domenica 26 gennaio 2025

Come una storia di Daniel Pennac riscritta da Stephen King…

Lute è il responsabile del reparto Vendite e Qualità dell’Aletta, un’azienda farmaceutica olandese i cui uffici, affacciati sugli splendidi boschi della Veluwe, ospitano schiere di dipendenti devoti e tutelati da ottimi contratti. Ma da un giorno all’altro la società viene rilevata da un investitore svizzero, e l’intero reparto viene dichiarato in esubero. Ora, per ottenere il massimo profitto dalla vendita, Lute è costretto a un compito gravoso: convincere decine di fidati colleghi a dimettersi. E così quando Lombard, un cacciatore di teste freelance incontrato per caso, gli offre i suoi servizi, Lute li accetta con sollievo. Ma non sa che Lombard prende la sua professione terribilmente sul serio. Giorno dopo giorno, mentre il cacciatore di teste si insedia nel suo ufficio in compagnia di un cowboy armato di fucile e un minaccioso cane nero, una serie di episodi inquietanti comincia a funestare i corridoi aziendali… In un romanzo grottesco e divertentissimo, dal sapore cinematografico, Tom Hofland descrive un mondo lavorativo surreale eppure fin troppo familiare, denunciando, con la sua prosa irresistibile ed esplosiva, la disumanizzante dittatura del profitto e dell’efficienza che caratterizza il nostro tempo.

(dal risvolto di copertina di: Tom Hofland, “Il cannibale”. Trad.: Laura Pignatti. Carbonio Editore, pagg.208 €18)

Il diavolo  è un tagliatore di teste
- di Alberto Anile -

Malgrado il titolo, "Il cannibale", il romanzo di Tom Hofland non contiene episodi di antropofagia. In olandese, "De menseneter" si traduce alla lettera "il cannibale" ma anche "l'orco"; forse sarebbe stato meglio "il tagliatore di teste", la locuzione con cui da noi si indica il professionista incaricato di licenziare i dipendenti di un'azienda. Dopo un prologo in flashforward davanti a un commissariato di polizia, il romanzo riparte infatti dalla Aletta, un'azienda che produce capsule per pillole, in procinto di essere acquistata da una casa svizzera che però impone come condizione l'eliminazione del reparto vendita e qualità: in tutto trentadue persone da convincere, con le buone o con le cattive, a farsi riallocare altrove o a lasciare semplicemente il lavoro. Il responsabile del reparto è il pusillanime Lute, incapace di condurre in porto una direttiva del genere né tantomeno di ribellarvisi. «A volte vorrei smettere di vivere, ma senza morire», dice. È perciò sollevato quando scopre di poter affidare l'ingrato compito a una specie di cowboy conosciuto (forse) per caso, che a sua volta gli porta in ufficio l'ineffabile Lombard, sessantenne deciso ed efficiente, che di mestiere fa proprio il tagliatore di teste. Lombard chiede carta bianca e Lute, sconsideratamente, gliela concede: gli effetti di questa delega saranno a dir poco orripilanti. Non molto altro si dovrebbe rivelare per non guastare la sorpresa di un romanzo che passa dall'osservazione umoristica al tono grottesco fino al grand guignol, e dove la denuncia della disumanizzazione del lavoro a un certo punto prende a braccetto il fantastico e si mette a volteggiare al ritmo di un valzer sanguinolento.
La progressione verso l'incubo è cauta, e non senza affondi improvvisi: la rievocazione dell'omicidio commesso da Gesualdo da Venosa, l'apertura dio un'arancia raccontata come un'aggressione omicida («Luke prende un coltello e lo affonda nell'arancia. Non per benino, delicatamente a casaccio, a fondo»), e una onnipresente fascinazione per gli animali: i cinghiali che fanno capolino dalla foresta prospiciente l'azienda, il grosso cane barbone nero che accompagna Lombard, il ricordo infantile delle lepri date in pasto alle iene dello zoo, la scimmia morta citata da un romanzo italiano (Zama, di Antonio Di Benedetto, Einaudi, 1977).
Tom Hofland ha trentatré anni, è olandese, scrive romanzi, opere teatrali, programmi radiofonici e podcast. "Il cannibale" è il suo terzo libro, insignito in patria del premio letterario Bng Bank, e il primo ad arrivare in Italia, pubblicato dall'intrepida Carbonio Editore. Malgrado l’alto spargimento di plasma, il romanzo contiene anche due, forse tre, storie d'amore, omo ed etero, e soprattutto una bella dose di comico sarcasmo, come la clinica per disintossicare gli innamorati, i cui gestori fanno di tutto per svalutare nei loro clienti il ricordo dell'amato/a. Il personaggio di Lute, soprattutto, è la cartina di tornasole delle assurdità globali di ultima generazione, con il calendario degli impegni familiari appuntati su un'agenda elettronica di fatto ingestibile, la casa ipertecnologica in cui non si possono aprire le finestre, le tonnellate di mail che si ammucchiano su computer e cellulare.

Semplificando, "Il cannibale"sembra una storia di Daniel Pennac riscritta da Stephen King, dove il sapido umorismo del primo cede poco a poco all'orrore metaforico del secondo. Se un connubio tanto azzardato funziona, è grazie all'abilità artigianale dello scrittore che cesella le descrizioni di dettagli realistici, con un gusto del particolare che fa tornare in mente David Foster Wallace, e un'analoga inclinazione per l'assurdo tanto più efficace in quanto apparentemente gratuita. Poi, certo, a far spalancare gli occhi sono i colpi di scena violenti, il dolore in agguato, gli squarci visionari, il demoniaco che può presentarsi improvvisamente nel più prosaico e noioso dei contesti a spadroneggiare senza ritegno, soprattutto se davanti si trova lo smidollato Lute, uno di quelli che piagnucola: se non lo faccio io, lo farà qualcun altro. In mezzo ad aggressioni, fucilate e colpi di pietra, il passo più orrendo rimane comunque la teorizzazione del licenziamento fatta dal mefistofelico Lombard, incarnazione di un Male che non si ferma davanti a nulla: «Nel sistema le persone devono migliorare per esclusione, non per collaborazione. O almeno devono crederlo! Un imprenditore che induce cento dipendenti ad andarsene con il mobbing per risparmiare sulla buonuscita. Un lavoratore che si ammazza letteralmente di lavoro perché ci sono dieci altri pronti a prendere il suo posto, e lo accetta! In una sistema del genere il male diventa ovvio... E le anime stritolate dal sistema? Non sono altro che cibo per cani». 

- Alberto Anile - Pubblicato su Robinson del  28/4/2024 -

i testi che leggiamo…

Nel secondo volume di "Mito e tragedia nell'antica Grecia" (p. 222-223), Vernant e Vidal-Naquet parlano dell'Edipo Re di Sofocle, rappresentato ad Atene intorno al 420 a.C. «Di quale testo si tratta?», si chiedono. «Nessuno trascrisse la rappresentazione di Atene»: la storia della tradizione ebbe inizio non appena i copisti cominciarono a copiare i manoscritti. Quindi, il testo non è di Sofocle, ma di un copista, di un editore bizantino, Manuel Moscopoulos (commentatore e grammatico, vissuto tra la fine del XIII e l'inizio del XIV secolo). Il celebre manoscritto Laurenziano (la copia minuscola di un testo scritto in onciale, come precisano gli autori) ci consente al massimo di risalire al codice del V secolo d.C., di cui esso è una copia. Oltre tutto, è necessario postulare che si trattasse di un volume risalente all'alta epoca imperiale, e che non è il testo di Sofocle, bensì, piuttosto, l'interpretazione che ne fece un filologo dell'epoca di Adriano (Publio Elio Adriano, imperatore romano dal 117 al 138). Il testo di Sofocle, per diventare classico o erudito, non ha bisogno di attendere il periodo romano: già con Licurgo, i tre grandi tragediografi erano stati classificati tali (Eschilo, Euripide, Sofocle, come ci ricorda Aristofane nelle "Rane", del 406). Licurgo si trova a quasi un secolo di distanza rispetto alla maggior parte delle opere del periodo tragico; e fu lui a stabilire la legge delle "versioni ufficiali", vale a dire, la legge che stabiliva che i testi delle opere dei tre grandi tragici avrebbero dovuto essere conservati negli Archivi della città, evitando in tal modo delle modifiche spurie.

fonte: Um túnel no fim da luz

venerdì 24 gennaio 2025

Arriva la "Tempesta" nel "Cortile di Casa" degli Stati Uniti !!

«Con Trump, più guerra contro i nostri popoli»
- di Raúl Zibechi -

L'amministrazione di Barack Obama (2009-2017) aveva promosso un importante cambiamento nella politica estera degli Stati Uniti. Il punto di svolta era stata la svolta verso l'Asia, fatta con l'intenzione di porre il veto all'influenza della Cina, e alla sua espansione in quanto potenza globale. Fino a quel momento, il centro della politica estera era stato il Medio Oriente. Ora, Trump sembra essere alla ricerca di una nuova svolta, la quale potrebbe avere delle profonde conseguenze per l'America Latina. Il diplomatico indiano M. K. Bhadrakumar, profondo conoscitore dell'Asia occidentale e acuto osservatore dei cambiamenti in corso, in un articolo su Indian Punchline (10 gennaio 2025) dal titolo "Trump svela il progetto della Grande America", descrive in dettaglio quali sono le nuove tendenze. La principale conclusione a cui arriva, è che «il progetto della Grande America è una Dottrina Monroe del XXI secolo», nella quale si seppellisce la dottrina dello "Stato Profondo" di un ordine internazionale «basato su delle regole». Nel farlo, prende come riferimento la conferenza che Trump ha tenuto martedì 7, nella sua villa in Florida, quando ha attaccato Biden e chi lo sostiene dicendo che sono dei «gruppi di malati». Sottolinea come l'attuale transizione da Biden a Trump miri a porre il veto a un suo futuro mandato, proprio come ha fatto Obama.
«L'amministrazione Biden sta solo seguendo le orme di Barack Obama, il quale, nel periodo di transizione, dopo la clamorosa vittoria elettorale di Trump nel novembre 2015, ha creato una crisi nelle relazioni diplomatiche con la Russia e ha alimentato l'assurda ipotesi di una"'collusione con la Russia", fabbricata dalle agenzie di intelligence del Regno Unito e degli Stati Uniti. Per i popoli e per i movimenti latinoamericani, ciò che conta di più è riflettere sulle quattro proposte da lui lanciate: l'annessione della Groenlandia e del Canada, la presa del Canale di Panama e la ridenominazione del Golfo del Messico in Golfo d'America. Nonostante fossero partner strategici, ha minacciato la Danimarca di un'azione militare e di tariffe elevate, se non avesse accettato di consegnare la Groenlandia; e il Canada di usare la "forza economica" per convincerla ad acconsentire ai suoi desideri. Ha detto qualcosa di simile anche riguardo all'assunzione del controllo militare del Canale di Panama. Simultaneamente, ha evitato anche qualsiasi commento critico su Russia, Cina e Iran, che invece sotto i democratici sono stati gli obiettivi politici, diplomatici e militari della Casa Bianca. La svolta è chiara. Trump ha smesso di parlare dell'Indo-Pacifico, ma ha comunque sottolineato quale sia "la priorità che ha dato al controllo americano dell'emisfero occidentale (e dello strategico Mare di Barents) al fine di perpetuare la sua influenza egemonica come potenza globale», sottolinea Bhadrakumar. Per tutte queste ragioni, conclude che «il progetto della Grande America è una dottrina Monroe del XXI secolo», in quanto rifiuta il multilateralismo e propone un ritorno alla vecchia agenda imperialista ed espansionistica, che era la caratteristica principale dell'impero tra la fine del XIX secolo e il primo terzo del XX secolo.

Che cosa significa la nuova agenda imperiale per i popoli?
Che gli interventi militari torneranno (e di fatto, non si sono mai fermati), e che si intensificheranno le politiche di appropriazione dei territori, i colpi di Stato e la dura repressione dei popoli e dei movimenti che non si subordinano. Il ritorno a quello che è stato il periodo dell'inizio del XX secolo, quando si sono verificati decine di interventi armati da parte degli Stati Uniti, segna un punto di svolta che dovrebbe spingerci a osservare il nostro futuro, quanto meno, così come si riflette nello specchio di Gaza, dell'Afghanistan, dell'Iraq, della Siria e della Libia. Questa politica brutale, va a sostituire quelle della protezione dell'ambiente, della transizione energetica e del sostegno alla diversità sessuale. Sebbene tutte queste politiche fossero solamente un cuscinetto rispetto alla dominazione imperialistica, sono quanto meno riuscite a ottenere il riconoscimento delle ONG da parte dei governi progressisti. Progetti autoritari, come quelli di Nayib Bukele in El Salvador, di Daniel Noboa in Ecuador, di Javier Milei in Argentina e di Jair Bolsonaro in Brasile, ne beneficeranno ampiamente, e saranno questi i riferimenti nella regione, per il Pentagono e il suo "Comando Sud". I progressisti dovranno adattarsi, orientarsi e limare i loro già fragili margini di trasformazione. Sicuramente Venezuela, Bolivia e Cuba subiranno pesanti pressioni affinché si orientino sempre più verso gli interessi dell'impero, o ne affronteranno le conseguenze. Questo scenario così crudo fa parte della riorganizzazione del capitalismo, e corrisponde a quello che gli zapatisti chiamano “tempesta”. Non siamo in grado di fermare la tempesta, né siamo abbastanza forti da presentare alternative che vadano oltre il "locale"; come ha sottolineato l'anno scorso il capitano Marcos. Per questo stanno proponendo di mettersi ora al lavoro in modo che tra 120 anni i popoli siano in grado di affrontare la tempesta il “giorno dopo”.

A mio avviso, i popoli e i movimenti non zapatisti devono fare molti passi in modo da poter affrontare questa situazione. Per prima cosa, analizzare e studiare la "tempesta", capire di cosa si tratta e quanto grave sia la situazione in cui ci troviamo. La mia impressione è che non ci sia abbastanza consapevolezza riguardo al fatto che l'umanità che sta in basso e la vita dei popoli sono in pericolo. In secondo luogo, bisogna cominciare a prepararsi per affrontare la tempesta e sopravvivere così alle catastrofi. Per questo, è essenziale rafforzare le autonomie, perché la dipendenza dai governi ci indebolisce enormemente. Senza autonomia, non sopravviveremo. Terzo, preparatevi a difendere i vostri territori e i vostri spazi, le vostre famiglie e le comunità. Senza autodifesa, ci massacreranno. Questo non significa entrare in guerra direttamente sul campo, ma significa piuttosto creare e rafforzare il nostro mondo, la nostra sanità, la nostra istruzione, il nostro cibo e i nostri modi di vita che ci rendono diversi, e difenderli. Non abbiamo molto tempo, e la sinistra e il progressismo stanno facendo tutto il possibile per distrarci e anestetizzare la resistenza attraverso dei "programmi sociali" che non servono a nulla, se non a indebolirci.

- Raúl Zibechi - Pubblicato su https://blogdaconsequencia.wordpress.com/ il 22/1/2025  -

giovedì 23 gennaio 2025

Il Volo nell'Abisso !!

Un paese per vecchi
- Il percorso oligarchico dell'America verso l'incombente era della gestione fascista della crisi -
di Tomasz Konicz [***], 22.01.2025

La catastrofe, verso cui non è solo l'America che si sta dirigendo, incombeva già da prima della vittoria elettorale di Joe Biden nel 2020. Se dovessi essere eletto, «fondamentalmente non cambierebbe nulla», ha assicurato Biden ai ricchi donatori, nel corso di una cena elettorale a New York, nel giugno 2019, allorché il suo rivale socialista, Bernie Sanders, stava allora diffondendo ancora paura e terrore tra le fila dell'oligarchia statunitense, nel corso della campagna per le primarie [*1] Dovevano essere mantenute le caratteristiche fondamentali delle politiche neoliberiste insieme a quelle delle costituzioni economiche, nello stesso modo in cui erano dominanti dagli anni '80. In gran parte, il presidente ha mantenuto la sua parola, con una grande eccezione di destra, però: Biden ha adottato le politiche economiche protezionistiche del suo predecessore Donald Trump [*2], lo ha fatto al fine di arrestare in parte, a spese della concorrenza atlantica, il progressivo impoverimento della classe media americana [*3], senza dover per questo tassare l'oligarchia statunitense, la quale si sta sempre più organizzando. Ed è stata proprio questa idea reazionaria, di voler mantenere lo status quo anche di fronte alle continue dinamiche della crisi capitalistica, ad aver dato una spinta al fascismo. Biden, il tanto celebrato “dealmaker” di Washington che sa come negoziare i compromessi, è stato a malapena in grado di far passare uno qualsiasi dei suoi già inadeguati progetti di riforma, mentre l'inflazione strangolava gran parte dell'elettorato democratico [*4]. Il Green New Deal, e la postulata trasformazione ecologica degli Stati Uniti sono rimasti solo un brutto scherzo, dato l'abisso tra la necessità ecologica e la sua applicabilità politica [*5]. La crisi non ha ridotto il crescente divario sociale negli Stati Uniti: il sistema sanitario privato rimane disfunzionale, i senzatetto sono ai massimi storici, il costo della vita continua ad aumentare e le infrastrutture rimangono in gran parte fatiscenti. Biden ha fatto sì che nulla cambiasse in modo sostanziale. In tal senso, la sua amministrazione ha indubbiamente eseguito un' ultimo ballo di San Vito neoliberista sul vulcano ribollente della crisi [*6] , laddove in realtà tutte le deviazioni dall'ortodossia neoliberista - soprattutto quella riguardante la deglobalizzazione protezionistica [*7] già avviata - hanno solo preparato il terreno per questa grande svolta autoritaria che è ormai imminente. Tuttavia, la realtà della crisi tardo-capitalista appare molto più evidente persino delle caricature o delle satire più esagerate di questi ultimi anni.Ciò che non ci si aspettava, quando Biden è entrato in carica nel 2020, è stata la volontà del Partito Democratico di gettare benzina sul fuoco dello stato mentale del suo presidente fino alla fine. Joe Biden non era più in pieno possesso dei suoi poteri mentali e cognitivi, già durante la campagna elettorale del 2020 in cui veniva deriso come “creepy” o “sleepy Joe”, dopo essere riuscito, grazie a un'eccellente rete interna alla macchina politica statunitense, a impedire che l'anziano socialdemocratico di sinistra Sanders diventasse il candidato alle presidenziali, e a battere l'impressionante impopolarità di Trump nella campagna elettorale per le elezioni democratiche americane del 2020 [*8] , contro il quale all'epoca avrebbe potuto vincere un qualsiasi robot. La presidenza di Joe Biden può quindi essere interpretata come una vetrina dell'industria sanitaria tardo-capitalista, i cui prodotti di punta sono riusciti a mantenere ampiamente presentabile l'anziano presidente per quattro lunghi anni, mentre l'industria dell'opinione, nella sua opera di sensibilizzazione, è riuscita con orwelliana accuratezza a nascondere l'ovvio: che alla Casa Bianca c'era qualcuno che difficilmente riuscirebbe a trovare un lavoro come custode, essendo sempre più sopraffatto da una scorretta percezione dello spazio-tempo [*9].

Gli Stati Uniti come la nuova Unione Sovietica?
Nei quattro anni della sua presidenza non è mai stato nominato alcun successore. E visto che Joe Biden era a suo agio, fondamentalmente non è cambiato nulla; i potenti gruppi di pressione della macchina politica di Washington potevano essere certi che l'amministrazione Biden non avrebbe mai osato impegnarsi in dei seri scontri, malgrado l'allegro avanzamento della crisi sistemica socio-ecologica. Dall'industria del fracking a quella sanitaria, Biden – il cui unico "merito" è stato quello di impedire Sanders – era e rimaneva una scommessa politica sicura. Innanzitutto, la presidenza Joe Biden ha chiarito che le complesse macchine politiche degli Stati centrali tardo-capitalisti possono in gran parte funzionare anche senza un leader: solo in situazioni di sconvolgimento storico, come sulla questione della guerra e della pace, come durante la crisi dei missili di Cuba nel 1962, dei singoli leader forti possono effettivamente stabilire una rotta per la storia. A tal proposito, se il mondo è sopravvissuto ai quattro anni della presidenza Biden, compresa la guerra in Ucraina, senza che ci sia stata una guerra mondiale, possiamo parlare di fortuna. Sleepy Joe era, per così dire, il Leonid Brezhnev [*10] di un sistema mondiale tardo capitalista che sta andando  verso l'aperta dissoluzione; un veterano affidabile e confortevole della casta politica statunitense, la cui infermità riflette la crisi letale del capitale, che sta raggiungendo i propri limiti interni  e storici relativi allo sviluppo. I parallelismi, tra l'attuale sistema mondiale tardo capitalista e la stagnazione dell'Unione Sovietica negli anni '80 - già chiaroveggentemente descritte negli anni '90 dal teorico della crisi Robert Kurz nella sua opera "Il collasso della modernizzazione" [*11]  - sono da tempo evidenti. Ma mentre i vecchi della nomenklatura sovietica erano riusciti quanto meno a produrre un capo di Stato e di partito giovane, e dall'aspetto dinamico, che ha però clamorosamente fallito nel riformare il malato: il capitalismo di Stato di carattere dell'Europa orientale; il tardo capitalismo produce solo un pagliaccio terrorista fascista, come Donald Trump, che questa volta è stato eletto democraticamente – con la maggioranza effettiva dei voti. Il borderliner politico Donald Trump [*12] – che può, allo stesso tempo, negare la crisi climatica e chiedere una Groenlandia ricca di risorse a causa del rapido disgelo della copertura glaciale nell'Artico – incarna tutta l'irrazionalità, il desiderio di morte del capitale nella sua agonia. Di fronte alle proprie contraddizioni, che si acuiscono sempre di più, rimane così solo l'eccesso, la fuga in avanti, per il capitale e per l'estrema destra in quanto amministratore esecutore della crisi. È il volo nell'abisso.

Il percorso democratico verso la post-democrazia
Trump incarna il viaggio nell'apocalisse, ma è già dal 2020 [*13] che le élite funzionali statunitensi si sono avviate verso la catastrofe di un collasso caotico della socializzazione del valore. La blanda argomentazione socialdemocratica di un Bernie Sanders, secondo cui è necessario cambiare molte cose al fine di evitare i più gravi sconvolgimenti sociali, era già troppo forte. Nel 2020 Bernie Sanders ha dovuto fallire nell'implementazione di un nuovo New Deal, che invece Roosevelt era stato in grado di realizzare durante la crisi attuativa pre-fordista degli anni Trenta. Questo non è dovuto solo ai quattro decenni di indottrinamento e di egemonia neoliberista che hanno preceduto la fatidica campagna per le primarie democratiche del 2020 [*14]. Un Green New Deal non avrebbe semplicemente potuto essere sufficiente; sarebbe stato solo un primo passo per affrontare la crisi socio-ecologica del capitale. Tuttavia, il vecchio socialdemocratico Sanders avrebbe potuto avviare una dinamica diversa, di trasformazione - ed è proprio questo che ha spaventato l'aristocrazia statunitense e la sua élite politica. In definitiva, la campagna per le primarie del 2020 riguardava un percorso di trasformazione del sistema, al fine di poter essere in grado di contrastare la crisi sistemica capitalistica; le élite funzionali degli Stati Uniti, in particolare quelle nel Partito Democratico, lo hanno sentito istintivamente. Ed è stato proprio per questo che Joe Biden è riuscito a serrare assai rapidamente i ranghi alle sue spalle promettendo semplicemente – come detto all'inizio – che non sarebbe cambiato nulla. È esattamente questo ciò che, negli Stati Uniti, le principali fazioni capitaliste volevano sentire. Ed è stato proprio questo che ha motivato tutte le diverse ali rilevanti del Partito Democratico a voler impedire a Sanders uno sforzo congiunto; anche se il prezzo ha dovuto essere quello di un Joe Biden in rapido deterioramento[*15]. Ma la crisi del capitale non può essere fermata dagli intrighi e dalle manipolazioni messe in atto nelle primarie presidenziali. Dopo che i democratici hanno impedito che ci fosse un modo progressista di affrontare la crisi, il pendolo ha oscillato ancora una volta nella direzione del populismo di destra e della pura ideologia fascista della crisi. Proprio perché il – beh, sì [*16] – Il "Team Biden" in realtà non voleva cambiare sostanzialmente nulla. Ma invece cambierà tutto, dal momento che il capitale perirà, in quanto processo feticistico di autovalorizzazione su sé stesso, senza limiti. Come ho detto, negli anni '80, rispetto agli imprenditori politici di Washington che chiedevano costantemente l'elemosina per i soldi delle sponsorizzazioni, le file dei vecchi uomini al Cremlino erano progredite ulteriormente,  nella loro comprensione della necessità di riforme di vasta portata. Tuttavia, non è chiaro come procederà questo processo di trasformazione negli Stati Uniti. Ma il blocco democratico di un percorso progressista di gestione della crisi negli Stati Uniti, ha fatto in modo che ora si concretizzasse l'opzione fascista. Si potrebbe anche sostenere che sia stata la prima presidenza di Trump ad aver danneggiato irrimediabilmente il Partito Democratico. Tutte le richieste politiche progressiste, tutte le promesse di riforma fatte da Sanders nel 2020 hanno dovuto piegarsi alla consegna di impedire di nuovo Trump. E questo ha significato avvicinarsi sempre più alla retorica della destra. Il Partito Democratico non ha nemmeno condotto una campagna primaria significativa per nominare un candidato alternativo al sempre più senile Joe Biden. Kamala Harris, la vuota stella cadente dell'ottusità della sinistra liberale unita su entrambe le sponde dell'Atlantico, e che, durante la calda fase della campagna elettorale, si è fatta prendere dal panico della seconda fila,  non ha offerto alternative, dato che si trovava già alla destra di Joe Biden. La loro agenda di politica economica è stata in gran parte plasmata da Wall Street [*17]. Ecco perché il vecchio socialdemocratico Sanders è rimasto legato all'anziano presidente per così tanto tempo [*18]; nella macchina politica tardo-capitalista di Washington, Biden era il massimo possibile della politica progressista.

Nuove normalità oligarchiche
La seconda presidenza di Trump non sarà una mera ripetizione dello spettacolo di quello che fu il suo primo mandato. Sembra sicuro il fatto che nei prossimi quatto anni le fondamenta stesse della democrazia americana – anche in questo suo attuale stato di facciata, quasi post-democratico – continueranno a erodersi, per lasciare il posto a tendenze autoritarie-oligarchiche, genuinamente fasciste. Finora, la base dell'attività politica a Washington era rappresentata dallo Stato di Diritto. In termini concreti, ciò significa che le lobby – le più forti finanziariamente, le più influenti – al fine di creare un quadro giuridico adeguato che favorisca l'interesse specifico allo sfruttamento, esercitano un'influenza sulla legislazione. Il principio oligarchico del potere, prenderà il posto dello Stato costituzionale capitalista, il quale deve comunque sempre funzionare come se fosse un capitalista collettivo ideale (sebbene, nell'era neoliberista, questo fattore di stabilizzazione del sistema, sia sempre più passato in secondo piano). Si tratta di una forma di barbarie, relativa al dominio capitalistico che viene promossa dalla dinamica della crisi; simile a quella che si si può trovare anche in molti paesi della semi-periferia del sistema globale capitalistico, come la Russia o come l'Ucraina. La lotta per la legislazione viene sostituita dai conoscenti personali, dalle cricche, da quei racket che operano nelle zone grigie della legalità e dei blocchi di potere che lottano per guadagnare posizioni di potere e di accesso al potere statale o pubblico. In un simile processo, in preda a questi racket, lo Stato degenera e i suoi mezzi di potere vengono strumentalizzati direttamente per interessi particolari; come ad esempio avviene nella lotta per le sinecure economiche, come era ed è tuttora comune nello spazio post-sovietico. In tal modo, nel 21° secolo, l'erosione dello Stato e la formazione autoritaria all'interno delle dinamiche della crisi fascista vanno di pari passo: sono le due facce di un unico processo di barbarie, la quale viene indotta dalla crisi non appena le reazioni progressive alla crisi, che puntano deliberatamente alla trasformazione, sono state soppresse. Ed è proprio questo che, in tutta la sua, a volte ridicola, inequivocabilità, possiamo osservare negli Stati Uniti. Ciò non vale solo per il miliardario estremista di destra Elon Musk, il quale – non diversamente da Trump – personifica l'irrazionalità sempre più evidente della relazione di capitale, vista nella sua crisi permanente e nei suoi tratti caratteriali borderline. Ma Musk rappresenta anche un'avanguardia oligarchica. Difficilmente, i futuri elettori statunitensi potranno fare a meno di sponsor, o di attori, i quali non intervengono più attraverso delle campagne di raccolta fondi, o attraverso comitati di azione politica (PAC), ma "sostengono" direttamente i loro candidati; a volte semplicemente dando dei soldi agli elettori [*19]. Subito dopo le elezioni, Musk ha cominciato a sostenere le forze populiste, o di estrema destra degli Stati Uniti, e a plasmarle secondo le sue idee, ad esempio lo ha attraverso interventi a proposito del Regno Unito, o con il sostegno alla campagna elettorale per l'AfD in Germania. Una tempesta perfetta si profila all'orizzonte, dove Washington si trasformerà, con tutti i suoi mezzi di potere, in un promotore di movimenti populisti di destra, o addirittura di fascisti in un'Europa in crisi o – ancora una volta – in America Latina. Musk, è solo il leader di spicco di quella che è una "alleanza di oligarchi" trasformatasi intorno a Trump; come ha scritto il New York Times a metà gennaio [*20]. Jeff Bezos (Amazon), Mark Zuckerberg (Meta/Facebook), Tim Cook (Apple), Sundar Pichai (Google/Alphabet) hanno già tutti reso omaggio a Trump, durante le udienze di Mar-a-Lago. I miliardari si sono resi conto che d'ora in poi «le regole cambieranno» e hanno pertanto «segnalato la loro volontà di seguirle», secondo il NYT. Per non essere preso di mira dallo Stato, avere il favore dell'instabile 78enne egomaniaco a capo dello Stato è ormai cruciale. I primi gesti di sottomissione – intesi a conquistare il favore del Re Folle alla Casa Bianca – sono stati fatti, a volte, prima dell'elezione di Trump. Nelle aziende statunitensi i programmi di promozione delle minoranze vengono interrotti uno dopo l'altro, e non solo per quanto riguarda Facebook. Microsoft lo ha fatto saggiamente a metà del 2024 [*21].Durante l'accesa campagna elettorale, i miliardari che possiedono i quotidiani liberali Washington Post e Los Angeles Times hanno impedito di appoggiare Harris. Dopo le elezioni, Tim Cook ha donato un milione di dollari al Partito di Trump. Il Gruppo Disney, attraverso il suo canale televisivo ABC News, ha donato circa 15 milioni di dollari a una fondazione di Trump e a un futuro museo presidenziale di Trump. Zuckerberg ha fatto rimuovere le verifiche - già simboliche - su Facebook per aprire i suoi social network all'odio di massa della destra, non solo durante le campagne elettorali, ma per tutto l'anno. E saranno solo gli dei dell'informatica ai vertici di Google, che sapranno probabilmente quali modifiche sono state apportate ai sacri algoritmi che controllano il battito del web in risposta alla vittoria elettorale di Trump. Amazon, da parte sua, avrebbe sborsato 40 milioni di dollari per un servizio di e su Melania Trump, moglie di Trump.

Nihil Obstat
Sembra un'oligarchia incasinata, come quella che si trova in Russia, Turkmenistan o Turchia? Esattamente. Gli oligarchi statunitensi agiscono per necessità, perché ormai non c'è quasi nulla che ostacoli la trasformazione autoritaria dello Stato americano. Non è nemmeno rilevante il fatto che i repubblicani abbiano attualmente la maggioranza sia alla Camera dei Rappresentanti che al Senato, il che significa che i controlli e gli equilibri parlamentari che caratterizzavano il sistema politico statunitense non sono quasi più in vigore. Quello che è decisivo è ciò che è accaduto all'interno del sistema giudiziario statunitense negli ultimi anni e decenni. Nel sistema giudiziario statunitense, si è scatenata una vera e propria guerra giudiziaria per la nomina di giudici influenti, nella quale gruppi “conservatori” fortemente organizzati, come la Federalist Society, sono stati in grado di piazzare i loro candidati, a volte di estrema destra, in molte delle posizioni chiave dell'apparato giudiziario [*22]. La maggioranza di destra della Corte Suprema degli Stati Uniti è soltanto la punta dell'iceberg: la mitologizzata Costituzione degli Stati Uniti - un documento scritto circa 250 anni fa arricchito da innumerevoli emendamenti - offre alla maggioranza di destra della Corte Suprema un ampio margine di interpretazione che le consente di fiancheggiare legalmente la fascistizzazione degli Stati Uniti. Questa politicizzazione reazionaria del sistema giudiziario statunitense è disastrosa proprio a partire dal fatto che, da un punto di vista giuridico, i piani di politica interna reazionari e autoritari dell'amministrazione Trump, che di fatto accelereranno la fascistizzazione degli Stati Uniti, si collocano in una zona grigia. Gran parte di ciò che Washington intende far passare nei prossimi anni, verrà semplicemente deciso in tribunale - in ultima analisi davanti alla Corte Suprema, che - per precauzione? - ha già concesso al presidente un'immunità quasi totale per quanto riguarda quelli che erano i suoi piani di colpo di Stato dopo la sconfitta elettorale del 2020 [*23] Senza la Corte Suprema, Trump non avrebbe potuto partecipare alle elezioni [*24]. Sono ben note quali siano le caratteristiche principali del progetto di fascistizzazione degli Stati Uniti durante il secondo mandato di Trump. Durante la campagna elettorale ha suscitato scandalo il Progetto 2025, ideato da contesti e think tank di ultradestra, poiché esso mira effettivamente ad abolire la separazione dei poteri, a rimuovere i limiti del potere del presidente, e a epurare, per poi successivamente politicizzare, l'apparato statale statunitense secondo delle linee ideologiche cristiano-nazionaliste; tanto che Trump, durante la campagna elettorale, ha dovuto prenderne pubblicamente le distanze. Tuttavia, poche settimane dopo l'elezione, il futuro presidente [*25] ha elogiato quell'agenda reazionaria. Nel frattempo, vediamo che alcune figure, provenienti dalle reti di estrema destra che circondano il Progetto 2025, sono state portate da Trump dentro la sua amministrazione [*26]; tutto questo proprio mentre i media statunitensi stanno ora evitando quello che un tempo era un tema e uno scandalo scottante della campagna elettorale, probabilmente per un istinto di autoconservazione. Parte del mainstream mediatico sta già normalizzando Trump. Al momento non esiste alcun movimento politico di opposizione negli Stati Uniti, i Democratici sono crollati, i media stanno cercando di venire a patti con il nuovo potere della destra e l'economia può comunque convivere con Trump, anziché con Sanders [*27]. Non c'è nulla che si opponga e ostacoli la fascistizzazione degli Stati Uniti, la quale, come al solito, colpirà in primo luogo i migranti, i rifugiati e le minoranze. Probabilmente, sarà proprio la minaccia di deportazioni di massa fatta da Trump, a provocare il primo grande scontro sulla fascistizzazione degli Stati Uniti. La lotta della destra statunitense contro i programmi di uguaglianza per le minoranze, infiammerà ulteriormente il razzismo. La seconda presidenza Trump sembra anche promuovere sforzi razzisti per ripristinare il dominio della "America bianca" di fronte ai cambiamenti demografici degli ultimi decenni – da qui le considerazioni della destra sul cambiamento della legge sulla cittadinanza, come privare i bambini migranti nati negli Stati Uniti della loro cittadinanza, da qui lo stupido discorso di Elon Musk su una "crisi demografica" in un mondo che continua a mostrare una crescita della popolazione – probabilmente un'eredità della sua socializzazione in Sudafrica del razzismo boero demograficamente fissato. Musk indica la popolazione bianca delle metropoli settentrionali o degli stati centrali come il Giappone. Il razzismo - soprattutto nell'apparato militarizzato di polizia degli Stati Uniti - durante il secondo mandato Trump potrebbe anche portare a disordini e a rivolte diffuse. Questa volta, però, la destra statunitense sembra pronta a prendere misure extra-legali contro tutte le proteste. Nell'agosto 2020, il miliziano di destra Kyle Rittenhouse ha ucciso due manifestanti a Kenosha, nel Wisconsin, durante le proteste contro gli omicidi della polizia. Assolto in tribunale, è stato elevato a figura simbolica dai media conservatori, e premiato con un'udienza da Donald Trump. Durante la seconda presidenza Trump, le rivolte - come quelle che hanno scosso gli Stati Uniti nella primavera del 2020 - saranno probabilmente affrontate con una violenza estremista di destra molto più organizzata. L'erosione dello Stato - condotta attraverso battaglie di racket per i mezzi di potere dello Stato autoritario - sarà di conseguenza accompagnata da un aumento dell'importanza del tradizionale sistema di milizia americano. Tuttavia, e anche questo è ovvio, sarà la crisi del capitale, ostinatamente ignorata, a destabilizzare la presidenza Trump, soprattutto nella sua dimensione ecologica. Innanzitutto, si è arrivati a questo punto: l'aggravarsi della crisi climatica capitalista è un fattore centrale che spinge sempre più l'inflazione dei generi alimentari, di cui soffrono non solo le fasce povere e precarie della popolazione. Trump è appena riuscito a conquistare ampi settori della classe media statunitense, che ora rischia di crollare, con le sue promesse di ridurre l'impennata dei prezzi dei generi alimentari e del costo della vita; costate molti voti al “Team Biden”. Trump non può eliminare questa pressione sui prezzi. Nel medio termine, tra anni e non decenni, la crisi climatica minaccerà la sicurezza alimentare di ampie fasce della popolazione, anche nei centri del sistema mondiale. E il gioco di ombre della destra non aiuterà. Solo la violenza sarà d'aiuto. Il fascismo come forma di crisi apertamente terroristica del dominio capitalista è probabile che si manifesti in futuro, specialmente in situazioni climatiche estreme.Una New Orleans del 2025, devastata dall'uragano Katrina, potrebbe essere una prospettiva di gestione della crisi in cui il collasso delle strutture statali, le misure arbitrarie locali, il dominio del racket e i brutali interventi del governo centrale interagirebbero in interazioni caotiche. L'eccesso di violenza fascista nel 21° secolo, che si trasformerà in una cieca autodistruzione, è quindi probabile che si diffonda sulla scia dei prossimi eventi meteorologici estremi, specialmente negli Stati Uniti sociali in rapida erosione – guidati da un vecchio uomo bianco ottenebrato.

- Tomasz Konicz [***] -  Pubblicato il 22/1/2025 su  su Tomasz Konicz.Wertkritik, Krise, Antifa -

*** NOTA: Il lavoro giornalistico di Tomasz Konicz è finanziato in gran parte grazie a donazioni. Se vi piacciono i suoi testi, siete invitati a contribuire - sia tramite Patreon che con un bonifico bancario diretto, dopo una richiesta via e-mail:  https://www.patreon.com/user?u=57464083

NOTE:

1 https://www.salon.com/2019/06/19/joe-biden-to-rich-donors-nothing-would-fundamentally-change-if-hes-elected/

2 https://francosenia.blogspot.com/2024/06/il-protezionismo-che-viene.html

3 https://francosenia.blogspot.com/2023/12/divorzio-allamericana.html

4 https://www.konicz.info/2021/12/29/der-dealmaker-in-der-sackgasse/

5 https://www.konicz.info/2021/12/29/der-dealmaker-in-der-sackgasse/

6 https://telegraph.cc/letzter-neoliberaler-tanz-auf-dem-vulkan/

7 https://www.konicz.info/2023/11/20/neue-kapitalistische-naehe-2-0/ ; https://francosenia.blogspot.com/2024/01/nella-crisi-tardo-capitalista-realmente.html

8 https://www.konicz.info/2020/03/09/amerikas-demenzwahlkampf/

9 Inoltre, nella palude della scena di sinistra, c'era la solita debolezza di accusare di "abilismo" i critici di questo assurdo spettacolo di politica di potere, originariamente messo in scena per impedire la candidatura presidenziale di Berni Sanders.

10 Durante il folle regno di Breznev, l'Unione Sovietica entrò nella fase di stagnazione degli anni '80, che nella sua incapacità di riformare preparò il terreno per il collasso dei primi anni '90.

11 https://edition-tiamat.de/books/der-kollaps-der-modernisierung

12 https://www.konicz.info/2016/12/16/donald-trump-und-die-zeit-des-borderliners/

13 https://www.konicz.info/2020/04/09/us-funktionseliten-auf-dem-apokalypse-trip/

14 https://www.konicz.info/2020/04/09/us-funktionseliten-auf-dem-apokalypse-trip/

15 https://www.konicz.info/2020/04/09/us-funktionseliten-auf-dem-apokalypse-trip/

16 https://www.konicz.info/2020/03/09/amerikas-demenzwahlkampf/

17 https://www.nytimes.com/2024/10/14/business/harris-economic-plan-wall-street.html

18 https://thehill.com/homenews/senate/4789223-sanders-seeks-influence-harris-campaign/

19 https://www.bbc.com/news/articles/crlnjzzk919o

20 https://www.nytimes.com/2025/01/12/opinion/ai-climate-change-low-birth-rates.html

21 https://nypost.com/2024/07/17/business/microsoft-fires-dei-team-becoming-latest-company-to-ditch-woke-policy-report/

22 https://www.konicz.info/2021/12/25/amerikas-justizkrieg/

23 https://edition.cnn.com/politics/live-news/trump-immunity-supreme-court-decision-07-01-24/index.html

24 https://edition.cnn.com/politics/live-news/supreme-court-opinion-trump-ballot-03-04-24

25 https://www.newsweek.com/donald-trump-praises-project-2025-2000245

26 https://www.theguardian.com/us-news/2024/nov/22/project-2025-trump-picks

27 https://archive.ph/MKGux

Senza terreno sotto i piedi…

Elon Musk è nudo!
di Daniel Kupermann ***

Nel suo più recente libro, "Além do princípio do pudor" ["Oltre il principio del pudore"], lo psicoanalista Jurandir Freire Costa spiega quella che è una caratteristica della retorica dei leader dell'estrema destra: l'esercizio dell'infamia. Contrariamente alla fama, l'infamia consiste nell'avvilire i valori e i caratteri che hanno magnificato l'umanità – e che per questo vengono ricordati ed evocati come ideali che guidano la vita sociale – promuovendo, al contrario, l'esaltazione di ciò che viene invece ripudiato e considerato disonorevole. In tal modo, ciò che prima era vergognoso viene ora esposto al pubblico senza alcun imbarazzo. L'oscenità politica cominciò ad essere ostentata, e con orgoglio. L'esempio più recente di questo, è stato il saluto nazista, ripetuto due volte dal proprietario del social network X, Elon Musk, in occasione di un evento seguito all'insediamento del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Confutando le critiche, Musk non solo ha negato l'evidente ululato, ma lo ha addirittura deriso, sostenendo che «gli attacchi secondo cui tutti sarebbero degli Hitler», oramai sarebbero logori. Ciò che più stupisce, non è il noto cinismo del miliardario, quanto piuttosto il modo in cui molti cittadini, che simpatizzano con le posizioni della destra più o meno estrema, abbiano creduto alla versione secondo cui la mimica nazista sia stato solo uno «strano gesto, fatto in un momento di entusiasmo», oppure, secondo un noto storico, un «gesto socialmente imbarazzante di un uomo autistico»; se no, peggio, addirittura qualcosa di "divertente". Dopotutto, il miliardario sarebbe sempre stato un uomo allegro e spiritoso. Ma com'è possibile che la percezione da parte di così tante persone sia alterata al punto da convertire delle prove evidenti in dei fatti discutibili? Ci sono alcuni dispositivi psicopolitici che sono in grado di produrre questo genere di incertezza, in relazione alle proprie stesse percezioni. Uno di questi è la manipolazione, attuata dalle figure autoritarie, dell'amore dei propri simpatizzanti. Lo psicoanalista Sándor Ferenczi, per spiegare come sia possibile trasformare la lealtà in una modalità di passione capace di accecare, ipnoticamente, chi nutre fiducia per un leader idealizzato, ha creato il concetto di "confusione dei linguaggi" . In tal modo, se una celebrità politica invia dei messaggi dubbi, oppure enuncia addirittura delle menzogne vere e proprie, ecco che la tenera sottomissione del suo seguace cerca di far sì che egli sia in grado di difendersi dalla confusione che è stata generata e che lo lascia inerme - «senza terreno sotto i piedi», come diciamo noi – a dubitare delle proprie percezioni, in modo così da poter mantenere la convinzione che la persona ammirata sia ancora degna e affidabile. Nella nota favola di Andersen, c'è un bambino innocente che espone al pubblico la verità che nessuno voleva vedere: i vestiti nuovi del re erano una "fake new"; «Il re non ha vestiti!», egli esclamò. Nella farsa storica ala quale stiamo assistendo, non ci sono vestiti nuovi. Il Re - e loro, i re, stanno tornando - preferisce spogliarsi in pubblico e mostrare le proprie intimità, le proprie passioni più sordide. E siamo noi, i bambini innocenti, quelli che credono che queste vergogne siano un abito appariscente. Come dice Freire Costa, «i sottoscala della cultura sono diventati la sala da pranzo»; o è lo studio ovale?

di Daniel Kupermann ***

*** - Daniel Kupermann è psicoanalista e professore all'USP

mercoledì 22 gennaio 2025

Divertitevi…

Il gran Teatro dell'Autenticità: spettacolo di identità
- il "
Live Action Role Play" rivoluzionario e alternativo -

Nell'era dello spettacolo totale, dove ogni atto umano si trasforma in merce visiva, emerge un nuovo tipo di personaggio: lo Scenografo. Questa figura, che si muove con l'abilità di un mimo digitale tra il mercato delle identità e il bazar delle cause, incarna il simulacro perfetto dell'azione rivoluzionaria. Non basta più essere; si deve sembrare di essere, e ancora di più, si deve esibire di essere. Così, gli scenografi diventano artisti involontari dell'alienazione, dipingendo con un pennello largo su una tela di contraddizioni. Nella fantasia del Cambiamento Simulato, il "gioco di ruolo dal vivo" - un tempo un passatempo innocente dei fan di "dungeon and dragons" - oggi è stato riciclato in quello che è lo show visto come strumento politico. Vestiti come militanti di tempi mai vissuti, i rivoluzionari "LARPers" posano con striscioni che proclamano i loro vuoti slogan, credendo che il semplice atto di indossare il costume li possa rendere attori del cambiamento. In realtà, essi non sono altro che delle comparse nella grande opera del Capitale, che applaudono quello spettacolo che sostengono di disprezzare. L'identitarismo (la frammentazione come marchio di fabbrica) rappresenta l'ultima innovazione nel mercato delle soggettività, esso non è altro che l'ultima iterazione del "divide et impera". In tal modo, ecco che ogni identità diventa una nicchia, ogni nicchia diventa un mercato e ogni mercato diventa un'opportunità per i consumatori. La cosiddetta "autenticità" si misura nei "like" e nell'appartenenza al gruppo messa in atto per mezzo di t-shirt personalizzate. Gli identitari, i quali sono convinti di stare sfidando il sistema, ne sono invece i promotori più entusiasti che trasformano la differenza in un nuovo spettacolo dove la rappresentazione sostituisce la trasformazione. Arriviamo così, infine, all'alternativismo: quel miraggio di resistenza che fiorisce nelle fiere vegane e nelle cooperative di quartiere, a prezzi che farebbero piangere il sottoproletariato. L'alternativismo dei mercati di resistenza prefabbricati, è l'ossimoro perfetto: una resistenza che non minaccia nessuno, un cambiamento che non cambia nulla. È il punto d'incontro tra il marketing e la pseudo-ribellione, laddove consumare un caffè del commercio equo e solidale equivale, a quanto pare, a prendere il Palazzo d'Inverno. Alla fine, tutto questo teatro non è altro che una variazione dello spettacolo descritto da Guy Debord, dove ogni gesto, ogni parola e ogni azione diventa una merce. Gli scenografi, i ladri, gli identitari e gli alternativisti non hanno rotto con lo spettacolo; lo hanno interiorizzato, lo hanno decorato, lo hanno personalizzato. Essi sono quei giullari del sistema i quali credono di stare complottando contro il re proprio nel mentre che ballano alla sua corte. Distruggere lo spettacolo non significa indossare un altro costume! Significa strappare la maschera e accendere la fiaccola della negazione radicale. Ma questo, ovviamente, non può essere pubblicato su Instagram.

fonte: Comunismo Gotico

l’anacronismo capitalistico…

 

Tesi su fascismo e nazismo in Jacques Camatte: critica dell'anacronismo fascista e della sinistra
- di "Comunismo Gotico" -

Il pensiero di Jacques Camatte - in testi come "La rivoluzione comunista: tesi di lavoro" e "La mistificazione democratica" - ci offre una profonda visione critica del fascismo, del nazismo e del loro rapporto con il consolidamento del capitalismo nella sua fase di dominio reale. Questa riflessione si dispiega non solo per mezzo dell'analisi storica dei regimi fascisti, ma anche attraverso quella che è la sua critica al riformismo rivoluzionario e alla sinistra contemporanea, la quale assai spesso non riesce a cogliere le dinamiche del capitale.

1. Il fascismo come consolidamento del capitale
Camatte descrive il fascismo e il nazismo in quanto momenti storici di transizione verso il dominio reale del capitale: il fascismo non fu un mero incidente politico, ma piuttosto un movimento che, pur presentandosi come anticapitalista, finì per essere funzionale alla riproduzione del sistema capitalistico. Con il pretesto di essere dei movimenti "anti-sistema", il fascismo e il nazismo hanno eliminato tanto elementi di destra quanto di sinistra, imponendosi in quanto forze che hanno consolidato il capitalismo per mezzo di una "rivoluzione conservatrice", la quale ha cercato di preservare e riorganizzare le gerarchie sociali ed economiche. Il fascismo, fu anche un fenomeno culturale che recuperò elementi del Romanticismo insieme a una critica del progresso industriale, che in Germania era già stata sviluppata da movimenti come il Wandervogel,  o in altri precedenti discorsi ecologisti. Camatte sottolinea il modo in cui queste correnti, sebbene apparentemente contrarie al capitale, finirono per esserne assorbite. Tale aspetto culturale, che spesso si perde nelle analisi più economicistiche, rivela il modo in cui il capitale abbia la capacità di appropriarsi anche di quei movimenti che vengono presentati come contrari alla sua logica.

2. La mistificazione democratica e il fallimento della sinistra
La critica di Camatte alla democrazia, è fondamentale per capire in che modo il fascismo sia emerso come una risposta "anti-sistema" che ha beneficiato delle contraddizioni democratiche. Camatte, spiega che la democrazia, in quanto forma di organizzazione borghese, dissimula l'alienazione fondamentale dell'essere umano sotto il capitale. Questa mistificazione porta le classi subalterne a confondere l'emancipazione politica con l'emancipazione sociale, creando così un terreno fertile per il fascismo, che riesce a sfruttare le frustrazioni collettive e a reindirizzarle verso forme di mobilitazione autoritaria. La sinistra contemporanea - nella sua difesa acritica della democrazia - ripete tale errore. Camatte, critica il modo in cui molte correnti di sinistra non riescano a capire il fatto che il capitale non si riproduca solo attraverso le istituzioni democratiche, ma che esso usi anche la democrazia, come feticcio per nascondere il suo dominio strutturale. Così facendo, la sinistra finisce per rafforzare quelle stesse logiche che essa cerca di combattere. Inoltre, Camatte sottolinea come il feticismo della democrazia si manifesti anche in quei movimenti che cercano di utilizzare il parlamentarismo, o la partecipazione istituzionale, come se fossero strumenti di cambiamento. Tutto questo, ben lungi dall'indebolire il capitale, rafforza invece la sua egemonia perpetuando l'alienazione del proletariato rispetto a quella che è la sua capacità rivoluzionaria.

3. Elon Musk e l'anacronismo fascista
Nel contesto contemporaneo, figure come Elon Musk evocano un ritorno simbolico agli elementi del fascismo. Il suo omaggio alle ideologie autoritarie, o la sua retorica del cosiddetto "genio individuale" e della "conquista tecnologica" si trovano inscritti in un immaginario che celebra le gerarchie e la leadership messianica, ricordando i grandi leader fascisti. Tuttavia, un simile anacronismo non va inteso come se si trattasse di un ritorno letterale al fascismo del XX secolo; ma bensì va visto come un aggiornamento ideologico che mantiene la sua funzionalità all'interno delle strutture del capitale contemporaneo. La critica di Camatte al fascismo e al nazismo diventa rilevante proprio al fine di analizzare questo fenomeno. Musk non rappresenta una rottura con il sistema capitalista; al contrario, ne incarna la sua continuità in delle forme nuove. L'esaltazione dell'individuo, in quanto salvatore tecnologico, è compatibile con le logiche di valorizzazione e di accumulazione del capitale. La sua narrazione si basa sulla promessa di un futuro tecnologico che, come il classico discorso fascista, sposta le tensioni sociali verso un orizzonte di progresso astratto.

4. La necessità di una rottura radicale
Per Camatte, il problema non riguarda solo la continuazione del fascismo come ideologia, ma consiste nell'incapacità, da parte del movimento proletario, di superare le forme democratiche, le quali perpetuano il dominio capitalistico. Nelle sue tesi, egli propone una rottura radicale con il quadro concettuale che consente al capitale di continuare a riprodursi. Ciò implica non solo una critica del fascismo e della sua funzionalità storica, ma anche della sinistra che rimane intrappolata nelle forme politiche tradizionali. È da questa rottura che deve partire, e va attuata, una profonda comprensione delle dinamiche del capitale; comprensione che non può essere ridotta a quella relativa a un mero rapporto di sfruttamento economico. Camatte, insiste sul fatto che il capitale si manifesta sotto forma di una relazione totale,  la quale comprende tutte le sfere della vita umana, comprese le forme culturali, politiche e sociali. Pertanto, bisogna che qualsiasi tentativo di superare tale relazione debba andare ben oltre le strutture superficiali, e mirare a una trasformazione globale.

5. Verso una nuova prospettiva rivoluzionaria
In ultima analisi, il pensiero di Camatte ci invita a riflettere su come costruire una prospettiva rivoluzionaria, la quale non ripeta però gli errori del passato. Ciò richiede l'abbandono della mistificazione delle istituzioni democratiche e del progresso tecnologico, viste come soluzioni alle contraddizioni del capitale. Quella che egli propone invece è una nuova concezione della comunità umana, basata su una relazione non mediata dal valore, o dalle strutture alienanti del capitale. Questa comunità, che Camatte chiama Gemeinwesen, implica un ritorno a delle forme di organizzazione sociale che rifiutino quelle dicotomie tra individuo e società, tra interno ed esterno, che sono state fondamentali per la riproduzione del capitale. La Gemeinwesen non è un ideale utopico, bensì una possibilità che emerge dalle contraddizioni stesse del capitale e dalla lotta per superarlo. L'analisi che Jacques Cammatte fa, del fascismo e del nazismo, così come la sua critica della democrazia e della sinistra contemporanea, rimane uno strumento essenziale che ci consente di comprendere le trasformazioni del capitalismo. In un mondo in cui l'anacronismo fascista emerge sotto forma di figure come Elon Musk, diventa fondamentale riprendere la critica camattiana per riuscire a identificare il modo in cui queste ideologie funzionano in quanto estensioni del capitale. Solo una rottura radicale con le strutture democratiche e capitalistiche, può aprire la strada a una vera emancipazione umana. Ciò richiede non solo una rigorosa analisi teorica, ma anche la capacità di immaginare e costruire alternative che trascendono le attuali logiche del sistema.

- fonte: Comunismo Gotico -

martedì 21 gennaio 2025

Intanto in Germania, nella Terra dei Colpevoli …

La consegna delle chiavi
- come il centro democratico della Germania in crisi apre la strada al fascismo -
Tomasz Konicz [***]

La disinvoltura e la scioltezza con cui si sta verificando la fascistizzazione della Germania nella campagna elettorale del 2025 può davvero far venire le vertigini. Sta avvenendo tutto in rapida successione, ed è quasi impossibile prendere fiato o fare una pausa di riflessione. Erich Kästner ha paragonato la dinamica fascista prima del passaggio di potere nel 1933 a una palla di neve, che con il passare del tempo degenera in una valanga che poi difficilmente potrà essere fermata. Oggi la Germania si trova coinvolta in una valanga bruna di questo genere. Le manifestazioni antifasciste su larga scala dell'anno scorso [*1], promosse come risposta alle espulsioni incostituzionali nei quartieri dell'AfD, sono rimaste senza effetto. Nessuna procedura di messa al bando contro l'AfD è all'orizzonte, mentre invece l'AfD ha potuto apertamente includere nel suo programma elettorale [*2] le deportazioni di massa sotto il nome di "Remigration". A partire dalla legislatura del 2019, sembra che abbastanza realisticamente ci possa essere, come prevede anche l'AfD nei suoi documenti strategici un regime decisamente fascista.
("Im Land der Täter") Nella Terra dei Colpevoli,  i loro eredi politici si stanno preparando a "prendere il potere", di nuovo. Ma in realtà questo non è un fattore decisivo. Del resto, sono proprio le forze del centro democratico a consentire una transizione senza attriti e senza sforzo verso la gestione fascista della crisi. Il grembo da cui è nato è ancora fertile, ma questa volta non sembrano esserci nemmeno le doglie del parto. Da un lato, ci sono i partiti della destra democratica, come la conservatrice CDU e l'economicamente liberale FDP, i quali da tempo sono impegnati in una competizione fascistoide per superare l'AfD. Ma anche gli altri partiti, come la SPD, i Verdi e il Partito della Sinistra, hanno da tempo capitolato all'egemonia della destra, e di conseguenza hanno riadattato la propria retorica. La ridicola figura del leader della FDP, Christian Lindner - che scrive lettere d'amore libertarie di destra a Elon Musk [*3], per poi ritrovarsi estromesso dalle luci della ribalta, dall'AfD [*4] - è solo un sintomo di questa tendenza generale al fascismo da parte del centro neoliberale, che alla fine ne resta divorato. La CDU sta ampliando la richiesta fascista di deportazioni di massa di persone con un background migratorio, includendo la richiesta di revoca della cittadinanza ai cittadini con doppia cittadinanza che hanno commesso reati penali [*5] L'irrigidimento costante del regime di internamento per i rifugiati, che sotto la pressione dell'AfD viene perseguito da tutti i partiti, è ora arrivato allo slogan “letto, pane e sapone[*6] . La responsabilità penale a partire dall'età di 12 anni [*7] , il lavoro forzato per i disoccupati (già introdotto congiuntamente dalla CDU e dall'AfD a Schwerin)[*8] , i tentativi pubblici di riabilitare le SS, [*9]  eccetera; quando i tabù della civiltà vengono infranti quotidianamente, dopo che la società tedesca è stata completamente travolta dalla valanga fascista, niente fa più scandalo. L'AfD ha potuto ottenere la sua vittoria ideologica finale in seguito all'attentato islamista di Solingen nell'autunno del 2024 [*10] , allorché il Presidente federale Steinmeier ha dichiarato che i rifugiati, e non l'estremismo, sono il nemico pubblico numero uno. Nel fare ciò, il Grüßaugust supremo della Repubblica Federale di Germania ha semplicemente seguito la logica fascista, attraverso la personificazione delle cause della crisi; e questo nell'anno in cui i crimini dell'estremismo di destra hanno raggiunto un nuovo massimo storico, il quale era già molto sopra il livello dei crimini islamisti (a parte il fatto che l'islamismo non è altro che una forma di ideologia fascista della crisi specifica della sfera culturale islamica [*11] , la quale si scatena in tempi di crisi con meccanismi simili: estremismo di centro, mania identitaria, crisi di competizione). Lo slogan "Fuori i rifugiati!" è ora dottrina dello Stato tedesco. Tutto questo risponde a una logica interna alla crisi capitalistica. Al centro del processo di crisi globale, la macchina dello sfruttamento capitalista è sempre più in affanno, anche nella RFT, e pertanto all'interno delle sue élite funzionali si sta ora organizzando un passaggio di consegne quasi senza problemi, alla fine del quale si cambia la modalità di gestione della crisi. Questa volta, il fascismo sbiadito in quanto forma terroristica di crisi del dominio capitalista viene accompagnato da una trasformazione opportunistica dell'intero sistema politico, che cerca di adattarsi ad esso attraverso l'autoritarismo, la produzione di risentimento e il populismo. Il “passaggio di consegne” fascista, per restare alla metafora, sta avvenendo anche all'interno dei partiti democratici.

In che modo la democrazia divora i suoi figli
Sconvolge la borghesia liberale e i patrioti costituzionali che credono nella democrazia, il fatto che la transizione dalla gestione democratica a quella autoritario-fascista della crisi sia così fluida. E questo vale non solo per la Repubblica federale di Germania, ma soprattutto per gli Stati Uniti. Il teorico della crisi, Robert Kurz, aveva descritto questo sviluppo, già all'inizio del millennio, nel suo saggio "La democrazia divora i suoi figli. Osservazioni sul nuovo radicalismo di destra" [*12], le cui previsioni erano corrette. La democrazia capitalista si basa sulla concorrenza generale del mercato, attraverso la quale il processo feticistico di un'illimitata valorizzazione del capitale viene infine perfezionato. Tutto il discorso democratico, vale a dire, la "competizione tra partiti democratici", ruota principalmente intorno all'economia, ossia, all'ottimizzazione della valorizzazione del capitale. L'assurda costituzione orwelliana della democrazia capitalista si basa proprio sul fatto che gli occupanti del tapis roulant capitalista perfezionano sotto la propria direzione lo sfruttamento e l'asservimento alle premesse del processo di valorizzazione del capitale. Ma non appena il sistema comincia a vacillare a causa dell'intensificarsi delle contraddizioni interne ed esterne del processo di valorizzazione, non appena scompaiono le gratificazioni materiali derivanti dalla sua sottomissione delle parti sostanziali delle classi medie, ecco che, quasi naturalmente, cominciano i corrispondenti sforzi – fuori dalla logica interna del discorso democratico – volti a spingere la logica della valorizzazione fino al più barbaro estremo. L'accresciuta sottomissione ai vincoli pratici legati alla crisi del capitale, viene poi accompagnata dall'esclusione e infine dall'estinzione dei concorrenti, o delle fasce economicamente superflue della popolazione; che ora vengono ideologizzate in modo da personificare il processo di crisi. In questo processo, nel mirino di queste permanenti campagne diffamatorie di destra ci sono due gruppi di popolazione: oltre ai rifugiati e alle persone con un background migratorio, sono soprattutto i disoccupati e le fasce emarginate della popolazione ad essere di nuovo – come è avvenuto all'inizio del 21° secolo, quando sono state applicate le famigerate leggi sul lavoro Hartz IV [*13] – costruite in quanto immagini dei nemici. L'inasprimento e l'aumento della repressione praticata nei confronti dei rifugiati, soprattutto durante la campagna diffamatoria alla fine del 2023 [*14], ora devono essere applicati anche contro gli emarginati "locali". Potenzialmente, però, a essere nel mirino, saranno tutti i gruppi economicamente "superflui". La rinnovata dinamizzazione del fascismo nella Repubblica Federale, i confini ormai quasi fluidi tra il centro e gli "estremisti" [*15], possono quindi essere comprese solo in relazione alla recente crisi in atto nella Repubblica Federale Tedesca: il fascismo è soprattutto un'ideologia della crisi. La Germania è in una crisi economica, che è esacerbata a partire dal suo modello economico incentrato sulle esportazioni [*16]. L'ondata di crisi innescata dalla pandemia ha poi scosso la globalizzazione su cui si basavano i campionati mondiali di esportazione della Germania. L'inflazione ostinata, emersa dal 2020, in poi ha significato che le banche centrali hanno dovuto porre fine alla loro politica monetaria espansiva, la quale per decenni era stata alla base dell'economia neoliberista della bolla finanziaria e dei corrispondenti cicli di deficit globale. Il sistema mondiale è entrato così nell'era della crisi della stagflazione [*17]. Con le strozzature dell'approvvigionamento e il sovraccarico delle catene di produzione globalizzate, le tendenze al protezionismo e alla deglobalizzazione sono pertanto finalmente riuscite a prevalere durante la pandemia, con gli Stati Uniti al centro, sempre più concentrati sull'integrazione verticale [*18], sul  Nearshoring [*19] e sulla reindustrializzazione. La guerra in Ucraina ha rappresentato un altro shock dirompente per il processo di globalizzazione [*20].

L'ideologia tedesca in crisi
Il modello economico tedesco, che dall'introduzione dell'euro e dall'attuazione dell'Hartz IV mirava a raggiungere eccedenze di esportazione – cioè l'esportazione di debito, disoccupazione e deindustrializzazione – ha però esaurito la sua forza. La crisi della globalizzazione, alla quale la Deutschland AG si è adattata, costituisce lo sfondo effettivo dell'accelerazione della crisi economica nella Repubblica Federale. Con l'industria delle esportazioni, tuttavia, anche quelle forze all'interno delle élite funzionali tedesche che si opponevano al rafforzamento dell'estrema destra per i propri interessi economici, oggi si trovano ancora più sulla difensiva [*21]. In tale contesto, finisce per essere anche particolarmente devastante la vittoria elettorale di Trump, in quanto essa elimina in gran parte la pressione esterna a combattere le tendenze fasciste nella Repubblica Federale. Finora l'ideologia dell'AfD è stata in conflitto con gli interessi dell'industria dell'export, la quale ha sempre dovuto fare attenzione alla buona reputazione internazionale del Made in Germany – danneggiato nel 2018 dagli orchi nazisti di Chemnitz, pompati e pieni di metanfetamine durante le loro rivolte, simili a pogrom, contro i migranti [*22]. Dopo la crisi dell'industria tedesca delle esportazioni, e la continua miseria economica, tutto questo è in gran parte giunto al termine: mentre il neoliberismo predicava la benedizione dei mercati aperti, tutti gli attori rilevanti si stanno attualmente superando a vicenda nel richiedere la chiusura delle frontiere, insieme a isolamento e restrizioni all'immigrazione, dopo che l'economia delle esportazioni a lungo termine è collassata. Appare ovvio che qui – con l'urgenza dell'isolamento, dell'etnia, della nazionalizzazione, ecc. – vediamo semplicemente il riflesso ideologico dello sconvolgimento verificatosi nello sviluppo globale della crisi [*23], la quale ora dà una spinta al prefascismo tedesco. Vista da lontano, l'intera faccenda sembra decisamente ridicola. Per anni, la Germania ha beneficiato della globalizzazione a causa di enormi surplus commerciali in quanto parte della sua politica del "beggar-thy-neighbor"[impoverisci il tuo vicino], con l'esportazione di debito e di disoccupazione [*24] Le contraddizioni della crisi del capitale sono state semplicemente esportate, mentre la corporazione degli economisti tedeschi è stata oltraggiata dalle montagne di debiti all'estero che le eccedenze commerciali tedesche inevitabilmente producono. Ora che queste eccedenze di esportazioni e gli squilibri commerciali globali hanno portato con sé le corrispondenti ricadute protezionistiche, anche per l'ex campione del mondo delle eccedenze di esportazioni, la crisi sta tornando; mentre la sensazione di essere stati traditi si sta diffondendo tra le classi medie in una crisi, le cui cause a loro volta si trovano al di fuori delle prestazioni tedesche, e ora anche fuori della comunità nazionale. La Germania ha sofferto, ha stretto la cinghia, ha patito la fame, per adattarsi perfettamente alla corsa al successo della globalizzazione neoliberista – e ora soffrirà duramente nella grande svolta verso la deglobalizzazione.L'odio della destra verso le personificazioni ideologiche delle dinamiche di crisi in rapido aumento innescate da questo cambiamento di paradigma si concentra sui rifugiati, sulle persone con un background migratorio, sui disoccupati e sulle persone socialmente svantaggiate, come da consolidata tradizione. Nel contesto dell'estremismo fascista di centro che si manifesta in tempi di crisi, la competizione sociale darwinista, nazionalista e talvolta semplicemente razzista nella crisi, coincide ora in larga misura con la realtà della crisi tardo-capitalistica. Mentre l'intero discorso liberale, secondo cui la Germania ha bisogno di molti immigrati, con il progredire della crisi economica sta sempre più scomparendo dalla sfera pubblica. Quasi tutte le forze dello spettro politico della RFT hanno ormai seguito la linea dell'AfD in modo da allucinare il fenomeno migratorio e i rifugiati come un male fondamentale della malata Deutschland AG - il che significa che la crisi sistemica del capitalismo e il ruolo della Repubblica Federale nel suo sviluppo possono essere convenientemente ignorati. Questo vale anche per i Verdi, il cui candidato cancelliere vuole apertamente deportare i rifugiati disoccupati [*25]. E vale anche per il cosiddetto Partito della Sinistra, che sta cercando di copiare il populismo di Wagenknecht - che era il mero accompagnamento ideologico alla formazione del fronte trasversale - in tutta serietà opportunistica sotto forma di demagogia sociale [*26] Sulla questione dei rifugiati, l'uniformità all'interno dell'intero spettro politico sembra ora aver assunto un sapore addirittura totalitario. Non c'è quasi più nulla che possa fermare il cammino dell'AfD verso il potere, ora che l'effetto civilizzante dei grandi surplus commerciali sulla politica interna tedesca si sta sempre più esaurendo. Ma anche l'agitazione contro quello che sarebbe il secondo grande nemico, dopo lo scoppio della crisi economica – contro i disoccupati – non sarà più in grado di contribuire alla formazione di una politica economica sostenibile: l'abolizione provvisoria e tiepida del lavoro forzato nella Repubblica Federale, che è stata attuata dalla cosiddetta coalizione semaforo di SPD, Verdi e FDP, ora, sotto la pressione della destra dovrà essere abolita di nuovo. Infatti se la CDU, la SPD, la FDP, l'AfD o il BSW dovessero fare la loro parte, le leggi sul lavoro Hartz IV verrebbero reintrodotte nel 2025.

Il soggetto in crisi 
Il riflesso della crisi, promosso dalla destra in una serie di campagne denigratorie contro gli emarginati sociali - dalla FDP alla CDU all'AfD - consiste in una ripresa dei metodi sadici di disciplinamento e di abbassamento dei costi della merce lavoro, attuati all'inizio del XXI secolo nell'ambito del programma Hartz IV e dell'Agenda 2010 [*27]. La fascistizzazione della Repubblica Federale sta infatti facendo ritorno al suo luogo d'origine, ma su un gradino più alto della scala, perché la destra tedesca avverte istintivamente che questo programma di assoggettamento ha rappresentato l'inizio della sua ascesa politica. Si tratta infatti di un riflesso autoritario che sta riaffiorando in ampi strati della popolazione di fronte alla crisi economica, come avvenne circa un quarto di secolo fa. Già nel 2010 lo psicologo sociale Oliver Decker aveva riassunto questa economizzazione delle ideologie autoritarie e di destra, alimentata dall'Agenda 2010, come segue [*28]: «La costante attenzione agli obiettivi economici - o più precisamente: la richiesta di sottomissione alle loro premesse - rafforza un ciclo autoritario. Porta a un'identificazione con l'economia, per cui le richieste di rinuncia a favore di quest'ultima portano al tipo di aggressione autoritaria che si scatena contro le persone più deboli». Maggiore è la pressione esercitata sul salariato autoritario, maggiore è il suo bisogno di vedere le persone più deboli spremute e sfruttate come lo è lui stesso. Questo “ciclo autoritario” forma anche quel pantano che, in interazione con le ondate di crisi del XXI secolo, prepara la strada al fascismo tedesco. Il nesso causale tra l'impoverimento e l'esclusione dei disoccupati, e il peggioramento delle loro condizioni di lavoro, viene ignorato e lascia il posto a riflessi irrazionali di odio e di sadismo, che preparano il terreno per le ideologie neofasciste della crisi. All'inizio del XXI secolo, la neoliberista “politica della rinuncia” - vale a dire, la sottomissione alle premesse del processo di valorizzazione - ha promosso l'aggressione autoritaria contro le vittime della crisi, sulla quale si basano anche le ideologie populiste ed estremiste di destra. L'ideologia neoliberale dell'asservimento, che spesso strumentalizza un concetto vuoto di libertà, ha costituito il terreno di coltura per le ideologie della crisi di destra. I concetti di estremismo centrista e ribellione conformista sono quindi indispensabili per comprendere il successo della Nuova Destra e del neo-nazionalismo in quanto eredi del neoliberismo. È proprio qui che, di fronte all'aggravarsi della crisi del 2025, la destra vuole tornare. E questo programma di sottomissione costerà loro qualcosa - l'inasprimento del “reddito di cittadinanza” già deciso alla fine del 2024 non porterà a risparmi, ma a costi aggiuntivi per centinaia di milioni [*29]. Parlare di abusi di massa da parte dei disoccupati è solo una chimera ideologica. Il capitalismo, come culto della morte rivitalizzato dal feticismo del capitale [*30] , come religione secolare [*31] che richiede il sacrificio umano, entra qui pienamente in scena. Attraverso la sofferenza, attraverso il sacrificio - preferibilmente dei membri più deboli e indifesi della società - la Germania deve riconquistare il favore del Capitale nel suo slancio contraddittorio, nella sua condizione di soggetto automatico che devasta l'umanità e il mondo dal punto di vista sociale ed ecologico, e nella sua smisurata coazione allo sfruttamento. Lavori forzati, fame, abolizione del congedo malattia retribuito, campi di lavoro, riduzione dei costi salariali: si può risentire tutto il vecchio programma, lo stesso discorso che si basava sull' insistenza contro i disoccupati pigri al momento dell'attuazione della Hartz IV. E non si tratta solo dei partiti di destra, ma anche in questo caso abbiamo a che fare con un'uniformità quasi totalitaria. Ancora una volta, tutta la faccenda ha un tocco di ridicolo, ad esempio quando i politici dell'SPD usano esattamente le medesime frasi per scagliarsi contro i disoccupati, come facevano i loro predecessori all'inizio di questo millennio. «Non c'è nessun diritto di essere pigri», la frase incendiaria usata dall'allora Cancelliere Gerhard Schröder [*32], è stata ripetuta anche dal leader dell'SPD Lars Klingbeil nell'autunno del 2024 [*33]. Naturalmente, l'SPD è anche in grado di immaginare di sostenere la riduzione totale dei sussidi per i cittadini e la reintroduzione del lavoro forzato, come richiesto dalla CDU.

Nuova disfunzionalità tedesca
Il problema interno del capitalismo con questo ricorso riflessivo al sadismo del lavoro è solo che - da una prospettiva puramente economica - ora è disfunzionale. In Germania, Hartz IV e Agenda 2010 hanno avuto successo. perché hanno abbassato il prezzo medio del lavoro durante la fase ascendente della globalizzazione, riducendo così il costo unitario del lavoro nella Repubblica Federale. Nell'era della globalizzazione, ciò ha permesso la vera e propria esplosione dei surplus commerciali tedeschi all'inizio del XXI secolo, soprattutto con l'introduzione dell'euro. Tuttavia, questa via d'uscita dalla crisi, in cui le economie si rifugiano in una politica di “beggar-thy-neighbour” [impoverisci il tuo vicino], è bloccata di fronte al crescente protezionismo e alla deglobalizzazione della "Deutschland AG". Queste misure non faranno altro che aggravare la crisi sociale, senza che tuttavia ci sia alcun “ritorno” sotto forma di boom delle esportazioni. Né i mercati di vendita extraeuropei né i Paesi dell'eurozona - che stanno soffrendo per mano del principale sadico dell'austerità tedesca, Wolfgang Schäuble - potranno nuovamente permettere eccedenze commerciali tedesche così estreme. Tuttavia, ciò che sicuramente verrà ottenuto con questa sadica ripetizione del sistema Hartz IV, è l'instaurazione definitiva del lavoro forzato nella RFT, grazie al quale un'ulteriore caratteristica della gestione fascista della crisi potrà trovare spazio nella crisi sistemica che si sta manifestando. Come già spiegato più volte, questa dinamica fascista, che si sta trasformando in una valanga, trae la sua apparente inevitabilità dal fatto che nasce in modo del tutto naturale a partire dall'ideologia tardo-neoliberista prevalente [*34], e dall'identità nazionale tardo-capitalistica [*35] . Ignorando l'irreversibile crisi sociale ed ecologica, per cui il capitale deve fallire perché ne è esso stesso la causa, l'ideologia e la pratica del prefascismo tedesco appaiono quasi inevitabili; sembrano inoltre rispondere agli interessi dei salariati, i quali possono così sperare che al loro posto verranno colpiti gli Altri - gli emarginati, gli stranieri, i rifugiati, le minoranze, gli anziani, gli incapaci di lavorare, i gay, i transessuali, ecc.. Le mostruose menzogne, puramente suicide, su cui si basa questo estremismo fascista di centro diventano visibili solo attraverso una riflessione radicale sul processo di crisi, il quale è necessario che vada sempre di pari passo con la fuga dalla prigione del pensiero ideologico e identitario del tardo capitalismo. Deportazioni, repressioni, chiusura delle frontiere e formazioni statali autoritarie non supereranno la crisi del capitale, né nella sua dimensione economica né in quella ecologica [*36] . La crisi non proviene dall'esterno, ma è fatta in casa. Il livello di produttività globale, la crisi climatica - non possono essere semplicemente chiusi fuori o espulsi alle frontiere. Anche il calcolo su cui si basa la mania isolazionista europea e americana, secondo cui il sarebbe, per primo, il Sud globale a diventare inabitabile nella crisi climatica, ragion per cui, nel mentre, noi del Nord dovremo quindi isolarci da subito, alla luce delle molte incognite della prossima catastrofe climatica appare del tutto illusorio. Un collasso della Corrente del Golfo, che potrebbe verificarsi nel giro di pochi anni, colpirebbe in modo particolarmente duro proprio l'Europa e l'America nord-orientale -  le regioni in cui la destra ha avuto un successo particolare nel divulgare il proprio potenziale isolazionismo assassino di massa [*37]. Se esistesse ancora una sinistra in grado di agire da forza progressista, secondo quella che è la propria concezione, affronterebbe attivamente questa semplice e ovvia verità e ne farebbe la base di una pratica di trasformazione emancipatrice: Ogni speranza di mantenere il processo di civilizzazione, può essere sostenuta solo a condizione che il capitale, il quale è in agonia, venga superato [*38]. Ecco il punto archimedeo che consentirebbe una mobilitazione antifascista di successo, basata sulla realtà della crisi. Solo così si potrebbe combattere efficacemente e con successo il culto fascista della morte. Nella crisi permanente del tardo capitalismo, l'unico interesse che può essere formulato in maniera razionale, è l'interesse per una rapida trasformazione del sistema.

- Tomasz Konicz, Pubblicato il 18/1/2025 su Tomasz Konicz.Wertkritik, Krise, Antifa -

*** NOTA: Il lavoro giornalistico di Tomasz Konicz è finanziato in gran parte grazie a donazioni. Se vi piacciono i suoi testi, siete invitati a contribuire - sia tramite Patreon che con un bonifico bancario diretto, dopo una richiesta via e-mail:  https://www.patreon.com/user?u=57464083

1 https://www.konicz.info/2024/01/31/ein-letztes-mal-antifa/

2 https://www.t-online.de/nachrichten/deutschland/innenpolitik/id_100571646/afd-parteitag-in-riesa-alice-weidel-laesst-die-maske-fallen.html

3 https://nachrichten.ag/deutschland/lindner-verteidigt-musk-deutschland-braucht-mut-wie-milei/

4 https://www.tagesschau.de/inland/bundestagswahl/parteien/weidel-musk-100.html

5 https://www.focus.de/politik/deutschland/pass-weg-fuer-kriminelle-cdu-legt-nach-laesst-aber-entscheidende-fragen-offen_2de31ee3-ca90-435a-9f8d-ead567469fdc.html

6 https://www.zdf.de/nachrichten/politik/deutschland/merz-asylpolitik-migration-cdu-csu-wahlprogramm-100.html

7 https://www.n-tv.de/ticker/CDU-fordert-schaerferes-Jugendstrafrecht-article25055763.html

8 https://www.focus.de/politik/deutschland/nach-thueringer-vorbild-schwerin-verhaengt-arbeitspflicht-fuer-buergergeld-empfaenger_id_260607674.html

9 https://www.morgenpost.de/politik/article242439534/Nach-Krah-Aussagen-AfD-Politiker-normalisiert-SS-Verbrechen.html

10 https://www.tagesschau.de/inland/gesellschaft/anschlag-solingen-104.html

11 https://www.konicz.info/2021/08/17/von-gruenen-und-braunen-faschisten-2/

12 https://exit-online.org/textanz1.php?tabelle=autoren&index=29&posnr=49

13 https://www.konicz.info/2013/03/15/happy-birthday-schweinesystem/

14 https://www.kontextwochenzeitung.de/debatte/667/die-extreme-mitte-9310.html

15 https://www.konicz.info/2022/10/27/radikalitaet-vs-extremismus/

16 https://www.konicz.info/2024/01/25/leerlauf-der-exportdampfwalze/

17 https://www.konicz.info/2021/11/16/zurueck-zur-stagflation/

18 https://www.konicz.info/2024/01/09/vertikal-gewinnt/

19 https://www.konicz.info/2023/11/20/neue-kapitalistische-naehe-2-0/

20 https://www.konicz.info/2022/05/24/eine-neue-krisenqualitaet/

21 https://www.konicz.info/2023/12/26/konjunktur-fuer-faschismus/

22 https://www.saechsische.de/kultur/5-jahre-nach-den-ausschreitungen-neonazi-achse-chemnitz-dortmund-ist-eine-einbahnstrasse-YBFWXIHAFEKUJYZXU3RS2674SY.html

23 https://www.konicz.info/2022/05/24/eine-neue-krisenqualitaet/

24 https://www.konicz.info/2012/12/21/der-exportuberschussweltmeister/

25 https://www.msn.com/de-de/nachrichten/politik/robert-habeck-macht-klare-ansage-an-syrer-ohne-arbeit/ar-AA1x1UyM

26 https://www.konicz.info/2022/11/07/rockin-like-its-1917/

27 https://www.konicz.info/2013/03/15/happy-birthday-schweinesystem/

28 https://www.welt.de/politik/deutschland/article10442527/Wirtschafts-Fixierung-schuert-autoritaere-Aggression.html

29 https://www.welt.de/wirtschaft/plus254289756/Buergergeld-351-Millionen-Euro-fuer-Zusatz-Termine-der-heikle-Preis-der-neuen-Haerte.html?utm_source=pocket_reader

30 https://www.konicz.info/2022/10/02/die-subjektlose-herrschaft-des-kapitals-2/

31 https://www.konicz.info/2014/01/07/die-prophezeiung/

32 https://www.manager-magazin.de/unternehmen/artikel/a-126811.html

33 https://web.de/magazine/politik/spd-chef-buergergeld-ansage-recht-faulheit-40110276

34 https://www.kontextwochenzeitung.de/politik/376/neo-aus-liberal-wird-national-5145.html

35 https://konicz.substack.com/p/europa-im-identitaetswahn

36 https://www.konicz.info/2022/01/14/die-klimakrise-und-die-aeusseren-grenzen-des-kapitals/

37 https://www.konicz.info/2024/02/23/von-oekonomischen-und-oekologischen-sachzwaengen/

38 https://www.konicz.info/2022/10/12/emanzipation-in-der-krise/