giovedì 11 aprile 2013

Appuntamento a Città del Messico

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Antonio Rexach y Fernández de Parga. Un nome impegnativo, sufficientemente lungo e con quel "Rexach" ... così basco. E infatti era nato proprio a Burgos, nel 1900, in seno ad una famiglia ben inserita nella tradizione militare spagnola. E Antonio Rexach, non dirazzò. Divenne aviatore ed anche famoso, uno di quei "temerari sulle loro macchine volanti", un'esibizionista che con le sue avventure aree causò anche diversi incidenti e vari feriti. Poi, nel 1931, con l'avvento della Prima Repubblica - quand'era già comandante, il massimo grado militare - si buttò in politica, con il Partido Republicano Revolucionario, dimostrandosi un veemente oratore, in qualche occasione perfino incendiario. Poi quell'esperienza fallì e Rexach conobbe incarceramento ed esilio. Sebbene non fosse troppo in sintonia con il governo repubblicano, di fronte al sollevamento franchista decise di tornare in Spagna e di combattere con i lealisti, prendendo parte a numerose azioni aeree. Entrato nelle grazie del governo, si diede a frequentare il Ministero della Guerra e convinse il ministro Largo Caballero circa la necessità di comprare nuovi areoplani, offrendosi - date le sue conoscenze - di gestire l'acquisto, in Francia. Venticinque milioni di franchi, fu la somma che gli venne consegnata, a tal proposito. Il comandante partì per Parigi ... e nessuno più lo rivide.
Sapere, però qualcosa si venne a sapere: Rexach si era piazzato a L'Avana, dove aveva aperto un negozio di abbigliamento femminile, dopo esser riuscito a vanificare la denuncia di appropriazione indebita, sollevata dall'ambasciatore spagnolo a Cuba. Poi, era salito agli onori della cronaca, quando si era trovato coinvolto in un'oscura vicenda che si era conclusa con la morte di un agente di polizia. Incarcerato, nel 1940 la Corte Suprema l'aveva assolto dall'accusa di omicidio, accettando la tesi della legittima difesa. Durante la sua prigionia, per ingraziarsi quelli che nel frattempo avevano vinto la guerra civile in Spagna, si era dedicato alla stesura di un libro, "Lo que yo sé de la Guerra Civil", nel quale non risparmiava le critiche - se non peggio - ai responsabili politici della Repubblica; magari gli avrebbero concesso di tornare in patria!

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Ma Antonio Rexach non era un tipo tranquillo, con ogni probabilità, e così successe che nel novembre del 1944, nel corso di un'altra rissa, gli spararono, ferendolo. Non tirava un'aria buona, per lui, a Cuba, così decise di abbandonare l'isola. Passò per la California, dove si sposò e dove mise a frutto la sua perizia di pilota, anche se solo a scopo commerciale: contrabbandando ogni merce possibile con il Messico. E, proprio per questo, alla fine decise di stabilirsi laggiù. Ma a Città del Messico, dove adesso risiedeva, c'erano parecchi rifugiati spagnoli. Anarchici, comunisti, socialisti, poumisti. Ma Rexach non demordeva - era il suo carattere, oltre che il censo  - e manteneva la sua arroganza ed altezzosità. Soprattutto con una persona in particolare: tale Juan Duarte Camacho, anarchico della FAI.

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Le discussioni con "El Duarte" salivano sempre di tono, e l'anarchico non era per niente impressionato dall'aggressività del "comandante". Anche perché c'era un piccolo particolare: aveva riconosciuto Rexach, e sapeva che su di lui pesava un accusa di diserzione e di appropriazione di una grossa somma di denaro. Così, il 29 settembre del 1955, alle due del pomeriggio, nella calle López della capitale messicana, di fronte all'Hotel Toledo, El Duarte mise in atto la vendetta. Ci fu l'ultima discussione, e quando i toni arrivarono al massimo, l'anarchico estrasse la pistola e sparo sei colpi a bruciapelo contro Rexach, che morì immediatamente. L'aviatore rovinò a terra, morto, e il rumore del botto che fece si sentì fino in Spagna. Poi, el Duarte andò a consegnarsi alla polizia e, nella sua confessione, raccontò tutta la storia.
Ancora una volta, un piccolo pezzo del gigantesco puzzle della storia finiva con l'andare al suo posto.

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3 commenti:

Laila Cresta ha detto...

E Rexach per il giornale era un "comunista spagnolo". Bah. Interessantissimo, questo post. Non so quante cose siano più interessanti della storia, e la storia comincia da un minuto fa.

Laila Cresta ha detto...

Non ho capito se il mio commento è partito o no. Comunque, dicevo che il post è interessantissimo, e che non ci sono molte cose più interessanti della storia. E la storia è cominciata (più o meno) coi Sumeri e arriva fino a oggi.

Franco Senia ha detto...

i commenti partono, poi arrivano, oppure fanno degli enormi giri, fino a commentarsi da sé soli. Niente di male, noi abbiamo tempo, e la pazienza - come dice qualcuno - è un privilegio. Per quanto riguarda il giornale, bisogna tener conto del fatto che abbiamo a che fare con un periodico messicano, assai lontano dalle beghe spagnole; e magari il giornalista somiglia ad un personaggio di Taibo, e fa quel che può. Come me, del resto ...