mercoledì 26 febbraio 2014

Chi ha ucciso Durruti?!?

amigos Comité de defensa

I comitati di difesa della CNT a Barcellona, la situazione rivoluzionaria del luglio 1936 e il Gruppo degli Amici di Durruti
(Testo dell'intervento di Agustín Guillamón all'Ateneo Cooperativo La Base, 20 febbraio 2014)

La lotta dei lavoratori per conoscere la propria storia è una delle molte battaglie della guerra di classe in corso. Essa non è puramente teorica, né astratta, o erudita, o banale, in quanto fa parte della loro propria coscienza di classe e si definisce come teorizzazione delle esperienze storiche del proletariaro internazionale. Ed in Spagna deve comprendere, assimilare ed appropriarsi, senza accampare scuse, delle esperienze del movimento anarcosindacalista degli anni 1930. Nel discorso di oggi vorrei affrontare la nascita del Gruppo degi Amici di Durruti in quanto opposizione interna al collaborazionismo della CNT e i principali contributi di questo Gruppo alla teoria rivoluzionaria anarchica, ponendolo nel contesto della storia dei comitati di difesa e nel contesto del processo rivoluzionario, a partire dall'insurrezione operaia del 19 e del 20 luglio 1936.

1 - Cos'era un Comitato di Difesa?
I comitati di difesa erano l'organizzazione militare clandestina della CNT, finanziati dai sindacati, e la loro azione era a questi subordinata. Non erano un'organizzazione della FAI. Nell'ottobre del 1934, in una riunione del Consiglio Nazionale dei Comitati di Difesa, venne abbandonata la vecchia tattica dei gruppi d'azione, a favore di una preparazione rivoluzionaria seria e metodica. "Non si dà rivoluzione senza preparazione. Bisogna farla finita col pregiudizio delle improvvisazioni. Quest'errore, della fiducia nell'istinto creativo delle masse, ci è costato molto caro. Non ci si procura, come per generazione spontanea, i mezzi di guerra indispensabili a combattere uno Stato che ha esperienza, un forte armamento ed una maggiore capacità offensiva e di difesa".
Il quadro, o gruppo di difesa di base, doveva essere poco numeroso, per facilitare la sua clandestinità e la sua agilità. Doveva essere formato da sei militanti, tutti con funzione molto specifica:
1: il Segretario: contatti con gli altri quadri, creazione di nuovi gruppi, rapporti informativi.
2: Investigatore di persone: determinare la pericolosità del nemico.
3: Investigazione di edifici: Fare piani ed elaborare statistiche.
4: Studio dei punti strategici e tattici della lotta di strada.
5: Studio dei servizi pubblici
6: Investigare in modo da stabilire dove ottenere armi, denaro, rifornimenti.
A tale cifra ideale di 6, si poteva aggiungere qualche altro membro, al fine di una qualche attività di "alto rilievo". La clandestinità doveva essere assoluta. Erano questi i nuclei di base di un esercito rivoluzionario, in grado di mobilitare altri gruppi secondari assai più numerosi, e questi ultimi, a loro volta, tutto il popolo. Il loro ambito d'azione aveva una demarcazione assai precisa all'interno di ogni quartiere, dove si costituiva un Comitato di Difesa che coordinava tutti i quadri di difesa e che riceveva un rapporto mensile da ciascun segretario di ogni gruppo. Il segretario-delegato del quartiere faceva una sintesi di tutti i rapporti mensili che poi inoltrava al Comitato di Distretto che, a sua volta, lo trasmetteva al Comitato Locale di Difesa, e questi poi al Regionale e successivamente al Nazionale. Le funzioni essenziali dei comitati di difesa erano due:
1 - Ottenimento, mantenimento, custodia e apprendimento nell'utilizzo delle armi.
2 - Direzione e governo, nel senso ampio dei termini
I comitati di difesa potevano essere considerati come la continuazione,la riorganizzazione e l'approfondimento dei gruppi di azione e di autodifesa armata degli anni del "pistolerismo" (1917-1923).

2 - Come si passò dai gruppi di azione ai quadri di difesa?
Nel gennaio del 1935 i gruppi anarchici "Indomables", Nervio, Nosotros, Tierra Libre e Germen, durante il plenum dei Gruppi Anarchici di Barcellona, fondarono il Comitato Locale di Preparazione Rivoluzionaria (CLPR). A fronte di un panorama storico davvero desolante, con l'ascesa del fascismo in Italia, del nazismo in Germania e dello stalinismo in Unione Sovietica, da una parte, e la depressione economica e la disoccupazione permanente e di massa negli Stati Uniti, dall'altra, la decisione presa nel corso del plenum opponeva a tutto questo la speranza del proletariato rivoluzionario. Diceva il CLPR: "Nel fallimento universale delle idee, dei partiti, dei sistemi, rimane in piedi solo il proletariato rivoluzionario con il suo programma di riorganizzazione delle basi del lavoro, della realtà economica e sociale, della solidarietà." Il CLPR criticava la vecchia tattica, già abbandonata nell'ottobre del 1934, della ginnastica rivoluzionaria e dell'improvvisazione delle insurrezioni nel gennaio del 1932 e nel periodo da gennaio a dicembre del 1933. E aggiungeva:"La rivoluzione sociale non può essere interpretata come un colpo audace, nello stile dei colpi di stato del giacobinismo, ma essa sarà conseguenza e risultato dello svolgersi di una guerra civile inevitabile, la cui durata non è possibile prevedere." La preparazione rivoluzionaria per una lunga guerra civile esigeva nuove sfide, impensabili per la vecchia tattica dei gruppi d'azione. Ancora: "Dal momento che non è possibile disporre in anticipo delle scorte di armi necessarie a combattere efficacemente, c'è bisogno che il Comitato di Preparazione studi il modo per trasformare, in determinate zone strategiche, le industrie in fabbriche che provvedano a fornire il materiale di combattimento per la rivoluzione". Questo diede origine alla commissione delle industrie di guerra che, costituita il 7 agosto del 1936, riuscì a creare dal niente più assoluto, grazie allo sforzo degli operai, una potente industria bellica coordinata da  Eugenio Vallejo Isla, metallurgico, Manuel Martí Pallarés, del sindacato dei Chimici, e da Mariano Martín Izquierdo; anche se più tardi il merito verrà dato a dei politici borghesi, come Josep Tarradellas.

3 - Gli anarchici potevano prendere il potere?
Nel corso del primo semestre del 1936, nel momento in cui si sapeva con certezza dei preparativi militari in corso per attuare un cruento colpo di stato, il gruppo Nosotros affrontò tutti gli altri gruppi della FAI in un infuocato dibattito circa due concezioni fondamentali. I due concetti erano la "presa del potere" e "l'esercito rivoluzionario". Il pragmatismo del gruppo Nosotros, più preoccupato della tecnica insurrezionale che dei tabù, si scontrò frontalmente con i pregiudizi ideologici degli altri gruppi della FAI, cioè con il rifiuto di quella che veniva definita "dittatura anarchica" e con un profondo anti-militarismo, che tutto lasciava alla spontaneità creativa dei lavoratori. Il duro attacco alle "pratiche anarco-bolsceviche" del gruppo Nosotros, si espresse ampiamente sulla rivista "Más Lejos", sulla quale vennero pubblicata le risposte ad un'inchiesta che era stata lanciata sul primo numero della stessa rivista, nell'aprile 1936, e che consisteva in due domande sull'accettazione o meno dell'astensionismo elettorale, più una terza domanda a proposito di "prendere il potere" : "Possono gli anarchici, in virtù di una qualche circostanza, e VINCENDO TUTTI GLI SCRUPOLI, disporsi a prendere il potere, in una qualche forma, come mezzo per accelerare il ritmo della loro marcia verso la realizzazione dell'Anarchia?". Quasi tutti risposero negativamente. Però, nessuna risposta offriva un'alternativa pratica al rifiuto generalizzato di prendere il potere. Teoria e pratica anarchica avevano divorziato, alla vigilia del colpo di stato militare. Nel plenum dei Gruppi Anarchici di Barcellona, riunitosi nel giugno del 1936, Garcia Oliver spiegò che l'organizzazione di quadri di difesa, coordinati in comitati di difesa di quartiere, nella città di Barcellona, erano il modello da seguire e da estendere a tutta la Spagna, coordinando una struttura a livello regionale e nazionale, di modo da costituire un esercito rivoluzionario del proletariato. Tale esercito doveva completarsi con la creazione di unità guerrigliere formate da cento uomini ciascuna. Molti militanti si opposero alla concezione di Garcia Oliver, confidando più nella spontaneità dei lavoratori che in una disciplinata organizzazione rivoluzionaria. Le convinzioni anti-militariste di molti gruppi di affinità, produssero un rifiuto quasi unanime delle tesi del gruppo Nosotros, e soprattutto delle tesi di Garcia Oliver.

4 - Come si trasformarono, questi Comitati di Difesa, in Milizie Popolari e in comitati rivoluzionari di quartiere?
Il 19 luglio del 1936, la guarnigione militare di Barcellona contava circa seimila uomini, a fronte di quasi duemila "guardie di assalto" e duecento "mozzi di squadra" (polizia barcellonese). La guardia civil, che nessuno sapeva con certezza da che parte si sarebbe schierata, ne contava circa tremila. La CNT-FAI disponeva di ventimila militanti organizzati in comitati di difesa di quartiere, disposti ad impugnare le armi. In 32 ore i comitati di difesa sconfissero l'esercito appropriandosi dei trentamila fucili depositati nella caserma di San Andrés e trasformando la resistenza al golpe in un'insurrezione operaia vittoriosa. Nei quadri di difesa, ebbe luogo una doppia trasformazione: a) in milizie popolari che nei primi giorni andarono a formare il fronte di Aragona, mettendo in atto la collettivizzazione delle terre nei villaggi aragonesi liberati; b) in comitati rivoluzionari che, in ogni quartiere di Barcellona ed in molti villaggi della Catalogna, diedero impulso ad una "nuova situazione rivoluzionaria". Il vero potere di decisione ed esecuzione stava nella strada, era il potere del proletariato in armi, e veniva esercitato dai comitati locali di difesa e di controllo operaio, espropriando spontaneamente fabbriche, officine, palazzi e proprietà; organizzando, armando e trasportando al fronte i gruppi dei miliziani volontari che via via reclutavano; bruciando chiese, o trasformandole in scuole o magazzini; formando ronde al fine di estendere la guerra sociale; controllando le barricate, che erano ora frontiere di classe che servivano a controllare il passaggio e imponevano il potere dei comitati; facendo funzionare le fabbriche, senza padroni né direttori, o riconvertendole per la produzione bellica; requisendo auto e camion, ma anche alimenti per i comitati di rifornimento; riscuotendo imposte rivoluzionarie e finanziando opere pubbliche per alleviare la disoccupazione; sostituendosi alle amministrazioni comunali ed imponendo in ogni località la loro assoluta autorità in tutti i campi, senza aspettare ordini, né dalla Generalitat catalana né dal Comitato Centrale delle Milizie Antifasciste. La situazione rivoluzionaria si caratterizzava per una atomizzazione del potere. A Barcellona, i comitati di difesa trasformatisi in comitati rivoluzionari di quartiere, in assenza di direttive da parte di qualsivoglia organizzazione e senza altra coordinazione se non quella dell'iniziativa rivoluzionaria richiesta da quel momento, organizzarono gli ospedali che erano stati travolti da una marea di feriti, crearono mense popolari, registrarono domicili privati per chi non li aveva, arrestarono sospetti e crearono una rete di Comitati di Rifornimento in ogni quartiere della città, con la significativa presenza del Sindacato dell'Alimentazione. La loro esistenza e la loro attività sostituì tutte le funzioni statali, e lo fecero incarnando la rivoluzione.
Il 21 luglio, si era rinunciato alla presa del potere - intesa come dittatura dei leader anarchici - ma non all'imposizione, alla coordinazione ed all'estensione del potere che i comitati rivoluzionari già esercitavano nelle strade. Venne deciso di creare un Comitato Centrale delle Milizie Antifasciste, cui partecipavano tutte le organizzazioni antifasciste: quello che più tardi, nell'estate del 1937, verrà definito giustamente da "Gli Amici di Durruti" come un "organismo di collaborazione fra le classi".
Il 24 luglio partirono le due prime colonne anarchiche, guidate da Durruti e da Ortiz. Durruti tenne un discorso alla radio in cui metteva in guardia su un probabile tentativo contro-rivoluzionario. Il plenum regionale del 26 confermò, per unanimità, che la CNT manteneva la sua posizione, approvata il 21 luglio, di partecipare a questo nuovo organismo di collaborazione di classe e decise di creare una Commissione per i Rifornimenti che dipendesse dal detto organismo, cui dovevano sottomettersi i vari comitati di rifornimento che erano emersi, e ordinava, allo stesso tempo, la fine dello sciopero generale. Poi ...

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5 - Avvenimenti
26 settembre 1936
: 3 anarchici entrano nel governo della Generalitat catalana: Doménech, Fábregas e García Birlán.
1° ottobre 1936: scioglimento del Comitato Centrale delle Milizie Antifasciste. Il bilancio delle sue nove settimane di vita è disastroso:
a) Si è passati dai comitati locali rivoluzionari, che esercitavano tutto il potere nelle strade e nelle fabbriche, al loro scioglimento a beneficio della restaurazione del potere della Generalitat.
b) Si è passati da una milizia operaia di volontari rivoluzionari ad un esercito borghese di stampo classico, sottomesso al codice di giustizia militare monarchico, diretto dalla Generalitat.
c) Si è passati dall'espropriazione e dal controllo operaio delle fabbriche ad una economia centralizzata, controllata e diretta dalla Generalitat.
9 e 12 ottobre 1936: Vengono emessi i decreti di soppressione dei comitati locali che vengono sostituiti dalle municipalità frontiste.
24 ottobre 1936: vengono emessi i decreti di militarizzazione delle Milizie ed i decreti di Collettivizzazione e controllo operaio.
Il ritardo nell'applicazione dei decreti, provocato dalla resistenza dei militanti confederali, che continuavano ad essere armati, spinge il governo della Generalitat a darsi come obiettivo primario quello di disarmare la retroguardia, dando inizio ad una campagna di propaganda contro i cosiddetti "incontrollati" da cui derivò l'obiettivo secondario contenuto nello slogan "armi al fronte".
La forte resistenza, da parte della base anarcosindacalista, alla militarizzazione delle milizie ed al controllo dell'economia, e delle imprese collettivizzate, messo in atto dalla Generalitat, al disarmo della retroguardia e alla dissoluzione dei comitati locali, si concretizza provocando un ritardo di vari mesi alla messa in atto reale dei decreti su tutti questi temi. Resistenza che, poi, nella primavera del 1937, si cristallizzerà in un enorme disagio che si andrà a sommare al malcontento per l'andamento della guerra, per l'inflazione e per la penuria dei prodotti di prima necessità, e sfocerà in una critica generalizzata, da parte della militanza di base della CNT, alla partecipazione al governo dei comitati superiori della CNT-FAI e alla politica antifascista e collaborazionista dei suoi dirigenti, accusati di aver svenduto le conquiste rivoluzionare del 19 luglio.
A Barcellona, il decreto di scioglimento dei comitati locali riguardava teoricamente i comitati rivoluzionari di quartiere, anche se in pratica continuarono a funzionare come prima: erano ancora troppo forti e, inoltre, erano ancora armati.
4 novembre 1936: quattro ministri anarchici nel governo della Repubblica. García Oliver, Federica Montseny, Joan Peiró e Juan López. La posizione di Durruti viene espressa in un discorso alla radio, che ha un grande impatto sugli operai di Barcellona, in cui si oppone al decreto di militarizzazione delle Milizie Popolari e minaccia di MARCIARE SU BARCELLONA, per frenare le manovre controrivoluzionarie della borghesia ed imporre ai capoccia della retroguardia la disciplina che si esige al fronte. Critica la burocratizzazione della CNT e chiede un impegno maggiore per poter vincere la guerra.
Il giorno dopo, viene convocata una riunione del Consiglio della Generalitat, estesa a tutte le organizzazioni antifasciste, nel corso della quale si accusa velatamente Durruti di essere un "incontrollato" che incarna una crescente e generalizzata opposizione alla militarizzazione. Tutti i partecipanti, inclusa la CNT, convengono che si deve collaborare per attuare i decreti della Generalitat, evitando che divengano lettera morta.
6 novembre 1936: il governo della Repubblica (inclusi i quattro nuovi ministri anarcosindacalisti appena arrivati) scappa da Madrid e si trasferisce a Valencia. La popolazione risponde al grido "¡Viva Madrid sin gobierno¡"
20 novembre 1936: Durruti muore sul fronte di Madrid.
Alla fine di novembre del 1936, la direzione della CNT si riferisce ai comitati di quartiere, che si rifiutano di consegnare le armi, come ai "suoi peggiori nemici". I sindacati decidono di mettere dine ai comitati di difesa, dal momento che esistono già le pattuglie di controllo (la polizia creata dal Comitato Centrale delle Milizie Antifasciste) cui la CNT contribuisce con il 50% degli effettivi.
6 dicembre 1936: Balius pubblica su Solidaridad Obrera un articolo dal titolo "Il testamento di Durruti", in cui afferma che "Durruti ha detto, senza mezzi termini, che gli anarchici esigono che la rivoluzione abbia un carattere totalitario".
16 dicembre 1936: il POUM viene escluso dal governo della Generalitat. Nin e Fábregas escono dal governo. Fábregas, della CNT, era il ministro dell'economia che aveva realizzato il Decreto delle Collettivizzazioni. Nel gennaio del 1937, Josep Tarradellas, emette 58 decreti di carattere finanziario e tributario, conosciuti col nome di "Decretos de S´Agaró", con cui sottomette tutte le giunte locali della Catalogna (e i comitati locali che si rifiutano di formare delle giunte frontiste), e sottomette anche tutte le imprese collettivizzate, al controllo del governo della Generalitat.
5/8 febbraio 1937: assemblea plenaria delle colonne confederali e anarchiche a Valencia, per discutere della militarizzazione, che alla fine viene accettata. Alla fine di febbraio, Pablo Ruiz abbandona la Colonna Durruti e, con ottocento uomini armati, marcia su Barcellona.
2 marzo 1937: il giornale La Noche pubblica una nota in cui si comunica la formazione del gruppo Los Amigos de Durruti.
4 marzo 1937: la Generalitat emette il decreto con cui vengono sciolte le Pattuglie di Controllo per dare vita ad un Corpo unico di Sicurezza, formato dalle guardie di assalto e dalla Guardia Civil. Sebbene la dissoluzione delle pattuglie non divenga effettiva fino a giugno del '37, di fronte a questa evidente minaccia, i sindacati decidono di riarmare e riorganizzare i comitati di difesa.
17 marzo 1937: si costituisce formalmente il gruppo de Los Amigos de Durruti. L'intento è quello di costituire un'avanguardia rivoluzionaria che metta fine all'abbandono dei principi rivoluzionari e al collaborazionismo con lo stato capitalista, in modo che la CNT difenda ed approfondisca le "conquiste" del luglio 1936, invece di cederle poco a poco alla borghesia.
12 aprile 1937: ha luogo nella Casa CNT-FAI, un plenum dei gruppi anarchici di Barcellona, con l'assistenza dei gruppi di difesa confederali e della Gioventù libertaria, che decide di ritirare tutti membri della CNT da qualsiasi ufficio od incarico nelle strutture governative antifasciste e di formare un comitato rivoluzionario per il coordinamento della lotta armata con lo scopo di socializzare subito l'industria, il commercio e l'agricoltura. L'incontro era sfuggito di mano alla burocrazia, erano intervenuti i Comitati di Difesa di Barcellona e la Gioventù libertaria, con l'effetto di radicalizzare la sostanza degli accordi raggiunti alla fine della riunione. Nonostante l'opposizione isterica di alcuni burocrati presenti, come Toryho, era stato deciso di farla finita col collaborazionismo, di ritirare i ministri anarchici dal governo della Generalitat di Catalogna e formare un comitato rivoluzionario che dirigesse la guerra contro il fascismo. Fu questo, un passo decisivo in direzione dell'insurrezione rivoluzionaria che avrà luogo il 3 maggio 1937. Questa radicalizzazione era il risultato di una situazione divenuta insostenibile: il 14 aprile, una manifestazione di donne aveva attraversato tutti i mercati di Collblanc, Sants e Hostafrancs, protestando per il prezzo del pane e dei prodotti alimentari. Manifestazioni e proteste si erano estese a tutti i mercati della città di Barcellona. Negozi e panifici assaltati, la fame esigeva soluzioni.
2 maggio 1937: militanti della CNT interrompono una conversazione telefonica fra Companys e Azaña.
Lunedì, 3 maggio 1937, sono le tre del pomeriggio quando Rodriguez Salas pretende di prendere possesso della centrale telefonica, controllata dalla CNT. I militanti, al piano inferiore, presi di sorpresa, si lasciano disarmare, ma ai piani superiori viene organizzata una forte resistenza, grazie ad una mitragliatrice lì strategicamente installata. La notizia dell'attacco si diffonde rapidamente, in meno di due ore sono sorte barricate per tutta la città. Non è una reazione spontanea della classe operaia, ma frutto dell'iniziativa presa dai comitati di difesa che si avvera grazie al diffuso malcontento causato dalla carestia.
4 maggio 1937: scontri in tutta la città, nel quartiere di Sants 400 guardie vengono disarmate, Companys chiede aerei al governo di Valencia per bombardare gli edifici sede della CNT. Le batterie di artiglieria di Montjuic ed el Tibidabo, controllate dalla CNT, puntano i cannoni sul palazzo della Generalitat. La burocrazia della CNT cerca di convincere le divisioni comandate da Máximo Franco (membro de Los Amigos de Durruti) e da José Rovira (del POUM) a desistere dal voler marciare su Barcellona. Alle sette della sera, nel palazzo sequestrato dal POUM, si riuniscono Jaime Balius, Pablo Ruiz, Eleuterio Roig e Félix Martí, in rappresentanza de Los Amigos de Durruti, insieme a "Julián Gorkin", Andrés Nin e Juan Andrade, come rappresentanti del Comitato esecutivo del POUM. Analizzano la situazione e la posizione della CNT, e pervengono alla decisione di proporre una "ritirata ordinata ed armata" di quelli che combattono sulle barricate. Alle nove di sera la radio della Generalitat trasmette l'appello dei leader delle varie organizzazioni (Garcia Olive per la CNT) a far cessare il conflitto
5 maggio 1937: Los Amigos de Durruti distribuiscono un volantino. La CNT, per radio, sconfessa il gruppo Los Amigos de Durruti. Si combatte solo nel centro della città: il resto della città è in mano ai comitati di difesa. Alle tre del pomeriggio la radio della Generalitat emette un nuovo appello alla pace da parte dei leader delle varie organizzazioni (Federica Montseny per la CNT). Muore Domingo Ascaso. Berneri e Barbieri vengono arrestati da guardie e militanti dell'UGT: i loro cadaveri verranno ritrovati il giorno dopo in una strada vicino al palazzo della Generalitat, con evidenti segni di tortura.
6 maggio 1937: su La Batalla viene riprodotto il volantino de Los Amigos de Durruti, nello stesso numero, La Batalla fa un appello agli operai a lasciare le barricate. Solidarid Obrera sconfessa il volantino de Los Amigos de Durruti.
7 maggio 1937: La Batalla ripete il suo appello, subordinandolo al ritiro della forza pubblica e a mantenere le armi. I trasporti riprendono e ha luogo una certa normalizzazione. Alle nove di sera arrivano a Barcellona le guardie d'assalto inviate dal governo di Valencia. Companys cede a loro il controllo dell'ordine pubblico.
8 maggio 1937: si smantellano le barricate. Los Amigos de Durruti stampano e affiggono un manifesto dove si parla del "tradimento" dei dirigenti della CNT.
9 maggio 1937: Solidaridad Obrera definisce il manifesto, demagogico e i membri del gruppo Los Amigos de Durruti, come dei provocatori.
17 maggio 1937: Negrin sostituisce Largo Caballero a capo del governo. Il comitato regionale dell'UGT della Catalogna esige l'espulsione di tutti i membri del POUM e preme perché la CNT faccia lo stesso con Los Amigos de Durruti.
19 maggio 1937: appare il primo numero de El Amigo del Pueblo, organo de Los Amigos de Durruti, con grandi spazi bianchi dovuti alla censura.
22 maggio 1937: Riunione del plenum delle federazioni locali e regionali della CNT, nel corso della quale viene proposta l'espulsione de Los Amigos de Durruti. Viene dimissionato Bruno Lladó Roca, consigliere e delegato commerciale del ministero dell'economia della Generalidad, per aver esposto nel suo ufficio un manifesto de Los Amigos de Durruti.
26 maggio 1937: Appare, senza passare per la censura, il secondo numero de El Amigo del Pueblo. Balius viene arrestato in quanto direttore di una pubblicazione clandestina.
28 maggio 1937: viene chiuso La Batalla, insieme alla radio del POUM. Chiusa la sede de Los Amigos de Durruti sulle Ramblas. Sulla prima pagina di Solidaridad Obrera si esige l'espulsione dalla CNT de Los Amigos de Durruti.
6 giugno 1937: vengono sciolte le Pattuglie di Controllo.
16 giugno 1937: arresto di tutti i membri del Comitato Esecutivo del POUM. Messa fuorilegge del POUM e persecuzione di tutti i suoi militanti.
22/24 giugno 1937: sequestro e assassinio, da parte della polizia segreta sovietica, di Andrés Nin, segretario del POUM.
10 agosto 1937: il governo scioglie con la forza il Consiglio di Aragona.
20 settembre 1937: Forze di polizia e stalinisti assaltano, con bombe, mitragliatrici e carri armati, l'edificio de Los Escolapios, sede del Sindacato di Alimentazione della CNT e del Comitato Rivoluzionario del Barrio del Centro. Era l'ultimo rimasto. I comitati di difesa entrano in clandestinità.
3 ottobre 1937: esce il 1° numero di Alerta, organo dei comitati di difesa clandestini. Vi si denunciano le torture staliniste, in carcere, nei confronti degli arrestati e la liquidazione della CNT in contee come quelle di Cerdaña e di Tierras del Ebro. Del giornale, verranno pubblicati sette numeri, fino al dicembre 1937.
30 ottobre/ 1° novembre 1937: Congresso dell'Unione Anarchica francese, nel corso del quale i dissidenti Mercier-Vega, Carpentier, Feuillade e Guyard si scontrano con una maggioranza che esprime totale solidarietà agli anarchici spagnoli favorevoli a collaborare col governo borghese.
Nel 1938, i Comitati di Difesa, così come tutti rivoluzionari, stavano già sottoterra, in carcere o in clandestinità. Non fu la dittatura di Franco, ma la Repubblica di Negrin a farla finita con la Rivoluzione!

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6 - I principali contributi teorici de Los Amigos de Durruti si possono riassumere:
1
- La necessità di un programma rivoluzionario, chiaro e preciso, difeso con i fucili. Tutto il potere economico gestito dai sindacati.
2 - Le rivoluzioni, o sono totalitarie o falliscono. Totalitario significa che coprono tutti i campi: politico, sociale, economico, culturale. Va preso atto dell'inevitabile repressione violenta da parte della controrivoluzione borghese e la necessità di una direzione rivoluzionaria.
3 - La sostituzione del governo della Generalitat con una Giunta Rivoluzionaria, intesa come organismo rivoluzionario unitario della classe operaia, opposto alla collaborazione fra le classi, senza partecipazione né della borghesia né degli stalinisti, e fuori dalle strutture statali.
Il tradizionale apoliticismo anarchico fece sì che la CNT mancasse di una teoria della rivoluzione. Senza teoria non si dà rivoluzione, e non prendere il potere significò lasciarlo nelle mani dello stato capitalista. Il Comitato Centrale delle Milizie antifascista fu solo un organo di collaborazione di classe e servì solamente a puntellare e rafforzare lo stato borghese, che non si era voluto o saputo distruggere. Da qui la necessità, sostenuta da Los Amigos de Durruti, di costituire una Giunta Rivoluzionaria, capace di coordinare, centralizzare e rafforzare il potere dei tanti comitati operai, locali, di difesa, di impresa, miliziani, ecc., che furono gli unici detentori del potere fra il 19 luglio ed il 26 settembre del 1936. Un potere atomizzato in molteplici comitati che detenevano localmente tutto il potere ma che - non federati, centralizzati e rafforzati -  vennero incanalati, indeboliti e trasformati dal Comitato Centrale delle Milizie Antifasciste in direzioni di imprese sindacalizzate e in battaglioni di un esercito repubblicano. Senza la distruzione totale dello stato capitalista, le giornate rivoluzionarie del luglio '36 non potevano aprire la strada ad una nuova struttura di potere operaio. La degenerazione ed il fallimento del processo rivoluzionario era inevitabile. Tuttavia, il confronto e lo scontro fra l'anarchismo riformista e di stato della CNT-FAI e l'anarchismo rivoluzionario de Los Amigos de Durruti non ebbe la forza di provocare una scissione che avrebbe chiarito le posizioni antagoniste.

Conclusioni
1
-Nel luglio 1936, la questione essenziale non era prendere il potere (da parte di una minoranza di dirigenti anarchici), ma coordinare, promuovere e portare a termine la distruzione dello stato, da parte dei comitati. I comitati rivoluzionari di quartiere (ed alcuni comitati locali) non facevano né dovevano fare la rivoluzione: erano la rivoluzione sociale! La distruzione dello stato, da parte dei comitati rivoluzionari, era un compito concreto e reale, in cui questi comitati assumevano tutte le attività che erano dello stato prima del luglio del '36. Era questa la grande lezione della rivoluzione del 1936: la necessità di distruggere lo stato!
2-Nel corso della guerra civile, il progetto politico dell'anarchismo di stato, costituito come un partito antifascista ma utilizzando un metodo di collaborazione fra le classi e di partecipazione governativa, organizzato burocraticamente con l'obiettivo principale di vincere la guerra contro il fascismo, fallì clamorosamente su tutti i terreni. Però, il movimento sociale dell'anarchismo rivoluzionario, organizzato in comitati rivoluzionari di quartiere, locali, di controllo operaio, di difesa, ecc., costituì l'embrione di un potere operaio che arrivò alla gestione economica e concretizzò iniziative popolari rivoluzionarie e di autonomia proletaria che ancora oggi illuminano e annunciano un futuro radicalmente diverso da quello della barbarie capitalista, dall'orrore fascista, dalla schiavitù stalinista. Ed anche se l'anarchismo rivoluzionario dovette alla fine soccombere alla repressione coordinata dello stato, della borghesia, degli stalinisti e dei comitati superiori della CNT, è rimasto l'esempio, la riflessione e la lotta di alcune minoranze, come Los Amigos de Durruti, la Gioventù Libertaria della Catalogna ed alcuni gruppi anarchici della federazione locale di Barcellona che, oggi, ci permettono di teorizzare sulle loro esperienze, di imparare dai loro errori e di rivendicare la loro lotta e loro storia.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Ottima ricerca Franco, ma non condivido la tua Conclusione quando dai la colpa del fallimento della guerra rivoluzionaria del '36 all'andata al governo della Monsteny, Garcia Oliver e pochi altri. Ho conosciuti alcuni di questi compagni spagnoli a Parigi al Congresso Internazionale di Federazioni Anachiche e nonostante non fossi più in "linea" con quanto esprimevano i vari Failla, Marzocchi ecc.non me la sentii di attaccarli sulla loro partecipazione al Governo perchè sono ed ero convinto che niente avrebbero potuto fare i compagni spagnoli contro il nazifascismo italo-tedesco e la borghesia dei governi francesi ed inglesi che armarono il fascismo spagnolo.

Franco Senia ha detto...

Che dirti, Gianni? Se non che le mie conclusioni sono ancora più pesanti, se dai un'occhiata al titolo. Non escludo che nella morte di Durruti ci possano essere responsabilità della direzione della Cnt. So che forse esagero, ma sono queste le coclusioni cui sono arrivato. L'accusa rivolta ai "ministri", è quella di essersi resi complici degli stalinisti, segnatamente nel corso degli avvenimenti del Maggio 37. Detto questo, torniamo a noi, e alla nostra esperienza e di come siamo entrati in conflitto con la direzione della Fai, e non sulla scorta di posizioni ideologiche, tipo se il pericolo fosse fascismo o socialdemocrazia, ma sulla scorta di quello che era la nostra vita quotidiana nella strada, nel quartiere, il nostro rapportarci con la realtà, magari contraddittorio, ma vero . Dall'altra parte, loro, le burocrazie, legati alle conventicole del PCI, legati ai loro interessi di bottega, la loro cazzo di Carrara di merda e i compagni che ci sono morti di inedia! I cavatori a urlare di notte sotto casa dei padroni anarchici. Come in Spagna i compagni trattati da provocatori. Si parva licet... No, Gianni, il problema non è se vai al governo, ma con chi ci vai! Un abbraccio