giovedì 4 novembre 2010

Nemici 2

Albero y Segovia. AGA-54176

Ha tutta l'aria di essere una scatola di sardine, quella cui la Guardia Civile attinge per sfamarsi, l'espressione soddisfatta, quasi felice, e lo sguardo ancora incredulo per lo strano convitto. Siamo da qualche parte sulla Sierra, nei pressi di Madrid, sempre nel luglio del 1936. La Guardia Civile ha difeso il villaggio dai franchisti, ha aiutato a difenderlo. E ora riscuote la sua lealtà. L'immagine appare strana e inquietante, eppure essenziale.
E' il proletario senza divisa quello che ha vinto, questa volta. L'uomo in uniforme rimane estraneo a questa vittoria, non riesce ad afferrarne la solennità, a parteciparne. E' abituato a stare dalla parte dei vincitori, e starà con i vincitori finché vinceranno; si accorge solo che questi vincitori sono differenti. Basta guardare come beve il vino, l'uomo con il basco, una mano sempre sul fucile: come se fosse la cosa più importante, come se fosse la cosa più naturale, il vino e il fucile.

mercoledì 3 novembre 2010

Nemici

AGA 53950

Nella foto, una miliziana mentre lega uno straccio rosso al braccio di una guardia civile in uniforme. Siamo all'inizio, sono le giornate del luglio 1936, e lo straccio serve a segnalare ad eventuali tiratori scelti che la guardia civile in questione ha combattuto, e combatte, contro i franchisti. Così i nemici giurati, inconciliabili da sempre, adesso diventano compagni di trincea contro il golpe fascista. Ma nessuno sembra fidarsi degli altri. C'è qualcosa di strano e di inquietante negli occhi, di ciascuno. Non sembra una riconciliazione destinata a durare!
E mentre scrivo questa breve nota, a commento di un'immagine così insolita ed efficace, mi ritrovo a leggere, segnalatomi dal "reader", che oggi 3 novembre 2010, da qualche parte in Spagna ... "Una veintena de oficiales de la Guardia Civil han impedido que un centenar de personas acudieran a una misa programada en el templo en honor a los caídos durante la Guerra Civil española." ( http://www.20minutos.es/noticia/862195/0/misa/valle/caidos/ )

martedì 2 novembre 2010

Pentimento

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"vorremmo dire ad ogni persona che ci prenderemo cura di lei", questa - a quanto pare - è stata la minaccia, in puro stile "battiatesco", che Niki Vendola avrebbe rivolto a tutti, senza eccezione alcuna. C'è di che inquietarsi, se non di che rabbrividire! Sono tempi curiosi assai, questi in cui  soltanto il "meno peggio" è auspicabile e da perseguire. E si fa a gara a chi propone il peggior meno  peggio: ché peggio è e più, a loro avviso, diventa realizzabile! Alchimie fatte di niente, dove lo “spacciatore” ideale ha da rivestire un ruolo ... amministrativo, e dove l'amministratore di condominio primeggia - chessoio - sul fabbro. Gli è che questi parlano sempre "da sindaco", "da governatore", e parlano senza mai dire niente se non la propria miseria del proprio "possibile". Fotocopie di niente.
Uno dice, dovresti essere contento - tu che ti opponi - che il governo non governi e che non vari misure cui - per definizione di oppositore - ti dovresti opporre. E invece niente, giù a lamentarsi, come se il capitalismo fosse un modo di gestione, e non già di produzione, per cui tutto si fermerebbe - pensano loro - se il padrone restasse a casa malato, o se il direttore fosse scappato con l'amante. Ma adesso pensano, sono convinti,  che oramai è fatta. Vanno al governo. Hanno fatto tutto e di tutto per riuscirci - sostengono. Sono anche cattolici! Ma non hanno capito - diversamente da mio padre, che era fabbro e non amministratore - che se sei cattolico sei a posto. Puoi fare le peggiori porcate - diceva - poi vai in chiesa ti confessi ti batti il petto e torni come nuovo. Qualsiasi cosa tu abbia fatto, sei pulito e sei pronto per rifarle tutte, le porcate. Mica come me – concludeva mestamente - che se mai dovessi agire male mi toccherebbe viverci per tutta la vita!

venerdì 29 ottobre 2010

Dei che si comportano male

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Ci aveva già provato (e ci era anche riuscito!), a livello alto, Heinrich Heine con i suoi "Dei in esilio". Le divinità dell'Olimpo in fuga e travestiti - quei pochi sopravvissuti - a cercare di sbarcare il lunario, al riparo dall'inumanità dei vari monoteismi. Fino allo strazio di uno Zeus, riparato su un'isola (e dove sennò?), l'isola dei conigli, solo, unica compagnia una capra dal nome consueto. Ed ora, forse più vicino al fumetto di Eddie Campbell, "Bacchus", la cui saga, cominciata in coppia con Alan Moore ne "L'immortalità non è per sempre", ancora continua. Dicevo, più commedia che tragedia alla Heine, di questo libro scritto da una libraia inglese di trent'anni. "Gods Behaving Badly", tradotto come "Per amore di un dio", a firma Marie Phillips, racconta di un pugno di divinità greche e della loro vita nella Londra contemporanea. E di come, alla fine, metteranno ancora una volta il mondo sottosopra. Sembra che ci faranno un film, o qualcosa del genere. Vale bene una lettura!

"Una mattina, mentre portava a passeggio i cani, Artemide vide un albero dove non avrebbe dovuto esserci.
L’albero se ne stava solo soletto in un punto riparato del pendio. A un occhio non allenato, a chi non passava spesso di lì, probabilmente sarebbe sembrato un albero normalissimo. Ma l’occhio di Artemide era tutt’altro che non allenato e lei andava a correre in quella zona di Hampstead Heath ogni giorno. L’albero era un nuovo arrivato: il giorno prima non c’era. E le bastò uno sguardo per notare che si trattava pure di una specie sconosciuta, un tipo di eucalipto che fino al giorno prima non si era mai visto. Era un albero, insomma, che non avrebbe proprio dovuto esistere.
Trascinandosi dietro i bastardi, Artemide si avvicinò all’albero. Ne toccò la corteccia e sentì che respirava. Posò l’orecchio sul tronco e ascoltò il battito del cuore. Poi si guardò attorno. Bene: era presto e non c’era nessuno a portata d’orecchi. Ricordò a se stessa di non arrabbiarsi con l’albero perché non era colpa dell’albero. A quel punto parlò.
"Ciao" disse.
Ci fu un lungo silenzio.
"Ciao" ripeté Artemide.
"Stai parlando con me?" chiese l'albero. Aveva un leggero accento australiano.
"Sì" rispose Artemide. "Sono Artemide." Se l'albero la riconobbe, non lo diede a vedere. Perciò Artemide aggiunse "Sono la dea della caccia e della castità".
Ancora silenzio. Poi l'albero disse: "Io sono Kate. Lavoro alla Goldman Sachs, fusioni e acquisizioni".

Gods cover

PER L'AMOR DI UN DIO
Autore: Marie Phillips
Traduzione di Elisa Banfi
Pagg. 294 € 9.50
Guanda Collana: le fenici tascabili

giovedì 28 ottobre 2010

Que serà, serà …

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Los Angeles 1969 - Nella foto, Terrence P. "Terry" Melcher, il figlio ventisettenne dell'attrice Doris Day, mentre aspetta di essere interrogato dal Grand Jury della Contea di Los Angeles circa il caso Tate. Sharon Tate, un’attrice, e altre quattro persone sono state assassinate, in Agosto, in casa  della Tate. Terry Melcher conosceva Charles Manson, sospettato della strage.

mercoledì 27 ottobre 2010

Comic

comics

New York, 1954 - Nella foto, Charles F. Murphy, l'uomo che ha letteralmente “ripulito” 28 case editrici di pubblicazioni a fumetti. Serio e compunto, tiene una conferenza stampa nel suo ufficio di New York. Dietro di lui, un enorme illustrazione progettata per mostrare come la "Comics Magazine Association of America" abbia applicato l'auto-censura, dopo diversi attacchi contro l'intero settore con l'accusa di aver promosso la delinquenza giovanile. Ha dichiarato che molto di quello che potrebbe essere considerato materiale contestabile è stato eliminato. Murphy ha detto poi ai giornalisti che il suo ufficio ha disposto modifiche in 5.656 tavole, ha respinto 126 storie a fumetti in quanto inadatte e ha bloccato sei inserzioni pubblicitarie, tra cui una per una frusta e un'altra per una scacciacani. Una buona parte del suo lavoro – ha dichiarato - consisterebbe nell'"educare gli artisti di modo da ridurre le curve femminili e per vestire maggiormente le ragazze".

martedì 26 ottobre 2010

Writers!

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La scritta invincibile
(1934) di B.Brecht


Al tempo della guerra mondiale
in una cella del carcere italiano di San Carlo
pieno di soldati arrestati, di ubriachi e di ladri,
un soldato socialista incise sul muro col lapis copiativo:
viva Lenin!

Su, in alto, nella cella semibuia, appena visibile, ma
scritto in maiuscole enormi.
Quando i secondini videro, mandarono un imbianchino con un secchio di calce
e quello, con un lungo pennello, imbiancò la scritta minacciosa.
Ma siccome, con la sua calce, aveva seguito soltanto i caratteri
ora c'è scritto nella cella, in bianco:
viva Lenin!

Soltanto un secondo imbianchino coprì il tutto con più largo pennello
sì che per lunghe ore non si vide più nulla. Ma al mattino,
quando la calce fu asciutta, ricomparve la scritta:
viva Lenin!

Allora i secondini mandarono contro la scritta un muratore armato di coltello.
E quello raschiò una lettera dopo l'altra, per un'ora buona.
E quand'ebbe finito, c'era nella cella, ormai senza colore
ma incisa a fondo nel muro, la scritta invincibile:
viva Lenin!

E ora levate il muro! Disse il soldato.

Bertolt Brecht

lunedì 25 ottobre 2010

Il pizzo come fase della lotta di classe

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"(...) Gli imprenditori, arricchiti ancor più dalla guerra e sfruttando la disoccupazione, la caotica situazione sociale del dopoguerra e l'isterismo anti-comunista che essi stessi fomentavano, dettero il via, verso la metà del 1920, alle grandi campagne di "americanizzazione" dell'operaio americano. In altre parole, cercarono di rompere il controllo dei sindacati sul mercato del lavoro in alcuni rami dell'attività industriale e in alcune città, tentarono di screditare la teoria e la pratica del sindacalismo, di istituire ovunque aziende che assumevano manodopera non sindacalizzata e, quando era necessario, di organizzare gli operai in innocui sindacati aziendali controllati dalla direzione. (...) Gli operai, per avere lavoro, furono costretti a firmare i cosiddetti contratti "yellow dog", con cui si impegnavano a non iscriversi al sindacato. (...) Gli imprenditori parlavano di libertà industriale, un'espressione che significava libertà di sfruttare gli operai. Anche gli operai, ovviamente, dovevano essere liberi, liberi di accettare il loro salario o di andarsene a mani vuote.
(...)
La lotta di classe, diventata sempre più dura con lunghi periodi di disoccupazione e bassi salari, ha spinto o indotto numerosi lavoratori o giovani che in una situazione migliore sarebbero diventati dei lavoratori, a far parte della categoria dei criminali. (...) I criminali, compresi i potentissimi rackeeters (ndr.: quelli che prendono il pizzo) sono reclutati in gran parte da quelle classi che maggiormente soffrono per la miseria, per l'occupazione instabile e malsana e per altre pessime condizioni di vita e lavoro. (...) L'operaio dotato di maggior intelligenza che lavora in un'industria dove l'occupazione è instabile e periodica e il salario e le condizioni di lavoro non sono troppo buone, si rende presto conto del fatto che se continua a lavorare come fa, solo sei mesi all'anno, non arriverà da nessuna parte e che quando diventerà precocemente vecchio e la sua salute sarà rovinata, l'industria, con tutta naturalezza, si laverà le mani di lui. Può essere intimamente onesto e rispettoso della legge come tutti, ma quando si trova senza lavoro e senza soldi è già disposto a consultare un amico contrabbandiere e ad essere iniziato al racket.(...)"

da: Louis Adamic - Dynamite -

venerdì 22 ottobre 2010

Estraneità

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"Crediamo di avere l'idea dello strano e dell'estraneo, mentre in realtà l'abbiamo solo di ciò che ci è familiare. Non pensiamo la lontananza, bensì la prossimità che della lontananza è la misura."

- Maurice Blanchot - L'infinito intrattenimento -

giovedì 21 ottobre 2010

Convergenze editoriali

lenin

"L'estremismo, malattia infantile del comunismo" a firma di Lenin, sarà il primo volume dei classici ad essere pubblicato nell’Italia liberata dal fascismo, al Nord, dal PCI, nel giugno del 1945. 
A proposito del libro di Lenin, c’è da riportare una notizia quantomeno curiosa. Otto Ruhle, in una sua testimonianza, asseriva che la brochure de "L'estremismo" rimase in vendita nelle librerie di Berlino anche dopo il 1933, anno della presa del potere da parte dei nazisti.

mercoledì 20 ottobre 2010

Senza Mercato

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Ecco, per poter vedere un buon western, di questi tempi, bisogna andarsi a cercare un horror! Per quanto possa sembrare paradossale, è proprio così. Con questo "The Burrowers", J.T. Petty riesce a confezionare un prodotto che definire eccellente è poco. Ambientato nei territori del Dakota durante il 1879, tre anni dopo la disfatta di Custer a Little Big Horn, si apre con le tenere immagini di un corteggiamento, giocate su un registro quasi onirico. A spezzare il sogno, l'attacco alla piccola fattoria isolata, i morti, la ragazza scomparsa. Coffey, immigrato irlandese, innamorato, sul teatro della tragedia. A lui, si uniscono Clay, allevatore, barba bianca, mascella squadrata e buon senso, e Parcher, un altro allevatore. Si mettono in caccia, niente eroismi. Qui, la sopravvivenza prevale sull'onore. Il reparto di cavalleria, cui si uniscono, è comandato da Henry Victor, un sadico alla Custer che odia i Sioux e tutti gli indiani. La realtà storica piano piano prende forma, si colora di sangue. L'immigrato irlandese, Coffey, e Callahan, nero dall'improbabile cognome irlandese che fa il cuoco per i militari senza essersi arruolato, per poter restare libero di andarsene quando vuole, sono a disagio con la violenza fatta agli indiani, mentre considerano la loro "insufficienza" in questo mondo di frontiera. Il film, quasi impercettibilmente cambia registro, ma non troppo, mentre si scopre e si comincia a parlare di una tribù misteriosa, the burrowers, gli scavatori di tane...Ma non sembra che importi poi molto. C'erano prima ... Quasi un simbolo, tenue, diafano ... E una storia di fantasmi la si può raccontare anche intorno ad un fuoco, fra i boschi e la prateria, nel Dakota del 1870.
Poi, mentre scorrono i titoli, una canzone, "All the Pretty Little Horses", una ninna-nanna che risale alla guerra civile americana, la canta Grant Campbell, ma come si può facilmente evincere appartiene al repertorio di Nick Cave.

Volendo, lo si può vedere in streaming ( http://italia-film.com/film-horror/4404-the-burrowers.html ), con i sottotitoli italiani, oppure lo si può scaricare in rete. Non credo che mai nessuno lo importerà. Non ha mercato.

The Burrowers (2008) di J.T. Petty
con Doug Hutchison, Clancy Brown, William Mapother, Sean Patrick
Thomas, Karl Geary, Jocelin Donahue, Laura Leighton, Stan Burd, David
Busse, Trip Davis.
Prodotto in USA. Durata: 96 minuti.

martedì 19 ottobre 2010

Vecchi Wobblies

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E' il 31 marzo del 1921, quando Big Bill Haywood lascia gli Stati Uniti. Si imbarca ad Hoboken, di fronte a Manhattan, diretto a Riga, in Lettonia, Unione Sovietica! Davanti alla statua della libertà, scrive: “Salutando la vecchia megera con la sua fiaccola levata, pensai: ‘Addio, per troppo tempo mi hai voltato le spalle. Me ne vado nel paese della libertà’”.
Di lì a non molto, incontrerà Lenin e gli chiederà - la sua preoccupazione - se le industrie sovietiche siano dirette e amministrate dagli operai. ‘Sì, compagno Haywood, è questo il comunismo’- sarebbe stata la risposta di Lenin. Un po' troppo sempliciotti, questi americani. Sempre.
Più tardi, un paio d'anni dopo, in un'intervista rilasciata al corrispondente del New York Times a Mosca, riassumerà:  “Il problema di noi vecchi wobblies è che noi sappiamo come dargliele ai crumiri, alle guardie delle miniere e alla polizia, o fare discorsi di battaglia ad una folla di scioperanti, ma non la sappiamo così lunga come i russi su queste cose ideologiche. Questi russi danno un mucchio d’importanza alla teoria ideologica e, se non stanno attenti, finiremo per fare a pugni uno di questi giorni”.
Il vecchio wobbly morirà nel 1928, senza aver trovato il paese della libertà! Verrà cremato, e una metà delle sue ceneri verranno sepolte sotto le mura del Cremlino, accanto a quelle di John Reed.
L'altra metà viaggerà verso gli Stati Uniti, fino a Chicago, nel cimitero di Waldheim. Verrà sotterrata ai piedi del monumento ai martiri di Chicago, con Lucy Parsons, Emma Goldman, Elizabeth Gurley Flynn, Joe Hill.

lunedì 18 ottobre 2010

Inattualità

Spartakusbund_1916

"Quando Giuseppe figlio di Matatia (il futuro Giuseppe Flavio) fu governatore della Galilea e della provincia di Gamala, tentò di consolidare la resistenza ebraica contro i romani organizzando le truppe degli insorti secondo gli stessi schemi propri dell'esercito occupante. Con ben minori ragioni le organizzazioni della classe operaia da molto tempo hanno preso a modello le strutture avversarie. Partiti e sindacati di classe subiscono l'indubbio potere fascinatorio della controparte capitalistica e intendono fronteggiarla trasformandosi in organi formalmente similari a quelli che la caratterizzano. Non si tratta di una più o meno accettabile scelta strategica. Una delle più temibili conquiste del capitalismo consiste proprio nell'aver conferito un valore simbolico di forza e di potere alle sue strutture: valore simbolico al riconoscimento del quale non sfuggono neppure molti di coloro che si propongono di abbattere il capitalismo."

- Furio Jesi - Spartakus -

sabato 16 ottobre 2010

Buone Notizie dalla Francia

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Il «problema» delle pensioni è una grande truffa, volta a farci ingoiare misure il cui obiettivo è affatto semplice: farci sgobbare di più, più a lungo, e pagarci di meno... per meglio riempire le tasche dei padroni. Reagire è naturale...

Non si tratta di difendere un sistema pensionistico marcio, o di salvaguardare pretese «conquiste» che ci costringono a lavorare 40 anni, con la sola speranza di potere, alla fine, crepare in santa pace: sprecare la vita a guadagnarsi da vivere. Si tratta di difendersi contro questa nuova offensiva dello Stato e dei capitalisti.

Da che mondo è mondo, la migliore difesa è l'attacco; dunque, riprendiamo il controllo dei nostri interessi!

Scavalchiamo i cani da guardia! Basta coi sindacati, che cercano di controllare il movimento a forza di manifestazioni straccione e pallose, per apparire responsabili e seri, e andare poi negoziare le briciole coi ministri! Basta coi partiti, che pensano soltanto alle loro elezioni e che, se fossero al governo, attuerebbero le stesse riforme!

Reagiamo!
Non seguiamo più le regole del loro gioco!

Lo sciopero è un'arma a nostra disposizione per bloccare l'economia e colpire i nostri nemici là dove fa più male: nel portafoglio.

Lo sciopero non libera solo tempo, ma anche cervelli; per riflettere, discutere, organizzarsi e agire collettivamente, al di là delle categorie professionali: comitati di sciopero, Assemblee Generali interprofessionali, Assemblee Generali di lotta, comitati di quartiere, gruppi di affinità, azioni dirette, picchettaggi, occupazioni, e tutto ciò che si può immaginare per uscire dal quadro sclerotizzato che ci viene imposto.

A noi, il compito di passare all'offensiva e di essere incontrollabili!
È questo che fa paura al potere.
È questo che può farlo vacillare.

Per un movimento reale che abolisca lo stato di cose presente, rompiamo gli argini!

Lavoratori, disoccupati, studenti, liceali...

CONTRO LO STATO, I PADRONI, I PARTITI, I SINDACATI!

TUTTI IN PIAZZA!

La lotta è classe contro classe!
Scioperi, picchetti e tutto ciò che è necessario...

[Dal sito Des Nouvelles Du Front; trad. it. Lmjf]

venerdì 15 ottobre 2010

Panegirico

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“E fino alla fine del mondo dello spettacolo, il mese di maggio non tornerà più senza che ci si ricordi di noi”

- Guy Debord -

giovedì 14 ottobre 2010

fiammate, umide come i sogni …

manchette

Cinque note su come mi guadagno da vivere - di Jean Patrick Manchette


- 1 -
Nel romanzo poliziesco classico, la criminalità disturba l'ordine della legge, che è fondamentale venga ripristinato per mezzo della scoperta del colpevole e la sua eliminazione dal campo sociale.
L'inchiesta può anche svelare i desideri maligni di quasi tutti i personaggi, ma questi desideri sono inerenti alla natura umana, considerata con rassegnazione da parte dell'autore e del suo investigatore. Nella misura in cui questi desideri non comportano un passaggio all'azione (criminosa), la miglior soluzione consiste nello stendere un velo su di essi. E così l'investigatore privato è un eroe più appropriato di di un poliziotto ufficiale. Allo stesso modo il suicidio del colpevole è la forma più elegante della sua eliminazione, una forma che permette di evitare la pubblicità di un processo e di un'esecuzione, e che in ogni caso non aggiunge alcun supplemento di colpa alle tristi, varie e necessarie incarnazioni del male. L'investigatore, da solo, porterà la responsabilità per il male fatto al colpevole, il peso del senso di colpa legato alla sua azione necessaria - e lo porterà anche a consumare occasionalmente cocaina o a giocare a scacchi o forse a suonare il violino, in modo da poter a sopportare meglio il male eterno e (dimostrando la propria umanità) e a sacrificarsi ad esso.
- 2 -
Nel romanzo criminale violento e realista di tipo americano (il noir) l'ordine della legge non è buono, ma è transitorio ed in contraddizione con se stesso. Formulato in modo diverso, il male domina storicamente. Il dominio del male è sociale e politico. Il potere sociale e politico è esercitato da bastardi. Più precisamente, da capitalisti senza scrupoli, alleati o identici ai gangster riuniti nelle organizzazioni, che hanno sul libro paga politici, giornalisti ed altri ideologhi, così come la giustizia, la polizia, ed altri seguaci. E questo in tutto il territorio dove queste persone, divise in clan, combattono tra di loro con tutti i mezzi possibili per ottenere il controllo dei mercati e profitti. Possiamo riconoscere qui una immagine della società capitalistica in generale più o meno analoga a quella che troviamo nella critica rivoluzionaria. Questo è ovvio.
- 3 -
Meno ovvio, ma sicuro, è il fatto che il noir si caratterizza per l'assenza o per la debolezza della lotta di classe e per la sua sostituzione con l'azione individuale (che è, per inciso, senza speranza). Mentre i bastardi e gli sfruttatori di fatto detengono il potere sociale e politico, gli altri - gli sfruttati, la massa delle persone - non sono più il soggetto della storia, ed in ogni caso appaiono nel romanzo noir solo in ruoli minori, più o meno socialmente emarginati - i tassisti, le minoranze razziali (i neri, i chicanos), i vagabondi, i disoccupati, gli intellettuali declassati, il personale di servizio (ma anche, in numero sorprendente, nelle figure dei lavoratori, da sempre particolarmente maltrattati, prima o durante l'azione del romanzo, da parte dei boss, dai pezzi grossi e dai loro scagnozzi).
Qui la lotta di classe non è assente nello stesso modo in cui lo è nel romanzo poliziesco. Gli è semplicemente che qui gli sfruttati sono stati sconfitti e sono costretti a soffrire sotto il regno del male. Questo regno è il campo del romanzo noir, un campo in cui e contro il quale si danno luogo le azioni del protagonista. Quando questo eroe non è di per sé un bastardo che lotta per la sua piccola porzione di potere e di denaro (come nel caso dei primi romanzi di James Hadley Chase), quando (come nel caso di Hammett e Chandler) sa cosa sono bene e male, egli non è altro che la virtù in un mondo senza virtù. Egli può riparare qualche torto, ma non riparerà mai il torto generale di questo mondo, lui lo sa, e questa è la fonte della sua amarezza.
- 4 -
Possiamo vedere che la grande stagione del romanzo noir si colloca nel periodo finale della contro-rivoluzione trionfante (approssimativamente fra il 1920 e il 1950), e soprattutto raggiunge il suo culmine sotto i vari fascismi e durante la guerra. La definizione del romanzo noir come principalmente antifascista, seppur stranamente, non sembra possa essere confutata. (Questo si spiega asserendo che il romanzo noir può facilmente essere accusato di fascismo, o può dare luogo a derivazioni od imitazioni fasciste. Fascismo e antifascismo sono naturalmente le forme complementari per mezzo delle quali la contro-rivoluzione inchioda il proletariato alla sua condizione.)
- 5 -
La fine della controrivoluzione ed il ritorno all'offensiva proletaria decretano, nel lungo periodo, la fine di tutto per le professioni intellettuali. Tra le altre cose, il romanzo noir sparirà presto, un fenomeno che rappresenta una quantità notevole di cose prive d'importanza. Ancora per un po' potrà accendere le sue ultime fiammate (umide, come i sogni), amalgamandosi con il cinema, la musica pop, e tutta la rimanente merce culturale, nella pietosa messinscena della rivolta individuale finale, cioè nella pietosa messinscena dell'arretratezza e anche dell'impazienza del giovane ladro, del pazzo, del terrorista (le definizioni non si limitano a quelle riportate in questa lista). Ma ben presto il movimento verso il comunismo dissolverà ogni arretratezza e soddisferà ogni impazienza.

(tradotto da)
Jean-Patrick Manchette – Les Nouvelles littéraires, no. 2565, December 30, 1976

mercoledì 13 ottobre 2010

mezzanotte

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"Sanno quello che siamo e cosa sono essi stessi… Nessuno è più pratico, più cinico e più lesto a risolvere tutto con l’omicidio, dei plebei privilegiati che sopravvivono alle rivoluzioni… Nasce una nuova piccola borghesia con i denti aguzzi, che ignora il significato della parola coscienza, si prende gioco di ciò che ignora, vive di energie e di slogan d’acciaio e sa molto bene di averci rubato le vecchie bandiere… E’ feroce e vile. Noi siamo stati implacabili per trasformare il mondo, loro lo saranno per conservare il bottino. Noi davamo tutto, anche quello che non avevamo, il sangue degli altri assieme al nostro, per un futuro sconosciuto. Loro sostengono che ogni cosa è compiuta purché non gli si chieda niente; e per loro ogni cosa è realmente compiuta visto che hanno tutto. Saranno inumani per vigliaccheria"

- Victor Serge, E’ mezzanotte nel secolo, Edizioni e/o, Roma 1980, p.122 -

martedì 12 ottobre 2010

Passeggiando …

kafka

Incontriamo un corteo di operai che sfila, diretto ad un meeting, striscioni e bandiere al vento.
Allora Kafka mi fa: "Queste persone sono così fiere, così sicure, così felici. Sono padroni della strada e pensano di essere padroni del mondo. In realtà si sbagliano, e alla grande! Già, dietro di loro, marciano i segretari, i professionisti, i politici, tutti i sultani dei tempi moderni, ai quali loro stanno spianando la strada che conduce al potere."
- Voi non credete nel potere delle masse?
- Lo vedo, questo potere delle masse: è informe e sembra invincibile, eppure non smette di essere continuamente vinto e addomesticato. Al termine di tutti i rivolgimenti realmente rivoluzionari, ci aspetta sempre un Napoleone Bonaparte.
- Non credete che la rivoluzione russa possa estendersi?
Dopo un lungo silenzio, Kafka risponde: "Più un'inondazione si estende, meno profonde si fannno le sue acque, e sempre più torbide. La rivoluzione evapora e rimane solo il limo di una nuova burocrazia. Le catene dell'umanità torturata sono forgiate con le scartoffie".

- da Gustav Janouch, Conversazioni con Kafka -

lunedì 11 ottobre 2010

Miti e Leggende

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Di Domenico Tempio (Miciu Tempio), catanese e poeta, si parla poco, o punto.
Eppure, in vita, nella sua Catania dove era nato nel 1750, era famoso. Dopo, è stato ricordato, quando lo è stato, solo per i suoi componimenti poetici che gli hanno valso l'attributo di "poeta pornografico". La sua opera maggiore, in due volumi", "La Caristia", racconta in venti canti ed in quartine di settenari la sommossa che divampò a Catania a cavallo fra il 1797 ed il 1798. Gli affamati, finalmente protagonisti, si mettono in scena ed irrompono, nella storia e nel poema, con le loro vite e con il desiderio di un mondo nuovo. Ognuno di quei "pezzenti rivoluzionari" racconta la propria triste storia, e tutte insieme - queste storie - danno unità e genuinità al poema. Solo un piccolo e breve aneddoto, riferito alla figura dell'uomo e del poeta, anticlericale proprio in forza del fatto che era rimasto chiuso in seminario per anni, destinato dal padre ad una carriera ecclesiastica che non avvenne mai. Leggenda vuole che la chiesa, negli anni, tentasse un riavvicinamento, commissionandogli un lavoro che celebrasse la natività. Dell'opera perduta, e ovviamente rifiutata, si conosce - tramandato a voce nei licei dell'isola - solo l'incipit. Una cosa del genere, fra l'italiano e il dialetto:

C'erano templi e c'erano palazzi
pi 'ffari nasciri lu re di la natura
Ma quali minchie, ma quali cazzi
'Appi a nasciri 'nna na mangiatura.

venerdì 8 ottobre 2010

Sidney Falco

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E' la solita domanda cretina, quella che ti fai, più o meno ad alta voce, non appena cominciano a scorrere le prime immagini - e già la tentazione di fartela ti era venuta davani ai titoli! Uno si chiede, ma perché??? Perché nessuno riesce più a fare film come questo? Magari la risposta, semplice, sarebbe che non li fanno più perché li hanno già fatti, ma lasciamo perdere. Il film è un capolavoro, nella trama, nella realizzazione, nella recitazione, nella fotografia, nella musica perfetta ad accompagnare le immagini. The Sweet Smell of Success. Il dolce profumo del successo. Che ci vleva a tradurre il titolo, pari pari? E invece no, dovevano dargli un titolo scemo, in italiano, come al solito. Piombo Rovente. Sì, lo so, il piombo non è quello dei western o dei film di gangster, è quello delle macchine da stampa ... Ad ogni modo, Alexander Mackendrick firma un capolavoro, e Tony Curtis e Burt Lancaster gli danno le gambe su cui farlo camminare. Un addetto stampa dal nome che sembra un destino, Sidney Falco, e un giornalista titolare di una rubrica che fa il bello e il cattivo tempo, fa salire e sbatte giù dai piedistalli, insomma ... roba attuale, per un film girato nel 1957!
Hunseker (Lancaster) ha una sorella di 19 anni, cui è legato da un affetto morboso, e Sidney Falco (Tony Curtis) ha un debito, oltre ad essere "una torta farcita di arsenico". Il piano è quello di creare le condizioni affinché il chitarrista jazz, di cui è innamorata la sorellina, si levi di mezzo. E va fatto con ogni mezzo, per questo c'è Falco! "Il gatto è nel sacco, è il sacco è nel fiume" - garantisce Falco. Ma forse non è proprio così ....

Nemmeno una nomination, per questo capolavoro, nemmeno per James Wong Howe, che fotografa Manhattan come se fosse una jungla paranoica. Chi non l'ha mai visto, questo film. lo cerchi, in dvd, su emule, dovunque, lo cerchi e lo guardi. E anche se l'ha già visto, ed è passato qualche tempo, lo riguardi e si gusti tutta la scena in cui Falco/Curtis tenta di corrompere un giornalista, ricattandolo, per costringerlo a pubblicare una notizia falsa ...

Sweet Smell of Success
(titolo italiano: Piombo rovente, USA, 1957)
Regia: Alexander Mackendrick
Sceneggiatura: Clifford Odets, Alexander Mackendrick e Ernest Lehman (dal soggetto di Ernest Lehman) Musiche originali: Elmer Bernstein Fotografia: James Wong Howe Montaggio: Alan Crosland Jr.
Interpreti principali: Burt Lancaster, Tony Curtis, Susan Harrison, Martin Milner, Sam Levene, Barbara Nichols Durata . 96’

giovedì 7 ottobre 2010

Avvoltoi e non

1962-07-07-piazza-statuto

(nella foto) Nel giugno del 1962 è in corso il rinnovo dei contratti di alcune categorie di lavoratori, tra cui quella dei metalmeccanici. Per i giorni 7, 8 e 9 luglio è stato proclamato uno sciopero, ma la UIL e il SIDA — il sindacato aziendale della FIAT - siglano un accordo separato con la direzione della FIAT, col quale, in cambio di poche lire, non vengono toccati alcuni degli elementi più scottanti, tra cui ritmi e carichi di lavoro, la dura disciplina aziendale ecc. Insomma, il solito bidone. I due sindacati, forse resi spavaldi dal fatto che in FIAT avevano raccolto il 63% dei consensi nelle elezioni delle Commissioni Interne, pensano che questa ennesima fregatura passi senza colpo ferire, E invece no, Il sabato mattina, 7 luglio, lo sciopero prende corpo in un clima teso (picchetti, caccia e botte ai crumiri, ecc.); al pomeriggio cominciano a radunarsi sotto la sede della UIL, in piazza Statuto,  centinaia di manifestanti, molti iscritti alla UIL, che fischiano, urlano contro il sindacato; due  sindacalisti, riconosciuti in un bar, vengono picchiati e cominciano a volare sassi contro la sede del sindacato. Da qui prendono il via gli scontri e la successiva, dura, repressione. Le forze “di sinistra”  condannano i “giovani teppisti” di piazza Statuto; anche i Quaderni Rossi, culla dell’operaismo, si  uniscono al coro di condanna. E fin qui, la storia …


Sì, in effetti, qualche somiglianza c'è. Qualche parallelo si può fare, fra la critica - così come sta montando oggi  - nei confronti della CISL e del suo risibile segretario, e gli "antichi" fatti di Piazza Statuto, nel 1962, a Torino.
Tutti - ora come allora - sono d'accordo nel proclamare che simili episodi di INTOLLERANZA non possono essere ... TOLLERATI! Divertente, no? Da ogni parte, si tuona che la CGIL non deve più TOLLERARE la FIOM, in quanto la FIOM non TOLLERA la CISL. Per parte sua, la FIOM argomenta che non TOLLERA più che la si accusi di non-TOLLERARE, perché la FIOM TOLLERA, oh se TOLLERA. E così via ...
In questo quadro, ovviamente, ci sono quelli che tollerano di meno e quelli che tollerano di più.  Come Gad Lerner che tollera la FIOM, ma non tollera gli avvoltoi, come li definisce. Gli avvoltoi – sono parole sue - sarebbero "personaggi dell'area antagonista, estranei al mondo del lavoro". Una  definizione nella quale, qualche tempo fa, ci sarebbe rientrato perfino Carletto Marx. Non c'è che dire! E nel suo argomentare contro gli avvoltoi, si lascia scappare anche un ricordo, proprio, di  quella Piazza Statuto, facendo professione di TOLLERANZA, però! Perché, a suo dire, "anticipava una lunga stagione di lotte unitarie, grazie alle quali i lavoratori raccolsero una quota significativa di benefici del miracolo economico italiano". Mentre, adesso, per l'ex LC adesso in veste di Cassandra, "evidenziano solo la debolezza e la lacerazione di un sindacalismo che pare predestinato a gestire una fase di arretramento del lavoro salariato".
E gli avvoltoi che volano - si sa - certe cose non riescono a vederle. Forse, per vederle, bisogna strisciare. Poi, per quello che non si riesce a vedere subito, ci sono le telecamere!

mercoledì 6 ottobre 2010

Filosofie

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G.K. Chesterton scrisse una volta: "La parola 'buono' ha molti significati. Per esempio, se un uomo dovesse uccidere la madre sparandole da una distanza di mezzo chilometro, lo definirei un buon tiratore, ma non necessariamente un buon uomo".

E' l'avverbio "necessariamente" che mostra quanto Chesterton possedesse una vera mente filosofica.

da "Platone e l'Ornitorinco", di T. Cathcart e D. Klein

martedì 5 ottobre 2010

Nuova Grinta

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I fratelli Cohen scelgono il western, era ora! "True Grit", Vera Grinta, recita il titolo, considerato che il film proclama di essere una versione più fedele del romanzo di Charles Portis da cui, a suo tempo, venne girato "Il Grinta", che valse anche un Oscar, come miglior attore protagonista, a John Wayne.
Qui, il ruolo che fu del Duca tocca ad un Jeff Bridges testardo ed ubriaco, assunto dalla figlia quattordicenne della vittima, che si mette in caccia del ricercato di turno. Matt Damon, Texas ranger, anche lui sulle tracce dell'assassino, si aggregherà, formando un improbabile trio. Sulle note di una colonna sonora, realizzata da Carter Burnwell, che usa e rielabora vecchi inni protestanti, a sottolineare i principi morali della protagonista. E la voce di Johnny Cash in 'God's gonna cut you down', fra gli altri. Arriverà a gennaio, in Italia. Maledizione!

lunedì 4 ottobre 2010

España

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C'è una scena, ne "La Grande Fuga", quando James Coburn, dopo essere praticamente scappato in bicicletta dal campo di concentramento, arriva a Parigi e, grazie ai maquis francesi, viene accompagnato alla frontiera con la Spagna, dove viene preso in consegna da uno spagnolo che gli farà attraversare il confine.
" España? " - chiede Coburn. "España!" - è la risposta che riceve.
Mi piace pensare che quello spagnolo fosse Francisco Denís Diéz, detto "Catala'". Militante del sindacato dei trasporti di Barcellona, e commissario nella Colonna Durruti, ferito nella battaglia di Montsech, aveva riparato in Francia alla fine della guerra. Ma sarebbe ritornato in Spagna molte, moltissime volte. A partire dal 1943, aveva organizzato una rete che consentiva il passaggio attraverso i Pirenei. Il Catala' entrerà in Spagna, per l'ultima volta, il 29 maggio del 1949. Verrà arrestato il  3 giugno nei pressi di Gironella. Portato alla caserma di Lerida, per non correre il rischio di parlare sotto tortura, ingoierà una pasticca di cianuro.

venerdì 1 ottobre 2010

tamburi nella notte

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"Un cane andò in cucina
e si accostò al fornello
Allora col coltello
Il cuoco lo sgozzò.

Ciò visto gli altri cani
Scavarono una fossa
E sulla terra smossa
Scrissero con la coda:

Un cane andò in cucina ..."


Così canta Andreas Kragler, in "Tamburi nella Notte" di Brecht. In una Berlino diventata campo di battaglia contro la borghesia, da campo trincerato della borghesia che era! La rivolta e Kagler, un reduce della guerra, creduto morto, che torna. Torna e si scopre ... tradito.
Si getta nell'insurrezione, vaga nella notte insieme agli altri ribelli. Gruppi di insorti, e in mezzo Kragler, animato da spirito di distruzione, pubblico e privato. Si tirerà indietro, alla fine, rifiutando di immolarsi, scaglierà il tamburo contro la luna che era solo un lampione e luna e tamburo, insieme, finiranno nel fiume, secco.
Ma la rinuncia nasce dallo stesso "vivere la morte ogni giorno" che porta alla rivolta. Una mitologia della sconfitta che ci accomuna, che accomuna la Berlino della Luxemburg alla Comune di Parigi e alla Spagna del 1936. Battaglie perdute cui si vorrebbe aver partecipato!

giovedì 30 settembre 2010

la mia città

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Si può amare una città, si possono riconoscere le sue case e le sue strade nelle proprie memorie più remote e segrete; ma solo nell’ora della rivolta la città è sentita veramente come l’“haut-lieu” e al tempo stesso come la propria città: propria poiché dell’io e al tempo stesso degli altri; propria, poiché campo di una battaglia che si è scelta e che la collettività ha scelto; propria, poiché spazio circoscritto in cui il tempo storico è sospeso e in cui ogni atto vale di per se stesso, nelle sue  conseguenze immediate. Ci si appropria di una città fuggendo o avanzando nell’alternarsi delle cariche, molto più che giocando da bambini per le sue strade o passeggiandovi più tardi con una  ragazza. Nell’ora della rivolta non si è più soli nella città."


da "Spartakus o della rivolta" di Furio Jesi

mercoledì 29 settembre 2010

Sogni

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La giovane Vittoria Valiente, figlia di esuli, rifugiatisi da Barcellona in Francia, alla fine della guerra civile spagnola, fa dei sogni. Sogna che un soldato repubblicano, nel 1939, l'accompagni lungo la spiaggia di Argelés sur Mer, nel sud della Francia, nel luogo dove venne impiantato il campo di prigionia destinato ad accogliere mille rifugiati spagnoli, in fuga davanti alle truppe franchiste. Con "El angel de la retirada", Paco Roca scrive un altro romanzo grafico ispirato ai temi della guerra civile spagnola, e per farlo si avvale della collaborazione di Serguei Dounovetz, autore francese di polizieschi. Già ne "El Faro", Paco Roca, aveva raccontato l'arrivo di un rifugiato dalla guerra civile spagnola in in faro del sud della Francia. Lì c'era Francisco Valiente, un soldato repubblicano di Almeria, ed il suo incontro con un vecchio che ritrovava la voglia di vivere.

martedì 28 settembre 2010

Occhi

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"Occhio per Occhio", è una miniserie televisiva in due parti che ci trasporta nella convulsa Barcellona degli anni '20 dello scorso secolo. Lluis Homar, Nuria Gago e Manu Follola sono i tre attori protagonisti di questo film TV, scritto da Isaac Palmiola e da Eduard Rodrigo, e diretto da Mar Targarona. Il film è stato trasmesso da TV3, in catalano, col titolo "Ull per Ull".
La storia ruota intorno ad Eric Serra (Manu Fullola), un giovane operaio che lavora in una fabbrica tessile. Un giorno, all'uscita dalla fabbrica, Eric si ritrova ad assistere, con un misto di rabbia ed impotenza, all'assassinio del proprio fratello, il quale poco tempo prima aveva guidato uno sciopero che aveva causato un enorme danno economico alla famiglia Torrents. Eric sa chi è il responsabile di quella morte e, pertanto, decide di unirsi ad un gruppo di azione anarchica, per vendicare il fratello. Inizia così una nuova vita, ai margini della legge, imparando a conoscere le teorie dell'anarchismo rivoluzionario. Fare la rivoluzione, ma per cominciare servono denaro ed armi. Per questo, sequestrerà Eulalia, la figlia del padrone.
Questa, a grandi linee, la storia. Pare che, nonostante la "irrinunciabile" storia d'amore, il film non sia male e che riesca a rappresentare, con un certo rigore, l'epoca in cui è stato ambientato.
Almeno nella prima parte!


http://www.tv3.cat/videos/2847850/Ull-per-ull---Cap-1
http://www.tv3.cat/videos/2847930/Ull-per-ull---Capitol-2

lunedì 27 settembre 2010

Quien Sabe?

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In Spagna ci era arrivato da solo, attraverso la Francia. Sembra che ce l'avesse a morte con il regime fascista di Mussolini, ed anche per questo aveva offerto i suoi servigi alla Repubblica. Frank Glasgow Tinker, detto "Salty", già aviatore della marina americana che aveva dovuto "lasciare" per questioni di alcol e di risse, riuscì a spuntare uno stipendio di 1.500 dollari al mese, più mille per ogni aereo nemico abbattuto. Erano soldi, a quei tempi! E Salty aveva un paio di sogni da realizzare. Piccole cose, come comprarsi una casa e scendere il Mississippi in canoa, da solo insieme al suo fox terrier, giù, fino a New Orleans.
L'ultimo volo lo aveva fatto il 29 luglio del 1937, quando aveva abbattuto l'ultimo aereo, l'ottavo. Poi se n'era tornato a casa negli Stati Uniti, in Arkansas, con un bel gruzzolo. Aveva fatto quello che doveva fare (casa e fiume), ed aveva anche scritto una serie di articoli per il Saturday Evening Post, sui suoi mesi in Spagna. Che poi erano diventati un libro, “Some Still Live”. Ma, il 13 giugno del 1939, dopo aver preso una stanza in un albergo economico a Little Rock, aveva passato tutta la mattinata a contemplare le sue mappe della Spagna, i suoi diari di volo, il suo passaporto falso intestato a Francisco Gómez Trejo e la fotografia che lo ritravea accanto al suo "Chato", il suo aereo, un Polikarpov I-15. Il suo aereo, il numero 56, cui stava appoggiato, il gomito sulla coda del velivolo, addosso la sua uniforme, la sua giacca di cuoio.
Era seduto di fronte alla finestra quando, impugnata la pistola, se la puntò dritta al cuore e fece fuoco. Non aveva ancora trent'anni.
Sulla sua tomba c'è scritto, in spagnolo, "Quien Sabe?".

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venerdì 24 settembre 2010

L’onore delle Offese

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La vendetta. Tutta la sua vita, in fin dei conti, fu un lungo e calcolato regolamento di conti contro le offese fattegli nel suo passato. La vendetta contro la fame e la miseria. Felipe Sandoval, anarchico, muratore, rapinatore e assassino. Felipe Sandoval, conosciuto come "Doctor Muñiz", capo, durante la guerra civile spagnola, della più temuta delle cosiddette "ceche" anarchiche.
Ha un bel curriculum, Felipe, nato il 26 maggio 1886 proprio nel "Barrio de las Injurias", a Madrid. Il suo primo colpo lo realizza a casa di Agapito Velasco, un funzionario comunale che ha il vizio di appropriarsi dei fondi dell'Assistenza Sociale, 35.000 pesetas è il bottino! Diventa così il nemico  pubblico numero uno, una sorta di Al Capone spagnolo. E qualche mese dopo, sarà proprio in stile Al Capone la rapina portata a termine ai danni di una filiale del Banco de Vizcaya: 40.000 pesetas in dieci minuti. Poi, altre rapine, fino a quel 22 agosto 1936 quando organizzerà l'assalto e l'incendio del carcere Modelo a Madrid (nella foto) che si concluderà con l'esecuzione di tutti i più noti politici di destra, ivi rinchiusi, e che provocò uno shock tremendo alla Repubblica.
Già, la Repubblica, non c'era più la repubblica quel mese di giugno del 1939, a Madrid, in Calle de Almagro al n°36, dopo che i franchisti avevano portato a termine l' "operazione 101"! Centoeuno, i più ricercati, i più odiati. Dirigenti politici e sindacali, deputati, governatori, sindaci, giornalisti. Tutto quello che della repubblica era rimasto venne catturato ad Alicante, mentre aspettavano una nave che li avrebbe portati in esilio, e che non arrivò mai. Fra loro c'era Felipe.
Nel centro di detenzione, la polizia lo obbliga a redigere una confessione. E Felipe scrive tutto, tutto quello che lui ha fatto. 63 pagine, in cui ricorda chi era, chi è. Aveva 53 anni, ed era un uomo invecchiato e malato di tubercolosi (i suoi aguzzini lo costringeranno anche a leccare i suoi propri grumi di sangue dal pavimento). I suoi compagni lo accusano di tradimento.
Quest'uomo alto, magro, con mani grandi, educato e riservato, silenzioso si toglie la vita. Nessuno reclama il suo corpo, che verrà seppellito in una tomba anonima del cimitero di Madrid.
Ora, settant'anni dopo, un'ora e mezza di film, infarcito di materiale d'archivio, e con solo quattro foto di Felipe, gli rende giustizia.

Chi vuole, lo scarichi.


"El honor de las injurias"
Dirección y guión: Carlos García-Alix
Fotografía: José Luis Sánz Peñalba
Montaje: Juan Luis de No, Marcos Flórez
Música: Álvaro de Cárdenas
Producción: No Hay Penas
País y año de producción: España, 2007

Guerra_Civil

giovedì 23 settembre 2010

If I can't dance, I don't want to be part of your revolution

Corruco-de-Algeciras.1

Vivevano come potevano, lavorando di giorno e cantando di notte, sempre per i padroni. Aspettavano fuori dalle taverne, ché magari il proprietario chiedeva loro di animare una festa. Spesso non li pagavano nemmeno, e se ne tornavano a casa con le tasche vuote. Quelli che avevano una casa! Bizco Amate viveva sotto un ponte. Nel periodo immediatamente successivo alla fine della guerra civile spagnola, essere cantate di flamenco era una colpa. Il Bizco poteva scegliere fra il ponte ed una cella, in prigione. Del resto fu proprio in prigione che scrisse i suoi fandango più popolari! Canti di protesta per denunciare gli abusi del potere: i cantori erano poveri, mica ciechi!
Negli anni '30 e '40, il flamenco era considerata un'arte assai marginale. ristretto solo alle zone della bassa Andalusia, considerato come legato a doppio filo con la malavita, la notte, l'alcol e le prostitute. Era considerata cosa da zingari.
Il flamenco, e i suoi cantori, non rimasero in disparte, però, durante la guerra civile.
Corruco de Algeciras (José Ruiz Arroyo) fu uno dei più grandi cantori di quel periodo, combinando ortodossia ed innovazione raggiunse una certa popolarità negli anni '30 e incise anche alcuni dischi. L'11 aprile del 1938, combattendo contro le truppe franchiste che avanzavano sull'Ebro, si buscò una pallottola che gli spense la voce, e la vita. Aveva 28 anni, venne sepolto nel cimitero di Balaguer, a Lleida, a pochi chilometri da dove era caduto.

mercoledì 22 settembre 2010

Mangiato dai cani

cirnechi

Si chiamano cirnechi dell'Etna, i cani raffigurati nella foto, e pare che siano cani da caccia appartenenti ad una specie molto antica. Talmente antica da ritrovarsi scolpito in una statuetta rinvenuta vicino Siracusa, a Stentinello, sito archeologico di una cultura datata intorno ai quattromila anni prima di cristo. Più tardi, si fa per dire, appare sul retro di una moneta di rame del sesto secolo avanti cristo, che sull'altra faccia porta l'effigie di Adrano, antica divinità sicula il cui tempio si trovava dalle parti di ... Adrano. E, a quanto pare, mille di questi animali erano a guardia del tempio.  Qui, pare che accogliessero festosamente tutti i visitatori, aiutando perfino chi aveva problemi fisici a muoversi. Con un'eccezione, però: chi veniva al tempio animato da cattive intenzioni veniva sbranato senza pietà.

martedì 21 settembre 2010

per strada

statua_commissario_montalbano_2

Alla fine, ce l'ha fatta. Montalbano ha ripreso le sue fattezze: quelle di Ciccio Ingravallo, il  commissario del pasticciaccio brutto di Via Merulana, così come lo aveva portato sullo schermo Pietro Germi. La statua l'hanno messa per strada, a Porto Empedocle, e lì se ne sta, appoggiato a un lampione. Lo scultore, Giuseppe Agnello, è lo stesso della statua di Leonardo Sciascia a Racalmuto. Lì, Sciascia cammina, sempre per strada - niente piazze - fumando una sigaretta. Statue, a spasso per la Sicilia. Aspettandone altre!

lunedì 20 settembre 2010

altri e se …

Anarquia2

Quella che segue, è una lista di romanzi e racconti sul "what if" a proposito della guerra civile spagnola. La lista è ricostruita a partire dal prezioso materiale presente su sito di Uchronia.
Ovviamente, nessuno di questi libri è mai stato tradotto in italiano.


Alba, Victor. 1936-1976: Historia de la IIª República Española
Title trans.: 1936-1976: History of the Second Spanish Republic
Divergence: 1936 CE
What if: Franco lost the Spanish Civil War.
Published: Planeta 1976.
Original in: Spanish.

Mallorquí, César. "El coleccionista de sellos"
Title trans.: "The Seal Collector"
Divergence: 1936 CE
What if: Franco lost the Spanish Civil War.
Summary: Murder mystery set in Republican Madrid.
Published: In Premio UPC 1995 (ed. [[editor unknown]]), Ediciones B
1996 (844066236X).

Cheinisse, Claude. "Les jeux et les désirs"
Title trans.: "Games and Desires"
Divergence: 1936 CE
What if: De Gaulle convinced Blom to create an armored corp of 100 thousand men.
Summary: France intervenes in the Spanish Civil War and then enters
the Ruhr in response to Germany's invasion of Czechoslovakia.
Published: In Passe temps #1 (1986).
Original in: French.

Juliá, Santos. "¿Qué habría pasado si Indalecio Prieto hubiera
aceptado la presidencia del gobierno en Mayo de 1936?"
Title trans.: "What Would Have Happened if Indalecio Prieto had
Accepted the Presidency of the Government in May 1936?"
Divergence: 1936 CE
Published: In Historia virtual de España (1870-2004): ¿Qué hubiera
pasado si…? (ed. Nigel Townson), q.v.
Original in: Spanish.

Marín Trechera, Rafael. "Baraka"
Divergence: 1936 CE
What if: The Spanish Civil War never happened.
Published: In Ozymandias, Calle de la Costa 1995.
Original in: Spanish.

Torbado, Jésus. En el día de hoy
Divergence: 1936 CE
What if: The Spanish Republic defeated Franco.
Summary: The story of Spain from the end of its Civil War until
invasion by Nazi Germany in 1940. Told from multiple viewpoints,
including Ernest Hemingway, and with many characters living reversed
roles.
Published: Platea 1976, 1998.
Original in: Spanish.

Vizcaino Casas, Fernando. Los Rojos ganaron la guerra
Title trans.: The Reds Won the War
Divergence: 1938 CE
What if: Republican troops won the battle of the Ebro during the
Spanish Civil War.
Summary: The Nationalists collapse and Franco flees to Argentina after
Germany and Italy stop support of the Spanish fascists. A pro-USSR
regime is established in Madrid.
Published: Planeta 1996 (8408019155).
Original in: Spanish.

venerdì 17 settembre 2010

e se …

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Tutti sapevano che il mondo stava per cambiare, solo che nessuno sapeva quanto!


Pubblicizzato con questo slogan, nel 2004, veniva dato alle stampe "Anarquìa", scritto a quattro mani da Brad Linaweaver e da Kent Hastings. Una cosiddetta "storia alternativa" della guerra civile spagnola. Il romanzo gira intorno a due presenze inedite, quelle di Hedy Lamarr e di Wernher Von Braun. La personalità esplosiva della Lamarr e i razzi di Von Braun cambieranno in modo inaspettato il corso della storia. Insieme a tutti quegli artisti, letterati, giornalisti, filosofi e attivisti politici che si erano riversati in Spagna a sostenere il proletariato spagnolo, e che popolano le pagine di questo libro. "Incredibile e meraviglioso" è stato definito da Ray Brabdury, ed il romanzo si è aggiudicato diversi premi. Sicuramente, non lo leggeremo mai in italiano!

giovedì 16 settembre 2010

Ci sono più cose …

west 70 street

New York 1920, al 244 di West 70th Street (la strada nella foto) viene trovato il cadavere di Joseph Wlwell, morto nel suo appartamento. L'uomo era molto conosciuto negli ambienti mondani. Campione di Bridge e di Whist, era anche proprietario di una scuderia di cavalli da corsa. Il corpo è stato scoperto dalla sua governante, nel salotto, colpito in fronte, una ferita da arma da fuoco. La polizia ha archiviato la morte come suicidio, anche se la pistola non è stata ritrovata; solamente la fondina. Denaro e gioielli che si trovavano nella casa, non sono stati toccati. Il morto era in una stanza chiusa dal suo interno.
A questa storia vera, S.S. Van Dine si ispirerà, nel 1926, per il primo caso di Philo Vance ( "il più pomposo e inverosimile degli investigatori", secondo la definizione di Raymond Chandler), "The Benson Murder Case". Dal romanzo, nel 1930, verrà anche tratto Un film, con lo stesso titolo, con William Powell, diretto da Frank Tuttle.

stranamorte

mercoledì 15 settembre 2010

Significati

stan ollio

A cercare - su un dizionario, su google - il significato della parola "metafisica", si viene a scoprire che il termine deriverebbe dal titolo di un trattato scritto dal filosofo greco Aristotele, e che avrebbe a che fare con certe questioni il cui livello di astrazione procede oltre (dal greco "metà") quello derivante dalla mera osservazione scientifica.
Ma certo, vien da dire, richiamando alla memoria gli studi di filosofia svolti al liceo! Peccato, però, che quanto riportato dai dizionari, cartacei e non, sia una solenne balla: Aristotele non si sognò mai di intitolare "Metafisica" il suo trattato, e ancor meno si sognava di considerare "al di là delle osservazioni scientifiche", le questioni che esso poneva. Il nome, gli venne dato, nel I secolo dopo Cristo, da un tizio che era lì a curare l'edizione delle opere complete di Aristotele, e, a dirla tutta, scelse quel titolo per una banale mancanza di fantasia, per il semplice motivo che quel capitolo veniva dopo (era oltre, "metà") il trattato che il filosofo greco aveva scritto sulla Fisica.

martedì 14 settembre 2010

Morti & Sepolti

Immagine

Un disco di ... marce funebri. Come resistere, alla tentazione, e non scaricarlo!? Un capolavoro tetro: raccoglie 19 brani da una cerimonia funebre del Ghana a quella tenutasi alla Vuccirria, a Palermo, passando per il Messico, l'Albania e la Serbia. Poi, un nugolo di Brass Band, ma anche Robert Wyatt e Tom Waits. Molti modi di ... morire. E, di continuare a vivere!

lunedì 13 settembre 2010

Gentilezza

brigadabloc

Non si sa se, il nome di "Brigada de la Muerte", gli uomini raffigurati nella foto, se lo fossero dati da sé soli; anche perché Antonio Ortiz (nella cui colonna sarebbero stati inquadrati) non ha mai fatto cenno ad una brigata con quel nome. C'è anche da aggiungere che la loro attività, in quanto brigada, ebbe vita alquanto breve. Solamente l'estate del 1936, da Luglio fino al mese di Ottobre dello stesso anno. Dal momento che la CNT, il 16 Settembre del 1936, ne sancisce la fine, in quanto "contraria allo “spirito rivoluzionario"! Durante quei tre mesi aveva perseguito il suo obiettivo di impiantare il comunismo libertario in Spagna, villaggio per villaggio. Religiosi, falangisti, cattolici, carlisti, proprietari terrieri, e anche contadini che si opponevano alla collettivizzazione, venivano – come dire - tolti di mezzo. Quaranta milziani, tutti della FAI di Barcellona. Al commando, Pasqual Fresquet Llopis. La storiografia, oggi, non trova di meglio che definirli "assassini e incontrollati", insinuando perfino la diagnosi di turbe sessuali a carico di Fresquet, producendo, come argomenti, esami calligrafici, e sottolineando, come prove a carico, il suo amore per la boxe e per le bevute. Oggi, dicono, tutti, che avrebbe dovuto essere più gentile ...

venerdì 10 settembre 2010

Nessun Lieto Fine!

Genovese-Giuliano

"L'A112 si affaccia in cima al vicolo. La pioggia ha reso la strada sdrucciolevole, l'automobile procede a passo lento. La macchina di scorta non è neanche in vista. E' quasi troppo facile. E' proprio questo l'uomo che ha diretto le squadre speciali antiterrorismo negli ultimi anni?
   La macchina di Cattedrale ci supera. Il siciliano ingrana la marcia e accelera di botto. Pochi secondi e l'abbiamo affiancata. Per una decina di metri procediamo grattando le carrozzerie, lamiera contro lamiera. La piccola utilitaria scarta, la donna al volante perde il controllo, una traiettoria lenta, una sbandata lieve e l'auto si arresta contro dei cassonetti.
   Senza neanche scendere dalla BMW scarico l'AK47 nell'abitacolo della vetturetta. La donna al volante non mi guarda neppure, muore subito, i colpi che le devastano la testa. Il generale con la faccia da rospo si sporge, colpito a sua volta.
   E' un attimo, una frazione di secondo. Mi guarda negli occhi. E in quel lungo istante, prima che la scarica del mitragliatore lo uccida, spero che abbia capito.
   "Impara come si fanno le cose", dico al siciliano, che scende dalla macchina e corre davanti all'A112. "Minchia", urla, "che macello". E spara con una piccola Beretta quattro colpi attraverso il parabrezza. Due per il generale, due per la moglie. Tanto per essere certo che l'uomo di Roma sia proprio morto.
   Come risale sentiamo altri colpi, e la Giulietta di scorta va a sbattere alle nostre spalle. Il ragazzo con la moto si affianca per un momento. Ha in mano una pistola ancora fumante. Guarda i corpi fatti a pezzi e annuisce. Poi dà gas, scarta, e la moto romba, scomparendo nei vicoli. Non una finestra si è aperta, non una luce si è accesa.
   Con il siciliano raggiungiamo il porto. La pioggia continua a cadere senza sosta. La BMW si ferma prima dello sbarramento della dogana.
   "Ti abbiamo fatto un favore grosso, romano", dice l'uomo. "Non farti vedere mai più a Palermo, e dì ai tuoi in carcere che abbiamo portato rispetto".
   Chiudo lo sportello e la macchina si stacca dal marciapiede. L'uomo brutto al volante mi fa un segno, forse di saluto, e procede verso i suoi quartieri di criminali.


da " La Compagna P38", di Dario Morgante - Newton Compton 2007              

giovedì 9 settembre 2010

Colours

map

Tutti i conflitti tendono a diventare ... binari! Che si svolgano su una scacchiera o sulla scena politica o per le strade di Los Angeles. La mappa mostra le zone del sud di Los Angeles ed il modo in cui le due bande principali, i Bloods ed i Crips, se le sono divise. I colori, curiosamente, sono gli stessi che vengono usati, negli USA, per contrassegnare la spartizione delle contee, e degli stati, fra i rossi (repubblicani) ed i blu (democratici). Facendo uso di pallottole, piuttosto che dei voti, questa parte di Los Angeles appare decisamente più blu che rossa, con i Crips che occupano una grande, e contigua, area nella parte nord della 110 (l'Harbor Freeway). I Bloods controllano il territorio a nord-ovest, sulla mappa, dalle parti della 405 (la San Diego Freeway), a Inglewood. Nel quadrante in basso a destra, dalle parti di Compton, le cose sembrano più paritarie, con un equa suddivisione del  territorio fra rossi e blu. La mappa, ad ogni modo, pone alcune domande che rimangono senza risposta. La prima attiene alla densità della popolazione: le grandi aree vuote sono meno  "interessanti" di quelle piccole e densamente popolate, dove il commercio - legale ed illegale - può prosperare. La seconda domanda pone il problema di capire come vanno interpretate le aree "bianche". Sono libere dal controllo delle gang? Oppure cambiano "di mano" troppo frequentemente per essere marcate col colore blu o con quello rosso? O, ancora, sono controllate  da altre gang che non sono Bloods o Crips? Infine, ci sarebbe da dire qualcosa a proposito delle suddivisioni all'interno di ogni "colore", ed al modo in cui le cosiddette sub-gang si relazionano le une con le altre. Il sito che ha prodotto la mappa, elenca più di 270 diverse e separate gang che operano nella contea di Los Angeles (anche se molte vengono date come "defunte"). A questo punto, vien da chiedersi come un Blood, o un Crip, si relazioni ad un altro membro che fa parte di un'altra sub-gang della stessa famiglia. Concorrenza? Vari gradi di ostilità e inimicizia? Oppure, affiliati che si aiutano fra di loro? Ah, ci sarebbe un'altra domanda: il "centro" di Los Angeles? Da che cosa verrebbe reso "centro"?

mercoledì 8 settembre 2010

A proposito di Wilcock

Juan-Rodolfo-Wilcock

Dott. Arrigo Ploz
di Juan Rodolfo Wilcock

Tutti conoscono i validi contributi del dott. Arrigo Ploz alla metafisica; non tutti sanno però che il più valido di quei contributi è la sua semplice e pura esistenza. Un giorno il dott. Ploz cominciò a diventare sempre più piccolo finché non si ridusse al nulla. Da allora nessuno lo ha più visto ma è certo che il dott. Ploz non ha smesso di esistere; soltanto che ora, essendo il nulla, nulleggia e null’altro.
Sua moglie, ferita dalla sua mancanza nel suo orgoglio di moglie, fa finta che ci sia e persino parla con llui, cioè con il nulla; i suoi allievi continuano a non studiare sotto la sua guida, e la Rivista di Filosofia continua a pubblicare i suoi articoli, magari su una pagina in bianco. Quel che nessuno sa è dove sia  il dott. Ploz, come sia, né che cosa pensi di tutto questo.
Di certo si sa tuttavia che dal suo nulla, nel frattempo, il dott. Ploz ha inventato, o diremmo meglio re-inventato, i numeri naturali, positivi e negativi, quelli frazionari, quelli irreali, quelli immaginari, quelli trasfiniti, quelli infinitesimali, nonché le loro radici e quadrati in quantità sbalorditiva; parimenti, per passare il tempo, l’ha inventato, e con esso lo spazio. Ha inventato buona parte dell’arte moderna, i quadri a tela vuota, gli orifizi di numerose sculture, i libri non scritti, tra cui i due capitoli in bianco del Tristram Shandy di Sterne, e l’intera dottrina filosofica di Martin Heidegger. Mirna la cameriera a ore commenta : «Anvedi il dottore come si da daffare!».
Essendo adesso il suo padrone egli stesso un buco nell’universo, vorrebbe passarci di quando in quando uno straccio per pulirlo, ma dove è? Qualunque cosa si dica di lui è vera, perché non c’è modo di dimostrare che non lo sia. In lui convivono tutte le cose che non esistono, tutti i circoli quadrati, tutte le faine che leggono queste righe, tutti i cigni bianchi che sono neri, tutte le soluzioni del problema nazionale, la storia e la psicanalisi, la religione cattolica e Dio. Quest’ultima ipotesi, che sia diventato Dio, ne farebbe anche l’inventore asserito delle cose che esistono, di tutti noi, di tutto.


(da “Il libro dei mostri, Adelphi, Milano, 1978, pp. 116-117.)

martedì 7 settembre 2010

Bivi nel tempo

bongiorno riva

Esiste tutta una letteratura di speculazione che, a partire dalla domanda "cosa sarebbe accaduto se ...", mette in scena le possibilità mai realizzate a partire da un avvenimento, o da una concatenazione di fatti, che nella nostra realtà non ha mai avuto luogo. Dal più classico "cosa sarebbe accaduto se Hitler avesse vinto la guerra" ad un più colto "come sarebbe il nostro mondo se Federico II non fosse morto giovane", e così via.
Alla cosiddetta Ucronia e al romanzo ucronico, senza tralasciare il cinema ucronico, ci si può sempre rifare al fine di poter mappare quei punti, nel tessuto della storia, che recano in sé una realtà altra da quella in cui viviamo. Ma se ne possono sempre individuare di nuovi, ed inediti, di simili nodi temporali. Così, l'altra sera, mi è venuto da chiedermi come sarebbe, oggi, la nostra realtà qualora, quel 1° settembre del 1960, anziché Mariuccio Buonavolontà (in arte Mario Riva), fosse morto Michael Nicholas Salvatore Bongiorno (conosciuto come Mike Bongiorno).

lunedì 6 settembre 2010

Alzheimer

Ledda

Mi pare di ricordare che sia stato Juan Rodolfo Wilcok, nell'introduzione a "La nube Purpurea" di Matthew Shiel, a dire che, con ogni probabilità, le maggiori opere letterarie del '900 giacciono, impubblicate, in qualche cassetto dimenticato. Ecco, fatte le debite differenze, non esito ad affermare che i migliori film degli ultimi dieci anni non sono mai stati doppiati - né mai lo saranno - per il mercato italiano. Ne avevo già avuto sentore qualche mese fa, a proposito di un paio di deliziosi film che svolgevano il tema dei viaggi nel tempo. La certezza mi arriva adesso, netta e precisa, dopo la visione di "De Zak Alzheimer" di Eric Van Looy. Sviluppato su una trama che non sarebbe dispiaciuta a Manchette, e impreziosito dalla recitazione di un Jan Decleir in stato di grazia e che non fa rimpiangere il modello-Lino-Ventura-Jean Gabin cui chiaramente si ispira, il film procede deciso verso ... "la luce". Fra i colori, il rosso dei puntatori laser delle armi e il verde dell'alzheimer che dissolve la memoria e la cancella. Inutili le pillole, a tentare di arginarlo. Bisogna muoversi in fretta, senza farsi vedere, come il poliziotto che odia le BMW, e piscia dentro le serrature! Spostarsi, prima che tutto divenga inutile. Non servono a niente due braccia ancora robuste in grado di spezzare un collo se tutto comincia a colar via, lasciando solo lo sgomento. E il film finisce, e ti lascia con dentro un senso di gratitudine. Grazie, grazie ad Angelo Ledda, grazie a Erik Van Looy, grazie a Jef Geeraerts e grazie, soprattutto, ai sottotitolatori della rete, ché senza di loro di un film recitato fra fiammingo e francese non ci avrei capito davvero molto!

De zaak Alzheimer
Belgio/Paesi Bassi, 2003, colore, 123 min
Regia: Erik Van Looy
Sceneggiatura: Erik Van Looy, Carl Joos basato sul romanzo De Zaak
Alzheimer di Jef Geeraerts
Cast: Koen De Bouw, Jan Decleir, Werner De Smedt, Hilde De
Baerdemaeker, Laurien Van den Broeck, Filip Peeters


giovedì 2 settembre 2010

Distruggere il mondo intero è una faticaccia

2292

Apocalisse. Scuola Umbra anno 1490 circa

Ormai non è lui il più giovane, ansima,
tira fuori una gran tela, borbotta,
mercanteggia a lungo e tenace con il committente,
un avaro carmelitano degli Abruzzi,
priore o superiore generale. Si fa presto inverno,
le nocchie schioccano, la fascina
schiocca nel camino. Lui ansima, mestica,
lascia asciugare la tela, mestica una volta ancora,
scarabocchia impaziente su piccoli cartoncini
le sue figure  spettrali che rileva con bianco zinco.
Indugia, strofina qualche colore, spreca
parecchie settimane. Poi un bel giorno, siamo
tra l'altro già al Mercoledì delle Ceneri
o alla Presentazione di Maria Vergine,
ecco che immerge di buonora,
i pennelli nelle tinte bruciate e dipinge:
sarà un quadro cupo. Come si fa
a dipingere la fine del mondo? Gli incendi,
le isole sfollate, i lampi, i crolli
straordinariamente lenti di mura, pinnacoli e torri:
questioni tecniche, problemi di composizione.
Distruggere il mondo intero è una faticaccia.
Particolarmente difficili da dipingere sono i rumori,
il lacerarsi della cortina nel tempio,
il mugghio delle bestie, il tuono. Tutto
infatti deve squarciarsi, essere squarciato,
esclusa la tela. E la scadenza
è fissa: ad ogni costo Ognissanti.
Per quel giorno bisogna che, sullo sfondo, il mare rabbioso
sia verniciato, mille volte, di verdi
luci spumeggianti, trafitto da alberi maestri,
da navi che verticali si fiondano verso i fondali,
e da relitti; mentre fuori, in pieno luglio,
non c'è un cane sulla polverosa piazza.
Il pittore è rimasto solo in città,
disertato da donne, scolari, servitù.
Sembra stanco, chi l'avrebbe mai detto,
stanco da morire. Tutto è color ocra, senz'ombra,
tutto sosta immoto, fisso in una sorta
di malvagia eternità; eccetto il quadro. Il quadro
cresce, si oscura lentamente, si riempie
di ombre blu acciaio, grigioterra, viola cupo,
caput mortuum; si riempie di diavoli, cavalieri,
carneficine; finché la fine del mondo
è felicemente conclusa e il pittore,
rianimato per un breve istante,
follemente allegro come un bambino,
quasi gli avessero condonato la vita,
offre, la sera stessa,
a donne, bimbi, amici e nemici,
tartufi freschi, beccaccine e vino,
mentre fuori la prima pioggia d'autunno scroscia.

da "La Fine del Titanic" di H.M.Enzensberger

mercoledì 1 settembre 2010

Guerra Fredda

DM2778

New York, 1949. Judith Coplon è pallida ma riesce a mettere insieme un pallido sorriso mentre viene fotografata accanto al suo avvocato, Marshal McCabe, diretta in aula per il patteggiamento. La ragazza di Brooklyn è stata incriminata per spionaggio, insieme a Valentin Gubitchev.
Con voce sottile e spaventata, si è dichiarata innocente ed è stata liberata dietro cauzione, 20.000 dollari. Il suo coimputato Gubitchev, in mancanza dei 100.000 dollari per la cauzione, rimane in galera.