giovedì 3 agosto 2023

Il pezzettino di mondo che abbiamo sotto il naso…

Quel che succede ogni giorno, in che modo descriverlo?
Un libricino pieno di semplici genialità, come riesce di norma a Perec, parlando dell’ordinario quotidiano. Ad esempio del quotidiano cibarsi, e fa l’inventario, comico e indigesto nella sua riassuntiva catalogazione, di tutto ciò che ha ingurgitato nel corso di un anno, il 1974: sette galline bollite con riso, settantacinque formaggi, sette zampini di maiale ecc. Poi come scrivere automaticamente duecentoquarantatré cartoline, tutte diverse, di ordinari saluti estivi usando solo cinque frasi elementari in tre varianti. E l’osservazione di una via di Parigi in sei date diverse, i negozi, le insegne, le scritte occasionali, le facciate, un gatto che passa, cioè tutto ciò che è sotto gli occhi, così ovvio che non lo si nota, ma esiste per un attimo poi sarà perduto per sempre. Questi scritti pubblicati tra il 1973 e il 1981 sono stati raccolti in libro nel 1989.

(dal risvolto di copertina di: Georges Perec, "L’infra-ordinario". Traduzione di Roberta Delbono Quodlibet, pagg. 112, € 13 )

Stupendamente dolce far niente
- di Paolo Albani -

Ditemi cosa fate nel tempo libero (o liberato) – suggerisce chi studia i comportamenti umani – e vi dirò chi siete. In genere, nel tempo libero, coltiviamo le nostre passioni-ossessioni, collezioniamo francobolli o farfalle, passeggiamo nei boschi, leggiamo libri, guardiamo le serie in tv, o magari - perché no? - ci giriamo i pollici, comodamente stravaccati sul divano. A ogni passatempo è lecito associare un profilo esistenziale del tempoliberista che mostra, una volta fuori dal lavoro, a seconda dei casi, inclinazioni schizofreniche o contemplative, rasserenanti o grintose. Se penso a certi scritti di Georges Perec (1936-1982) pubblicati su giornali e riviste tra il 1973 e il 1981, usciti postumi da Seuil nel 1989 con il titolo L’infra-ordinario, e ora ristampati da Quodlibet Compagnia Extra, mi piace pensare che lo scrittore francese, autore di La vita istruzioni per l’uso (1978), l’ultimo vero avvenimento nella storia del romanzo, come lo definì il suo amico Italo Calvino, li abbia concepiti - quegli scritti - durante il tempo libero, nelle pause dal lavoro di documentaliste (intermediario nella comunicazione), svolto in un laboratorio di neurofisiologia presso il Cnrs (Centre National de la Recherche Scientifique).

L’occhio di Perec è concentrato, come lui stesso ci spiega, su quello che succede e si ripete ogni giorno, il banale, l’evidente, il comune, l’abituale: è questo l’infra-ordinario. Che ognuno di noi vive come se non contenesse né domande né risposte, come se non trasportasse nessuna informazione, mentre è importante per fondare la nostra antropologia, che parla di noi: non più l’esotico, ma l’endotico (il pezzettino di mondo che abbiamo sotto il naso), per uscire da quel sonno senza sogni che è la nostra vita. Così, in una pausa del lavoro, mi sembra di vederlo Perec recarsi in rue Vilin, a Parigi, una strada che in origine partiva da rue des Couronnes, per proseguire in linea retta verso nordest, in leggera pendenza, per circa 200 metri, prima di terminare con una scalinata di cinquantina gradini. È qui, al n. 1, che Perec passa l’infanzia; poi, fino al 1941, si trasferisce al n. 24 dove la madre Cyrla gestisce un negozio di parrucchiere. Ora la strada - mentre Perec la percorre descrivendone ogni angolo in mesi, giorni e ore diversi - è semi-distrutta.  Proprio La rue Vilin è il primo scritto che compone L’infra-ordinario. Il secondo, dedicato a Italo Calvino, è il resoconto di un tempo libero vacanziero, ovvero Duecentoquarantré cartoline illustrate a colori autentici, ottenute combinando frasi stereotipate tipo: «ho una bella scottatura», «dolce far niente», «si mangia stupendamente», ecc. (tre varianti di cinque situazioni relative a luogo, paesaggio, impiego del tempo, stato fisico e saluti finali, 3 elevato alla quinta = 243). Magia della letteratura combinatoria di cui Perec è stato un interprete formidabile (dal 1967, insieme a Raymond Queneau, lo stesso Calvino e altri, ha animato le attività dell’OuLiPo, Ouvroir de Littérature Potentielle, una consorteria di letterati intenti a costruire bizzarri testi partendo da regole formali).  Seguono due scritti, Tutt’intorno a Beauborge e Passeggiate londinesi, in cui Perec si abbandona all’essenza stessa del tempo libero, la più gradevole, ossia deambulare (quasi alla maniera dei flâneur) in spazi da cui lasciarsi catturare, come sono, da un lato, l’aria di quel grosso extraterrestre chiamato Centre Georges Pompidou, brulicante tutt’intorno di giocolieri e saltimbanchi, accerchiato da dimore sovraccariche di storia e di leggenda, e dall’altro il gigantesco microcosmo, tentacolare e incompiuto, che è Londra, simbolo della città moderna.

Parlando di tempo libero, non si può ignorare quello in cui ci sediamo a tavola, il piacere del cibo: in Tentativo d’inventario degli alimenti liquidi e solidi che ho ingurgitato durante l’anno millenovencentosettanquattro, Perec snocciola un lungo e stuzzicante menu di alimenti assaporati in un anno, da fare invidia al pingue Balzac. Dopo Sancta sanctorum, un brano dedicato agli uffici direttoriali, simboli di potenza, il libro si chiude con Still life/Style leaf, esibizione di un’altra lista (come Rabelais, Perec è un vero campione di liste), quella degli oggetti disposti sulla sua scrivania di lavoro. Se queste, con un pizzico di fantasia, possiamo ritenere le attività infra-ordinarie compiute da Perec nel tempo libero, non di meno resta il fatto che la vera attività libera di uno scrittore è la sua stessa scrittura.

- Paolo Albani - Pubblicato su Domenica del 23/4/2023 -

Nessun commento: