martedì 1 marzo 2022

Blocchi

Storia e impotenza: mobilitazione di massa e forme contemporanee di anticapitalismo

«Il collasso dell'Unione Sovietica e la fine della guerra fredda avevano aperto la possibilità di un internazionalismo rinvigorito che poteva essere globalmente critico. Un simile internazionalismo potrebbe essere assai diverso da quelle forme di "internazionalismo" che sono state caratteristiche della lunga guerra fredda, le quali erano essenzialmente dualistiche e, nei termini della loro forma, nazionalistiche; esse erano critiche nei confronti di uno dei due "blocchi", secondo dei modi che servivano a legittimare l'ideologia dell'altro [blocco], anziché vedere entrambi i "blocchi" come le parti di un insieme più complessivo che avrebbe dovuto essere oggetto di critica. In tale contesto, il mondo post-1945 ospitava un'unica potenza imperialista: la potenza egemonica dell'altro "blocco". Questo modello di base poteva essere applicato anche ai sostenitori della Cina all'indomani della rottura sino-sovietica [*], con la differenza che in questo caso l'altra "parte" era costituita da entrambe le potenze imperialiste; Stati Uniti e URSS. Tuttavia, la critica dell'imperialismo è rimasta comunque dualistica: consisteva sempre nella critica di un blocco, svolta dal punto di vista di un altro blocco. In tal modo, il primo decennio del XXI secolo non è stato segnato dal vigoroso emergere di una [nuova] forma di internazionalismo post-Guerra Fredda. C'è stata invece, piuttosto, una rinascita di vecchie forme, forme vuote, di "internazionalismo" della guerra fredda. Questo saggio presenta alcune riflessioni preliminari sul risorgente "internazionalismo" dualista visto come espressione dall'impasse raggiunta da molti movimenti anti-egemonici, riflettendo anche criticamente su diverse forme di violenza politica.»

- Moishe Postone - 2006 -

NOTA: [*] : "Rottura sino-sovietica": una crisi nelle relazioni politiche e ideologiche tra la Repubblica Popolare Cinese e l'Unione Sovietica che iniziò alla fine degli anni '50 e si intensificò durante gli anni '60. La leadership di Mao Tse-tung non fu mai ben accettata dai sovietici e la Cina, a sua volta, non voleva essere solo un altro "satellite" dell'URSS. La scissione rifletteva due interpretazioni del "marxismo": marxismo-leninismo e maoismo.

da: Postone, Moishe (2006), “History and Helplessness: Mass Mobilization and Contemporary Forms of Anticapitalism”, in Public Culture, Vol. 18, No. 1, pp. 93-110.
in portoghese su http://www.obeco-online.org/mpostone5.htm

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