lunedì 10 febbraio 2025

Il Lavoro è il solo nemico !!

L'abolizione del lavoro nell'Era del Capitalismo Tecnologico e la lotta di classe al tempo di Trump 2.0:
la crisi della legge del valore, e la fine del lavoro come mediazione sociale

Il ritorno di Donald Trump al centro della politica americana, non rappresenta solo una questione elettorale, ma è piuttosto la manifestazione di quella che costituisce una nuova fase nella riconfigurazione del capitale. In tale contesto, i cluster tecnologici più potenti – Elon Musk, Jeff Bezos, Peter Thiel, Mark Zuckerberg e Sam Altman – hanno chiaramente assunto il ruolo di architetti di un capitalismo che ormai non dipende più dallo sfruttamento industriale classico, bensì dall'espansione dell'automazione, dell'intelligenza artificiale e della mercificazione della vita digitale. Non si tratta di un ritorno al neo-feudalesimo, come vogliono sostenere alcune narrazioni di moda, quanto piuttosto di una crisi strutturale della legge del valore, nella quale la produzione di merci lascia il posto al data mining, alla speculazione finanziaria e alla cattura delle rendite digitali. Come hanno sottolineato "Théorie Communiste" (TC) e "Endnotes", il proletariato non è un soggetto immutabile, ma costituisce una categoria che è determinata dalla dinamica stessa del capitale. La crisi attuale non coincide solo con una crisi dell'occupazione, ma è una crisi del lavoro in quanto forma della mediazione sociale.

1. Il capitalismo tecnologico e la crisi del lavoro vivo
Dal punto di vista di autori come Aaron Benanav, Théorie Communiste e Matteo Pasquinelli, il problema centrale del capitalismo contemporaneo non è tanto la mancanza di occupazione in sé, quanto piuttosto l'incapacità, da parte del capitale, di assorbire nella produzione quello che è il lavoro vivente. A partire da questo, quel che si è generato, è un fenomeno di stagnazione secolare, rispetto al quale, l'automazione e la digitalizzazione non hanno saputo innescare alcun nuovo ciclo di crescita, cosa che si è concretizzata in una crisi di valorizzazione. Aaron Benanav, ha dimostrato che l'automazione, anziché portare a una crescita esplosiva della produttività, ha causato invece un rallentamento nell'accumulazione capitalista, nella quale la precarietà e l'Uberizzazione del lavoro hanno finito per sostituire del tutto le classiche strutture lavorative. Théorie Communiste ed Endnotes, da parte loro, sostengono che il capitale può esistere solo finché esso sfrutta il lavoro vivo, ma nel momento in cui la produzione comincia a dipendere sempre meno dalla forza lavoro, ecco che a quel punto la crisi della legge del valore diventa insostenibile. Matteo Pasquinelli - nella sua critica al mito dell'automazione totale - sostiene che l'intelligenza artificiale e la digitalizzazione non hanno affatto abolito il lavoro, ma bensì hanno spostato lo sfruttamento verso delle nuove forme invisibili; come il lavoro cognitivo, la moderazione dei contenuti e il data mining. Oggi, il problema non è solo che c'è meno occupazione, ma che il capitale non può più riuscire a strutturare la società per mezzo del lavoro salariato, come faceva nel ventesimo secolo. Ed ecco che in questo scenario, vediamo che l'abolizione del lavoro non è più un orizzonte lontano, ma diventa una necessità storica che ci viene  imposta dalle stesse contraddizioni del Capitale.

2. I cluster tecnologici e il nuovo regime di accumulazione
I cluster tecnologici, in quanto fulcro dell'accumulazione del capitale, hanno sostituito le industrie manifatturiere. E tuttavia, questa accumulazione non si basa più sull'estrazione del plusvalore svolta attraverso il lavoro diretto, bensì si fonda sulla cattura delle rendite digitali, sul controllo delle infrastrutture critiche, e sulla speculazione finanziaria. Elon Musk (Tesla, SpaceX, Neuralink, Twitter/X): più che essere un innovatore, rappresenta la fusione tra l'automazione estrema e la dissoluzione del lavoro stabile. La sua ossessione per l'intelligenza artificiale e per i veicoli autonomi, non è finalizzata a liberare il lavoratore, ma piuttosto a rendere il capitale tecnologico un sostituto della forza lavoro. Jeff Bezos (Amazon, Blue Origin): Amazon non è soltanto un impero dell'e-commerce; esso è il modello dell'iper-sfruttamento logistico, dove i lavoratori sono diventati altrettanti nodi di quella che è un'infrastruttura controllata algoritmicamente. Peter Thiel (Palantir, Founders Fund): la sua strategia si basa sulla militarizzazione del capitale, grazie alla quale, fondendo lo Stato con le infrastrutture tecnologiche, cerca di trasformare la sorveglianza e il controllo dei dati in una fonte di potere economico. Mark Zuckerberg (Meta): il suo Metaverso è il tentativo di mercificare l'esperienza umana stessa, spingendo la logica del capitale ben oltre la produzione materiale, e trasformando l'interazione sociale in un mercato di dati e identità. Sam Altman (OpenAI, Worldcoin): la sua visione dell'intelligenza artificiale non vuole essere quella di renderla un sostituto del lavoro,quanto piuttosto quella di farla diventare un sistema di estrazione di valore nel quale ogni individuo viene ridotto a essere un token biometrico intercambiabile. Tutti questi attori, non stanno creando un'economia post-capitalistica, ma vogliono riorganizzare il dominio di classe, per poter fare in modo che il lavoro vivente sia ancora necessario; ma non visto più come il pilastro centrale della produzione di valore. In tutto questo, ciò che emerge sembra essere un regime di accumulazione attuato attraverso l'espropriazione digitale e finanziaria, dove il capitale cattura valore senza che ci sia più la necessità di una base proletaria di massa.

3. L'abolizione del lavoro e la crisi della lotta di classe
In un simile contesto, la lotta di classe non può più venire organizzata intorno alla difesa del [posto di] lavoro, ma a partire dalla sua abolizione. Come sostengono Théorie Communiste ed Endnotes, il proletariato non può più emanciparsi affermandosi, bensì distruggendo la propria condizione stessa di esistenza: vale a dire, il lavoro salariato. Tutto ciò significa: rifiutare la nostalgia operaista: non c'è nessun ritorno alla fabbrica fordista, e/o alla stabilità dello stato sociale; superare la politica dell'occupazione: anziché chiedere più posti di lavoro, o salari migliori, l'orizzonte dovrebbe essere quello della distruzione della relazione capitale-lavoro; distruggere la legge del valore: la lotta comunista non è una lotta per la redistribuzione all'interno del capitalismo, ma è una battaglia per l'annientamento delle forme di mediazione sociale basate sul lavoro. Trump 2.0, rappresenta un tentativo di ricomporre l'egemonia borghese in un capitalismo che ormai non può più offrire un lavoro stabile, o un progresso materiale. Tuttavia, il problema non è solo Trump, ma la crisi generale del capitale e la sua incapacità di poter continuare a sostenere il lavoro in quanto asse della vita sociale.

Comunismo o barbarie automatizzata
Il futuro del capitalismo, non sarà il transumanesimo di Musk, o la distopia dell'intelligenza artificiale di Altman, bensì si configura come un progressivo collasso della capacità del capitale di riprodursi; senza forme estreme di violenza, di espropriazione e di controllo sociale. L'unica alternativa a quello che sennò ci aspetta, è un progetto comunista che non si basi sulla richiesta di lavoro, ma sulla sua abolizione, e sulla distruzione della legge del valore. Come hanno sottolineato Théorie Communiste, Endnotes e Matteo Pasquinelli, la rivoluzione non sarà il risultato di una semplice accumulazione di forze, quanto piuttosto quello di un processo nel quale il capitale collassa a causa delle proprie contraddizioni. Il compito che ci spetta, non è quello di salvare il lavoro dal capitalismo, ma di distruggere il capitalismo per salvare noi stessi dal lavoro.

- Comunismo Gotico - 29/1/2025

domenica 9 febbraio 2025

La malinconia dell’operaio…

Lo spettro dell'incoscienza di classe: la socializzazione neoliberale e la malinconia del capitale
- di Comunismo Gotico - 31/1/2025 -

La storia della lotta di classe è stata sempre narrata a partire dalla logica dell'umanesimo: il proletariato in quanto soggetto consapevole, la borghesia in quanto antagonista, e la rivoluzione come orizzonte teleologico. Ma il capitale non ha bisogno di soggetti coscienti, bensì di automi che operino all'interno del suo meccanismo. L'incoscienza di classe non è un errore da correggere; essa costituisce piuttosto la condizione strutturale della socializzazione neoliberista. La soggettività contemporanea si produce sotto forma di uno scarto funzionale, nel momento in cui si trova intrappolata tra l'autonomia simulata di un "Io imprenditoriale" e la totale subordinazione ai flussi che la superano. Non esiste alcuna "falsa coscienza" che debba essere illuminata per mezzo di verità rivoluzionarie, quanto piuttosto un meccanismo di desideri che cattura ogni possibile insurrezione per poi reindirizzarla verso la gestione neoliberista del malessere: Terapia, Consapevolezza, Auto-miglioramento, Resilienza. Ed ecco che, in un simile processo, la malinconia di classe appare come se fosse un residuo affettivo di un mondo che scompare, non perché il proletariato sia stato abolito, ma proprio perché non gli viene più consentito di riconoscersi in quanto tale.

La malinconia di classe e il Capitale in un duello senza fine
Il neoliberismo ha messo fine alla struttura classica del proletariato, e non perché abbia liberato la classe operaia, ma a partire dal fatto che ha frammentato l'esperienza dello sfruttamento in una miriade di micro-contratti, di lavori autonomi, in una precarietà travestita da libertà. Quel che è andato perduto, è la possibilità di un'identità collettiva, mentre al suo posto è rimasto un sentimento spettrale: la malinconia di classe. Questa sensazione non è nostalgia di un glorioso passato operaio, ma è il lutto per un'appartenenza che non si è mai concretizzata. La classe operaia non può più riconoscersi in quanto tale dal momento che il capitale ha dissolto i suoi confini lasciandoci in una sorta di amalgama di autosfruttamento. L'interclassismo, lungi dall'essere un superamento della lotta di classe, è la sua forma spettrale: ora i proletari vengono chiamati "collaboratori", e gli operai sono degli "associati", mentre i disoccupati sono solo degli "imprenditori in pausa". L'identità di classe è stata sostituita dall'autogestione emotiva: anziché l'organizzazione collettiva, quella che ora si impone è la terapia individuale.

Socializzazione neoliberista: produrre soggetti per il capitale
Il soggetto neoliberista non nasce, si fabbrica! Già fin dall'infanzia, la socializzazione non è più il processo di inserimento in una comunità, ma è invece allenamento alla competizione. La scuola non educa, ottimizza. La famiglia non è un rifugio, ma è una minuscola società di gestione delle risorse. La soggettività diventa una start-up, nella quale ciascun individuo bisogna che sia il proprio CEO emozionale. La privatizzazione della vita si riflette sul modo in cui vengono articolate le relazioni sociali. Così, l'amore diventa una transazione, l'amicizia viene valutata in termini di networking, il riposo è solo una pausa in modo da poter poi tornare a produrre di nuovo. In un simile contesto, ecco che la lotta di classe non appare più come un conflitto politico, quanto piuttosto come una disfunzione individuale: se non riesci a svilupparti e a prosperare, il problema non è il sistema, ma sei tu! La socializzazione neoliberista ci insegna a desiderare il capitale senza mai toccarlo, ci fa aspirare alla ricchezza senza però mai mettere in discussione le sue strutture. La meritocrazia, alla stregua di quella che è una grande farsa ideologica, trasforma lo sfruttamento in una questione di attitudine, di condotta. In tal modo, così facendo, il proletariato interiorizza il proprio fallimento, e lo trasforma in disprezzo di sé stesso. La lotta di classe si riduce a essere una crisi di autostima.

Oltre la soggettività rivoluzionaria: per una Critica senza Umanesimo
Il problema della sinistra classica è che essa continua a scommettere sull'umanesimo: vuole risvegliare le coscienze, ripristinare l'identità di classe, inculcare lo spirito rivoluzionario. Ma la soggettività non è né il problema né la soluzione: il capitale non si sconfigge attraverso la “presa di coscienza”, bensì per mezzo dell'interruzione materiale del suo processo di accumulazione. La vera critica non è quella che viene rivolta all'interclassismo visto come "confusione ideologica", ma riguarda piuttosto quella rivolta alla struttura stessa, la quale rende irrilevante l'identità di classe. Se il capitale ha abolito la possibilità di un'identità proletaria stabile, ecco che allora la lotta deve iniziare dalla sua assenza, non dalla sua restaurazione. Indietro non si torna. La malinconia di classe non è un lamento, ma un indicazione, un indizio. Essa ci dice che il proletariato non si è liberato, ma che è stato persino spogliato anche della possibilità di riconoscersi. Ed è in questa incoerenza che il sistema mostra la sua debolezza, e una possibilità. Se non c'è un soggetto rivoluzionario, allora non ce n'è bisogno, non serve: basta che la macchina collassi! Il compito non è quello di ricostruire la coscienza di classe, ma quello di disattivare tutte le strutture che l'hanno resa superflua. Il capitale non deve essere sconfitto a partire dalla soggettività, ma da da tutto ciò che costituisce la sua incapacità di reggersi ed alimentarsi. La sua autonomia non è assoluta, ed è nella sua fragilità che esiste la sua fine.

- Comunismo Gotico - 31/1/2025 -

sabato 8 febbraio 2025

Il “Mein Kampf” per lo “Stato Profondo” !!

Cancel Culture USA
- Le epurazioni e le deportazioni minacciate da Trump sono già cominciate -
di Tomasz Konicz [***]

Sembra che ciò che seguirà al neoliberismo verrà modellato sui metodi usati dal neoliberismo nei decenni precedenti al fine di attuare le sue famigerate riforme strutturali. Si tratta di quei prodotti fascistoidi derivati dalla decomposizione del neoliberismo, e che ora negli Stati Uniti stanno sgretolando lo Stato costituzionale già neo-liberisticamente deformato. L'implementazione scioccante di controversi programmi di austerità neoliberale, che hanno colto di sorpresa l'opinione pubblica per le misure di deregolamentazione di vasta portata, trovano ora il loro equivalente nella strategia d'urto che Trump e Musk stanno utilizzando per poter eliminare nell'apparato statale ogni potenziale opposizione. Tutto questo sta avvenendo in rapida successione; ed è solo l'inizio. Subito dopo essere andato al potere, nella sua prima settimana in carica, l'amministrazione Trump ha abolito tutti i programmi di di parità (DEI - Diversity, Equity and Inclusion), e ha introdotto nell'amministrazione statunitense un sistema di delazione [*1]. Non solo sono stati ora cancellati (senza alcuna sostituzione) tutti quei programmi che avrebbero dovuto dare alle minoranze una maggiore rappresentanza nell'apparato statale. Ma, allo stesso tempo, come ha scritto il New York Times (NYT), la Casa Bianca ha istituito un indirizzo e-mail tramite il quale ora gli informatori possono segnalare gli eventuali episodi in cui le nuove norme verrebbero "aggirate". Cosa significa questo, in termini concreti? I programmi DEI, odiati dalla destra razzista statunitense, consistevano in definitiva nel dare la preferenza ai candidati appartenenti a minoranze socialmente svantaggiate o sottorappresentate nelle candidature, a condizione che avessero le stesse qualifiche degli altri candidati. Se ciò dovesse continuare a verificarsi, potrebbe essere interpretato come una continuazione delle misure DEI, il che potrebbe spingere i candidati non selezionati a segnalarlo all'amministrazione Trump. In definitiva, ciò significa che per i decisori della pubblica amministrazione e dell'apparato statale degli Stati Uniti è più sicuro assumere uomini bianchi in futuro, per evitare accuse di comportamento “woke” che potrebbero danneggiare la carriera. Si tratta di una regolamentazione razzista solo fugacemente camuffata e che ha lo scopo di espandere il dominio dell'America bianca nell'apparato di potere. Allo stesso tempo, viene creata un'atmosfera razziale di denuncia reciproca e di sospetto, la quale favorisce il controllo dei grandi apparati di potere. All'inizio di febbraio sono state rese pubbliche su Internet delle liste di "obiettivi" del settore pubblico, nelle quali si possono trovare nomi e foto di dipendenti del settore pubblico, per lo più neri, accusati di reati di pensiero "woke", come l'uso di pronomi, il sostegno ai democratici o la collaborazione con la DEI. Non è chiaro da dove questi siti di denuncia di destra ("DEI Watch List"), prendano le loro informazioni [*2]. La lotta contro le cosiddette misure "woke" della DEI,  funziona da versatile veicolo ideologico per ripristinare razzismo e negazionismo climatico. Intanto, simultaneamente, in risposta ai disastri climatici (incendi a Los Angeles) e agli incidenti (collisione aerea a Washington), la Casa Bianca ha adottato addirittura la narrazione per cui la colpa per tutto questo viene attribuita ai programmi DEI.

Deve scomparire tutto!
In apparenza, Trump e Musk vogliono attuare una forma estrema di politica di austerità neoliberista. Il costrutto orwelliano dello “Office of Government Efficiency” (DOGE), guidato da Elon Musk, dal punto di vista legale si trova in una zona grigia [*3]: intende tagliare il bilancio degli Stati Uniti, che nel 2024 ammontava a 6,7 trilioni di dollari, di ben duemila miliardi di dollari. A tal fine, l'amministrazione Trump ha inviato e-mail a tutti i 2,3 milioni di dipendenti del settore pubblico chiedendo loro di andare alla ricerca di quali sono i “posti di lavoro a più alta produttività”, e  accettare entro il 6 febbraio un pacchetto di licenziamenti che prevede per loro uno stipendio solo fino a settembre 2025 [*4]. Solo 20.000 dipendenti hanno accettato questo accordo poco prima della scadenza [*5]. In una prima fase, il 10% dei posti di lavoro del settore pubblico - vale a dire, più di 200.000 posti di lavoro - verrà tagliato, il che lascia presagire che nei prossimi mesi ci saranno delle dure dispute, le quali probabilmente forniranno all'amministrazione Trump ulteriori opportunità per la politicizzazione reazionaria del apparato statale così ridotto. Nel mirino dell'uomo più ricco del mondo c'era anche l'organizzazione umanitaria degli USA, USAID; quella che Elon Musk ha descritto come un «nido di vipere, di radicali di sinistra e di marxisti» [*6]. Per decenni, l'USAID non solo ha funzionato come organizzazione di aiuto umanitario, ma ha anche affiancato gli interessi degli Stati Uniti a livello globale, nel quadro del consueto approccio cosiddetto "soft power". A quanto pare, in futuro gli imperialisti che sono alla Casa Bianca ne vogliono farne a meno. Quasi tutti i 10.000 dipendenti dell'organizzazione umanitaria del governo degli Stati Uniti sono stati licenziati, e la maggior parte dei programmi che riguardano paesi in via di sviluppo sono stati interrotti [*7]. Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti controllerà e dirigerà direttamente solo alcuni programmi di aiuto, che verranno selezionati [*8]. Inoltre, circa 60 organizzazioni di facciata riguardanti la politica estera degli Stati Uniti, che sono impegnate a promuovere la società civile e le strutture democratiche in stati autoritari come Cina, Russia, Iran o Ungheria, secondo il NY Time [*9] hanno perso i loro finanziamenti. In particolare, il governatore ungherese Viktor Orban - che ha avuto un'udienza con Trump a metà settembre - ha criticato con veemenza questi progetti. Un altro obiettivo prioritario dell'amministrazione Trump è il settore dell'istruzione e il Dipartimento dell'Educazione, che sarà in gran parte privato dei finanziamenti - non che essi siano particolarmente necessari. In base a questo, il Ministero dell'Istruzione non solo sarà privato dei finanziamenti, ma si prevede anche che tutte le sue funzioni, che «non sono esplicitamente previste dal suo statuto», verranno distribuite ad altri ministeri, come hanno riferito i media statunitensi [*10] Il che dovrebbe avvenire entro la fine di febbraio. Oltre alle presunte misure di austerità, sembra che a motivare questo approccio siano i programmi dell'amministrazione Biden per l'uguaglianza e la tolleranza nell'istruzione. Sembra che Trump stia cercando un nuovo approccio fondamentale, autoritario e reazionario. Anche le università statunitensi, le quali hanno spesso una reputazione liberale, si trovano già nel mirino dell'amministrazione Trump. Centinaia di milioni di fondi statali sono già sulla lista nera, e pertanto i leader universitari evitano di criticare pubblicamente la precedente revisione dei programmi di uguaglianza di genere. Secondo il NYT, i professori e i dirigenti universitari preferiscono «non provocare il presidente», considerato che le viti finanziarie erano già state strette [*11].

Il dito sul grilletto della stampante dei soldi
Il più grande colpo messo a segno da Elon Musk in qualità di “impiegato governativo speciale” (termine ufficiale della Casa Bianca per indicare l'oligarca) è stato quello di attaccare il sistema di pagamento del Dipartimento del Tesoro, che gestisce gran parte dei pagamenti degli Stati Uniti [*12]. Il cosiddetto Bureau of the Fiscal Service, è un semplice organo esecutivo gestito da funzionari pubblici che non hanno incarichi politici. Qui viene elaborato quasi il 90% di tutti i pagamenti effettuati dal governo federale, ad esempio quelli relativi ai programmi sociali o ai rimborsi fiscali. Secondo l'Independent, l'ufficio conserva i dati di oltre 100 milioni di cittadini statunitensi, e della maggior parte dei dipendenti statali, ai quali, solo una «manciata di alti funzionari non politici» ha avuto accesso [*13]. Tuttavia, Musk è riuscito a ottenere l'accesso al flusso di dati utilizzando la sua piattaforma DOGE e grazie al supporto del Dipartimento del Tesoro di Trump, sebbene l'oligarca non sembri essere interessato a un'elaborazione efficiente dei pagamenti, quanto piuttosto a controllarli e a bloccarne alcuni. L'amministrazione Trump starebbe semplicemente minando il Congresso, il quale fornisce la base legislativa all'ufficio pagamenti. Musk voleva accedere al sistema di pagamento fin da dicembre, ma è stato respinto dal responsabile, ora dimissionario, e il suo team ha iniziato a esplorare soprattutto la possibilità di congelare i pagamenti. Nelle controversie con settori recalcitranti dell'apparato statale, e nella repressione contro i “nemici ideologici”, come ha scritto Rolling Stone [*14] , l'amministrazione Trump e i suoi oligarchi hanno ormai occupato il posto di comando. Chiunque non farà la sua parte si vedrà chiudere i rubinetti del denaro, in maniera del tutto non burocratica. Se le azioni di Musk richiamano alla mente oligarchie come quelle ucraine o russe [*15] , nelle quali è comune abusare del potere statale per far valere interessi particolari, ciò è dovuto al fatto che il tardo capitalismo statunitense, conseguentemente all'abbrutimento indotto dalla crisi, sta entrando in quella che è la sua fase oligarchica. Intanto, sono state intentate diverse cause contro queste azioni intraprese dall'amministrazione Trump [*16] , ma tutti quei procedimenti si svolgeranno in un sistema giudiziario che ormai da anni è stato deliberatamente infiltrato dai repubblicani e dai gruppi di destra grazie a campagne di nomina politica [*17]. La Corte Suprema, fortemente di destra, la quale, come misura cautelativa, ha già concesso a Trump l'immunità generale per il suo secondo mandato [*18], è solo la punta dell'iceberg reazionario del sistema giudiziario. Sarà proprio qui che si decideranno molti dei piani dell'amministrazione Trump, che dal punto di vista legale si muove in un'area grigia. Per questo motivo l'amministrazione Biden intendeva occupare il maggior numero possibile di posti di giudice, entro la fine del 2024, in modo da contrastare l'offensiva della destra nella prossima guerra giudiziaria [*19].

La lotta per lo “Stato profondo”
La causa della lotta per occupare il cosiddetto “Stato profondo”, contro le reti informali all'interno dei ministeri del potere, che Trump ha fatto propria [*20], rappresenta una classica proiezione di destra [*21]. Nel quadro della sua strategia di fascistizzazione, la destra statunitense intende impadronirsi dello “Stato profondo”, costruendolo se necessario, in modo così da non dover mai più cedere il potere. Gli attacchi dell'amministrazione Trump all'FBI e alla CIA servono proprio a tale scopo. Non si tratta di distruggere o indebolire questi organismi statali (come il Dipartimento dell'Istruzione o l'USAID). Trump vuole trasformarli - altra caratteristica dei sistemi oligarchici e autoritari - nei suoi personali strumenti di potere. Lo Stato di diritto del capitalismo si trova praticamente sull'orlo del collasso. La forma, senza soggetto, di governo capitalistico, mediato dall'apparato statale e giudiziario, così come viene attuato dall'FBI e dalla CIA in patria e all'estero, sta perciò degenerando in una potenziale preda per quelli che sono degli interessi particolari. Chi sarà l'oligarca che vincerà le prossime “elezioni” spendendo miliardi per far prevalere i propri interessi attraverso l'FBI e la CIA? È questo il futuro che minaccia gli Stati Uniti se Trump riuscirà a conquistare lo “Stato profondo”. La soppressione di qualsiasi movimento di opposizione da parte dell'apparato repressivo degli Stati Uniti, altamente addestrato e militarizzato, potrebbe avvenire quasi senza soluzione di continuità, a prescindere dallo Stato di diritto. Quella che Trump sta pianificando, è un'epurazione completa dell'FBI, nella quale i funzionari dell'FBI che hanno indagato su Trump e sui suoi sostenitori figurano nella lista dei cattivi. La “Cancel Culture” della destra mette nel mirino tutti coloro che possono apparire sleali. Anche in questo caso, formalmente si parla di “tagli[*22], di cui sono già stati vittime sei dirigenti dell'FBI [*23]. Secondo i media statunitensi [*24], le epurazioni potrebbero riguardare “centinaia, se non migliaia” di agenti. Ogni investigatore dell'FBI coinvolto nelle indagini successive al tentato colpo di Stato di Trump del gennaio 2021 è di fatto a rischio. Nel frattempo, gli agenti dell'FBI si sono addirittura rivolti al tribunale chiedendo un'ordinanza d'urgenza che neghi all'amministrazione Trump l'accesso alle loro identità [*25]. Per quanto riguarda la CIA, invece, che con Trump ha dei rapporti tesi a causa della sua predilezione per i despoti, sono state inviate le solite email minacciose con proposte di licenziamento, valide per tutto il personale della CIA, senza alcuna eccezione [*26]. Un portavoce della famigerata agenzia di Intelligence ha spiegato che tale approccio era finalizzato ad allineare la CIA agli obiettivi della nuova amministrazione. Già nel novembre 2024, gli addetti ai lavori della CIA avevano segnalato che Trump voleva politicizzare il servizio di intelligence e trasformarlo in “un'arma” personale da usare illegalmente contro i suoi oppositori politici [*27]. L'impero di Musk risulta essere già strettamente intrecciato con l'apparato statale statunitense, ad esempio per quanto riguarda i programmi spaziali e i servizi di Intelligence [*28].

Una Guantanamo per i Migranti
Questa campagna di Trump, che, secondo la tradizione fascista, intende minare la separazione dei poteri e tutti i controlli e gli equilibri alla base del sistema politico statunitense, avviene in un contesto di deportazioni estese dei migranti, da parte della nuova amministrazione. Alla fine di gennaio, l'Immigration and Customs Enforcement (ICE) degli Stati Uniti, ha ricevuto istruzioni per realizzare un numero di arresti giornalieri compreso tra 1.200 e 1.500 migranti “illegali[*29]. Paesi come la Colombia, che si sono rifiutati di concedere i permessi di atterraggio per i voli di deportazione dagli Stati Uniti, sono stati minacciati di sanzioni da parte Washington, e sono stati messi in riga. Lo stesso vale per il Messico, che ha dispiegato circa 10.000 soldati al confine, per renderlo sicuro dopo le sanzioni globali degli Stati Uniti, ora sospese da Trump per un mese. Anche l'amministrazione Trump sta dispiegando unità dell'esercito e dei marines al suo confine meridionale [*30]. La caccia ai migranti da parte dell'ICE, sostenuta da ampi segmenti della popolazione statunitense [*31], si sta rivelando come un successo... eccessivo [*32]: all'inizio di febbraio, talvolta, i migranti internati hanno dovuto essere rilasciati perché i centri di detenzione erano sovraffollati [*33]. Ma l'amministrazione Trump sembra aver trovato una soluzione anche a questo. La famigerata base militare di Guantanamo, che è servita da centro di detenzione e tortura per i terroristi islamici durante la “guerra al terrore”, verrà trasformata in un campo di concentramento per tutti quei migranti detenuti dall'ICE che non possono essere semplicemente espulsi. Si prevede che questo campo avrà una capacità che arriverà fino a 30.000 persone [*34].

 

- Tomasz Konicz [***] - Pubblicato il 6 Febbraio 2025 su Tomasz Konicz. Wertkritik, Krise, Antifa -

*** NOTA: Il lavoro giornalistico di Tomasz Konicz è finanziato in gran parte grazie a donazioni. Se vi piacciono i suoi testi, siete invitati a contribuire - sia tramite Patreon che con un bonifico bancario diretto, dopo una richiesta via e-mail:  https://www.patreon.com/user?u=57464083 .

NOTE

1 https://www.nytimes.com/2025/01/25/us/politics/trump-immigration-climate-dei-policies.html

2 https://www.nbcnews.com/health/health-news/federal-health-workers-terrified-dei-website-publishes-list-targets-rcna190711

3 La Casa Bianca ha spiegato che Musk è un “dipendente governativo speciale”: https://www.golem.de/news/doge-weisses-haus-aeussert-sich-zu-elon-musk-2502-193042.html

4 https://www.nytimes.com/2025/01/31/us/politics/federal-workers-opm.html

5 https://eu.usatoday.com/story/news/politics/2025/02/04/trump-buyout-offer-federal-workers-deadline/78208851007/

6 https://www.counterpunch.org/2025/02/04/usaid-marxists-once-again-elon-musk-again-displays-his-invincible-ignorance/

7 https://time.com/7212938/trump-administration-pulling-almost-all-usaid-workers-off-job-worldwide/

8 https://www.nytimes.com/2025/02/03/us/politics/usaid-trump-musk.html

9 https://www.nytimes.com/2025/02/03/us/politics/democracy-human-rights-fired.html

10 https://www.msn.com/en-us/news/us/trump-administration-to-take-steps-to-defund-education-department/ar-AA1ylYd4

11 https://www.nytimes.com/2025/02/04/us/trump-executive-orders-universities.html

12 https://slate.com/news-and-politics/2025/02/elon-musk-us-aid-social-security-data-heist-trump.html

13 https://www.independent.co.uk/news/world/americas/us-politics/elon-musk-doge-treasury-payments-b2691375.html

14 https://www.msn.com/en-us/money/companies/elon-musks-attempt-to-control-the-treasury-payment-system-is-incredibly-dangerous/ar-AA1yka77

15 https://www.konicz.info/2014/12/05/oligarchie-und-staatszerfall/

16 https://www.politico.com/news/2025/02/03/unions-sue-block-musk-treasury-payment-00202243

17 https://www.konicz.info/2021/12/25/amerikas-justizkrieg/

18 https://francosenia.blogspot.com/2025/01/il-volo-nellabisso.html

19 https://www.nbcnews.com/politics/joe-biden/senate-confirms-bidens-235th-judge-beating-trumps-record-rcna182832

20 https://www.uspresidentialelectionnews.com/2024/11/donald-trumps-10-point-plan-to-dismantle-the-deep-state-revisited/

21 https://www.konicz.info/2019/02/11/ich-will-wo-es-ist/

22 https://www.yahoo.com/news/fbi-launches-wide-ranging-round-202334950.html

23 https://edition.cnn.com/2025/01/30/politics/senior-fbi-leaders-demoted-wray/index.html

24 https://www.theatlantic.com/politics/archive/2025/01/trump-fbi-revenge-firings/681538/

25 https://www.nytimes.com/2025/02/04/us/politics/fbi-names-trump-jan-6-lawsuit.html

26 https://www.msn.com/en-ca/money/topstories/cia-offers-buyouts-to-entire-workforce-to-align-with-trump-priorities-sources-say/ar-AA1ytjkq

27 https://www.nbcnews.com/politics/national-security/former-cia-officials-worry-trump-politicize-weaponize-intelligence-age-rcna179024

28 https://www.yahoo.com/news/retired-general-no-idea-got-222433140.html

29 https://www.forbes.com/sites/saradorn/2025/02/04/everything-to-know-about-trumps-mass-deportation-plans-first-flights-to-guantnamo-bay-underway-white-house-says/

30 https://taskandpurpose.com/news/army-marines-southern-border/

31 https://abcnews.go.com/538/americans-support-trumps-mass-deportations/story?id=118194123

32 https://www.pbs.org/newshour/show/fear-spreads-in-immigrant-communities-as-raids-and-deportations-escalate

33 https://www.cbsnews.com/news/ice-releases-some-migrant-detainees-detention-facilities-reach-109-percent-capacity/

34 https://www.pbs.org/newshour/politics/trump-wants-to-hold-up-to-30000-detained-migrants-at-guantanamo-bay-heres-what-to-know

venerdì 7 febbraio 2025

Le compagnerie nella crisi…

La crisi del soggetto al tempo del tardo-capitalismo
- di "Comunismo Gotico" -

Il capitalismo, non solo ha trasformato la produzione e l'economia, ma ha anche riconfigurato la soggettività in quella che è la sua dimensione più intima. Oggi, le identità politiche tradizionali si stanno dissolvendo, e nel momento in cui la possibilità stessa di un orizzonte comunista appare come intrappolata nella macchina del capitale, anche i movimenti sociali si frammentano. In larga misura, la crisi del capitalismo appare nella sua forma di una crisi del soggetto. In questo saggio, quel che viene esplorato, è il modo in cui diversi pensatori – Roland Simon, Maurice Blanchot, Cynthia Cruz, Jodi Dean e Mark Fisher – hanno affrontato da prospettive diverse un simile problema. A partire dalla rabbia della rivolta per arrivare alla malinconia di classe, e dalla "compagneria" [*] vista come forma politica per arrivare a un desiderio oramai catturato nella rete del realismo capitalistico, può essere tracciata quella che rappresenta una mappa della soggettività contemporanea ormai in rovina. Non si tratta solo di descrivere la crisi, quanto piuttosto di riuscire a chiedersi se sia ancora possibile una soggettività comunista che sfugga alla cattura capitalistica. Come possiamo riuscire a desiderare qualcosa che il capitale non possa neutralizzare? Come fare a sostenere la rivolta, senza che essa si dissolva nella sua stessa propria immediatezza? Come costruire una comunità senza ricadere nella nostalgia di una classe che ormai non esiste più? Questo testo non offre delle risposte definitive, ma delle tracce per ragionare circa la soggettività nella fuga, su qualcosa che ancora non esiste ma che si potrebbe delineare a partire dalla possibilità di un altro desiderio, di un'altra lealtà, di un'altra rivolta.

Dal sentimento alla rivolta: comunismo e soggettività in rovina
«Quando le statistiche penetrano nelle masse, il sentimento finisce per essere una forza materiale.» (Anonimo, citato da Roland Simon). Il capitalismo ha privato la politica di ogni e qualsiasi orizzonte, lasciando così dietro di sé un mondo nel quale le rivolte scoppiano per poi scomparire senza poter coagularsi in dei progetti. Quella che una volta era la lotta di classe, oggi si decompone in affetti che si disperdono: la rabbia nelle rivolte, la nostalgia nella malinconia di classe, la lealtà nella compagneria comunista, il desiderio nella sua acquisizione capitalistica. È su questo terreno devastato che pensare alla soggettività significa pensare alla rivolta, ma significa anche pensare al suo fallimento.

I. Rabbia informe: Roland Simon e la rivolta spontanea   
Le rivolte del 2023 in Francia non sono state una risposta alle statistiche o delle analisi razionali; sono state l'esplosione di un sentimento accumulato. Roland Simon, ci mostra come la rivolta sia solo una soggettivazione passeggera: i giovani dei quartieri popolari, condannati al nulla, trovano nel fuoco e nel saccheggio l'unico modo per  poter inscriversi nel mondo. Ma la rivolta non lascia strutture, rimane solo cenere. Costituisce solo un istante di negazione, senza affermazione. Nel dire questo egli si avvicina a Maurice Blanchot: la rivolta - analogamente a come, nel suo pensiero, lo è  l'amicizia - costituisce un'esperienza limite, essa instaura un legame senza proprietà, e rappresenta una negazione dell'ordine dato, senza che vi sia alcuna promessa di una comunità stabile. La sua forza sta nella lontananza, nella sua impossibilità a essere domata. Ma anche nella sua evanescenza: cosa rimane quando il fuoco si spegne?   
II. Lutto senza oggetto: Cynthia Cruz e la malinconia di classe   
Quando la rivolta non avviene, ciò che rimane è la malinconia. Cynthia Cruz descrive la nostalgia della classe operaia come un lutto irrisolto. Chi fugge dalla precarietà quel che trova è solo il vuoto; non c'è alcun posto a cui tornare, né un luogo dove adattarsi. L'identità di classe - un tempo sostenuta dalle istituzioni e dai discorsi - è ora uno spettro. La rivolta di Simon e la malinconia di Cruz, sono le due facce di un unico e medesimo processo: la prima è la negazione immediata, la seconda è il lutto per ciò che è stato perduto. Entrambe nascono dalla stessa crisi: la dissoluzione del proletariato in quanto soggetto politico. Se la rivolta è puro presente e la malinconia è puro passato, allora, quale forma potrebbe assumere il futuro?   
III. La compagneria come forma dell'impossibile: Jodi Dean
Jodi Dean cerca di ricostruire quel futuro nella figura del compagno. Se la classe si è dissolta in quanto identità stabile, il comunismo non può più dipendere dai legami affettivi personali, o dalla rivolta spontanea; quello di cui c'è bisogno, è una fedeltà che non dipenda dalla vicinanza o dal riconoscimento immediato. La compagneria non è amicizia, né famiglia, né tribù: è impegno nella lotta, anche quando l'altro è un estraneo. Ma ecco che qui sorge la domanda chiave: come sostenere la compagneria nel momento in cui il desiderio stesso è stato oramai catturato dal capitale?   
IV. Desiderio e cattura: Mark Fisher e l'impossibilità di un fuori   
Mark Fisher, ci dice che il capitalismo non organizza solamente la produzione, ma anche il desiderio. Il suo realismo capitalista non ha bisogno di reprimerci: ci dà esattamente quello che vogliamo, ma ce lo dà alle sue condizioni. Anche la rivolta, se non riesce a rompere tale logica, viene riassorbita, come spettacolo o come merce. La malinconia di Cruz, la “compagneria” di Dean e la rivolta di Simon possono essere tutte lette attraverso Fisher, vedendole come se fossero i sintomi di un desiderio intrappolato. Non c'è rivolta che non venga neutralizzata, non c'è comunità che non sia dissolta, non c'è identità che non finisca per essere altro che una merce. Per Fisher, il problema del comunismo è un problema di desiderio: non basta organizzarsi, bisogna trovare il modo di desiderare al di fuori dei limiti che ci vengono imposti dal capitale.   
V. Blanchot e l'impossibilità della comunità     
Se la rivolta è un istante di affermazione nel vuoto e la malinconia di classe è un lutto senza oggetto, Maurice Blanchot viene a offrirci una terza forma di soggettività in crisi: la comunità impossibile. Per Blanchot la comunità non è un insieme di individui che condividono qualcosa di stabile, ma costituisce piuttosto una relazione che si mantiene a distanza, che esiste nell'impossibilità di appropriarsi uno dell'altro. L'amicizia, nel suo pensiero, non è un'unione, ma una separazione riconosciuta. Questa idea ci consente di leggere la rivolta di Simon e la malinconia di Cruz sotto un'altra prospettiva. La rivolta fallisce dal momento che essa cerca di affermare una presenza che può esistere solo nella negazione. La malinconia è lutto per una comunità che non è mai stata del tutto possibile. La compagneria di Jodi Dean è presentata come un'alternativa a questa impossibilità, ma se non è articolata con un desiderio post-capitalista, essa rischia di diventare una struttura senz'anima. È proprio su questo punto che Blanchot ci offre una chiave di lettura: e se la soggettività comunista, anziché essere un'identità o un'appartenenza, fosse proprio l'esperienza dell'impossibile? Dal momento che il comunismo non può più tornare a essere la struttura chiusa della classe operaia organizzata, né la spontaneità della rivolta senza leader, né la nostalgia di un passato perduto, allora forse andrebbe pensato nella forma di una comunità che esiste nella fuga, in quello che è il movimento stesso di tutto ciò che non potrà mai essere del tutto catturato.
VI. La soggettività comunista, una forma in fuga     
La crisi del capitalismo consiste, in larga misura, in una crisi del soggetto. La rivolta senza un progetto, l'amicizia senza comunità, la malinconia senza appartenenza, la compagneria senza desiderio e il desiderio senza che esso abbia un orizzonte politico, sono tutti frammenti di quella che appare essere come una soggettività spezzata che è incapace di articolarsi in una sua totalità coerente. Tra la rabbia e la malinconia, tra la rivolta e la sua sottomissione, il comunismo non appare come se fosse uno spazio, ma piuttosto come una forma in fuga: né la classe operaia come identità fissa, né la spontaneità della rivolta, né la nostalgia di un passato perduto. Ma una soggettività che ancora non esiste, e che si delinea a partire dalla possibilità di un altro desiderio, di un'altra appartenenza, di un'altra rivolta. La questione, è che il capitalismo ha imparato ad assorbire ogni tentativo di rottura, e la domanda che rimane aperta è se sia ancora possibile una forma di soggettività comunista che riesca a sfuggire a una simile cattura.

- "Comunismo Gotico" - Pubblicato il 3/2/2025 -

NOTA: [*] - Rispetto al termine "cameratismo", che "in italiano" rimanda ad antipatiche suggestioni, ho preferito usare piuttosto "Compagneria", termine che - se non so se da lui inventato - è stato reso reso consueto dal mio amico @Oreste Scalzone.

giovedì 6 febbraio 2025

Addestratori, Cani e Cavalli

Sempre nel "De genio Socratis" - ben dopo il passo in cui si parla del daimon di Socrate come se si trattasse di uno starnuto - vediamo un altro personaggio ricordarci quello che un oracolo avrebbe detto al padre di Socrate quando il figlio era ancora un bambino (20, 589, E): avrebbe dovuto lasciargli fare tutto ciò che voleva, senza mai limitare, né guidare, i suoi impulsi, garantendogli la piena libertà; dal momento che il ragazzo aveva già, in sé, una guida che era migliore di quanto potesse essere qualsiasi insegnante o pedagogo.
Poi, vediamo anche un altro personaggio il quale - ampliando la questione (24, 594, B) - ipotizza il modo in cui siano gli dèi a scegliere quelli che sono i migliori tra noi, e lo fanno allo stesso modo in cui un addestratore sceglie un cavallo da un gruppo di cavalli; i prescelti ricevono messaggi per mezzo di simboli incomprensibili al resto del branco. In maniera assai simile a quella in cui, per esempio, mentre la maggior parte dei cani non capisce il richiamo dell'addestratore, vediamo subito come il cane prescelto sappia obbedire a un certo fischio. «Ho l'impressione che anche Omero conoscesse una tale differenza», dice il personaggio di Plutarco, citando il verso in cui: «Eleno, caro figlio di Priamo, comprese in sé la decisione che piaceva agli dèi nel loro consiglio» (Iliade, VII, 44-45).

fonte: Um túnel no fim da luz

mercoledì 5 febbraio 2025

«Perché non ve ne tornate a casa ora che la guerra è finita?»…

A volte emerge un libro così originale, così maturo e senza tempo da farci pensare di aver scoperto un classico. Questa è l’opera prima dell’autore di Le transizioni e Gli invisibili, un esordio che ha sorpreso i lettori e la critica. «Il romanzo surreale e sorprendente di Statovci suggerisce che dobbiamo sempre guardarci allo specchio, e che l’amore e l’identità hanno molti riflessi, molti destini, molti linguaggi. A volte uno specchio rotto riflette qualcosa di più vero, così come l’amore che cerca di ricomporlo, attingendo ai luoghi più profondi» (The New Yorker). Negli anni Ottanta, in un villaggio della Jugoslavia, Emine è una giovane donna che spesso si scontra con le idee del mondo attorno a sé e con un padre severo e superstizioso. Per un capriccio, un uomo che conosce appena le chiede la mano, e lei in quel matrimonio intravede la possibilità di un cambiamento. Quando i Balcani in guerra si sgretolano, la famiglia fugge in Finlandia e la vita nel nuovo paese è dominata dalla paura e dalla vergogna. Accanto a lei, il figlio Bekim cresce in una terra dove a chi viene da fuori si comanda di accontentarsi di poco e di essere grati. Il ragazzo rischia di diventare un emarginato sociale, è un immigrato ed è gay, in un paese sospettoso verso gli stranieri fino alla violenza. Quando gli chiedono il suo nome, spesso ne inventa uno. A volte finge di essere russo. I duri del posto gli sputano in faccia. È ossessionato dalla pulizia e distaccato non solo dai suoi compagni di scuola ma anche dalla madre, che a sua volta è alla ricerca di una identità e di un futuro diversi. A parte incontri occasionali, l’unico compagno di Bekim è un enorme serpente, un boa che lascia vagare liberamente per l’appartamento. Poi, una notte in un gay bar, il giovane incontra un gatto come nessun altro. Questa creatura parlante, capricciosa, affascinante e manipolatrice lo guiderà in un viaggio sconvolgente nel passato, verso il Kosovo e i suoi demoni, per dare un senso alla storia magica e crudele della sua famiglia. Il primo romanzo di Pajtim Statovci è una continua sorpresa: un serpente letale, un gatto sprezzante e sexy; incontri online e matrimoni balcanici; il caos surreale del l’identità; le cose che cambiano quando cambia il nostro mondo, quelle che invece non cambiano mai; il catastrofico antagonismo tra padri e figli; l’attonito sentimento dell’amore. Statovci è uno scrittore di singolare originalità e potenza, e in questo suo esordio abbraccia la complessità del nostro mondo creando un’opera letteraria che possiede la forza di un classico del futuro.

(dal risvolto di copertina di: Pajtim Statovci, “Il mio gatto Jugoslavia” (trad. di Nicola Rainò). Sellerio, pp. 304, € 17)

Per chi viene dal Kosovo vergognarsi è il minimo
- di Federica Manzon -

Per amare una casa occorre che sia fuori dalla nostra portata, scriveva lo scrittore bosniaco Alexandar Hemon da Chicago. Una verità inevitabile per molti autori balcanici, basti pensare allo jugoslavo Danilo Kiš, che trascorse gran parte della vita a Parigi continuando a scrivere pagine immortali sulla Voivodina che si era lasciato alle spalle; o Ismail Kadaré, forse il più grande scrittore albanese, che pur vivendo metà del tempo lontano da Tirana non ha mai smesso di raccontarla. Come se la geografia in cui siamo nati lasciasse su di noi una traccia più forte di qualsiasi nuova appartenenza. È senza dubbio così per Pajtim Statovci, autore nato in Kosovo nel 1990 e cresciuto in Finlandia, dove è arrivato quando aveva solo due anni, scappando con la sua famiglia dalla guerra. Statovci è conosciuto in Italia per il folgorante Le transizioni, pubblicato da Sellerio qualche anno fa, un romanzo che l’ha subito imposto come una delle voci più interessanti della nuova letteratura europea. Impressione confermata con il successivo Gli invisibili. Due romanzi che narrano le vite di giovani uomini sradicati - dall’Albania o dalla Serbia, dal Kosovo - in fuga verso altri paesi d’Europa dove sognano di poter essere se stessi senza nascondersi, di amare chi vogliono senza menzogne. Statovci ha la straordinaria capacità di far sì che la Storia si specchi nei destini individuali. Le sue pagine illuminano con lancinante dolcezza le fragilità, la rabbia e la malinconia di vite marginali e al contempo le proiettano in un universo più grande, che tiene insieme le ceneri del Novecento e le speranze, i tradimenti della nuova Europa. Fa questo fin dal suo esordio, "Il mio gatto Jugoslavia", recentemente pubblicato da Sellerio nella traduzione di Nicola Rainò. Qui il racconto procede su due piani: gli anni Ottanta in un villaggio del Kosovo jugoslavo dove Emine sogna la felicità e l’amore, ma si scontra con le idee conservatrici di un padre che la fa sposare a un ragazzo che ne ha chiesto la mano per il capriccio di averla incontrata una volta per strada; e gli anni Duemila dove suo figlio Bekim rischia di diventare un emarginato, perché gay e perché figlio di immigrati, nella Finlandia che guarda ai kosovari con poca simpatia: «perché non ve ne tornate a casa ora che la guerra è finita?». «Il finale di una storia non e` mai interessante come i dettagli dell’inizio», ci mette in guardia Statovci. E lui ci racconta gli inizi. Della guerra nei Balcani, quando, mentre in molti cominciavano a sentire la nostalgia di Tito, le strade si riempirono di carri armati e militari, e in Kosovo si iniziarono «ad allontanare gli albanesi dai posti di lavoro, dagli ospedali e dai corpi di polizia, e nelle scuole non si poté più studiare in albanese». E gli inizi del giovane Bajram in Finlandia, dove se gli chiedono come si chiama, lui risponde Michael o Jon, per evitare la seconda domanda: da dove vieni? E se proprio continuano a indagare, dichiara di essere originario della Bulgaria o della Russia, di un posto qualunque, purché non desti nella mente un’immagine legata al Kosovo, «perché erano tutte immagini negative». In questo romanzo la voce della madre e del figlio si rincorrono, alle volte pare di confonderle per quanto si somigliano (questo forse il solo tratto che dice uno Statovci non completamente maturo), e ci mostrano una donna che ha «sognato così tanto, fino a piangere per quello che immaginava», e un ragazzo che conosce come primo sentimento la vergogna, per tutto quello che lui e la sua famiglia sono. Entrambi fanno i conti con il clima politico e sociale dei paesi in cui crescono. L’autore ne dà un ritratto che rompe ogni stereotipo e ci consegna una verità che non possiamo ignorare: gli ultimi anni del Novecento furono quelli in cui, nel cuore dell’Europa, le donne pagarono lo scotto più duro per le insicurezze e le ambizioni degli uomini; i primi anni del nuovo Millennio hanno visto crollare davanti ai flussi migratori l’ideale di tolleranza e accoglienza su cui era stata fondata l’Unione Europea. Ma non sono solo i temi a fare di Pajtim Statovci uno dei più interessanti scrittori della nuova generazione, ma anche il modo in cui dialoga con la tradizione letteraria. Il suo gatto jugoslavo, che tanto ricorda il Behemoth di Bulgakov, e il serpente che Bekim sogna e poi si porta a casa sono, nella storia della letteratura e delle religioni, manifestazioni che accompagnano il Diavolo. Statovci ne fa un uso dirompente perché si serve di questi due animali per mostrarci che il Male spesso non sta in coloro che per definizioni sono considerati compagnie diaboliche, ma altrove: nella migliore società europea che guarda con disgusto a tutti coloro da cui si aspetta il peggio, siano essi serpenti, gatti neri o migranti senza patria.

- Federica Manzon  - Pubblicato su TuttoLibri del 4/5/2024 -

lunedì 3 febbraio 2025

La “normalità”… non è naturale !!

 

L'impero della normalità – un manifesto marxista neuro-divergente

In "Empire of Normality", Robert Chapman propone una critica incisiva del capitalismo dal punto di vista della neuro-diversità, elaborando un quadro teorico che integra l'analisi marxista e le politiche dell'inclusione neuro-divergente. Questo libro, pubblicato nel 2023, si posiziona come un contributo essenziale per comprendere come le nozioni di normalità e produttività siano profondamente intrecciate con le logiche del capitalismo avanzato.

La neuro-diversità come lente critica
Chapman usa la neuro-diversità come prisma per reinterpretare sia la storia che le dinamiche contemporanee del capitalismo. Definisce la neuro-diversità come un approccio che sfida l'idea di un cervello "normale", proponendo come le differenze cognitive, lungi dall'essere anomalie, siano parte integrante della diversità umana. L'autore sostiene che il capitalismo non solo ha intensificato le disuguaglianze economiche, ma ha anche creato degli standard sempre più restrittivi relativamente a ciò che viene considerato funzionale, o prezioso, a livello neurologico. Attraverso quello che Chapman chiama "il paradigma della patologia", il capitalismo classifica e medicalizza la divergenza neuro-cognitiva per poi giustificarne così l'esclusione o lo sfruttamento.

Storia della normalità e paradigma della patologia
Uno degli aspetti più affascinanti del libro risiede nel come Chapman ripercorra la genealogia del concetto di normalità, dalle sue origini nel pensiero cartesiano fino al suo consolidamento nell'Ottocento, con figure come Francis Galton, pioniere dell'eugenetica. Secondo Chapman, l'idea di normalità, non è una nozione naturale o universale, bensì un costrutto sociale legato all'ascesa del capitalismo industriale, il quale richiedeva un tipo specifico di lavoratore: omogeneo, efficiente e prevedibile. Chapman sottolinea il fatto che questa concezione della normalità è stata strumentalizzata per poter classificare le persone in base alla loro utilità all'interno del sistema produttivo, perpetuando gerarchie di classe, razza e genere. Questo processo è poi culminato in quello che l'autore chiama "l'Impero della Normalità"; un apparato di potere che include pratiche mediche, scientifiche e burocratiche tutte volte a far rispettare le norme neuro-normative.

Neurodiversità e capitalismo: una relazione conflittuale
Chapman identifica nel capitalismo una contraddizione fondamentale: sebbene questo sistema abbia bisogno della diversità cognitiva per poter innovare e crescere, allo stesso tempo la limita, attraverso rigidi standard di normalità. Ciò crea quello che l'autore chiama «un doppio legame neuro-normativo», nel quale le persone neuro-divergenti vengono contemporaneamente sfruttate, per la loro creatività, ed escluse, per la loro differenza. L'autore collega tale contraddizione all'aumento dei tassi di ansia, di depressione e di tutte le altre forme di alienazione mentale che vediamo nelle società capitalistiche avanzate. Per Chapman, tutte queste condizioni non sono semplicemente il risultato di predisposizioni individuali, ma piuttosto sintomi strutturali di un sistema il quale privilegia la produttività rispetto al benessere umano.

Limiti dell'approccio liberale
Chapman critica anche il quadro liberale, basato sui diritti, che domina l'attivismo neuro-divergente di oggi. Pur riconoscendo i progressi compiuti in termini di rappresentazione e di accessibilità, sostiene però che questi approcci non mettono in discussione le radici strutturali dell'oppressione neuro-divergente. Invece, Chapman sostiene una politica più radicale che situa la lotta per la neuro-diversità all'interno di un più ampio progetto anticapitalista. L'autore è particolarmente critico nei confronti della cooptazione del movimento da parte del capitalismo, che trasforma la diversità neuro-cognitiva in una risorsa sfruttabile. Questo fenomeno, che Chapman chiama "neuro-thatcherismo", illustra come anche i tentativi di resistere al sistema possano essere sussunti all'interno della sua logica.

Una visione marxista neuro-divergente
Al centro del libro, c'è la proposta di un marxismo neuro-divergente, che combina l'analisi materialista di Marx con la critica contemporanea della neuro-diversità. Chapman sostiene che l'oppressione neuro-divergente non può essere compresa al di fuori del contesto del capitalismo e delle sue contraddizioni intrinseche. Propone inoltre che la liberazione neuro-divergente richieda non solo un cambiamento negli atteggiamenti culturali, ma anche una trasformazione sistemica del modo di produzione. "Empire of Normality", è un libro audace e profondamente originale che ci invita a ripensare le fondamenta stesse delle nostre società moderne. Ponendo la neuro-diversità al centro della sua analisi, Chapman non solo offre una forte critica del capitalismo, ma indica anche la strada per una politica veramente inclusiva ed emancipatrice. Questo testo è un must per chiunque sia interessato all'intersezione tra teoria critica, neuro-diversità e giustizia sociale. Il suo approccio interdisciplinare e l'appello a una politica radicale fanno di questo libro un contributo vitale all'immaginazione di un futuro più giusto e diversificato.

- Robert Chapman, "Empire of Normality: Neurodiversity and Capitalism". Pluto Press. 2023 -

fonte: comunismo gotico

domenica 2 febbraio 2025

«Se non vai a votare, due uomini potrebbero adottare tuo figlio» !!!

 

Anti-Feminist International, una radiografia
- Perché la crociata contro il dissenso sessuale è fondamentale per il progetto politico dell'ultradestra globale? Come costruisce alleanze e si infiltra anche nelle organizzazioni per i diritti umani? Quale può essere la risposta della sinistra, finora inerte?
di Núria Alabao, presso CTXT

Le guerre di genere sono diventate globalizzate e sono guidate da un potente movimento sociale, politico e religioso transnazionale. Per "guerre di genere" ci riferiamo qui a conflitti politici e culturali che si concentrano su questioni di genere e sessualità – questioni come i diritti sessuali e riproduttivi, i diritti del dissenso sessuale, l'educazione sessuale o la violenza di genere, tra gli altri. Naturalmente, queste battaglie non sono semplici cortine fumogene, ma inerenti alla lotta per il potere e agli interessi dei progetti politici che le guidano, e che sono in ultima analisi funzionali a una rilegittimazione delle gerarchie di classe, di genere e di razza. Una nuova ondata di attivismo ultraconservatore globale ha stabilito il "genere" come un fronte di battaglia definitivo. Il movimento "anti-gender" è abbastanza flessibile da incorporare una varietà di obiettivi, ma abbastanza coerente da essere un movimento e non solo una serie di campagne non correlate. Anche se in molti luoghi può vestirsi con l'abito dell'opposizione al neoliberismo, mentre in altri può abbracciarlo pienamente.

Chi sono gli attori che si coordinano?
Gli attori internazionali che guidano queste guerre di genere sono molto diversi. Da un lato, le istituzioni religiose hanno un ruolo di primo piano. La destra cristiana internazionale è in realtà la più produttiva quando si tratta di mobilitazione delle risorse, delle sue reti organizzative, della costruzione dell'identità e della produzione culturale del movimento. In questo senso, gli attori religiosi funzionano pienamente come qualsiasi altra organizzazione politica. Qui possiamo includere chiese e clero, comunità laiche di attivisti, così come centri di ricerca, università e ONG transnazionali che affermano di essere basate sulla fede. L'universalismo sostenuto dall'identificazione collettiva cristiana si è dimostrato una risorsa utile per la trans-nazionalizzazione. La Chiesa cattolica, ad esempio, ha una grande influenza in varie aree del globo grazie alla sua struttura centralizzata, sebbene abbia anche le sue organizzazioni che vanno oltre il livello nazionale – e che sono religiose e laiche: Opus Dei, Kikos, Legionari di Cristo, organizzazioni anti-aborto, le stesse reti universitarie, ecc. Le Chiese ortodosse dell'Europa dell'Est, basano la loro influenza politica e sociale fondamentalmente sul loro stretto rapporto con gli Stati – dove governa l'ultradestra – cosa molto evidente nel patriarcato di Mosca. Negli ultimi decenni abbiamo assistito anche alla crescita del potere degli evangelici, soprattutto degli americani – con forti legami politici con la destra repubblicana e importanti risorse economiche – come è accaduto di recente nelle elezioni americane con il loro sostegno a Trump. In effetti, questo candidato ha più volte dimostrato di essere un maestro per andare per la tangente quando gli è stato chiesto della sua posizione sull'aborto, temendo che possa sottrarre voti in un paese che, nonostante tutto, è in modo schiacciante a favore di questo diritto, soprattutto le donne. Tuttavia, ha dovuto smettere di fare scherzi e prendere i suoi impegni con i suoi finanziatori evangelici, che mobilitano anche molti voti, così ha finito per chiarire che si oppone alle leggi più permissive sull'aborto, con argomenti come quello secondo cui in alcuni Stati democratici addirittura «il bambino può essere giustiziato dopo la nascita». La destra cristiana americana ha anche una potente capacità di azione in Europa, come abbiamo notato in un precedente articolo. Queste organizzazioni statunitensi ben finanziate – come ADF International o ACLJ – portano avanti campagne legali e di lobbying nell'UE con l'obiettivo di influenzare la legislazione sui diritti delle donne e sul dissenso sessuale. Gli evangelici, in particolare una parte significativa del neo-pentecostalismo, hanno un'influenza crescente in America Latina, dove intervengono attivamente nella politica istituzionale, cercano di rimuovere e sostituire i presidenti, o sostengono direttamente alcuni candidati come è successo con Jair Bolsonaro in Brasile. Altri attori rilevanti sono i politici ultraconservatori e di estrema destra, che sono molto diversi tra loro, ma che a volte cooperano a livello internazionale per rafforzare alcuni blocchi di potere. Spesso i loro interessi non convergono, le loro differenze sono acuite dal nazionalismo che hanno come bandiera, ma riescono a raggrupparsi più facilmente quando parlano di questioni di genere, che sembra essere il "collante" definitivo. Le questioni di genere sono, infatti, lo spazio principale per il coordinamento discorsivo e materiale di questa pluralità di agenti. Nei testi che producono o nelle dichiarazioni di politici e membri di diverse chiese, si può percepire una somiglianza radicale in termini di linguaggio, simboli e narrazioni. Ci sono autori che usano il concetto di "coalizione discorsiva" per analizzare queste forme di articolazione politica, in cui attori con punti di vista ideologici, filosofici e religiosi disparati possono comunicare e produrre interventi significativi se condividono determinate narrazioni. Questa è la funzione principale di concetti come "ideologia di genere", "difesa della famiglia naturale" o "valori tradizionali". Bisogna ricordare che si tratta di nazionalisti che non sempre sono dalla stessa parte nei fronti internazionali in discussione. Ad esempio, nel Parlamento europeo ci sono due gruppi diversi che riuniscono l'estrema destra e a volte si scontrano tra loro. Un altro caso: il conflitto bellico in Ucraina. Dopo l'invasione russa, gli Stati Uniti e l'Europa si sono trovati in prima linea nella battaglia contro la Russia quando, fino a quella guerra, c'era una forte alleanza di interessi tra gli evangelici americani e gli uomini d'affari russi ortodossi. Qualcosa di simile accade con la religione: l'internazionale reazionaria ha prodotto alleanze inaspettate tra le religioni, non solo all'interno del cristianesimo stesso – cattolico, ortodosso o neo-pentecostale – ma anche stabilendo accordi contingenti con l'Islam, aggirando in punta di piedi la contraddizione che molti dei partiti europei di estrema destra hanno proposte chiaramente islamofobe.

Cronologia di un intervento globale
Le guerre di genere non sono un fenomeno nuovo. Sebbene ci siano precedenti precedenti, è stato a partire dagli anni '70 negli Stati Uniti che hanno iniziato ad essere utilizzati in modo simile a quello attuale con l'ascesa di quella che è stata chiamata la Nuova Destra, che ha sostenuto Ronald Reagan. Tuttavia, la sua dimensione transnazionale non è decollata fino alla metà degli anni '90. L'inizio del millennio ha visto la progressiva crescita dell'articolazione di una vasta rete internazionale di attori che ha avuto origine come forma di reazione contro il movimento per i diritti delle donne. Questo è accaduto dagli anni '90 in poi, quando le organizzazioni internazionali, come l'ONU, si sono impegnate nella promozione dei diritti sessuali e riproduttivi. Da allora, c'è stata una spinta progressiva da parte delle organizzazioni anti-diritti in queste sedi internazionali per i diritti umani che hanno dato la priorità all'accreditamento come fonti consultive ufficiali per aumentare le loro possibilità di intervento. Mentre ogni movimento nazionale è stato innescato da dibattiti specifici del contesto, le prime guerre di genere con risonanza internazionale ruotavano attorno al matrimonio tra persone dello stesso sesso e alla parità di diritti per il dissenso sessuale in Europa, tra il 2010 e il 2015. Il precedente sono state le marce religiose e politiche contro il matrimonio gay in Spagna nel 2005, seguite dal successo della Manif pour Tous in Francia nel 2012. Da lì, movimenti "cittadini" simili hanno avuto luogo in paesi come Germania, Italia, Polonia, Russia e Slovacchia. Dal 2010 in poi, il movimento anti-gender si è sviluppato anche in America Latina: l'Argentina è iniziata nel 2010, il Brasile nel 2013 e altri paesi dell'America Latina dal 2016, come la Colombia, il Messico, il Cile o la Bolivia. Inoltre, questi attori hanno promosso gli stessi discorsi in Africa e in Asia, basati sul concetto-ombrello di "ideologia di genere". Nello stesso decennio degli anni 2010, la dimensione transnazionale ha accelerato insieme all'intensità delle guerre di genere quando gli organi di stampa di estrema destra, o quelli con posizioni di genere molto reazionarie, hanno vinto le elezioni o hanno assunto posizioni istituzionali rilevanti. Così, Viktor Orbán è diventato primo ministro nel 2010, Donald Trump nel 2017 e Bolsonaro nel 2019. Putin ne ha compreso l'importanza politica nel 2013 e ha iniziato a parlare di valori tradizionali e, nello stesso anno, ha approvato la legge contro la "propaganda" omosessuale. Oltre all'influenza russa e statunitense, potremmo parlare di connessioni europee, ad esempio, quella che collega i gruppi anti-diritti in Spagna e in America Latina. Vox cerca di diventare un ponte tra l'ultradestra su entrambe le sponde dell'Atlantico, così come una miriade di associazioni, tra cui spicca Citizen Go, il ramo internazionale di Hazte Oír. Pertanto, le questioni di genere non possono essere separate dalla promozione di alcuni candidati di destra o di estrema destra e dalla lotta "contro il comunismo" nella regione: molte di queste opzioni politiche sono fondamentali per sostenere progetti estrattivisti o neoliberisti. Ad esempio, la Fondazione Valori e Società, fondata nel 2011 da Jaime Mayor Oreja, ex ministro del PP, che cerca di influenzare l'America Latina facendo affidamento sulla Rete Politica per i Valori, responsabile del vertice di estrema destra tenutosi di recente al Senato spagnolo. Questa organizzazione è presieduta dal candidato alla presidenza cilena nel 2023, José Antonio Kast, un ultraconservatore che ha fatto dichiarazioni come: «La pillola che privilegia il piacere sopra ogni altra cosa è la pillola dell'egoismo; è la pillola che fa vivere la sessualità nella paura di un essere indifeso che sta per nascere...» oppure,  «La famiglia non ha mai danneggiato nessuna società al mondo; Non possiamo dire lo stesso del divorzio». Questa rete si presenta come una versione europea del Congresso Mondiale della Famiglia, probabilmente la principale organizzazione mondiale dei gruppi conservatori, da cui riceve finanziamenti. Nonostante il significativo dispiegamento dei media e delle connessioni globali, non dobbiamo perdere di vista il fatto che, nonostante la loro propaganda – che spesso esagera le loro capacità – queste reti internazionali non sono onnipotenti. L'esistenza di risorse materiali e le loro reti servono a promuovere le loro idee, ma hanno bisogno di trovare un ecosistema culturale favorevole e crescere dove i movimenti sociali sono più deboli. Pertanto c'è una battaglia in corso.

Strumenti di un'offensiva
Abbiamo delineato i principali attori che guidano le guerre di genere, ma è anche necessario analizzare alcune delle loro forme di intervento. Da un lato, ci sono i compiti di lobbying, soprattutto quelli svolti in organizzazioni sovranazionali come l'ONU o le istituzioni europee. Ma questi attori internazionali usano anche il diritto come arma, ad esempio quando ricorrono a contenziosi strategici. A volte arrivano al punto di intromettersi nella politica nazionale di alcuni paesi per promuovere l'approvazione o la modifica delle leggi. Qui scopriamo che se l'opposizione ai diritti delle donne e ai diritti dei dissidenti sessuali era inizialmente di natura reattiva – il lavoro si concentrava sulla reazione ai progressi come è accaduto con l'uguaglianza del matrimonio – oggi implica anche la promozione delle nostre norme, per esempio la "protezione" della libertà religiosa. Ma ci sono anche tentativi "preventivi" di costituzionalizzare posizioni anti-diritti, come quando si tratta di definire legalmente il matrimonio come l'unione tra un uomo e una donna – intesa come "biologica" e non in modo trans-inclusivo. Su questo tema, analizzeremo il caso del referendum rumeno del 2018, che ci permette di capire come sono costruite le loro campagne.

Attività della lobby
Il lavoro svolto dai lobbisti è consolidato da anni e può essere svolto a livello di parlamenti nazionali o istituzioni internazionali. Si svolge all'ONU, ma anche al Parlamento europeo, al Consiglio d'Europa, all'Agenzia dell'UE per i diritti fondamentali a Vienna o alla Corte europea dei diritti dell'uomo a Strasburgo. Dal 2010, le istituzioni europee hanno visto un aumento molto significativo dell'attività dei gruppi di pressione religiosa. Le chiese e le organizzazioni religiose hanno tenuto più incontri politici a Bruxelles di grandi aziende come Google o il gigante del tabacco Phillip Morris. I dati riflettono la preponderanza del cristianesimo – che comprende sia cattolici che protestanti – la cui capacità di influenza è sostenuta da un solido sostegno economico. La lobby della Commissione delle Conferenze episcopali della Comunità europea (Comece) aveva un budget di oltre un milione di euro nel 2019, secondo i dati del Registro per la trasparenza dell'UE. Inoltre, hanno ottenuto alcuni privilegi che consentono loro di influenzare le istituzioni dell'UE senza dover rendere pubblica questa attività, anche se altri gruppi di pressione sono obbligati. Alcune delle lobby più importanti sono i Professionisti Spagnoli per l'Etica, C-Fam, European Dignity Watch, New Women for Europe, l'Osservatorio dell'Intolleranza e della Discriminazione contro i Cristiani in Europa o quelli legati al fondamentalismo cristiano americano – l'Alleanza Americana Defending Freedon e il Centro Europeo per il Diritto e la Giustizia.

Il diritto come arma dell'offensiva
Il movimento americano è stato il primo ad utilizzare la legge in questo modo. Ricordiamoci che sono state attivate per combattere l'avanzata femminista/LGTBIQ, soprattutto negli anni '80 e, a livello internazionale, negli anni '90. Pertanto, hanno già trent'anni di esperienza e conoscenze tecniche in grado di adattarsi ai contesti locali. Così come una serie di sviluppi narrativi per tradurre le loro posizioni ultra-conservatrici nel linguaggio dei diritti e persino dei diritti umani. Significativo in questo senso è il concetto di "libertà religiosa", largamente utilizzato dalla destra americana e che, insieme alla "libertà di espressione", ha acquisito importanza negli ultimi anni. In luoghi come gli Stati Uniti, sono riusciti a ridefinire entrambe le libertà per consentire ai fondamentalisti di aggirare le leggi contro la discriminazione nella sfera pubblica, in particolare contro il dissenso sessuale, come spiega Wendy Brown. Pertanto, se un'azienda si rifiuta di offrire un prodotto o un servizio, ad esempio a una coppia omosessuale, può sostenere che questa azione fa parte del loro diritto alla libertà di espressione o di religione. Questo argomento viene utilizzato anche per difendere i gruppi anti-aborto che si presentano come centri di pianificazione familiare per cercare di convincere le donne a non abortire, anche con false informazioni. Per Brown, il trionfo di queste argomentazioni legali nei tribunali americani mostra un mondo afflitto da fake news, in cui il cristianesimo conservatore, la proprietà e la ricchezza sono mascherati da libertà per attaccare la democrazia politica e sociale. Il pericolo è che i diritti civili fondamentali siano minacciati e, oltre agli Stati Uniti, ci sono già casi a Strasburgo in cui questi gruppi promuovono il contenzioso strategico presentandosi come vittime di discriminazione. Usano sempre più concetti come "Cristofobia", con i quali cercano di sostenere che nel mondo occidentale viene loro impedito di sviluppare la loro vita secondo la loro fede e i loro valori. Stiamo anche vedendo come strumentalizzano a loro favore i cosiddetti "crimini d'odio", che sarebbero stati promossi per proteggere le minoranze. In questo contesto, alludono a un presunto "consenso progressista" che li discriminerebbe, ad esempio, quando difendono i politici che si rifiutano di celebrare matrimoni omosessuali. O in un famoso caso accaduto in Svezia, dove un'ostetrica si rifiutò di aiutare una donna lesbica a partorire. Inoltre, attraverso questi stessi argomenti, estendono il diritto degli operatori sanitari di rifiutarsi di partecipare ad attività che violano le loro convinzioni religiose o morali – come un farmacista che si rifiuta di vendere la "pillola del giorno dopo". Le leggi che originariamente avevano lo scopo di proteggere le minoranze religiose sono ora manipolate per aggirare la legislazione anti-discriminazione o la giustizia più elementare.

Un referendum in Romania
Prendiamo l'esempio della Romania e del suo referendum del 2018 sulla riforma costituzionale. L'obiettivo era quello di chiudere la possibilità di approvare il matrimonio tra persone dello stesso sesso – e altri diritti associati, come l'adozione – in un futuro tentativo di includere nella Costituzione una definizione di matrimonio come "l'unione tra un uomo e una donna". Per raggiungere questo obiettivo, è stata lanciata un'iniziativa legislativa popolare – un altro dei suoi strumenti preferiti – che ha ottenuto i tre milioni di firme necessarie. È stata promossa a partire dal 2015 da un gruppo della società civile chiamato Coalizione per la Famiglia, che si è dichiarato "non religioso" e ha ottenuto il sostegno della coalizione di governo guidata dal Partito Socialdemocratico (PSD). La manovra del PSD può essere inquadrata nella classica guerra di genere come una strategia temporanea per ottenere il sostegno popolare in tempi difficili. Da un lato, a causa della sua affiliazione alla socialdemocrazia, questo partito era simbolicamente legato alla sinistra, cioè all'universo dell'ex partito comunista, secondo gli schemi politici della regione. Il sostegno ai diritti dei dissidenti sessuali è legato all'adesione al marxismo, che produce il rifiuto in una parte significativa della popolazione. D'altra parte, si presume che nelle zone rurali, dove il PSD ha più sostegno, le persone mostrino valori più conservatori ed è a loro che questa misura è stata diretta. A quel tempo, Liviu Dragnea, presidente del Congresso, era coinvolto in diversi casi di corruzione, affrontando un problema di mancanza di legittimità e perdita di sostegno popolare. Qualche mese prima c'erano state forti proteste che erano state duramente represse. Allo stesso tempo, l'UE ha accusato il governo di attaccare la divisione dei poteri a causa delle sue pressioni sulla magistratura, inquadrandola negli attacchi che si stavano verificando anche in Polonia e Ungheria. In questo contesto, gli agenti anti-gender hanno promosso l'iniziativa del referendum costituzionale che il governo era disposto a sostenere. Modificò persino la legge elettorale per ridurre i requisiti di partecipazione necessari per cambiare la Costituzione: questi passarono dal 50% al 30%. La Coalizione per la Famiglia era una piattaforma composta da organizzazioni fondamentaliste di vario genere, in particolare l'APOR – Associazione di genitori a favore della religione simile alla CONCAPA spagnola [Confederación Católica Nacional de Padres de Familia y Padres de Alumnos] – legata all'Arcidiocesi di Bucarest, cioè aveva l'appoggio della Chiesa ortodossa – maggioritaria in Romania. Hanno partecipato anche altre ONG religiose, come l'Associazione delle famiglie cattoliche rumene e altri gruppi ultra-anti-aborto, come Vita Bucuresti e Alianza Familiilor – anch'essi a favore delle terapie di conversione. La piattaforma ha avuto un forte sostegno da parte di organizzazioni legate alla destra cristiana americana: Alliance Defending Freedom (ADF), Liberty Counsel, World Congress of Families (WCF) e European Center for Law and Justice (ECLJ). Queste organizzazioni hanno fornito argomenti legali per il processo legale, hanno sponsorizzato diverse conferenze in parlamento, hanno promosso le proprie campagne e hanno fatto pressioni per il cambiamento. L'ADF e il Liberty Counsel hanno presentato documenti consultivi alla Corte costituzionale – Amicus curiae – che doveva decidere sulla costituzionalità del referendum. Liberty Counsel era lungo 68 pagine e forniva un elenco di casi con argomenti legali progettati per dimostrare che il "matrimonio tradizionale" è un'istituzione che precede la legge e «non può essere modificata dalla legge». L'intera produzione si basava su quella che è stata definita "ideologia di genere", influenzando argomenti presumibilmente estratti dalla scienza e di natura inconfutabile. Ha spiegato che negare che il matrimonio sia l'unione tra un uomo e una donna implica rinunciare alla verità a favore di una «costruzione sociale artificiale di natura ideologica (...) Questa ideologia, a sua volta, si basa sulla sperimentazione umana, in particolare sugli abusi sui minori e su una concezione demografica distorta che mira a cambiare l'ordine sociale stabilito». Il suo rapporto ha evidenziato «gli effetti dannosi del 'matrimonio' tra persone dello stesso sesso in una manciata di nazioni che hanno tentato questo esperimento sociale» e si è espresso contro la rivoluzione sessuale. Queste argomentazioni sono state determinanti per confutare i rapporti presentati da diverse organizzazioni internazionali di attivismo LGTBIQ, come il GA Europe e Amnesty International. Ha anche usato l'intera panoplia dei soliti argomenti contro quello che chiamano "colonialismo ideologico": «La Romania e altre nazioni tradizionali d'Europa sono state sottoposte a pressioni esterne per abbandonare il loro patrimonio, le loro tradizioni e la loro sovranità a favore dell'agenda omosessuale promossa dall'estero», spiegano sul loro sito web. La campagna elettorale è stata feroce e ha mescolato notizie e panico morale sull'infanzia minacciata: «Se non vai a votare, due uomini potrebbero adottare tuo figlio», diceva la pubblicità della Coalizione per la Famiglia. Tuttavia, il progetto di riforma non ha raggiunto la partecipazione minima richiesta. Solo il 21% dell'elettorato ha votato, quindi non è stato approvato. Da allora, referendum simili si sono svolti in altri paesi della regione, come la Slovenia nel 2015, con il sostegno dell'ADF. Anche in questo caso non è stato approvato: poco più del 63% ha votato contro e solo il 36,5% a favore. Tuttavia, anche se le proposte dell'ultradestra non avanzano, le guerre di genere lanciate in questi processi sono utili per promuovere il quadro conservatore e dominare l'agenda finché durano. Inoltre, introducono rappresentazioni negative della dissidenza sessuale nel dibattito pubblico e ne promuovono la disumanizzazione, in modo che queste persone vedano aggravata la discriminazione quotidiana che subiscono, che può essere vissuta anche sotto forma di violenza individuale o collettiva; come accade nei casi portati avanti da movimenti neonazisti e simili che sono supportati da questo quadro di dibattito pubblico.

- Núria Alabao - Pubblicato il 17/01/2025 su Outras Palavras -