mercoledì 11 marzo 2026

La Guerra e… la guerra !!

Economia di guerra e/o guerra economica
- Prima valutazione delle conseguenze economiche della guerra in Iran - 
di Tomasz Konicz ***

Da un punto di vista puramente militare, l'Iran non ha alcuna possibilità di sopravvivere alla guerra contro la macchina militare statunitense, altamente sofisticata grazie ai sistemi di intelligenza artificiale [*1]. Per il regime dei mullah, indebolito internamente e che è riuscito a mantenersi al potere solo attraverso un'ondata di repressione omicida,  l'unica opzione è quella di aumentare i costi della guerra, e attuare una strategia di escalation economica che porterà non solo a un sconvolgimento economico regionale ma addirittura globale, in modo che così, Washington sarà costretta a porre fine alla guerra. Quella che vediamo in atto, è una vera e propria distopia, alimentata da una crisi globale, sempre più intensa, del capitale [*2] , la quale sta colpendo i centri da molto tempo. Tutto ciò,  non è vero solo ideologicamente, solo perché le ideologie apocalittiche con connotazioni religiose sono virulente da entrambe le parti (sciismo statale ed evangelicalismo), ma lo è anche anche economicamente. Gli islamofascisti [*3], a Teheran, stanno infatti conducendo una guerra economica contro l'economia di guerra che viene invece impostata tramite aggressione imperialista dai fascisti [*4], animati [*5] dall'evangelicalismo [*6] della Casa Bianca. Questo conflitto apocalittico, condotto letteralmente ai fini dell'Armageddon da elementi evangelici fascisti all'interno dell'esercito statunitense [*7], potrebbe effettivamente scatenare la prossima crisi globale, dal momento che il potenziale di crisi è già sufficientemente presente nei centri del sistema mondiale [*8]. La "economia mondiale" è instabile, ed è "matura" per la prossima crisi catastrofica; e la guerra potrebbe scatenarla.

La guerra economica dell'Iran
Il regime di Teheran non ha più nulla da perdere; ad essere in gioco è la sua esistenza, che potrebbe essere garantita solo per mezzo di enormi sconvolgimenti economici globali. L'interruzione dell'approvvigionamento di combustibili fossili proveniente dalla regione - già in gran parte raggiunta grazie al blocco dello Stretto di Ormuz (circa il 20% dell'approvvigionamento mondiale) -  è essenziale. Inoltre, l'Iran ha attaccato direttamente i dispotismi del Golfo, al fine di paralizzare la produzione di petrolio e/o di gas, e distruggere così nella regione, il turismo di influencer e oligarchi. Anche questo obiettivo è stato in gran parte raggiunto. Per i dispotismi arabi del Golfo – i quali avevano sostenuto l'attacco statunitense a monte [*9] – la guerra contro l'Iran rappresenta una grande catastrofe economica. Non solo le entrate economiche essenziali degli stati petroliferi del Golfo stanno crollando, ma lo sta facendo anche la loro strategia di diversificazione; il turismo di alto livello potrebbe aver subito un colpo fatale a causa della guerra. Con questi attacchi, l'Iran vuole aumentare le tensioni esistenti tra Washington e i suoi alleati regionali, affinché gli attacchi iraniani vengano formalmente legittimati dalla presenza di basi militari statunitensi nella regione. Presumibilmente, i despoti del Golfo chiederanno una rapida fine dei combattimenti.

Dal terremoto di mercato alla stagflazione
Le onde d'urto globali della prima settimana di guerra, possono essere facilmente rintracciate attraverso il crollo dei mercati azionari. Tra il 28 febbraio e il 7 marzo, gli indici di riferimento di tutte le regioni centrali sono scesi in modo spettacolare, passando dal 4,4% (Dow Jones) a oltre il 5,7% (Nikkei giapponese), fino al minimo del Dax europeo e dell'Euro Stoxx 50 (rispettivamente -6% e -7,4%). È curioso notare che il calo del mercato azionario riflette in realtà le differenze tra le regioni economiche in termini di sicurezza di approvvigionamento dei combustibili fossili: gli Stati Uniti, che producono il proprio gas e petrolio, sono molto meno vulnerabili alle conseguenze del blocco energetico rispetto all'Europa o al Giappone. La dipendenza degli Stati Uniti dal petrolio del Golfo non è mai stata così bassa come lo era alla vigilia della guerra in Iran [*10]. L'Iran ha dichiarato anche che permetterà alle petroliere cinesi di attraversare lo Stretto di Hormuz, il che ha causato perdite moderate in borsa inferiori a un punto percentuale alla Borsa di Shanghai[ *11]. Il fattore centrale della crisi, è ovviamente il prezzo del petrolio (WTI), che è letteralmente esploso [*12]: da 71 dollari all'inizio di marzo a più di 90 dollari il 6 marzo, un aumento di oltre il 25% in una settimana di contratti. Una situazione simile si sta verificando con il prezzo della benzina, che in Europa potrebbe ben raddoppiare a 74 euro/MWh se la guerra dovesse durare più di un mese. Un blocco durato mesi dello Stretto di Hormuz porterebbe a prezzi del gas superiori a €100 nell'UE [*13]. Il principale esportatore di gas della regione, il Qatar, rifornisce principalmente l'Asia, principalmente la Cina. La riduzione dell'approvvigionamento di combustibili fossili sembra essere un obiettivo strategico dell'offensiva imperialista degli Stati Uniti, che hanno attaccato due "stazioni di servizio" nella Repubblica Popolare, Venezuela [*14] e Iran [*15]. Nel frattempo, Israele e Stati Uniti stanno apertamente bombardando le infrastrutture energetiche iraniane [*16], e stanno anche considerando degli attacchi al terminal di carico iraniano nel Golfo [*17], che ridurrebbero le esportazioni iraniane verso la Cina. Quali sarebbero le conseguenze di un tale shock di prezzo? Dal punto di vista economico, ciò potrebbe portare a un ritorno alla stagflazione palese che caratterizzava l'ultima crisi scatenata dalla pandemia [*18], cioè un rallentamento economico, o addirittura una recessione, accompagnata da un rapido aumento dei prezzi e da un'ondata di inflazione generale. I prezzi dei combustibili fossili in aumento non solo portano a prezzi più alti della benzina o del riscaldamento, ma porteranno anche a una nuova ondata di inflazione diffusa se il conflitto nel Golfo si protrasse per mesi invece che per settimane. Questo porterebbe semplicemente a un calo della domanda e a un rallentamento generale nella valorizzazione del capitale nella produzione di beni, che porterebbe a una stagnazione economica o addirittura a una recessione. Dopo la fine dell'economia mondiale basata sulla bolla finanziaria, il sistema capitalistico tardo si trova comunque in un'epoca di stagflazione, che precede l'inevitabile svalutazione del valore (vedi a riguardo: "Ritorno alla stagflazione" [*19]).

"In The Raw": L'economia di guerra fascista di Trump
I prezzi dei combustibili fossili stanno aumentando in tutto il mondo. Ma, come detto prima, non tutte le regioni sono colpite allo stesso modo. Gli Stati Uniti, possono in gran parte sostenersi da sè soli [*20], cosa che attenuerebbe gli shock dei prezzi. In Europa, Giappone e Corea, invece, la dinamica stagflazionistica si farebbe pienamente sentire. La Cina - la cui sicurezza energetica è compromessa dalle guerre guidate dagli Stati Uniti -  rimane, in ogni caso, l'obiettivo indiretto degli attacchi statunitensi (nel caso di Israele, l'obiettivo della guerra è stato in realtà quello di rovesciare l'islamofascismo iraniano, cosa che così ha elevato lo sterminio messo in atto dallo stato ebraico al livello di dottrina statale. Si prevede, che durante la guerra sorgeranno tensioni tra Washington e Tel Aviv.) I fascisti che si trovano alla Casa Bianca, sono sulla difensiva quando si tratta di politica interna, si trovano con le spalle al muro, e cercano dei modi per riuscire a evitare il carcere, dopo una sconfitta elettorale imminente. Sul fronte economico, il protezionismo di Trump non sembra dare i suoi frutti [*22]. Al contrario, la disoccupazione negli Stati Uniti è aumentata sorprendentemente, mentre l'inflazione rimane ostinatamente vicina al 3% [*23]. Finora, il protezionismo di Trump non ha portato ad alcun ritorno economico, accelerando al contempo il declino del dollaro statunitense in quanto valuta di riferimento mondiale. Come negli anni di crisi e di stagflazione della fine degli anni '70, e dei primi anni '80, vale a dire all'alba dell'era neoliberista, le "élite funzionali" fasciste alla Casa Bianca ora cercano un nuovo modo autoritario di governare, dato che il neoliberismo ha avuto il suo tempo. A livello interno, la guerra contro l'Iran potrebbe, in caso di escalation militare, essere usata per manipolare le elezioni statunitensi di novembre; come hanno recentemente avvertito i media statunitensi [*24], non ancora controllati dagli oligarchi di destra, sostenitori di Trump [*25].
Debito elevato, un dollaro al collasso, impoverimento diffuso, disoccupazione in aumento: questa instabilità legata alla crisi rende gli Stati Uniti di Trump impegnati in una vera e propria frenesia imperialista, così pericolosa; la situazione geopolitica globale sta lentamente prendendo una piega pre-apocalittica. Nel frattempo, Trump sta speculando sui prossimi obiettivi della macchina da guerra statunitense: Cuba è in cima alla lista [*26]. Quella che ora emerge, come reazione di Washington alla crisi, è un'economia di guerra permanente che potrebbe portare a mitigare le conseguenze della crisi negli Stati Uniti, e lo fartebbe a scapito dell'estero. Non si tratta degli effetti congiunturali dei programmi di armamento keynesiani generati da un complesso militare-industriale. Questi sono piuttosto dei costi economicamente improduttivi, i quali non contribuiscono alla valorizzazione del capitale e che, in tempi di alto debito pubblico, sono assai difficili da sopportare. Per comprendere la situazione attuale, è essenziale tenere conto del rapido apprezzamento del dollaro USA, dopo lo scoppio della guerra, la quale il 6 marzo ha registrato "il più grande aumento settimanale" visto in più di un anno, come è stato sottolineato dai media americani [*27]. La guerra scatenata dagli Stati Uniti, ha scatenato una domanda per un "rifugio sicuro" nei mercati finanziari globali, e il che ha portato a un afflusso di capitali nella zona del dollaro. E tutto questo, rappresenta un cambiamento di tendenza, perché il protezionismo di Trump ha portato gli Stati Uniti a perdere il loro status di "rifugio sicuro". A metà 2025, la stampa economica stava ancora discutendo le implicazioni di un simile sconvolgimento [*28]. Ecco alcune informazioni di contesto: è stato il miglior segnale a dirci che il dollaro stava iniziando a perdere concretamente la sua posizione di valuta di riferimento mondiale, e il che ha permesso a Washington di indebitarsi a costi molto bassi. In tempi di crisi, i tassi di interesse solitamente aumentano, ma grazie al dominio del dollaro, gli Stati Uniti hanno potuto beneficiare di quei tassi bassi che hanno permesso loro di avviare rapidamente armamenti o programmi di stimolo economico, ecc. La caduta del dollaro ha comportato un aumento del peso degli interessi del bilancio americano, rendendo prevedibile una crisi di bilancio [*29].

Guerra e bolla dell'IA
Gli attacchi statunitensi ai paesi produttori nemici di petrolio, mirano quindi non solo a minare l'approvvigionamento energetico della Cina, ma anche a rafforzare il dollaro statunitense. Durante l'egemonia americana nell'era della globalizzazione neoliberista, furono proprio i deficit commerciali degli Stati Uniti a mantenere il dollaro come valuta di riferimento. D'ora in poi, nella tradizione fascista, sono acciaio e ferro che ora devono permettere agli Stati Uniti di rimanere il centro dei mercati finanziari mondiali: il luogo di afflusso di flussi di capitale destinati a finanziare il deficit. Nel suo stato grezzo: dopo solo un anno di Trump, tutta la vaghezza che circondava l'egemonia americana negli ultimi decenni si è già dissolta. La macchina militare di Washington, piena di sistemi di intelligenza artificiale che sono senza pari al mondo, se necessario, bombarderà per finanziare il deficit di Washington. L'unico luogo sicuro per il capitale, dove esso sarebbe relativamente protetto dagli atti militari arbitrari dei fascisti alla Casa Bianca, sarebbe proprio il mercato finanziario statunitense. I flussi di capitale sarebbero infatti regolati militarmente, mentre l'approvvigionamento di risorse alla competizione imperialista verrebbe reso più difficile. Ma anche questa "economia di guerra" che cerca di imporre il dominio della zona del dollaro con la forza militare, sembra impotente di fronte all'imminente sconvolgimento della sfera finanziaria, che già si profila molto chiaramente. La gigantesca bolla dell'IA [*30], che è stata il principale motore della situazione economica americana, sta ora inviando dei segnali evidenti di crisi. Diversi di quegli spettacolari accordi di investimento che hanno alimentato la corsa all'oro dell'IA, sono stati cancellati pochi giorni fa: lo spettacolare accordo tra OpenAI e Nvidia, che doveva arrivare alla favolosa somma di 100 miliardi di dollari, è stato successivamente ridotto a 20 miliardi di dollari [*31], se ma  verrà effettivamente eseguita. Tagli agli investimenti simili sono attualmente in corso tra OpenAI e Oracle, dove la costruzione prevista di interi data center è stata abbandonata [*32]. Blue Owl, uno dei principali investitori nel settore dell'IA, ha anche portato a termine un accordo di investimento da 10 miliardi di dollari con Oracle; e il colosso IT ha già annunciato il licenziamento di 30.000 dipendenti [*33]. La tensione attuale nel settore degli investimenti privati, è diventata evidente all'inizio di marzo, quando la società di investimenti BlackRock ha dovuto limitare i pagamenti ai propri investitori per la prima volta nella sua storia, poiché questi volevano ritirare il capitale in massa e hanno superato di gran lunga il limite usuale del 5% [*34]: Dei 1,2 miliardi richiesti, solo 620 milioni sono stati effettivamente pagati. Una simile "affezione degli investitori" si era già verificata presso il concorrente BlackStone, dove il limite era stato semplicemente aumentato al 7%. Nell'autunno del 2025, BlackRock stava ancora investendo decine di miliardi nel settore dell'IA, mentre il suo CEO, Larry Flink, cercava di dissipare i timori di una bolla speculativa [*35]. Lo scoppio di questa bolla devasterebbe la società americana, che già si trova in impoverimento. I miliardi attualmente spesi nel Golfo dovrebbero in realtà essere usati per sostenere l'economia statunitense, e gli alleati oligarchici di Trump nel settore delle tecnologie dell'informazione, perché lo shock socioeconomico imminente potrebbe essere distruttivo quanto lo sarebbe una guerra su larga scala. Non ci sono abbastanza guerre che si possano combattere, come parte dell'economia di guerra statunitense, per attutire, tramite afflussi di capitali, questo imminente shock.

- Tomasz Konicz ***, 8 marzo 2026 -

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NOTE:

[1] https://www.konicz.info/2026/03/06/time-to-ki-kill/

[2] https://www.konicz.info/2026/03/01/krieg-als-krisenkatalysator/

[3] https://www.kritiknetz.de/images/stories/texte/Islamischer_Staat.pdf

[4] https://www.konicz.info/2026/01/11/die-herrschaft-der-terror-clowns/

[5] https://x.com/Scavino47/status/2029661050174328878

[6] https://x.com/AntiTrumpCanada/status/2029188769769730131

[7] https://www.military.com/daily-news/2026/03/03/military-officers-accused-of-framing-iran-war-biblical-mandate.html

[8] https://www.konicz.info/2026/02/19/zentren-vor-kernschmelze/

[9] https://www.washingtonpost.com/politics/2026/02/28/trump-iran-decision-saudi-arabia-israel/

[10] https://x.com/KobeissiLetter/status/2030281639352303755

[11] https://www.finanzen.net/indizes

[12] https://www.finanzen.net/rohstoffe/oelpreis/chart

[13] https://www.tagesschau.de/wirtschaft/energie/gaspreis-hormus-gasspeicher-iran-krieg-100.html

[14] https://www.konicz.info/2026/01/11/die-herrschaft-der-terror-clowns/

[15] https://www.konicz.info/2026/03/01/krieg-als-krisenkatalysator/

[16] https://www.bbc.com/news/videos/c7vj9redqz2o

[17] https://www.eenews.net/articles/the-oil-island-that-could-break-iran/

[18] https://www.konicz.info/2021/11/16/zurueck-zur-stagflation/

[19] https://www.konicz.info/2021/11/16/zurueck-zur-stagflation/

[20] https://usafacts.org/articles/is-the-us-energy-independent/

[21] https://www.konicz.info/2026/01/11/die-herrschaft-der-terror-clowns/

[22] https://jungle.world/inhalt/2026/10

[23] https://www.reuters.com/business/fed-rate-cut-bets-rise-after-weak-jobs-data-2026-03-06/

[24] https://eu.usatoday.com/story/opinion/columnist/2026/03/04/trump-iran-war-federalize-midterm-elections/88961977007/

[25] https://www.konicz.info/2026/03/04/neue-oligarchische-realitaet/

[26] https://edition.cnn.com/2026/03/06/politics/trump-cuba-marco-rubio-fall

[27] https://www.cnbc.com/2026/03/06/dollar-set-for-steepest-weekly-gain-in-a-year-as-iran-crisis-boosts-haven-bid.html

[28] https://fortune.com/2025/04/11/us-dollar-losing-safe-haven-status-investor-response/

[29] https://www.konicz.info/2026/02/19/zentren-vor-kernschmelze/

[30] https://www.konicz.info/2025/11/09/die-kuenstliche-intelligenzblase/

[31] https://futurism.com/artificial-intelligence/nvidia-100-billion-deal-openai-fallen-apart

[32] https://www.ft.com/content/2fa83bbf-abf2-43f1-b2f0-84a1391150b9

[33] https://www.livemint.com/companies/news/oracle-layoffs-tech-giant-to-slash-30-000-jobs-as-banks-pull-out-from-financing-ai-data-centres-11769996619410.html

[34] https://www.reuters.com/business/blackrock-limits-withdrawals-private-credit-fund-redemptions-mount-2026-03-06/

[35] https://fortune.com/2025/10/15/blackrocks-40-billion-deal-highlights-the-unstoppable-ai-data-center-gold-rush-as-ceo-larry-fink-pushes-back-on-ai-bubble-fears/

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