giovedì 27 agosto 2026

La Terra dei Morti…

La Sinistra Zombie
- Le richieste della sinistra tradizionale si sono esaurite nella nostalgia dello stato sociale e della glorificazione del proletariato; eppure la crisi sta spingendo per cambiamenti di vasta portata. -
di Tomasz Konicz


Sembra quasi di essere in una pièce teatrale assurda. Nei centri capitalistici, la crisi socio-ecologica mondiale del capitale sta entrando nella sua fase manifesta, mentre la sinistra tradizionale si perde in un’ostinata ignoranza di tale crisi e nel populismo. È quasi impressionante vedere per mezzo di quali assurdi contorsioni mentali si riesca ancora a sfuggire all’evidenza di tale crisi. A luglio, l'Europa ha subito un'ondata di caldo storica, con temperature massime giornaliere, che in Germania hanno superato i 40 gradi. La crisi climatica, alimentata dalla compulsione allo sfruttamento da parte del capitale, sta per trasformarsi in una catastrofe climatica. La fine della mania della crescita, nella quale la compulsione a sfruttare si esprime ideologicamente, è semplicemente necessaria per la sopravvivenza.E il nuovo personaggio comico alla guida del Partito di Sinistra, Luigi Pantisano, ha chiesto la creazione di nuove zone balneari gratuite, poiché queste non dovrebbero diventare «un bene di lusso»; ma ciò serve a ben poco se i fiumi hanno ormai pochissima acqua. La collega di Pantisano nella presidenza del partito, l’ex redattrice di *Jacobin* Ines Schwerdtner, nota per le sue posizioni socialdemocratiche, ha comunque invocato, alla luce delle siccità storiche, dei fiumi in via di prosciugamento e delle imminenti crisi alimentari, una migliore protezione dal caldo per essere preparati alla «prossima estate torrida». Sono necessari investimenti nelle infrastrutture, piani di emergenza per il caldo nelle scuole e negli ospedali, nonché una migliore tutela sul lavoro, in cui i «datori di lavoro debbano assumersi le proprie responsabilità». Questi ultimi dovrebbero garantire pause più frequenti e acqua potabile a sufficienza, ha affermato Schwerdtner. Ecco che riemerge dal dimenticatoio della storia la lotta leninista per l’acqua del tè, rivisitata in chiave socialdemocratica: come una satira, messa in scena da quegli snob della classe media con manie proletarie che dettano legge nel partito. Naturalmente tali misure potrebbero essere sensate, ma hanno tutte in comune il fatto di limitarsi a rattoppare le conseguenze della crisi climatica, mentre la causa sistemica, ovvero la necessità di valorizzazione del capitale, viene ostinatamente ignorata.

La cecità della sinistra tradizionale di fronte alla crisi
Qual è la causa della cecità della sinistra tradizionale di fronte alla crisi, una cecità che caratterizza non solo i dibattiti della sinistra sul clima e non solo quelli del Partito di Sinistra, ma anche il crescente ambiente autoritario-leninista? Va menzionato innanzitutto l’opportunismo di crisi, ossia lo sforzo della cricca del Partito di Sinistra di inserirsi nella gestione pubblica o statale delle crisi. A tal fine, è necessario che la teoria radicale della crisi venga ignorata, o emarginata. Infatti, avere una consapevolezza radicale della crisi non ti fa finire né nei talk show né nelle trattative di coalizione. Ridefinire la questione del sistema come se fosse solo questione di distribuzione permette semplicemente di accedere più facilmente a una carriera nel mondo politico. L’opportunismo che spera di trarre profitto dalla tendenza generale alla gestione statale delle crisi, è un populismo ottuso, ormai egemonico. Per dichiararsi rappresentanti degli interessi del cosiddetto «uomo comune», bisogna ascoltare ciò che dice il popolo. È questa la strada perversa del populismo, basato sull'opinione pubblica plasmata dall’industria culturale e dall’identitarismo, ovvero sulla falsa apparenza ideologica della società, invece di combattere questa falsa apparenza attraverso la dura e scomoda realtà della crisi.
Questa ottusità populista, che non riuscirà mai ad agire in opposizione al sistema, mescolandosi con i prodotti ideologici di decomposizione del marxismo tradizionale, genera così una forma particolarmente rozza di critica al capitalismo riduttiva e aperta a destra. La contraddizione interna del capitale, che attraverso il lavoro salariato si priva della propria sostanza, viene completamente ignorata per perdersi invece nella feticizzazione della lotta di classe, nel folklore proletario e in una caccia al tesoro neo-leninista alla ricerca dei «propri interessi». La sinistra tradizionale personifica l’irrazionale relazione capitalistica trasformandola nell’azione di un gruppo di malvagi mondiali, semplificando tutte le crisi come se esse fossero conseguenza degli “interessi” di chissà quali gruppi di potere. Ciò non solo è perfettamente compatibile con la ricerca fascista del capro espiatorio, ma in tempi di crisi alimenta anche l’antisemitismo. A volte si può constatare addirittura un vero e proprio antisemitismo redentore incentrato su Israele, che allucina sul fatto che distruggere lo Stato ebraico sia il presupposto per la sopravvivenza dell’umanità. A parte l'assoluta stupidità di questo ambiente regressivo, che si lamenta della presunta onnipotenza dei “potenti”, proprio mentre la crisi climatica compromette sempre più la valorizzazione del capitale, e i miliardari costruiscono in preda al panico i loro bunker apocalittici, esiste anche un fattore ideologico che, nell'evidente crisi sistemica, favorisce l'autodissoluzione della sinistra tradizionale. Si tratta della falsa immediatezza delle rivendicazioni concrete, derivanti direttamente dalle conseguenze sociali della crisi dinamica: garantire i posti di lavoro, difendere lo Stato sociale, ecc. E proprio questo è illusorio. Non è possibile tornare indietro nel tempo per ritrovarsi nuovamente nel paese delle meraviglie economiche o nell’Unione Sovietica. Per falsa immediatezza si intende quindi la tendenza dei movimenti sociali a rimanere inconsapevolmente ancorati a modelli di pensiero che corrispondono proprio alle condizioni sociali e alle contraddizioni contro cui essi si rivolgono. Questa falsa immediatezza potrebbe essere superata solo attraverso la mediazione tra la pratica e una teoria radicale della crisi.
Nell’opera tardiva «Land of the Dead» (2005) di George A. Romero, il grande maestro del cinema zombie, c’è una scena profetica: i non morti continuano a dedicarsi alle loro occupazioni quotidiane, al loro lavoro. Fingono di essere vivi, senza che le loro attività abbiano più alcun senso. Questa scena è l’immagine perfetta dello stato d’animo attuale della sinistra. La crisi, ammesso che venga percepita, viene vista solo come qualcosa che conferma i vecchi postulati immutati: nostalgia dello Stato sociale, idealizzazione del capitale variabile (il “proletariato” in via di dissoluzione visto come soggetto rivoluzionario), una banale critica ai "pezzi grossi". Così, mentre il capitale, nella sua agonia, distrugge le fondamenta della civiltà, la sinistra zombie si dedica a una politica identitaria lontana dalla realtà, proprio perché nel processo di trasformazione ora in atto è diventata essa stessa inconsistente, conservatrice o addirittura reazionaria. In questo modo, questa sinistra “zombie” si fonde completamente con il movimento ideologico complessivo dei paesi del centro tardo-capitalista. Per paura della perdita di identità – ovvero della perdita di ciò che il capitale ha imposto alle persone attraverso la socializzazione – anche il primo passo verso una lotta emancipatoria per il corso della prossima trasformazione del sistema appare impossibile: dire le cose come stanno. Se il capitale in collasso non verrà superato in modo emancipatorio, l’umanità sprofonderà nella barbarie fascista.

- Tomasz Konicz - Apparso su Jungle World  del 20/8/2026 -

martedì 11 agosto 2026

La “sinistra zombie” gestisce la crisi

Una camera con vista sul lago dell’Apocalisse non deve diventare un bene di lusso!
- di Tomasz Konicz  -

«Non è forse quello, ciò che stiamo facendo? Fingendo di essere vivi?»  da "La terra dei morti viventi" (Land of the Dead) di George A. Romero, 2005

   Sembra quasi una pièce teatrale assurda, quasi fosse stata scritta da Samuel Beckett. La crisi socio-ecologica mondiale del capitale sta entrando in quella che appare nei centri come la sua fase manifesta, e ciò avviene nel mentre che la vecchia sinistra regressiva continua a rimanere ostinatamente ignara della crisi e a perdersi nel populismo. È quasi impressionante vedere quanto assurde contorsioni mentali la sinistra post-nazista tedesca riesca ancora a mettere in atto per sottrarsi all’evidenza di questa crisi. A luglio l’Europa ha subito un’ondata di caldo storica, con temperature in Germania che hanno raggiunto valori esorbitanti superiori ai 40 gradi. La crisi climatica capitalista, alimentata dalla necessità di valorizzazione del capitale, sta per trasformarsi in una catastrofe climatica. Porre fine alla follia capitalista della crescita è semplicemente una questione di sopravvivenza. E quali sono state le richieste di Luigi Pantisano, la nuova figura ridicola alla guida del “Partito di Sinistra” (PDL), in questa evidente crisi climatica? L’istituzione di nuove zone balneari gratuite, affinché queste non diventino “un bene di lusso”. [*1] Le immagini delle regioni europee colpite dagli incendi di quest’anno mostrano i bagnanti che si “rilassano” sulla spiaggia, circondati da fiamme e colonne di fumo. [*2] Sembra che questo riassuma perfettamente la politica climatica del PDL: l’apocalisse climatica deve avvenire in modo socialmente sostenibile. Forse Beckett è troppo nobile per questa situazione, che sembra essere piuttosto uscita da un sketch dei Monty Python.La celebre collega [*3] di Pantisano, Ines Schwerdtner, esponente socialdemocratica di Jacobin, ha invece evocato - in considerazione delle siccità storiche, dei fiumi in via di prosciugamento e delle imminenti crisi alimentari - la necessità di una migliore protezione dal caldo, al fine di essere preparati alla «prossima estate torrida». [*4] Occorrerebbero investimenti nelle infrastrutture, piani di gestione del caldo per scuole e ospedali, nonché una migliore tutela sul lavoro, nella quale i «datori di lavoro dovrebbero assumersi le proprie responsabilità». Questi ultimi dovrebbero garantire più pause, e acqua potabile a sufficienza. Secondo la signora Schwerdtner, i proletari dovrebbero rimanere sempre ben idratati, in modo da poter continuare così a produrre letteralmente quel capitale che è la causa della catastrofe climatica ormai in pieno svolgimento.

      Insomma, ecco che dal dimenticatoio della storia riemerge la lotta leninista – annacquata in chiave socialdemocratica – per l’acqua del tè: quasi fosse una satira realistica post-sinistra, messa in scena da uno di quei snob della classe media con manie proletarie, che dettano legge nel “Partito di Sinistra” – e che farebbero di tutto [*5] pur di non dover andare a lavorare. Per essere chiari: naturalmente simili misure potrebbero avere senso in un contesto ristretto, ma tutte hanno in comune il fatto di limitarsi a rattoppare le conseguenze della crisi climatica, mentre la causa sistemica, ovvero la necessità di valorizzazione del capitale [*6], viene ostinatamente ignorata. A cosa è dovuta questa ormai davvero assurda cecità di fronte alla crisi, da parte della vecchia sinistra, e che colpisce non solo la questione climatica e il “Partito di Sinistra” (PDL),, ma anche e in maniera sempre più crescente la palude leninista autoritaria e tradizionalista, che si sta espandendo nella sua sfera d’influenza? Va menzionato soprattutto l’opportunismo di crisi, ovvero lo sforzo compiuto dalle cerchie del Partito di Sinistra per inserirsi nella gestione pubblica o statale della crisi. A tal fine, è necessario ignorare o marginalizzare la teoria radicale della crisi. È evidente che con tutti quei discorsi radicali sulla crisi non si può partecipare ai negoziati di coalizione o ai talk show. Riformulare la questione sistemica trasformandola in una questione di distribuzione [*7] offre semplicemente nuove opportunità di carriera nel mondo politico. Lo strumento concreto di carriera dell’opportunismo, che spera di trarre vantaggio dalla tendenza generale alla gestione statale delle crisi, è un populismo ottuso, diventato ormai egemonico. Si ascolta attentamente ciò che dice il popolo affinché ci si possa proclamare rappresentanti degli interessi dell'“uomo comune” – cosa che evidenzia anche l'erroneità ideologica del populismo, il quale si orienta secondo l'opinione pubblica plasmata dall'industria culturale e dall'identitarismo, ovvero alla falsa apparenza ideologica della società, anziché mettere a confronto questa falsa apparenza con la dura e scomoda realtà della crisi. Questa ottusità populista, che non potrà mai agire in modo radicalmente oppositivo al sistema, si fonde con i prodotti ideologici della decomposizione del marxismo tradizionale, [*8] dando vita così a una forma particolarmente rozza di critica al capitalismo, ridotta e vicina alla destra. La contraddizione interna del capitale, che tramite il lavoro salariato distrugge la propria sostanza, viene completamente ignorata allo scopo di perdersi nel feticcio della lotta di classe, nel folklore proletario e in una caccia al tesoro neo-leninista guidata dai cosiddetti “interessi”. La personificazione, tipica della vecchia sinistra, che identifica il rapporto capitalistico, feticistico e irrazionale, vedendolo come se venisse impersonato da un gruppo di persone malvagie che minacciano il mondo, e riducendo ogni crisi agli “interessi” di chissà quali gruppi di potere, non solo sono compatibili con la ricerca fascista di un capro espiatorio, ma alimentano anche la sindrome antisemita in questo periodo di crisi. Così si può constatare un vero e proprio antisemitismo di redenzione incentrato su Israele, che allucina l’annientamento dello Stato ebraico per farne una questione di sopravvivenza dell’umanità.Per non parlare della semplice stupidità,[* 9] che rende possibile a questo ambiente regressivo di rincorrere dei “governanti” onnipotenti, nel momento in cui la crisi climatica compromette sempre più la valorizzazione del capitale e i miliardari costruiscono, in preda al panico, i loro bunker apocalittici [* 10]; cosa che diventa così un ulteriore fattore ideologico che favorisce l’autodissoluzione della vecchia sinistra nella crisi sistemica manifesta. Si tratta della falsa immediatezza delle rivendicazioni concrete, che derivano direttamente dalle ricadute sociali delle dinamiche di crisi: garantire i posti di lavoro, difendere lo Stato sociale, ecc. Ed è proprio questo a essere illusorio, alla luce della crisi ormai in pieno svolgimento. Non è possibile tornare indietro nel tempo al "miracolo economico", o all’Unione Sovietica. Per "falsa immediatezza" si intende quindi la tendenza dei movimenti sociali a rimanere inconsapevolmente ancorati a modelli di pensiero che corrispondono proprio alle condizioni sociali e alle contraddizioni contro cui essi si oppongono; cosa che invece potrebbe essere superata solo attraverso la mediazione tra la pratica e una teoria radicale della crisi.

      Nella sua opera tardiva *Land of the Dead* [*11], il grande maestro del genere zombie, George A. Romero, ha creato una scena profetica in cui i non morti continuavano a dedicarsi esteriormente alle loro occupazioni quotidiane, al loro lavoro. Fingere di essere vivi, senza che le loro attività avessero più alcun senso interiore. Questa immagine si adatta perfettamente all’attuale post-sinistra, caratterizzata dal prefascismo. La crisi, ammesso che venga percepita, altro non è che un’etichetta che fa da contorno ai vecchi postulati e riflessi immutati: la brama di potere statale, il feticismo della lotta di classe, la nostalgia dello Stato sociale, la trasfigurazione del capitale variabile («proletariato») in via di dissoluzione in soggetto rivoluzionario, le banali invettive contro i pezzi grossi. Non esiste più alcun riferimento alla realtà della crisi, soprattutto per quel che riguarda la crisi climatica. Mentre il capitale, nella sua agonia, distrugge le fondamenta della civiltà, questa sinistra “zombie” si dedica di fatto a una politica identitaria lontana dalla realtà, e lo fa proprio perché è essa stessa diventata inconsistente, conservatrice, o addirittura reazionaria nel processo di trasformazione che stiamo vivendo. Questi zombie politici di sinistra continueranno a rivendicare l’accesso equo alla spiaggia dell’apocalisse e all’acqua gratuita (questa volta senza tè) fino al collasso climatico: proprio come se fosse dei dischi che continuano saltare. In questo contesto, questa “sinistra zombie” si inserisce perfettamente nel movimento ideologico complessivo dei paesi centrali del tardo capitalismo, i cui abitanti continuano semplicemente a vivere come prima, per evitare di risvegliarsi nel deserto del reale. In definitiva, per paura della perdita di identità – della perdita di ciò a cui il capitale ha ridotto le persone attraverso la socializzazione – sembra impossibile persino il primo passo verso una lotta emancipatoria riguardo la trasformazione del sistema [*12]: dire le cose come stanno. Se il capitale in collasso non verrà superato in maniera emancipatoria, l’umanità sprofonderà nella barbarie. E questo succederà in interazione con dei picchi di crisi sociali ed economiche sempre più violente.
Ciò su cui invece speculano i nostri zombie politici della post-sinistra è trovare un posticino al riparo nella gestione delle crisi. [*13]

- Tomasz Konicz - 11/08/2026 -
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NOTE:

1 https://www.waz.de/politik/article412638598/darf-nicht-zum-luxus-werden-linke-chef-fordert-mehr-kostenlose-badestellen.html

2 https://www.nbcnews.com/news/world/sunbathers-watch-beach-wildfires-burn-french-riviera-n786231

3 https://www.n-tv.de/politik/Linken-Chefin-haelt-Erhoehung-des-Renteneintrittsalters-fuer-moeglich-article25948019.html

4 https://www.stern.de/news/linke-dringt-auf-umfassende-konzepte-zum-hitzeschutz-37620780.html

5 https://www.n-tv.de/politik/Linken-Chefin-haelt-Erhoehung-des-Renteneintrittsalters-fuer-moeglich-article25948019.html

6 https://www.konicz.info/2022/01/14/die-klimakrise-und-die-aeusseren-grenzen-des-kapitals/

7 https://www.konicz.info/2023/09/06/unwort-klimagerechtigkeit/

8 https://www.konicz.info/2024/05/26/die-grosse-regression/

9 https://www.konicz.info/2020/12/09/der-linke-bloedheitskoeffizient/

10 https://www.konicz.info/2018/07/18/der-exodus-der-geldmenschen/

11 https://www.youtube.com/watch?v=9t2UMyZ3piE

12 https://www.konicz.info/2022/10/12/emanzipation-in-der-krise/

13 https://www.tagesschau.de/inland/innenpolitik/pantisano-linke-cdu-100.html