lunedì 17 febbraio 2025

I.A.: l’Ultima Bolla ?!!???

La rivoluzione dell'I.A divora i suoi figli
- La società cinese Deepseek sta abbassando il prezzo dei servizi basati sull'intelligenza artificiale e sta mettendo in discussione il modello di business dei suoi concorrenti statunitensi. -
di Tomasz Konicz [***]

L'onda d'urto, trasmessa dal modello di Intelligenza Artificiale cinese DeepSeek, ha scosso l'industria high-tech americana, e la cosa ha prodotto anche dei momenti decisamente comici. OpenAI, sviluppatore di ChatGPT e supportato da Microsoft, ha accusato di furto di dati e di spionaggio la startup cinese. Il modello di business del pioniere americano dell'Intelligenza Artificiale, che si basa sul «furto di dati ai danni dell'intera Internet»,  ora «si lamenta del fatto che DeepSeek venga addestrato a partire dai risultati ottenuti da OpenAI», come ha affermato il critico tecnologico Ed Zitron, citato da PC Gamer [*1]. Il team, guidato dal guru dell'intelligenza artificiale Sam Altman, ora riceverà una dose della sua stessa medicina, ha tuonato Zitron. Insomma, OpenAI ha progettato una «macchina per il plagio», solo per poi lamentarsi del fatto che ora i suoi plagi vengono utilizzati per generare nuove macchine per il plagio. L'industria definisce questo processo col nome di "distillazione della conoscenza", dove, grazie alla quale, è possibile risparmiare molto denaro e risorse utilizzando l'output di un modello linguistico assai ampio, al fine di poter addestrare specificamente un modello assai più piccolo, ed economico. Secondo quanto riferito, il concorrente cinese a basso costo di Open AI avrebbe portato a termine il suo modello spendendo poco meno di sei milioni di dollari USA. Ironia della sorte, il pioniere statunitense dell'Intelligenza Artificiale, che ama propagandare in modo aggressivo il potenziale di razionalizzazione macroeconomica dei suoi sistemi, sembra ora cadere egli stesso vittima della razionalizzazione. Finora, il processo di apprendimento automatico ha divorato miliardi di dollari di investimenti, fatti nella speranza che le grandi aziende informatiche statunitensi ottenessero una sorta di monopolio sui sistemi di Intelligenza Artificiale - proprietari e chiusi - che avrebbero dovuto essere venduti in tutto il mondo. Ma ecco che non appena le innovazioni del modello linguistico cinese - in gran parte open source - verranno generalizzate, i sogni di monopolio andranno in frantumi. In tal modo, Deepseek ha innescato uno shock dirompente, nel quale il software proprietario è stato sconfitto dal principio open source, che consente una collaborazione e un'innovazione globale assai più rapide (solo il ritardatario Meta ha perseguito un approccio open source - con il suo modello linguistico di grandi dimensioni Llama - proprio perché Facebook & Co. non dipendono dai ricavi del business dell'intelligenza artificiale) [*2]. Ragion per cui, ora i profitti provenienti dal software, sognati dai giganti dell'industria dell'Intelligenza Artificiale, in gran parte non si materializzerebbero, perché ben presto ogni azienda di medie dimensioni sarà in grado di deliziare i propri clienti con degli strumenti di intelligenza artificiale altrettanto fastidiosi, come ha dimostrato Microsoft, investendo miliardi nel suo già odiato Copilot - il cosiddetto "Clippy" [*3] dell'era dell'intelligenza artificiale [*4]. Secondo il Financial Times, la "grande innovazione" di Deepseek consiste nel ridurre al minimo l'impiego di manodopera umana nel corso di quella che è l’"etichettatura" corretta dei dati.
Un'analogia, tratta dal mercato dei sistemi operativi, può servire a illustrare la frattura che si sta verificando: l'industria dell'intelligenza artificiale voleva perseguire un modello simile a quello adottato da Microsoft, con il suo sistema operativo Windows già fin dagli anni '90, nel quale il prodotto che viene monopolizzato è il software stesso. Con DeepSeek, invece il software diventa gratuito e/o più economico, nel mentre che i servizi e le personalizzazioni ora devono essere monetizzati; in modo simile, ad esempio,  a quanto fa Red Hat con il suo Enterprise Linux. Si tratta di un principio commerciale realistico, ma va detto che il potenziale volume di mercato dell'Intelligenza Artificiale è assai più piccolo, e questo già anche prima che essa venga ampiamente implementata. Dopo lo shock di DeepSeek, anche i produttori di hardware, le cui capacità di calcolo hanno reso possibile il boom dell'Intelligenza Artificiale, hanno dovuto accettare delle gravi perdite sui mercati azionari . Il produttore di schede grafiche Nvidia, non solo ha trovato una vena d'oro grazie alle sue schede di elaborazione ottimizzate per i processi di Intelligenza Artificiale, ma l'ha anche ampiamente monopolizzata, aumentando così, in due anni, il prezzo delle sue azioni di quasi dieci volte: ma dopo DeepSeek è crollato del 20%. L'intero boom dell'Intelligenza Artificiale, il quale di fatto mantiene in una fase di espansione speculativa solo il mercato finanziario statunitense (l'UE  si è già ampiamente disaccoppiata), rischia ora di esaurirsi. Cosa accadrebbe se le speranze di un nuovo regime di accumulazione, di nuovi mercati e di nuovi settori generatori di posti di lavoro all'improvviso crollassero, come è avvenuto ad esempio  durante la deflazione della bolla delle dot-com all'inizio del millennio? Così, in quello che è uno dei pilastri più importanti dell'economia statunitense - la quale può mantenere la sua posizione eccezionale solo grazie al dollaro statunitense - ora si sono aperte delle notevoli crepe, e questo a seguito di un massacro dei prezzi che a febbraio è già equivalso a circa mille miliardi di dollari [*5]. DeepSeek non solo sta indebolendo il boom del mercato finanziario statunitense, ma questo strumento di intelligenza artificiale rappresenta anche una sfida geopolitico-militare al predominio di Washington, il quale ora può essere mantenuto solo grazie alla potenza della macchina militare statunitense. Ecco perché la Casa Bianca – a parte le banalità di Trump sull’effetto di promozione dell’innovazione della concorrenza – si è immediatamente mossa per ridurre al minimo la portata dell’app, e vietarne semplicemente l’uso nelle agenzie governative. Inoltre, la tempistica del rilascio di DeepSeek sembra avere umiliato l'amministrazione Trump e i suoi tecno-oligarchi, che solo pochi giorni prima avevano annunciato Stargate, un programma di investimenti in Intelligenza Artificiale da 500 miliardi di dollari, che ora sembra essere invece diventato semplicemente ridicolo [*6]. Il segnale inviato dal capitalismo di Stato cinese è chiaro: l'efficienza cinese batte l'approccio americano, che si basa sulla forza bruta americano. Inoltre, la Cina ha dimostrato l'inefficacia delle sanzioni americane sui prodotti ad alta tecnologia; sanzioni che  avevano lo scopo di impedire lo sviluppo di un'Intelligenza Artificiale cinese che fosse competitiva sullo sfondo della lotta per l'egemonia tra Washington e Pechino, e questo proprio a causa del potenziale spaventoso che hanno le applicazioni militari dei sistemi di Intelligenza Artificiale. Per contro, DeepSeek sostiene di aver fatto di necessità virtù, con tutta una serie di innovazioni nelle fasi di addestramento dell'IA, le quali hanno portato alla possibilità di limitare l'uso dei chip Nvidia solo per 2048 vecchi modelli H800 (DeepSeek non ha confermato la presunta distillazione di conoscenze che ha scandalizzato OpenAI) [*7]. Tuttavia, sembra che ora siano proprio questi vantaggi in termini di costi, per la concorrenza cinese, che vengano messi in discussione da uno studio del think tank informatico SemiAnalysis [*8]. Si dice che il fondo speculativo cinese High-Flyer, che ha finanziato DeepSeek, disponga di una computer farm con circa 60.000 schede Nvidia, e che i costi per il personale altamente qualificato, e lo sviluppo di metodi di formazione innovativi, non siano stati inclusi nel calcolo dei costi sostenuti dai produttori di DeepSeek, ragion per cui le spese reali del fondo speculativo High-Flyer, nella "Repubblica Popolare", ammonterebbero a un miliardo di dollari. Sebbene gran parte di questa contabilità occidentale dei costi corrisponda alla realtà, la sua logica implicita è errata. DeepSeek è open source, i suoi costi di sviluppo sono irrilevanti ai fini di un utilizzo futuro, poiché le innovazioni di processo che hanno portato al suo sviluppo non rimangono occulte, diventano di dominio pubblico e inevitabilmente abbassano il prezzo dei servizi basati sull'intelligenza artificiale che l'industria informatica americana avrebbero voluto monopolizzare. La torta dell'Intelligenza Artificiale si sta squagliando. E tutte queste innovazioni sono reali; non sono solamente delle copie a basso costo, come ha riconosciuto il MIT Technology Review [*9]. Ora, la concorrenza statunitense sta lavorando duramente per riuscire a copiare queste innovazioni che sono state favorite dalle sanzioni di Washington. I nuovi metodi di compressione dei dati, come Multi-head Latent Attention, hanno consentito di ridurre il consumo di memoria, e di minimizzare quei colli di bottiglia derivanti da una larghezza di banda di memoria insufficiente [*10].
Un altro passo fondamentale nell'innovazione compiuta da DeepSeek, riguarda l'automazione estesa della fase di formazione che ora si svolge in più fasi. Secondo il Financial Times (FT) [*11] la “grande innovazione” di DeepSeek riguarda il ridurre al minimo l’impiego di manodopera umana nella“etichettatura” corretta dei dati. Questa tecnica, utilizzata nella fase finale della formazione, nota nel settore col nome di «apprendimento rinforzato dal feedback umano» (RLHF), è costosa e vuole molto tempo, dal momento che  richiede un «piccolo esercito di etichettatori di dati» [*12]. Lavoratori giornalieri dell'era dell'intelligenza artificiale, i quali per lo più ricevono una paga oraria inferiore a due dollari USA, e che vengono reclutati principalmente in regioni periferiche come l'America Latina o l'Africa, i quali trascorrono la loro giornata lavorativa etichettando ripetutamente dei dati digitali per l'intelligenza artificiale che somigliano un po' a quei "captcha"  da mettere sui semafori, sulle biciclette o sui cani che un tempo venivano richiesti al momento di scaricare un file. E questi lavori miserabili e ripetitivi - che oggi occupano centinaia di migliaia di persone, attraverso il cui sfruttamento, nell'ambito della RLHF, l'industria high-tech del XXI secolo sta in un certo senso facendo rivivere il XVIII secolo - diventeranno ben presto obsoleti. Secondo il Financial Times, DeepSeek è stato in grado di automatizzare "l’apprendimento rinforzato” grazie a dei meccanismi di ricompensa digitale che si attivano quando il sistema di Intelligenza Artificiale fornisce risposte corrette. Una volta che questo processo viene ripetuto abbastanza spesso, il modello linguistico inizia a «risolvere spontaneamente i problemi, senza supervisione umana», e facendolo su vasta scala, una volta  che è stato superato il punto di svolta. Secondo il quotidiano finanziario, che cita i resoconti dei ricercatori cinesi di Intelligenza Artificiale, si è verificato un «momento di illuminazione», a partire dal quale DeepSeek ha iniziato a valutare nuovamente le domande, adattando a esse il suo tempo di elaborazione. Per poter replicare tutto questo, non c’è più alcun bisogno di lavoratori AI, ma c'è piuttosto bisogno di «un modello molto forte e ben pre-addestrato», oltre a un’ottima infrastruttura in grado di portare avanti «il processo di apprendimento rinforzato, su larga scala». È in questo modo che l'Intelligenza Artificiale sta divorando anche i suoi figli più miserabili. In ogni caso, i salariati della periferia del sistema mondiale tardo-capitalista - che ora rischiano di perdere anche il loro lavoro precario - verranno ben presto seguiti nella loro obsolescenza anche da milioni di dipendenti dei centri. Per quanto l'I.A. riesca a trasformare radicalmente le società dei Centri, come già avvenuto con Internet e nel corso della prima fase della digitalizzazione, ciò comunque non porterà a un boom economico a lungo termine, nel senso che non ci sarà alcun nuovo regime di accumulazione che sia in grado di utilizzare masse di forza lavoro nel processo di produzione del capitale. Piuttosto sarà il contrario, e continuerà la de-sostanzializzazione del capitale e la migrazione del lavoro salariato dalla produzione di beni e dal settore dei servizi. Ecco perché i timori di un crollo della domanda di chip per l'Intelligenza Artificiale sono del tutto infondati; quanto meno Nvidia continuerà a godere di una domanda sana. Ovunque, oggi, ci siano «persone esperte che continuano a premere sempre gli stessi pulsanti, come in una gara», prima o poi a prevalere sarà la pressione della razionalizzazione mediata dal mercato [*13]. La riduzione dei prezzi delle unità di formazione per i grandi modelli linguistici, non faranno altro che accelerare l'adattamento di questa tecnologia nel processo di valorizzazione del capitale, il quale per decenni è riuscito a portare avanti la sua esistenza zombie solo grazie alla produzione di una domanda, sui mercati finanziari mondiali, generata dal credito e dal capitale fittizio. L'ultima eco, negli Stati Uniti, di questa bolla economica globale dell'era neoliberista in declino, è oggi la bolla dell'Intelligenza Artificiale.

- Tomasz Konicz [***]  - Pubblicato il 16 febbraio 2025 su Tomasz Konicz. Wertkritik, Krise, Antifa -

*** NOTA: Il lavoro giornalistico di Tomasz Konicz è finanziato in gran parte grazie a donazioni. Se vi piacciono i suoi testi, siete invitati a contribuire - sia tramite Patreon che con un bonifico bancario diretto, dopo una richiesta via e-mail:  https://www.patreon.com/user?u=57464083

NOTE:

1 https://www.pcgamer.com/gaming-industry/the-brass-balls-on-these-guys-openai-complains-that-deepseek-has-been-using-its-data-you-know-the-copyrighted-data-its-been-scraping-from-everywhere/#comment-jump

2 https://www.nytimes.com/2025/01/29/technology/meta-deepseek-ai-open-source.html?searchResultPosition=6

3 https://9to5mac.com/2017/04/26/clippy-microsoft-office-mac/

4 https://www.zdnet.com/home-and-office/work-life/the-microsoft-365-copilot-launch-was-a-total-disaster/

5 https://www.dqindia.com/news/deepseek-sparks-1-trillion-tech-stock-meltdown-8662575

6 https://apnews.com/article/trump-ai-openai-oracle-softbank-son-altman-ellison-be261f8a8ee07a0623d4170397348c41

7 https://www.dw.com/de/deepseek-ki-aktie-b%C3%B6rse-nvidia-v3/a-71434687

8 https://winfuture.de/news,148575.html

9 https://www.technologyreview.com/2025/01/24/1110526/china-deepseek-top-ai-despite-sanctions/

10 https://towardsai.net/p/artificial-intelligence/una-visiva-guida-dellattenzione-latente-multi-testa-di-deepseeks-mla-%EF%B8%8F

11 https://archive.ph/IeaPD#selection-2425.166-2453.178

12 https://www.cbsnews.com/news/labelers-training-ai-say-theyre-overworked-underpaid-and-exploited-60-minutes-transcript/

13 https://archive.ph/8itUg#selection-2523.37-2523.240

domenica 16 febbraio 2025

Due fratelli per due culture…

A metà degli anni Cinquanta Kurt Vonnegut accetta un incarico di redattore nell’ufficio pubblicitario della General Electric a Schenectady, dove suo fratello maggiore, Bernard, lavora come scienziato nel laboratorio di ricerca, la “Casa della magia”. Mentre il primo scrive brevi comunicati stampa ma ambisce a diventare romanziere, attingendo a piene mani spunti e temi dall’ambiente aziendale, il secondo si cimenta in soluzioni all’avanguardia di controllo del clima destinate a far fiorire i deserti, costruendo generatori a ioduro d’argento e ideando tecniche per “sparare” ghiaccio secco nelle nuvole. I suoi esperimenti attirano l’attenzione del governo: le condizioni meteorologiche si erano rivelate un fattore decisivo nella seconda guerra mondiale, e se i militari fossero stati in grado di controllarle avrebbero potuto programmare più missioni di bombardamento. Ma quando l’esercito prende in carico il “Project Cirrus”, Bernard inizia a nutrire dubbi sugli effetti nell’atmosfera e sulle applicazioni dannose delle sue invenzioni. Ginger Strand racconta l’intreccio delle vite dei due fratelli in un momento in cui le possibilità della scienza sembravano infinite. Restituisce così tutta la complessità dei loro dilemmi, le loro frustrazioni e disillusioni di fronte alle inquietanti questioni etiche del loro tempo, mostrando come i reali progetti di intervento dell’uomo per modificare il mondo naturale abbiano influenzato uno dei romanzieri più inventivi del Novecento.

(dal risvolto di copertina di: Ginger Strand, "I fratelli Vonnegut". Treccani, pagg. 408, € 27)

Due fratelli compresi tra due culture
- Ginger Strand ha scritto l’originale biografia di Kurt e Bernie Vonnegut, scrittore l’uno e scienziato l’altro. Un intreccio del grande Novecento -
di Goffredo Fofi

Posso vantarmi di essere stato tra i primi e più forti ammiratori avuti da Vonnegut in Italia, da bravo lettore adolescente dei romanzi di “Urania” e di “Galaxy”, e di aver trascinato, in anni ormai lontani, nella mia ammirazione amici che fecero molto perché egli venisse letto e rispettato anche in Italia – e forse prima in Italia che in altri paesi: Grazia Cherchi e Stefano Benni. E ricordo quanto mi disse Giovanni Jervis di ritorno da Berkeley che tanti studenti con cui aveva dialogato – siamo nei primi anni 60 del Novecento – citavano Ghiaccio-nove come un saggio di filosofia politica, un manuale utile alle prossime rivoluzioni… Fabio Deotto, il prefatore di quest’ottimo libro e presumibilmente il suggeritore della sua traduzione italiana, presta molta attenzione a Ghiaccio-nove più ancora che a Mattatoio n.5, che è il più celebre tra i molti romanzi che Vonnegut ha scritto – con ragione il più noto, perché il punto di partenza era il terribile bombardamento di Dresda a cui assistette e in cui patì il soldato americano Vonnegut prigioniero dei tedeschi – in una interrogazione semplice e complessa, primaria e fondamentale sul bene e sul male, e sul portato micidiale della scienza, ché le bombe sganciate dagli aerei alleati che rasero al suolo Dresda anticiparono di poco l’orrore di Hiroshima e Nagasaki. La preferenza che è possibile portare a Ghiaccio-nove non deriva solo dal suo assunto (a suo modo pre-ecologista), del prodotto chimico che trasforma tutte le acque del pianeta in ghiaccio, provocando né più ne meno che la fine dell’uomo e della natura, la fine della vita. Ma in Ghiaccio-nove c’è un altro tema fondamentale nella storia dei due giovani molto radicali e decisamente rivoluzionari, che optano per una divisione dei loro compiti, delle loro scelte: il primo diventerà un leader rivoluzionario, farà la rivoluzione, mentre il secondo, da profeta più religioso che politico, dovrà criticarne attivamente idee e azioni, creando in tal modo una dialettica che potrà dare alla rivoluzione sia una più alta idealità che una più lunga durata. Non è questo che sembra interessare per prima cosa né Deotto né Ginger Strand, l’autrice di questo vivace ed eccitante saggio biografico che punta l’attenzione sul rapporto tra Kurt e il fratello maggiore Bernard, sinora poco studiato. I due fratelli hanno lavorato entrambi alla General Electric, ma Kurt vi aveva un compito, diciamo così, da ufficio stampa, mentre Bernard era un vero e proprio scienziato, coinvolto in un’idea tanto grandiosa quanto micidiale: quella, che non sembrò affatto assurda, di agire chimicamente sulle nuvole controllando in tal modo le precipitazioni, scatenando piogge che avrebbero potuto combattere la siccità ma che avrebbero potuto anche provocare delle vere e proprie alluvioni.
Ovviamente la visione che Kurt ha delle cose è diversa da quella degli scienziati, ma si forma in un rapporto, affettivamente forte, con il fratello. E tutto questo non può che rinviare al grande dibattito di quegli anni che trovò la sua più chiara espressione in un celeberrimo saggio di C. P. Snow, del 1959, appunto su Le due culture, sulla distanza tra quella umanistica e quella scientifica. Il rapporto tra i due fratelli Vonnegut diventa così, per la Strand, esemplare del confronto tra le “due culture”, ed è questo a fare il pregio maggiore del suo libro. Senza dimenticare che i romanzi di Kurt, decisamente umanistici, non solo freddamente o astutamente fantascientifici come quelli di tanti suoi colleghi, insistono molto concretamente su una visione del futuro, del rapporto tra uomini e natura e tra uomini e cosmo, decisamente attiva e positiva. Si può immaginare un mondo migliore del nostro? Si può, e Kurt ne era convinto. I suoi libri sono anche formidabili storie di ammaestramento, di morale e di politica. Seguendo passo passo il confronto tra i due fratelli, Ginger Strand non ci regala soltanto notizie preziose su uno dei maggiori scrittori del Novecento, ma ci aiuta a capirne meglio le storture e a guardare con una certa angoscia a quello che la scienza come la politica non hanno saputo o voluto fare. Dell’importanza di Vonnegut nella storia della cultura del Novecento anche i rappresentanti della cultura più ufficiale e più accademica – meglio tardi che mai! – si sono dovuti via via convincere. E questo non diversamente da come in passato quella cultura aveva dovuto convincersi della assoluta grandezza di Mark Twain, forse l’unico scrittore americano a cui Vonnegut può essere comparato, fino al punto che tanti hanno potuto definire Vonnegut il Mark Twain del Novecento… E davvero non è poco. Ginger Strand segue il legame fraterno e dialettico tra Kurt e Bernard Vonnegut, e aiuta a convincerci ancora di più della grandezza dello scrittore. La differenza di Kurt Vonnegut da tanti scrittori e di Bernie Vonnegut da tanti scienziati sta, credo, nell’affermazione di una dialettica tra scienza ed etica, e per Kurt tra etica e letteratura. Mettendo a confronto Kurt e Bernie e le loro scelte e le loro idee a partire non dai loro diversi interessi ma dalle loro scelte “professionali”, dai loro diversi talenti e dalle loro diverse competenze, e sia dentro una realtà famigliare che dentro una realtà storica e sociale, Strand fornisce preziosa materia per le riflessioni dei lettori sul fronte delle “due culture”: la differenza tra le quali può apparirci oggi perfino più profonda che in passato.

Goffredo Fofi - Pubblicato su Domenica del 12/5/2024 -

sabato 15 febbraio 2025

La quercia di Coriolano e le ghiande ai Maiali…

Nella vita di Coriolano, proprio all'inizio, nella terza sezione, Plutarco racconta come l'allora giovane guerriero ricevette dal suo comandante una corona fatta di foglie di quercia; cosa che, per usanza, veniva concessa a chi salva la vita a un compagno d'armi, proteggendolo con lo scudo. Com'è tipico di Plutarco (cosa che, senza dubbio, costituisce uno degli elementi che nel corso dei secoli ha assicurato il valore del suo stile), egli dà inizio a una digressione, e lo fa sfruttando il tema della "quercia": un albero che rimanda agli Arcadi e all'Arcadia, e che, tra tutti gli alberi selvatici, è il più fertile; e tra tutti  gli alberi coltivati il più vigoroso. «Non bisogna dimenticare», aggiunge Plutarco, «che con le sue “ghiande”, oltre ad essere la fonte dell'idromele, la quercia offre nutrimento, e grazie al suo "vischio" serve ad aiutare nella caccia agli "uccelli commestibili"». Come spesso accade anche in Plutarco, molti dei riferimenti, da lui mobilitati nel corso del tour, servono a un apprezzamento, seppur parziale, del mondo greco. È, per esempio, il caso dell'evocazione delle ghiande delle querce: detto per inciso, Plutarco scrive che era stato un "oracolo", un tempo, a definire gli Arcadi come dei "mangiatori di ghiande". Un’occorrenza di questa espressione, la troviamo nell'Antologia Palatina, la quale riporta il seguente "Oracolo della Pizia", di autore ignoto: «Chiedi l'Arcadia? Chiedi molto, non te lo darò! / In Arcadia ci sono molti uomini che mangiano ghiande / e che ti ostacoleranno sulla strada» [da: Erodoto (1.66), il quale, nel trasmettere l'oracolo, sottolinea che esso venne dato dalla Pizia agli Spartani]. Così, nei versetti 20-21 della decima Bucolica, Virgilio salva uno dei suoi pastori, Menalca, per poi presentarlo come «bagnato dalla messe delle ghiande»; nella nota di un traduttore viene aggiunto che: «La raccolta del frutto della quercia, per sostenere i maiali e i buoi in inverno, viene effettuata nella stagione delle piogge e del freddo. Il pastore arriva bagnato proprio a causa di questo compito invernale. La cosa può essere interpretata anche in un altro modo.» E ancora, Catone, De Agricola, 54, e Columella, VII, 9, 8, riferiscono che «i rustici tenevano le ghiande in acqua per un loro utilizzo successivo» (p. 314-315, n. 18). Infine, nel canto XIII (versi 409-410) dell'Odissea, Omero fa incontrare Eumeo a Ulisse, e nel farlo descrive quale sia l'attività dei maiali: «bevono acqua torbida e mangiano molte ghiande saporite, adatte all'ingrasso».

fonte: Um túnel no fim da luz

venerdì 14 febbraio 2025

«Amore e Psiche, finalmente uniti, genereranno Voluttà»…

La favola di Amore e Psiche, tramandata dalle Metamorfosi di Apuleio, è forse la più affascinante e misteriosa di ogni tempo. Il figlio di Afrodite, Amore, si innamora di Psiche, l’anima, ma il loro amore ha una condizione: Psiche non dovrà mai vedere il volto del suo amato. Amore diventa così lo sconosciuto amante notturno, che la possiede nel buio e all’alba sparisce. Psiche però, vinta dal desiderio di conoscere il suo amante, lo coglie nel sonno e gli illumina il volto con una lampada. Amore fugge, lasciando Psiche nella disperazione, ma i due innamorati, dopo un lungo periodo di peripezie, si ritroveranno e si uniranno in matrimonio: dalla loro unione, nascerà Voluttà. La favola ha dato vita a un numero infinito di variazioni. Secondo La Fontaine, per cui «tutto l’universo obbedisce all’Amore», i due amanti rappresentano la prova che l’illusione e il desiderio, cioè l’amore al buio, siano da preferire alla realtà. Per Keats, che diventa il «sacerdote di Psiche», Amore e Psiche simboleggiano il trionfo dell’amore. Secondo Heine, la colpa di Psiche, che «si lascia morire perché i suoi occhi hanno visto il corpo nudo del suo Amore», rappresenta i mali del cristianesimo. Per Leopardi, la curiosità di Psiche, «che era felicissima senza conoscere», è la prova dei danni della conoscenza. Secondo Pascoli, Psiche è l’emblema dell’impossibilità dell’amore, e non a caso ritroverà il suo Amore solo «oltre la morte». Per Marina Cvetaeva, la favola è il simbolo di quello che l’amore dovrebbe essere: «anima senza corpo». Il significato di Amore e Psiche, quindi, rimane un mistero, che rispecchia, forse, l’enigma dell’amore.

(dal risvolto di copertina di: Barbara Castiglioni (a cura di), "Amore e Psiche. L’enigma dell’amore". Marsilio, pagg. 262, € 18)

Sei verità sull’amore (E PSICHE)
- Rileggere il mito. Oltre a quella di Apuleio, Barbara Castiglioni considera le varianti di La Fontaine, Keats, Heine, Leopardi, Pascoli fino a Marina Cvetaeva -
di Piero Boitani

È una delle favole più belle del mondo, quella di Amore e Psiche. Ce l’ha tramandata lo scrittore africano, ma latino di lingua Apuleio. Nelle sue Metamorfosi, note anche come L’asino d’oro, occupa uno spazio enorme tra il IV e il VI libro. Riprendendo un perduto originale greco, Apuleio narra in questo romanzo le avventure di Lucio, un giovane animato da insaziabile curiosità. Trasformato per errore in asino, dovrebbe mangiare delle rose per tornare uomo, ma viene portato via da ladroni e usato come bestia da soma. Nel covo dei briganti conosce Carite, una giovane rapita a scopo di riscatto; la vecchia governante, per consolarla, le racconta la favola di Amore e Psiche: destando nel lettore i sentimenti più contrastanti: incanto e stupore davanti a una vicenda di cui sembra protagonista indiscusso l’eros, ma anche perplessità, dubbi, persino disappunto. Perché Psiche in greco vuol dire «anima», e quindi Apuleio avrà voluto suggerire una qualche dimensione morale, o magari filosofica, perfino teologica. Psiche, ci dice la storia, pare più bella di Venere. E si sa, le dee dell’Olimpo sono gelose, soprattutto riguardo alla bellezza. L’«anima» pagherà cara la propria beltà, e anche la sua curiosità. A Psiche è infatti proibita la vista dell’essere che l’ha sposata, pena la separazione immediata da lui. Ma Psiche, come Lucio, non resiste alla curiosità e, spinta dalle sorelle, spia Amore mentre dorme. Quel che vede è una vera e propria rivelazione: di un essere così bello da far tremare la candela che Psiche usa per guardarlo. Delle gocce di cera bollente cadono dal lume sul corpo dello sposo, Amore si sveglia e fugge. Disperata, Psiche si dà a cercarlo, mentre lui si rifugia, ed è in effetti prigioniero, nella dimora di sua madre, Venere. La quale punisce la fanciulla con ogni sorta di angherie e incaricandola di missioni sempre più difficili e pericolose. Alla fine, è lo stesso Cupido a volar via dal palazzo materno e implorare Giove di aiutarlo. Il maggiore degli dèi decide che tra i due debba essere celebrato un matrimonio olimpico, fastoso e solenne. Amore e Psiche, finalmente uniti, genereranno Voluttà. Di questa lunga storia Barbara Castiglioni, in un agile volume della serie “Variazioni sul mito” della Marsilio fondata e curata da Maria Grazia Ciani, ci offre, oltre a quella di Apuleio, sei varianti: di La Fontaine, Keats, Heine, Leopardi, Pascoli e Marina Cvetaeva.
E il tutto fa precedere da una introduzione di una cinquantina di pagine – distesa, ragionata, affascinante – nella quale analizza episodi e versioni all’insegna delle parole della Cvetaeva, «l’invisibile, noi l’amiamo in eterno perché è l’assente». Nel corso dei secoli, quasi venti ormai, dalla sua comparsa in Apuleio, la favola ha infatti ricevuto un’infinità di interpretazioni, ispirate al Neoplatonismo o al Cristianesimo. Apuleio stesso era fervente neoplatonico e aveva composto un De deo Socratis e un De Platone et eius dogmate, e dette alle Metamorfosi un finale diciamo “mistico”, con l’iniziazione di Lucio tornato uomo ai misteri prima di Iside, poi di Osiride. Il merito di Castiglioni è quello di non inseguire l’esegesi moralizzante o allegorica (da Fulgenzio in poi, come l’autrice mostra in un singolo paragrafo, esse si moltiplicano esponenzialmente, e l’unica che io conosca che sia dotata di una qualche chiarezza è del Boccaccio), ma invece di guardare fissamente le maglie letterarie, a cominciare dai precedenti più antichi di Apuleio, come per esempio Meleagro, e poi soprattutto i successori, sicché fra i testi riportati nella loro interezza e quelli menzionati nell’Introduzione viene a crearsi una rete interattiva, fatta – cito solo alcuni esempi – del poema cavalleresco medievale Partenopeo di Blois, del Boiardo, di Calderón, Molière, Stendhal, Poe, Proust, per non parlare delle versioni per musica e di quelle, qui impossibili veramente da affrontare senza illustrazioni, delle arti visive. L’“enigma dell’amore”, lo chiama Barbara Castiglioni, e a ragione. Dai testi che antologizza è appunto ciò che emerge: da alcuni, credo, più che da altri. Personalmente, provo una certa allergia verso la pur notevole, delicata grazia di La Fontaine, ma basta leggere pochi versi dell’Ode to Psyche di Keats per sentire appieno la forza che ne sprigiona, quando il sogno rivela «due splendide creature / distese nell’erba folta / sotto un tetto che sussurrava / foglie e fiori tremanti, / vicino a un ruscello nascosto». Eccoli, tra un trionfo di fiori freschi e profumati, «in un intreccio di braccia ed ali», labbra che non si toccano at tender eye-dawn of aurorean love: «nella tenera alba dell’amore». Non è l’Urna greca e neppure l’Usignolo, ma è pur sempre il pindarico, estatico Keats, uno dei tre o quattro maggiori poeti romantici d’Europa insieme a Leopardi (qui presente con un brano dello Zibaldone), Hölderlin e Shelley. Gli si avvicina, a piccoli passi, Heine. Poi, dopo il lungo pezzo pascoliano, esplode la Cvetaeva, che chiude il libro con la strofa più bella e più disperata: «Vestimi del tuo splendore, / Abbi pietà e salvami. / E questi poveri cenci sfatti / Portali in sagrestia».

- Piero Boitani - Pubblicato su Domenica del 5 maggio 2024 -

giovedì 13 febbraio 2025

La Prigione di Vetro dell'Artista moderno...

Il fantasma delle belle arti
- Perché, nell'era moderna, la società non può più riflettere esteticamente su sé stessa -
di Robert Kurz

   La separazione tra arte e vita è un vecchio trauma della modernità. Tutti gli artisti che vogliono esprimere una verità, e che per farlo si consumano esistenzialmente nelle loro creazioni, hanno sempre sofferto questa separazione. Sia che l'arte mostri una bellezza ben proporzionata o che al contrario attui l'estetica della bruttezza nelle sue varie rappresentazioni, sia che critichi la società o che cerchi di riscoprire la ricchezza delle forme nella natura e che sia orientata al realismo o alla fantasia: essa rimane tuttavia, sempre e comunque, separata dalla vita quotidiana, e pertanto dalla realtà sociale, come da un’impenetrabile parete di vetro. In tutto il mondo, le creazioni artistiche o vengono ignorate, o sono famose come oggetti da museo, già morte prima ancora di nascere. L'artista sembra così assomigliare a un qualche personaggio delle tragedie dell'antichità: dove l'acqua e la frutta si ritirano per sempre davanti all'assetato Tantalo, così come la vita si ritira davanti a lui; come il re Mida che dovette morire di fame poiché sotto il suo tocco ogni oggetto si trasformava in oro; e così l'artista, in quanto essere sociale, deve morire di fame poiché al suo tocco tutti gli oggetti si trasformano in puri reperti; e così, come Sisifo, anch'egli continua a rotolare, sempre invano, la sua pietra: la sua opera rimane separata dal mondo. Così, tutti i tentativi fatti dall'arte, per cercare di uscire dal suo ghetto di vetro, sono falliti. Le sculture allestite nelle fabbriche e i dipinti sulle pareti degli uffici sono rimasti corpi estranei; le letture letterarie nelle chiese, o nelle scuole, non andavano mai oltre il carattere di eventi obbligatori. Quando i dadaisti ricorrevano alla provocazione, per disperazione, e trascinavano nelle sacre sale dell'arte le tazze dei water o dei tubi di ferro arrugginiti, per farsi beffe della borghesia, una tale offerta veniva accettata con serietà animale come se si trattasse di oggetto d'arte, e perciò veniva catalogata come le sculture di Michelangelo o i dipinti di Picasso. La definizione tautologica è che: l'arte è tutto ciò che la società percepisce a priori in uno spazio separato - in una riserva chiamata "arte" - e pertanto, nella sua impregnata oggettività artistica, possa così essere raccolta indipendentemente da qualsiasi sia il suo contenuto, così come si fa con i francobolli, o con gli insetti. Non importa cosa l'arte voglia, e per come lo presenti, comunque sia i suoi effetti vengono sempre disinnescati e banalizzati.

   L'arte è "autorizzata" a tornare alla realtà sociale solo se essa si arrende, e capitola incondizionatamente: svolta come progettazione di merci e come industria culturale per l'uso domestico dei capitalisti, non può più essere arte, dato che essa allora cessa di rappresentare un riflesso estetico della società e della relazione tra gli esseri umani e il mondo. Dal momento che il design e l'industria culturale sono di per sé privi di qualsiasi riflessione, quanto ne è priva la gestione aziendale, ecco che allora la forma estetica della merce non si riferisce più all'intera natura e alla società, ma diviene sufficiente a sé stessa. Nel momento in cui l'estetica della produzione artistica individuale non contiene più alcuna riflessione circa quale sarebbe la posizione dell'oggetto in un contesto complessivo più ampio - e visto che essa non fa più parte di alcun "cosmo" estetico - ecco che allora smette di essere arte. E ciò perché l'essenza dell'artistico consiste proprio nella riflessione estetica svolta da parte di un "cosmo" culturale, laddove il singolo oggetto d'arte riflette sempre, e in una maniera particolare, il tutto. Pertanto, all'arte nell'età moderna rimane soltanto la scelta di venire appropriata dall'industria culturale, in quanto oggetto economico ordinario, oppure condurre un'esistenza illusoria "elevata", come se si trattasse di un corpo estraneo morto, e non realizzato, accanto alla vita reale. Le viene pertanto sistematicamente impedito di adempiere al proprio compito di una riflessione estetica sul Tutto, svolta in quanto parte integrante del processo della vita sociale. E come avviene per tutti quelli che sono i suoi problemi specifici, la modernità ha elevato allo status di un qualcosa che sarebbe sovrastorico e universale, anche questo dilemma dell'arte. Ma nel momento in cui c’è una cosa che, nella meravigliosa era moderna, appare fondamentalmente sbagliata, ecco che allora avviene che non si suppone mai che questa cosa possa essere un problema storico, un problema che potrebbe essere superato attraverso la critica, ma si fa sì che rimanga sempre come una sorta di condizione, in sé irrevocabile, dell'esistenza, con la quale l'umanità deve e dovrà purtroppo per sempre convivere. Pertanto, il modernismo percepisce il dilemma della separazione tra arte e vita, vedendolo anch'esso attraverso questa lente della falsa ontologizzazione. Per cui, si fa finta di credere che nell'antica Grecia l'artista fosse un venditore delle sue opere tanto quanto lo è oggi, e che persino gli antichi Egizi esponessero le loro immagini degli dei in gallerie e musei oppure le mettessero all'asta. Ma nelle civiltà più antiche non c'era alcun dipartimento sociale separato che venisse chiamato "arte", o "cultura", nel senso in cui oggi intendiamo tali cose. La struttura moderna, fatta di sfere separate e reciprocamente indipendenti, la quale determina anche il nostro linguaggio e il nostro pensiero, era completamente estranea a tutte le società precedenti. A prescindere dai limiti umani, dai problemi e dai rapporti di forza sociali che tali società avevano, esse non suddividevano la propria esistenza in aree funzionali separate. Una simile suddivisione della vita sociale, si è sviluppata allorché, nell'era moderna, la cosiddetta economia si è staccata da tutto il resto della vita; un cambiamento essenziale che non verrà mai sottolineato abbastanza. La recente teoria dei sistemi considera questo come se fosse stato un "progresso", e lo stato precedente dell'umanità come una mancanza di "differenziazione", assumendolo in maniera assiomatica come primitività. Vista da una simile prospettiva, una società, più è integrata attraverso un contesto culturale globale, e più essa è primitiva; mentre, viceversa, più una società è "differenziata", più si è divisa in sfere separate (basate sull'indipendenza dell'economia capitalista), più appare "sviluppata", e più "opportunità" si suppone che essa ci offra. Un simile modo di pensare è diventato così talmente evidente, che oramai a nessuno sembra assurdo che il più alto raggiungimento dell'evoluzione sociale sarebbe stato raggiunto grazie al fatto che l'essere umano funzionalmente ridotto abbia finito per rappresentare soltanto quella che è un'intersezione di strutture sistemiche. Ma in realtà, va detto, le civiltà premoderne non erano affatto primitive, ma altamente differenziate; solo che questo genere di differenziazione non corrisponde al concetto di differenziazione accettato oggi. Le vecchie società - prevalentemente agrarie - non avevano una cultura, vista nel senso per cui oggi essa consisterebbe nell’essere un oggetto esterno e casuale, ma tuttavia esse ERANO una cultura. Ciò, lo si esprime anche nel nostro linguaggio scientifico, sebbene il più delle volte questo accade inconsciamente: si parla volentieri di "cultura" dell'antico Egitto, dell'antichità, del Medioevo, ecc. e di regola si indicano in questo modo tanto i manufatti speciali e le rappresentazioni artistiche della scultura, della pittura o della letteratura quanto, di contro, la corrispondente civiltà; assieme alla sua struttura sociale e alla sua relazione con il mondo in generale. Del resto, nel momento in cui si parla di "cultura moderna", quello che si intende è solo quell'aspetto particolare delle forme espressive artistiche che sono state relegate in una sfera separata, e mai ci si riferisce al contesto sociale nel suo complesso. Ed ecco che, pertanto, "sappiamo", inconsciamente, che la cultura era tutto l'intero, e non una sfera funzionalmente separata volta all'edificazione dell'individuo che guadagna denaro nelle sue gite domenicali al museo.

  Infatti, la parola latina "cultus", dalla quale deriviamo il nostro concetto di cultura, significa allo stesso tempo tanto "piantare" quanto "agricoltura", ma è anche "culto", "stile di vita", "socialità", "educazione", e persino "abbigliamento" (per certe occasioni). Questa terminologia stratificata indica quanto e quale fosse il carattere culturalmente integrato delle antiche civiltà agrarie. I contenuti e le forme differenziate, sia del loro "metabolismo con la natura" (Marx), sia delle loro relazioni sociali ed estetiche, non vengono assorbiti in quanto “sottosistemi” - ciascuno con una “propria logica” -  ma hanno sempre continuato a essere solo degli aspetti diversi di un'unica e coerente modalità culturale di esistenza. Detta in termini moderni, la descrizione di una simile esistenza, culturalmente integrata, deve sembrare confusa: la produzione era estetica, l'estetica era religiosa, la religione era politica, la politica era culturale e la cultura era sociale. In altre parole, tutti quegli aspetti sociali che per noi sono distinti erano intrecciati tra di loro, e ogni area della vita era, in una certa misura, contenuta in ciascun'altra. Si potrebbe anche persino essere tentati di parlare di queste culture agrarie come costituite religiosamente, dal momento che apparentemente la religione era l'elemento integrativo più forte per questa “società intesa come cultura”. È ben noto che, non solo tutti i tipi di artigianato artistico, ma anche il teatro e le competizioni sportive, emergevano da pratiche cultuali; più precisamente, si trattava di attività cultuali di tipo speciale. Ma anche, perfino, le attività piuttosto ordinarie della vita quotidiana avevano un carattere fondamentalmente sacrale; perfino l'umorismo e l'ironia erano integrati in maniera sacrale. Tuttavia, sarebbe assolutamente sbagliato individuare la "religione" come se fosse essa il momento sistemicamente determinante di tutte queste società, poiché, così facendo, vorrebbe dire che si sta già pensando solo a quello che è il nostro concetto funzionale di sfere separate. Anche la religione non era una religione nel senso moderno del termine, non era una semplice “credenza”, non era un'opportunità circoscritta ai pensieri trascendentali e sicuramente non era una “questione privata”. Ragion per cui non si dovrebbe, pertanto, immaginare il carattere religioso delle culture antiche semplicemente come una relazione restrittiva e irrazionalmente coercitiva; questo discorso si applica assai più all'economia capitalistica, “separata”, della modernità contemporanea. Nelle civiltà più antiche, l'aspetto religioso costituiva simultaneamente sia l'aspetto pubblico che la forma del dibattito di ciò che noi chiamiamo "politica". Non per niente la parola latina “privatus” ha un'accezione piuttosto negativa e dispregiativa, che risulta ancora più chiara se guardiamo al termine corrispondente nell'antica Grecia: lì, il “privato” che non partecipa quotidianamente alla vita pubblica diventa un “idiota”. Il fatto che l'aspetto religioso costituisca la forma della vita pubblica, e comprenda tutta la vita quotidiana, non è tuttavia un indice dei limiti di questa società, come sostiene l'ideologia della moderna auto-legittimazione. Al contrario, si potrebbe benissimo dire che una tale civiltà avesse molto più spazio per l'opinione pubblica e per il dibattito, rispetto al sistema moderno, nel quale la maggior parte degli affari della società vengono risolti automaticamente, e senza alcun dibattito, attraverso i meccanismi dell'economia "separata". Da qualsiasi punto di vista la si guardi, quella che è la concezione moderna di noi stessi non ci consente di fare i conti con l'esistenza di una società culturalmente integrata. Non abbiamo alcun concetto in merito.

  In una “società intesa come cultura”, la quale non conosceva alcuna sfera funzionale separata, “l'arte” doveva essere necessariamente sempre parte della vita quotidiana; era quindi del tutto impensabile concepirla come esposizione “dietro un vetro” di qualcosa che apparteneva a una sfera sterilizzata e morta. Ma è stato proprio per questo che allora non esisteva l’arte in quanto arte, ma essa era piuttosto un momento specifico in quello che era un contesto sociale integrato. "L'artista", potrebbe perciò essere solo un artista, ed essere riconosciuto come portatore di un'abilità tecnica, ma non come se fosse un rappresentante sociale dell'arte, al di là e separato dalla vita quotidiana. Per contro, nella modernità, che è culturalmente disintegrata a causa di un'economia indipendente, l'estetica dissociata assume una forma assurda. Sebbene, per le persone, ogni manifestazione della vita abbia sempre un aspetto estetico, il mondo "economizzato" della modernità ha negato questo fatto elementare. Il "lavoro" non è estetica, l'economia non è estetica, la politica non è estetica, la vita in generale non è estetica; solo l'estetica è estetica. Le “belle arti” sono diventate un fantasma. È come se l'estetica delle cose stesse conducendo un'esistenza astratta e fantasmatica accanto alle cose; esattamente come, analogamente, la socialità legata alle merci conduce un'esistenza speculare rispetto alle merci viste nella loro forma astratta di denaro, diventato un fine in sé; laddove la logica formale astratta, in quanto “denaro della mente” (Marx), assume una sua vita propria accanto alla logica concreta delle relazioni personali reali. La prigione di vetro dell'artista moderno, consiste proprio in questa separazione strutturale dell'estetica. L'arte, si dibatte in questa prigione senza alcuna speranza; essa non è più la forma artistica di un contenuto sociale - e quindi un riflesso estetico della totalità - ma solo una “formalità” dissociata, una forma priva di ogni contenuto comune e socialmente definito; così, in ultima analisi, diventa solo fine a sé stessa e, in quanto “arte per l'arte”, è solo una caricatura involontaria dell'economia “separata”. Ma non appena, nella sua angoscia, si è perdutamente e irrimediabilmente innamorata di sé stessa, vediamo che l'arte comincia a rimuovere il suo paradosso, e lo fa “estetizzando”, in quanto tali, le creature prodotte dalla scissione funzionalista. Ma se la struttura della modernità non viene criticata, e la sua stessa esistenza irrisolta viene estetizzata, ecco che allora anche i corpi dilaniati dalle granate, le donne violentate, i bambini affamati e l'oscenità del potere possono anch'essi apparire come dei semplici oggetti estetici. Una siffatta “estetizzazione della politica” senza una critica del sistema fatto di divisioni porta necessariamente e direttamente alla barbarie. È stato questo il segreto del fascismo, il quale ha messo in scena la disintegrazione sociale come se si trattasse di una sanguinosa Gesamtkunstwerk neroniana. Per contro, anche la “politicizzazione dell'estetica”, per lungo tempo propagandata dalla sinistra, si è rivelata essere un vicolo cieco. Quando l'arte si abbandona al cosiddetto “agit-prop” - anche con le migliori intenzioni sociali – essa capitola altrettanto incondizionatamente di quando si trasforma in design e industria culturale. Se l'arte non vuole appassire e tacere per sempre, deve rendere pubblico il suo paradossale dissidio; e lo deve fare, però, non adattandosi alla politica tradizionale, ma attraverso una critica estetica radicale dell'ordine esistente. Se l'arte non riesce più a riflettere positivamente l'insieme frammentato, allora dovrà farlo negativamente, rendendoci consapevoli dell'intollerabilità estetica del mondo “economizzato”. In una certa misura, è necessario che l'arte diventi militante, con i propri mezzi, e che esiga che l'economia venga subordinata a un nuovo “cosmo” culturale di sua invenzione (che non sia più tradizionalmente vincolato), dove l'estetica dell'insieme prevalga e  trionfi sulla cosiddetta efficienza economica. Solo un'arte che supera sé stessa, in quanto diventa critica della de-estetizzazione sociale, può tornare a vivere.

- Robert Kurz - Pubblicato su Folha de S. Paulo il 4/4/1999 -

mercoledì 12 febbraio 2025

Il Disoccupato Felice ha il suo Manifesto!!

Vent’anni fa i lavoratori potevano ancora mettere in discussione il loro lavoro, e il lavoro. Oggi devono dire che sono felici per il solo fatto di non essere disoccupati, e i disoccupati devono dire che sono infelici per il solo fatto di non avere un lavoro. Il Disoccupato Felice se la ride di un simile ricatto. Perché tutti i disoccupati hanno comunque a disposizione una cosa inestimabile: il tempo. Questo potrebbe costituire un’opportunità storica, la possibilità di condurre una vita piena di significato, gioia e ragione. Possiamo definire il nostro obiettivo come una riconquista del tempo. Siamo quindi tutt’altro che inattivi, mentre la cosiddetta “popolazione attiva” può soltanto obbedire passivamente al destino e agli ordini dei propri superiori. Ed è proprio perché siamo attivi che non abbiamo tempo per lavorare.

(Chômeurs Heureux: "MANIFESTO DEI DISOCCUPATI FELICI".  Nautilus. Pagine 48, € 5,00)

Sappiamo tutti che la disoccupazione non sarà mai eliminata.
La ditta va male? Si licenzia. La ditta va bene? Si investe nell’automazione e si licenziano le persone.
Una volta i lavoratori servivano perché c’era il lavoro, oggi il lavoro serve perché ci sono i lavoratori, e nessuno sa cosa farsene, perché le macchine lavorano più velocemente, meglio e a costo inferiore. L’automazione è sempre stata un sogno dell’umanità. Il Disoccupato Felice, Aristotele, 2300 anni fa diceva: «Se ogni strumento riuscisse a compiere la sua funzione dietro un comando o prevedendolo in anticipo, le spole tessessero da sé e i plettri toccassero la cetra, i capi artigiani non avrebbero davvero bisogno di subordinati, né i padroni di schiavi». Oggi il sogno si è avverato, ma in un incubo per tutti, perché le relazioni sociali non si sono evolute così velocemente come la tecnica. E questo processo è irreversibile: mai più i lavoratori sostituiranno robot e automi. Inoltre, laddove il lavoro “umano” è ancora essenziale, viene delocalizzato in paesi a basso salario, o vengono importati immigrati sottopagati per svolgerlo; in una spirale discendente che solo il ripristino della schiavitù potrebbe fermare. Questo lo sanno tutti, ma nessuno può dirlo.
Ufficialmente si tratta ancora di “lotta contro la disoccupazione”, ma di fatto è "lotta contro i disoccupati". Le statistiche vengono manipolate, i disoccupati vengono “occupati” nel senso militare del termine, si moltiplicano i controlli molesti. E dal momento che, nonostante tutto, tali misure non possono bastare, si aggiunge un tocco di moralità, affermando che i disoccupati sarebbero responsabili della loro sorte, richiedendo di dare prova della loro “ricerca attiva di un lavoro”. Il tutto per forzare la realtà a rientrare negli schemi della propaganda. Il Disoccupato Felice sta semplicemente dicendo ad alta voce ciò che tutti già sanno.
Disoccupazione” è una parolaccia, un’idea negativa, l’altra faccia della medaglia del lavoro. Un disoccupato è semplicemente un lavoratore senza lavoro. Il che non dice nulla della persona come poeta, come vagabondo, come ricercatore, come colui che respira. In pubblico si può parlare solo della carenza di lavoro. Soltanto in privato, lontano da giornalisti, sociologhi e altri fiutatori di merda, ci permettiamo di dire quello che abbiamo nel cuore: «Mi hanno appena licenziato, fantastico! Finalmente potrò fare festa tutte le sere, mangiare qualcosa che non sia cotto al microonde, coccolarmi senza limiti.» Alla domanda se dobbiamo abolire questa separazione tra virtù private e vizi pubblici ci viene detto che non è il momento, che si trasformerebbe in una provocazione, che farebbe il gioco degli zoticoni. Vent’anni fa i lavoratori potevano ancora mettere in discussione il loro lavoro, e il lavoro. Oggi devono dire che sono felici per il solo fatto di non essere disoccupati, e i disoccupati devono dire che sono infelici per il solo fatto di non avere un lavoro. Il Disoccupato Felice se la ride di un simile ricatto.

fonte: XXMILA LEGHE

C’erano 4500 abitanti e 800 case…

 

Quando i soldati prussiani arrestarono Caroline Böhmer sembrò che una rivoluzione fosse stata stroncata sul nascere. La giovane donna, che viaggiava in compagnia della piccola Auguste di soli sette anni, era stata tra quanti, in Germania, avevano appoggiato l’occupazione di Magonza da parte dei repubblicani francesi. Caroline venne catturata e imprigionata senza processo assieme a coloro che avevano sognato di ripetere, in quella terra ancora feudale, l’esperienza della Rivoluzione francese. Eppure, di lì a pochi anni, Caroline sarebbe stata il cuore e la mente di un gruppo di giovani donne e uomini che avrebbero cambiato il mondo in modo ancora più profondo e duraturo di quanto fatto dai giacobini in Francia. La storia di questa rivoluzione, una rivoluzione dello spirito e della mente, è raccontata oggi da Andrea Wulf in Magnifici ribelli. Il luogo è Jena, non una grande capitale ma una piccola città della Germania centrale dove si incontrarono, nello stesso posto e nello stesso momento, il burbero filosofo Johann Gottlieb Fichte, l’enigmatico poeta Novalis, la scandalosa scrittrice Dorothea Veit, due coppie di fratelli geniali, gli Schlegel e i von Humboldt, il tormentato Friedrich Schelling e i più anziani Friedrich Schiller e Georg Wilhelm Friedrich Hegel. Al centro di questa galassia di menti brillanti il grande poeta Johann Wolfgang Goethe, adorato come una divinità da quella compagnia di giovani ribelli che, in un mondo così diverso dal nostro e difficile da immaginare, intuirono come all’origine di ogni libertà ci sia l’Io, la parte nascosta di ogni essere umano che rende capaci di sognare, sperare e creare universi e alla quale loro per primi riuscirono a dar voce. Alle origini della nostra modernità c’è questa scoperta, quella di un Io che, libero di autodeterminarsi, ci consente, come diceva Fichte, di essere quello che siamo, perché vogliamo esserlo. È per questo insegnamento che oggi, secondo Andrea Wulf, non possiamo che dirci romantici.

(dal risvolto di copertina di: Andrea Wulf, "Magnifici ribelli. I primi romantici e l'invenzione dell'Io". Luiss University Press, pagg. 505, € 24)

Quando i romantici inventarono l’io
- Viaggio a Jena -
di Paolo Pagani

   C’erano 4500 abitanti e 800 case. In una di queste, nei sette anni compresi fra il 1794 e il 1801, veniva inventato l’Io. Inteso come il Soggetto, la figura all’origine della Modernità, quella parte nascosta dell’essere umano, il ripostiglio dei sentimenti, che da quel dì sta al centro dell’idea stessa di libertà. Fu una rivoluzione, la rivoluzione dei Romantici. Jena, ducato di Sassonia, Weimar, retto dal duca Carlo Augusto, se ne sta piantata nel cuore topografico esatto della Germania. Qui il 13 ottobre 1806, un lunedì, Hegel vede transitare sotto la finestra «l’anima del mondo a cavallo». E lo scrive subito all’amico filosofo Niethammer: Napoleone è arrivato in città. A 25 chilometri appena, Weimar è già una specie di sublime Firenze illuminista: Goethe, il massimo genio tedesco, abita lì al Frauenplan. Jena è l’indiscussa capitale tedesca dello Spirito. Vi si raduna la più alta concentrazione di elevatissimi ingegni speculativi dell’epoca. Di questa temperie unica e formidabile racconta, allineando un dettaglio emozionante dietro l’altro, lo splendido libro di Andrea Wulf, storica delle idee inglese. Quanti passaggi di grandi uomini, che paesaggio morale sgocciolante Zivilisation a ogni angolo di strada: Fichte, Schelling, Hegel, Goethe con l’amico drammaturgo del cuore Schiller, i fratelli Schlegel, Novalis, Von Humboldt . Formano il cosiddetto Circolo di Jena, sodalizio che imprime un marchio indelebile nella storia culturale europea. Che pirotecnico romanzo d’avventura quella stagione. Jena raffinatissimo salotto di sapienti, senza eguali. L’università è accogliente , si respira un clima permissivo che propizia pensieri nuovi, uno slancio in avanti nelle idee. È l’influenza della Rivoluzione in Francia. Si discute appassionatamente di libero arbitrio, di emancipazione dalle autorità: il Soggetto strappa la «camicia di forza di un universo divinamente preordinato», sembra finalmente giunta l’ora di auto-determinarsi sconvolgendo i conformismi. L’Io è all’origine del non-Io, vale a dire di tutto il resto, secondo gli insegnamenti che Fichte impartisce a una folla di studenti dalla Romantikeraus in Unter Markt 12/ A. Goethe, affascinato, si rivolge allora ai suoi corrispondenti con la formula «Caro non-Io…». Hegel architetta il viaggio della coscienza verso l’infinito, ossia «quel grande dramma dell’umanità» (definizione di Sossio Giametta) che è La Fenomenologia dello Spirito. Ancora Goethe va e viene a da Weimar perché non vuole perdersi nemmeno una discussione colta, Schiller costruisce una villa dove scrivere i suoi drammi, gli Schlegel inventano riviste, Novalis fa in tempo a incantare con i suoi inni alla notte prima di morire a 29 anni, Schelling sviluppa una Naturphilosophieolistica” che scorge la connessione di tutte le cose esistenti. Magnifici ribelli perlustra questa galassia abitata solo da menti eccelse in un momento magico della Storia.

- Paolo Pagani - Pubblicato su Domenica del 5 maggio 2024 -

Un solo epiteto, per una triangolazione canonica !!

Nella quarta sezione de "L'immortale" -  il racconto che Borges pubblicò per la prima volta nel febbraio del 1947 sulla rivista Anales de Buenos Aires, e che più tardi, nel 1949, sarebbe riapparso nel suo libro L'Aleph - l'autore scrive che essere immortali è, in sé, insignificante: tutte le creature sono immortali, dal momento che esse ignorano la morte (tutte, tranne l'uomo, il quale reca in sé la morte, vista come orizzonte permanente). Così, a partire dall'astrazione dell'immortalità, il narratore di Borges perviene alla conclusione che a ogni uomo- nell'arco di un tempo infinito - tutte le cose, prima o poi, finiscono per accadergli; ed è così che le virtù annullano le infamie -  mentre, viceversa, le infamie annullano le virtù – siano esse quelle del passato, siano quelle del futuro. Ed è a questo punto che - cucito a una tale riflessione astratta e metafisica - emerge un commento letterario, una brevissima interpretazione, un giudizio di valore assai fugace, molto alla Borges: «in questo gioco di equivalenze, ciò a cui si tende è un equilibrio» - scrive Borges – «e così il contrappeso richiesto da un singolo epiteto delle Egloghe, o da una frase di Eraclito, forse è il rozzo Poema del Cid». E questa apparizione fulminea di Virgilio, finisce così per essere rivelatrice; soprattutto in un racconto che parla così tanto di Omero, e che dipende proprio dalla fortuna postuma e millenaria delle parole, e dalla figura mitica, di Omero. Va detto che nell'opera di Borges, Virgilio compare in varie occasioni, ma è però proprio in questo punto specifico de "L'immortale" che egli non viene citato per nome; cosa che di certo, così facendo, non contribuisce a un conteggio statistico della presenza di Virgilio nell'opera di Borges. E tuttavia, l'enfasi è decisiva: «un singolo epiteto delle Egloghe», e tanto basta. E proprio questo ci rende anche possibile continuare a insistere sul fatto che Borges lavori, in vari e diversi momenti, a partire da una triangolazione canonica che, per lui, rimane indiscutibile: Omero, Virgilio, Dante.

fonte: Um túnel no fim da luz

lunedì 10 febbraio 2025

Il Lavoro è il solo nemico !!

L'abolizione del lavoro nell'Era del Capitalismo Tecnologico e la lotta di classe al tempo di Trump 2.0:
la crisi della legge del valore, e la fine del lavoro come mediazione sociale

Il ritorno di Donald Trump al centro della politica americana, non rappresenta solo una questione elettorale, ma è piuttosto la manifestazione di quella che costituisce una nuova fase nella riconfigurazione del capitale. In tale contesto, i cluster tecnologici più potenti – Elon Musk, Jeff Bezos, Peter Thiel, Mark Zuckerberg e Sam Altman – hanno chiaramente assunto il ruolo di architetti di un capitalismo che ormai non dipende più dallo sfruttamento industriale classico, bensì dall'espansione dell'automazione, dell'intelligenza artificiale e della mercificazione della vita digitale. Non si tratta di un ritorno al neo-feudalesimo, come vogliono sostenere alcune narrazioni di moda, quanto piuttosto di una crisi strutturale della legge del valore, nella quale la produzione di merci lascia il posto al data mining, alla speculazione finanziaria e alla cattura delle rendite digitali. Come hanno sottolineato "Théorie Communiste" (TC) e "Endnotes", il proletariato non è un soggetto immutabile, ma costituisce una categoria che è determinata dalla dinamica stessa del capitale. La crisi attuale non coincide solo con una crisi dell'occupazione, ma è una crisi del lavoro in quanto forma della mediazione sociale.

1. Il capitalismo tecnologico e la crisi del lavoro vivo
Dal punto di vista di autori come Aaron Benanav, Théorie Communiste e Matteo Pasquinelli, il problema centrale del capitalismo contemporaneo non è tanto la mancanza di occupazione in sé, quanto piuttosto l'incapacità, da parte del capitale, di assorbire nella produzione quello che è il lavoro vivente. A partire da questo, quel che si è generato, è un fenomeno di stagnazione secolare, rispetto al quale, l'automazione e la digitalizzazione non hanno saputo innescare alcun nuovo ciclo di crescita, cosa che si è concretizzata in una crisi di valorizzazione. Aaron Benanav, ha dimostrato che l'automazione, anziché portare a una crescita esplosiva della produttività, ha causato invece un rallentamento nell'accumulazione capitalista, nella quale la precarietà e l'Uberizzazione del lavoro hanno finito per sostituire del tutto le classiche strutture lavorative. Théorie Communiste ed Endnotes, da parte loro, sostengono che il capitale può esistere solo finché esso sfrutta il lavoro vivo, ma nel momento in cui la produzione comincia a dipendere sempre meno dalla forza lavoro, ecco che a quel punto la crisi della legge del valore diventa insostenibile. Matteo Pasquinelli - nella sua critica al mito dell'automazione totale - sostiene che l'intelligenza artificiale e la digitalizzazione non hanno affatto abolito il lavoro, ma bensì hanno spostato lo sfruttamento verso delle nuove forme invisibili; come il lavoro cognitivo, la moderazione dei contenuti e il data mining. Oggi, il problema non è solo che c'è meno occupazione, ma che il capitale non può più riuscire a strutturare la società per mezzo del lavoro salariato, come faceva nel ventesimo secolo. Ed ecco che in questo scenario, vediamo che l'abolizione del lavoro non è più un orizzonte lontano, ma diventa una necessità storica che ci viene  imposta dalle stesse contraddizioni del Capitale.

2. I cluster tecnologici e il nuovo regime di accumulazione
I cluster tecnologici, in quanto fulcro dell'accumulazione del capitale, hanno sostituito le industrie manifatturiere. E tuttavia, questa accumulazione non si basa più sull'estrazione del plusvalore svolta attraverso il lavoro diretto, bensì si fonda sulla cattura delle rendite digitali, sul controllo delle infrastrutture critiche, e sulla speculazione finanziaria. Elon Musk (Tesla, SpaceX, Neuralink, Twitter/X): più che essere un innovatore, rappresenta la fusione tra l'automazione estrema e la dissoluzione del lavoro stabile. La sua ossessione per l'intelligenza artificiale e per i veicoli autonomi, non è finalizzata a liberare il lavoratore, ma piuttosto a rendere il capitale tecnologico un sostituto della forza lavoro. Jeff Bezos (Amazon, Blue Origin): Amazon non è soltanto un impero dell'e-commerce; esso è il modello dell'iper-sfruttamento logistico, dove i lavoratori sono diventati altrettanti nodi di quella che è un'infrastruttura controllata algoritmicamente. Peter Thiel (Palantir, Founders Fund): la sua strategia si basa sulla militarizzazione del capitale, grazie alla quale, fondendo lo Stato con le infrastrutture tecnologiche, cerca di trasformare la sorveglianza e il controllo dei dati in una fonte di potere economico. Mark Zuckerberg (Meta): il suo Metaverso è il tentativo di mercificare l'esperienza umana stessa, spingendo la logica del capitale ben oltre la produzione materiale, e trasformando l'interazione sociale in un mercato di dati e identità. Sam Altman (OpenAI, Worldcoin): la sua visione dell'intelligenza artificiale non vuole essere quella di renderla un sostituto del lavoro,quanto piuttosto quella di farla diventare un sistema di estrazione di valore nel quale ogni individuo viene ridotto a essere un token biometrico intercambiabile. Tutti questi attori, non stanno creando un'economia post-capitalistica, ma vogliono riorganizzare il dominio di classe, per poter fare in modo che il lavoro vivente sia ancora necessario; ma non visto più come il pilastro centrale della produzione di valore. In tutto questo, ciò che emerge sembra essere un regime di accumulazione attuato attraverso l'espropriazione digitale e finanziaria, dove il capitale cattura valore senza che ci sia più la necessità di una base proletaria di massa.

3. L'abolizione del lavoro e la crisi della lotta di classe
In un simile contesto, la lotta di classe non può più venire organizzata intorno alla difesa del [posto di] lavoro, ma a partire dalla sua abolizione. Come sostengono Théorie Communiste ed Endnotes, il proletariato non può più emanciparsi affermandosi, bensì distruggendo la propria condizione stessa di esistenza: vale a dire, il lavoro salariato. Tutto ciò significa: rifiutare la nostalgia operaista: non c'è nessun ritorno alla fabbrica fordista, e/o alla stabilità dello stato sociale; superare la politica dell'occupazione: anziché chiedere più posti di lavoro, o salari migliori, l'orizzonte dovrebbe essere quello della distruzione della relazione capitale-lavoro; distruggere la legge del valore: la lotta comunista non è una lotta per la redistribuzione all'interno del capitalismo, ma è una battaglia per l'annientamento delle forme di mediazione sociale basate sul lavoro. Trump 2.0, rappresenta un tentativo di ricomporre l'egemonia borghese in un capitalismo che ormai non può più offrire un lavoro stabile, o un progresso materiale. Tuttavia, il problema non è solo Trump, ma la crisi generale del capitale e la sua incapacità di poter continuare a sostenere il lavoro in quanto asse della vita sociale.

Comunismo o barbarie automatizzata
Il futuro del capitalismo, non sarà il transumanesimo di Musk, o la distopia dell'intelligenza artificiale di Altman, bensì si configura come un progressivo collasso della capacità del capitale di riprodursi; senza forme estreme di violenza, di espropriazione e di controllo sociale. L'unica alternativa a quello che sennò ci aspetta, è un progetto comunista che non si basi sulla richiesta di lavoro, ma sulla sua abolizione, e sulla distruzione della legge del valore. Come hanno sottolineato Théorie Communiste, Endnotes e Matteo Pasquinelli, la rivoluzione non sarà il risultato di una semplice accumulazione di forze, quanto piuttosto quello di un processo nel quale il capitale collassa a causa delle proprie contraddizioni. Il compito che ci spetta, non è quello di salvare il lavoro dal capitalismo, ma di distruggere il capitalismo per salvare noi stessi dal lavoro.

- Comunismo Gotico - 29/1/2025

domenica 9 febbraio 2025

La malinconia dell’operaio…

Lo spettro dell'incoscienza di classe: la socializzazione neoliberale e la malinconia del capitale
- di Comunismo Gotico - 31/1/2025 -

La storia della lotta di classe è stata sempre narrata a partire dalla logica dell'umanesimo: il proletariato in quanto soggetto consapevole, la borghesia in quanto antagonista, e la rivoluzione come orizzonte teleologico. Ma il capitale non ha bisogno di soggetti coscienti, bensì di automi che operino all'interno del suo meccanismo. L'incoscienza di classe non è un errore da correggere; essa costituisce piuttosto la condizione strutturale della socializzazione neoliberista. La soggettività contemporanea si produce sotto forma di uno scarto funzionale, nel momento in cui si trova intrappolata tra l'autonomia simulata di un "Io imprenditoriale" e la totale subordinazione ai flussi che la superano. Non esiste alcuna "falsa coscienza" che debba essere illuminata per mezzo di verità rivoluzionarie, quanto piuttosto un meccanismo di desideri che cattura ogni possibile insurrezione per poi reindirizzarla verso la gestione neoliberista del malessere: Terapia, Consapevolezza, Auto-miglioramento, Resilienza. Ed ecco che, in un simile processo, la malinconia di classe appare come se fosse un residuo affettivo di un mondo che scompare, non perché il proletariato sia stato abolito, ma proprio perché non gli viene più consentito di riconoscersi in quanto tale.

La malinconia di classe e il Capitale in un duello senza fine
Il neoliberismo ha messo fine alla struttura classica del proletariato, e non perché abbia liberato la classe operaia, ma a partire dal fatto che ha frammentato l'esperienza dello sfruttamento in una miriade di micro-contratti, di lavori autonomi, in una precarietà travestita da libertà. Quel che è andato perduto, è la possibilità di un'identità collettiva, mentre al suo posto è rimasto un sentimento spettrale: la malinconia di classe. Questa sensazione non è nostalgia di un glorioso passato operaio, ma è il lutto per un'appartenenza che non si è mai concretizzata. La classe operaia non può più riconoscersi in quanto tale dal momento che il capitale ha dissolto i suoi confini lasciandoci in una sorta di amalgama di autosfruttamento. L'interclassismo, lungi dall'essere un superamento della lotta di classe, è la sua forma spettrale: ora i proletari vengono chiamati "collaboratori", e gli operai sono degli "associati", mentre i disoccupati sono solo degli "imprenditori in pausa". L'identità di classe è stata sostituita dall'autogestione emotiva: anziché l'organizzazione collettiva, quella che ora si impone è la terapia individuale.

Socializzazione neoliberista: produrre soggetti per il capitale
Il soggetto neoliberista non nasce, si fabbrica! Già fin dall'infanzia, la socializzazione non è più il processo di inserimento in una comunità, ma è invece allenamento alla competizione. La scuola non educa, ottimizza. La famiglia non è un rifugio, ma è una minuscola società di gestione delle risorse. La soggettività diventa una start-up, nella quale ciascun individuo bisogna che sia il proprio CEO emozionale. La privatizzazione della vita si riflette sul modo in cui vengono articolate le relazioni sociali. Così, l'amore diventa una transazione, l'amicizia viene valutata in termini di networking, il riposo è solo una pausa in modo da poter poi tornare a produrre di nuovo. In un simile contesto, ecco che la lotta di classe non appare più come un conflitto politico, quanto piuttosto come una disfunzione individuale: se non riesci a svilupparti e a prosperare, il problema non è il sistema, ma sei tu! La socializzazione neoliberista ci insegna a desiderare il capitale senza mai toccarlo, ci fa aspirare alla ricchezza senza però mai mettere in discussione le sue strutture. La meritocrazia, alla stregua di quella che è una grande farsa ideologica, trasforma lo sfruttamento in una questione di attitudine, di condotta. In tal modo, così facendo, il proletariato interiorizza il proprio fallimento, e lo trasforma in disprezzo di sé stesso. La lotta di classe si riduce a essere una crisi di autostima.

Oltre la soggettività rivoluzionaria: per una Critica senza Umanesimo
Il problema della sinistra classica è che essa continua a scommettere sull'umanesimo: vuole risvegliare le coscienze, ripristinare l'identità di classe, inculcare lo spirito rivoluzionario. Ma la soggettività non è né il problema né la soluzione: il capitale non si sconfigge attraverso la “presa di coscienza”, bensì per mezzo dell'interruzione materiale del suo processo di accumulazione. La vera critica non è quella che viene rivolta all'interclassismo visto come "confusione ideologica", ma riguarda piuttosto quella rivolta alla struttura stessa, la quale rende irrilevante l'identità di classe. Se il capitale ha abolito la possibilità di un'identità proletaria stabile, ecco che allora la lotta deve iniziare dalla sua assenza, non dalla sua restaurazione. Indietro non si torna. La malinconia di classe non è un lamento, ma un indicazione, un indizio. Essa ci dice che il proletariato non si è liberato, ma che è stato persino spogliato anche della possibilità di riconoscersi. Ed è in questa incoerenza che il sistema mostra la sua debolezza, e una possibilità. Se non c'è un soggetto rivoluzionario, allora non ce n'è bisogno, non serve: basta che la macchina collassi! Il compito non è quello di ricostruire la coscienza di classe, ma quello di disattivare tutte le strutture che l'hanno resa superflua. Il capitale non deve essere sconfitto a partire dalla soggettività, ma da da tutto ciò che costituisce la sua incapacità di reggersi ed alimentarsi. La sua autonomia non è assoluta, ed è nella sua fragilità che esiste la sua fine.

- Comunismo Gotico - 31/1/2025 -

sabato 8 febbraio 2025

Il “Mein Kampf” per lo “Stato Profondo” !!

Cancel Culture USA
- Le epurazioni e le deportazioni minacciate da Trump sono già cominciate -
di Tomasz Konicz [***]

Sembra che ciò che seguirà al neoliberismo verrà modellato sui metodi usati dal neoliberismo nei decenni precedenti al fine di attuare le sue famigerate riforme strutturali. Si tratta di quei prodotti fascistoidi derivati dalla decomposizione del neoliberismo, e che ora negli Stati Uniti stanno sgretolando lo Stato costituzionale già neo-liberisticamente deformato. L'implementazione scioccante di controversi programmi di austerità neoliberale, che hanno colto di sorpresa l'opinione pubblica per le misure di deregolamentazione di vasta portata, trovano ora il loro equivalente nella strategia d'urto che Trump e Musk stanno utilizzando per poter eliminare nell'apparato statale ogni potenziale opposizione. Tutto questo sta avvenendo in rapida successione; ed è solo l'inizio. Subito dopo essere andato al potere, nella sua prima settimana in carica, l'amministrazione Trump ha abolito tutti i programmi di di parità (DEI - Diversity, Equity and Inclusion), e ha introdotto nell'amministrazione statunitense un sistema di delazione [*1]. Non solo sono stati ora cancellati (senza alcuna sostituzione) tutti quei programmi che avrebbero dovuto dare alle minoranze una maggiore rappresentanza nell'apparato statale. Ma, allo stesso tempo, come ha scritto il New York Times (NYT), la Casa Bianca ha istituito un indirizzo e-mail tramite il quale ora gli informatori possono segnalare gli eventuali episodi in cui le nuove norme verrebbero "aggirate". Cosa significa questo, in termini concreti? I programmi DEI, odiati dalla destra razzista statunitense, consistevano in definitiva nel dare la preferenza ai candidati appartenenti a minoranze socialmente svantaggiate o sottorappresentate nelle candidature, a condizione che avessero le stesse qualifiche degli altri candidati. Se ciò dovesse continuare a verificarsi, potrebbe essere interpretato come una continuazione delle misure DEI, il che potrebbe spingere i candidati non selezionati a segnalarlo all'amministrazione Trump. In definitiva, ciò significa che per i decisori della pubblica amministrazione e dell'apparato statale degli Stati Uniti è più sicuro assumere uomini bianchi in futuro, per evitare accuse di comportamento “woke” che potrebbero danneggiare la carriera. Si tratta di una regolamentazione razzista solo fugacemente camuffata e che ha lo scopo di espandere il dominio dell'America bianca nell'apparato di potere. Allo stesso tempo, viene creata un'atmosfera razziale di denuncia reciproca e di sospetto, la quale favorisce il controllo dei grandi apparati di potere. All'inizio di febbraio sono state rese pubbliche su Internet delle liste di "obiettivi" del settore pubblico, nelle quali si possono trovare nomi e foto di dipendenti del settore pubblico, per lo più neri, accusati di reati di pensiero "woke", come l'uso di pronomi, il sostegno ai democratici o la collaborazione con la DEI. Non è chiaro da dove questi siti di denuncia di destra ("DEI Watch List"), prendano le loro informazioni [*2]. La lotta contro le cosiddette misure "woke" della DEI,  funziona da versatile veicolo ideologico per ripristinare razzismo e negazionismo climatico. Intanto, simultaneamente, in risposta ai disastri climatici (incendi a Los Angeles) e agli incidenti (collisione aerea a Washington), la Casa Bianca ha adottato addirittura la narrazione per cui la colpa per tutto questo viene attribuita ai programmi DEI.

Deve scomparire tutto!
In apparenza, Trump e Musk vogliono attuare una forma estrema di politica di austerità neoliberista. Il costrutto orwelliano dello “Office of Government Efficiency” (DOGE), guidato da Elon Musk, dal punto di vista legale si trova in una zona grigia [*3]: intende tagliare il bilancio degli Stati Uniti, che nel 2024 ammontava a 6,7 trilioni di dollari, di ben duemila miliardi di dollari. A tal fine, l'amministrazione Trump ha inviato e-mail a tutti i 2,3 milioni di dipendenti del settore pubblico chiedendo loro di andare alla ricerca di quali sono i “posti di lavoro a più alta produttività”, e  accettare entro il 6 febbraio un pacchetto di licenziamenti che prevede per loro uno stipendio solo fino a settembre 2025 [*4]. Solo 20.000 dipendenti hanno accettato questo accordo poco prima della scadenza [*5]. In una prima fase, il 10% dei posti di lavoro del settore pubblico - vale a dire, più di 200.000 posti di lavoro - verrà tagliato, il che lascia presagire che nei prossimi mesi ci saranno delle dure dispute, le quali probabilmente forniranno all'amministrazione Trump ulteriori opportunità per la politicizzazione reazionaria del apparato statale così ridotto. Nel mirino dell'uomo più ricco del mondo c'era anche l'organizzazione umanitaria degli USA, USAID; quella che Elon Musk ha descritto come un «nido di vipere, di radicali di sinistra e di marxisti» [*6]. Per decenni, l'USAID non solo ha funzionato come organizzazione di aiuto umanitario, ma ha anche affiancato gli interessi degli Stati Uniti a livello globale, nel quadro del consueto approccio cosiddetto "soft power". A quanto pare, in futuro gli imperialisti che sono alla Casa Bianca ne vogliono farne a meno. Quasi tutti i 10.000 dipendenti dell'organizzazione umanitaria del governo degli Stati Uniti sono stati licenziati, e la maggior parte dei programmi che riguardano paesi in via di sviluppo sono stati interrotti [*7]. Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti controllerà e dirigerà direttamente solo alcuni programmi di aiuto, che verranno selezionati [*8]. Inoltre, circa 60 organizzazioni di facciata riguardanti la politica estera degli Stati Uniti, che sono impegnate a promuovere la società civile e le strutture democratiche in stati autoritari come Cina, Russia, Iran o Ungheria, secondo il NY Time [*9] hanno perso i loro finanziamenti. In particolare, il governatore ungherese Viktor Orban - che ha avuto un'udienza con Trump a metà settembre - ha criticato con veemenza questi progetti. Un altro obiettivo prioritario dell'amministrazione Trump è il settore dell'istruzione e il Dipartimento dell'Educazione, che sarà in gran parte privato dei finanziamenti - non che essi siano particolarmente necessari. In base a questo, il Ministero dell'Istruzione non solo sarà privato dei finanziamenti, ma si prevede anche che tutte le sue funzioni, che «non sono esplicitamente previste dal suo statuto», verranno distribuite ad altri ministeri, come hanno riferito i media statunitensi [*10] Il che dovrebbe avvenire entro la fine di febbraio. Oltre alle presunte misure di austerità, sembra che a motivare questo approccio siano i programmi dell'amministrazione Biden per l'uguaglianza e la tolleranza nell'istruzione. Sembra che Trump stia cercando un nuovo approccio fondamentale, autoritario e reazionario. Anche le università statunitensi, le quali hanno spesso una reputazione liberale, si trovano già nel mirino dell'amministrazione Trump. Centinaia di milioni di fondi statali sono già sulla lista nera, e pertanto i leader universitari evitano di criticare pubblicamente la precedente revisione dei programmi di uguaglianza di genere. Secondo il NYT, i professori e i dirigenti universitari preferiscono «non provocare il presidente», considerato che le viti finanziarie erano già state strette [*11].

Il dito sul grilletto della stampante dei soldi
Il più grande colpo messo a segno da Elon Musk in qualità di “impiegato governativo speciale” (termine ufficiale della Casa Bianca per indicare l'oligarca) è stato quello di attaccare il sistema di pagamento del Dipartimento del Tesoro, che gestisce gran parte dei pagamenti degli Stati Uniti [*12]. Il cosiddetto Bureau of the Fiscal Service, è un semplice organo esecutivo gestito da funzionari pubblici che non hanno incarichi politici. Qui viene elaborato quasi il 90% di tutti i pagamenti effettuati dal governo federale, ad esempio quelli relativi ai programmi sociali o ai rimborsi fiscali. Secondo l'Independent, l'ufficio conserva i dati di oltre 100 milioni di cittadini statunitensi, e della maggior parte dei dipendenti statali, ai quali, solo una «manciata di alti funzionari non politici» ha avuto accesso [*13]. Tuttavia, Musk è riuscito a ottenere l'accesso al flusso di dati utilizzando la sua piattaforma DOGE e grazie al supporto del Dipartimento del Tesoro di Trump, sebbene l'oligarca non sembri essere interessato a un'elaborazione efficiente dei pagamenti, quanto piuttosto a controllarli e a bloccarne alcuni. L'amministrazione Trump starebbe semplicemente minando il Congresso, il quale fornisce la base legislativa all'ufficio pagamenti. Musk voleva accedere al sistema di pagamento fin da dicembre, ma è stato respinto dal responsabile, ora dimissionario, e il suo team ha iniziato a esplorare soprattutto la possibilità di congelare i pagamenti. Nelle controversie con settori recalcitranti dell'apparato statale, e nella repressione contro i “nemici ideologici”, come ha scritto Rolling Stone [*14] , l'amministrazione Trump e i suoi oligarchi hanno ormai occupato il posto di comando. Chiunque non farà la sua parte si vedrà chiudere i rubinetti del denaro, in maniera del tutto non burocratica. Se le azioni di Musk richiamano alla mente oligarchie come quelle ucraine o russe [*15] , nelle quali è comune abusare del potere statale per far valere interessi particolari, ciò è dovuto al fatto che il tardo capitalismo statunitense, conseguentemente all'abbrutimento indotto dalla crisi, sta entrando in quella che è la sua fase oligarchica. Intanto, sono state intentate diverse cause contro queste azioni intraprese dall'amministrazione Trump [*16] , ma tutti quei procedimenti si svolgeranno in un sistema giudiziario che ormai da anni è stato deliberatamente infiltrato dai repubblicani e dai gruppi di destra grazie a campagne di nomina politica [*17]. La Corte Suprema, fortemente di destra, la quale, come misura cautelativa, ha già concesso a Trump l'immunità generale per il suo secondo mandato [*18], è solo la punta dell'iceberg reazionario del sistema giudiziario. Sarà proprio qui che si decideranno molti dei piani dell'amministrazione Trump, che dal punto di vista legale si muove in un'area grigia. Per questo motivo l'amministrazione Biden intendeva occupare il maggior numero possibile di posti di giudice, entro la fine del 2024, in modo da contrastare l'offensiva della destra nella prossima guerra giudiziaria [*19].

La lotta per lo “Stato profondo”
La causa della lotta per occupare il cosiddetto “Stato profondo”, contro le reti informali all'interno dei ministeri del potere, che Trump ha fatto propria [*20], rappresenta una classica proiezione di destra [*21]. Nel quadro della sua strategia di fascistizzazione, la destra statunitense intende impadronirsi dello “Stato profondo”, costruendolo se necessario, in modo così da non dover mai più cedere il potere. Gli attacchi dell'amministrazione Trump all'FBI e alla CIA servono proprio a tale scopo. Non si tratta di distruggere o indebolire questi organismi statali (come il Dipartimento dell'Istruzione o l'USAID). Trump vuole trasformarli - altra caratteristica dei sistemi oligarchici e autoritari - nei suoi personali strumenti di potere. Lo Stato di diritto del capitalismo si trova praticamente sull'orlo del collasso. La forma, senza soggetto, di governo capitalistico, mediato dall'apparato statale e giudiziario, così come viene attuato dall'FBI e dalla CIA in patria e all'estero, sta perciò degenerando in una potenziale preda per quelli che sono degli interessi particolari. Chi sarà l'oligarca che vincerà le prossime “elezioni” spendendo miliardi per far prevalere i propri interessi attraverso l'FBI e la CIA? È questo il futuro che minaccia gli Stati Uniti se Trump riuscirà a conquistare lo “Stato profondo”. La soppressione di qualsiasi movimento di opposizione da parte dell'apparato repressivo degli Stati Uniti, altamente addestrato e militarizzato, potrebbe avvenire quasi senza soluzione di continuità, a prescindere dallo Stato di diritto. Quella che Trump sta pianificando, è un'epurazione completa dell'FBI, nella quale i funzionari dell'FBI che hanno indagato su Trump e sui suoi sostenitori figurano nella lista dei cattivi. La “Cancel Culture” della destra mette nel mirino tutti coloro che possono apparire sleali. Anche in questo caso, formalmente si parla di “tagli[*22], di cui sono già stati vittime sei dirigenti dell'FBI [*23]. Secondo i media statunitensi [*24], le epurazioni potrebbero riguardare “centinaia, se non migliaia” di agenti. Ogni investigatore dell'FBI coinvolto nelle indagini successive al tentato colpo di Stato di Trump del gennaio 2021 è di fatto a rischio. Nel frattempo, gli agenti dell'FBI si sono addirittura rivolti al tribunale chiedendo un'ordinanza d'urgenza che neghi all'amministrazione Trump l'accesso alle loro identità [*25]. Per quanto riguarda la CIA, invece, che con Trump ha dei rapporti tesi a causa della sua predilezione per i despoti, sono state inviate le solite email minacciose con proposte di licenziamento, valide per tutto il personale della CIA, senza alcuna eccezione [*26]. Un portavoce della famigerata agenzia di Intelligence ha spiegato che tale approccio era finalizzato ad allineare la CIA agli obiettivi della nuova amministrazione. Già nel novembre 2024, gli addetti ai lavori della CIA avevano segnalato che Trump voleva politicizzare il servizio di intelligence e trasformarlo in “un'arma” personale da usare illegalmente contro i suoi oppositori politici [*27]. L'impero di Musk risulta essere già strettamente intrecciato con l'apparato statale statunitense, ad esempio per quanto riguarda i programmi spaziali e i servizi di Intelligence [*28].

Una Guantanamo per i Migranti
Questa campagna di Trump, che, secondo la tradizione fascista, intende minare la separazione dei poteri e tutti i controlli e gli equilibri alla base del sistema politico statunitense, avviene in un contesto di deportazioni estese dei migranti, da parte della nuova amministrazione. Alla fine di gennaio, l'Immigration and Customs Enforcement (ICE) degli Stati Uniti, ha ricevuto istruzioni per realizzare un numero di arresti giornalieri compreso tra 1.200 e 1.500 migranti “illegali[*29]. Paesi come la Colombia, che si sono rifiutati di concedere i permessi di atterraggio per i voli di deportazione dagli Stati Uniti, sono stati minacciati di sanzioni da parte Washington, e sono stati messi in riga. Lo stesso vale per il Messico, che ha dispiegato circa 10.000 soldati al confine, per renderlo sicuro dopo le sanzioni globali degli Stati Uniti, ora sospese da Trump per un mese. Anche l'amministrazione Trump sta dispiegando unità dell'esercito e dei marines al suo confine meridionale [*30]. La caccia ai migranti da parte dell'ICE, sostenuta da ampi segmenti della popolazione statunitense [*31], si sta rivelando come un successo... eccessivo [*32]: all'inizio di febbraio, talvolta, i migranti internati hanno dovuto essere rilasciati perché i centri di detenzione erano sovraffollati [*33]. Ma l'amministrazione Trump sembra aver trovato una soluzione anche a questo. La famigerata base militare di Guantanamo, che è servita da centro di detenzione e tortura per i terroristi islamici durante la “guerra al terrore”, verrà trasformata in un campo di concentramento per tutti quei migranti detenuti dall'ICE che non possono essere semplicemente espulsi. Si prevede che questo campo avrà una capacità che arriverà fino a 30.000 persone [*34].

 

- Tomasz Konicz [***] - Pubblicato il 6 Febbraio 2025 su Tomasz Konicz. Wertkritik, Krise, Antifa -

*** NOTA: Il lavoro giornalistico di Tomasz Konicz è finanziato in gran parte grazie a donazioni. Se vi piacciono i suoi testi, siete invitati a contribuire - sia tramite Patreon che con un bonifico bancario diretto, dopo una richiesta via e-mail:  https://www.patreon.com/user?u=57464083 .

NOTE

1 https://www.nytimes.com/2025/01/25/us/politics/trump-immigration-climate-dei-policies.html

2 https://www.nbcnews.com/health/health-news/federal-health-workers-terrified-dei-website-publishes-list-targets-rcna190711

3 La Casa Bianca ha spiegato che Musk è un “dipendente governativo speciale”: https://www.golem.de/news/doge-weisses-haus-aeussert-sich-zu-elon-musk-2502-193042.html

4 https://www.nytimes.com/2025/01/31/us/politics/federal-workers-opm.html

5 https://eu.usatoday.com/story/news/politics/2025/02/04/trump-buyout-offer-federal-workers-deadline/78208851007/

6 https://www.counterpunch.org/2025/02/04/usaid-marxists-once-again-elon-musk-again-displays-his-invincible-ignorance/

7 https://time.com/7212938/trump-administration-pulling-almost-all-usaid-workers-off-job-worldwide/

8 https://www.nytimes.com/2025/02/03/us/politics/usaid-trump-musk.html

9 https://www.nytimes.com/2025/02/03/us/politics/democracy-human-rights-fired.html

10 https://www.msn.com/en-us/news/us/trump-administration-to-take-steps-to-defund-education-department/ar-AA1ylYd4

11 https://www.nytimes.com/2025/02/04/us/trump-executive-orders-universities.html

12 https://slate.com/news-and-politics/2025/02/elon-musk-us-aid-social-security-data-heist-trump.html

13 https://www.independent.co.uk/news/world/americas/us-politics/elon-musk-doge-treasury-payments-b2691375.html

14 https://www.msn.com/en-us/money/companies/elon-musks-attempt-to-control-the-treasury-payment-system-is-incredibly-dangerous/ar-AA1yka77

15 https://www.konicz.info/2014/12/05/oligarchie-und-staatszerfall/

16 https://www.politico.com/news/2025/02/03/unions-sue-block-musk-treasury-payment-00202243

17 https://www.konicz.info/2021/12/25/amerikas-justizkrieg/

18 https://francosenia.blogspot.com/2025/01/il-volo-nellabisso.html

19 https://www.nbcnews.com/politics/joe-biden/senate-confirms-bidens-235th-judge-beating-trumps-record-rcna182832

20 https://www.uspresidentialelectionnews.com/2024/11/donald-trumps-10-point-plan-to-dismantle-the-deep-state-revisited/

21 https://www.konicz.info/2019/02/11/ich-will-wo-es-ist/

22 https://www.yahoo.com/news/fbi-launches-wide-ranging-round-202334950.html

23 https://edition.cnn.com/2025/01/30/politics/senior-fbi-leaders-demoted-wray/index.html

24 https://www.theatlantic.com/politics/archive/2025/01/trump-fbi-revenge-firings/681538/

25 https://www.nytimes.com/2025/02/04/us/politics/fbi-names-trump-jan-6-lawsuit.html

26 https://www.msn.com/en-ca/money/topstories/cia-offers-buyouts-to-entire-workforce-to-align-with-trump-priorities-sources-say/ar-AA1ytjkq

27 https://www.nbcnews.com/politics/national-security/former-cia-officials-worry-trump-politicize-weaponize-intelligence-age-rcna179024

28 https://www.yahoo.com/news/retired-general-no-idea-got-222433140.html

29 https://www.forbes.com/sites/saradorn/2025/02/04/everything-to-know-about-trumps-mass-deportation-plans-first-flights-to-guantnamo-bay-underway-white-house-says/

30 https://taskandpurpose.com/news/army-marines-southern-border/

31 https://abcnews.go.com/538/americans-support-trumps-mass-deportations/story?id=118194123

32 https://www.pbs.org/newshour/show/fear-spreads-in-immigrant-communities-as-raids-and-deportations-escalate

33 https://www.cbsnews.com/news/ice-releases-some-migrant-detainees-detention-facilities-reach-109-percent-capacity/

34 https://www.pbs.org/newshour/politics/trump-wants-to-hold-up-to-30000-detained-migrants-at-guantanamo-bay-heres-what-to-know