lunedì 8 febbraio 2021

Presagi

In questo volume Bachofen indaga la forza del simbolo presso i popoli dell’antichità, una forza in grado di destare esperienze ancestrali e presagi che il linguaggio può solo provare a interpretare. L’opera ci guida attraverso quell’età in cui l’umanità, ben lontana dalla limitatezza del segno, soggiaceva ancora alla potenza del simbolo e della natura, quale fonte e archetipo di ogni forma spirituale. Dall’uovo al matrimonio, dai giochi agli animali, Bachofen ci restituisce la storia e l’evoluzione del simbolismo funerario del mondo antico e, così facendo, ci offre un primo esempio di quella “storia delle immagini” che avrà un profondo e prolifico influsso su autori come Aby Warburg e Walter Benjamin.

Johann Jakob Bachofen (1815-1887), giurista, storico e antropologo svizzero. Tra i più rilevanti studiosi del XIX secolo, ha analizzato i costumi e i miti antichi attraverso la nozione di simbolo. Tra le sue opere ricordiamo La dottrina dell’immortalità della teologia orfica (2003) e Il matriarcato (2016).

(dal risvolto di copertina di: Johann Jakob Bachofen, "Il simbolismo funerario degli antichi". Edizioni Jouvence.)

Dai simboli i presagi che la lingua interpreta
- di Armando Torno -

Quanti significati ha avuto il simbolo dell'uovo? Impossibile rispondere. La nascita del mondo dai Celti ai Fenici, dai Tibetani a i Cananei parte da questo archetipo cosmogonico. Gli Egizi credevano che, sotto l'azione di un demiurgo, emerga dall'oceano primordiale ("Nun") un monticello sul quale si schiude un uovo. Cercando oltre gli aspetti alchemici o artistici. è bene rammentare che Mircea Eliade nel suo "Trattato di storia delle religioni" (edizione Bollati Boringhieri) ne illustra i significati funerari. «In Russia e in Svezia - scrive - sono state trovate uova di creta in molti sepolcri. Le statue di Dioniso nelle tombe in Beozia portano un uovo in mano, segno del ritorno alla vita. Era invece vietato mangiare uova agli adepti dell'orfismo in quanto questo culto misterico ricercava l'uscita dal ciclo infinito delle reincarnazioni, cioè l'abolizione del ritorno periodico all'esistenza».
Chi volesse continuare con tali aspetti, ha di nuovo a disposizione un libro importante di Joahnn Jakob Bachofen: Il simbolismo funerario degli antichi. Vide la luce a Basilea nel 1859 e ritorna in libreria tradotto da Mario Pezzella, con introduzione di Arnaldo Momigliano (una priva volta uscì da Guida nel 1989). Bachofen è noto per la ponderosa opera Il Matriarcato (c'è una traduzione da Einaudi): vasta ricerca che testimonia una concezione della storia come evoluzione di un conflitto costante, che si compie attraverso l'eterno ed alterno contrapporsi del principio femminile e di quello maschile. Bachofen, che fu professore di diritto romano, ritiene che nel «linguaggio delle tombe» sia evocata l'antica sapienza, ma soprattutto che in esse si trovi il racconto mitico del contrasto tra i due principi ricordati.
Convinto che la religione sia il motore della storia, Bachofen nel Il simbolismo funerario degli antichi si connette alle dottrine romantiche di Creuzer, Schelling e Görres, delle quali condivide l'impostazione idealistica. Giunge a esporre una teoria del simbolo che sarà ripresa continuamente da autori di opposte tendenze. Pur dando una semplice occhiata all'elenco dei suoi estimatori, si scoprono tra gli altri Marx ed Engels, né manca Walter Benjamin; da parte opposta, si notano Evola e Baumler; inoltre ci sono Jung e Freud. Fu amico di Nietzsche e sulla sua opera lavoreranno Dumézil e Kerényi. Non piacque a Croce che ne La Critica - correva il 1928 - lo considerò esponente della "storiografia afilologica"; si scontrò con la scuola di Mommsen e con i positivisti in genere.
La sua opera Il simbolismo funerario degli antichi inizia esaminando l'immagine sepolcrale delle uova, la loro presenza nei misteri bacchici; quindi, descrivendo un sarcofago, si sofferma sul significato che esse hanno nel mito di Protesilao e Laodamia (il quale, tra l'altro, ispirò una tragedia perduta di Euripide).
Bachofen cerca in queste pagine i simboli nella vita dionisiaca delle donne, i significati delle lampade sepolcrali, la luna nel suo "aspetto funebre", le connessioni tra l'uovo e il serpente, il senso o il valore di giochi e tessuti. Sono soltanto cenni. C'è da perdersi, magari quando si affronta il «significato delle piante palustri nella religione antica della natura» o la recezione dei simboli di Ocno nelle tombe, di questo personaggio della mitologia immaginato agli Inferi: era intento per l'eternità all'inutile lavoro di intrecciare una fune, che dall'altro capo via via un'asina mangiava». Che aggiungere? Soltanto una frase di Bachofen: «Il simbolo desta presagi, la lingua può solo interpretare».

- Armando Torno - Pubblicato sul Sole del 31/1/2021 -

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