venerdì 30 maggio 2008

Basta il tatuaggio!



Starebbe per venire alla luce un'altra verità, per troppo lungo tempo tenuta nascosta dalla propaganda comunista.
La cosiddetta "notte dei cristalli" in cui, in Germania nella notte fra il 9 e 10 dicembre 1938, vennero uccise 91 persone e rase al suolo col fuoco 267 sinagoghe e devastati 7500 negozi, non aveva nessun movente politico!
Fu soltanto la reazione al furto di un portafogli subìto da parte di un uomo che voleva essere rispettato. Sembra esistano fotografie dell'epoca che mostrano come avesse tatuato sull'avambraccio l'effigie di Lenin. E alcuni testimoni oculari, tuttora vivi, affermerebbero che bande di pischelli si erano uniti all'uomo, fra cui anche un pischello ebreo.
All'apprendimento di tale notizia, il papa avrebbe espresso gioia per il nuovo clima politico, più fiducioso e costruttivo, che ne conseguirebbe.

mercoledì 28 maggio 2008

only a hobo...



Bruce Duncan (Utah) Phillips, 15 maggio 1935 - 23 maggio 2008.

Ricordo il mio amore per te
Scritta da Luigi del Puppo e Tino Chumlovich

Guardo la mia valigia marrone
E ripenso a tutti i posti in cui sono stato
Scali merce e guardie carcerarie
Tutte le piccole città grassoccie lungo la strada
E i bisbigli della gente
Mentre mi osservavano passare
Ricordo tutte queste cose
E soprattutto ricordo il mio amore per te

Ricordo il mio amore per te
Tempo fa, quando il mondo era nuovo
E pensavo che anche tu mi amassi
Ricordo il mio amore per te

Odore di pelle di daino
Quando ci ammassavamo nel vagone per ripararci dalla pioggia
Le lame di luce tagliavano la notte
E il buttafuori della ferrovia ci spingeva fuori dal treno
Quando l'inverno è freddo e soffia il vento del nord
Stavo rannicchiato in un angolo fino al fondo della mia tristezza
Ricordo tutte queste cose
E soprattutto ricordo il mio amore per te

Le strade d'inverno col nevischio ghiacciato
Che trapassava la suola delle mie scarpe
Dove la terra promessa diventava un posto
in cui un uomo poteva rimediare sigarette gratis e liquore
E i vicoli pieni di straccioni vagabondi
E i miei guai raccontati a una bottiglia
Ricordo tutte queste cose
E soprattutto ricordo il mio amore per te

Ricordo il mio amore per te
Tempo fa, quando il mondo era nuovo
E pensavo che anche tu mi amassi
Ricordo il mio amore per te

martedì 27 maggio 2008

Limiti



Non è mai mancata l'ironia, ad Hans Magnuz Enzensberger. E quale argomento migliore dell'intelligenza per giocare la propria ironia? E così Enzensberger da il meglio di sé, a partire dall'analisi dell'ambiguità semantica che disloca l'intelligenza in un territorio che parte dalla "ragione" per arrivare fino alla capziosità e al machiavellismo, in questo agile libretto edito da Einaudi con il titolo "Nel labirinto dell'intelligenza".
Ci prova in tutti i modi, a definirla quest'accidenti di intelligenza (manco fosse il "tempo" di Sant'Agostino!), perfino cercando di aggredirla "al contrario": ché le definizioni e le espressioni della "stupidità" sono ben più numerose e varie, e recano in sé il dato divertente dell'insulto!
Ma il punto nodale del saggio breve è l'argomento principe, e maledetto, della misurazione dell'intelligenza. Introdotto da un certo Alfred Binet, alla fine dell'800, questo presunto metodo scientifico non ha smesso mai di ridicolizzare lo stuolo di sapienti misuratori psicometrici. Sempre pronti a scivolare nell'eugenetica e, assai più facilmente e disinvoltamente, nel razzismo. Enzensberger immagina che ci siano, a scelta, un inuit della Groenlandia, un indio dell'Amazzonia e un navigatore della Polinesia, a testare l'intelligenza di un qualsiasi ricercatore di Londra, di Stanford o di Berlino. Provare a valutarne le capacità intellettive, usando come metro la capacità di distinguere, e fare uso, di piante, identificare impronte e seguire tracce di animali, oppure captare le correnti sottomarine. Se ne vedrebbero delle belle!
La conclusione? Più che ovvia!
Non siamo abbastanza intelligenti per sapere cosa sia l'intelligenza, e men che meno per misurarla.
Dopo Musil, un altro inno alla stupidità.

morire di maggio ....


Sydney Pollack (Lafayette, 1 luglio 1934 – Los Angeles, 26 maggio 2008)

* La vita corre sul filo (The Slender Thread) (1965)
* Questa ragazza è di tutti (This Property Is Condemned) (1966)
* Joe Bass l'implacabile (The Scalphunters) (1968)
* Ardenne '44, un inferno (Castle Keep) (1969)
* Non si uccidono così anche i cavalli? (They Shoot Horses, Don't They?) (1969)
* Corvo rosso non avrai il mio scalpo (Jeremiah Johnson) (1972)
* Come eravamo (The Way We Were) (1973)
* Yakuza (The Yakuza) (1974)
* I 3 giorni del condor (Three Days of the Condor) (1975)
* Un attimo, una vita (Bobby Deerfield) (1977)
* Il cavaliere elettrico (The Electric Horseman) (1979)
* Diritto di cronaca (Absence of Malice) (1981)
* Tootsie (Tootsie) (1982)
* La mia Africa (Out of Africa) (1985)
* Havana (Havana) (1990)
* Il socio (The Firm) (1993)
* Sabrina (Sabrina) (1995)
* Destini incrociati (Random Hearts) (1999)
* The Interpreter (The Interpreter) (2005)
* Frank Gehry - Creatore di sogni (Sketches of Frank Gehry) (2005) documentario

lunedì 26 maggio 2008

I due De Gregori



E' un disco scritto con la mano sinistra, il nuovo cd di Francesco De Gregori, "Per brevità chiamato artista" . Testi banali, se non addirittura tirati via, e musica di scarso spessore, ché dev'essere un vizio, di questi tempi, rifare dieci e più volte lo stesso pezzo, già rifatto in altri cento dischi (vedi l'ultimo di Bubola)! Ma, c'è un però.... Una gemma inestimabile, e non importa se è una cover. Che una cover, se fatta col cuore, può riuscire a valere anche più dell'originale. Solo che la cover non è di Francesco, ma di un altro Degregori che si fa chiamare Luigi Grechi e che l'aveva inserita già nel suo "Cosìvalavita" del 1999. Tradotta dall'originale di Tom Russell e Steve Young, The Angel of Lyon. Una visione, per l'appunto!


L'angelo di Lyon
di Tom Russell, Steve Young, Luigi Grechi

Fu la visione di Anna Maria col rosario tra le dita
A far fuggire lo stregone e a fargli cambiar vita
Lasciò la scena in un vestito grigio, lasciò un messaggio ed un sorriso
Diceva:"Parto per Lione, li cerco un angelo del Paradiso"

Salì sul treno che portava a Bruxelles, ordinò cognac e croissants
Fece una lista dei suoi beni futili nella carrozza restaurant
Oh le ville ... e le piscine ... e i pezzi rari da collezione
Ma fece un voto da San Francesco per il suo angelo di Lione

E cantò l'Ave Maria, almeno i versi che ricordava
Mentre guardava dal finestrino l'ombra del treno che lo portava
E a occhi chiusi sognò quei due fiumi, il Rodano e la Saone
Simbolo eterno delle due anime, maschio e femmina di Lione

Restò ad aspettare dal vecchio ponte, pensò all'incontro di un anno fa
Ma i giorni passano diventano mesi, quattro stagioni son passate già
Ora il suo abito è tutto stracciato, somiglia proprio ad un barbone
Gira le strade e cerca ad ogni porta il suo angelo di Lione

E cantò l'Ave Maria, almeno i versi che ricordava
Mentre fissava sui vecchi muri la propria ombra che lo seguiva
E attraversò quei due sacri fiumi, il Rodano e la Saone
Custodi eterni di quel mistero, del suo angelo di Lione

Stanotte nella cattedrale mille candele stanno bruciando
Le tiene accese suor Eva Maria, man mano che si van consumando
Perso in un sogno di mille vicoli trascina il passo lo straccione
Il vecchio pazzo uscito di senno per il suo angelo di Lione

E cantò l'Ave Maria, almeno i versi che ricordava
Mentre fissava sui vecchi muri la propria ombra che lo seguiva
E attraversò quei due sacri fiumi, il Rodano e la Saone
Che non rivelano il mistero del suo angelo di Lione

ultimatum di frontiera



Una gran bella canzone, scritta nel 1959 per Billy Brown e portata al successo da Jim Reeves nel 1960, qui nella splendida versione "messicaneggiante" di Ry Cooder. Ne ha avute di cover, questa canzone, compresa quella di "re Elvis", ma questa è la versione che preferisco, in assoluto. Per cuori infranti!


Se ne deve andare
di Joe Allison - Audrey Allison

Avvicina le tue labbra al telefono, un po' di più
Fai finta che siamo soli, noi due insieme
Ora dico a quell'uomo di spegnere il juke box
E tu puoi dire al tuo amico lì con te che se ne deve andare
Dimmi, sussurrando, che mi ami davvero
Oppure è lui che ti impedisce di farlo?
Anche se l'amore è cieco, deciditi, devo saperlo.
Devo riattaccare, oppure gli dirai che se ne deve andare?
Non riesci a dire le parole che io vorrei sentire
Mentre sei insieme ad un altro uomo
Se mi vuoi, rispondi "sì" o "no"
Ed io, tesoro, capirò.
Avvicina le tue labbra al telefono, un po' di più
Fai finta che siamo soli, noi due insieme
Ora dico a quell'uomo di spegnere il juke box
E tu puoi dire al tuo amico lì con te che se ne deve andare

venerdì 23 maggio 2008

"Ognuno tradisce a modo suo la rivoluzione. Questo è il mio."



Nel 1961, Leonard Cohen accorre a Cuba, sbarcando avventurosamente su una spiaggia.
E' affascinato dal castrismo ed è entusiasta di Fidel. Ne verrà cacciato assai presto, e con ignominia, da quello che si appresta ad essere l'ennesimo regime moralista, per aver fatto comunella con "la peggio gente del porto", una congrega di santi bevitori e donnine dai facili costumi.


C'è una fede in me
che mi allontanò dalle mie lezioni
più santa dei miei giorni
più profonda dell'oppio nero
più violenta dei tumulti di Cuba
dove non uccisi la vittima designata

E' fede
e quando la trovo
(la perdo, la perdo spesso)
sono una bandiera solitaria
sono il saggio soldato
che marcia a bocca chiusa
nel mondo che va alla deriva
tenuto streto dall'onore.

Leonard Cohen (L'Avana - 1961)

giovedì 22 maggio 2008

sangue fresco



Girolamo De Michele, scrivendo a proposito di romanzo "noir" e realtà, in un bell'articolo apparso anche su "Liberazione" del 15 Maggio, chiosava fra parentesi, parlando di Togliatti, che "Togliatti, la cui penna era imbevuta di dotte citazioni tanto quanto le sue mani del sangue degli anarchici e dei trotzskisti". La cosa, come lo stesso De Michele annotava in fondo al suo scritto, provocava qualche ... sturbo:

"Questa nota su Togliatti è suonata offensiva o "anticomunista" alle orecchie purissime di alcuni nostalgici stalino-togliattiani: in particolare, Sandro Curzi e Citto Maselli hanno inoltrato al giornale Liberazione il seguente esercizio di stile zdanoviano: «sul comunismo ormai ne leggiamo una ogni giorno e va benissimo, ma di Togliatti con le mani imbevute di sangue era dai tempi de "Il Borghese" che non avevamo avuto occasione di leggere. Sino a giovedì scorso a pag. 13 di "Liberazione"»."

Ieri, sempre De Michele, in una lettera al direttore di "Liberazione", si preoccupava di rispondere in modo più articolato alle briose considerazioni di quelli che mi rifiuto di considerare "compagni di strada". Certo sangue, per qualcuno, rimane ancora fresco!


Togliatti, gli anarchici e i trotzskisti
Una lettera al direttore di “Liberazione”
di
Girolamo De Michele


Caro direttore
la mia frase sulle mani di Togliatti imbevute del sangue degli anarchici e dei trotzskisti ha suscitato alcune proteste. Provo a rispondere, prima nel merito e poi nella sostanza politica.

Mi si chiede di fornire le prove del coinvolgimento di Togliatti nel massacro degli anarchici e dei trotzkisti russi, spagnoli e italiani ad opera dei sicari stalinisti: e potrei rispondere ricordando che Togliatti, alla richiesta di provare le accuse contro l'anarchico Ghezzi imprigionato in Urss nel '29 (e in seguito assassinato), rispose che «per noi comunisti, la questione delle "prove" è una questione che non si pone: è, anzi, una questione sciocca. Chiedere le prove della condanna del Ghezzi vuol dire sostenere che ogni singolo atto del governo dei soviet deve essere sottoposto a un controllo pubblico». Rispondo invece ricordando che, all'indomani dell'assassinio del compagno Berneri ad opera dei sicari del Comintern, Togliatti scriveva (senza firmarsi), in un editoriale de "Il grido del popolo" (20 maggio 1936) che «Camillo Berneri è stato "giustiziato" dalla Rivoluzione democratica, a cui nessun antifascista può negare il diritto di legittima difesa», mentre la Pravda annunciava che a Barcellona «l'epurazione dei trotzkisti e degli anarco-sindacalisti è già iniziata, e viene condotta con la stessa energia usata in Urss». E sull'"Internazionale comunista" Togliatti spiegava che era necessario «epurate, radicalmente e per sempre, dai banditi che sono penetrati nei loro ranghi per trascinarvi direttive e parole d'ordine fasciste», dunque «liberare definitivamente il movimento operaio internazionale dal lerciume trotzkista». A chi, magari sulla scorta di Luciano Canfora (che almeno non si vergogna a difendere, con Togliatti, Stalin), accampasse la congiuntura internazionale e le "dure leggi della storia" ricordo che sin dal 1926, tacitando Gramsci che criticava le epurazioni che si intravedevano in Urss, Togliatti difendeva la linea stalinista. Diversi anni dopo e in ben altro clima, così Togliatti rispondeva a Salvemini ("Rinascita", marzo 1950) che lo accusava della morte del compagno Berneri: «vi fu la nota rivolta barcellonese del maggio: una serie confusa di sanguinose battaglie di strade, da casa a casa, dai tetti, ecc. Il Berneri cadde in uno di questi scontri: ecco tutto...». Alla lettera aperta di Victor Serge che chiedeva notizie degli antifascisti italiani scomparsi in Urss, come pure alle lettere di Barbara Seidenfeld, la compagna di Pietro Tresso, Togliatti non ha mai risposto. Sono vicende note, sulle quali si possono leggere i romanzi recenti di Stefano Tassinari ("Il vento contro", recensito giusto domenica scorsa su Queer da Antonini) e Alessandro Bertante ("Al diavul"): tutti anticomunisti? Se invece si vuole qualche fonte storica, che consiglio vivamente a Maselli e Curzi, si può cominciare col volume Gulag. Storia e memoria curato per Feltrinelli da Elena Dundovich, Francesca Gori ed Emanuele Quercetti. Per Dundovich non solo Togliatti «evidentemente era al corrente della tragedia complessiva», ma «l'insieme dei documenti provano in maniera inequivocabile come, seppur non continuativamente, vi prese parte». Il resto, per chi vuole vedere, viene da sé: Togliatti ha responsabilità politiche, se non operative, nel massacro di una generazione di rivoluzionari. Negare ciò equivale a sostenere l'esistenza di uno stalinismo senza stalinisti. Ma cosa c'entrino gli stalinisti col comunismo, io non l'ho mai capito.

Vengo al secondo punto: a che vale oggi ricordare i crimini di Togliatti, da alcuni esaltato come grande dirigente? A me certe esaltazioni fanno venire in mente quei bei versi di Brecht: «Il giovane Alessandro conquistò l'India. / Lui, da solo? / Cesare sconfisse i Galli. / Non aveva con sé neanche un cuoco?». Togliatti fece tutto da solo? E le masse? Fu solo grazie alla sua direzione politica che il movimento comunista crebbe nel paese? In Spagna la risposta togliattiana allo slogan di Durruti "fare la rivoluzione per vincere la guerra" fu "vincere la guerra per fare la rivoluzione": una linea politica che equivale all'idea odierna che prima si vincono le elezioni (a qualunque costo, pur di compiacere la borghesia moderata), e poi si pensa a cambiare la società. Gli eredi di Togliatti sono riusciti, allo stesso prezzo, a fare senza spargimento di sangue quello che Togliatti e il Comintern fece negli anni Trenta: liquidare la sinistra per dimostrare di essere credibili agli occhi della borghesia e dei governi europei. Il punto è questo, credo: per fare società, per fare moltitudine, bisogna partire dal basso e dai movimenti reali, non dall'alto delle segreterie, delle tattiche, dei vertici. Marx il comunismo lo pensava non come un'astuzia tattica, ma come un movimento reale che modifica lo stato di cose esistente. Per contro, l'astuzia politica di Togliatti e dei suoi eredi (da Ferrara a D'Alema e Veltroni) mi ricorda il Napoleon della "Fattoria degli animali" di Orwell che ripete saltellando «tattica, compagni, tattica». Ma anche Orwell, come Berneri e come me, fu tacciato di anticomunismo.

Girolamo De Michele

la vita: istruzioni per l'uso



ISTRUZIONI

Tocca, nel muro, il portone di legno
che non avevi mai visto prima,
dì: "permesso" prima di aprire il chiavistello,
entra,
percorri il sentiero.
Un rosso folletto di metallo pende dalla
verde porta d'ingresso,
a mo' di battente,
non toccarlo, ti morderebbe le dita.
Cammina dentro la casa.
Non prendere nulla.
Non mangiare nulla.
Però,
se qualche creratura ti dicesse di essere affamata,
dalle del cibo.
Se ti dice di essere sporca,
puliscila.
Se grida di essere in preda al dolore,
allevialo
se puoi.

Dal giardino nero potrai vedere la foresta fitta.
Il pozzo profondo accanto al quale passerai
porta al regno dell'Inverno;
c'è un'altra terra sul suo fondo.
Se giri intorno a qui,
potrai tornare indietro, sano e salvo.
Non perderai la faccia. Non penserò male di te.

Una volta attraversato il giardino,
ti troverai nella foresta.
Gli alberi sono vecchi.
Degli occhi osservano dal sottobosco.
Sotto una quercia contorta
siede una signora anziana.
Potrebbe chiedere qualcosa;
dagliela.
Ti indicherà la strada per il castello.
Al suo interno ci sono tre principesse.
Non fidarti della più giovane. Tira dritto.
Nella radura oltre il castello,
i dodici mesi siedono accanto al fuoco,
si scaldano i piedi, si narrano storie.
Potranno farti delle cortesie, se sarai gentile.
Potrai raccogliere fragole nel gelo di dicembre.
Fidati dei lupi,
ma non rivelare loro dove stai andando.
Il fiume può essere attraversato dal traghetto.
Il traghettatore ti prenderà a bordo.
La risposta alla sua domanda è questa:
se porge il remo al passeggero, sarà
libero di lasciare la barca.
Diglielo solo a distanza di sicurezza.

Se un'aquila ti offre una penna,
conservala con cura.
Ricorda:
i giganti hanno un sonno troppo profondo;
le streghe sono spesso tradite dai loro appetiti;
i draghi hannno una debolezza,
da qualche parte, sempre;
i cuori possono essere ben celati,
e li tradisci con la tua lingua.
Non essere geloso di tua sorella:
sappi che diamanti e rose
sono tanto sgradevoli quando rotolano
dalle labbra, quanto i rospi e le rane;
più freddi, persino, e più affilati, e tagliano.

Ricordati il tuo nome.
Non perdere la speranza:
quel che cerchi sarà trovato.
Dai fiducia ai fantasmi.
Confida che quelli che hai
aiutato ti aiutino a loro volta.
Dai fiducia ai sogni.
Dai fiducia al tuo cuore, e alla tua storia.

Quando ritorni, percorri la strada da cui sei venuto.
I favori verranno resi, i debiti ripagati.
Non dimenticare le buone maniere.
Non voltarti indietro.
Cavalca l'aquila saggia (non cadrai).
Cavalca il pesce argenteo (non affogherai).
Cavalca il lupo grigio
(tieniti saldo alla sua pelliccia).

C'è un verme nel cuore della torre;
ecco il motivo per cui crolla.

Quando raggiungerai la casetta,
il luogo da cui era cominciato il tuo viaggio,
la riconoscerai, anche se ti parrà molto più piccola
di come la ricordavi.
Percorri il sentiero, e attraversa il portone
del giardino che non avevi mai visto,
se non una volta.
E poi va' a casa. O costruiscitene una.

Oppure riposa.

NEIL GAIMAN

mercoledì 21 maggio 2008

cinema



Variety annuncia che la Celluloid Dreams ha comprato i diritti per l'adattamento di UBIK di Philip Dick, e che ne curerà la produzione Hengameh Panahi - "Io non sono qui" (I’m Not There), sulla vita di Bob Dylan - insieme alla figlia dello scrittore, Isa Dick Hackett.
Il film dovrebbe entrare in produzione entro il 2009.

martedì 20 maggio 2008

Storie del Signor Keuner / 2



Ricordo come, da bambino, ogni qual volta mia madre mi raccontava un qualche episodio a lei accaduto, ambientato durante gli anni della seconda guerra mondiale, non mancasse di ribadire un concetto che era a me ormai noto, come conseguenza di quella sua esperienza.
"Io, i tedeschi li odio!"
Mi è tornato in mente, quando rileggendo le "Storie del signor Keuner" di Bertolt Brecht, sono incappato nella seguente "storia".

Amor patrio, l'odio per la patria altrui

Il signor Keuner non riteneva necessario vivere in un paese determinato. E diceva: - Posso patire la fame dovunque -. Un giorno che girava per una città occupata dal nemico del paese in cui viveva, gli venne però incontro un ufficiale nemico e lo costrinse a scendere dal marciapiede. Scendendo, il signor Keuner s'accorse di essere indignato non solo contro quell'uomo, ma particolarmente contro il paese al quale quell'uomo apparteneva, al punto da desiderare che fosse cancellato dalla faccia della terra. - Come mai, - domandò il signor Keuner, - in quel minuto sono diventato nazionalista? Proprio perché ho incontrato un nazionalista. Ed è per questo che bisogna estirpare l'imbecillità, giacché essa rende imbecille chi la incontra.
L'amor patrio, disse il signor Keuner, è, come ogni amore, un fardello volontario ed è quindi tutt'al più un fastidio per l'oggetto amato. Diversamente stanno le cose per l'amor patrio che si presenta come odio nei confronti di altre patrie. Esso è un fastidio per tutti.

un rivoluzionario


Carlos Marighella
(5 dicembre 1911-4 novembre 1969)

Ricordo - credo fosse il 1968 - che da qualche parte lessi qualcosa di Marighella, dove sosteneva fosse un'illusione credere che la scelta della lotta armata, di per sé, radicalizzasse le posizioni. Riformisti, opportunisti, attendisti si limitano semplicemente a diventare riformisti armati, opportunisti armati e attendisti armati.
Di Marighella, un libro (Piccolo Manuale della Guerriglia Urbana) in cui, oltre a fornire una serie di regole pratiche per la realizzazione della guerriglia urbana e un elenco dei principali modi d’azione del guerrigliero (fra i quali la propaganda armata, il sequestro, il sabotaggio, le imboscate, gli espropri ecc.), indicava anche quelle che lui riteneva dovessero essere le caratteristiche umane e psicologiche del guerrigliero urbano, richiamandosi agli stessi imperativi di coraggio moralità e coerenza, ai quali aveva fatto riferimento, nei suoi scritti Ernesto Guevara. Insofferente a qualsiasi forma di burocratismo, Marighella aveva una concezione libertaria dell’organizzazione, che lo spinse a teorizzare lo “spontaneismo armato”, in base al quale veniva lasciata ai “gruppi di fuoco” completa autonomia e libera disposizione delle armi e del denaro ottenuti nel corso delle azioni.

lunedì 19 maggio 2008

Se non puoi batterli, unisciti a loro?



«... e se questo vuol dire rubare
questo filo di pane tra miseria e fortuna
allo specchio di questa kampina
ai miei occhi limpidi come un addio
lo può dire soltanto chi sa raccogliere in bocca
il punto di vista di Dio»

Fabrizio De André - Khorakhané -

...in a song



“Qual è la differenza tra un "truth teller", una persona che racconta la verità, e un grande cantautore? La differenza proviene dallo scrivere a proposito della sofferenza. Invece di scappare di fronte al dolore, una persona che racconta la verità ci corre dentro. Da qualche parte lungo la mia strada ho capito che la parte più intima di me era anche la parte più universale. Ho capito che è compito dell’artista rivelare l’umana esperienza. Ci deve essere un modo di rivelare la verità e usarla come uno specchio in cui la gente possa riconoscersi”
(Mary Gauthier)

Ieri sera ...

venerdì 16 maggio 2008

Pause!



La mailing list su Fabrizio De André (su Yahoo), oramai sono nove e rotti anni che la frequento. Ed ha una sua importanza, per me, la cosa. E l'importanza attiene, per lo più, alle persone che vi ho conosciuto e con cui condivido, oltre all'amore per certa musica, l'amicizia.
Alberto Napolitano (in arte "Napo") è una di queste persone. Sempre sulla mailing list di cui sopra, l'altro giorno Napo ha richiesto un parere (anzi dei consigli!) sul disco che si accinge a pubblicare, non senza prima aver fornito il link da cui scaricarlo. D'accordo con lui, che ha deciso di rendere il disco scaricabile liberamente ("E lo zippone lo lascio lì, tanto me li venderò ai concerti a mò di ricordino, non certo nei negozi."), metto qui le mie note, scritte a braccio mentre ascoltavo il disco, canzone per canzone. E chi passerà da queste parti e gli pungerà vaghezza di ascoltarlo, lo scaricherà ....


Ora, consigli..., non esageriamo. Tutt'al più qualche impressione. E te le do a braccio, le mie impressioni. Scrivo, via via che le canzoni scorrono e mentre mi sale, come un empito, una specie di idea...cazzo, Napo, hai mai pensato di fare il cantante con gli Apuamater del buon Giromini? Saresti strepitoso. Intanto riparliamo di "Cos'è" (che avrei preferito si chiamasse "José" che trovo decisamente migliorata rispetto al demo che avevo ascoltato a suo tempo. Era il 2006?
L'impianto testuale alla Dalla-De Gregori rimane, però l'impianto melodico e strumentale si emancipa dal "brassensismo" e risulta assai più convincente. Riesce perfino a piacermi la voce in versione "craying Napo"! :-)
"Prova di giudizio universale", ti dirò, preferivo quella del demo. Come ti scrissi, era assai più intrigante e -consiglio non seguito - si sarebbe notevolmente avvantaggiata, a mio avviso, di un tuo duettare con una voce al femminile. "Alla luna", la terza originale del mazzo, mi appare un po' troppo ...leziosa, ma non tanto perché centrata su una voce recitante, quanto perché piuttosto sembra perdere quella relativa unità che vorrebbe dare un respiro al disco. Un po' troppo auto-compiaciuta!
E veniamo alle cover (parto dal fondo, seguendo il cammino dopo i tre pezzi): "Il bombarolo" parte da un approccio inedito, abbastanza, con la tua voce quasi ad auto-castigarsi dalla sua "eccessiva de-andreicità", chiamata a confrontarsi con l'altra più stridente (a proposito chi è?)
si rifugia in un quasi sommesso parlato. Adatto alla tragicità dell'enunciato.
"La bomba in testa" compie un approccio più "classico" e un po' mi conforta il napo di sempre. L'arrangiamento si discosta dall'originale quanto basta a tenere sveglia l'attenzione.
E veniamo al primo pezzo "live", "La cattiva strada": piacevole e stradaiolo abbastanza da far battere le mani e cantare. Perdonerai se non mi dilungo, ma sono diventato allergico un pizzico alle cover. Non troppo, ma quanto basta per godermele senza esagerare.
Poi , "Mi sono innamorato di te" ancora live. Qui va bene, assai bene. Bella lettura, molto "francese" e tuttavia efficace. Quasi da ....ballare, soffusamente.
Ancora live e "Preghiera in gennaio". E che ci posso fare se mi piacciono gli intro di chitarra e gli incipit che sanno di occhi chiusi e sudore sotto i riflettori smorzati? Il cammino verso l'ultimo ponte si fa lieve, così accompagnato da una voce con una piccola idea di pianto ....
Il Cecco Angiolieri di Napo è recitato con la dovuta attenzione e, alla fine, lascia che si insinui la seconda voce a sparigliare un po' le carte. Poi tocca al "Oh che sarà" di Fossati e de Hollanda. Così, ora, dopo l'iniziale "cos'è" possiamo fare professione di paragnosi e scoprire cosa sarà. Certo napo non è fiorella mannoia! :-) ma l'esecuzione mi è piaciuta e anche il tessuto musicale.
Ma lo sai che vieni molto meglio live!??
Poi tocca a Gaber! Anzì... tocca a De André che canta Gaber! Ma questo lo sapevi già!
"Smisurata preghiera" non è fra le canzoni di De André che preferisco, per usare di un eufemismo, ma non posso fare a meno di dire che rimane all'altezza, e fedele!
"A cimma" e "Canto del servo pastore", ben eseguite anch'esse, aggiungono poco al De André e al Napo che conosco. Magari, più "sperimentale" la seconda (bella quella di tradurla in genovese, ma forse era meglio in sardo).... Mi perdonerai, perciò, se non mi dilungo troppo. Mi fermo un attimo ad ascoltarle.
E veniamo a Ciampi che - eresia eresia - a dirla tutta ho sempre trovato un po' ... ostico.
Meno deandreiana che nella canzone di Gaber, l'interpretazione. Ti dirò che mi è piaciuta non poco, l'ho trovata molto evocativa, densa di contaminazioni ed influenze che non tutte sono riuscito ad individuare. Bello il duetto (ma non vale: io ho una predilezione per i duetti). La migliore delle cover, senz'altro, almeno per quanto mi riguarda, anche se potrebbe attenere al fatto che chiunque canta Ciampi, a mio avviso, lo migliora.
Vabbé, "L'acqua della chiara fontana" swingante e teneramente anni venti è una piccola chicca, anche se io avrei levato un po' di profondità alla voce, per rendere il tutto più leggero, più aereo ....
pant pant ... sono arrivato in fondo. Vai, pubblicalo!!!!:-)

giovedì 15 maggio 2008

Storie del Signor Keuner



Da un ragazzo in lacrime il signor Keuner volle sapere il motivo della sua pena. "Avevo messo insieme due soldi per andare al cinema", disse il fanciullo, "poi è arrivato un ragazzo e me ne ha strappato uno di mano". E indico un ragazzo che si scorgeva a qualche distanza.
"E non hai chiesto aiuto?" chiese il signor Keuner.
"Certo", disse il ragazzo singhiozzando un po' più forte.
"E non ti ha sentito nessuno?" gli chiese quindi il signor Keuner accarezzandolo amorevolmente. "No", singhiozzò il ragazzo.
"Non riesci a strillare più forte?" domandò il signor Keuner.
"No", disse il ragazzo guardandolo con rinata speranza. Perché il signor Keuner sorrideva.
"Allora dammi anche quest'altro", disse, togliendogli di mano l'ultimo soldo e continuando tranquillamente per la sua strada.

Bertolt Brecht

mercoledì 14 maggio 2008

Quotidianeità



"Avete intenzione di trasportarci mobili nuovi? O preferite viverci con quelli che ci sono già? Io potrò aiutarvi a decorare le stanze. E anche Lord Running Clam' - un Ganimediano dalla gialla forma bavosa - nel modo che gli sarà possibile. E nel corridoio accanto c'è una creatura di metallo fuso proveniente da Giove che si chiama Edgar; in questi giorni è ancora ibernato, ma quando tornerà in vita potrà darci una mano a riverniciare le pareti. Poi nell'app di sinistra abita un uccello-mago di Marte; sapete, quelli con le piume multicolori ... non ha mani, ma può muovere gli oggetti per telecinesi: anche lui vorrà aiutarci, all'infuori di oggi che sta covando. Ieri ha avuto un uovo"

"Dio" - mormorò Chuck - "ma questo palazzo è un calderone poligenetico!"

"E al piano di sotto" - riprese Joan - "c'è un serpente pigro di Callisto: se ne sta quasi tutto il giorno avvolto intorno allo stelo di una lampada da salotto e si sveglia soltanto quando il sole tramonta. Poi esce e va a fare provviste: mangia parecchio. E infine c'è il Ganimediano che avete già incontrato".

Soffiò con forza una boccata di fumo.

"Mi piace questo posto: ci puoi trovare tutte le specie di vita. Prima di voi, in questo app abitava un muschio venusiano. Una volta gli ho salvato la vita: si era tutto seccato ... devono essere sempre inumiditi, lo sapete. Ma era il clima di Marin County, che era troppo asciutto per lui: così si è deciso, dopo quella
volta, ed è partito per l'Oregon, dove piove tutti i giorni."

da Philip K. Dick - Follia per 7 Clan ("Clans of the Alphane Moon")

martedì 13 maggio 2008

Elvis



Lo sanno tutti che Elvis non è morto. Ma, sicuramente, Joe Lansdale lo sa meglio di chiunque altro, e sa qualcosa di più!

Elvis faceva fatica a pensare a se stesso o alla vita in un contesto che non fosse la fogna, visto che spesso era troppo stanco per evitare di farsela addosso nel sonno, svegliarsi in un mare di piscio o di merda, in attesa che le infermiere o gli assistenti venissero a pulirgli il culo. In quel momento se ne rese conto. Tutto d’un tratto si accorse che erano anni che lo davano per morto.

Il re, ovviamente, si era stufato di vivere fra lustrini e amici che lo spremevano come un limone, alla fine aveva trovato uno dei suoi tanti imitatori che gli assomigliava assai più di chiunque altro: erano due gocce d'acqua. Così avevano firmato ... il contratto. Ed Elvis aveva potuto tornare a cantare come voleva, fra gente vera, fingendo di essere sé stesso. Facendo credere a tutti che fingeva, proprio quando invece, ormai stufo, aveva smesso di fingere.

"Entrò l’infermiera dalla carnagione color cioccolato e dalle tette come pompelmi. (...) “Come sta oggi, Signor Haff?”
“Bene” disse Elvis. “Ma preferirei mi chiamasse Signor Presley, oppure Elvis. È una vita che glielo ripeto. Non mi faccio più chiamare Sebastian Haff. Non cerco più di nascondermi.”
“Certo”, disse la bella infermiera. “Ne ero al corrente.
Me l’ero scordato. Buon giorno, Elvis.”
La sua voce grondava sciroppo di sorgo. Elvis avrebbe voluto colpirla con la padella."

Solo che quando il finto Elvis era morto, il vero Elvis non poteva più vantare nessun diritto. La sua coppia del contratto era andata arrostita nell'incendio della roulotte in cui era andato a vivere.

“Senta, Signor Haff, non ho niente contro il fatto di chiamarla Elvis ma mi sembra che lei abbia le idee un po’ confuse oppure che le piacciano i giochini. Lei era un sosia di Elvis. Se lo ricorda? È caduta dal palco e si è rotta l’anca. Quand’è stato., vent’anni fa? Si è preso un’infezione ed è stato in coma per alcuni anni.
Quando è uscito dal come., aveva qualche
problemino.”...

Così era finito in quell'ospizio per vecchi, dove c'era anche Jack McLaughlin. Lui era convinto di essere John F.Kennedy e diceva che era stato solo ferito nell'attentato a Dallas. Il suo cervello stava alla Casa Bianca ed era caricato a batterie. Era un afro-americano, e sosteneva che le autorità lo avevano tinto di nero. Una prova in più della loro abilità!

Cristo santo! Era un ospizio o un manicomio?... . Forse sarebbe valsa la pena di stare al gioco fino in fondo, anche se avesse significato giocarci con un negro che era convinto di essere John F. Kennedy e che credeva che una mummia egizia infestasse i corridoi della casa di riposo, scrivesse dei graffiti sui divisori del bagno, togliesse l’anima delle persone succhiandogliela dal buco del culo, la digerisse, e la cagasse nel cesso degli ospiti.

Alla fine, i due vecchietti dovranno vedersela con qualcuno più vecchio di loro: una mummia che si è riscegliata nei sotterranei del museo di Memphis. Ci sarà lo scontro perché ... non devi chiederti cosà può fare il tuo ospizio per te, ma cosa puoi fare tu per il tuo ospizio. Non prima che il presidente Kennedy abbia rivelato ad Elvis il segreto di stato meglio custodito: com'era Marilyn a letto? WOOOWWWWW, la risposta!

Bubba Ho-Tep - Regia di Don Coscarelli - 2002