascismo classico", sarebbe una sorta di "apocalisse nuda", o di "apocalisse senza redenzione"; per usare un immagine di Günther Anders che Klein e Taylor non usano. In altre parole, un fascismo incapace di offrire ai suoi aderenti una vera promessa del futuro, la quale assume la fine come destino ultimo e come forza motrice; come una ridondanza piena di conseguenze. Le domande dialogano anche con il testo di Oxana Timofeeva, "La fine del mondo: dall'apocalisse alla fine della storia e ritorno" (2014), nel quale si propone un "comunismo catastrofico": la proposta di abbandonare ogni speranza messianica, e insieme a questo, il trattamento della storia dal punto di vista della "apocalisse in tempo reale"; una prospettiva che presume che "non peggiorerà, in quanto è già peggio" (una sorta di continuazione circolare delle riflessioni di Slavoj Žižek circa la necessità di rinunciare a delle politiche basate sulla speranza, le quali devono essere urgentemente ripensate). In questo dialogo, spettava a me discutere le tesi di Walter Benjamin "Sul concetto di storia" (1940). Ed è da loro, e in dialogo con i testi sopra, più altri, che propongo alcuni indizi per rispondere a queste domande (o meglio, ampliarle). Quando affrontiamo il saggio di Benjamin, la questione della temporalità (associata al concetto di storia, con cui Benjamin rivoluzionò la teoria critica) viene solitamente presentata in modo dualistico. Esiste una temporalità omogenea e vuota: la temporalità della catastrofe e del progresso che, per Benjamin, sono la stessa cosa. L'opposto della temporalità di questa sempre identica è la temporalità messianica, che oltre al riferimento religioso ebraico (già commentato in dettaglio da Michel Löwy in "Walter Benjamin: fire warning"), riunisce l'idea di Marx secondo cui la storia non sarebbe ancora iniziata (vale a dire, saremmo ancora nella preistoria dell'umanità) che è ispirata sia dalle riflessioni filosofiche di Henri Bergson sulla durata, che dalla grande formalizzazione letteraria di questa esperienza da parte di Marcel Proust. Questa concezione richiede, quindi, di riconsiderare la differenza tra storia e storiografia; la storia come azione collettiva dotata di un tempo qualitativamente costituito e, dall'altra parte, la storia come successione di spazi temporali quantitativamente divisi. Il tempo messianico, ha qualcosa di sincronico che coinvolge "l'evento" ed è legato alla redenzione (e all'attesa, che unisce le generazioni). I concetti di "lampo" e di "immagine dialettica" –  quali eliminano la separazione temporale tra i diversi momenti di forza messianica; e costituiscono il nucleo di questa concezione storica. Considerando il livello di astrazione riguardo la differenziazione marxista tra "storia" e "preistoria", la quale guida le tesi di Benjamin, ecco che la risposta immediata alla domanda sul fascismo come regime temporale diventa semplice: il fascismo sarebbe parte di quel continuum di catastrofi che caratterizza la preistoria (o pseudo-storia) dell'umanità. Anche il tuo tempo è vuoto e senza qualità. È un'altra catastrofe tra le molte e, quindi, rappresenta più continuità che interruzione. La temporalità del fascismo, poco discussa da Benjamin nelle sue tesi, è inoltre sottolineata in modo poco sufficiente dalla maggior parte dei suoi commentatori, i quali di solito si attengono alla critica fatta da Benjamin alla socialdemocrazia tedesca sconfitta dal nazismo, e all'argomento per cui la fede nel progresso della storia spiegherebbe in gran parte il crollo del socialismo tedesco. Ma ci sono due eccezioni che ci permettono di rivedere questo problema, e ci consentono di scendere di un gradino nell'astrazione, e proporre così alcune riflessioni sulla temporalità del fascismo. In altre parole, qui l'idea è quella di complicare un po' questa lettura dualistica di Benjamin, e discutere come potrebbe essere possibile affermare – basandosi sulle sue riflessioni – che la temporalità del fascismo fa allo stesso tempo parte di questo continuum storico. La prima di queste letture, è quella fatta da Paulo Arantes che, in "Benjamin a (?) un minuto dal termine", riprende il suggerimento di Susan Buck-Morss, secondo cui la filosofia di Benjamin sarebbe stata incrociata da una "metafisica dell'attesa". A partire da questa tonalità, egli distingue due forme di attesa che sono proprie del tempo omogeneo della catastrofe; entrambe generate dalla noia, uno dei grandi temi benjaminiani ereditati da Baudelaire e dagli Stimmung del XIX° secolo, ma orientati in direzioni opposte. Da un lato, l'attesa della rivoluzione redentrice, già ampiamente commentata dalla fortuna critica di Benjamin; e dall'altro, l'attesa della guerra, della fine del mondo e – aggiungerei – del fascismo. Arantes evidenzia non solo la forza politica della noia nell'opera di Benjamin (erroneamente intesa da molti interpreti come un affetto esclusivamente "di sinistra", quando essa invece opererebbe anche sulla destra), ma soprattutto la possibilità, decisiva per l'argomento qui sviluppato, di pensare a un'altra forma di rottura del continuum storico: una rottura che non è affatto redentrice, ma che introduce un elemento meno esplorato nell'orizzonte delle riflessioni di Benjamin sul tempo e sulla catastrofe.

   La seconda eccezione è Fredric Jameson, che forse è colui che ha compreso (e ha esposto più convincentemente di qualsiasi altro commentatore) il ruolo della teologia nelle tesi di Walter Benjamin, inquadrandole da una prospettiva marxista. Tale domanda è direttamente collegata a ciò che intendo discutere qui. Jameson spiega perché, per Benjamin, il materialismo storico deve mettere la teologia al suo servizio (tenendola nascosta così come avviene nel caso dell'automa che gioca a scacchi, e a cui egli allude in "Sul concetto di storia") in modo da poter così vincere tutte le partite e - come sostengono le tesi di Benjamin - affrontare qualsiasi sfida. In "Benjamin Files", Jameson sostiene che, più che una credenza, nel pensiero di Benjamin la teologia funziona come un codice: un codice di cui Benjamin ha bisogno , per affermare che il passato può essere trasformato (in contrasto con la reazione di Max Horkheimer al testo – che ha dato il tono della sinistra dell'epoca – per il quale l'ingiustizia passata sarebbe irrimediabile). Ed è quindi, pertanto, meno un modo di credere che un modo di leggere la storia. In questo senso, Jameson segue un suggerimento di Michael Jennings che egli fa nella sua biografia di Benjamin, e discute di come Benjamin mobiliti, in questo saggio, la nozione di "apocatastasi" (dal greco apokatástasis, "ripristino", "ritorno allo stato originale") vista come una sorta di forza che garantisce la redenzione del passato, vale a dire la redenzione dei morti. L'Apocatastasi designa la restaurazione finale di tutte le cose: l'idea secondo cui tutta la creazione—compresi il male, la sofferenza, e persino i dannati—sarà, alla fine dei tempi, redenta. Come osserva Jameson, questa teologia negativa benjaminiana, articolata con il marxismo, costituirebbe un modo per sviluppare categorie collettive e fornire così accesso allo "Storico". Benjamin avrebbe messo insieme, nella sua concezione della storia, apocatastasi e giudizio finale, dal momento che il momento della redenzione sarebbe stato anche un giudizio di tutti i momenti che precedenti – un insieme di istanti in cui la possibilità di apprendere l'impulso di redenzione, trasmesso da una generazione all'altra, infine riunito, rimane aperta. L'appropriazione rivoluzionaria del Jetztzeit – tempo del presente – sarebbe pertanto così, simultaneamente, una violenta rottura del tempo (apocalisse) e anche una redenzione (apocatastasi); fine e vero riavvio. In Benjamin, questo carattere "retroattivo" della storia sarebbe collegato, secondo Jameson, meno a un presunto pessimismo o abbandono del futuro (ricordiamo che Benjamin vuole tirare il freno d'emergenza, non per fermare la storia, ma per farla partire davvero) piuttosto che al riconoscimento che l'idea stessa del futuro contiene un elemento metafisico: il futuro ha un carattere trascendente, poiché non esiste ancora e, in questo senso, è situato al di fuori della temporalità. Il futuro, come tempo di progresso, implica anche dare per scontato qualcosa che non è ancora; e proiettare, in questo futuro, un'identità con il presente. Da qui l'importanza della teologia nel suo pensiero: introduce la speranza di un futuro che la filosofia può affrontare solo in modo speculativo. Questa speranza, conclude Jameson, assume la forma di un affetto messianico—una figura di utopia, proprio come il messia, è una figura di lotta. In sintesi, Jameson suggerisce che messianismo e teologia – poiché sono un codice (e, forse, un modo per aggirare certe questioni filosofiche), non una credenza – funzionano in modo secolare nel saggio di Benjamin. Più di questo: il suggerimento è quello che ricorrere alla teologia (che deve rimanere nascosto come il nano che muove l'automa) offra qualcosa che al marxismo mancava allora (e forse manca ancora oggi): la speranza. Ma le tesi però raccontano la storia di un angelo, le cui ali sono paralizzate dai venti che soffiano dal Paradiso, di un messia che combatte contro l'anticristo, dell'idea apocalittica che ci incontreremo di nuovo all'ultimo momento. Se tutto questo è un codice – e qui mi sembra che Jameson abbia ragione – perché mai questo codice? Perché il Codice Messianico? Il vocabolario religioso mi è sempre sembrato eccessivo in questo saggio, rispetto ad altre opere di Benjamin – e penso che l'origine ebraica dell'autore non spieghi tutto, sebbene però faccia parte della spiegazione. La mia intuizione, è che questo eccesso abbia una specifica ragione politica contestuale, la quale chiarirebbe anche (dico a mio rischio e pericolo) l'altro lato dell'aspettativa di cui parla Paulo Arantes: quella dell'aspettativa di guerra e di fascismo, che, in un certo senso, segna anche una rottura con il tempo vuoto e omogeneo che caratterizzava il capitalismo ottocentesco analizzato da Benjamin (e che nelle Tesi informa la nozione di progresso).

   Questa ragione potrebbe essere collegata al carattere messianico del fascismo stesso; dove esso costituisce un silenzio eloquente, nel saggio di Benjamin. Per molto tempo, la storiografia ufficiale ha trattato il fascismo come un movimento laico; i suoi principali riferimenti, come si apprende a scuola, sono quelli classici, in particolare l'antica Grecia e la sua mitologia. In realtà, il fascismo è molto più associato al mito che alla religione; un nodo che la Dialettica dell'Illuminismo di Theodor W. Adorno e Max Horkheimer cercava di riconnettere, e che rimane un fatto poco discusso dalla teoria critica. Ma il fascismo – e qui mi attengo al caso tedesco, per ovvie ragioni, dato che è un testo su Benjamin – aveva un forte carattere religioso, messianico e millenarista che, in una certa misura, può spiegare perché la mobilitazione della teologia da parte di Benjamin sia una sorta di contrappunto al contesto politico in cui viveva. In altre parole, oltre ai bisogni interni che mettono in risalto Jameson e altri commentatori, ci sarebbe, per così dire, anche un riferimento esterno che appare interiorizzato in modo quasi impercettibile nel testo. L'importanza di questo, come cercherò di sottolineare, andrà oltre il dibattito sulla fortuna critica di Benjamin. Il nazismo, come sottolinea sempre più la storiografia contemporanea, era un movimento millenarista religioso-politico, e non solo un'ideologia laica o irrazionale. Sarebbe quindi necessario prendere sul serio la struttura escatologica, messianica e apocalittica che organizzava sia l'immagine (e l'auto-immagine) di Hitler, sia l'adesione popolare a questo regime. Il nazismo funzionava come una vera e propria religione politica, mobilitando affetti, rituali, promesse di redenzione, concetti di sacrificio e una narrazione di salvezza collettiva. Hitler si presentò non solo come un leader politico, ma anche come una figura di provvidenza, investita di una missione storica. In questa tonalità, uno dei suoi discepoli, Andreas Dees, testimoniò in "Die alte Gardespricht" che «in termini religiosi sono cattolico. Ma poi ho ascoltato il Führer. Quello che mi è successo, allora, è difficile da descrivere. Poi ho conosciuto l'uomo, il movimento e nient'altro.» I riferimenti biblici, nei suoi discorsi (e in quelli dei suoi sostenitori), sono numerosi. Il linguaggio ricorrente relativo a destino, fede, missione, sacrificio, purificazione e redenzione, nei suoi discorsi, non è una retorica vuota, bensì uno dei nuclei principali mobilitanti del movimento. Hitler credeva nella sua missione, e si pose anche come uno strumento della Provvidenza. Questa comprensione messianica di sé si consolidò progressivamente sempre più; Hitler passò dal ruolo di profeta (fece riferimento a Giovanni Battista, nei suoi discorsi negli anni Venti, ponendosi come un precursore, il cosiddetto "tamburino" che annuncia il cambiamento) a quello di Führer-messia negli anni '30. È quindi importante sottolineare che il nazismo non si è semplicemente separato dal cristianesimo: lo ha reinterpretato in modo violento ed escatologico. In un discorso dell'8 novembre 1943 al Löwenbräukeller di Monaco, Hitler dichiarò: «Infine, vorrei dire qualcosa a coloro che insistono nel parlarmi di religione: anch'io sono religioso – profondamente religioso nel cuore – e credo che la Provvidenza metta alla prova gli esseri umani. Coloro che non sopportano le prove imposte dalla Provvidenza, che vengono distrutte da essa, non sono destinati, dalla Provvidenza stessa, a cose più grandi. È una necessità naturale che, dopo questa selezione, rimangano solo i forti.» Hitler rifiuta il Cristo sofferente e umile ed esalta il Cristo guerriero dell'Apocalisse, il giudice che stermina i nemici alla fine dei tempi. Il nazismo evocò la sconfitta della Germania nella Prima Guerra Mondiale, e lo fece per difendere la battaglia tra il bene e il male, la battaglia che avrebbe posto fine a tutte le battaglie (la sua idea di pace perpetua, basata su una nozione imperialista sia capitalista che religiosa, dà origine a un intero immaginario messianico che Trump usa oggi per affermare che porrà fine a tutte le guerre). In altre parole, è un cristianesimo della Parusia "Parousia", non del Vangelo – come discuterò più avanti, le somiglianze con il fascismo brasiliano non sono una semplice coincidenza. Questa rilettura riecheggiò in settori importanti del protestantesimo tedesco, specialmente tra la Deutsche Christen, che esprimeva nazionalismo, antisemitismo e fede cristiana. L'idea di un Reich millenario – un regno millenario – venne facilmente tradotta come il compimento storico del "viene il tuo Regno", spostando l'escatologia cristiana in un progetto politico immediato. L'espressione "Tausendjähriges Reich" – il Reich di mille anni – non è, in questo senso, una semplice esagerazione propagandistica. Fa parte di una lunga tradizione cristiana di aspettative millenaristiche. Il Terzo Reich era considerato la fine di una storia corrotta, l'inizio di una nuova era, il ripristino di un ordine gerarchico "naturale". I grandi raduni di Norimberga (come si può vedere nel Centro Documentazione del Complesso del Congresso del Partito Nazista a Norimberga) funzionavano come liturgie politiche, con una forte carica simbolica ed emotiva, producendo esperienze collettive di estasi, comunione e sottomissione – veri rituali di conferma della fede nel Führer-messia (qualcosa che appare anche nel cinema di Leni Riefenstahl). In una lettera inviata a Hitler mentre era in prigione, Goebbels scrisse di Mein Kampf: «Quello che dici qui è il catechismo di una nuova convinzione politica che nasce nel mezzo del crollo di un mondo secolarizzato... hai trasformato la nostra agonia in parole che promettono salvezza.» In altre parole, in Germania, il messianismo nazista si nutre anche di una lunga tradizione di millenarismo.

   In effetti, questa è una delle difficoltà che noi - a sinistra - abbiamo con il carattere religioso della politica di estrema destra: dopotutto, come combattere un immaginario, una narrazione (vale la pena ricordare che, prima di tutto, l'apocalisse è un genere letterario) che esiste da migliaia di anni a plasmare il pensiero occidentale? Al tempo dell'ascesa di Hitler, circolavano anche numerose correnti occulte e teosofiche che circolavano in Germania e alimentavano l'immaginario nazista. La cosiddetta "Ariosofia", ad esempio, combinava misticismo razziale, una lettura esoterica della storia, l'idea di degenerazione causata dalla mescolanza razziale e una visione cospirativa del mondo; tra l'altro, non è fortuito che in questo contesto la superstizione fosse uno dei principali obiettivi della filosofia di Adorno (cioè, i suoi interventi non sono il risultato di un semplice pregiudizio politico contro l'oroscopo, tra gli altri), ma hanno una base contestuale politica. Altre organizzazioni, come la società Thule, funzionavano come laboratori ideologici in cui il millenarismo razziale veniva sintetizzato. In questi ambienti, la Prima Guerra Mondiale era vista solo come il primo atto di una battaglia finale, e la Repubblica di Weimar come un segno inequivocabile della fine imminente (la crisi dell'iperinflazione, la trasformazione dell'istituzione familiare, la disoccupazione di massa, tra gli altri elementi, erano viste come una sorta di crisi finale). Questo occultismo nazista non era solo decorativo: offriva una cosmologia totale, in cui razza, storia e salvezza erano parti integranti. Tutto accade come se ci fosse una combinazione di questi elementi mistici con un cristianesimo letto in modo bellicoso. Anche l'antisemitismo, in questo contesto, era legato all'immaginario religioso: gli ebrei non erano solo nemici sociali o politici, ma nemici cosmici (i traditori responsabili della morte di Cristo), identificati con l'Anticristo, con la corruzione della creazione e con la modernità stessa e il suo cosmopolitismo. Il messianismo fascista, in questo punto fondamentale, presentava anche una critica al progresso: alla decadenza morale portata dalle grandi città (Hitler odiava Berlino – una città che, va detto, ancora oggi serve come prova per conoscere l'orientamento politico dei tedeschi), della disgregazione delle famiglie, ecc. Il discorso sul declino tedesco prodotto dalla modernità (anche se gli interessi capitalisti erano al centro del nazismo) era una parte fondamentale della sua ideologia. Il progresso veniva denunciato come degenerazione (questo era il tema di tutta la Nuova Oggettività di destra), decadenza morale e dissoluzione organica della Volksgemeinschaft. Adorno e Horkheimer discutono il carattere religioso dell'antisemitismo nella Dialettica dell'Illuminismo, in un misto di riconoscimento della sua origine sacra e rifiuto di spiegazioni religiose del fenomeno. In ogni caso (anche se "solo" come ideologia), il fatto è che il nazismo fu strutturato come una lotta apocalittica: la sopravvivenza del popolo tedesco, come dimostrato dai discorsi di Hitler e dei suoi sostenitori, avrebbe richiesto l'eliminazione totale del popolo ebraico, cioè il lato religioso del fenomeno (non si può dimenticare che i campi di concentramento furono inizialmente costruiti come prigioni per comunisti; ma questo è un argomento per un altro giorno). Il genocidio appare quindi come un atto escatologico: non un mezzo strumentale, ma un rituale di purificazione storica e razziale, necessario per inaugurare il regno millenario (un discorso che si ripete oggi nella guerra contro il popolo palestinese). La questione del messianismo nazista, quindi, deve essere compresa dal suo momento apocalittico, in cui sono in gioco categorie centrali come salvezza e condanna. Ciò significherebbe che il fascismo non ha solo un carattere religioso – ieri e oggi – ma anche messianico, la cui temporalità, guidando le persone verso la battaglia finale, è piena di significato (o, se vogliamo, di pseudo-significato). Per questo motivo, nelle tesi "Sul concetto di storia", Benjamin parla di un "vero stato di eccezione" – non solo perché lo stato di eccezione è la norma per gli oppressi, ma perché ci sarebbe, forse, un pseudo-stato di eccezione istituito dal nazismo. Un tempo che viene percepito come un tempo redentivo – il che forse spiega perché la temporalità fascista sia così affascinante. Nel fascismo dei tempi finali, con la crisi climatica, la guerra atomica all'ordine del giorno e l'ansia prodotta dalla precarietà e dall'industria culturale digitale, in cui l'attesa diventa davvero insopportabile, questo elemento è centrale. I messianismi fascisti – che traducono l'idea messianica in leader carismatici (qualcosa che non è in Benjamin) – ricorrono a una promessa di salvezza che non viene proiettata in un oltre trascendente, ma che opera storicamente, portando la promessa di redenzione in questo mondo attraverso la violenza. Messa in prospettiva, questa logica ci permette anche di riflettere sul funzionamento contemporaneo delle promesse salvifiche del neofascismo (chi va nel bunker, chi va su Marte, chi morirà sotto il fuoco o annegherà nelle inondazioni). Soprattutto nel campo evangelico (che ha guidato il fascismo alla maniera brasiliana e che in parte guida il fascismo trumpista, in combinazione con il tecno-capitalismo e i cavalieri dell'apocalisse della Silicon Valley), in cui la salvezza tende a essere offerta in questo mondo – cioè in cui l'escatologia è più presentistica – questo immaginario diventa ancora più efficace. In questo senso, l'appello evangelico può essere ancora più potente di quello cattolico, poiché offre una promessa di futuro proprio quando il futuro non è mai stato così incerto. Qui si può parlare dell'apocalisse come di un'ideologia: non come una semplice credenza religiosa, ma come un modo per organizzare l'esperienza storica, il tempo e le aspettative collettive. Non si tratta, quindi, di un pregiudizio contro la religione (come accusato, ad esempio, da alcuni commentatori al film di Petra Costa, "Apocalisse nei tropici"), ma del riconoscimento del ruolo efficace che essa svolge nella vita sociale e politica, indipendentemente dalle correnti dissidenti e minoritarie esistenti all'interno di ogni tradizione religiosa – vale la pena ricordare che la lettura di Benjamin è considerata una sorta di dissidenza.

   Per concludere, la domanda che sembra possibile possa svilupparsi da questo contesto è: le tesi possono essere lette come un contrappunto diretto a questa logica? Come indizio interpretativo, è importante andare oltre la lettura che riduce il messianismo di Benjamin – come fa Peter Szondi (che, tra l'altro, è uno dei migliori interpreti di Benjamin) – alla speranza nel passato o alla redenzione dei vinti. È, al contrario, e soprattutto, una lotta. Il messianismo di Benjamin è un gesto politico che è in diretta opposizione al messianismo fascista, non solo a livello simbolico o ideologico, ma nella stessa concezione del tempo storico. Benjamin dice letteralmente che il Messia viene per sconfiggere l'Anticristo. È una forza messianica che mira a sconfiggere il falso messia; Non si tratta solo di redimere il passato, ma di salvare il presente (e con esso, forse, il futuro). Benjamin era un attento lettore della Cabala, ma non un cabalista; La sua appropriazione del messianismo non è teologica, ma critica. Tuttavia, percepiva chiaramente che il fascismo era organizzato come una battaglia spirituale, cioè come una politica che si presenta in termini religiosi, mobilitando affetti, promesse di salvezza e immagini apocalittiche. La presenza continua di questo record è oggi innegabile: basta osservare i discorsi di figure come Bolsonaro (vale la pena ricordare il discorso di Michelle Bolsonaro sui principati nel 2022) per rendersi conto di come la politica continui a essere messa in scena come un combattimento tra forze del bene e del male. Benjamin rispose al suo periodo con un messianismo marxista – forse una risposta che non è del tutto nostra, né più disponibile così come formulata da lui. Tuttavia, come marxisti, non possiamo ignorare il problema che ha sollevato. Un atteggiamento condiscendente verso la religione non funziona. Non basta nemmeno pensare che le politiche che mirano solo alla vita materiale – ciò che gli scienziati politici amano chiamare politica – saranno sufficienti. Ciò che abbiamo davanti è, in realtà, una battaglia religiosa, che attraversa anche la soggettività. Comprendere la forza di questo immaginario e offrire una risposta che vada oltre il pluralismo liberale, che si esenta dal trattare il carattere religioso e messianico del fascismo semplicemente affermando che la religione è qualcosa di contraddittorio, è un compito inevitabile. È a questo punto che l'idea di un "fascismo della fine dei tempi", discussa da Naomi Klein, prende rilevanza. Il carattere apocalittico del fascismo contemporaneo è una variazione dello stesso problema: non si tratta di distinguere tra settori progressisti o reazionari di diverse religioni, ma di analizzare come la politica assuma una forma religiosa, strutturando il tempo e definendo i suoi nemici. Si tratta anche di ciò che offrono loro e ciò che offriamo noi: Benjamin sottolinea la speranza come un effetto attivo capace di fermare la catastrofe e forse ci sta avvertendo dell'importanza di una proposta redentrice in qualsiasi rivoluzione degna di quel nome (più della semplice promessa di un mondo meno peggiore, come accadeva con la socialdemocrazia dell'epoca, una politica di contenimento del fascismo e nient'altro – e come viene ancora promesso in molti modi oggi). Il marxismo contemporaneo, in larga misura, ha abbandonato la questione della soggettività (tutto ciò che lo riguarda oggi è identitarismo per innumerevoli settori della sinistra che ancora pensano che l'enfasi sulla trasformazione materiale sia l'unica che convincerà le masse). Il risultato di ciò è l'assenza di una proposta rivoluzionaria che tenga conto di questa dimensione. Forse sarebbe necessario ricordare, insieme a Benjamin, che la rivoluzione si compie in nome della felicità e che questo può essere realizzato solo collettivamente. Pertanto, la speranza, come affetto attivo, è importante qui. Benjamin ha bisogno della teologia perché anche il marxismo rassegnato del suo tempo (la socialdemocrazia) ha perso la speranza – che ora è di moda, almeno tra i marxisti al centro del capitalismo, disprezzare. La speranza che, negli angoli del mondo, non ha nulla di lussuoso è un impulso necessario (che spesso accompagna fame e miseria), senza il quale non ci si alza – qualcosa che le religioni hanno compreso molto bene. Questa disputa può essere letta anche dalle esperienze affettive del tempo. La noia corrisponde a un'attesa attiva; ansia, il suo sostituto nel XXI° secolo, a una logica di pseudo-azione. Il messianismo fascista si presenta come una falsa via d'uscita da questa tensione. Questa temporalità è articolata con una specifica combinazione del presente: da un lato, un mondo sovra-gestito, con strutture sociali rigide che tengono lavoro e vita sotto assoluta coercizione; dall'altro, uno scenario di collasso totale, in cui molte istituzioni cessano di funzionare – o rivelano di non aver mai funzionato pienamente – e perdono la loro facciata di efficienza. È da questa miscela tra ordine forzato e caos imminente che emerge la temporalità fascista contemporanea. La disputa tra questi modelli di temporalità – tempo aperto e tempo chiuso, lotta senza garanzie e salvezza assicurata – è, in definitiva, una delle chiavi per comprendere sia il fascismo del XX° secolo sia le sue attuali riconfigurazioni. Per questo motivo, Benjamin, sulla soglia della fine dei tempi, continua ancora a essere il nostro contemporaneo.

- Bruna Della Torre - Pubblicato ll 31/1/2026 su: https://blogdaboitempo.com.br/

giovedì 29 gennaio 2026

Difendere la Libertà ovunque !!

Tradimento per principio
- Revisione e prospettiva sulle costellazioni di crisi-imperialista all'interno delle quali l'autoamministrazione nel Rojava, nel nord della Siria, deve affermarsi. -
di Tomasz Konicz [***] - 28 gennaio 2026

Per comprendere l'attuale catastrofe del movimento per la libertà curda in Rojava, è utile guardare indietro al suo contesto geopolitico nel pieno della guerra civile siriana. Gli Stati Uniti, nel loro declino egemonico, furono il fattore centrale in questo. Ci furono due approcci interventisti verso la Siria, che stava sprofondando in una guerra civile, che competevano tra loro nella politica estera statunitense. Durante l'amministrazione Obama, questo conflitto fu combattuto anche in modo relativamente aperto. [*1] Mentre la CIA cercava di strumentalizzare milizie sunnite islamiste "moderate", il Pentagono si affidava ai curdi siriani nell'emergente Rojava per spezzare l'assalto dello Stato Islamico (IS) [*2]. Come è ben noto, il Pentagono riuscì a prevalere. E ciò accadde per una ragione semplice: le Forze di Autodifesa curde furono molto efficaci nella lotta contro l'islamofascismo genocida dell'IS, [*3] mentre lottavano per una società emancipatrice. Le milizie della CIA, influenzate dagli islamisti, che vedevano per lo più l'IS come se fosse una mera concorrenza, non si può davvero dire che abbiano fatto nessuna delle due cose. La fase intensiva e militarmente efficace della cooperazione tra il Pentagono e il Rojava si è estesa dalla difesa di Kobane nel [*4] settembre 2014 fino alla liberazione di Raqqa nell'ottobre 2017. Ciò avvenne sotto tensioni permanenti con Ankara, poiché la Turchia agiva come uno dei più importanti sostenitori dell'IS e voleva distruggere a tutti i costi l'autonomia curda in Siria. Ma il sostegno di Washington ai curdi di Siria è sempre stato fragile, e la loro situazione geopolitica è diventata quindi precaria. Già durante l'amministrazione Obama, è avvenuto il declino dell'egemonia americana, che Trump sta ora portando avanti fino alla sua amara fine imperiale. Il dispiegamento delle forze americane contro lo Stato Islamico avvenne in una fase in cui Washington voleva concentrarsi maggiormente sulla lotta egemonica contro la Cina, il contenimento della Repubblica Popolare nel Sud-est asiatico, come parte del suo spostamento verso l'Asia [*5]. Washington seguì così a malincuore il suo ruolo di "poliziotto mondiale" in risposta al crollo regionale nella "guerra di denazionalizzazione" siriana (Robert Kurz). La riluttanza di Washington aveva le sue ragioni: la disastrosa invasione statunitense dell'Iraq, perpetrata dai neocon come parte della loro prevista democratizzazione del Medio Oriente, fu il punto di svolta più importante che accelerò notevolmente il graduale processo di erosione dell'egemonia americana. La rapida vittoria militare contro il regime di gas velenoso di Saddam Hussein fu seguita dal crollo dello stato, inclusa una guerra civile omicida tra sunniti e sciiti. L'idea dei neocon di consolidare l'egemonia americana nella regione ricca di petrolio attraverso la sua democratizzazione si trasformò in un suo opposto: nella rapida disintegrazione dell'egemonia americana. La spinta di denazionalizzazione indotta dalla crisi nella regione, in cui anche Libia e Siria perirono dopo la Primavera Araba, fu quindi de facto iniziata dall'invasione statunitense dell'Iraq. La costruzione della nazione egemonica occidentale, imposta nel contesto delle guerre d'ordine mondiale (Robert Kurz) della globalizzazione, fallì per tutto il tempo, perché la crisi mondiale del capitale ha da tempo privato le rovine della modernizzazione malate ai margini della loro base economica: dalla Somalia all'Afghanistan, dalla Libia all'Iraq. Tuttavia, il caos della disintegrazione dello stato aprì anche spazi per l'unico impulso emancipatorio degno di nota che potesse affermarsi in Nord Syria nel generale processo di disgregazione. Quello che i neocon non sono riusciti a fare in Iraq sembrava improvvisamente funzionare in Rojava. I residui e i rudimenti ideologici di questo approccio di democratizzazione nell'apparato statale statunitense sostennero quindi l'autoamministrazione curda per ragioni tattiche, ma queste forze persero molto rapidamente ogni rilevanza a causa del disastro in Iraq. Il Rojava era importante per gli USA solo sullo sfondo del contenimento dello Stato Islamico. Soprattutto perché la strategia di democratizzazione dei neo-conservatori era un mezzo democratico per uno scopo egemonico e imperiale mirato ai combustibili fossili della regione: la democratizzazione – che sarebbe stata di fatto finanziata dalle esportazioni di petrolio – doveva essere accompagnata da un'integrazione della regione nel sistema egemonico degli Stati Uniti, che intendeva il controllo indiretto e mediato da parte di Washington. Il dominio del dollaro petrolifero sarebbe stato consolidato da questo. Ciò significava che il Rojava non poteva servire con i giacimenti marginali di petrolio sul sito, rimaneva solo l'ideologia della democratizzazione, senza la base economica del calcolo egemonico dei neoconservatori ancora presente.

Addio anticipato all'imperialismo dei diritti umani
In altre parole, dopo la loro vittoria sullo Stato Islamico, il valore geopolitico dei curdi siriani stava rapidamente diminuendo, soprattutto nel momento in cui il vecchio pensiero egemonico delle élite funzionali statunitensi lasciava il posto a un nuovo calcolo apertamente imperialista personificato da Donald Trump. Già nel maggio 2017, Trump aveva fatto tenere al suo allora Segretario di Stato Rex Tillerson un discorso sulla politica estera, [*6] nel quale i diritti umani venivano respinti in quanto principio ideologico della politica estera americana, al fine di perseguire in futuro, invece, apertamente, gli interessi americani senza "il fardello dei diritti umani". Gran parte di ciò che Trump sta attualmente mettendo in pratica, in termini di politica imperialista aperta, [*7] era già stato annunciato nel 2017. Pertanto, il tradimento dei precedenti "partner" geopolitici è il nuovo principio della politica di potere americana, il cui imperialismo aperto [*8] non deve più tener conto della facciata istituzionale e democratica della vecchia egemonia statunitense (sotto Obama, Washington cercava ancora di apparire come un fattore di potere "affidabile" nella politica estera, per poter trovare dei proxy disponibili in futuro). Circa sei mesi dopo questo discorso del Segretario di Stato USA, che di fatto ha avviato la transizione degli Stati Uniti dalla politica egemonica all'imperialismo di crisi palese, completata poi all'inizio del 2026, vediamo che la Turchia, con il sostegno della NATO, [*9] ha attaccato i curdi siriani ad Afrin, allora sotto influenza russa. Poco dopo, a questo ha fatto seguito una seconda invasione turca nella sfera d'influenza americana nel Rojava. Le aree autonome del nord della Siria, sono state praticamente vendute nel corso di una contrattazione imperialista: all'inizio del 2018, Vladimir Putin ha dato il via libera all'invasione del cantone di Afrin,[*10] che era nella sfera d'influenza russa. Nell'ottobre 2019, Donald Trump ha dato via libera all'espansionismo turco nel nord-est della Siria, permettendo ad Ankara di istituire un'altra zona di occupazione nel Rojava.[*11] Queste due campagne di islamofascismo turco nel nord della Siria, accompagnate da una pulizia etnica, [*12] illustrano la strategia imperialista espansionista di Erdogan, che aveva fatto una scommessa nella quale la Turchia passava dalla Russia e dall'Occidente per poter ottenere delle concessioni da entrambe le parti, per dei suoi ulteriori appropriazioni territoriali. La leva imperiale del potere di Erdogan, che controlla un paese strategicamente importante, è assai più necessaria di quella dei curdi siriani, che servivano solo a contenere lo Stato Islamico, e come contrappeso al regime di Assad. Putin ha venduto l'Afrin curdo in cambio di un accordo nucleare e di oleodotti, nel quale Trump. probabilmente, rappresentava solo un'affinità tra personaggi autoritari, oltre allo sforzo di mantenere Ankara nell'alleanza occidentale. Con il crollo del regime di Assad, avvenuto alla fine del 2024, il calcolo a proposito del potere regionale è cambiato ulteriormente a svantaggio del Rojava. L'alleanza islamista, sostenuta da Turchia, USA e - in misura limitata - Israele, che in pochi giorni aveva spazzato via il finto apparato statale siriano, rappresentava un obiettivo strategico dell'Occidente. e anche di Israele. nella regione. Il corridoio sciita attraverso il quale il regime dei mullah iraniani poteva proiettare la propria potenza militare al confine israeliano, venne tagliato e la logistica di Hezbollah gravemente compromessa, dfal momento che non era più in grado di intervenire in Siria dopo la sua sconfitta da parte di Israele. Qui, le tattiche di intervento della CIA, menzionate all'inizio di questo articolo, prevalsero effettivamente, di modo che alla fine venne stipulato un patto con le organizzazioni ideologiche, e/o organizzative, succedute ad al-Qaeda, al fine di raggiungere un obiettivo geopolitico. Con i resti dello stato siriano, gli islamisti distrussero solamente ciò che era già in processo di disgregazione a causa della crisi. E furono anche così efficaci, perché non dovevano combattere contro dei loro pari, contro lo Stato Islamico, il quale, con grande sacrificio era stato precedentemente sconfitto dalle forze militari del Rojava.

Lo stato di al-Qaeda
Circa un quarto di secolo dopo gli attacchi al World Trade Center - organizzati da un leader di al-Qaeda di nome Osama Bin Laden, che precedentemente, in Afghanistan, era stato foraggiato dalla CIA - gli Stati Uniti portarono al potere a Damasco gli eredi politici di questo gruppo terroristico islamofascista. Per gli USA, questo costituiva un momento parziale nella loro lotta per il dominio contro la Cina. Washington vede l'estremismo sunnita di al-Qaeda, come un baluardo contro l'Iran sciita, il quale è parte del sistema di alleanze eurasiatico di Pechino. La Russia era stata effettivamente spinta fuori dalla regione, mentre l'Iran si indeboliva. Il maggior beneficiario di questo Stato di al-Qaeda - che sarà instabile quanto il regime di Assad - è la Turchia, la quale è riuscita a espandere massicciamente la propria posizione di potere nella regione. Gli europei (soprattutto Berlino), invece, sperano di poter ben presto deportare i rifugiati in Siria. Ecco perché la Germania è così altrettanto fermamente silenziosa riguardo ai massacri e alle pulizie etniche che stanno avvenendo attualmente il Rojava; così come lo era prima riguardo ai massacri jihadisti sulla costa alawita, o nella regione drusa a sud. In tal modo, il paese finirebbe per diventare così una prigione all'aperto, sorvegliata da islamisti, in cui stipare tutti i superflui economici della regione. [*13] In Siria, non si parla più di democratizzazione, o di elezioni libere; e l'imperialismo dei diritti umani del periodo neoliberista, è passato in secondo piano anche in Europa. Bruxelles, Berlino e Parigi seguono Washington con quello che appare come un ritardo temporale. Si tratta solo di attribuire una qualche forma di legittimità e di stabilità alla Siria di al-Qaeda in formazione, in modo da poterli poi deportare lì. In effetti, tutto ciò rappresenta una collaborazione con il fascismo, visto nella sua forma islamico-clericale, ed è uno sforzo volto a pacificare in qualche modo la regione di crisi, per mezzo del terrore omicida dei jihadisti, e consentire il ritorno della pace dei cimiteri. Questa prognosi può essere già fatta!  E altrettanto ovviamente questa speranza europea, che anela alla pace dei cimiteri islamisti, verrà distrutta dal terrore islamista (appare più discutibile, invece, se Washington piuttosto non intenda usare questo fattore destabilizzante nella sua lotta, ora relativamente aperta, contro l'Unione Europea). In realtà, dopo il dicembre del 2024, c'era un solo fattore di potere regionale che rimaneva interessato all'esistenza del Rojava: Israele. Tel Aviv sembrava voler sostenere la caduta del regime di Assad, almeno tatticamente, ma allo stesso tempo Israele, immediatamente, cercò anche di limitare il potere degli islamisti in Siria. Le regioni autonome, controllate dalle minoranze, dovrebbero neutralizzare l'estremismo sunnita il più possibile: i Drusi, nel sud-ovest, gli Alevi sulla costa, e i Curdi a nord e nord-est. Pertanto il sostegno ai Curdi si basava principalmente, non su simpatie politiche o ideologiche, ma bensì su dei calcoli geopolitici. Israele si doveva anche confrontarsi con la Turchia di Erdogan, per la supremazia nella regione, nella quale Ankara cerca di espandersi, secondo quella che è la tradizione dell'Impero Ottomano. Alla fine del 2025, ad esempio, Grecia, Cipro e Israele hanno fondato un'alleanza -  ovviamente diretta contro Ankara - al fine di neutralizzare il dominio della Turchia nel Mediterraneo orientale.[*14] Allora cos'è successo? Perché Tel Aviv è in silenzio ora che si sta formando uno Stato instabile e islamista sul suo fianco nord-orientale, strettamente intrecciato con Ankara? Da un lato, Washington ha semplicemente prevalso: si tratta dei soldati statunitensi di stanza in Rojava. E Trump ha optato per Erdogan, e contro i curdi, durante la sua prima presidenza. I fascisti alla Casa Bianca sono più vicini a un Erdogan, con la sua ideologia autoritaria mista di nazionalismo e islamismo, piuttosto che all'autogestione curda, che mira all'emancipazione. Soprattutto perché, come detto sopra, nella regione, la Turchia costituisce un collegamento importante - seppur sempre più problematico - tra gli Stati Uniti e l'UE. Quanto più rapidamente i Curdi vengano venduti, per ottenere altre concessioni, è apparso chiaro, ad esempio, a partire dall'email del presidente francese Macron a Donald Trump, che è stata semplicemente resa pubblica. Macron, che spesso si è trovato coinvolto con i Curdi siriani, improvvisamente, su Siria e Iran, si è trovato in linea con Trump [*15]; solo per poi contraddirlo sul conflitto della Groenlandia.

L'Iran come nuova Siria?
Qui, la parola chiave è Iran. L'Iran attuale, ha una struttura simile a quella della Siria della Primavera Araba: uno stato autoritario in rovina, svuotato internamente dal processo di crisi, che in realtà è una crisi economica ed ecologica (motivo per cui è stato facile, per i servizi segreti israeliani, penetrare completamente questo apparato statale in erosione). L'ultima grande ondata di rivolte e di proteste, che poteva essere repressa solo per mezzo di omicidi di massa statali, [*16] dei quali, probabilmente, sono state vittime decine di migliaia di manifestanti, è stata sostenuta da ampie fasce della popolazione. Oltre ai soliti sospetti, anche la borghesia liberale, che da tempo odia la virtù del terrore, i salariati impoveriti e i piccoli imprenditori, che soffrono a causa del crollo della valuta e per l'inflazione, hanno partecipato alle proteste. [*17] In alcune parti del paese, perfino l'approvvigionamento idrico sta semplicemente collassando, a causa della manifesta crisi climatica.[*18] Washington – e Israele, in particolare – vogliono perciò cogliere l'opportunità, e rovesciare il regime dei mullah. Anche se "rovesciare" potrebbe non essere la parola giusta, se si considera l'azione degli Stati Uniti nei confronti del Venezuela. Nel caso dell'Iran, non si parla di democratizzazione o di elezioni; ma, al contrario, deve essere rivitalizzata l'istituzione arcaica dello Scià di Persia [*19]: in altre parole, quel regime repressivo e assassino che venne spazzato via dalla rivoluzione del 1979, la quale poi fallì nel terrore di massa fondamentalista. [*20] Gli USA, pertanto, vogliono sostituire un regime islamico-fascista ostile con un regime sottomesso agli Stati Uniti. Dopo il Venezuela, l'Iran sarebbe pertanto solamente un'altra stazione di servizio cinese che verrebbe neutralizzata. Per Israele, invece, a essere in gioco è quello che rappresenta un obiettivo centrale della sua politica di sicurezza. Il regime che ha innalzato la distruzione dello Stato ebraico a sua dottrina statale, e che ha pubblicamente applaudito e sostenuto militarmente i pogrom e i massacri di Hamas del 7 ottobre, ora potrebbe essere rovesciato. E questa formazione di regime, questo disegno di regime appare - come è diventato chiaro nel caso del Venezuela - assai più economico degli sforzi consumatori di risorse dei neocon, finalizzati a stabilire la democratizzazione, e includono l'egemonia statunitense nella regione tramite il cambio di regime. Si tratta semplicemente di eliminare le forze fondamentaliste del regime iraniano,[*21] mentre che, allo stesso tempo, si fanno delle offerte appropriate a quelle fazioni/reti disposte a cooperare per mantenere il potere. I massacratori seriali dell'apparato repressivo iraniano, su cui ordine migliaia di manifestanti sono stati recentemente abbattuti, potrebbero in tal modo mantenere la loro posizione di potere anche dopo il previsto "rovesciamento del governo"; a patto però che dimostrino collaborazione. L'erosione delle strutture statali legata alla crisi, rende questo approccio alle singole reti dell'apparato quanto meno concepibile; il Venezuela è il modello del nuovo imperialismo di crisi statunitense; che ha ormai da tempo dimenticato le sue vecchie promesse elettorali isolazioniste. Ma questo non significa che un simile approccio, il quale ha avuto successo per lo meno nel breve termine in Venezuela, possa ora funzionare anche contro una potenza regionale come l'Iran; quanto meno non senza una guerra. Questo "disegno del regime", così come viene inteso dagli Stati Uniti - la rimodellazione del regime iraniano secondo gli interessi statunitensi - probabilmente non si sarebbe realizzato senza dei conflitti militari prolungati. Un breve dispiegamento della Delta Force, come a Caracas, non sarà sufficiente. Ed è proprio su questo che Washington sembra disposto a lavorare. Poco dopo l'inizio degli attacchi degli islamisti di Stato siriano contro il Rojava, i rappresentanti dell'auto-amministrazione curda hanno riferito che le autorità statunitensi avevano chiesto loro di combattere contro le milizie sciite in Iran, le quali sarebbero state mobilitate in caso di conflitto. Ora, è già in corso una mobilitazione delle forze irano-curde, ai fino di un possibile conflitto in Iran, il quale dovrebbe manovrare tra la loro strumentalizzazione geopolitica e la ricerca della liberazione dei Curdi. Ed è proprio questo che la Turchia porta sulla scena, agendo come uno degli oppositori regionali più importanti al rovesciamento del regime dei mullah, dato che l'Iran - simile alla Siria - ha una grande minoranza curda, la cui autonomia, o autogestione, Ankara vuole impedire che avvenga secondo il modello del Rojava. Sembra quindi che il rinnovato tradimento di Trump nei confronti dei Curdi siriani, rappresenti un prezzo geopolitico, volto ad attenuare la resistenza di Ankara al regime che si intende rovesciare in Iran. Inoltre, si può presumere che alla Turchia sia stata promessa anche una zona cuscinetto sul territorio iraniano, simile alla sua zona di occupazione nel nord dell'Iraq. [*22]
Ancora una volta, i Curdi stanno pagando il prezzo per quelli che sono degli accordi imperialisti tra potenze maggiori e potenze regionali. La crisi del sistema mondiale capitalista, procede come se fosse un processo storico che si svolge secondo delle fasi, e dopo la spinta alla denazionalizzazione proveniente dalla Primavera Araba, l'Iran si trova ora sull'orlo del collasso. Il nuovo imperialismo di crisi dell'amministrazione Trump, [*23] potrebbe essere inteso come una forma di adattamento alla crisi, da parte delle élite funzionali tardo capitaliste, in cui gli sconvolgimenti economici che avvengono nella semi-periferia vengono ora sfruttati per un intervento militare da parte dei centri capitalistici. Spinto da delle contraddizioni socio-ecologiche insopportabili, quello che sta emergendo nella regione, è un nuovo sconvolgimento violento, ma che tuttavia, in linea di principio, è aperto; proprio così come lo era in Siria, e se sarà possibile continuerà in qualche modo a mantenere vivo il progetto del Rojava. Tutte quelle forze di opposizione in Iran, che sono riuscite a sopravvivere all'ultima ondata di massacri, potrebbero così ben presto trovarsi in una situazione in cui saranno di fronte, non solo al regime dei mullah in erosione, ma anche agli sforzi di crisi imperialisti volti a instaurare, nel Caos, un nuovo regime dittatoriale dello Scià. Tuttavia, la disgregazione del sistema mondiale tardo capitalistico, la trasformazione del sistema, e la conseguente lotta per la trasformazione sono tutte cose inevitabili. Per ciò che resta della sinistra - nonostante e malgrado ogni regressione, ogni repressione e ogni opportunismo -  di conseguenza, non esiste alternativa alla lotta per riuscire ad avviare un percorso emancipatorio relativo a questo processo di trasformazione. In Rojava così come in Iran. E in tutti quei centri il cui neo-imperialismo viene alimentato da quello stesso processo di crisi che ora sta devastando la semi-periferia.

Tomasz Konicz [***] - 28 gennaio 2026 -

  *** NOTA: Il lavoro giornalistico di Tomasz Konicz è finanziato in gran parte grazie a donazioni. Se vi piacciono i suoi testi, siete invitati a contribuire - sia tramite Patreon che con un bonifico bancario diretto, dopo una richiesta via e-mail:  https://www.patreon.com/user?u=57464083 https://konicz.substack.com


NOTE:

1 https://www.latimes.com/world/middleeast/la-fg-cia-pentagon-isis-20160327-story.html

2 https://www.kritiknetz.de/images/stories/texte/Islamischer_Staat.pdf

3 https://www.telepolis.de/article/Allianzen-Almosen-Massaker-3366580.html

4 https://archiv.telepolis.de/features/Kobane-in-Truemmern-Tuerkei-in-Flammen-3367844.html

5 https://www.cnas.org/publications/commentary/obama-tried-to-pivot-to-asia-in-2011-we-must-succeed-this-time

6 https://www.telepolis.de/article/Abschied-vom-Menschenrechtsimperialismus-3713257.html https://www.konicz.info/2017/12/11/abschied-vom-menschenrechtsimperialismus/

7 https://www.konicz.info/2025/03/15/alles-muss-in-flammen-stehen/

8 https://www.konicz.info/2022/06/23/was-ist-krisenimperialismus/

9 https://ednews.net/en/news/politics/240234-turkey-has-right-to-act-in-self-defense-in-afrin-nato-chief-stoltenberg-says

10 https://www.konicz.info/2018/01/21/afrin-erdogans-werk-und-putins-beitrag/

11 https://www.konicz.info/2019/10/26/der-krieg-der-neuen-rechten/

12 https://www.konicz.info/2022/12/29/das-vergessene-morden/

13 https://www.telepolis.de/article/Outsourcing-der-Barbarei-3336631.html

14 https://www.dw.com/en/greece-cyprus-israel-military-cooperation-explained-turkey-reaction/a-75394974

15 https://www.politico.eu/article/emmanuel-macron-decoded-text-message-donald-trump/

16 https://www.t-online.de/nachrichten/ausland/krisen/id_101098128/massenproteste-im-iran-neue-opfer-zahlen-offenbaren-dramatisches-ausmass.html

17 https://news.sky.com/story/why-are-people-protesting-in-iran-everything-you-need-to-know-13490639

18 https://www.theguardian.com/world/2026/jan/15/how-day-zero-water-shortages-in-iran-are-fuelling-protests

19 https://www.konicz.info/2026/01/11/die-herrschaft-der-terror-clowns/

20 https://therealnews.com/how-irans-theocrats-allied-with-and-then-crushed-the-left

21 https://www.msn.com/en-us/politics/international-relations/as-us-forces-build-up-trump-weighs-limited-strikes-to-shake-iran-s-regime/ar-AA1V1Ksq

22 https://www.konicz.info/2022/12/29/das-vergessene-morden/

23 https://www.konicz.info/2022/06/23/was-ist-krisenimperialismus/