sabato 25 giugno 2022

Abbiamo un problema !!

Lo sciopero della RMT fallirà... anche le loro richieste vinceranno
- di Jehu -

Secondo il Daily Mirror, i temi che motivano i lavoratori nello sciopero della RMT in Gran Bretagna sono questi:

«Essenzialmente si tratta di salari e condizioni di lavoro. L'RMT sostiene che il personale, che ha lavorato per tutta la durata della pandemia, dopo anni di blocco dei salari, si trova ora a dover fare i conti con aumenti salariali inferiori all'inflazione. Il sindacato vuole un aumento salariale di almeno il 7%, in vista del previsto aumento dell'inflazione dell'11% in autunno. L'RMT ha rifiutato un'offerta del 2%, con un ulteriore 1% legato a tagli di posti di lavoro. I sindacati sono preoccupati per i licenziamenti proposti e per le modifiche alle condizioni di lavoro, dopo che le ferrovie hanno proposto di realizzare delle efficienze in seguito alla pandemia, che ha portato più persone a lavorare da casa. I sindacati ritengono che potrebbero essere a rischio ben 2.500 posti di lavoro».

Ora, per i comunisti, c'è un problema: per quanto sostengano con forza lo sciopero della RMT, e molti comunisti vi prendono persino parte come membri dei sindacati, in realtà vogliono l'opposto di ciò per cui i sindacati stanno lottando. Suvvia, siamo onesti! Non è certo un segreto il fatto che tutti i comunisti che partecipano a questo sciopero, e tutti i comunisti che lo sostengono, vogliono che tutti i lavoratori, senza eccezione alcuna, compresi i membri della RMT, rimangano disoccupati e lavorino senza alcun salario!

Mentre la massa dei lavoratori vuole ottenere un'occupazione stabile e regolare, i comunisti invece vogliono il 100% di disoccupazione, e vogliono che nella produzione il lavoro umano diretto venga completamente sostituito da quello delle macchine. Laddove la massa dei lavoratori vuole ottenere un salario di sussistenza stabile e costante, i comunisti vogliono che i salari vadano a zero.

In gran misura, la differenza tra ciò che vuole il lavoratore medio e ciò che vuole il comunista medio riguarda piuttosto quella che è una questione di orizzonte temporale. Nel breve periodo, i comunisti vedono l'occupazione e i salari più o meno come li vede la massa dei lavoratori. La differenza tra la visione comunista e quella del lavoratore medio tende ad assumere una sua forma solo a partire da quel punto che potremmo definire l'orizzonte comunista, ovvero quel punto in cui, tra i comunisti, le ipotesi sull'occupazione e sui salari si invertono in maniera imprevedibile, di modo che sia l'occupazione che i salari si azzerano. Dico "imprevedibilmente" perché, se glielo si chiede, dubito che molti comunisti siano in grado di definire le condizioni in cui questo stato di cose emerge. -Alcuni potrebbero citare il commento di Marx al "Programma di Gotha", oppur qualche altro comunista classico, ma dubito che potrebbero fare niente più che ripetere a pappagallo quelle che sono le basi. E, dal momento che non siamo in grado di definire queste condizioni, allora non abbiamo davvero alcun modo di stabilire se 150 anni dopo il commento di Marx siamo riusciti a soddisfarle. Dopo tutto, Marx scrisse i suoi brevi commenti nel 1875. Siamo nel 2022. Nel 1875, il telegrafo era una killer app. E i tempi sono cambiati, no?

Quando Marx scrisse il suo commento, l'orizzonte comunista era - per usare un termine moderno ed educato - aspirazionale, cioè, era qualcosa cui i proletari miravano, ma che non potevano sperare di realizzare immediatamente, anche se avessero preso il potere. Le condizioni materiali non erano pronte per la completa abolizione del lavoro e del salario. La cosa più vicina a quell'ideale, che i lavoratori potevano sperare di ottenere, anche se avessero detenuto il potere statale, era una qualche forma di sistema in cui il loro consumo privato sarebbe stato legato al loro contributo lavorativo. Senza dare tale contributo, nessuno avrebbe potuto accedere ai mezzi di consumo comuni. Una situazione, in altre parole, nella quale chi viveva del lavoro degli altri sarebbe stato eliminato. E anche se la classe operaia avesse conquistato il potere, ci sarebbero voluti decenni di ulteriore sviluppo per poter raggiungere quelle condizioni materiali corrispondenti all'aspirazione comunista di una società in cui l'accesso ai mezzi di consumo non fosse più legato ad alcun contributo lavorativo.

Ma nel 2022 sono passati 150 anni, 15 decenni, dal momento in cui Marx scrisse il suo commento. In modo estremamente prudente e ipotizzando un aumento annuo della produttività tecnica del lavoro sociale non superiore al 5%, in questi 150 anni, il lavoro vivente oggi è forse 1800 volte più produttivo di quanto non fosse allorché Marx scrisse il suo commento. Ciò significa che un lavoratore di oggi può facilmente fare il lavoro di settecento lavoratori nel 1875! Questo dovrebbe darvi un'idea della capacità del capitale di aumentare il potere produttivo del lavoro sociale. Nel 1875 il divario tra la società e l'orizzonte comunista era un abisso che richiedeva almeno decenni per essere colmato. Marx sapeva che non l'avrebbe mai visto. Sapeva anche che i suoi figli, quelli con cui corrispondeva, così come i loro figli, probabilmente non l'avrebbero mai visto. Era in qualche modo comprensibile che ci fosse un divario altrettanto ampio tra ciò che i comunisti si prefiggevano in quanto obiettivo, e ciò che i lavoratori medi si prefiggevano come obiettivo. L'abisso tra le aspirazioni e la realtà era così grande che in pratica i comunisti potevano chiedere la fine di tutto il lavoro salariato, pur lottando a fianco della massa di lavoratori che volevano solo un buon lavoro con un buon salario. Ma oggi, 150 anni dopo, possiamo ancora dire che questo orizzonte sia rimasto così lontano, e l'abisso così vasto come all'epoca in cui Marx scrisse il suo commento? Quando oggi un'operaia può produrre letteralmente duemila volte la produzione creata dal suo trisnonno nella stessa giornata lavorativa, è possibile sostenere che l'orizzonte comunista rimanga così lontano come lo era quando il suo contemporaneo, Marx, scriveva la sua Critica? Supponendo che non sia così, abbiamo un problema.

Il lavoratore medio di oggi pensa al lavoro salariato più o meno nel modo in cui lo pensava il suo trisnonno 150 anni fa: come qualcosa di naturale ed eterno tipo la gravità. Rimangono perciò scioccati quando i capitalisti dicono che il loro lavoro è destinato a essere eliminato, e che i loro salari si ridurranno all’osso. Anche i comunisti, che continuano a lottare al fianco di questi lavoratori, sembrano non rendersi conto che i tempi sono cambiati. Sembrano davvero non riconoscere l'incongruenza di chiedere al capitale di smettere di cercare di eliminare i posti di lavoro quando sono proprio loro stessi a voler eliminare il lavoro salariato. Sembra quindi piuttosto strano che, mentre il capitale ha sviluppato il potere produttivo del lavoro sociale e, almeno teoricamente, ha avvicinato la società alla possibilità di una completa abolizione del lavoro necessario, la massa dei lavoratori si aggrappi invece in modo ostinato al lavoro salariato e continui a resistere a qualsiasi sforzo per far sì che i loro salari scendano a zero. Ed è ancora più bizzarro che i comunisti, i quali probabilmente dovrebbero essere ben consapevoli dei progressi compiuti dal capitale negli ultimi 150 anni - e quindi dovrebbero saperne di più - mostrino invece, sia nelle loro azioni che nella loro letteratura, una scarsissima consapevolezza della possibilità di abolire completamente il lavoro nella produzione di ricchezza materiale; cosa che è stata resa possibile da questi progressi. I comunisti di oggi agiscono con una consapevolezza delle reali potenzialità del nostro tempo che appare non superiore a quella di un operaio che non ha mai preso in mano un testo teoricamente più sofisticato di un opuscolo della campagna elettorale di Sanders.

Nello sciopero della RMT non c'è nulla che possa salvare il posto di lavoro e il salario di questi lavoratori. Inoltre, nessuno di noi dovrebbe voler salvare questi miseri posti di lavoro e salari. È un insulto alla dignità umana chiedere a chiunque di vivere come ci si aspetta da noi. I comunisti dovrebbero crescere e raggiungere il 21° secolo insieme al resto della società. Questo non è il capitalismo del vostro trisavolo. Non abbiamo bisogno di altre battaglie senza senso che non possono essere vinte.

- Jehu - Pubblicato il 24/6/2022 su The Real Movement

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