La Sinistra Zombie
- Le richieste della sinistra tradizionale si sono esaurite nella nostalgia dello stato sociale e della glorificazione del proletariato; eppure la crisi sta spingendo per cambiamenti di vasta portata. -
di Tomasz Konicz
Sembra quasi di essere in una pièce teatrale assurda. Nei centri capitalistici, la crisi socio-ecologica mondiale del capitale sta entrando nella sua fase manifesta, mentre la sinistra tradizionale si perde in un’ostinata ignoranza di tale crisi e nel populismo. È quasi impressionante vedere per mezzo di quali assurdi contorsioni mentali si riesca ancora a sfuggire all’evidenza di tale crisi. A luglio, l'Europa ha subito un'ondata di caldo storica, con temperature massime giornaliere, che in Germania hanno superato i 40 gradi. La crisi climatica, alimentata dalla compulsione allo sfruttamento da parte del capitale, sta per trasformarsi in una catastrofe climatica. La fine della mania della crescita, nella quale la compulsione a sfruttare si esprime ideologicamente, è semplicemente necessaria per la sopravvivenza.E il nuovo personaggio comico alla guida del Partito di Sinistra, Luigi Pantisano, ha chiesto la creazione di nuove zone balneari gratuite, poiché queste non dovrebbero diventare «un bene di lusso»; ma ciò serve a ben poco se i fiumi hanno ormai pochissima acqua. La collega di Pantisano nella presidenza del partito, l’ex redattrice di *Jacobin* Ines Schwerdtner, nota per le sue posizioni socialdemocratiche, ha comunque invocato, alla luce delle siccità storiche, dei fiumi in via di prosciugamento e delle imminenti crisi alimentari, una migliore protezione dal caldo per essere preparati alla «prossima estate torrida». Sono necessari investimenti nelle infrastrutture, piani di emergenza per il caldo nelle scuole e negli ospedali, nonché una migliore tutela sul lavoro, in cui i «datori di lavoro debbano assumersi le proprie responsabilità». Questi ultimi dovrebbero garantire pause più frequenti e acqua potabile a sufficienza, ha affermato Schwerdtner. Ecco che riemerge dal dimenticatoio della storia la lotta leninista per l’acqua del tè, rivisitata in chiave socialdemocratica: come una satira, messa in scena da quegli snob della classe media con manie proletarie che dettano legge nel partito. Naturalmente tali misure potrebbero essere sensate, ma hanno tutte in comune il fatto di limitarsi a rattoppare le conseguenze della crisi climatica, mentre la causa sistemica, ovvero la necessità di valorizzazione del capitale, viene ostinatamente ignorata.
La cecità della sinistra tradizionale di fronte alla crisi
Qual è la causa della cecità della sinistra tradizionale di fronte alla crisi, una cecità che caratterizza non solo i dibattiti della sinistra sul clima e non solo quelli del Partito di Sinistra, ma anche il crescente ambiente autoritario-leninista? Va menzionato innanzitutto l’opportunismo di crisi, ossia lo sforzo della cricca del Partito di Sinistra di inserirsi nella gestione pubblica o statale delle crisi. A tal fine, è necessario che la teoria radicale della crisi venga ignorata, o emarginata. Infatti, avere una consapevolezza radicale della crisi non ti fa finire né nei talk show né nelle trattative di coalizione. Ridefinire la questione del sistema come se fosse solo questione di distribuzione permette semplicemente di accedere più facilmente a una carriera nel mondo politico. L’opportunismo che spera di trarre profitto dalla tendenza generale alla gestione statale delle crisi, è un populismo ottuso, ormai egemonico. Per dichiararsi rappresentanti degli interessi del cosiddetto «uomo comune», bisogna ascoltare ciò che dice il popolo. È questa la strada perversa del populismo, basato sull'opinione pubblica plasmata dall’industria culturale e dall’identitarismo, ovvero sulla falsa apparenza ideologica della società, invece di combattere questa falsa apparenza attraverso la dura e scomoda realtà della crisi.
Questa ottusità populista, che non riuscirà mai ad agire in opposizione al sistema, mescolandosi con i prodotti ideologici di decomposizione del marxismo tradizionale, genera così una forma particolarmente rozza di critica al capitalismo riduttiva e aperta a destra. La contraddizione interna del capitale, che attraverso il lavoro salariato si priva della propria sostanza, viene completamente ignorata per perdersi invece nella feticizzazione della lotta di classe, nel folklore proletario e in una caccia al tesoro neo-leninista alla ricerca dei «propri interessi». La sinistra tradizionale personifica l’irrazionale relazione capitalistica trasformandola nell’azione di un gruppo di malvagi mondiali, semplificando tutte le crisi come se esse fossero conseguenza degli “interessi” di chissà quali gruppi di potere. Ciò non solo è perfettamente compatibile con la ricerca fascista del capro espiatorio, ma in tempi di crisi alimenta anche l’antisemitismo. A volte si può constatare addirittura un vero e proprio antisemitismo redentore incentrato su Israele, che allucina sul fatto che distruggere lo Stato ebraico sia il presupposto per la sopravvivenza dell’umanità. A parte l'assoluta stupidità di questo ambiente regressivo, che si lamenta della presunta onnipotenza dei “potenti”, proprio mentre la crisi climatica compromette sempre più la valorizzazione del capitale, e i miliardari costruiscono in preda al panico i loro bunker apocalittici, esiste anche un fattore ideologico che, nell'evidente crisi sistemica, favorisce l'autodissoluzione della sinistra tradizionale. Si tratta della falsa immediatezza delle rivendicazioni concrete, derivanti direttamente dalle conseguenze sociali della crisi dinamica: garantire i posti di lavoro, difendere lo Stato sociale, ecc. E proprio questo è illusorio. Non è possibile tornare indietro nel tempo per ritrovarsi nuovamente nel paese delle meraviglie economiche o nell’Unione Sovietica. Per falsa immediatezza si intende quindi la tendenza dei movimenti sociali a rimanere inconsapevolmente ancorati a modelli di pensiero che corrispondono proprio alle condizioni sociali e alle contraddizioni contro cui essi si rivolgono. Questa falsa immediatezza potrebbe essere superata solo attraverso la mediazione tra la pratica e una teoria radicale della crisi.
Nell’opera tardiva «Land of the Dead» (2005) di George A. Romero, il grande maestro del cinema zombie, c’è una scena profetica: i non morti continuano a dedicarsi alle loro occupazioni quotidiane, al loro lavoro. Fingono di essere vivi, senza che le loro attività abbiano più alcun senso. Questa scena è l’immagine perfetta dello stato d’animo attuale della sinistra. La crisi, ammesso che venga percepita, viene vista solo come qualcosa che conferma i vecchi postulati immutati: nostalgia dello Stato sociale, idealizzazione del capitale variabile (il “proletariato” in via di dissoluzione visto come soggetto rivoluzionario), una banale critica ai "pezzi grossi". Così, mentre il capitale, nella sua agonia, distrugge le fondamenta della civiltà, la sinistra zombie si dedica a una politica identitaria lontana dalla realtà, proprio perché nel processo di trasformazione ora in atto è diventata essa stessa inconsistente, conservatrice o addirittura reazionaria. In questo modo, questa sinistra “zombie” si fonde completamente con il movimento ideologico complessivo dei paesi del centro tardo-capitalista. Per paura della perdita di identità – ovvero della perdita di ciò che il capitale ha imposto alle persone attraverso la socializzazione – anche il primo passo verso una lotta emancipatoria per il corso della prossima trasformazione del sistema appare impossibile: dire le cose come stanno. Se il capitale in collasso non verrà superato in modo emancipatorio, l’umanità sprofonderà nella barbarie fascista.
- Tomasz Konicz - Apparso su Jungle World del 20/8/2026 -
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