lunedì 27 luglio 2015

La morte e l'economia

cannoncharge

Cannoni e capitalismo
- La rivoluzione militare come origine della modernità -
di Robert Kurz

Ci sono numerose versioni della nascita dell'era moderna. Neanche sulla data gli storici hanno trovato un punto di accordo, Alcuni ne situano l'inizio già a far tempo dal 15° e dal 16° secolo, con il cosiddetto Rinascimento (un concetto che è stato inventato solamente nel 19° secolo da Jules Michelet, come ha dimostrato lo storico francese Lucien Febvre). Altri vedono la vera rottura, il decollo della modernità, soltanto nel 18° secolo, quando la filosofia dell'Illuminismo, la Rivoluzione francese e l'inizio dell'industrializzazione scossero il mondo. Ma qualunque sia la data preferita dagli storici e dai filosofi moderni pe la nascita del loro proprio mondo, su una cosa concordano: quelli che vanno assunti come impulsi originali sono quasi sempre risultati positivi
Vengono considerate come cause principali dell'ascesa della modernità, sia le innovazioni artistiche e scientifiche del Rinascimento che i grandi viaggi di scoperta a partire da Colombo, tanto l'idea protestante e calvinista circa l'auto-responsabilità dell'individuo, quanto la liberazione illuminista dalla superstizione irrazionale e la nascita della democrazia moderna in Francia e negli Stati Uniti. In ambito tecnico-industriale, viene anche ricordata l'invenzione della macchina a vapore e del telaio meccanico, inteso come "sparo di partenza" dello sviluppo sociale moderno.
Quest'ultima spiegazione è stata sottolineata soprattutto dal marxismo, dal momento che si armonizza con la dottrina filosofica del "materialismo storico". Il vero motore della storia - afferma tale dottrina - è lo sviluppo delle "forze produttive" materiali, le quali entrano ripetutamente in conflitto con i "rapporti di produzione" divenuti molto ristretti e che obbligano ad una nuova forma di società. Perciò, per il marxismo, il punto decisivo della trasformazione è l'industrializzazione: la macchina a vapore - così dice la formula semplificata - sarebbe stata la prima cosa a rompere la "corrente dei vecchi rapporti feudali di produzione".
Qui, salta agli occhi una gigantesca contraddizione nelle argomentazioni marxiste. Poiché nella sua opera, nel famoso capitolo sulla "accumulazione primitiva del capitale", Marx si occupa di periodi che risalgono a secoli precedenti alla macchina a vapore.Non è forse questa un'auto-confutazione del "materialismo storico"? Se la "accumulazione primitiva" e la macchina a vapore sono così distanti in termini storici, le forze produttive dell'industria non possono essere state la causa decisiva della nascita del capitalismo moderno. E' vero che il modo di produzione capitalistica si impone definitivamente soltanto con l'industrializzazione del 19° secolo, ma, se cerchiamo le radici dello sviluppo, allora dobbiamo scavare più a fondo.

E' anche logico che il primo germe della modernità, o il "big bang" della sua dinamica, doveva nascere in un ambito che fosse ancora in buona parte premoderno, in quanto, diversamente, non avrebbe potuto essere una "origine" nel senso rigoroso del termine. Perciò, la "prima causa" molto precoce e il "pieno consolidamento" molto tardivo, non rappresentano una contraddizione. Se è vero anche che per molte regioni del mondo e per molti gruppi sociali, l'inizio della modernità si estende fino al presente, è altrettanto certo che il primo impulso dev'essersi verificato in un passato remoto, se si considera l'enorme estensione temporale (dal punto di vista di una generazione, o anche da quello di una persona isolata) dei processi sociali.
Qual è stato alla fine, in un passato relativamente distante, il nuovo, che successivamente ha generato in maniera inevitabile la storia della modernizzazione? Si può pienamente concedere al materialismo storico che l'importanza maggiore e principale non attiene al semplice cambiamento di idee e mentalità, bensì allo sviluppo sul piano dei fatti concreti materiali. Però, non è stata la forza produttiva, ma al contrario una clamorosa forza distruttiva, ad aprire la strada alla modernizzazione, ossia, l'invenzione delle armi da fuoco. Sebbene tale relazione sia nota da molto tempo, nelle più celebri e conseguenti teorie della modernizzazione (ivi incluso il marxismo), le è sempre stata assegnata poca importanza.

E' stato lo storico tedesco dell'economia, Werner Sombart, che, significativamente poco prima della Prima Guerra mondiale, nel suo studio, "Guerra e Capitalismo" (1913), ha minuziosamente affrontato tale questione; naturalmente, solo per offrire un'esaltazione della guerra, come tanti intellettuali tedeschi dell'epoca. Solo negli ultimi anni, sono tornati alla ribalta le origini tecnico-armamentistiche e bellico-economiche del capitalismo, come nel libro "Cannoni e Peste" (1989), dell'economista tedesco Karl Georg Zinn, e nel saggio "La rivoluzione militare" (1990) del storico nordamericano Geoffrey Parker. Ma nemmeno queste ricerche hanno avuto il risalto che meritavano. Ovviamente, il mondo occidentale moderno e i suoi ideologhi accettano poco la visione secondo la quale la base storica ultima dei loro sacri concetti di "libertà" e "progresso" possa essere trovata nell'invenzione dei più diabolici strumenti di morte della storia umana. E questa relazione vale anche per la democrazia moderna, dal momento che la "rivoluzione militare" è rimasta fino ad oggi un motivo segreto della modernizzazione. La stessa bomba atomica è stata un'invenzione democratica dell'occidente.
L'innovazione delle armi da fuoco ha distrutto le forme di dominio pre-capitalistiche, dal momento che ha reso militarmente ridicola la cavalleria feudale. Già prima dell'invenzione delle armi da fuoco, si percepivano le conseguenze sociali delle armi da lancio, visto che il Secondo Concilio Lateranense proibì, nell'anno 1129, l'uso della balestra contro i cristiani. Non a caso, la balestra, importata dalle culture non europee intorno all'anno Mille, era considerata come un'arma speciale dei ladri, dei fuorilegge e dei ribelli, incluse figure leggendarie come Robin Hood. Quando entrarono in voga le molto più efficaci armi a distanza con "canne da fuoco", venne segnato il destino degli eserciti a cavallo e rivestiti di armature.

Però, l'arma da fuoco non era più nelle mani di un'opposizione "dal basso" che faceva fronte contro il dominio feudale, ma aveva portato innanzitutto ad una rivoluzione "dall'alto" innescata da principi e re. Poiché la produzione e la mobilitazione dei nuovi sistemi di armi non era possibile sul piano delle strutture locali e decentralizzate, che prima avevano segnato la riproduzione sociale, ma esigevano un'organizzazione interamente nuova della società, su diversi piani. Le armi da fuoco, soprattutto i grandi cannoni, non potevano più essere prodotti in piccole officine, come le armi bianche o da lancio premoderne. Per questo si sviluppò un'industria specifica degli armamenti, che produceva cannoni e moschetti in grandi fabbriche. Allo stesso tempo, sorse una nuova architettura militare di difesa, nella figura di giganteschi bastioni che dovevano resistere alle cannonate. SI arrivò ad una disputa innovatrice fra armi di offesa e di difesa, nell'ambito di una corsa agli armamenti da parte degli stati, che continua fino ai nostri giorni.
Ad opera delle armi da fuoco, cambiò profondamente la struttura degli eserciti. I belligeranti non potevano più equipaggiarsi da sé soli e dovevano essere provvisti di armi da parte di un potere sociale centralizzato. Per questo l'organizzazione militare della società si separò dall'organizzazione civile. Al posto dei cittadini mobilitati, caso per caso, dalle campagne o dai signori locali con le loro famiglie armate, sorsero gli "eserciti permanenti": nacquero le "forze armate" come gruppo sociale specifico, e l'esercitò si trasformò in un corpo estraneo alla società. Il corpo degli ufficiali, da prodotto del dovere personale dei cittadini ricchi, divenne una "professione" moderna. AL pari di questa nuova organizzazione militare e delle nuove tecniche belliche, anche il contingente degli eserciti crebbe vertiginosamente: "Le truppe armate, fra il 1500 ed il 1700, aumentarono di dieci volte" (Geoffrey Parker).

L'industria degli armamenti, la corsa agli armamenti e la manutenzione degli eserciti organizzati in maniera permanente, divorziati dalla società civile e allo stesso tempo in forte crescita, dovevano portare necessariamente ad una sovversione radicale dell'economia. Il grande complesso militare svincolato dalla società, esigeva una "economia di guerra permanente". Questa nuova economia di morte si stese come un sudario sulle strutture delle vecchie società agrarie basate sull'economia naturale. Dal momento che l'armamento e l'esercito non potevano più appoggiarsi alla riproduzione agraria locale, ma dovevano essere riforniti con risorse ottenute anonimamente in grandi spazi, passarono a dipendere dalla mediazione del denaro. Produzione di merci ed economia monetaria come elementi di base del capitalismo ricevettero un impulso decisivo all'inizio dell'era moderna per mezzo dello scatenarsi dell'economia militare ed armamentista.
Questo sviluppo produsse e favorì la soggettività capitalistica e la sua mentalità dell'astratto "fare di più". Il disavanzo finanziario permanente dell'economia di guerra portò, nella società civile, all'aumento dei capitalisti finanziari e commerciali, dei grandi fornitori di denaro e dei finanzieri di guerra. Ma anche la nuova organizzazione dello stesso esercito creò la mentalità capitalista. I vecchi belligeranti agrari si trasformarono in "soldati", ossia, in persone che ricevevano il "soldo". Essi furono i primi "lavoratori salariati" moderni che dovevano riprodurre la propria vita esclusivamente per mezzo del reddito monetario e del consumo di merci. E per questo non lottavano più per obiettivi idealizzati, ma solamente per il denaro. Era loro indifferente chi dovessero uccidere, in quanto "contava" solo il soldo, in qusto modo divennero i primi rappresentanti del "lavoro astratto" (Marx) nel moderno sistema produttore di merci.
Ai capi e ai comandanti dei "soldati" interessava acquisire risorse per mezzo dei bottini e convertirli in denaro. Pertanto, il reddito dei bottini doveva essere superiore al costo della guerra. E' questa l'origine della razionalità economico.imprenditoriale moderna. Nella loro maggioranza, i generali ed i comandanti di eserciti dell'inizio dell'era moderna investivano il prodotto dei loro bottini e diventavano soci del capitale monetario e commerciale. Quindi non è stato il pacifico venditore, il diligente risparmiatore ed il produttore pieno di idee, a segnare l'inizio del capitalismo, ma proprio il loro contrario: allo stesso modo in cui i "soldati", come artigiani sanguinosi dell'arma da fuoco, sono stati i prototipi del salariato moderno, così anche i comandanti di eserciti ed i "condottieri" moltiplicatori di denaro sono stati i prototipo dell'imprenditore moderno e della sua "disponibilità al rischio".

In quanto liberi imprenditori di morte, i "condottieri" dipendevano però dalle grandi guerre dei poteri statali centralizzati e dalla loro capacità di finanziamento. La versatile relazione moderna fra mercato e Stato, ha qui la sua origine. Per poter finanziare le industrie dell'armamento ed i bastioni, i giganteschi eserciti e la guerra, gli Stati dovevano spremere la popolazione al massimo grado e questo, corrispondentemente all'obiettivo, in una forma altrettanto nuova: al posto delle vecchie imposte in natura, la tassazione monetaria. Le persone vennero così obbligate a "guadagnare denaro" per poter pagare le loro imposte allo Stato. In questo modo, l'economia di guerra forzò non solo in forma diretta, ma anche indiretta, il sistema dell'economia di mercato. Fra i secoli 16° e 18°, la tassazione delle persone nei paesi europei crebbe fino al 2.000%.
Ovviamente, le persone non accettarono di venire introdotti in maniera volontaria nella nuova economia monetaria ed armamentista. Una tale costrizione avvenne solo per mezzo di una sanguinosa repressione. L'economia di guerra permanente delle armi da fuoco fronteggiò per secoli l'insurrezione popolare permanente e, sulla sua scia, la guerra intestina permanente. Per poter estorcere i mostruosi tributi, i poteri statali centralizzati dovettero costruire un apparato altrettanto mostruoso di polizia e di amministrazione. Tutti gli apparati statali moderni provengono da questa storia dell'inizio dell'era moderna. L'auto-amministrazione locale venne sostituita dall'amministrazione centralizzata e gerarchica, a carico di una burocrazia il cui nucleo era formato dagli apparati di tassazione e repressione interna.

Le conquiste positive della modernizzazione portano da sempre il marchio d'infamia delle loro origini. L'industrializzazione del 19° secolo, tanto nel suo aspetto tecnologico quanto nei tratti storici delle organizzazioni e delle mentalità, è stata un'erede delle armi da fuoco, della produzione di armamenti all'inizio della modernità e del processo sociale che ne è seguito. In tal senso, c'è poco da meravigliarsi che il vertiginoso sviluppo capitalistico delle forze produttive a partire dalla Prima Rivoluzione Industriale potesse avvenire soltanto in forma distruttiva, nonostante le innovazioni tecniche apparentemente innocenti. La moderna democrazia occidentale è incapace di nascondere il fatto di essere erede della dittatura militare ed armamentista dell'inizio della modernità - e questo non solo nella sfera tecnologica, ma anche nella sua struttura sociale. Sotto la sottile superficie dei rituali del voto e dei discorsi politici, si trova il mostro di un apparato che amministra e disciplina in maniera continua il cittadino apparentemente libero, nel nome dell'economia monetaria totale, e dell'economia di guerra ad essa finora vincolata. In nessuna società della storia c'è mai stato una così grande percentuale di funzionari pubblici ed amministratori di risorse umane, di soldati e di polizia; nessuno ha mai dissipato una parte così grande delle proprie risorse in armamenti ed esercito.

Le dittature burocratiche della "modernizzazione tardiva" dell'Est e del Sud, con i loro apparati centralizzati, non sono state agli antipodi, ma sono stati gli agenti recidivi dell'economia di guerra della storia occidentale, senza tuttavia essere in grado di raggiungerla. Le società più burocratizzate e più militarizzate sono ancora, dal punto di vista strutturale, le democrazie occidentali. Anche il neoliberismo è un figlio tardivo dei cannoni, come ha dimostrato il gigantesco programma armamentista della "Reaganomics" e la storia degli anni 90. L'economia della morte rimarrà l'inquietante retaggio della società moderna fondata sull'economia di mercato fino a quando il capitalismo-assassino non distruggerà sé stesso.

- Robert Kurz -  Pubblkicato su "Folha de São Paulo" del 30 Marzo del 1997 -

fonte: EXIT!

1 commento:

Lucifugo ha detto...

Il Big Bang della modernità

http://ozioproduttivo.blogspot.gr/2014/05/il-big-bangdella-modernita-le-armi-da.html