giovedì 15 dicembre 2022

Al capezzale del Capitale

La politica monetaria è sull'orlo della bancarotta?
- Una sintesi delle contraddizioni della politica di crisi borghese, vista nell'attuale fase di stagflazione (Prima parte di una serie sull'attuale scoppio della crisi) -
di Tomasz Konicz

Possiamo dire di avere ancora dei soldi? Ovvero, detto in altri termini: Riuscirà finalmente la politica a tenere sotto controllo l'inflazione? All'inizio di novembre, dopo molti mesi di inflazione in costante aumento, il New York Times aveva percepito un barlume di speranza per la politica monetaria [*1]. Secondo gli ultimi dati, l'inflazione negli Stati Uniti si è ora  leggermente moderata, il che è «una notizia gradita tanto alla Federal Reserve quanto alla Casa Bianca». Secondo i dati, l'inflazione ha rallentato, dall'8,2% di settembre al 7,7% dello scorso ottobre; le previsioni parlavano del 7,9%. Anche l'«inflazione di base», che esclude gli aumenti dei prezzi dell'energia e dei generi alimentari, ha subito un rallentamento, passando in quello stesso periodo dal 6,6 al 6,3%. Aumentare i tassi di interesse da parte della Federal Reserve statunitense, che quest'anno ha portato il tasso di riferimento dallo 0,25% al 4%, sembra perciò avere avuto un effetto [*2]. E in termini monetari, il punto finale non è stato ovviamente ancora raggiunto. I banchieri centrali della Fed, hanno dichiarato che i tassi di riferimento dovranno essere portati a un livello compreso tra il 4,75 e il 5,25%, per poter riportare finalmente l'inflazione sotto controllo [*3] Nel rapido aumento dei tassi - il più rapido dalla lotta contro la stagflazione nei primi anni '80 [*4] - non è prevista alcuna «pausa», hanno dichiarato i funzionari della Fed ai media statunitensi [*5]. Ciò sembra rivedere quella che è stata la tendenza di lungo periodo alla riduzione dei tassi di interesse iniziata negli anni '80 [*6], con la quale la politica monetaria doveva stimolare e stabilizzare l'economia e la sfera finanziaria.
L'ultima volta che il tasso di riferimento della Fed ha superato il 5% è stato nel 2008, all'apice della bolla immobiliare negli Stati Uniti e nell'UE. In seguito ha poi prevalso una politica di tassi di interesse che di fatto è stata pari a zero, attuata come parte della risposta alla crisi dopo lo scoppio della bolla. I tentativi di aumentare il tasso di riferimento (a oltre il 2%, nel 2019) dopo lo scoppio della pandemia (2020) sono stati abbandonati. Oltre ai rapidi aumenti del tasso di riferimento, dovrebbe essere la «stretta monetaria» della Fed, a contribuire a riportare negli Stati Uniti l'inflazione sotto controllo. Ricordiamo che dopo i principali episodi di crisi del XXI secolo, il sistema finanziario globale ha dovuto essere stabilizzato  attraverso il famigerato quantitative easing, a partire dal quale le banche centrali hanno effettivamente stampato denaro acquistando titoli di Stato e obbligazioni sui mercati finanziari, per poter così fornire loro una liquidità aggiuntiva. La liquidità che è stata generata dagli acquisti sul mercato finanziario, ha provocato un aumento dei prezzi nella sfera finanziaria. La portata che hanno avuto queste iniezioni di liquidità - che nell'ultimo decennio hanno contribuito in modo significativo alla temporanea stabilizzazione del sistema finanziario globale intrappolato in una bolla di liquidità - è facilmente visibile nei totali dei bilanci delle banche centrali.

Breve storia del «capitalismo delle banche centrali»
L'inizio del «capitalismo delle banche centrali» [*7], è stato segnato dallo scoppio della bolla immobiliare, avvenuto negli Stati Uniti e in Europa nel 2008 [*8], allorché il sistema finanziario globale è stato inondato di titoli garantiti da dei mutui spazzatura, e che - dopo il fallimento della Lehman Brothers - è entrato in uno stato di crisi che ha minacciato l'intero sistema globale. Che fare? Per necessità, a partire dal febbraio del 2009 la Fed ha iniziato ad acquistare dal mercato finanziario tutta questa spazzatura, in modo da poter poi ricominciare a concedere prestiti nella sfera finanziaria «congelata». A metà 2010, la Fed aveva già «stampato», e immesso nella sfera finanziaria, più di 1000 miliardi di dollari per acquistare questi «titoli garantiti da ipoteca» (Mortgage Backed Securities – MBS), cui, quando si era all'apice della bolla immobiliare erano stati aggregati ipoteche che avevano un diverso rating creditizio. E questa reazione quasi spontanea alla crisi, simile alla politica dei tassi d'interesse zero, si è consolidata come una nuova linea guida politica, quasi una nuova costante politica, nella quale vediamo le banche centrali che detengono quantità sempre maggiori di «titoli» nei loro bilanci [*9]. Gli MBS - nonostante i numerosi tentativi di liberarsene - non sono mai scomparsi dal bilancio della Fed . Nel lungo periodo, il valore nominale di queste cartolarizzazioni di mutui ipotecari è addirittura aumentato, passando da circa 1.100 miliardi nel 2010 a oltre 1.700 miliardi nel 2016 e a 2.700 miliardi nella primavera del 2022. I tentativi di ridurre gli MBS presenti nel bilancio della Fed, hanno destabilizzato i mercati finanziari, al punto da dover essere abbandonati, o quanto meno - con lo scoppio della pandemia - sono stati interrotti a causa della crisi. Le banche centrali sono così diventate di fatto prigioniere della bolla di liquidità [*10] che esse stesse hanno creato in reazione allo scoppio della crisi del 2007/2008. L'imminente collasso del sistema finanziario globale, sulla scia del crollo immobiliare (fallimento di Lehman Brothers nel 2008 e conseguente «congelamento» dei mercati finanziari globali), avrebbe potuto quindi essere evitato solo al prezzo di una nuova ulteriore formazione di bolle, in ultima analisi attraverso un trasferimento di bolle, dalla bolla immobiliare alla bolla della liquidità. Così facendo, la politica monetaria, che ha sostenuto il mercato immobiliare attraverso l'acquisto di MBS, è diventata anche il pilastro centrale dell'economia, dal momento che gli immobili sono un importante fattore economico. Gli eccessi speculativi nella sfera finanziaria, fungono pertanto da motore ciclico per l'economia reale, se si considera che, ad esempio, la bolla immobiliare negli Stati Uniti e nell'UE è stata accompagnata da un'economia forte, finanziata in ultima analisi dal credito nel settore delle costruzioni. In Spagna, al culmine della febbre speculativa, si è verificata una vera e propria carenza di manodopera, che ha offerto a centinaia di migliaia di lavoratori immigrati dalla Bulgaria e dalla Romania delle opportunità di guadagno nel settore edile spagnolo. Per contro, dopo lo scoppio di queste bolle, la disoccupazione nella Penisola Iberica ha superato il 20% [*11]. Questo legame tra la politica monetaria espansiva delle banche centrali e le dinamiche cicliche dell'economia reale, diventa ancora più chiaro nel quadro della grande bolla di liquidità [*12], che ora ha sostituito la febbre immobiliare transatlantica. Gli acquisti di titoli garantiti da ipoteca da parte delle banche centrali, sono stati rapidamente superati dai programmi di acquisto di titoli di Stato. A partire dal 2010, la Federal Reserve ha iniziato ad acquistare massicciamente i «Treasuries» del governo statunitense, consentendo così alla sfera finanziaria di decollare nuovamente in modo speculativo [*13] e a Washington di attuare gli stimoli economici e i tagli fiscali dell'ultimo decennio. I numeri parlano chiaro [*14]: nel 2007, poco prima del crollo della bonanza immobiliare, la Fed deteneva circa 700 miliardi di dollari di titoli di Stato; nel 2012 ne deteneva più di 1,200mila miliardi e nel 2016 quasi 2,500mila miliardi. (La situazione è simile anche nell'Eurozona, dove gli acquisti di titoli di Stato da parte della BCE sono stati oggetto di controversie politiche tra la RFT e la periferia meridionale)[*15]. E questa montagna di debito pubblico costituisce quello che la politica monetaria statunitense ha voluto ridurre lentamente a partire dal 2018, in modo che nel 2019 i Treasury nel bilancio della Fed ammontassero «solo» a poco più di 2.000 miliardi di dollari. Poi è arrivata la pandemia, che ha nuovamente creato scompiglio nel settore finanziario globale - già gonfiato dalle iniezioni di liquidità e destabilizzato dalla stretta monetaria iniziata nel 2018 - e ha provocato un blocco dell'economia mondiale dovuto al parziale congelamento delle catene di approvvigionamento globali. La politica monetaria non ha avuto altra scelta che quella di portare all'estremo la stampa di moneta: a metà del 2022, nel bilancio della Fed erano presenti 5.700 miliardi di dollari di debito pubblico statunitense. Nel contempo, gli MBS sono stati nuovamente acquistati in misura crescente, tanto che il loro volume è quasi raddoppiato, passando da 1.400 miliardi, alla fine del 2019, agli oltre 2,7mila miliardi della metà del 2022. Proprio l'espandersi della stampa di moneta, ha generato sia una domanda governativa (Treasuries) sia una domanda privata (MBS), stimolando così tanto l'economia quanto la sfera finanziaria. A metà del 2022, il bilancio della Fed era cresciuto fino a un totale di novemila miliardi di dollari (principalmente titoli di Stato e titoli garantiti da ipoteca) [*16]. Le «iniezioni di liquidità» che hanno contribuito a trasformare la Fed in una sorta di discarica per il sistema finanziario globale, hanno dato impulso all'economia. E hanno temporaneamente stabilizzato i mercati finanziari, al costo di sempre nuovi eccessi speculativi; fino all'assurdo affair Gamestop sul mercato azionario [*17]. Ciò è stato possibile, solo perché l'inflazione nell'area del dollaro, che funziona ancora come valuta di riserva mondiale, è rimasta bassa. E i tassi di inflazione sono rimasti bassi solo perché la stampa di moneta da parte delle banche centrali ha portato a un'inflazione dei prezzi delle obbligazioni nei mercati finanziari nel contesto della suddetta bolla di liquidità, la quale ha avuto bruscamente fine solo grazie allo scoppio della pandemia e all'inflazione emergente (a proposito: La «Teoria Monetaria Moderna» neokeynesiana [*18] , una sorta di setta di pensiero trasversale degli economisti, ha partorito la sua assurda ideologia della crisi proprio durante la bolla della liquidità, sfruttando questo legame malinteso tra la politica monetaria espansiva e l'inflazione del mercato finanziario, secondo cui la stampa di moneta è possibile quasi all'infinito finché non prevale la piena occupazione). L'inflazione di cui si parlava all'inizio è quindi dovuta non solo alla pandemia, all'aggravarsi della crisi climatica e alla guerra in Ucraina [*19], ma anche alla fine di questa bolla di liquidità, dove la liquidità generata dai programmi di acquisto sfugge alla sfera finanziaria e cerca opportunità di investimento tangibili e resistenti alla crisi nel mondo reale [*20]; e laddove i rialzi dei tassi di riferimento sono l'unico strumento che è rimasto alla politica monetaria per poter combattere questo aumento dei prezzi.

Crepe alla base
È solo in un simile contesto storico contemporaneo, che il fondamentale re-orientamento della politica monetaria intrapreso dalla banca centrale statunitense, diventa pienamente comprensibile. Se la Fed proseguirà su tale strada, si tratterà di un cambiamento di paradigma che porrà fine a un'epoca di politica monetaria espansiva durata circa 14 anni. I rialzi dei tassi di interesse da parte della Fed, si accompagnano a una riduzione della «montagna di obbligazioni» che la Fed stessa ha accumulato. Nel frattempo, il bilancio della Fed è stato ridotto dal picco di 8,93mila miliardi del maggio 2022 a 8,62mila miliardi [*21]. Ciò è stato realizzato, non attraverso vendite attive sui mercati finanziari, ma riducendo i nuovi acquisti di obbligazioni e gli MBS in scadenza. In tal modo, 60 miliardi di dollari di titoli di Stato al mese non verranno sostituiti da dei nuovi acquisti da parte della Fed; il che, secondo la banca centrale, dovrebbe causare una riduzione «prevedibile e regolare» del totale del bilancio [*22]. Nel caso degli MBS, si tratta di circa 35 miliardi di dollari al mese. Ma per quella che di fatto è la spina dorsale del sistema finanziario globale [*23] - vale a dire, per il mercato obbligazionario statunitense - che cosa significa se la Fed comincia a comprare meno titoli di Stato americani? A metà novembre, ad esempio, il Financial Times (FT) ha riferito circa le crescenti «crepe nel mercato obbligazionario statunitense», che stavano diventando visibili in seguito alla svolta di politica monetaria della Fed [*24]. Secondo il FT, il più importante mercato obbligazionario del mondo, con un volume di 24.000 miliardi di dollari, stava ora mostrando delle instabilità simili a quelle viste poco dopo lo scoppio della pandemia, quando «i timori di un crollo economico globale» portarono a un crollo di «prezzi e liquidità». In parole povere: nessuno voleva comprare più debito pubblico statunitense, perciò la Fed è dovuta intervenire con il suo «quantitative easing». Il Financial Times cita quali sono i due indicatori che hanno raggiunto un livello critico di crisi, che è stato simile a quello del marzo 2020. La liquidità del mercato obbligazionario è diminuita, rendendo difficile l'esecuzione di operazioni di grande entità. Di conseguenza, i broker hanno ora difficoltà a negoziare pacchetti obbligazionari per un valore di 400 milioni, le quali in precedenza potevano invece essere trattati facilmente attraverso l'E-commerce. Inoltre, la profondità del mercato è diminuita rapidamente. Questo misura il volume delle transazioni al di sopra del quale il prezzo di mercato può essere influenzato. Nella primavera del 2020, quando il sistema finanziario aveva subito un breve shock a causa della pandemia, le transazioni inferiori a 200 milioni di dollari potevano influenzare il prezzo delle obbligazioni. Dopo l'ultima tornata di programmi di acquisto di obbligazioni da parte della Fed, la profondità del mercato è salita nuovamente a oltre 500 milioni di dollari per transazione, per poi scendere a meno di 200 milioni di dollari dopo l'inizio della «stretta monetaria» attuata dalla Fed. Simultaneamente, nel 21° secolo il volume totale del mercato dei Treasury statunitensi si è moltiplicato: da circa tremila miliardi nel 2000, fino a oltre quattromila miliardi poco prima dello scoppio della bolla immobiliare nel 2007, e poi a quasi 16mila miliardi alla vigilia della pandemia nel 2019. Attualmente, il volume del mercato, come detto, è di circa 24mila miliardi. I mercati obbligazionari sono ora «uno spazio fragile», con una «liquidità terribile» - ha lamentato un banchiere d'investimento parlando con il FT - che aumenta le «probabilità di un crollo finanziario». In altre parole, la vulnerabilità alle crisi del sistema nel suo complesso, sta rapidamente aumentando, ora che è stato privato delle «iniezioni di liquidità» delle banche centrali. Tuttavia, questo «senso di vulnerabilità» nel mercato dei titoli di Stato statunitensi rappresenta un grosso problema per gli investitori istituzionali - come i fondi pensione o i governi stranieri - i quali normalmente investono i loro soldi nei Treasury, considerati sicuri e stabili, spiega il FT. Il mercato dei titoli di Stato statunitensi, funge effettivamente da base del sistema finanziario globale, laddove il denaro viene investito con la prospettiva di rendimenti bassi ma sicuri da parte di grandi investitori - come i fondi pensione o le compagnie di assicurazione - che fanno affidamento su rendimenti affidabili. E ora, secondo il FT, queste fondamenta stanno mostrando sempre più «crepe». Se ormai, nel mercato obbligazionario statunitense non c'è più «liquidità», ciò «implica anche qualcosa in termini di stabilità generale dei mercati finanziari», ha dichiarato un analista al quotidiano economico londinese. Secondo il Financial Times, qualsiasi crisi di rilievo nel mercato obbligazionario richiederà l'intervento delle banche centrali, ma questo non «comunicherebbe quel tipo di stabilità e di certezza da cui dipendono gli investitori di tutto il mondo». Cosa ancora più importante, tale «intervento» equivarrebbe a sospendere la «stretta monetaria» descritta in precedenza; e quindi si tornerebbe alla stampa di moneta, che si suppone andrebbe aggirata, e proprio a causa dell'inflazione. Le banche centrali sembrano quindi intrappolate nella loro stessa bolla di liquidità [*25], dal momento che l'imminente fine della stampa di moneta inflazionistica sta causando delle crepe proprio nelle fondamenta del sistema finanziario globale.

La festa della liquidità è finita
La grande svolta nella politica monetaria, da parte delle banche centrali che devono abbandonare l'era del quantitative easing per passare alla stretta monetaria, sta lasciando il segno anche sui mercati immobiliari. La festa decennale, che i proprietari di case hanno potuto celebrare grazie alla politica dei tassi d'interesse di fatto pari a zero delle banche centrali, secondo quanto riportato dal Financial Times in ottobre sta per finire. Le vendite, nei mercati immobiliari di quasi tutte le aree metropolitane degli Stati Uniti e della Gran Bretagna, si trovano ora in una spirale discendente, mentre il rapido aumento dei tassi di interesse fa temere anche un aumento delle insolvenze [*26]. In Germania, secondo uno studio del DIW [*27], i prezzi delle case dovrebbero scendere del dieci per cento. Previsioni simili - di una perdita di valore «superiore al dieci per cento» - sono state fatte per molte grandi città degli Stati Uniti, della Gran Bretagna e persino della Grande Londra. Il problema, con il calo apparentemente moderato dei prezzi, è che esso si sta verificando in un contesto inflazionistico. A causa di un'inflazione generale di circa l'11% nel Regno Unito, il calo reale dei prezzi degli immobili si è sommato per circa il 25%, cosa che così sarebbe superiore «alla dolorosa correzione dopo la crisi finanziaria» del 2007/08, ha spiegato il FT. Al contrario, la differenza più importante rispetto allo scoppio della crisi di allora riguarda i cosiddetti titoli garantiti da mutui subprime, con i quali gli acquirenti di case con un cattivo rating creditizio hanno potuto negoziare ipoteche che sono state poi impacchettate con altri prestiti per la casa, e scambiate sui mercati come MBS. Queste cartolarizzazioni di mutui ipotecari, sono state il fattore principale che ha esacerbato la crisi finanziaria globale, dal 2008 in poi; e questa volta non sono di certo nella sfera finanziaria. In tal senso, la maggiore stabilità del mercato immobiliare si riflette nella percentuale inferiore al dieci per cento dei mutui per l'acquisto di abitazioni con basso capitale proprio: all'apice della bonanza immobiliare era il sette per cento nel Regno Unito, mentre ora è il quattro per cento. Tuttavia, l'inversione di tendenza dei tassi d'interesse aumenterà la vulnerabilità del settore immobiliare in espansione e della corrispondente sfera finanziaria, poiché l'aumento dei tassi d'interesse aumenterà l'onere finanziario per la classe media e la flessione del mercato immobiliare è questa volta solo un momento parziale della crisi - interagendo con altre dinamiche. Milioni di mutuatari di mutui a tasso variabile si trovano quindi ad affrontare spese più elevate a causa dell'aumento dei tassi d'interesse, mentre il rallentamento economico generale porta a una rapida diminuzione dei redditi. In Gran Bretagna, ad esempio, si prevede che il tenore di vita diminuisca del 7,1% nei prossimi due anni, il che rappresenterebbe il più grande calo degli ultimi sei decenni [*28]. Gli alti tassi di interesse e la minaccia di recessione a seguito della stretta monetaria, stanno pertanto destabilizzando l'intera sfera finanziaria, che negli ultimi dieci anni è stata mantenuta in crescita solo grazie all'inondazione di denaro da parte delle banche centrali. Nell'eurozona, dove le dispute sulla politica monetaria tra il centro tedesco e la periferia meridionale sono una tradizione fin dalla crisi dell'euro, di fronte a queste contraddizioni la BCE ha dovuto effettuare una sorta di speciale spurgo monetario: i rialzi dei tassi d'interesse [*29], e la fine dei programmi di acquisto di obbligazioni della BCE [*30] sono stati accompagnati dal lancio di un nuovo programma di crisi, il Transmission Protection Instrument (TPI). In caso di necessità - quando il differenziale dei tassi d'interesse tra le obbligazioni tedesche e quelle dell'Europa meridionale tornerà a crescere e si profilerà una nuova minaccia di disgregazione dell'eurozona - il TPI consentirà alla BCE di riacquistare, in misura illimitata, titoli di Stato e titoli di debito del settore privato, al fine di stabilizzare l'euro. Pertanto, in questo modo i guardiani monetari europei osano inasprire la loro politica monetaria solo grazie a una sorta di polizza assicurativa, che se necessario consente loro di stampare nuovamente moneta. A rischiare di crollare sotto il peso del debito accumulato, soprattutto nell'Eurozona [*31], non sono solo i mercati del debito sovrano, ma anche i mercati delle obbligazioni societarie cominciano a non funzionare più, diventando sempre più instabili e vulnerabili agli shock esterni. A metà novembre il New York Times ha riferito sulla situazione di tensione nel mercato delle obbligazioni societarie, dove le previsioni indicano che il 7,5% di tutte le obbligazioni con basso rating potrebbero andare in default l'anno prossimo [*32]. La situazione non è migliore per i debiti delle famiglie, i quali, nell'attuale stagflazione statunitense, sono aumentati del 15% [*33]. Generalmente, le numerose bolle del debito e le instabilità nella sfera finanziaria, sono solo espressione dell'aumento globale dell'onere del debito, il quale è passato da circa il 200% della produzione economica mondiale, all'inizio del secolo, a oltre il 350% nello scorso anno. Nei Paesi dell'OCSE, questa montagna di debito ammonta al 420% del PIL, in Cina al 330% [*34]. A ogni bolla speculativa globale, questo debito ha continuato a crescere fortemente, e gran parte di questi prestiti non sono stati utilizzati per investimenti redditizi, ma per spese di consumo. Il sistema funzionava semplicemente a credito - ed è stata proprio la politica monetaria espansiva a permettere la costruzione di questa torre del debito sui mercati finanziari globali. Decisiva per il corso dell'attuale crisi, è l'interazione che si sta sviluppando tra inflazione, rallentamento economico e instabilità della sfera finanziaria. La svolta della politica monetaria verso l'inasprimento monetario, paralizzerà l'economia nella misura in cui il costo del credito aumenterà, riversandosi a sua volta sul settore finanziario sotto forma di rischio di insolvenza dei prestiti. L'economia reale e la sfera finanziaria, possono quindi destabilizzarsi a vicenda (per non parlare di fattori di crisi esterni, quali nuovi eventi meteorologici estremi o la minaccia di una grande guerra).

La trappola della crisi
La grande differenza tra il crollo finanziario globale del 2008/09 e l'esplosione della crisi pandemica del 2020, è l'inflazione, la quale ora impedisce la consueta politica di crisi. Finora le banche centrali potevano semplicemente abbassare i tassi di interesse, e iniettare nuova liquidità nel settore finanziario attraverso il quantitative easing per attutire le conseguenze di una crisi. In inglese esiste l'espressione «to kick the can further down the road» ["prendere a calci il barattolo, spingendolo più lontano lungo la strada"], che descrive assai bene quale sia stata la politica di crisi del capitalismo degli ultimi due decenni. La contraddizione interna di un sistema globale tardo-capitalista che, di fatto, funziona a credito e soffoca la propria produttività, è stata prorogata per mezzo di una dinamica speculativa sempre nuova, spinta ad assumere dimensioni sempre più grandi. Ogni bolla del debito e dei mercati finanziari, dopo il suo inevitabile scoppio, è stata trasferita traslocandola, grazie a tassi di interesse a zero e una politica monetaria espansiva, in un altro boom speculativo ancora più grande: dalla bolla delle azioni di internet che è scoppiata nel 2000, alla bolla immobiliare del 2008, alla bolla della liquidità che ha collassato nel 2020 in seguito alla pandemia. Non essendo questo più possibile, la politica si trova ora in un vicolo cieco, in una trappola di crisi [*35], a causa del fatto che la lotta all'inflazione richiede una politica monetaria restrittiva, mentre invece la crescente instabilità dei mercati finanziari e l'incombente recessione suggeriscono nella realtà una politica monetaria allentata e in espansione. Le banche centrali dovrebbero perciò perseguire simultaneamente una politica monetaria che sia allo stesso tempo espansiva e restrittiva; cosa che non fa altro che evidenziare quale sia l'aporia della politica borghese della crisi, nella crisi sistemica che, nel contesto della finanziarizzazione neoliberale del capitalismo, viene sopraffatta dagli eccessi speculativi e del debito. Nel frattempo, questa fondamentale autocontraddizione della politica della crisi, dominata dall'economia delle bolle di questi ultimi decenni, si esprime anche nei conflitti in seno alle élite capitalistiche funzionali [*36]. Mentre i "falchi" monetaristi danno la priorità alla lotta contro l'inflazione, ecco che le "colombe" chiedono invece un allentamento dei tornelli monetari da fare per mezzo di rapidi tagli dei tassi d'interesse, in modo da limitare così le conseguenze della crisi ed evitare un'escalation. Entrambi gli schieramenti hanno pertanto ragione in quelle che sono le loro diagnosi al capezzale del capitale: gli elevati tassi di interesse e la politica monetaria restrittiva, strangolano l'economia e destabilizzano il sistema, mentre la politica monetaria espansiva e il quantitative easing alimentano ulteriormente l'inflazione. In questo modo, però, le "terapie" di entrambe le fazioni diventano obsolete. Stavolta, questa trappola della crisi [*37] della politica che dura da anni, e che è stata travolta dalle bolle dei mercati finanziari, potrebbe chiudersi, facendo sì che la classe politica potrà solo determinare il corso della crisi sistemica: l'inevitabile svalorizzazione del capitale assumerà la forma di deflazione o di inflazione? Finora, le élite del capitalismo funzionale sono sempre riuscite a trasformare ogni scoppio di crisi in una nuova formazione di bolle, ritardando la svalutazione del capitale (il barattolo è stato calciato più in là). Ma questo non significa che la strategia di ritardare palesemente la crisi avrà successo anche questa volta, soprattutto a causa della pressione inflazionistica. A un certo punto, il castello di carte della finanza globale crolla, il che, come detto, può avvenire anche in interazione con fattori esterni, climatici o geopolitici. Che stavolta possa esserci un forte impatto economico, lo suggerisce un attendibile indicatore precoce: il coefficiente di stupidità della sinistra, secondo il quale, nella sinistra tedesca il grado di marginalizzazione della teoria della crisi è proporzionale al grado di sviluppo latente del prossimo focolaio di crisi. Poco prima di quella che sarà la prossima crisi economica, nessuno dei presenti sulla scena vuole sentir parlare di crisi [*38]. E adesso è proprio così. Dagli snob del mondo accademico fino ai leader sindacali di sinistra, tutti quanti vogliono parlare solo di redistribuzione e di demagogia sociale, nel mentre che il limite interno del capitale, il quale sta soffocando nella sua stessa produttività [*39], viene ora semplicemente negato, dal momento che esso impedirebbe la desiderata partecipazione opportunistica. Il prossimo scoppio di crisi economica, quindi, è probabile che stia proprio dietro l'angolo, a partire dal fatto che l'ignoranza opportunistica [*40] della sinistra tedesca è sempre stata affidabile.

- Tomasz Konicz -  9/12/2022 - [***]

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NOTE:

1 https://www.nytimes.com/2022/11/10/business/economy/october-inflation-data.html

2 https://de.statista.com/statistik/daten/studie/419455/umfrage/leitzins-der-zentralbank-der-usa/

3 https://www.cnbc.com/2022/11/16/feds-daly-sees-rates-rising-at-least-another-percentage-point-as-pausing-is-off-the-table.html

4 https://www.konicz.info/2021/11/16/zurueck-zur-stagflation/

5 https://www.statista.com/statistics/1338105/volcker-shock-interest-rates-unemployment-inflation/

6 https://www.statista.com/statistics/247941/federal-funds-rate-level-in-the-united-states/

7 https://www.bpb.de/shop/zeitschriften/apuz/geldpolitik-2022/507732/zentralbankkapitalismus/

8 https://www.konicz.info/2006/11/30/platzt-die-blase-2/

9 https://www.stlouisfed.org/open-vault/2022/may/how-will-fed-reduce-balance-sheet

10 https://www.konicz.info/2018/02/05/gefangen-in-der-liquiditaetsblase/

11 https://www.konicz.info/2010/03/11/spanische-krankheit/

12 https://www.konicz.info/2015/09/09/anatomie-einer-liquiditaetsblase/

13 https://www.konicz.info/2021/04/13/oekonomie-im-zuckerrausch-weltfinanzsystem-in-einer-gigantischen-liquiditaetsblase/

14 https://www.stlouisfed.org/open-vault/2022/may/how-will-fed-reduce-balance-sheet

15 https://www.konicz.info/2022/06/11/fed-und-ezb-in-geldpolitischer-sackgasse/

16 https://fred.stlouisfed.org/series/WALCL

17 https://www.konicz.info/2021/01/30/hedge-fonds-gamestop-und-reddit-kleinanleger-die-grosse-blackrock-bonanza/

18 https://www.nd-aktuell.de/artikel/1146327.modernen-monetaeren-theorie-gelddrucken-bis-zur-vollbeschaeftigung.html

19 https://www.konicz.info/2022/07/27/ruhm-und-aehre/

20 https://www.konicz.info/2021/08/08/dreierlei-inflation/

21 https://fred.stlouisfed.org/series/WALCL

22 https://www.stlouisfed.org/open-vault/2022/may/how-will-fed-reduce-balance-sheet

23 https://www.konicz.info/2022/07/22/schuldenberge-in-bewegung/

24 https://www.ft.com/content/632411eb-c3fa-4351-a3b6-b0e30bdc0ef7

25 https://www.konicz.info/2018/02/05/gefangen-in-der-liquiditaetsblase/

26 https://www.ft.com/content/528500c8-7cfa-4aaf-9fca-7692aafeb9ce

27 https://www.faz.net/aktuell/finanzen/zinswende-immobilienwert-koennte-um-bis-zu-10-prozent-fallen-18482215.html

28 https://www.ft.com/content/5f081f77-ed30-4a06-864e-7e4cc3204017

29 https://www.ecb.europa.eu/press/pr/date/2022/html/ecb.mp221027~df1d778b84.de.html

30 https://www.derstandard.de/story/2000136438818/ezb-stoppt-ankaeufe-von-anleihen-was-sind-die-folgen

31 https://www.derstandard.de/story/2000136438818/ezb-stoppt-ankaeufe-von-anleihen-was-sind-die-folgen

32 https://www.nytimes.com/2022/11/10/business/economy/corporate-bonds-fed-interest-rates.html

33 https://www.cnbc.com/2022/11/16/credit-card-balances-jump-15percent-as-americans-fall-deeper-in-debt.html

34 https://www.marketwatch.com/story/high-debts-and-stagflation-have-set-the-stage-for-the-mother-of-all-financial-crises-11670004647

35 https://www.heise.de/tp/features/Politik-in-der-Krisenfalle-3390890.html

36 https://www.ft.com/content/2fc01b1e-fe5b-43b2-825f-bf6a3679a9fd

37 https://www.heise.de/tp/features/Politik-in-der-Krisenfalle-3390890.html

38 https://www.konicz.info/2020/12/09/der-linke-bloedheitskoeffizient/

39 https://oxiblog.de/die-mythen-der-krise/

40 https://www.konicz.info/2022/10/06/opportunismus-in-der-krise/

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