Il Grande Massacro del Bond Globale
Con i mercati obbligazionari degli stati centrali, le fondamenta della sfera finanziaria tardo capitalista si stanno dissolvendo.
di Tomasz Konicz [***]
Desolati, noiosi, mortalmente noiosi; questi erano di solito i mercati obbligazionari dei centri del sistema mondiale per decenni. Quando il capitale doveva essere parcheggiato in sicurezza, quando i fondi pensione dovevano garantire un rendimento sicuro, seppur basso, quando le compagnie assicurative volevano mettere da parte i loro fondi, il denaro fluiva verso obbligazioni di governo statunitensi, giapponesi o tedesche, che erano viste come la base stabile del sistema finanziario mondiale, la spina dorsale della finanziarizazione neoliberista del capitale negli ultimi decenni. Le crisi nella periferia o semi-periferia consolidarono ulteriormente questa base, poiché i mercati obbligazionari dei centri funzionavano allora come un "rifugio sicuro", e avevano tassi di interesse particolarmente bassi (come quelli della RFT durante la crisi dell'euro). Quindi di solito era più emozionante vedere crescere l'erba che osservare questi mercati obbligazionari. Come è ben noto, non è più così. Il meraviglioso mondo dei mercati obbligazionari è attualmente molto più entusiasmante di quanto vorrebbe la maggior parte dei funzionari governativi e finanziari. Per capire perché le fondamenta del sistema finanziario mondiale, i mercati obbligazionari al centro, si stiano attualmente disintegrando così rapidamente, bisogna prima chiarire perché ciò non è stato così da decenni. La cosa davvero interessante dei mercati obbligazionari dei paesi centrali, considerati un rifugio di stabilità e noia fiscale, è quindi il fatto che il peso degli interessi dei paesi centrali è diminuito da decenni. Nei decenni neoliberisti della globalizzazione, in cui il debito pubblico è aumentato drasticamente, i rendimenti obbligazionari sono diminuiti – il che contraddice la consueta saggezza tipica sul comportamento dei mercati. Un debito più elevato comporta un rischio maggiore di insolvenza, il che dovrebbe portare a tassi di interesse più alti. Ma non è stato così.[*1 ]I tassi d'interesse sono diminuiti,[*2] l'inflazione è rimasta bassa [*3] , e di conseguenza i rendimenti obbligazionari hanno continuato a scendere. I tassi di interesse obbligazionari e il loro prezzo sono in relazione inversa: il calo dei tassi di interesse è il risultato dell'aumento dei prezzi delle obbligazioni, cioè di una domanda crescente di obbligazioni, nell'era di questa economia globale della bolla finanziaria. Questo è chiaramente verificabile empiricamente. Nel 1990, gli Stati Uniti avevano un carico di debito pari al 51% del prodotto interno lordo (PIL), arrivato , dopo lo scoppio della bolla immobiliare del 2008, al 91% alla fine del 2010. Nel quarto trimestre del 2019, alla vigilia della pandemia, Washington era persino indebitata fino al 105% della produzione economica. Allo stesso tempo, il tasso d'interesse del titolo di stato statunitense, a dieci anni, è sceso, passando dall'otto%del 1990, a circa il 3,5% nel 2010, e arrivando a solo l'1,8% alla fine del 2019. [*4] Tutto ciò appare ancora più evidente nel caso del Giappone, rimasto stagnante per decenni, [*5 ] il cui debito nazionale è passato dal 50% del PIL nel 1990 al 160% nel 2010 , e a un impressionante 215% nell'anno pandemico 2020, a causa di innumerevoli programmi di stimolo economico. Il Nippon bond [*6]a dieci anni, è stato negoziato nel 1990 con un tasso di interesse di poco inferiore al 7%, poi nel 2010 dell'1,3%, per poi diventare negativo (-0,15%) nel 2020 nel paese d'origine della deflazione.
Tasso di interesse neoliberale ZERO
Mentre Tokyo accumulava una gigantesca montagna di debiti, allo stesso tempo il Giappone riceveva temporaneamente denaro per assumere ulteriori debiti. La soluzione a queste assurdità, che pe breve tempo si è verificata sul mercato obbligazionario tedesco,[*7] la si può trovare proprio nella finanziarizzazione del capitalismo - che prevalse in reazione al periodo della stagflazione degli anni '70 - unito al neoliberismo (Thatcher, Reagan).[*8] I decenni neoliberali (1980-2020) furono caratterizzati dalla rapida crescita della sfera finanziaria, vista nel contesto della globalizzazione, che, attraverso bolle sempre più speculative, divenne il motore economico di un sistema mondiale sempre più funzionante al credito. Sotto il neoliberismo, a crescere più rapidamente della produzione economica, non è stato solo il debito nazionale, ma tutta l'intera montagna globale del debito, equivalendo a un corrispondente aumento della domanda. [*9] Questa economia globale in deficit, si è realizzata tramite delle bolle speculative, prima regionali e successivamente globali, che sono poi aumentate in dimensione e durata; destabilizzando allo stesso tempo sempre più il sistema: dalla speculazione dot-com con le azioni di Internet (2000), alla bolla immobiliare (2008/09), e fino alla grande bolla di liquidità (2009-2020). Tutto questo, empiricamente verificabile, mette semplicemente in evidenza la barriera interna del capitale, la quale elimina la sua stessa sostanza e il lavoro creatore di valore, attraverso la concorrenza; che, così facendo, può solo prolungare la propria esistenza illusoria di quasi zombie, generando una domanda finanziata dal credito nel contesto di questa economia globale in deficit. Il boom, nella fase di rialzo di una bolla, viene seguito dal crollo, che poi deve essere compensato da misure di crisi governative (salvataggi, pacchetti di stimolo economico, acquisti di obbligazioni, ecc.) e si trasforma così in un'altra formazione di bolla (l'aumento del debito pubblico nei centri, è dovuto anche a queste costose misure di crisi). Con l'aumentare della formazione della bolla, sono aumentati anche i potenziali sconvolgimenti, che hanno causato un'escalation completa delle risposte di crisi da parte dello Stato dopo lo scoppio della bolla. Il fattore decisivo per l'attuale costellazione di crisi, sono state le misure di salvataggio del governo dopo lo scoppio della bolla immobiliare nel 2007/08, quando, oltre ai pacchetti di stimolo economico, e ai tagli ai tassi di interesse, sono stati lanciati dei giganteschi programmi di acquisto di asset. Le banche centrali hanno inizialmente acquistato le cartolarizzazioni ipotecarie, per poi passare presto all'acquisto di obbligazioni di stato. E, come detto, non c'è stata un'inflazione significativa nei centri durante questo lungo periodo di quasi 12 anni di politica monetaria estremamente espansiva (2008-2020). La liquidità generata dalle banche centrali finì per riversarsi nella sfera finanziaria, creando un'inflazione dei prezzi dei mercati finanziari, vale a dire, una bolla di liquidità. Era una sorta di capitalismo delle banche centrali guidato dai mercati finanziari che fece gonfiare i bilanci delle banche centrali,[*10] ma che riuscivano tuttavia a intervenire rapidamente in caso di terremoti nei mercati finanziari; il che permise agli stati di prendere in prestito a basso costo, cosa che venne portata a delle dimensioni assurde, specialmente in Giappone.
Ritorno alla stagflazione
Questa alchimia tardo-capitalista dei mercati finanziari, che promuoveva, a sinistra, anche la formazione di ideologie neo-keynesiane,[*11] fu quindi portata agli estremi dalle banche centrali attraverso gli acquisti delle obbligazioni menzionati; fino a un totale, al 2020, di quasi nove trilioni di dollari nel caso della Fed.[*12]. Con la crisi legata alla pandemia, i colli di bottiglia nell'approvvigionamento e i problemi nella catena produttiva, l'inflazione è tornata, dando inizio alla grande inversione della politica monetaria: dopo che l'inflazione ha raggiunto tassi a doppia cifra in alcuni casi, le banche centrali (prima la Fed e la BCE a metà 2022, la BoJ solo dopo un ritardo di due anni a marzo 2024) hanno dovuto aumentare i tassi chiave di interesse. Di conseguenza, l'era della moneta a basso costo fu inevitabilmente abbandonata dalla politica monetaria e la politica borghese di crisi fu costretta a camminare su una nuova corda tesa in cui politica economica e lotta contro l'inflazione sono in conflitto: in termini concreti, ciò si può vedere nelle dispute tra la Fed e la Casa Bianca sui tassi chiave di interesse, che furono aumentate a metà settembre a causa della crescente pressione inflazionistica.[*13] La fine di questa bolla di liquidità ha quindi lasciato gli stati indebitati. e le banche centrali con bilanci gonfiati e fortemente limitati nella loro capacità di agire. In effetti, il periodo di stagflazione degli anni '70 sarebbe tornato a un livello di crisi più alto, dopo ben quattro decenni di ritardo neoliberista. [*14] Di conseguenza, i paesi centrali hanno sofferto di tassi d'interesse elevati dal 2021/22, anche se questi sono aumentati lentamente fino al 2025, e secondo gli standard storici, non sembrano poi così alti - erano al livello dei primi del XXI° secolo. Ciò che inevitabilmente ha aggravato la situazione, tuttavia, è stata la circostanza descritta all'inizio: il loro debito in relazione alla produzione economica è molto più alto rispetto a 25 anni fa. E non è un caso che il Giappone, con un debito nazionale superiore al 200 percento del PIL, sia stato il fattore scatenante della crisi nei mercati obbligazionari che ora si sta sviluppando. Il gigantesco debito pubblico di Nippon è il risultato di innumerevoli programmi di stimolo economico keynesiano con cui Tokyo aveva cercato di superare la lunga stagnazione deflazionistica in Giappone, che si è poi solidificata nei "decenni perduti" dopo lo scoppio delle grandi bolle immobiliari giapponesi nei primi anni '90. A volte, questi programmi keynesiani di stimolo economico assumevano caratteristiche tragicomiche - ad esempio, quando il governo lanciò un programma per promuovere il consumo di alcol tra i giovani giapponesi al fine di sostenere l'industria alcolica in difficoltà e rivitalizzare le entrate fiscali in calo nelle classiche politiche orientate alla domanda.[*15]
Il Giappone come fattore scatenante di crisi
L'attuale governo di destra giapponese, sotto il Primo Ministro Sanae Takaichi, vuole sfruttare questo impetuoso lampo economico, alimentando il consumo di massa e gli armamenti, attraverso programmi di stimolo e tagli alle tasse sui consumi, ma questa volta Tokyo si trova ad affrontare una crisi di bilancio poiché l'ambiente macroeconomico globale è cambiato nell'attuale periodo di crisi, caratterizzato da tendenze stag-flazionistiche.[*16] I tassi d'interesse stanno anch'essi aumentando a Tokyo, quindi il servizio del debito è già diventato la seconda voce di bilancio più importante, mentre il deficit ulteriore annunciato, sta costantemente svalutando la valuta giapponese. Tuttavia, la debolezza dello yen, che in realtà favorisce le esportazioni, alimenta ulteriormente l'inflazione, poiché il Giappone dipende da importazioni di materie prime in costante aumento. Takaichi si trova così in una crisi stagflazionistica, in cui dovrebbe introdurre misure mutuamente esclusive sostenendo l'economia e contenendo l'inflazione. Per lunghi periodi di tempo, anche questa costruzione di una torre del debito giapponese si è svolta senza intoppi – proprio a causa della politica espansiva a tassi di interesse zero delle banche centrali nella fase finale della globalizzazione descritta sopra: una grande parte del debito pubblico giapponese è detenuta da investitori nazionali (oltre l'80 percento), il che ha un effetto stabilizzante, specialmente nelle fasi di crisi. Inoltre, il Giappone – simile alla Repubblica Federale di Germania – è riuscito a mostrare un saldo commerciale positivo su lunghi periodi di tempo, che equivale effettivamente a un'esportazione di debito e a un surplus economico. A causa del basso livello di tassi d'interesse in patria e della stagnazione economica, il capitale giapponese in cerca di investimenti fluì sempre più all'estero, rendendo Nippon uno degli investitori globali più importanti. Il Giappone ha sostituito in particolare la Cina come maggior acquirente di obbligazioni di stato statunitensi. Bloomberg [*17] stima gli investimenti esteri giapponesi a circa cinque trilioni di dollari. Inoltre, esistono i cosiddetti carry trade, in cui gli investitori stranieri contraggono prestiti a basso interesse in yen e poi investono questo capitale in mercati con tassi di interesse più alti. La dimensione di queste scommesse speculative in yen, che dipendono fortemente dallo sviluppo delle valute, non può essere quantificata con precisione, ma si aggira a trilioni. Bloomberg stima il volume attuale delle operazioni carry giapponesi a 1,1 trilioni di dollari. La crisi del Giappone è quindi, in un certo senso, la crisi del sistema finanziario capitalista tardo. Se i tassi d'interesse aumentano a Nippon, le finanze pubbliche di Tokyo entrano in difficoltà, allora il capitale giapponese verrà ritirato dall'estero a causa della scomparsa del differenziale di tassi d'interesse, che destabilizza ulteriormente i mercati esteri.E questo è particolarmente vero negli Stati Uniti, che dipendono fortemente dagli afflussi di capitale per il finanziamento in deficit. È proprio perché Nippon detiene titoli del Tesoro con un valore nominale di 1,2 trilioni di dollari (le riserve obbligazionarie statunitensi della Cina, invece, ammontano a poco più di 620 miliardi),[*18] che Washington, insieme a Tokyo, è intervenuto nel mercato dei cambi in agosto [*19] per sostenere lo yen. Questo è stato fatto nell'interesse personale di Washington per evitare che il mercato obbligazionario statunitense venga contaminato dalle uscite di capitale dagli Stati Uniti. Nel frattempo - se tutte le apparenze attuali non sono ingannevoli - questi tentativi di stabilizzazione possono essere considerati un fallimento. Questo è stato anche dovuto al fatto che altri fattori hanno ulteriormente aggravato l'inflazione e quindi la crisi dei mercati obbligazionari.
Amplificatore di crisi geopolitiche
Solo tenendo conto di questa situazione instabile dei mercati obbligazionari nei centri del sistema mondiale, già evidente nel 2022 e che era già entrata in modalità crisi latente con il Giappone al centro all'inizio del 2026, si possono comprendere gli enormi effetti distruttivi dei fattori "esterni" sulle fondamenta visibilmente incrinate del sistema finanziario mondiale. Oltre all'escalation della guerra in Ucraina, durante la quale le raffinerie russe vengono sempre più danneggiate (parola chiave prezzi del diesel), è la guerra in Iran a contribuire all'inflazione e quindi alla destabilizzazione dei mercati obbligazionari instabili. Il tardo capitalismo ha davvero prodotto abbastanza guerre nella periferia negli ultimi decenni - attualmente riescono a scuotere i mercati obbligazionari dei centri solo fino a questo punto perché sono già in modalità crisi descritta sopra. Ma questi conflitti geopolitici e militari, che attualmente sono spesso elencati come causa dell'inflazione e della crisi obbligazionaria, sono essi stessi strettamente intrecciati con il processo di crisi sistemica, che - dopo la fine della finanziarizzazione del capitalismo - rianima, per così dire, la stagflazione degli anni '70 a un livello di crisi più elevato. Questo è particolarmente vero per la guerra in Iran, che rappresenta il tentativo catastroficamente fallito dell'amministrazione Trump di sostituire l'egemonia statunitense in declino con un sistema imperiale. La posizione precaria del dollaro come valuta di riserva mondiale - che è diventata evidente al più tardi con le dispute sulla Groenlandia, quando le vendite di obbligazioni europee hanno portato a un crollo del prezzo dei Treasury - doveva essere rafforzata dall'espansione militare contro i paesi petroliferi recalcitranti. La posizione del dollaro come valuta petrolifera sarebbe quindi rafforzata - dalla pura forza delle armi. L'attacco contro il Venezuela fu un completo successo dopo che i traffici terroristici si spostarono sulla rotta di Washington ed estradò di fatto il recalcitrante capo di Stato Maduro. Questa logica imperialista del dollaro petrolifero, in cui le stazioni di servizio geopolitiche cinesi devono effettivamente essere eliminate, è stata seguita anche dalla guerra con l'Iran (e non dai sussurri di Netanyahu, come allucinano gli antisemiti post-sinistra dalla DSA al PDL), che si è sviluppata in una catastrofe geopolitica che porta all'intensificazione della crisi obbligazionaria e alla risoluzione definitiva dei rudimenti dell'egemonia statunitense. Il blocco degli Stretti di Hormuz e Bab al-Mandab non solo sta facendo sì che i prezzi del petrolio raggiungano vette sempre più elevate, che poi si manifestano in pressioni inflazionistiche generalmente più elevate dovute ai costi di trasporto e produzione più elevati. Inoltre, ci sono le carenze di fertilizzanti, che porteranno a un massiccio aumento dei prezzi alimentari, a una crisi di fame nella periferia e alla conseguente ondata di destabilizzazione politica entro il prossimo anno, come si manifesterà nella "Primavera Araba". I conflitti militari crescenti agiscono quindi come acceleratore della crisi, ma non sono la causa della crisi. Anche una - improbabile - fine rapida delle guerre in Ucraina e Iran ridurrebbe quindi al massimo le pressioni inflazionistiche per le ragioni sopra descritte. Oltre all'enorme sovraindebitamento del sistema mondiale, che in realtà ha rappresentato un ritardo nella crisi, la barriera esterna del capitale, che impone limiti duri alla sua costrizione illimitata di sfruttare sotto forma della crisi climatica e della crescente scarsità di risorse, sta diventando sempre più evidente. I sconvolgimenti ecologici stanno influenzando sempre più il processo di riciclaggio; Questo fa inoltre schizzare vertiginosamente i costi degli eventi meteorologici estremi – e gli apparati statali sovra-indebitati sarebbero in realtà responsabili di eliminarli o ridurli.
Inflazione: sono qui per restare
Questo ci porta alle conseguenze drammatiche della crisi nei mercati obbligazionari dei centri - è come se il cemento su cui era costruita la casa di carte finanziaria globale stesse disintegrandosi. Il livello più alto dei tassi di interesse obbligazionari prevarrà inevitabilmente in tutta l'economia, il che può generalmente portare a un rallentamento economico e, in futuro, a una recessione. D'altra parte, esiste semplicemente il rischio di contagio all'interno della sfera finanziaria instabile, che è gonfiato, specialmente negli USA, che assomiglia a una "gigantesca torre Jenga", come ha detto Fortune.[*20] Il livello più alto dei tassi d'interesse probabilmente porterà a deflussi di capitale dai mercati azionari (il boom permanente delle azioni nell'era neoliberale fu dovuto non da ultimo ai bassi tassi di interesse), il che potrebbe portare a un crollo negli Stati Uniti in particolare. La bolla dell'IA, il principale motore economico degli USA, sarà destabilizzata di conseguenza, poiché ora anche i giganti IT rapidamente indebitati dovranno affrontare prestiti molto più costosi. L'aumento dei tassi di interesse minaccia anche le strategie di crisi keynesiane di destra, in cui la spesa pubblica per l'industria degli armamenti sostiene l'economia - non solo in Giappone, ma anche nella RFT.
In sintesi: la crisi dei mercati obbligazionari sta destabilizzando il sistema finanziario mondiale, mentre l'aumento dei tassi di interesse limita ulteriormente la portata della politica statale (e, tra l'altro, questo potrebbe forse anche curare parte della retrogressione post-sinistra del suo infantile fetish per lo Stato - si potrà comunque sognare). Ma il fattore decisivo è il semplice fatto che lo Stato ha sempre agito come l'ultima ancora di salvezza del capitalismo tardivo in tutte le grandi crisi (bolla dot-com, bolla immobiliare, pandemia). E lo fece su scala sempre più ampia: dalla politica a tassi d'interesse zero, ai programmi di stimolo economico da trilioni di dollari, fino all'assurdo capitalismo delle banche centrali nella fase finale della globalizzazione con i suoi giganteschi acquisti di titoli e obbligazioni di stato.[*21] Tutto ciò era possibile solo perché l'inflazione rimaneva bassa. E non sarà mai più così. L'inflazione non scomparirà nell'era ormai pienamente ricorrente della stagflazione: annuncia il finale della crisi sistemica capitalista, la svalutazione del valore. Non nella periferia o nella semi-periferia, come negli ultimi decenni, ma soprattutto nei centri. Ora tocca a noi. Il servizio svolto dalla montagna americana di debito rappresenta ora la voce di bilancio più importante - anche davanti alla spesa militare. In Giappone, il servizio del debito è diventato la seconda voce di bilancio più importante. In Europa, i differenziali dei tassi d'interesse sempre più ampliati stanno alimentando le solite forze centrifughe, che probabilmente minacceranno nuovamente l'eurozona. I mercati obbligazionari dei centri sono sempre più simili a quelli della semi-periferia, i "mercati emergenti", non funzionano più come "rifugi sicuri" in tempi di crisi - proprio perché le dinamiche di crisi stanno ora influenzando pienamente i centri. A gennaio 2026, il titolo statunitense a 10 anni aveva un tasso di interesse del 4,2 percento, ora si dirige verso il 5,5% - che garantisce deflussi di capitale dai mercati azionari. Il corrispondente bond giapponese ha registrato oltre il tre percento alla fine di settembre. Questa è la cifra più alta dal 1996, quando la montagna di debito di Tokyo in relazione alla produzione economica era circa un terzo di quella attuale. Il titolo obbligazionario decennale francese è salito al 4,8 percento, il livello più alto dal 2008, facendo superare il punto di differenza verso il titolo di Stato tedesco, che ha raggiunto anch'esso un nuovo massimo a lungo termine del 3,6 percento. Il fungo europeo è tornato - Merz ha già annunciato dure controversie sul bilancio UE.[*22] Tuttavia, il fattore decisivo è la grave restrizione associata alle opzioni di intervento statale in caso di crisi. È benvenuto pensare in contesti. La bolla dell'IA, che ha assunto dimensioni molto più grandi rispetto a quella IT all'inizio del XXI secolo, inevitabilmente scoppierà a un certo punto (questo boom è guidato dalla speculazione su un nuovo regime di accumulazione tramite investimenti privati assurdi).[*23] E lo Stato è escluso da molte misure di crisi comprovate se non vuole lasciare che le dinamiche inflazionistiche sfuggano completamente al controllo. Tagli ai tassi d'interesse, stampa di moneta tramite il "quantitative easing", questa volta porteranno direttamente alla svalutazione della moneta, alla svalutazione del capitale nella sua forma di equivalente generale di valore. I regimi di austerità nelle fasi di crisi, invece, svalutano il capitale nella sua forma costante e variabile: impianti di produzione e macchinari disutilizzati, salariati superflui. Ci sono solo strade diverse verso la crisi. La critica del valore ha il valore storico di aver decifrato l'enigma del capitale, e ha dato un nome alle sue contraddizioni interne decisive. Alla critica del valore va riconosciuto il merito storico di aver decifrato l’enigma del capitale e di averne individuato le contraddizioni interne decisive. Ciò su cui la critica del valore è destinata a fallire, poiché dipende dalle azioni dei soggetti coinvolti nella gestione della crisi, è l’orizzonte temporale preciso entro il quale la crisi si insinua a ondate nel sistema mondiale. Nel suo libro "Il Collasso della Modernizzazione", scritto nei primi anni '90, Robert Kurz descrisse l'attuale costellazione di crisi in modo chiaroveggente, quasi profeticamente [*24]; ma il suo orizzonte temporale a quel tempo copriva anni, non decenni. È quindi generalmente consigliabile essere cauti con le previsioni concrete di crisi. Tuttavia, se non è tutto ingannevole e se non vengono inventate nuove forme di ritardo della crisi, questa volta la vera e propria svolta socio-economica della crisi sembra davvero probabile. C'è solo il cemento fragile, le fondamenta crepate del sistema finanziario mondiale. Molto probabilmente, si sgretolerà durante il prossimo colpo di crisi.
- Tomasz Konicz [***], Pubblicato il il 17/10/2026 su La newsletter di Tomasz
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6 https://fred.stlouisfed.org/series/IRLTLT01JPM156N
8 https://www.konicz.info/2021/11/16/zurueck-zur-stagflation/
9 https://www.imf.org/en/blogs/articles/2025/09/17/global-debt-remains-above-235-of-world-gdp
10 https://fred.stlouisfed.org/series/WALCL
11 https://jungle.world/artikel/2023/03/fahren-auf-sicht
12 https://fred.stlouisfed.org/series/WALCL
13 https://www.nytimes.com/2026/09/16/business/economy/trump-fed-interest-rates.html
14 https://www.konicz.info/2021/11/16/zurueck-zur-stagflation/
15 https://www.ft.com/content/d660b8f9-7ef9-4b94-9cb4-fa20f7a9f725#comments-anchor
16 https://www.konicz.info/2021/11/16/zurueck-zur-stagflation/
21 https://fred.stlouisfed.org/series/WALCL
23 https://www.thetimes.com/business/companies-markets/article/ai-boom-bubble-wall-street-9g9pxmbv5
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