martedì 13 febbraio 2018

Totalitarismo religiniosta

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Bhagat Singh, perché sono ateo
- di Armand Paris -

Il primo libro ad essere pubblicato nella collana dei «testi brevi o introvabili che fanno parte degli scritti rivoluzionari dei continenti asiatico, arabo, o africano», dalle edizioni de «l'Asymétrie», «Pourquoi je suis athée», è un breve testo di Bhagat Singh, il «Che Guevara» indiano. La sua pubblicazione avviene in un contesto preciso, quello di un'ondata di omicidi, in Bangladesh, di militanti atei. Inoltre, i ricavi provenienti dalla vendita di questo libro, verranno devoluti al sito «Mukto Mona» ["Libero Pensiero"], la cui piattaforma ospita molti blog atei bengalesi, alcuni dei quali sono riusciti a sopravvivere all'ondata di omicidi. Il lavoro editoriale delle edizioni "l’Asymétrie " consiste nel proporre un'alternarsi che va da un passato rivoluzionario ad un presente reazionario, cercando di chiarire l'uno e l'altro.
Questo primo testo, curato dal gruppo di «Mukto Mona», dopo un breve riassunto dell'impegno anticolonialista, ateo e rivoluzionario di Bhagat Singh, sottolinea come avvenga che «gli atei ed i liberi pensatori di numerosi paesi in via di sviluppo [...] sono imprigionati, minacciati o uccisi solo per il semplice fatto di esprimere il loro pensiero[...]. I blogger identificati come atei ed i liberi pensatori[...] vengono presi di mira ed uccisi da dei militanti islamici radicali». In questo modo, dal 2013, nel Bangladesh sono stati assassinati 8 atei, mentre altri sono sfuggiti a dei tentativi di omicidio riportando numerose ferite, e tutti/e vengono minacciati/e di omicidio e/o di stupro. Nel libro, si può trovare un resoconto dettagliato relativamente a questa ondata anti-atea islamista in Bangladesh. Tutto questo ci permette di sottolineare che oggi esistono solo un piccolo numero di paesi in cui essere atei non espone a grossi pericoli, o dove addirittura può rappresentare un vantaggio: altrove, in moltissimi paesi, essere atei, significa diventare un nemico interno - e non si tratta di ateo-fobia, quanto piuttosto di totalitarismo religionista.

ateo libro

Il secondo testo è di Shammi Haque, blogger bengalese di 22 anni esiliato in Germania in seguito a delle minacce di morte, e della sua compagna, Ananya Azd, anche lei esiliata. Intitolato «La radicalisation religieuse. Ennemi commun à l’Inde et au Bangladesh, et instrument de diversion de classe», il libro fa un bilancio, breve ma preciso, di come in India ed in Bangladesh, a partire dal 1992, si sia evoluta questa radicalizzazione. In realtà, «nel 1992. c'è stata una svolta, avvenuta con la distruzione della moschea di Babri Masjid ad Ayodhya da parte di Kar Sevaks ([...]ala di estrema destra e nucleo duro del partito nazionalista indù "Bharatiya Janata Party", attualmente al potere in India), che ha reso la religione una corrente politica maggioritaria in India. Da tempo, l'estremismo religioso in India è opera di estremisti indù, e solo recentemente, come reazione alla sequenza di politiche e strategie da parte dei diversi governi al potere, il fondamentalismo islamico ha cominciato a prosperare in maniera considerevole. Benché l'India abbia subito nel 1984 l'esperienza massiccia di violentissimi pogrom anti-Sikh (nel corso dei quali, i Sikh sono stati assassinati in gran numero), il massacro di Ayodhya ha fatto riemergere l'odio fra gli indù ed i musulmani. La distruzione del Babri Masjid [...] ha innescato una serie di rivolte e di scontri in tutta l'India, le cui scintille hanno attraversato anche le frontiere, soprattutto quella del Bangladesh (e del Pakistan), dove la comunità responsabile delle rivolte comunali, gli indù, è stata violentemente attaccata. Ciò anche in seguito alla distruzione della Babri Masjid, che ha dato inizio alle sanguinose sommosse di Bombay e alla serie di attentati dinamitardi che hanno ucciso migliaia di persone nei due campi. [...] L'estremismo religioso è servito da perfetta valvola di sicurezza e da distrazione nei confronti della classe politica. Il risveglio ed il proliferare del Rashtriya Swayamsevak Sangh (RSS) è alla base della rinascita del fondamentalismo indù e del processo di radicalizzazione bipolare avvenuto in India. L'estremismo religioso ha agito come se fosse un lento veleno [...] ma il suo intento era quello di cambiare radicalmente il tessuto e la psiche della nazione indiana
Se il testo è un po' ingenuo, quando celebra l'India come se fosse «fondamentalmente e storicamente basata sulla tolleranza, sul pluralismo e sulla celebrazione della diversità» (p.21) - ricordiamoci della violenta divisione dell'India, nel 1947-1948 - e se esalta in maniera acritica il fatto che «il popolo del Bangladesh si è battuto per fondare un paese libero, avente come pilastri la democrazia, il socialismo, e la laicità» (p.21) - anche se tutto questo è preferibile al totalitarismo religionista -, esso però dimostra che esiste un aumento delle ideologie aggressive di crisi, in particolare sotto la forma del neo-fascismo indù del RSS. Contro questo, il testo, dopo aver sottolineato la drammatica situazione degli atei e dei liberi pensatori in Bangladesh, fa appello ad un «mondo libero dal terrorismo, dal fondamentalismo. Un mondo nel quale gli esseri umani non vengano abbattuti in nome della religione. In cui gli esseri umano siano solo degli esseri umano, e non degli esseri legati a delle etichette religiose per tutta la loro vita. In questo modo, gli umanisti, gli atei, gli scettici, gli agnostici, i razionalisti ed i liberi pensatori devono poter scrivere ed esprimersi a loro piacimento, e la libertà di pensiero deve primeggiare sulle religioni politiche.» (p.24).

ateo omicidi

Il terzo testo, «Réaffirmer notre histoire libertaire» di Marième Hélie Lucas, sociologa algerina femminista, è un ricordo (a volte problematico) di quel che troppo spesso avviene nella Francia "islamofoba": «Il ritorno in forze dell'influenza politica della religione rinchiude le diaspore dentro un'identità etnico-culturale-religiosa sincretica nella quale veniamo "assegnati alla" nostra presunta religione o cultura, a quel dettaglio fantasticato, astorico, e che fra le altre cose ci nega il diritto al pensiero ed ai diritti universali. [...] Come femministe, abbiamo fatto esperienza nei nostri paesi del vederci opporre l'argomento dell'identità: il femminismo è occidentale, voi siete delle traditrici del vostro parse, della vostra cultura, delle vostre origini, voi siete vendute all'Occidente, al capitalismo e all'imperialismo occidentale, ecc. Una semplice ricerca effettuata da delle militanti nei paesi cosiddetti musulmani mostra che le donne, fin dall'inizio dell'islam, hanno rivendicato il loro diritto all'istruzione, alla libertà di movimento, alla loro autonomia finanziaria, al celibato o alla scelta del loro coniuge dopo aver fatto dei precisi accordi riguardo al contratto che le lega, alla rappresentanza politica, ecc., ed hanno attuato delle azioni per garantire tali diritti. Abbiamo dovuto quindi recuperare con la lotta la nostra storia femminista secolare e riappropriarcene, sfidando le sirene identitarie dei reazionari, ma anche, bisogna ammetterlo, le sirene patriarcali camuffate in seno alla sinistra dei nostri paesi. In quanto rivoluzionarie, abbiamo dovuto affrontare allo stesso tempo anche l'argomento identitario: il marxismo è un pensiero occidentale, estraneo alla nostra cultura, voi siete delle traditrici della nazione, vendute all'Occidente, ecc. Ancora una volta, per riconquistare la nostra storia rivoluzionaria, abbiamo bisogno di rimettere insieme quella dei numerosi agnostici, atei e laici dei nostri paesi» (pp.27-28).
Dobbiamo perciò fare attenzione al fatto che, così come l'universalismo può servire da maschera per un progetto colonialista e/o razzista, l'etno-differenzialismo culturalista non possa servire a confortare delle oppressioni in seno a dei paesi non occidentali. Bisogna differenziare, contrariamente ad una  Marième Hélie Lucas che mette nello stesso sacco Charlie Hebdo (notoriamente islamofobo) e gli atei del Bangladesh, fra l'islamofobia razzista delle persone dei paesi non musulmani (anche sotto la copertura della "laicità"), che va combattuta, ed un rifiuto legittimo, necessario, perfino salutare, della propria religione di origine, cristiana, musulmana o altro. Atei di tutto il mondo, unitevi per lottare contro le vostre religioni di origine, e perciò contro tutte le religioni!

ateo singh

«Perché sono ateo», di Bhagat Singh, è un testo letterario, retorico, oratorio, è uno di quei manifesti atei come ne sono stati tanti nel XIX secolo e all'inizio del XX (citiamo in particolare, "Dio e lo Stato", di Michail Bakunin). Il piacere di leggere un simile testo. va lasciato ai lettori e alle lettrici. Va notato che viene attaccato il culto di Gandhi, in seno al movimento indipendentista, e sottolinea giustamente che ogni religione pretende di essere "la sola vera religione", e che l'ideologia della reincarnazione è una giustificazione dell'oppressione e delle disuguaglianze, e afferma in maniera magistrale che «la fede cieca [...] priva un uomo della sua capacità di comprendere e fa di lui un reazionario.» (p.46), e infine ricorda l'evidente: «Le religioni, le fedi, le filosofie teologiche, accettano facilmente senza problemi la tirannia e lo sfruttamento delle istituzioni, degli uomini e delle classi» (p.54). Si potrebbe, d'altra parte, criticare il suo antropocentrismo moderno («il progresso umano deriva dal dominio dell'uomo sulla natura») e l'assenza, da parte sua, di un'analisi sociale della religione («la fede in Dio si sviluppa allo stesso modo in cui si arriva a credere ai fantasmi e agli spiriti maligni» [*1], per non parlare del suo andro-centrismo. Ad ogni modo, c'è soprattutto questa dichiarazione ironica: «Io mi chiedo perché il vostro Dio onnipotente [...] non converta le classi capitaliste in un umanesimo altruista che inducesse loro ad abbandonare il loro controllo sui mezzi di produzione, liberando la laboriosa umanità dalle catene del denaro» (pp.51-52). «L'héritage révolutionnaire de Bhagat Singh», di Chaman Laï, storico specializzato su Bhagat Singh, pubblicato nel 2007 su "Economical and Political Weekly", costituisce una brillante sintesi dell'impegno e dell'opera di Bhagat Singh. Racconta la sua «opposizione radicale al capitalismo, al comunalismo ed al sistema delle caste», lungi dall'essere solamente un antimperialista (o, peggio, un nazionalista). Viene tuttavia mostrata l'ammirazione di Bhagat Singh per la cosiddetta «esperienza sovietica», anche se farne un "Che Guevara" libertario, è senza dubbio troppo per un rivoluzionario che si ispirava soprattutto a Lenin ed al 1917, e che parlava senza nessuna precauzione di «dittatura del proletariato» ( ed anche sebbene allo stesso tempo leggesse Bakunin, e per lui fosse difficile essere distaccato a quell'epoca nei confronti di quella pseudo-rivoluzione). Comunque sia, il suo impegno anti-colonialista è stato importante, e per esempio è riuscito temporaneamente a guidare un partito di massa indiano verso un anti-colonialismo socialmente rivoluzionario (abolizione delle caste, degli zamindari [proprietari terrieri], ecc.), contrariamente all'anti-colonialismo borghese e/o reazionario del Partito del Congresso e di Gandhi.
L'articolo di Chaman Laï si dilunga a raccontare la storia di Bhagat Singh, e soprattutto del suo celebre "attentato" (realizzato per mezzo di bombe inoffensive, volto a «far sì che i sordi intendano») del 1929, che darà luogo ad un processo utilizzato come trampolino di lancio per diffondere un discorso anti-colonialista alle masse, in cui l'Impero Britannico veniva definito come un «regime autocratico» (p.86): «Per Bhagat Singh ed i suoi compagni erano due gli obiettivi importanti, davanti ai tribunali ed in prigione: criticare il colonialismo britannico per mezzo dei tribunali, utilizzandoli come cassa di risonanza per diffondere le loro idee e poter così denunciare la brutalità del colonialismo nelle prigioni, facendo ricorso a degli scioperi della fame che attraevano l'attenzione del popolo» (p.89). Bhagat Singh, condannato, picchiato brutalmente, non smette, nemmeno durante i suoi ultimi mesi, di istruire, di riflettere, di scrivere, fra le altre cose anche «Perché sono ateo». Venne impiccato nel marzo del 1931, il suo cadavere venne smembrato, bruciato e infine gettato nel fiume per evitare che potesse diventare, come martire, oggetto di culto: ma non è servito a niente, poiché è diventato un eroe dell'anti-colonialismo, e lo è ancora ai nostri giorni, e malgrado tutti i molteplici tentativi nazionalisti e/o religiosi di recuperarlo (a tal proposito, va criticato Chaman Laï ed il suo ingenuo sostegno ad un monumento commemorativo comune al Pakistan ed al nazionalismo indù). Bhagat Singh è anche un eroe degli intoccabili e dei dalit indiani [*2]. Alla fine, Bhagat Singh, «con un gruppo composto da meno di un centinaio di persone, [...] ha scosso energicamente il più potente degli imperi [...] Pattabhi Sitaramay, lo storico del [Partito del] Congresso, ha dovuto ammettere che Bhagat Singh oggi non è meno popolare del Mahatma Gandhi» (p.105).

ateo gandhi

Le note degli editori, a fine libro, sottolineano l'attualità di questa pubblicazione: «Dal momento della vittoria, alle elezioni generali del maggio 2014,del BJP (Baratha Janata Party), e dalla nomina di Narenda Modi (responsabile e sostenitore dei pogrom anti-musulmani che avevano causato centinaia di morti nello stato federale del Gujarat, di cui era stato governatore nel 2002) [...], l'estrema destra indù ed il suo braccio armato [...] ha intrapreso un'offensiva, sia ideologica che biopolitica e culturale, contro le correnti progressiste o rivoluzionarie e contro le minoranze combattenti che difendono gli intoccabili e gli oppressi, i sindacati dei lavoratori, nelle strade, all'Università così come in molti strati della società. Nel 2016, si sono moltiplicate le incriminazioni per sedizione [...] o per blasfemia (come lo scrittore ed attivista anti-caste Kancha Illaiah, autore di "Why I Am Not a Hindu" e di "Buffalo Nationalism: a Critique of Spiritual Fascim"), oppure il numero dei soggetti ad intimidazioni e a violenze (come è successo all'instancabile militante Soni Sori, numerose volte picchiata e violentata, e stavolta con il viso bruciato con l'acido, insieme alla figlia di 10 anni), oppure quelli arrestati arbitrariamente, o sottoposti a pressioni di ogni tipo (espulsione dalla vita letteraria dello scrittore tamil Perumal Parugan dopo gli autodafé del suo romanzo che metteva in scena amori fra appartenenti a caste differenti). Senza contare li numerosi attacchi e le sevizie nei confronti di numerose persone rimaste anonime [...] o gli omicidi di musicisti e cantanti sufi che difendono un spiritualità aperta e plurale. È in un simile contesto che gli estremisti indù cercano di strumentalizzare e neutralizzare la figura di Baghat Singh [...] Così, nel marzo del 2016, lo storico e linguista Chaman Laï, del quale abbiamo tradotto la postfazione a questa antologia, invitato a fare una presentazione del suo considerevole lavoro su Bhagat Singh [...] ha visto interrompere la sua esposizione da parte di una banda di teppisti, che hanno provocato una rissa generale» (pp.114-116).
È in un contesto simile che si può comprendere meglio l'interesse di questo libro. Gli editori ci invitano anche ad una rilettura degli anarchici e delle femministe cinesi e giapponesi o coreane: queste correnti rivoluzionarie non sono degli zerbini per l'Occidente che devono essere riscoperti in un'epoca segnata dallo "shock delle civiltà" e da un etno-differenzialismo diffuso. Alla fine, questo lavoro è un primo passo in questa (ri)scoperta delle correnti rivoluzionarie non occidentali, che proseguirà attraverso le nostre note di lettura ai libri delle salutari edizioni dell'Assymétrie.

ateo fascisti indu

- Armand Paris - Pubblicato su Sortir du capitalisme -

NOTE:

[*1] - Oppure, quando in maniera feurbachiana dichiara: «Per quel che riguarda l'origine di Dio, penso che l'uomo abbia creato Dio a partire dalla sua immaginazione quando si reso conto della sua debolezza, dei suoi limiti e delle sue lacune». A questo, gli si può opporre la seguente citazione di Marx:
 
«La miseria religiosa è insieme l'espressione della miseria reale e la protesta contro la miseria reale. La religione è il sospiro della creatura oppressa, il sentimento di un mondo senza cuore, così come è lo spirito di una condizione senza spirito. Essa è l'oppio del popolo.
Eliminare la religione in quanto illusoria felicità del popolo vuol dire esigerne la felicità reale. L'esigenza di abbandonare le illusioni sulla sua condizione è l'esigenza di abbandonare una condizione che ha bisogno di illusioni. La critica della religione, dunque, è, in germe, la critica della valle di lacrime, di cui la religione è l'aureola.
La critica ha strappato dalla catena i fiori immaginari, non perché l'uomo porti la catena spoglia e sconfortante, ma affinché egli getti via la catena e colga i fiori vivi. La critica della religione disinganna l'uomo affinché egli pensi, operi, configuri la sua realtà come un uomo disincantato e giunto alla ragione, affinché egli si muova intorno a se stesso e perciò, intorno al suo sole reale. La religione è soltanto il sole illusorio che si muove intorno all'uomo, fino a che questi non si muove intorno a se stesso.
È dunque compito della storia, una volta scomparso l'al di là della verità, quello di ristabilire la verità dell'al di qua. È innanzi tutto compito della filosofia, la quale sta al servizio della storia, una volta smascherata la figura sacra dell'auto-estraneazione umana, quello di smascherare l'auto-estraneazione nelle sue figure profane. La critica del cielo si trasforma così nella critica della terra, la critica della religione nella critica del diritto, la critica della teologia nella critica della politica.
»

[*2] - Riguardo le caste, si veda: Gail Omvedt, "Understanding Caste : From Buddha to Ambedkar and Beyond" (2012) e: Aloysius Irudayam, Jayshree Mangubhai, "Dalit Women Speak Out: Caste, Class and Gender Violence in India" (2007).

fonte: Sortir du capitalisme

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