mercoledì 12 febbraio 2014

la cura

muhammedali

Il dolore dell'anima e le case farmaceutiche
di Laura Omero

La malattia di Parkinson si manifesta (di solito) intorno ai sessant'anni, anche se, disgraziatamente, colpisce persone sempre più giovani. Si presenta con sintomi vaghi: astenia, tremore, impaccio, lentezza nei movimenti. Frequentemente un sessantenne si scopre in crisi, tanto più se quella vecchiaia che improvvisamente si erge sul suo cammino si accompagna alla sintomatologia sopra descritta.
Va dal medico, prende vitamine, partecipa a una gita organizzata, redige bilanci… Ma i disturbi aumentano. Il medico di base gli prescrive prima gli esami di routine, poi, visite specialistiche: fisiatra, ortopedico, reumatologo. Passano i mesi… un anno, due. Alla malinconia si associa l'ansia; in famiglia si parla ormai apertamente di «paturnie». Da menopausa. Il medico, con piglio professionale,  usa il termine depressione. Poi, se Dio vuole (si fa per dire), arriva la diagnosi corretta: malattia di Parkinson. Degenerativa, progressiva. E' tanto strano, è anomalo che la tristezza si colori di disperazione e l'ansia diventi panico? Il medico di base, leggendo la diagnosi del neurologo, aggiornerà la cartella personale... Da quel momento però la depressione, indipendentemente dal nostro sentire, sarà data per scontata e «curata» con psicofarmaci.
Non c'è pillola che possa far accettare una patologia come il Parkinson; ogni malato imboccherà una strada personale elaborando con lentezza e fatica la perdita della salute e dell'autonomia; a volte con l'aiuto dei familiari, a volte con quello della fede, alternando bestemmie a pianti,  negazione a ironia, speranza nella ricerca a delusione.
Personalmente vorrei restare «lucida», e, soprattutto, desidererei poterne parlare con il mio medico: senza imbarazzi, con sincerità. Anche perché gli effetti collaterali che si accompagnano alla «calma chimica» sono pesantissimi. Peggiorano, infatti, la patologia parkinsoniana e - volete ridere? - provocano attacchi di panico, perdita di memoria, deficit d'attenzione, confusione mentale, allucinazioni… E allora, come diceva qualcuno: lasciamo fare alla vita (pardon: al Parkinson) questa ultima fatica.
Le case farmaceutiche che hanno trasformato in malattia la vivacità infantile, il disinteresse (spesso comprensibile) scolastico, la svagatezza dei sognatori, per incrementare profitti miliardari, hanno tutta la convenienza a ingabbiare anche il dolore dell'anima, di cui la vita è colma, nelle maglie strette della patologia. E' normale che patologie neurologiche devastanti siano vissute con tristezza, rabbia, malinconia. Il dolore dell'anima non è una patologia da curare rincoglionendosi con pillole colorate. E' un'emozione: da trattare con rispetto e umana, umanissima pietas...

fonte: falilulelablog

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Franco, sarò breve perchè avevo scritto molto ed ad un certo punto si è spento il computer. Hai perfettamente ragione nella tua analisi sulle "emozioni" e specialmente le industrie come la Roche che si occupa di psicofarmaci, preparano i loro Informatori medici nel suggerire l'utilizzo di certi farmaci in forme di depressione, di ansia di disturbi emozionali ai quali tutti andiamo soggetti se non siamo atarattici, insensibili od ottusi. Lasciai il lavoro nell'industra farmaceutica anche per questo motivo e se lo facevo era perchè mi lasciava molto tempo libero per la attività politica, come ben ricordi. Potrei portarti molti esempi anche a proposito del Parkinson che una mia amica aveva piccoli accenni ed il suo medico, blandito o circuito dall'Informatore l'aveva riempita di medicine che la fecero "collassare" ! Le consigliai un Prof. "pessimo" prescrittore che le tolse tutti i farmaci per questa piccolissima sintomatologia di Parkinson ed opra sta proprio bene ! Continueremo a voce, comunque BRAVOOOO!! Gianni

Anonimo ha detto...

Franco non hai ricevuto il mio commento con i consigli di lettura per due libri? Gianni

Franco Senia ha detto...

No Gianni, mai ricevuto!

Anonimo ha detto...

Letture utili per approfondire le bidonate delle industrie farmaceutiche:
Stephane Hessel - INDIGNATEVI - (CASO EDITORIALE GLOBALE IN GRADO DI ISPIRARE MOVIMENTIDI PROTESTA SOCIALE IN MEZZO MONDO)
Ben Goldacre - Effetti collaterali (Come le case farmaceutiche ingannano medici e pazienti)
P.S. Io come ex Informatore medico "pentito" sono orgoglioso di dire che ero nato come chimico fisico ed in seguito mi divetti laureare anche in chimica farmaceutica per trovare un lavoro....e che lavoro di merda !!!!