mercoledì 1 maggio 2019

I Dipartimenti della Collera

Dietro la diffusione dei «Gilet gialli», la rete non è così «spontanea» ed «apolitica»
- Fino a 5 mesi fa, il diffondersi del movimento era basato sulla rabbia reale, ma anche su una rete militante preesistente -
di Adrien Sénécat

Solo 5 mesi fa, il 17 novembre 2018, dei francesi manifestavano per la prima volta a Le Mans (Sarthe) contro l'aumento delle tasse sul carburante. Fra di loro, ci sono alcuni che indossano orgogliosamente, come un'emblema, la scritta «Colére 72» sul dorso dei loro gilet gialli. Chi è addentro alla cosa, sa che si tratta di un riferimento ad un gruppo Facebook che riunisce migliaia di scontenti del dipartimento della Sarthe. «Siamo noi quelli che hanno trasmesso nella regione l'appello del 17 novembre. E abbiamo dato slancio all'inizio del movimento», rivendica Jonathan Torres, uno degli amministratori di questa comunità. Quando cominciò a circolare il primo appello a manifestare da parte del movimento dei «gilet gialli», dei membri di «Colére 72» raggiunsero immediatamente le prime linee. E questo non solo nella Sarthe. Nel tracciare la circolazione di quelli che sono stati i malumori all'origine della rivolta - come il video di  Jacline Mouraud  contro il presunto accanirsi sugli automobilisti da parte di Macron attraverso il rincaro del carburante, visionato su Facebook più di 5 milioni di volte - abbiamo ritrovato le tracce di dozzine di gruppi simili: «Colére 04», «Colére 17», «Colére 68»... Indagando, abbiamo trovato una nebulosa composta da 35 comunità, che associano assai spesso la parola «Rabbia» al numero di un Dipartimento ed all'inizio di aprile del 2019 arrivano a totalizzare quasi 200 mila membri . Segno che in un modo o nell'altro la loro creazione è stata in qualche modo coordinata. Secondo la nostra ricerca, la maggior parte di queste comunità (25 su 35) sono nate fra il 9 gennaio 2018 ed il 4 febbraio 2018. La maggior parte dei gruppi Facebook «Colére» sono stati creati all'inizio del 2018, dieci mesi prima dell'inizio del movimento dei «gilet gialli». Il seguente grafico rappresenta l'insieme dei gruppi «Colére» che sono stati creati nel corso del 2018. La maggior parte sono stati creati nel mese di gennaio del 2018.

(Questo grafico rappresenta il numero totale dei gruppi Colére che sono stati creati nel corso del 2018. La maggior parte è stata creata nel mese di gennaio)
(fonte: Les Décodeurs: https://docs.google.com/spreadsheets/d/1ymwJLUd6soruhi05jRnoM0sy9MJ9gh99bHXpvQLF454/edit#gid=616273350 )

Tuttavia, incombe un certo mistero sulla nascita di questi gruppi. Nella maggior parte dei casi, il nome del loro creatore non è visibile sulla rete - e nei rari casi in cui lo è stato, gli interessati, da noi contattati, non hanno voluto rispondere alle nostre domande. I profili degli attuali amministratori dei gruppi sono, al contrario, sistematicamente visibili, cosa che ci ha consentito di parlare con quattro di loro. Ma, curiosamente, nessuno di loro ha potuto, o voluto, dire che all'inizio aveva creato il gruppo. Ora, col senno di poi, alcuni di loro si pongono la domanda. Anche all'interno di queste comunità, diversi amministratori si chiedono se si tratti di un'operazione coordinata a lungo termine. «Mi chiedo cosa sia accaduto realmente, e se ci sia una manipolazione dietro tutto questo», ci ha detto Juliana R., la quale ha aderito al movimento creando il 10 ottobre 2018 un proprio gruppo, «Citoyens en colère», prima di coinvolgersi nell'organizzazione dei «Gilet gialli» di Finistére. In effetti, è difficile sapere per chi lavori veramente questa rete. Frank Buhler, uno dei promotori dell'appello a manifestare il 17 novembre, ha notato anche lui questo fenomeno. Buon conoscitore dei movimenti di destra e di estrema destra online, questo "community manager" ed aderente al partito Debout la France nota che «queste comunità si sono aggregate ai "gilet gialli"» e che «tutto questo potrebbe sembrare avere l'aria di essere un modo di organizzare di nascosto un sostegno ad un partito politico». Tuttavia, è impossibile collegarli in maniera formale ad una formazione politica: nessuno di questi gruppi chiama direttamente a sostenere nessuno.

Nel mirino, gli 80 km/h
Una cosa è certa: ben prima del prezzo del carburante, la «rabbia» aveva preso di mira l'abbassamento ad 80 km/h del limite di velocità sulle strade secondarie. «I gruppi "Colére" di Facebook sono stati creati per protestare contro questo», assicura Jonathan Torres, di «Colére 72», il gruppo più seguito, con ben 30 mila membri nell'aprile del 2019. A quel tempo, una parte della Francia era effettivamente contraria alla misura che Edouard Philippe aveva annunciato per l'estate del 2018. Da parte di gruppi di automobilisti e di motociclisti, ma anche da una parte della classe politica, c'è l'inizio di una protesta. In prima linea, si trova Marine Le Pen, che insorge contro la «persecuzione degli automobilisti» del 9 gennaio 2018. Vengono organizzate delle azioni di protesta un po' dappertutto in Francia, ma non decollano. Con il passare delle settimane, i gruppi «Colére» passano ad una sorta di «sono stufo» più generale. Rimangono, tuttavia, nell'ombra fino al mese di ottobre, quando, con l'avvento dei «gilet gialli» la loro attività comincerà bruscamente a svilupparsi.

Interazioni (condivisioni, commenti e reazioni) settimanali in 16 gruppi «Colére» a partire dal marzo 2018
fonte : Les Décodeurs avec Crowdtangle
https://docs.google.com/spreadsheets/d/1ymwJLUd6soruhi05jRnoM0sy9MJ9gh99bHXpvQLF454/edit#gid=16918745

L'attività dei gruppi «Colére» su Facebook fa un balzo contemporaneo a quello dei «gilet gialli»
«Questi gruppi esistevano da prima dei "gilet gialli", ma già allora facevano parte di un certo scontento. Si parlava del prezzo della benzina, del tabacco, dei limiti di velocità, degli autovelox... », racconta David Blanchet, amministratore di «Colére 17» ed in seguito creatore di molti altri gruppi simili. Ritiene che «da tempo il sistema stava andando a rotoli» e si riconosce nella ribellione che comincia a germogliare in autunno. In particolar modo, c'è da dire che i responsabili di queste comunità si scambiano regolarmente fra di loro, soprattutto in altri gruppi Facebook più riservati. E ben presto li troviamo in prima linea per mobilitarsi, perfino per organizzare raduni di «gilet gialli» dappertutto in Francia.

La «patriosfera» ha coaptato immediatamente il movimento
Altre sfere militanti che esistono da molto tempo, si sono rapidamente riconosciute negli appelli alla protesta contro l'aumento delle tasse sul carburante, se non addirittura contro il livello fiscale tout court. A cominciare dalla «patriosfera», alla quale si richiama Frank Buhler. Questo movimento include dei gruppi Facebook militanti come «Debut la France» o «Rassemblement national HBM». Ma anche delle pagine di estrema destra come «Résistance et unité PACA», «Marine Le Pen 2022» o «Amis patriotes de Marine Le Pen». Tutte queste comunità hanno una vera esperienza in materia di militantismo online. In passato, un buon numero di loro si era già mobilitato su altri soggetti, sia nel corso delle manifestazioni contro il «matrimonio per tutti» sia che in occasione della rivolta dei «bonnets rouges», oppure quando presero posizione in delle polemiche a tema identitario, come quella sul burkini dell'estate del 2016. Frank Buhler non si nasconde: se il suo video di 3 minuti che fa appello ai blocchi il 17 novembre ha avuto così tanto successo (è stato condiviso da quasi 200.000 persone ed è stato visionato da più di 4 milioni di volte su Facebook), è stato in gran parte grazie ai gruppi di «patrioti». Lui stesso lo ha condiviso nelle comunità cui fa riferimento, compresi dei gruppi segreti su Facebook, i quali riuniscono dei militanti che stanno a destra della destra.
Se la rivolta dei «gilet gialli» voleva essere apolitica, come è stato spesso proclamato dalla maggior parte delle sue figure, come Eric Drouet o Priscillia Ludosky, alcune delle sue parole d'ordine avevano le carte in regola per piacere ad un membro di Debout la France come Frank Buhker: «Per me, questo movimento è partito dal cuore della destra, ma è apolitico nel senso che siamo stati felici che ci fossero persone di ogni parte». L'aver messo in discussione una fiscalità che veniva giudicata troppo elevata, insieme alle misure di sicurezza stradale, che venivano vissute come una caccia agli automobilisti, a sedotto quelle che erano le comunità più di estrema destra. È stato quindi del tutto naturale che tali comunità alternassero i discorsi contro il prezzo del carburante e gli appelli al blocco generale. La Patriosfera ha giocato un ruolo decisivo all'inizio. È stata perciò la prima con la trasmissione del video di Frank Buhler, ma ci sono stati anche i video di Jacline Mouraud o di Ghislain Coutard (il camionista che ha reso popolare l'emblema del gilet giallo), insieme ai gruppi della rete «Colére» e alcune comunità di «gilet gialli» in gestazione. D'altra parte, le comunità di sinistra e di estrema sinistra non hanno per niente condiviso questi messaggi. Un segno, insieme agli altri, del fatto che essi hanno giocato un ruolo assai debole in questa fase del movimento.

Interazioni (condivisioni, commenti e reazioni) settimanali in quelle che sono le 21 pagine Facebook anti-Macron dal mese di marzo del 2018
Fonte: Les Décodeurs avec Crowdtangle https://docs.google.com/spreadsheets/d/1ymwJLUd6soruhi05jRnoM0sy9MJ9gh99bHXpvQLF454/edit#gid=16918745

Un'occasione d'oro per gli anti-Macron
La nebulosa anti-Macron non è stata con le mani in mano. Questa rete che si trova assai più spesso all'estrema destra dello spettro politico ha un solo proposito: quello di utilizzare ogni mezzo contro il capo dello Stato. In tal senso, ci sono più di venti pagine Facebook  come «Dégageons Macron», «Macron l’imposteur» o «Macron non merci», e ci sono gruppi come «Tous unis contre Macron». I loro attacchi sono sistematici e non perdono tempo con le sfumature. Ne è la prova il fatto che attaccare l'Eliseo è un'attività a tempo pieno, nella quale alcuni non hanno fatto altro che riprendere, con il potere attuale, un esercizio che avevano già cominciato nel quinquennio precedente. La pagina Facebook di Macron, che ha più di 700.000 fan, quando venne creata, il 29 aprile 2013, si chiamava  «Hollande démission». Poi, dall'8 maggio 2017, ossia all'indomani del secondo turno presidenziale, ha cambiato nome e target. Queste pagine Facebook anti-Macron hanno un'audience molto limitata, ma anche molto attiva, la quale si è messa al servizio degli appelli ai blocchi del 17 novembre, contribuendo ad amplificare il movimento. A partire dalla fine di ottobre, la loro attività ha raggiunto dei livelli superiori alla norma, fino ad arrivare a quintuplicarsi nel periodo del culmine della protesta, in concomitanza con le prime manifestazioni dei «gilet gialli». L'effetto ha avuto delle ripercussioni significative sulle iscrizioni a quelle pagine, passando da circa 950.000, che erano  a metà novembre, ad un totale di oltre 1,2 milioni nel mese successivo.

Gli anti-Macron hanno tratto vantaggio dai «gilet gialli»
Ci sono stati perfino alcuni anti-Macron che erano in prima linea nell'organizzazione della rivolta. Dietro «Je suis Gilet jaune !», una delle più importanti pagine Facebook della rivolta (poco più di 100.000 iscritti), e dietro «Macron dégage !», il principale gruppo anti-Macron (circa 70.000 membri), c'è il medesimo amministratore, Alexis Coussot. L'influenza di questa nebulosa ha indubbiamente contribuito a polarizzare il dibattito, che è si è in gran parte focalizzato sulla persona di Emmanuel Macron. I messaggi che hanno come bersaglio il capo dello Stato o sua moglie, assai popolari nei gruppi dei «gilet gialli», provengono assai spesso da queste comunità. Attori influenti all'inizio del movimento, probabilmente meno in seguito. I gruppi Facebook «Colére», la patriosfera, gli anti-Macron... L'esistenza di tutte queste comunità, ben prima dell'autunno del 2018, costituisce una delle spiegazioni della frenesia contestatrice che nel giro di pochi giorni si è impadronita di Facebook. Prima del primo giorno di mobilitazione, del 17 novembre, i gruppi Facebook della rete «Colére» e le pagine anti-Macron hanno scatenato un'attività paragonabile, perfino superiore, a quella delle comunità embrionali dei «gilet gialli». Tuttavia, le comunità dei «gilet gialli» sono rapidamente decollate. I 173 gruppi pubblici che abbiamo potuto analizzare, nella settimana del 25 novembre hanno accumulato sulle loro piattaforme, al culmine dell'attività, 9,4 milioni di interazioni (condivisioni, reazioni e commenti). Questo equivale a dieci volte l'attività dei gruppi «Colére» e delle pagine anti-Macron, ma anche venti volte la pagina Facebook di Rt France (0,4 milioni) o quella di Le Monde (anch'essa 0,4 milioni).

Interazioni (condivisioni, commenti e reazioni) settimanali in quelle che sono state le pubblicazioni dei tre tipi di comunità, a partire dal mese di ottobre 2018.
Fonte: Les Décodeurs avec Crowdtangle https://docs.google.com/spreadsheets/d/1ymwJLUd6soruhi05jRnoM0sy9MJ9gh99bHXpvQLF454/edit#gid=16918745

I gruppi «Colére» e gli anti-Macron hanno giocato un ruolo preponderante fino a metà novembre
Al di là delle cifre, nella nostra inchiesta, abbiamo potuto confermare quella che è la varietà dei profili implicati nel movimento. Il nome di quelli che erano stati i creatori dei gruppi di «gilet gialli», era perciò visibile in 140 casi sui 226 che abbiamo studiato, vale a dire nel 61% dei gruppi, fra i quali i dieci più grandi gruppi del movimento, che riuniscono più di 25.000 membri. Di questi 140 gruppi, solo due sono stati creati da una stessa persona. Inoltre, la maggior parte dei gruppi conta almeno tre o quattro amministratori differenti.
Tutte queste osservazioni non dissipano tutti i misteri che circondano l'emergere del movimento dei «gilet gialli». Ma mostrano che al di là dei fantasmi, ci sono degli elementi concreti che spiegano in gran parte come esso abbia assunto una tale dimensione, e come lo abbia fatto in così poco tempo. Il successo di questa rivolta «made in Facebook» è dovuto all'aver fatto sia il pieno dei militanti tradizionali che quello di migliaia di cittadini che in tempi normali sarebbero rimasti lontani dalla guerriglia digitale. Arrivando così a scuotere l'intero paese.

- Adrien Sénécat - - Pubblicato il 17 aprile 2019 su Les Decoudeurs -  Le Monde -


fonte: Le Monde 





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