Quando all'improvviso - in una città greca ancora senza nome - scaturirono dal terreno un ulivo e una fonte, credo fosse più o meno il tempo in cui Mosè aveva deciso che era giunto il momento di lasciare l'Egitto.
L'oracolo delfico, che venne interrogato come al solito, informò subito gli abitanti di quella giovane cittadina che quella che si stava giocando era una partita - mortalmente seria - fra la temibile dea Atena (l'ulivo) e l'incazzoso Poseidone (l'acqua).
Pertanto, a decidere da chi e da che cosa la città dovesse prendere il nome, dovevano essere i cittadini!
Il Re, quindi, radunò tutto il popolo e lo fece votare (e magari è stato proprio lì, e allora, che nacque il voto!!).
Ma, a partire dal fatto che si trattava, allora, dell'unica divisione, avvenne che gli uomini votassero per il dio del mare, mentre invece le donne, le quali anche allora si trovavano in maggioranza a causa di quel famoso cinquanta per cento più uno, votassero invece per Atena. Il fratello di Zeus, Poseidone, non la prese propriamente bene la cosa e, come prima misura, inondò la città.
Nel gioco della par condicio (che anche se allora non si chiamava così, visto che Roma non era stata neppure fondata), gli ateniesi (che ora venivano chiamati così) stabilirono che ci dovevano essere tre punizioni, da infliggere alle donne:
a) Tolsero loro il diritto di voto.
b) Impedirono che i figli prendessero il nome della madre.
c) Imposero che esse non potessero essere mai chiamate "le Ateniesi"!
Pazienza per le donne! Anche se Bachofen, in tutto questo avvenimento, sia riuscito a leggere addirittura la fine del matriarcato!! Oramai era fatta!!!
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