lunedì 31 marzo 2025

Primo Incontro…

«Un giorno del 1950, un mio amico, Robert Carlier, mi disse: "Dovresti leggere il manoscritto di uno scrittore irlandese che scrive in francese. Il suo nome è Samuel Beckett. Sei editori l'hanno già respinto". Era da  due anni che dirigevo le Éditions de Minuit. Qualche settimana dopo, mi accorsi che su una delle nostre scrivanie c'erano tre manoscritti : Molloy, Malone meurt,  L'Innomable, tutti e tre con il nome di quell'autore allora sconosciuto, ma già familiare. È stato in quel momento che ho capito che forse sarei diventato un editor, voglio dire, un vero editor. Fin dalla prima riga - "Mi trovo nella stanza di mia madre.  Ora sono io che ci vivo qui. Non ricordo come ci sono arrivato": rimasi colpito dalla bellezza travolgente di quel testo. Molloy, l'ho letto in poche ore; come non avevo mai prima letto un libro. E questa volta non si trattava di un romanzo che era stato pubblicato da un mio collega, di uno di quei capolavori consacrati, rispetto al quale, come editore, non avrei mai potuto prendere parte: stavolta, si trattava di un manoscritto inedito, e non solo era inedito, ma era stato rifiutato da diversi editori. Non potevo crederci. Il giorno dopo, ho incontrato Suzanne, sua moglie, e le ho detto che mi sarebbe piaciuto pubblicare quei tre libri il prima possibile, facendole notare che tuttavia non avevo molte risorse. Lei si è assunta subito la responsabilità di fare avere i contratti a Samuel Beckett, e il giorno stesso me li ha restituiti firmati. Era il 15 novembre 1950. Poche settimane dopo, Samuel Beckett passò dalla casa editrice. Giorni dopo, Suzanne mi avrebbe detto che quando lui tornò a casa aveva una faccia cupa. Sorpresa, temendo che fosse rimasto deluso dal contratto con il suo primo editore, gli chiese cosa c'era che non andava. Beckett le rispose che, al contrario, ci aveva trovati molto gentili, e che era disperato al pensiero che la pubblicazione di Molloy ci avrebbe portato tutti alla rovina. Il libro venne pubblicato il 15 marzo 1951. Il tipografo, un cattolico alsaziano,  temendo che l'opera sarebbe stata perseguita per offesa al buon costume, prudentemente omise di indicare il proprio nome alla fine del volume.  Giorni dopo, scrissi a Sam per chiedergli una sua foto e una storia che mi aveva raccontato, entrambe da destinare ai giornali. Egli mi rispose con la seguente lettera:

Caro signor Lindon,
ho ricevuto la sua lettera di ieri mattina. La ringrazio di cuore per il suo generoso anticipo. Ho scattato la foto questo pomeriggio. L'avrò dopodomani e gliela manderò non appena l'avrò ritirata.
So che Roger Blin vuole mettere in scena l'opera. Aveva intenzione di richiedere una sovvenzione per questo. Dubito fortemente che la concederanno. Aspettiamo Godot, ma non per domani.
La prima metà della storia, con il titolo "Escape", è già apparsa su Les Temps modernes, ed è a sua disposizione. Potreste aspettare il mio ritorno? È il mio primo lavoro in francese (in prosa). "L'antidolorifico", che Madame Dumesnil ha fatto avere al signor Lambrichs, è forse più adatto. Lascio fare a voi. Sono felice di sapere che non vede l'ora di pubblicare al più presto "L'Innomable". Come le ho detto, è quello il lavoro che per me conta di più, anche se scrivendolo mi sono cacciato in un bel po' di guai. Cerco di uscirne. Ma non ci riesco. Non so se può diventare un libro. Forse è solo tempo perso.
Mi permetta di dirle ancora una volta quanto sono commosso dall'interesse che dimostrate per il mio lavoro e quanto vi ringrazio per l'impegno che avete messo nel diffonderlo. Riceva i miei più sinceri sentimenti di amicizia.
Samuel Beckett

Dal momento che probabilmente Samuel Beckett potrebbe leggere questa mia sofferta testimonianza, non oserò esprimere qui la mia sconfinata ammirazione e l'affetto che nutro nei suoi confronti. Lo metterei a disagio, e lo sarei anche io. Ma vorrei che si sapesse questo, solo questo: che in tutta la mia vita non ho mai incontrato un uomo in cui nobiltà e modestia, lucidità e gentilezza coesistessero in così alto grado. Non avrei mai immaginato che potesse esistere qualcuno così autentico, così grande, così integro.»

- Jérôme Lindon -  in "Samuel Beckett. Cahier de l’Herne"

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