giovedì 12 marzo 2026

« Vendilo, amico, con la tua libertà... »

Cammino più lentamente, ché gli anni cominciano a pesare…

   Comincio a essere stanco. Ma non della vita; che quella non mi è mai bastata, nemmeno nei giorni più bui e più disperati, e credo mai mi basterà! No, sto parlando di altro. Parlo della miseria della vita quotidiana. Di quella che, per farla respirare, devi afferrarla e cominciare a sbatterla contro il muro, fino a che non si deciderà a urlare, o  a rantolare e a crepare, una buona volta per tutte! Non sto ad accampare scuse, o a piangere su quella miseria che mai ho condiviso, ma mi limito - si fa per dire - a rimpiangere il tempo perso, forse diventato oramai anche fin troppo in questa assurda contabilità di tutti i giorni che tengo in maniera assai poco lungimirante. A che pro, poi ?!?? Solo per potermi dire che non ho sbagliato un colpo? Oppure che forse, i colpi, li ho sbagliati tutti? E che eppure non riesco a fare altro, in questa mia assurda vita, se non continuare a sbagliarli tutti quei pochi colpi che mi rimangono da mettere a segno.

   "Io so che un giorno"... Curioso, come a volte certe cose tornino alla mente emergendo dai più profondi abissi del passato, per venire a raccontarti la nostra propria storia. Una canzone che ricordo allora non conoscevo (e quante mai avrei potuto conoscerne allora, di canzoni nuove, nei primi giorni di quell'inverno del 1970?!!???) e che ero felice di imparare da tutti quei nuovi amici e compagni, che mi avevano accolto in una città non mia per farmi sentire a mio agio anche in quella nuova sconosciuta nebbia che ora mi avvolgeva. "Viva la vita, pagata a rate, con la 600, la lavatrice...", così cominciava quella canzone sbeffeggiando il nostro presente di allora, e il nostro futuro che allora diventava sempre più vicino, per mettersi poi a tratteggiare, spietatamente, quel pericolo che allora ignoravamo incombesse su di noi, inconsapevoli com’eravamo della realtà che sarebbe di lì a poco venuta a tirarci per la giacchetta e a minacciarci, agitando lo spettro di quell' "uomo bianco vestito di bianco" che sarebbe venuto da noi tutti, a dirci - a uno, via l'altro - "mio caro amico tu sei stanco" !!! Bella canzone! Bella e terribile  - e questo anche malgrado, se non invece proprio grazie ai ridicoli tentativi di edulcorarla, da parte di certi "cantautori dell'anarchia" un tanto al chilo. Bella canzone, non per nulla scritta da chi io considero come il più grande sceneggiatore di western mai esistito, e che più volte, inascoltato nelle se canzoni - da "il rosso è diventato giallo" a "Lettera a Michele" - è venuto a metterci tutti in guardia. Ma, a quanto pare, eravamo tutti forse un po' troppo occupati, o troppo lontani, per ascoltare il suo dolore (cit. De André).

   Ma in tutto questo contesto, ecco che l'altro giorno, nel corso di una “curiosa” diatriba - a proposito di "scuola e sanità mentale" *** - con una assai cara amica, che dell'autore di quella canzone porta orgogliosamente il cognome - mi sono visto minacciato di internamento sanitario, da parte dei paladini dell'obbligo scolastico, magari in una di quelle loro "felici" oasi sovietiche, che nel loro immaginario avrebbero dovuto essere piuttosto quei manicomi nei quali avremmo dovuto marcire; e dove, per diversi di loro, saremmo ancora a tempo per potere ... espiare le nostre colpe e... la nostra aggressività. Così, di conseguenza, ecco che allora c'è stato anche chi mi ha "tolto l'amicizia" - in quanto colpevole di dileggio e di risata (sguaiata, s’intende, e come sennò ?!!???) ai danni dei loro ridicoli e idioti influencer da quatto soldi  - quelli che – come lui stesso denuncia - per poter pensare (a differenza di chi come me lo fa semplicemente per vizio) necessita dell’obbligo di dover aspettare il treno pendolare di prammatica; e questo pur avendo in tempi non lontani diviso con loro, in qualche “ricorrenza” (ché solo a pensarci mi scappa da ridere), quel "cum panis" che ritengo oramai non valga più una beata sega. Piuttosto, come ebbi a dire sul muso a uno di questi soggetti, che ora imperversano per dirci e spiegarci quella "realtà" che essi non riconoscerebbero nemmeno se li investisse sotto provvidenziale forma di TIR - credo ex di "avanguardia operaia", e di che cos'altro, sennò??) - in un empito di rabbia, reagendo a come lui stava calpestando ... i "miei morti" - : «Sei tu, il nemico!!».

 

NOTA *** Lettera a Valeria, su FB del 10/3/2026

Cara Maria Valeria , credo che il nostro disaccordo su innumerevoli argomenti sia altrettanto proverbiale del nostro "affetto" , "amore", "conoscenza" - o di quel che meglio possa servire, non dico a definire, ma quanto piuttosto a descrivere quello che ci lega da una data che sta rischiando di diventare troppo lunga, per raccontarla nel tempo e nel rispetto, oltre che nell'amicizia; qualsiasi cosa essa possa essere. Approfitto di questo mio "strano" periodo che sto attraversando, e che fatico a esprimere, per dirti che su molte cose credo che sia davvero arrivato il momento di farla finita... di cercare, come di, attaccare la "coda al cane"; quasi fosse un'imposizione di ... saggezza, nel mentre che invece continua a essere solo una manifestazione di quel vecchio e logoro "buon senso" che era già stato smascherato dai tempi di ... Udite udite... Giovanni Papini    e del suo "contro la scuola"…; cui ricordo anche potop, nel 1972, aveva cercato di richiamarsi, contro tutti quegli squallidi personaggi che oggi sembrano rifiorire da tutte le parti per raccontarci di quanto sia bella la sofferenza e il sacrificio!! Ora, mi rendo conto che possa essere forse un po' troppo, per certe menti piccine picció - e non mi riferisco alla tua... - andarsi a cercare e leggere le sagge parole di H. M. Enzensberger sulla figura del precettore, ma non posso fare a meno di caldeggiare che ancora grazie a qualche lettura si possa uscire da quel pantano in cui state sprofondando tristemente e senza alcuna possibilità di salvezza... Non sto godendo del mio essere "rivoluzionario" a 73 anni, e sono triste. Ma credo sia davvero ora di dire basta, e tirarsene fuori. Non ci riuscirete a farlo usando i lacci delle scarpe di Munchausen!! Ma solo ricordandovi i vostri diciassette anni. Che stanno sempre li, ad aspettare. Senza stanchezza. Avevamo ragione!! Un abbraccio forte.

Nessun commento: