Anti-politica
- ABC della Critica della Dissociazione del Valore -
L'antipolitica, si riferisce a una posizione pratica e teorica radicale, la quale rompe con qualsiasi illusione su autonomia, centralità o capacità emancipatoria della sfera politica nella moderna società capitalista. Essa, pertanto, non si riferisce né all'apatia civica, né a un rifiuto morale della politica, né a una immediata postura anarchica o populista, bensì a una critica categoriale della politica e dello Stato, in quanto forme sociali storicamente specifiche, inseparabili dalla forma della merce, dal lavoro astratto e dalla valorizzazione del valore. La politica moderna, nelle sue forme democratiche o dittatoriali, non è uno strumento neutrale che possa essere riappropriato da parte delle forze progressiste, quanto piuttosto una sfera funzionale secondaria, nata dalla costituzione di feticcio della modernità del mercato, la cui funzione è l'auto-mediazione del capitale: lo Stato e il potere politico regolano, arbitrano e finanziano un processo economico cieco, che non controllano e a cui rimangono strutturalmente subordinati. Vista da questa prospettiva, la forma statale non deve essere intesa come una mera sovrastruttura, o come lo strumento di una particolare classe dominante, ma come l'autorità generale e supra-sociale responsabile di produrre e garantire il cosiddetto "interesse generale", proprio alla società capitalista, vale a dire, l'interesse collettivo di una riproduzione globale del sistema di socializzazione patriarcale delle merci. Questo "interesse generale" non si riferisce a un bene comune universale, ma alla necessità di mantenere le condizioni per proseguire la valorizzazione del capitale a fronte della frammentazione competitiva degli interessi privati. Lo Stato, può svolgere questa funzione, sia in forme democratiche, laddove la competizione di interessi e ideologie viene organizzata e arbitrata da delle istituzioni rappresentative, sia in forme autoritarie o dittatoriali, sia dove una cricca al potere impone direttamente la propria versione di questo interesse generale capitalistico. In ogni caso, la politica rimane una forma di gestione, di regolamentazione e di legittimazione dell'ordine di mercato, ivi inclusi — e spesso soprattutto — i periodi di crisi sociale, ecologica o economica. L'anti-politica, viene quindi definita come il desiderio di un'emancipazione dalla sfera politica stessa, che viene così intesa come una sfera separata, alienata e feticistica. Essa, rifiuta l'ipostasi della politica - cioè la convinzione che le contraddizioni fondamentali della società capitalista (crisi del lavoro, distruzione ecologica, miseria sociale, perdita di significato) possano essere risolte con dei mezzi politici all'interno del sistema: riforme, maggiore democratizzazione, statizzazione, conquista del potere, "buona governance" o regolamentazione statale del mercato. E in questo senso, l'antipolitica critica tanto il politicismo di sinistra - che sostituisce l'estensione della democrazia o dello Stato con l'abolizione della forma merci - quanto il liberalismo anti-politico di destra, il quale sostiene di sciogliere la politica a favore del mercato, affermando al contempo la totale dominazione del valore. A livello pratico, l'antipolitica non significa il rifiuto di qualsiasi interazione con lo Stato: le lotte possono rivendicare risorse, protezione o mezzi materiali da tale stato, poiché esso costituisce un nodo strategico delle risorse sociali e delle forze produttive. Ma queste lotte si rifiutano però di essere costituite come progetti per la presa del potere, o come l'occupazione dell'apparato amministrativo o la gestione sostenibile dello Stato, poiché ciò equivarrebbe a far parte della riproduzione della macchina feticistica. Mentre, invece, l'orizzonte dell'antipolitica, al contrario, è la negazione concreta della sfera politica in quanto sfera separata, a favore di forme di auto-istituzione diretta, comunizzazione delle condizioni di vita, e riappropriazione collettiva della riproduzione sociale; concepite come attività comunicative consapevoli, non mediate da denaro, dallo Stato o da una legge astratta. Intesa in questo modo, l'antipolitica non è un programma positivo chiavi in mano, bensì una condizione critica negativa: essa segna la necessità di spostare critica e pratica al di fuori del quadro economico/politico della modernità capitalistica. Sostiene che l'emancipazione umana possa iniziare solo con il porre la questione delle forme sociali fondamentali - valore, lavoro astratto, merce, stato, politica - le quali invece rendono necessari il dominio capitalistico e la sfera politica. In questo senso, in Kurz e nella critica della dissociazione del valore, l'antipolitica costituisce la condizione per una critica veramente radicale, capace di pensare all'uscita dal capitalismo visto come una totalità sociale feticistica, e non come se fosse solo la sua semplice riorganizzazione politica.
Bibliografia
- Gruppo Krisis, "La lotta contro il lavoro è una lotta anti-politica", Manifesto contro il lavoro, Albi, Crise & Critique, 2020;
- Robert Kurz, "Antieconomia e antipolitica", in Capitalism, a Clean Scard. Saggi per una riformulazione dell'emancipazione sociale dopo la fine del "marxismo", Albi, Crise & Critique, 2026;
- Robert Kurz, Lo Stato non è il salvatore supremo. Tesi per una teoria critica dello Stato, Albi, Crise & Critique, 2022;
- Robert Kurz, La fine della politica. Modernità politica e impotenza della sinistra di fronte alla crisi del capitalismo, Albi, Crise & Critica, 2026 (prefazione di Marcos Barreira).
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