Le sorgenti irrazionali dell'adesione al fascismo
- di Tristan Lefort-Martine -
L'irrazionalismo è un carattere che viene esplicitamente rivendicato dal fascismo storico: la riflessione deve lasciare il posto all'azione, e questa azione deve essere diretta solo dall'interpretazione proveniente dal leader ispirato, dal «giusto sentimento del popolo». Ancora oggi, i portavoce dell'estrema destra sostengono di «dire ad alta voce ciò che tutti gli altri pensano in un sussurro», di rivelare dei sentimenti inconfessati e di difendere i propri diritti: incluso quelli derivanti da sentimenti negativi, dato che la loro retorica respinge, con lo stesso gesto sprezzante, con obiezioni tecniche, la morale caritatevole del "partito del bene". Come si arriva a rifiutare la logica e i sentimenti positivi? E da dove proviene il potere seducente dell'ideologia di estrema destra? L'antifascismo può ignorare la comprensione delle sorgenti irrazionali dell'adesione al fascismo? Questo problema, venne posto assai chiaramente dallo psicoanalista marxista Wilhelm Reich, in un libro intitolato "La psicologia di massa del fascismo", scritto nel pieno dell'epoca, tra il 1930 e il 1933, vale a dire proprio nel momento stesso dell'ascesa del nazismo. Pertanto, comincio ricordando il contenuto di questo libro, ed evocando le estensioni che poi esso ha trovato nel lavoro di Alice Miller sulla "pedagogia tossica". Tuttavia, la soluzione che da lei viene proposta mi sembra troppo generale, per poter essere soddisfacente. Gli studi del sociologo Alain Bihr, raccolti nel 1998 con il titolo "L'Actualité d'un archaïsme" - basati su una descrizione più stretta del pensiero di estrema destra - suggeriscono invece delle risposte assai più precise.
Il problema della "psicologia di massa del fascismo"
L'analisi di Wilhelm Reich parte da una critica interna riguardo l'impotenza dei movimenti socialisti contro il fascismo. Il socialismo tedesco dei primi anni '30, in particolare, non riesce a spiegare perché le masse impoverite, che avrebbero dovuto essere le più colpite dalla rivoluzione proletaria, in occasione della tanto attesa crisi del capitalismo e della democrazia liberale, si stiano invece spostando a destra. Eppure (a + b) mostrava come le richieste del fascismo fossero contrarie al loro interesse oggettivo. E allora perché queste dimostrazioni ebbero così poco effetto? Tale sviluppo, sembrava incolpare tutta la loro teoria politica e confermare che avevano ragione i nazionalisti che rimproveravano loro di aver escluso dalle loro analisi, lo "spirito" . Così come non riuscirono a comprendere il sostegno popolare, analogamente, non spiegarono come potesse, il fascismo, opporsi alla grande borghesia fin dall'inizio, incapace com'erano di vedere in essa nient'altro che un «guardiano del capitale». Così rimasero sorpresi dal suo carattere di movimento di massa. Il rifiuto totale dell'ideologia, e il rigido determinismo economico dell'analisi marxista, portarono a trascurare i fattori psicologici: così, questo materialismo rozzo finiva per impedire ai socialisti di comprendere che cos'era che rendesse le teorie "ideologiche" (come il nazionalismo) così tanto efficaci tra le masse. Non riuscivano a vedere che un'ideologia, quando produce un carattere psicologico, può a sua volta diventare essa stessa una forza materiale, e agire così sul corso della storia. Ora, quando vedi che delle condizioni ampiamente condivise producono caratteristiche comuni in un gran numero di persone, allora devi ammettere che è possibile una psicologia di massa la quale spieghi questo fattore soggettivo dei processi storici. La psicologia di massa, integra l'analisi socio-economica spiegando dei comportamenti che, ai suoi occhi, non sono razionali e che derivano proprio dall'inerzia delle strutture psichiche ereditate relative alle trasformazioni delle condizioni economiche. Basandosi sulla tesi di Freud, secondo cui il desiderio sessuale è il motore più profondo e generale dei processi psichici, Reich cerca l'origine del comportamento irrazionale nella repressione dei desideri sessuali, che avvengono fin dall'infanzia, prima nella famiglia autoritaria, e poi nella comunità religiosa. Pertanto, la sua argomentazione prende due direzioni: da un lato, Reich vuole mostrare che l'inibizione sessuale produce un soggetto generalmente resistente alla rivolta; dall'altro, ci fa vedere come il fascismo offra uno sfogo perverso per tutti questi desideri repressi. Dal servilismo, appreso verso il padre autoritario, alla sottomissione al leader politico, l'atteggiamento è sempre lo stesso: il potere patriarcale all'interno della famiglia è, indirettamente, il sostegno primario dell'autoritarismo statale. Questa supremazia del padre, nella famiglia, si esprime soprattutto nel controllo che egli esercita, con il sostegno della religione che associa la sessualità all'angoscia del senso di colpa, sulla sessualità della moglie e dei figli. Al contrario, il mito nazionalista mobilita l'immaginario risultante dalla repressione sessuale: l'attaccamento degli uomini alla "madrepatria" ripete l'attaccamento problematico del ragazzo alla madre, la rappresentazione della civiltà occidentale, che viene vista così in una Atene minacciata di stupro dai satrapi orientali, ripete la situazione di conflitto nel quale l'ideale della pura astinenza viene costantemente minacciato da dei desideri bestiali. Nella competizione tra socialisti e fascisti, per raggiungere le masse "apolitiche", l'argomentazione economica dei primi, per quanto ben fondata, si scontra col fatto che molte persone che si rifiutano positivamente di schierarsi, lo fanno ora perché sono occupate con problemi più urgenti, problemi che sono "personali" solo all'apparenza, poiché riguardano la vita familiare e la vita amorosa. Il fascismo, invece, per quanto debole a livello economico, non offre la soluzione a questi problemi sessuali, quanto piuttosto una forma di sublimazione; nello stile della religione. Nella mia analisi, mi sono accontentato di riprodurre il profilo generale dell'argomentazione di Reich, e non ho voluto parlarne nei dettagli, che a mio avviso sono spesso ridicoli. Un'altra interpretazione nello stesso stile (e meno stravagante nelle sue elaborazioni secondarie) è quella che è stata proposta più recentemente da un'altra terapeuta con formazione psicoanalitica, Alice Miller. Nel suo "It's for Your Good", Miller sostiene che le caratteristiche dei leader nazisti, così come il sostegno popolare che sono riusciti a suscitare, derivino dalla «pedagogia nera», a cui i bambini tedeschi venivano e continuano ancora a essere esposti quotidianamente. A differenza di Reich, Miller non si concentra solo sulla repressione sessuale, ma estende la sua critica a tutte le forme di trattamento crudele, violento e sprezzante che esistono all'interno della famiglia patriarcale. Non è semplicemente il fatto che una pedagogia, interamente ed esplicitamente intesa a spezzare la volontà del bambino, a proibirgli ogni emozione e ogni riflessione, produca esseri terrorizzati all'idea di pensare con la propria testa, i quali così tendono facilmente a fare affidamento su un dittatore che assuma il ruolo del padre, e ne imitino persino le sue furie incomprensibili. Il bambino ferito, nel divieto di esprimere il proprio odio e rabbia, e ancor più di comprenderli, li reprime senza eliminarli: allorché diventa adulto, egli sarà tentato di trovare un oggetto sostitutivo, per sé o per lei, su cui indirizzare tutto questo, senza violare il divieto. Le persone già discriminate nella società, e che possono essere odiate senza timore di giudizio, ecco che sono allora i capri espiatori evidenti. Tipicamente, vengono etichettati, per proiezione, con le stesse caratteristiche di malvagità, sporcizia, che il bambino ha inizialmente dovuto dissociare da sé, interiorizzando così il giudizio crudele dei suoi genitori. Il carattere epidemico della "pedagogia nera" ci spiega perché la maggior parte della popolazione tedesca, compresi i suoi intellettuali, abbia aderito alla "soluzione" proposta da pochi uomini che erano stati particolarmente abusati durante l'infanzia, e l'abbia fatto senza scoprirne la sua irrazionalità. Senza sminuire i meriti di queste teorie psicoanalitiche, mi sembra chiaro che la soluzione che propongono sia troppo generale: proprio come la repressione sessuale, anche l'oppressione dei bambini è millenaria, e le caratteristiche che produce potrebbero servire da supporto a qualsiasi forma di autoritarismo. Il fascismo, invece, è peculiare dell'epoca contemporanea ed è solo una particolare forma di nazionalismo.
Tre sorgenti irrazionali dell'adesione al fascismo
Nel suo "L'Actualité d'un archaïsme", Alain Bihr sostiene che il pensiero di estrema destra, spesso presentato dai suoi detrattori come arcaico e delirante, presenta in realtà una logica originale, la quale poteva apparire solo con la "crisi della modernità". Bihr riduce la struttura comune di tutte le manifestazioni dell'ideologia di estrema destra, a tre elementi essenziali. Innanzitutto, tutto il pensiero di estrema destra afferma l'esistenza di un'identità collettiva eterna e sacra. L'appartenenza di un individuo alla propria comunità non è negoziabile, la sua vita assume significato solo nella misura in cui egli sostiene i valori della sua comunità. Qualsiasi differenza - esterna o interna - dev'essere interpretata come una minaccia, e pertanto la minaccia è costante. In secondo luogo, l'universo viene rappresentato da tutti come se fosse un ordine gerarchico disuguale, dove non solo i forti dominano i deboli, ma dov'è bene che sia così. Riconoscere una differenza, porta inevitabilmente e comunque a stabilire la preminenza di una parte sull'altra. Terzo, tutti descrivono la vita come una lotta permanente per difendere la propria identità e supremazia sugli altri. È attraverso la guerra, che i forti rivelano il proprio valore a discapito dei deboli. Una visione della natura, in cui ogni organismo cerca di perseverare in sé, nel proprio essere, quella che è una competizione con gli altri, fino alla morte,la quale, grazie ai suoi successi, si colloca in un'unica scala, dove costituisce il modello ricorrente in cui tutti e tre questi aspetti si uniscono. Da questi emergono quelli che sono gli assi tipici della politica di estrema destra, in particolare il fatto che si chiede allo Stato, di difendere l'identità minacciata contro i nemici interni ed esterni, lasciando a una sola volontà, la definizione di questa identità. Inoltre, i nemici appaiono evidenti: il liberalismo, per la sua enfasi sulla libertà individuale a discapito delle norme comunitarie; il socialismo, per la promozione dell'uguaglianza, a costo di una lotta all'interno della comunità; e infine, l'umanesimo, per promuovere una fratellanza universale che supera i confini della comunità. «Alla triade repubblicana di "libertà, uguaglianza, fratellanza", si contrappone la propria triade: "identità, disuguaglianza, combattività". È comprensibile, che un programma del genere presupponga di mettere da parte determinati sentimenti positivi. Ma cos'è che rende questa visione del mondo così tanto affascinante?» Nel libro, Bihr analizza per prima cosa un romanzo dal forte sapore autobiografico del fascista francese Drieu La Rochelle, poi i discorsi politici dell'ex presidente del Fronte Nazionale, Jean-Marie Le Pen, e infine la retorica, ispirata dall'Action Française, di Maurice Barrès; oltre alle condizioni sociali e psicologiche di ricezione di tutti questi discorsi. Evito di dare un resoconto di ciascuno di questi studi, ma pensavo di poterne estrarre tre sorgenti irrazionali di adesione al fascismo.
Per prima cosa, la solitudine dell'individuo nella società moderna. La costituzione delle grandi nazioni ha scombinato tanto le comunità di villaggio quanto i grandi quadri di pensiero, in particolare quelli religiosi. Li sostituisce con un maggiore anonimato, una maggior mobilità e con la prospettiva di felicità individuale, spesso associata a un semplice comfort materiale. Alla sofferenza della solitudine mentale, si aggiunge così anche la sensazione dell'assurdità degli sforzi richiesti. La corrispondente risposta psicologica, è il desiderio di appartenere a una comunità e al suo calore, dove la vita assuma un senso; e insieme a questa risposta, l'idea di una decadenza della società moderna. Essa diventa davvero irrazionale nel momento in cui vediamo società composte da migliaia di individui che vengono chiamate a dover svolgere questo ruolo di "comunità" nazionale, razziale o regionale. Se aggravato, questo comunitarismo può finire per produrre l'idea che esista salvezza solo nel sacrificio di sé stessi, ai fini dell'avvento - o della difesa - di una simile comunità. Pertanto, per ottenere tutto questo, nessuna deviazione, o obiezione di coscienza, rispetto ai valori della comunità andrebbe tollerata.
In secondo luogo, l'insicurezza degli uomini riguardo alla propria virilità. Gli uomini imparano a reprimere l'espressione dei propri sentimenti, così come l'empatia verso quelli altrui, imparano a concentrarsi sul lavoro, facendolo a discapito delle proprie relazioni emotive: un condizionamento queto, che può solo aggravare la loro solitudine. Al contrario, per la maggioor parte di loro, l'ideale di una virilità irraggiungibile, legata al successo sociale, rimane una fonte continua di umiliazione. La risposta psicologica corrispondente è quella secondo cui la comunità ideale viene fantasizzata da loro a partire da un modello spartano, dove gli uomini si riconoscono a vicenda nella loro propria virilità comune. L'irrazionalità di questa risposta, ancora più evidente rispetto al primo punto, consiste nel voler cercare il rimedio proprio nel male. Se aggravato, questo virilismo può produrre l'idea che gli uomini debbano essere guerrieri, e le donne, madri e mogli dei guerrieri. Nessuna disabilità - né alcuna deviazione dalle norme tradizionali di genere - può essere tollerata.
Terzo, il senso di colpa che deriva dal privilegio bianco. I bianchi sanno che parte del loro comfort deriva dallo sfruttamento coloniale e dalle sue eredità. La corrispondente risposta psicologica, consiste nel nascondere a sé stessi questa ingiustizia, denigrando le persone e le culture associate ai paesi colonizzati. Ma una simile rappresentazione, finisce per colorarsi degli elementi precedenti. Per una comunità di guerrieri, gli stranieri sono nemici, pronti a colonizzare a loro volta. Così, ai barbari africani, o orientali, viene attribuita una virilità straordinaria e minacciosa, mentre ad altri una lasciva effeminata. Infine, in tutto questo, vediamo che la figura dell'ebreo assume un'importanza particolare, a causa della sua associazione, reale o immaginaria, con degli ambienti intellettuali o finanziari: egli diventa così l'incarnazione della fredda astrazione della società moderna. Se aggravato, questo razzismo può produrre l'idea secondo cui la comunità dovrebbe rimanere pura e - se necessario - purificarsi dagli elementi etnici stranieri.
Nessuna influenza culturale esterna al gruppo - e nessun membro esterno - verrà tollerata. Se questa analisi è corretta, allora la conclusione è quella che le persone che oggi lavorano per promuovere la convivialità su piccola scala, e/o per decostruire mascolinità e bianchezza a livello personale, contribuiscono alla lotta antifascista. In modo che così, in effetti, riconoscendo l'importanza della sfera privata, stanno facendo ciò che i socialisti degli anni Trenta non riuscirono a fare.
- Tristan Lefort-Martine - Pubblicato su lundimatin#498, 24 novembre 2025 -
Nessun commento:
Posta un commento