Si chiamano cirnechi dell'Etna, i cani raffigurati nella foto, e pare che siano cani da caccia appartenenti ad una specie molto antica. Talmente antica da ritrovarsi scolpito in una statuetta rinvenuta vicino Siracusa, a Stentinello, sito archeologico di una cultura datata intorno ai quattromila anni prima di cristo. Più tardi, si fa per dire, appare sul retro di una moneta di rame del sesto secolo avanti cristo, che sull'altra faccia porta l'effigie di Adrano, antica divinità sicula il cui tempio si trovava dalle parti di ... Adrano. E, a quanto pare, mille di questi animali erano a guardia del tempio. Qui, pare che accogliessero festosamente tutti i visitatori, aiutando perfino chi aveva problemi fisici a muoversi. Con un'eccezione, però: chi veniva al tempio animato da cattive intenzioni veniva sbranato senza pietà.
Solo un blog (qualunque cosa esso possa voler dire). Niente di più, niente di meno!
mercoledì 22 settembre 2010
martedì 21 settembre 2010
per strada
Alla fine, ce l'ha fatta. Montalbano ha ripreso le sue fattezze: quelle di Ciccio Ingravallo, il commissario del pasticciaccio brutto di Via Merulana, così come lo aveva portato sullo schermo Pietro Germi. La statua l'hanno messa per strada, a Porto Empedocle, e lì se ne sta, appoggiato a un lampione. Lo scultore, Giuseppe Agnello, è lo stesso della statua di Leonardo Sciascia a Racalmuto. Lì, Sciascia cammina, sempre per strada - niente piazze - fumando una sigaretta. Statue, a spasso per la Sicilia. Aspettandone altre!
lunedì 20 settembre 2010
altri e se …
Quella che segue, è una lista di romanzi e racconti sul "what if" a proposito della guerra civile spagnola. La lista è ricostruita a partire dal prezioso materiale presente su sito di Uchronia.
Ovviamente, nessuno di questi libri è mai stato tradotto in italiano.
Alba, Victor. 1936-1976: Historia de la IIª República Española
Title trans.: 1936-1976: History of the Second Spanish Republic
Divergence: 1936 CE
What if: Franco lost the Spanish Civil War.
Published: Planeta 1976.
Original in: Spanish.
Mallorquí, César. "El coleccionista de sellos"
Title trans.: "The Seal Collector"
Divergence: 1936 CE
What if: Franco lost the Spanish Civil War.
Summary: Murder mystery set in Republican Madrid.
Published: In Premio UPC 1995 (ed. [[editor unknown]]), Ediciones B
1996 (844066236X).
Cheinisse, Claude. "Les jeux et les désirs"
Title trans.: "Games and Desires"
Divergence: 1936 CE
What if: De Gaulle convinced Blom to create an armored corp of 100 thousand men.
Summary: France intervenes in the Spanish Civil War and then enters
the Ruhr in response to Germany's invasion of Czechoslovakia.
Published: In Passe temps #1 (1986).
Original in: French.
Juliá, Santos. "¿Qué habría pasado si Indalecio Prieto hubiera
aceptado la presidencia del gobierno en Mayo de 1936?"
Title trans.: "What Would Have Happened if Indalecio Prieto had
Accepted the Presidency of the Government in May 1936?"
Divergence: 1936 CE
Published: In Historia virtual de España (1870-2004): ¿Qué hubiera
pasado si…? (ed. Nigel Townson), q.v.
Original in: Spanish.
Marín Trechera, Rafael. "Baraka"
Divergence: 1936 CE
What if: The Spanish Civil War never happened.
Published: In Ozymandias, Calle de la Costa 1995.
Original in: Spanish.
Torbado, Jésus. En el día de hoy
Divergence: 1936 CE
What if: The Spanish Republic defeated Franco.
Summary: The story of Spain from the end of its Civil War until
invasion by Nazi Germany in 1940. Told from multiple viewpoints,
including Ernest Hemingway, and with many characters living reversed
roles.
Published: Platea 1976, 1998.
Original in: Spanish.
Vizcaino Casas, Fernando. Los Rojos ganaron la guerra
Title trans.: The Reds Won the War
Divergence: 1938 CE
What if: Republican troops won the battle of the Ebro during the
Spanish Civil War.
Summary: The Nationalists collapse and Franco flees to Argentina after
Germany and Italy stop support of the Spanish fascists. A pro-USSR
regime is established in Madrid.
Published: Planeta 1996 (8408019155).
Original in: Spanish.
venerdì 17 settembre 2010
e se …
Tutti sapevano che il mondo stava per cambiare, solo che nessuno sapeva quanto!
Pubblicizzato con questo slogan, nel 2004, veniva dato alle stampe "Anarquìa", scritto a quattro mani da Brad Linaweaver e da Kent Hastings. Una cosiddetta "storia alternativa" della guerra civile spagnola. Il romanzo gira intorno a due presenze inedite, quelle di Hedy Lamarr e di Wernher Von Braun. La personalità esplosiva della Lamarr e i razzi di Von Braun cambieranno in modo inaspettato il corso della storia. Insieme a tutti quegli artisti, letterati, giornalisti, filosofi e attivisti politici che si erano riversati in Spagna a sostenere il proletariato spagnolo, e che popolano le pagine di questo libro. "Incredibile e meraviglioso" è stato definito da Ray Brabdury, ed il romanzo si è aggiudicato diversi premi. Sicuramente, non lo leggeremo mai in italiano!
giovedì 16 settembre 2010
Ci sono più cose …
New York 1920, al 244 di West 70th Street (la strada nella foto) viene trovato il cadavere di Joseph Wlwell, morto nel suo appartamento. L'uomo era molto conosciuto negli ambienti mondani. Campione di Bridge e di Whist, era anche proprietario di una scuderia di cavalli da corsa. Il corpo è stato scoperto dalla sua governante, nel salotto, colpito in fronte, una ferita da arma da fuoco. La polizia ha archiviato la morte come suicidio, anche se la pistola non è stata ritrovata; solamente la fondina. Denaro e gioielli che si trovavano nella casa, non sono stati toccati. Il morto era in una stanza chiusa dal suo interno.
A questa storia vera, S.S. Van Dine si ispirerà, nel 1926, per il primo caso di Philo Vance ( "il più pomposo e inverosimile degli investigatori", secondo la definizione di Raymond Chandler), "The Benson Murder Case". Dal romanzo, nel 1930, verrà anche tratto Un film, con lo stesso titolo, con William Powell, diretto da Frank Tuttle.
mercoledì 15 settembre 2010
Significati
A cercare - su un dizionario, su google - il significato della parola "metafisica", si viene a scoprire che il termine deriverebbe dal titolo di un trattato scritto dal filosofo greco Aristotele, e che avrebbe a che fare con certe questioni il cui livello di astrazione procede oltre (dal greco "metà") quello derivante dalla mera osservazione scientifica.
Ma certo, vien da dire, richiamando alla memoria gli studi di filosofia svolti al liceo! Peccato, però, che quanto riportato dai dizionari, cartacei e non, sia una solenne balla: Aristotele non si sognò mai di intitolare "Metafisica" il suo trattato, e ancor meno si sognava di considerare "al di là delle osservazioni scientifiche", le questioni che esso poneva. Il nome, gli venne dato, nel I secolo dopo Cristo, da un tizio che era lì a curare l'edizione delle opere complete di Aristotele, e, a dirla tutta, scelse quel titolo per una banale mancanza di fantasia, per il semplice motivo che quel capitolo veniva dopo (era oltre, "metà") il trattato che il filosofo greco aveva scritto sulla Fisica.
martedì 14 settembre 2010
Morti & Sepolti
Un disco di ... marce funebri. Come resistere, alla tentazione, e non scaricarlo!? Un capolavoro tetro: raccoglie 19 brani da una cerimonia funebre del Ghana a quella tenutasi alla Vuccirria, a Palermo, passando per il Messico, l'Albania e la Serbia. Poi, un nugolo di Brass Band, ma anche Robert Wyatt e Tom Waits. Molti modi di ... morire. E, di continuare a vivere!
lunedì 13 settembre 2010
Gentilezza
Non si sa se, il nome di "Brigada de la Muerte", gli uomini raffigurati nella foto, se lo fossero dati da sé soli; anche perché Antonio Ortiz (nella cui colonna sarebbero stati inquadrati) non ha mai fatto cenno ad una brigata con quel nome. C'è anche da aggiungere che la loro attività, in quanto brigada, ebbe vita alquanto breve. Solamente l'estate del 1936, da Luglio fino al mese di Ottobre dello stesso anno. Dal momento che la CNT, il 16 Settembre del 1936, ne sancisce la fine, in quanto "contraria allo “spirito rivoluzionario"! Durante quei tre mesi aveva perseguito il suo obiettivo di impiantare il comunismo libertario in Spagna, villaggio per villaggio. Religiosi, falangisti, cattolici, carlisti, proprietari terrieri, e anche contadini che si opponevano alla collettivizzazione, venivano – come dire - tolti di mezzo. Quaranta milziani, tutti della FAI di Barcellona. Al commando, Pasqual Fresquet Llopis. La storiografia, oggi, non trova di meglio che definirli "assassini e incontrollati", insinuando perfino la diagnosi di turbe sessuali a carico di Fresquet, producendo, come argomenti, esami calligrafici, e sottolineando, come prove a carico, il suo amore per la boxe e per le bevute. Oggi, dicono, tutti, che avrebbe dovuto essere più gentile ...
venerdì 10 settembre 2010
Nessun Lieto Fine!
"L'A112 si affaccia in cima al vicolo. La pioggia ha reso la strada sdrucciolevole, l'automobile procede a passo lento. La macchina di scorta non è neanche in vista. E' quasi troppo facile. E' proprio questo l'uomo che ha diretto le squadre speciali antiterrorismo negli ultimi anni?
La macchina di Cattedrale ci supera. Il siciliano ingrana la marcia e accelera di botto. Pochi secondi e l'abbiamo affiancata. Per una decina di metri procediamo grattando le carrozzerie, lamiera contro lamiera. La piccola utilitaria scarta, la donna al volante perde il controllo, una traiettoria lenta, una sbandata lieve e l'auto si arresta contro dei cassonetti.
Senza neanche scendere dalla BMW scarico l'AK47 nell'abitacolo della vetturetta. La donna al volante non mi guarda neppure, muore subito, i colpi che le devastano la testa. Il generale con la faccia da rospo si sporge, colpito a sua volta.
E' un attimo, una frazione di secondo. Mi guarda negli occhi. E in quel lungo istante, prima che la scarica del mitragliatore lo uccida, spero che abbia capito.
"Impara come si fanno le cose", dico al siciliano, che scende dalla macchina e corre davanti all'A112. "Minchia", urla, "che macello". E spara con una piccola Beretta quattro colpi attraverso il parabrezza. Due per il generale, due per la moglie. Tanto per essere certo che l'uomo di Roma sia proprio morto.
Come risale sentiamo altri colpi, e la Giulietta di scorta va a sbattere alle nostre spalle. Il ragazzo con la moto si affianca per un momento. Ha in mano una pistola ancora fumante. Guarda i corpi fatti a pezzi e annuisce. Poi dà gas, scarta, e la moto romba, scomparendo nei vicoli. Non una finestra si è aperta, non una luce si è accesa.
Con il siciliano raggiungiamo il porto. La pioggia continua a cadere senza sosta. La BMW si ferma prima dello sbarramento della dogana.
"Ti abbiamo fatto un favore grosso, romano", dice l'uomo. "Non farti vedere mai più a Palermo, e dì ai tuoi in carcere che abbiamo portato rispetto".
Chiudo lo sportello e la macchina si stacca dal marciapiede. L'uomo brutto al volante mi fa un segno, forse di saluto, e procede verso i suoi quartieri di criminali.
da " La Compagna P38", di Dario Morgante - Newton Compton 2007
giovedì 9 settembre 2010
Colours
Tutti i conflitti tendono a diventare ... binari! Che si svolgano su una scacchiera o sulla scena politica o per le strade di Los Angeles. La mappa mostra le zone del sud di Los Angeles ed il modo in cui le due bande principali, i Bloods ed i Crips, se le sono divise. I colori, curiosamente, sono gli stessi che vengono usati, negli USA, per contrassegnare la spartizione delle contee, e degli stati, fra i rossi (repubblicani) ed i blu (democratici). Facendo uso di pallottole, piuttosto che dei voti, questa parte di Los Angeles appare decisamente più blu che rossa, con i Crips che occupano una grande, e contigua, area nella parte nord della 110 (l'Harbor Freeway). I Bloods controllano il territorio a nord-ovest, sulla mappa, dalle parti della 405 (la San Diego Freeway), a Inglewood. Nel quadrante in basso a destra, dalle parti di Compton, le cose sembrano più paritarie, con un equa suddivisione del territorio fra rossi e blu. La mappa, ad ogni modo, pone alcune domande che rimangono senza risposta. La prima attiene alla densità della popolazione: le grandi aree vuote sono meno "interessanti" di quelle piccole e densamente popolate, dove il commercio - legale ed illegale - può prosperare. La seconda domanda pone il problema di capire come vanno interpretate le aree "bianche". Sono libere dal controllo delle gang? Oppure cambiano "di mano" troppo frequentemente per essere marcate col colore blu o con quello rosso? O, ancora, sono controllate da altre gang che non sono Bloods o Crips? Infine, ci sarebbe da dire qualcosa a proposito delle suddivisioni all'interno di ogni "colore", ed al modo in cui le cosiddette sub-gang si relazionano le une con le altre. Il sito che ha prodotto la mappa, elenca più di 270 diverse e separate gang che operano nella contea di Los Angeles (anche se molte vengono date come "defunte"). A questo punto, vien da chiedersi come un Blood, o un Crip, si relazioni ad un altro membro che fa parte di un'altra sub-gang della stessa famiglia. Concorrenza? Vari gradi di ostilità e inimicizia? Oppure, affiliati che si aiutano fra di loro? Ah, ci sarebbe un'altra domanda: il "centro" di Los Angeles? Da che cosa verrebbe reso "centro"?
mercoledì 8 settembre 2010
A proposito di Wilcock
Dott. Arrigo Ploz
di Juan Rodolfo Wilcock
Tutti conoscono i validi contributi del dott. Arrigo Ploz alla metafisica; non tutti sanno però che il più valido di quei contributi è la sua semplice e pura esistenza. Un giorno il dott. Ploz cominciò a diventare sempre più piccolo finché non si ridusse al nulla. Da allora nessuno lo ha più visto ma è certo che il dott. Ploz non ha smesso di esistere; soltanto che ora, essendo il nulla, nulleggia e null’altro.
Sua moglie, ferita dalla sua mancanza nel suo orgoglio di moglie, fa finta che ci sia e persino parla con llui, cioè con il nulla; i suoi allievi continuano a non studiare sotto la sua guida, e la Rivista di Filosofia continua a pubblicare i suoi articoli, magari su una pagina in bianco. Quel che nessuno sa è dove sia il dott. Ploz, come sia, né che cosa pensi di tutto questo.
Di certo si sa tuttavia che dal suo nulla, nel frattempo, il dott. Ploz ha inventato, o diremmo meglio re-inventato, i numeri naturali, positivi e negativi, quelli frazionari, quelli irreali, quelli immaginari, quelli trasfiniti, quelli infinitesimali, nonché le loro radici e quadrati in quantità sbalorditiva; parimenti, per passare il tempo, l’ha inventato, e con esso lo spazio. Ha inventato buona parte dell’arte moderna, i quadri a tela vuota, gli orifizi di numerose sculture, i libri non scritti, tra cui i due capitoli in bianco del Tristram Shandy di Sterne, e l’intera dottrina filosofica di Martin Heidegger. Mirna la cameriera a ore commenta : «Anvedi il dottore come si da daffare!».
Essendo adesso il suo padrone egli stesso un buco nell’universo, vorrebbe passarci di quando in quando uno straccio per pulirlo, ma dove è? Qualunque cosa si dica di lui è vera, perché non c’è modo di dimostrare che non lo sia. In lui convivono tutte le cose che non esistono, tutti i circoli quadrati, tutte le faine che leggono queste righe, tutti i cigni bianchi che sono neri, tutte le soluzioni del problema nazionale, la storia e la psicanalisi, la religione cattolica e Dio. Quest’ultima ipotesi, che sia diventato Dio, ne farebbe anche l’inventore asserito delle cose che esistono, di tutti noi, di tutto.
(da “Il libro dei mostri, Adelphi, Milano, 1978, pp. 116-117.)
martedì 7 settembre 2010
Bivi nel tempo
Esiste tutta una letteratura di speculazione che, a partire dalla domanda "cosa sarebbe accaduto se ...", mette in scena le possibilità mai realizzate a partire da un avvenimento, o da una concatenazione di fatti, che nella nostra realtà non ha mai avuto luogo. Dal più classico "cosa sarebbe accaduto se Hitler avesse vinto la guerra" ad un più colto "come sarebbe il nostro mondo se Federico II non fosse morto giovane", e così via.
Alla cosiddetta Ucronia e al romanzo ucronico, senza tralasciare il cinema ucronico, ci si può sempre rifare al fine di poter mappare quei punti, nel tessuto della storia, che recano in sé una realtà altra da quella in cui viviamo. Ma se ne possono sempre individuare di nuovi, ed inediti, di simili nodi temporali. Così, l'altra sera, mi è venuto da chiedermi come sarebbe, oggi, la nostra realtà qualora, quel 1° settembre del 1960, anziché Mariuccio Buonavolontà (in arte Mario Riva), fosse morto Michael Nicholas Salvatore Bongiorno (conosciuto come Mike Bongiorno).
lunedì 6 settembre 2010
Alzheimer
Mi pare di ricordare che sia stato Juan Rodolfo Wilcok, nell'introduzione a "La nube Purpurea" di Matthew Shiel, a dire che, con ogni probabilità, le maggiori opere letterarie del '900 giacciono, impubblicate, in qualche cassetto dimenticato. Ecco, fatte le debite differenze, non esito ad affermare che i migliori film degli ultimi dieci anni non sono mai stati doppiati - né mai lo saranno - per il mercato italiano. Ne avevo già avuto sentore qualche mese fa, a proposito di un paio di deliziosi film che svolgevano il tema dei viaggi nel tempo. La certezza mi arriva adesso, netta e precisa, dopo la visione di "De Zak Alzheimer" di Eric Van Looy. Sviluppato su una trama che non sarebbe dispiaciuta a Manchette, e impreziosito dalla recitazione di un Jan Decleir in stato di grazia e che non fa rimpiangere il modello-Lino-Ventura-Jean Gabin cui chiaramente si ispira, il film procede deciso verso ... "la luce". Fra i colori, il rosso dei puntatori laser delle armi e il verde dell'alzheimer che dissolve la memoria e la cancella. Inutili le pillole, a tentare di arginarlo. Bisogna muoversi in fretta, senza farsi vedere, come il poliziotto che odia le BMW, e piscia dentro le serrature! Spostarsi, prima che tutto divenga inutile. Non servono a niente due braccia ancora robuste in grado di spezzare un collo se tutto comincia a colar via, lasciando solo lo sgomento. E il film finisce, e ti lascia con dentro un senso di gratitudine. Grazie, grazie ad Angelo Ledda, grazie a Erik Van Looy, grazie a Jef Geeraerts e grazie, soprattutto, ai sottotitolatori della rete, ché senza di loro di un film recitato fra fiammingo e francese non ci avrei capito davvero molto!
De zaak Alzheimer
Belgio/Paesi Bassi, 2003, colore, 123 min
Regia: Erik Van Looy
Sceneggiatura: Erik Van Looy, Carl Joos basato sul romanzo De Zaak
Alzheimer di Jef Geeraerts
Cast: Koen De Bouw, Jan Decleir, Werner De Smedt, Hilde De
Baerdemaeker, Laurien Van den Broeck, Filip Peeters
giovedì 2 settembre 2010
Distruggere il mondo intero è una faticaccia
Apocalisse. Scuola Umbra anno 1490 circa
Ormai non è lui il più giovane, ansima,
tira fuori una gran tela, borbotta,
mercanteggia a lungo e tenace con il committente,
un avaro carmelitano degli Abruzzi,
priore o superiore generale. Si fa presto inverno,
le nocchie schioccano, la fascina
schiocca nel camino. Lui ansima, mestica,
lascia asciugare la tela, mestica una volta ancora,
scarabocchia impaziente su piccoli cartoncini
le sue figure spettrali che rileva con bianco zinco.
Indugia, strofina qualche colore, spreca
parecchie settimane. Poi un bel giorno, siamo
tra l'altro già al Mercoledì delle Ceneri
o alla Presentazione di Maria Vergine,
ecco che immerge di buonora,
i pennelli nelle tinte bruciate e dipinge:
sarà un quadro cupo. Come si fa
a dipingere la fine del mondo? Gli incendi,
le isole sfollate, i lampi, i crolli
straordinariamente lenti di mura, pinnacoli e torri:
questioni tecniche, problemi di composizione.
Distruggere il mondo intero è una faticaccia.
Particolarmente difficili da dipingere sono i rumori,
il lacerarsi della cortina nel tempio,
il mugghio delle bestie, il tuono. Tutto
infatti deve squarciarsi, essere squarciato,
esclusa la tela. E la scadenza
è fissa: ad ogni costo Ognissanti.
Per quel giorno bisogna che, sullo sfondo, il mare rabbioso
sia verniciato, mille volte, di verdi
luci spumeggianti, trafitto da alberi maestri,
da navi che verticali si fiondano verso i fondali,
e da relitti; mentre fuori, in pieno luglio,
non c'è un cane sulla polverosa piazza.
Il pittore è rimasto solo in città,
disertato da donne, scolari, servitù.
Sembra stanco, chi l'avrebbe mai detto,
stanco da morire. Tutto è color ocra, senz'ombra,
tutto sosta immoto, fisso in una sorta
di malvagia eternità; eccetto il quadro. Il quadro
cresce, si oscura lentamente, si riempie
di ombre blu acciaio, grigioterra, viola cupo,
caput mortuum; si riempie di diavoli, cavalieri,
carneficine; finché la fine del mondo
è felicemente conclusa e il pittore,
rianimato per un breve istante,
follemente allegro come un bambino,
quasi gli avessero condonato la vita,
offre, la sera stessa,
a donne, bimbi, amici e nemici,
tartufi freschi, beccaccine e vino,
mentre fuori la prima pioggia d'autunno scroscia.
da "La Fine del Titanic" di H.M.Enzensberger
mercoledì 1 settembre 2010
Guerra Fredda
New York, 1949. Judith Coplon è pallida ma riesce a mettere insieme un pallido sorriso mentre viene fotografata accanto al suo avvocato, Marshal McCabe, diretta in aula per il patteggiamento. La ragazza di Brooklyn è stata incriminata per spionaggio, insieme a Valentin Gubitchev.
Con voce sottile e spaventata, si è dichiarata innocente ed è stata liberata dietro cauzione, 20.000 dollari. Il suo coimputato Gubitchev, in mancanza dei 100.000 dollari per la cauzione, rimane in galera.
martedì 31 agosto 2010
Non avete capito niente!
Questo manifesto data al Maggio del 1968.
Oggi, qualche anno dopo, si sente dire che il conflitto capitale-lavoro, e operai-padroni, non ha più ragione di esistere. Peccato (per loro) che intanto la lotta di classe, di finire non ha punta intenzione né voglia. In paesi come la Cina e il Sud Africa, la classe operaia riscopre lo sciopero ad oltranza e si accorge che - per la miseria - paga, e paga con aumenti salariali nell'ordine del 10% e, in Cina, addirittura con una legge che stabilisce che il mancato pagamento del salario è un crimine. Forse sarebbe il caso di riscoprirlo anche qui, lo sciopero ad oltranza!
Nell'ottocento, in cui amerebbero ricacciare il lavoro salariato, andava di gran moda.
lunedì 30 agosto 2010
Parresia
"Ecco una recentissima istantanea del nostro inviato speciale in Spagna, Candido Testa in tenuta di comandante del Battaglione della Morte. Lo accompagna Emilio Strapellini, 2° comandante del Battaglione, trentino di Rovereto, ex-segretario della Lega dei diritti dell’Uomo di Parigi, ex-capitano degli alpini che ha al suo attivo una altissima onorificenza antifascista: è stato 54 mesi all’isola di Lipari. Tanto Testa che Strapellini attraverso i volti ilari non smentiscono la tempra d’acciaio dei combattenti de “L’Italia del Popolo”. - Così, sotto il titolo “Sorridenti dinanzi alla morte”, il 27 dicembre 1936 su “L’Italia del Popolo”, giornale degli esuli italiani in Sud America, stampato a Buenos Aires.
L'idea, all'origine, sembra fosse stata di Nicola Menna, un anarchico italiano che era già in Spagna fin dal 1931. Il "Batallón de la Muerte" venne messo in piedi allo scoppio della rivolta militare e vi si arruolarono molti anarchici italiani che si trovavano a Barcellona per assistere alle Olimpiadi Popolari e Operaie del 1936. La sua prima azione fu un completo fallimento. Attaccarono un caposaldo di Huesca, tenuto dalle truppe franchiste, in una tempesta di pallottole. Dopo alcune ore, i pochi superstiti che erano riusciti a riguadagnare i camion tornarono nelle retrovie!
Quel che rimaneva del Battaglione, venne posto agli ordini di tale Candido Testa, un anarchico arrivato fresco fresco dall'Argentina, che godeva dell'appoggio e del sostegno finanziario di Diego Abad de Santillán, dirigente della FAI e consigliere dell’Economia della Generalitat catalana. Testa riorganizzò il battaglione sul modello degli arditi dannunziani.
L'ultima apparizione data al 14 marzo 1937, quando il reparto sfila per le vie di Barcellona, alla presenza del Presidente Lluis Companys. Ben inquadrati, l'uniforme di panno nero e il pugnale alla cintola. Pochi giorni prima il 10 marzo, Libero Battistelli aveva scritto ad un dirigente di Giustizia e Libertà dicendo che diffidava di “Testa, un provato truffatore e del Battaglione della morte che nessuno prende sul serio”.
Nell'aprile, sempre del 1937, sul fronte di Aragona, il Battaglione subì l'ultima disfatta. Lo stato maggiore repubblicano decise di decretarne la fine, affidandone i resti a Francesco Fausto Nitti.
venerdì 27 agosto 2010
Lotta
La SPK (Sozialistiches Patienten Kollektiv) si forma da un gruppo di circa 40 persone della clinica psichiatrica di Heidelberg, seguito dal dottor Wolfgang Huber, il quale era stato radiato dalla clinica stessa a causa delle sue teorie. Huber, interpretava la malattia mentale come uno stato "politico", mettendola in relazione con la società capitalistica. La malattia venne interpretata come premessa e come risultato del processo produttivo capitalistico. Quindi, la malattia andava sviluppata come forma di protesta della vita contro il capitale! Il processo di accumulazione del capitale procede di pari passo con l'alienazione e con la frustrazione, provocate dallo sfruttamento del lavoro umano. Lo sviluppo e la sempre più crescente intensità di tale alienazione si chiama malattia. Il concetto di malattia venne formulato come, al tempo stesso, forma di protesta e forma di inibizione della protesta stessa. Bisogna far sì che l'inibizione scompaia e che la protesta diventi libera e possa esprimersi attraverso forme politiche altre dalla malattia. Questo porterebbe alla necessità di un'auto-organizzazione dei pazienti, anche come forma di resistenza alle cause della malattia.
S.P.K. - Fare della malattia un'arma - (Scaricabile e leggibile qui)
giovedì 26 agosto 2010
luoghi
La concentrazione dei detenuti negli stadi e nelle arene, che tanto scalpore fece ai tempi del golpe di Pinochet in Cile, fu inventata dai franchisti. Fin dal 1936, nelle città che cadevano in mano alle truppe di Franco, si stipava la popolazione nelle arene dove si svolgevano le corride. Ma non solo. Può anche accadere di dormire in posti che sono stati dei veri e propri campi di sterminio, come l'Hotel di San Marcos a Leòn, tanto per fare un esempio! Inoltre, molti conventi e monasteri vennero donati dalla Chiesa per essere convertiti in carceri. Campi di concentramento, carceri, luoghi di detenzione e di lavoro forzato. In ogni città e in ogni provincia, si potevano contare decine e decine di luoghi dove i prigionieri repubblicani venivano rinchiusi. A soffrire, e a morire.
mercoledì 25 agosto 2010
buon natale!
20 Dicembre 1936, Sottoscrizione per il Natale del soldato rosso!
Deve fare un freddo che pela, a giudicare dalle coperte che avvolgono le due ragazze! La guardia, invece, nel suo giaccone di panno, sembra perfettamente a proprio agio. Sorride, indifferente al clima rigido della Madrid invernale, i baffi ben curati, il fucile ad armaspalla, probabilmente è in servizio per tutta la notte. In buona compagnia, sicuramente!
lunedì 23 agosto 2010
Che dire?
La sigla era F.I.S.T., proprio come nel film di Norman Jewison, con Sylvester Stallone! Era il sindacato autotrasportatori della cgil, di cui ho avuto la tessera per pochi mesi, fra il 1977 e il 1978. Non fu solo il fascino del nome, ma un fatto molto concreto, a procurarmi l'unica tessera sindacale della mia vita. Storie di padroni e di operai, e di impiegati, qual ero in quel periodo in una ditta di trasporti industriali. Il lavoro, mi era stato procurato tramite conoscenze. Amicizie comuni, un ispettore del lavoro che mi aveva procurato un "abbocco" col genero del proprietario della ditta. Una ditta solida e prospera, con più sedi in tutt'Italia, da Piombino a Sestri; insomma, nei posti dove girava il lavoro: dalla Magona alle Acciaierie. Molti dipendenti, soprattutto autisti, in attesa di essere trasformati in "padroncini", con relativo acquisto dei camion, via via che si deterioravano e con una bella spada di Damocle fatta di cambiali, a tenerli legati. Le solite cose. Il padrone, un omone che si era "fatto" - guarda tu -durante la guerra. Speculazione e mercato nero. La ditta, a dire il vero, la gestivano i generi delle figlie (solo figlie femmine, aveva avuto!) e lui si faceva vedere non troppo, dati anche i suoi 65 anni che si portava malissimo. Poi, un giorno, un piccolo diverbio. "Mi daresti una mano, a spostare delle gomme" - mi si chiese, gentilmente. "Perché no, ché un po' di movimento non fa troppo male". Solo che non intendevo sporcarmi, e la cosa venne sottolineata con un grosso copertone fatto rotolare con un po' troppa energia verso di me, da quel sessantacinquenne di cui dicevo prima, accompagnato da parole non propriamente gentili. Girare il culo e tornarmene al mio lavoro fu un attimo. Il giorno dopo, sempre gentilmente, il genero mi fece notare come la situazione economica del paese richiedesse un taglio al personale e, nella fattispecie, agli ultimi arrivati, di cui ero parte. Ecco, fu questo fatto concreto - come dicevo prima - che diede luogo all'iscrizione al sindacato, da parte della totalità dei dipendenti (salvo i generi!), e ad un conflitto che si trascinò per dei mesi, con scioperi degli autisti che scoprivano l'esistenza di integrativi al salario ed altri gadget, con i vertici locali del sindacato che facevano i soliti giochetti insieme ai padroni, insomma, con tutto il solito armamentario, compresa anche la proposta fattami, dal genero gentile, di mandarmi lo stipendio a casa, senza che mi disturbassi ad andare a lavorare la mattina. Del resto, se lo potevano permettere. Giuro che ci pensai sopra diverse settimane. Mi trasse d'impaccio l'aver vinto un concorso statale in cui mi si offriva una settimana lavorativa di 36 ore, a meno di metà del salario da privato. Me ne andai, confortato dal fatto che avrei visto molta più luce del sole ogni giorno, e una faccia di merda in meno!
sabato 21 agosto 2010
Riportando tutto, e tutti, a casa ...
La categoria del nemico, sembra che in questo ultimo scorcio di agosto, mentre le mie vacanze volgevano al termine, abbia riguadagnato cittadinanza, per qualche lungo breve attimo. Già, il nemico, nelle sembianze di un vecchio signore che pronunciava parole, assai spesso rese incomprensibili dal condizionamento del dialetto, oltre che dal tempo. Adesso è morto, ma non riesco a riservargli né l'odio né l'onore che - magari - meriterebbe, per ragioni diverse e convergenti. Niente di tutto questo, per il semplice motivo che non è stato il "mio" nemico. Mi spiego! Col nemico - per quanto mi riguarda - bisogna misurarsi con gli occhi, negli occhi, interagire. Senza mediazioni. Il mio nemico era il padrone della ditta di autotrasporti industriali per cui lavoravo. Guglielmo Pampaloni! Il mio nemico era il commissario Fiorolli che mi buttava giù dal letto, alle sei del mattino. Veniva a controllare quanti coperti ci fossero ancora sul tavolo, in cucina, dopo avermi mostrato un foglio ciclostilato. Uno di quei circa ottocento mandati - tanti fossero, mi si diceva - a frugare nelle case delle "persone vicine" a chi aveva sequestrato - mille anni fa - un altro dei "grandi statisti" che questo nostro bel paese continua a produrre a ritmo forsennato. Già, il commissario Fiorolli, sempre preoccupato che non facessi troppo tardi, al lavoro, la mattina. Prima di lui, c'era stato il commissario Fasano. Una volta, me lo ricordo, in Piazza Strozzi, c'era una di quelle ridicole paratelle fasciste. Quattro gatti con otto aste di bandiere, messi lì solo per provocare l'inevitabile anti-fascismo. I quattro gatti fecero finta di abbozzare un tentativo di carica ai danni di qualche passante. Fasano - che era un omone di quasi due metri - ricordo, si scagliò contro i malcapitati nostalgici, afferrando due o tre delle loro bandiere, facendone sì un fascio, e ne fracassò le aste, sbattendole violentemente contro il selciato della piazza. Altri tempi, altri nemici. Oppure forse no. I nemici sono i soliti. Magari siamo noi, che siamo cambiati ...
sabato 7 agosto 2010
venerdì 6 agosto 2010
limiti
«Il movimento operaio del Novecento non è stato schiacciato dalla repressione fascista né corrotto dai transistor e dai frigoriferi, ma si è autodistrutto in quanto forza di cambiamento, poiché esso mirava a conservare la condizione proletaria piuttosto che a superarla […] Il fine del movimento operaio era quello di impadronirsi del vecchio mondo e di gestirlo in modo nuovo: mettere gli improduttivi al lavoro, sviluppare la produzione, instaurare (quantomeno in teoria) la democrazia operaia. Soltanto una piccola minoranza, «anarchica» o «marxista», affermava che una nuova società avrebbe dovuto implicare la distruzione dello Stato, della merce e del lavoro salariato, benché soltanto raramente abbia definito tale distruzione come un processo, rappresentandosela, piuttosto, come un programma da mettere in pratica attraverso la conquista del potere […]»
G.Dauvé, Out of the Future, in Eclipse and Reemergence of the Communist Movement,
giovedì 5 agosto 2010
Interessa a qualcuno?
Malatesta. Un film del 1970, un film tedesco per la televisione, con Eddie Costantine nel ruolo principale, quello di Errico Malatesta. e Peter Hirsche in quello di Carlo Cafiero. Racconta la Londra del 1910, e i suoi moti rivoluzionari. Il capo della polizia, Winston Churchill, riesce a sgominare il gruppo anarchico e a far deportare Malatesta in Italia. Il regista, Peter Lilienthal, è stato uno dei co-fondatori del "Filmverlag der Autoren".
Se qualcuno volesse guardarlo, lo può trovare qui, in tedesco e con sotto-titoli in italiano.
mercoledì 4 agosto 2010
storia
Marconigrammi del 15 Aprile 1912
Guerra di Tripoli. Dispute all'interno della socialdemocrazia. VII Congresso Internazionale della Tubercolosi. Cinesizzazione dei Tibetani. Violazione della legge sullo sciopero a Dortmund. New York. Il D.J. in chiusura a quota - 3,75 punti. Dollaro USA alla Borsa di Berlino n.q. 17 - 3/4. A Londra in contenuto recupero le Lt-oil (+1,3%).
Parigi. L'aerostato Fantasque è stato, secondo una comunicazione degli aeronauti, colto da una tempesta e scagliato in mare.
Berlino. In motivazione al progetto militare vien fatto presente che il trapasso dalla situazione di pace a quella di guerra deve essere facilitato. In che misura la popolazione debba essere mobilitata onde far fronte all'incremento della presenza effettiva è deducibile dalle tavole comparative allegate.
Cercasi persona attiva, anche senza capitale, purché decisa a rendersi indipendente facendosi strada al più presto. Non si richiede alcun tipo di preparazione.
Comunicazioni telegrafiche dei piroscafi. Approdato York a Napoli, Zeiten a Bremerhaven, Konigin Louise ad Anversa, Buloiw ad Aden, Konig Albert a Genova, Prinzess Alice a Colombo, Germanicus alla Avana, Prinz Eitel Friedrich ad Amburgo.
Noi nel tiepido giaciglio nulla ci tange, mentre fuori le creature in terra radicate tremano, allorquando, perfido, il notturno gelo d'Aprile con le sue ferali armi aguzze ogni tenera cellula dei precoci bocciuoli uccide. Di Robert Schwerdtfeger (Monaco).
Berlino. Sarà nominato Governatore del Togo, secondo quanto apprendiamo da attendibili fonti coloniali, il duca Federico di Mecklemburgo. Il Dr. Schnee dovrebbe sostituire il barone von Rechenberg nelle colonie tedesche dell'Africa Orientale.
Teatro. Augsburg (Teatro Comunale) Casta Susanna. Basilea (T. Com.) Pilastri della società. Brema (T. Com.) Sogno di un valzer. Dusseldorf (Filodramm.) Nora. Francoforte (Opera) Vispo Fanciullo. Friburgo (T.Com.) La cioccolataia. Colonia (T.Naz.) Europa ride.
Berlino. In apertura la Borsa si è mantenuta stabile. Molto seguite le notizie da New York e dal mercato del ferro e dei laminati dell'Alta Silesia.
Monaco. Tra la Baviera e il Reich le relazioni politiche sono attualmente corrette.
Parigi. I rappresentanti del Consorzio dei Sei hanno sospeso il prestito mensile accordato al governo cinese.
Wiesbaden. Lo sciopero degli stagnini e degli idraulici si è oggi concluso dopo essersi protratto per quattordici giorni. Ai lavoratori è stato concesso un aumento salariale di e cent. l'ora.
Servizio metereologico dell'Istituto di Scienze Naturali di Francoforte sul Meno. Si è stabilizzata su tutta l'Europa Centrale la zona di alte pressioni che lascia dunque prevedere anche per domani tempo sereno e temperature in lieve aumento.
Deutsche Bank 255.50, Motori Daimler 244.-, Siemens & Halske 241,90, Allg. Elektrizitat 262.-, Hochster Farbw. 575.-
Gote rosee e fresche sfoggeranno d'ora in poi tutti gli anemici, usando regolarmente i dadi da bagno Patermann.
Francoforte. Il consigliere commerciale tedesco a Calcutta attira l'attenzione sugli interessanti sbocchi offerti all'industria automobilistica dal mercato delle Indie Britanniche.
Nuova York. E' stato confermato questa mattina da un comunicato della Reuter che tutti i passeggeri del Titanic hanno trovato rifugio sui battelli di salvataggio in ottimali condizioni del mare.
H.M. Enzensberger - da "La Fine del Titanic" -
martedì 3 agosto 2010
attualità (i giornali di oggi)
La logica cosiddetta “antifascista” tende ad allinearsi, sempre, alle forze più moderate, e ad emarginare - se non a volgersi contro - le componenti più radicali. Questo, alla fine, si risolve in una competizione fra quelli che sono, a tutti gli effetti, due fascismi.
L'unica differenza sta nel fatto che uno appare meno inumano dell'altro. E quello meno inumano mette in guardia dai pericoli di quello più disumano. Da ora in poi - ci dicono - non si può che combattere per un fascismo meno cattivo.
lunedì 2 agosto 2010
contro la democrazia
Nel 1968, dopo un primo sciopero (con occupazione) iniziato il 20 maggio, seguito da una ripresa del lavoro votata a forte maggioranza il 10 giugno, la fabbrica Peugeot di Sochaux era stata di nuovo occupata da una minoranza di scioperanti. Quando la mattina dell’11 i celerini sgomberarono violentemente gli occupanti, le squadre di non scioperanti che arrivavano in macchina per riprendere il lavoro si unirono agli scioperanti contro le forze dell’ordine. Gli scontri causarono due morti fra gli operai. Alcune voci evocarono l’uso di fucili da caccia da parte degli insorti e di alcuni morti fra i poliziotti che le autorità avrebbero tenuto segreti. Vere o false, voci del genere attestano la violenza degli scontri e il modo in cui sono stati vissuti: come un confronto diretto con lo Stato.
Così, dopo aver votato la fine dello sciopero, non solo un gran numero di operai non ritornarono al lavoro, ma si unirono agli estremisti rimasti fino a quel momento isolati: la prima occupazione aveva mobilitato solo un migliaio di persone su oltre 30.000 salariati, di cui 3.000 sindacalizzati. Si può certo far valere la scarsa democrazia delle assemblee manipolate dalla CGT, che si tenevano sotto la pressione dei media e sotto la minaccia di una polizia sempre presente. Ma il fatto di contraddire così massicciamente il proprio voto, e senza essersi riuniti nella buona e dovuta forma per deciderlo, mostra che lo spazio-tempo del voto non è mai primario né decisivo, contrariamente a quanto vorrebbe il principio democratico.
Gilles Dauvé e Karl Nesic - "Contribution à la critique de l'autonomie politique"
venerdì 30 luglio 2010
spettri
Barcellona, 1939, ultimo atto. Una città fantasma, in guerra. Spettrale, l'Hotel Colon, sede del Partido Socialista Unificat de Catalunya. Una nota insolita: in basso, al centro un cartello. I Boy Scout della Catalogna sollecitano l'invio di rifornimenti al fronte!
giovedì 29 luglio 2010
Sotto il sanpietrino, la spiaggia di Gordita Beach!
Il titolo originale "Inherent Vice", quasi intraducibile, allude a quella quota di merce che esce fatalmente danneggiata da ogni trasporto marittimo. Siamo in California e siamo agli inizi degli anni settanta, il protagonista fa di professione l'investigatore privato, e si fregia di un nome come "Larry Sportello" (Doc, per gli amici). Le sue passioni sono il surf e ... le droghe. Da subito, viene contattato da una sua vecchia fiamma, Shasta, che gli rivela l'esistenza di un complotto ai danni del suo nuovo amante, un miliardario che fa il costruttore. Doc non comincia nemmeno le indagini che, zac, viene arrestato. ovviamente, nel frattempo, sia Shasta che il miliardario sono spariti. Fin qui, il più classico degli intrecci, in odore di Raymond Chandler, assai più che di Thomas Pynchon. A complicare un po' più le cose, nel corso della storia, appaiono falsi biglietti da venti dollari con sopra la faccia di Richard Nixon, un'associazione di dentisti assassini denominata "Zanna d'Oro", e altre piccole amenità che costellano le circa 360 pagine del libro. Davvero poche per Pynchon!
Un libro che ha tutta l'aria di essere convenzionale e godibile, talmente tanto da - a quanto pare - essere già stato opzionato per una sua trasposizione cinematografica. Cosa che, riferita al nome dello scrittore, ha quasi dell'incredibile.
Ah, dovrebbe uscire a settembre, per Einaudi, col titolo "vizio di forma"!
mercoledì 28 luglio 2010
propaganda
Magari è solo una foto della cosiddetta "propaganda", prassi comune a quasi tutti gli schieramenti, a prescindere dal rapporto che ciascuno intesse con la "verità". A me piace pensare che questa immagine è talmente cinematografica da non poter essere che ... "vera"!
Il Maestro Armiere regge fra le mani l'otturatore della mitragliatrice, in faccia gli si è disegnata un'espressione estatica, come d'incapacità a riuscire ad esprimere tutto l'orgoglio che merita la sua propria opera. Un'espressione ... femminile! Femminile come le due operaie, le maestranze. Raggianti, sorridono, si guardano con complicità. Le dita scorrono sulla mitragliatrice, la sfiorano, la toccano, quasi ad accarezzarla, cercando di conferirle quel tocco di magia che la possa trasformare nella più letale di tutte le armi repubblicane.
martedì 27 luglio 2010
bambini in guerra 7
Una banda di bambini marcia alla testa di una parata repubblicana, durante la guerra civile spagnola.
Era cosa comune, una volta, vedere i bambini marciare o correre, davanti o a lato di una sfilata, di una processione, di un corteo.
Nessun merito, così come non c'è nessun atteggiamento marziale, nella serietà del gioco. Semplicemente, un sancire, un postulare l'esistenza di un mondo bambino, a parte del mondo adulto. Oggi, meno semplicemente, non più.
lunedì 26 luglio 2010
Stella Kerouac
Stella Kerouac
di Bob Martin
Lei era la terza di dieci figli
e tutti i suoi fratelli dipendevano da lei
Mike e John le riempivano la vita ed il mondo
Era come una seconda madre per i più piccoli soprattutto quando
nei giorni della grande depressione, la madre dovette ricominciare a lavorare.
Stella era una bellezza d'altri tempi
Credo di aver pianto quando le ho parlato
La sua dolcezza era leggenda, come una stella che prende fuoco
E dopo non ci sarà di nuovo una luce brillante come quella
Non ci sarà mai più una luce così brillante
In camera da letto c'erano candele davanti alla vergine e al bambino
Stella fece un altro bricco di caffè e si sedette al tavolo di cucina
E parlò dei giorni andati quando lei e Jack erano giovani
Prima che lui se ne andasse ad ovest, selvaggio e in fuga
Mi disse, "Dio, avresti dovuto vederlo allora
prima dei soldi e del successo
Il suo volto era dolce come quello di Gesù e il suo cuore bruciava
Questa vita era come un incendio e non c'era niente che avresti potuto dire
per trattenerlo in questa piccola città, e provare a farcelo rimanere"
Così lei lo guardò da lontano e seppe da allora
che sarebbe stato sempre così finché non fosse tornato a Lowell.
Stella era una bellezza d'altri tempi
Credo di aver pianto quando le ho parlato
La sua dolcezza era leggenda, come una stella che prende fuoco
E dopo non ci sarà di nuovo una luce brillante come quella
Non ci sarà mai più una luce così brillante
E il sole scese giù, attraverso le veneziane, come zebre sul muro
muovendosi nel tempo attraverso la cucina fino a sbiadire sul muro
Stella cominciò a raccontare di una notte piovosa, un ottobre di tanto tempo fa
Disse che il telefono suonò in un'altra stanza
e lei andò a rispondere, muovendosi lentamente
E c'era Jack, la fuori, dal nulla
E c'era Jack, appeso da venticinque anni su un confine cencioso
di solitudine e paura, che parlava da un telefono a gettoni e la sua voce si affievoliva
mentre le chiedeva cosa sarebbe successo se fosse tornato.
Stella era una bellezza d'altri tempi
Credo di aver pianto quando le ho parlato
La sua dolcezza era leggenda, come una stella che prende fuoco
E dopo non ci sarà di nuovo una luce brillante come quella
Non ci sarà mai più una luce così brillante
venerdì 23 luglio 2010
Difficile da spiegare
Rubate ciò che vi è stato rubato,
prendetevi finalmente quel che è vostro, gridava,
intirizzito, la giacca gli andava stretta,
i suoi capelli guizzavano sotto le gru
e lui gridava: io sono uno di voi,
cosa state ancora ad aspettare? Adesso
è ora, sfondate le barriere,
gettate la gentaglia a mare,
comprese le valige, i cani, i lacchè,
le donne anch'esse e persino i bambini,
con violenza, coi coltelli, con le nude mani!
E mostrava loro il coltello,
mostrava loro la nuda mano.
Ma quelli della terza classe,
emigranti tutti, stavano lì fermi
nell'oscurità, si toglievano tranquillamente
il berretto e restavano ad ascoltarlo.
Ma quando vi deciderete a prendere vendetta,
se non vi muovete subito?
O forse non siete capaci di vedere del sangue
che non sia quello dei vostri figli e il vostro?
E si graffiava il viso
e si feriva le mani
e mostrava loro il suo sangue.
Ma quelli della terza classe
lo ascoltavano e tacevano.
Non perché non parlasse lituano
(non parlava lituano);
non perché fossero ubriachi
(le loro antiquate bottiglie,
avvolte nei panni grossolani,
erano state da tempo scolate);
non perché avessero fame
(avevano anche fame).
Non era per via di tutto ciò. Non era
così facile da spiegare.
Capivano, certo, quel che diceva,
ma non capivano lui ...
Le sue parole non erano le loro.
Erano rosi da paure diverse
dalle sue, e da altre speranze.
Rimasero lì in piedi, pazienti,
con i loro zaini, i loro rosari,
i lor bambini rachitici,
dietro alle barriere, gli fecero largo,
lo ascoltarono, rispettosamente,
e attesero, finché non affondarono.
da " La fine del Titanic" - di H.M.Enzensberger
giovedì 22 luglio 2010
schiavi degli invisibili
'Una morte immediata è il destino della prima mucca che guiderà una rivolta contro la mungitura' disse fra sé il professor Peder Bjornsen. Era una prospettiva nuova, e molto sgradevole, nata da fatti spaventosi. Bjornsen si passò le lunghe dita sottili tra i capelli precocemente incanutiti e guardò dalla finestra dello studio, affacciato al terzo piano sopra il traffico intenso dell'Hòtorget di Stoccolma. Ma i suoi occhi non vedevano il traffico. 'E c'è uno scacciamosche che aspetta la prima ape decisa a protestare contro il furto del miele' aggiunse".
Eric Frank Russell - Sinister Barrier - 1939
mercoledì 21 luglio 2010
notti
No, non si tratta del film dei fratelli Marx, del 1935, "una notte all'opera"! A guardar bene, la scritta in fondo al manifesto parla di un'associazione di "Amici dell'Unione Sovietica". E, a togliere i dubbi residui, ci pensa quella precisazione, "Parlato in Spagnolo", scritta a caratteri cubitali alla sinistra del titolo sul manifesto; che poi dovrebbe essere quello vero. "L'ultima notte". Pur cercando, non mi è riuscito di trovare nessuna traccia e nessun riferimento a trama e produzione. I madrileni, però, stanno facendo la fila, pur di andarlo a vedere! Il luogo dovrebbe essere il Cinema Capitol, e il tempo quello di Madrid assediata. Chissà se era un buon film!?!
martedì 20 luglio 2010
Interessi Bancari
L'esproprio di tutto l'oro della Banca di Spagna, era stato progettato per il 1°-2 ottobre 1936 da Durruti, Garcia Olivier e De Santillan, con l'appoggio dei tremila uomini della colonna "Tierra y Libertad"!
In pratica, era un progetto di colpo di stato, le cui conseguenze erano assolutamente incalcolabili. L'operazione avrebbe dovuto servire a procurare un moderno equipaggiamento alle colonne anarchiche e a potenziare le collettivizzazioni già in atto.
Il giorno stabilito, i tre organizzatori si ritrovarono a Madrid (Durruti era arrivato segretamente, a bordo di un aereo pilotato da André Malraux, il quale non conosceva le ragioni del viaggio). Gli uomini della "Tierra y Libertad" erano collocati ai posti stabiliti e il sindacato dei ferrovieri della CNT aveva approntato un treno speciale, per il trasporto di "materiale di guerra" a Barcellona.
Solo che, al momento di agire, Santillan comincia ad esitare, adducendo ragioni politiche. Conseguentemente ai suoi scrupoli, del piano - conosciuto fino ad allora da 5-6 persone - viene informato il Comitato Nazionale della CNT. Scoppia un casino. Di fronte alla possibilità dello scoppio di un conflitto, dentro il conflitto, l'operazione viene vanificata. Due settimane dopo, il grosso delle riserve auree viene trasportato a Cartagena e, da lì, su una nave per Odessa.
lunedì 19 luglio 2010
Salari, prezzi, profitti
In alcune fabbriche dell'industria tessile, si confezionarono dei foulard in seta, rossi e neri, con l'impressione di un testo antifascista. Essi furono posti in vendita. Come avete calcolato il prezzo? Come avete stabilito il margine del profitto? Chiese un giornalista straniero e marxista. "Non conosco nulla del margine di profitto, rispose l'operaio a cui furono poste queste domande. Abbiamo cercato nei libri il prezzo della materia prima, calcolato le spese correnti, aggiunto un supplemento in vista dei fondi di riserva, aggiunto l'ammontare dei salari, aggiunto un supplemento del 10% per il Comitato delle milizie antifasciste ed il prezzo fu stabilito".
da " Le collettivizzazioni in Spagna "(Aprile 1937) - Augustin Souchy
venerdì 16 luglio 2010
come in un film …
Los Angeles, 1944. E' calmo, quasi indifferente, Charlie Chaplin, mentre il vice-sceriffo George Rossini gli prende le impronte digitali. Alle sue spalle, l'avvocato Jerry Giesler. Ha accompagnato il suo assistito che ha deciso di arrendersi alle autorità. Le accuse variano dalla cospirazione alla violazione del famigerato "Mann Act", il quale, dietro la pretesa volontà di punire la "riduzione in schiavitù dei bianchi", serve a censurare un non meglio definito "comportamento immorale". Quest'ultima accusa, coinvolgeva, in quanto parte lesa, l'attrice Joan Barry, che aveva già perseguito Chaplin un anno prima, per un riconoscimento di paternità. La donna verrà internata nel 1953, dopo esser stata trovata a camminare per strada, a piedi nudi, con in mano un paio di scarpine da neonato, che continuava a ripetere "This is magic".
giovedì 15 luglio 2010
bambini in guerra 6
Avenida del quince y medio (Viale del quindici e mezzo). Così veniva chiamato il tratto della Gran Via madrilena in cui si trovava la Telefonica, riferendosi al calibro delle granate che continuarono a bombardarla per tutta la durata della guerra civile. E sono i frammenti di una granata quelli che i due "scugnizzi" cercano di recuperare, le mani a rovistare nella buca, per guadagnarsi qualche spicciolo. Coraggio o incoscienza che sia, gli adulti si mantengono a rispettosa e prudente distanza.
mercoledì 14 luglio 2010
BiblioBus
Le Biblioteche di Guerra vennero create da subito, non appena si formò la prima colonna diretta a Saragozza. Erano piccole biblioteche ambulanti che facevano arrivare libri e giornali fino nelle trincee.
Cervantes e Lope de Vega, Machado e Garcia Lorca. Jordi ne guidava una. I volumi,incluso un Canzoniere popolare, erano tutti stampati, da Jordi e dal padre, nella loro libreria. Venivano distribuiti gratis: erano il loro contributo alla lotta.
Caricava il furgone di libri, riviste, periodici e lettere dei familiari dei miliziani e si dirigeva al fronte, fino alla linea di fuoco, oppure fino agli ospedali di campo. Più di 700 viaggi, da Barcellona!
Il furgone, inoltre, montava una cassa rettangolare, con un coperchio sopra che fungeva da scrivania. Serviva per scrivere le lettere che i miliziani analfabeti gli dettavano.
Jordi, ad ogni viaggio, partiva entusiasta, pensando che andava a salutare i compagni e ad offrire i propri libri. A volte, c'era il dolore di dover leggere per un soldato accecato dalle schegge, o moribondo.
Prima di ripartire per Barcellona, da cui poi tornava con più libri, si divideva, al Fronte, pane vino e fatica. E canzoni. Si cantava "No se rinde un gallo rojo", "Anda,jaleo,jaleo", "Sin pan", "Los hijos del pueblo","El puente de los franceses"," "La plaza de mi pueblo", e quelle preferite da tutti: "A las barricadas", "Ay,Carmela" e "Si me quieres escribir". Ma anche l'Internazionale e l'inno catalano, "Els Segadors". Jordi cantava con una voce da baritono, che tanto piaceva ai compagni, e alle compagne.
La Biblioteca del Fronte della Catalogna e i librai della Milizia della Cultura, come Jordi, portavano e davano ciò che di più prezioso avevano: i loro libri
martedì 13 luglio 2010
Madrid, qué bien resistes
1939. L'ultimo atto di un copione che era già stato scritto, da qualche tempo. La Catalogna è oramai occupata dai franchisti, Barcellona è stata espugnata. Nessuna resistenza, niente. Il governo repubblicano e i "notabili" delle organizzazioni politiche e sindacali hanno già riparato all'estero, al sicuro. Tutto sembra oramai irrimediabilmente perduto, le giornate del luglio 1936 sono lontane, mille anni.
Però, c'è un però!
Centinaia di migliaia di combattenti resistono ancora. Asserragliati fra Madrid e Valencia. Fra loro, Cipriano Mera, generale di fatto, comandante del sesto corpo di armata. Aveva già proposto a Negrin di rompere tutti i fronti e di passare alla guerriglia. In risposta, c'era stato il silenzio. Forse era una cosa che avrebbero dovuto fare prima. Come le altre riportate dal programma enunciato da Besnard, segretario generale dell'A.I.T.:
1) Una rivolta in Marocco, accompagnata dal riconoscimento pubblico di Largo Caballero.
2) Un tentativo di rivolta in Portogallo
3) Un tentativo di espropriazione dell'oro della Banca di Spagna.
Non si fa la storia con gli " e se ...", ma siamo nel 1939 e l'oro spagnolo è stato da tempo trasferito a Odessa, per finire nelle casseforti sovietiche, ed è dal giugno 1938 che dalla Russia non arriva più niente, nemmeno quegli schioppi senza otturatore che, con brioso senso dell'umorismo, Stalin era solito inviare. Siamo nel 1939, e la politica di non-aggressione fra Unione Sovietica e Germania è un fatto compiuto. La Spagna non vale tanto, non ha mai valso tanto.
Mera sceglierà di sostenere la giunta di Casado, quando questi si illuderà di riuscire a negoziare una pace dignitosa, per salvare il salvabile. Sosterrà la giunta, fino all'ultimo, e per farlo spazzerà via il tentativo stalinista di riprendere il controllo dell'esercito che Negrin aveva loro consegnato col prezzo, anche, delle giornate del maggio 1937, a Barcellona.
In un certo senso, Cipriano Mera chiuderà, a Madrid, il conto apertosi a Barcellona. E qualcuno, alla fine, pagherà.
lunedì 12 luglio 2010
Li odio, i nazisti del ... Missouri!
St.Louis, 1978. Quarantadue nazisti, a bordo di un camion, il braccio ben teso, attraversano un quartiere della città inneggiando al "potere bianco". Una salva di fischi e una grandinata di palle di neve, li accompagna lungo il cammino. Per la verità, la loro intenzione era quella di marciare per le vie del sobborgo abitato da bianchi, e di tenere un comizio, alla fine. Ma l'accoglienza, riservata loro da una folla di spettatori superiore al previsto, li ha convinti a non farne di niente, e a rimanere sul camion.
giovedì 8 luglio 2010
stranezze
New York, 1930. Nel Museo del Crimine dell'Accademia di Polizia di New York, istituito da Grover Whalen, vengono conservate tutte quelle prove che hanno a che fare con casi di omicidio ed, inoltre, ogni sorta di arma usata da gangsters ed assassini. Come la strabiliante arma del cosiddetto "Assassino del Ferro di Cavallo", che si vede nella foto! L'arma consiste di una mazza di baseball cui sono stati fissati due ferri di cavallo. L'idea dell'omicida era quella di spaccare il cranio della vittima, facendo credere alla polizia che il poveretto fosse stato calciato a morte da un cavallo.
mercoledì 7 luglio 2010
Chorizo!
Il giornalista americano, un tale B.William, deve scrivere un pezzo sui bombardamenti franchisti sopra la città di Barcellona - è la primavera del 1938. E, pertanto, si fa fotografare insieme ad un gruppo di "bombardati". Quattro donne e due uomini. Il quadretto è decisamente insolito, per essere dei ... sinistrati! Nessuna espressione amareggiata. Anzi, una certa gioia. Una delle donne mostra al fotografo, con orgoglio, una collana di salsicce che non si capisce bene da dove sia venuta fuori. E perché. Un regalo per il giornalista americano? Oppure, assai più probabilmente, la donna sta dicendo all'americano: "Guarda, mister! Questo è tutto quello che siamo riusciti a salvare!"
martedì 6 luglio 2010
gatti in guerra
... la terra, il pane e ..., recita la scritta sullo striscione. Il bambino, in posa plastica, cosa starà mai facendo? O meglio, cosa si appresta a fare? Cantare, recitare, forse ha preparato un discorso che, di lì a subito, si appresta a tenere. Certo, quella patacca di unto sulla gamba destra dei calzoni ... Se se ne accorge la madre, le viene senz'altro uno sturbo. A lei, che lo ha così bene agghindato e pettinato. Gli ha anche annodato quel foulard, intorno al collo, a mo' di cravatta ...
Non è ancora scoppiata la guerra, è il tre aprile del 1936, a Madrid e sembra fare abbastanza caldo
lunedì 5 luglio 2010
via durruti (in che senso?)
E' il primo luglio del 1937, quando, in una Barcellona ancora nel bel mezzo della guerra civile, e subito dopo gli eventi del maggio di quello stesso anno che hanno aperto un solco insanabile all'interno del fronte delle forze antifasciste; dicevo, è il primo luglio quando si decide di rendere un tributo pubblico a Buenaventura Durruti, morto il 20 novembre del 1936.
La Via Laietana (oggi si chiama ancora di nuovo così), una delle strade principali della città, viene ribattezzata ufficialmente col nome di "Via Durruti". L'evento - che avrebbe già dovuto compiersi il 27 giugno e che era stato rinviato a causa del maltempo - è organizzato dal Consiglio dei lavori pubblici del Comune col sostegno del Sindacato Unico della CNT di Barcellona. Viene scoperta una lapide allegorica, realizzata in marmo, opera dello scultore Enric Boleda, che viene collocata di fronte alla "Casa CNT-FAI".
A seguire, i discorsi commemorativi. Muñoz, consigliere comunale di Barcellona, Severino Campos, a nome della Federazione Anarchica Iberica, Josep Xena Torrent, rappresentante locale della CNT, Joan Garcia Oliver, del Comitato Regionale della Catalogna della CNT, Frederica Montseny Mañé, per il Comitato Nazionale Confederale.
E, a grande richiesta di pubblico, Ricard Sanz, il quale non avrebbe voluto salire sul palco, a causa della sua posizione di Comandante della Ventiseiesima Divisione.
La cerimonia si svolge nella più completa normalità!
venerdì 2 luglio 2010
Il ragazzo più felice
New Tork, 26 maggio 1956. "Brawny" (muscoloso) Gene Fullmer, insieme alla moglie Dolores, davanti all'Imperial Theater di Broadway. Il cartellone annuncia: "Il ragazzo più felice"!
Una cornice decisamente appropriata per Fullmer che la sera prima ha sconfitto ai punti, dopo dieci incredibili round, il francese Charles Humez. I Fullmer stanno per lasciare New York, diretti alla loro casa di West Jordan, Utah. Torneranno, perché dopo la vittoria su Humez, Fullmer è diventato il candidato numero uno a sfidare Sugar Ray Robinson, per la corona dei pesi medi. Addirittura, Fullmer sostiene che un suo amico milionario sarebbe disposto a sottoscrivere per Robinson una garanzia di un milione di dollari, pur di attirare il campione sul ring!
L'incontro si svolgerà il 2 gennaio del 1957, e sarà vinto, ai punti, dal saldatore e mormone dello Utah. Il titolo, lo conserverà solo fino al primo maggio dello stesso anno, quando, sempre contro Robinson, andrà al tappeto al 5° round.
giovedì 1 luglio 2010
Sbattendo la porta
Chicago, 1934. La Banca di Stato ha un nome classico, AETNA, come un vulcano, e si trova ad un isolato e mezzo dal luogo dove venne ucciso John Dillinger, all'uscita del cinema.
La banca è stata appena assaltata da sei uomini mascherati che l'hanno ripulita di 18.500 dollari, tutti in contanti. I rapinatori, tutti mascherati, non sono stati identificati, ma per l'audacia del colpo e
per la figura di quello che appariva essere il capo, si sospetta che si tratti della banda di "Baby Face" Nelson, già ricercato come appartenente alla banda di Dillinger.
La foto mostra il poliziotto della banca, Robert Caim, che fa vedere come i rapinatori, uscendo velocemente, abbiano "sbattuto" un po' troppo violentemente la porta a vetri!