martedì 23 giugno 2026

Non solo geopolitica !!

Non

Il prezzo del fertilizzante artificiale
- Il blocco dello Stretto di Hormuz, i prezzi dei fertilizzanti alle stelle e il cambiamento climatico minacciano di scatenare una crisi alimentare globale -
di Tomasz Konicz

   A prima vista sembra assurdo, ma gli abitanti del sistema mondiale tardo capitalista si nutrono, per così dire di combustibili fossili. Senza quei fertilizzanti artificiali, che hanno avuto un ruolo centrale nell'industria agricola dalla cosiddetta rivoluzione verde, al più tardi nella seconda metà del XX° secolo, le rese globali delle colture, che da allora sono aumentate drasticamente, crollerebbero bruscamente. Oltre il 40% della popolazione mondiale, senza fertilizzanti artificiali, non potrebbe più essere nutrita; concorda la maggior parte degli scienziati. Nei fertilizzanti minerali, sono tre i componenti indispensabili: azoto, fosforo e potassio. Il fertilizzante azotato è a base di ammoniaca, la quale viene ottenuta a partire dal gas naturale tramite il processo Haber-Bosch: un processo ad alta intensità energetica, il quale è responsabile di circa il tre% delle emissioni globali di CO2. Lo zolfo - necessario per la lavorazione della roccia fosfatica e da cui dipende la produzione di fertilizzanti fosfatici - è un sottoprodotto della produzione di petrolio e gas. Pertanto, la produzione di fertilizzanti minerali è collegata all'estrazione di combustibili fossili. Circa il 50% dei costi di produzione alimentare, si trova ora a essere rappresentato dal consumo energetico da parte di un'industria agricola altamente automatizzata. Ecco perché l'aumento dei prezzi del petrolio sta causando, tra le altre cose, un aumento dei costi di produzione e distribuzione alimentare; ad esempio, a causa dell'aumento del costo del diesel. Come parte della loro strategia di diversificazione, gli Stati del Golfo, che ora soffrono del blocco dello Stretto di Hormuz, sono riusciti a diventare un importante sito di produzione di fertilizzanti artificiali e dei loro prodotti intermedi, oltre a essere un punto centrale di trasbordo per quei beni dell'industria agricola diventati essenziali negli ultimi decenni. In questa cosiddetta integrazione verticale, i paesi produttori di materie prime cercano di dominare la più parte possibile di quella che è la catena produttiva industriale. Riuscendoci con successo: circa il 43% di quello che rappresenta uno dei fertilizzanti azotati più comuni - l'urea -  viene esportato attraverso lo Stretto di Hormuz. Gli stati del Golfo erano, tra le altre cose, anche responsabili di circa il 45% delle esportazioni globali di zolfo. Nella regione, avviene circa il 30% della produzione di ammoniaca, soprattutto in Arabia Saudita e Oman. In generale, la regione ora bloccata produce circa un quinto di tutto il fertilizzante utilizzato nel mondo. Secondo il Financial Times di aprile, si starebbe sviluppando una crisi alimentare globale, la quale difficilmente potrà essere alleviata; e questo anche se lo Stretto di Hormuz dovesse aprire immediatamente, da subito! Vediamo così che, da un lato, le capacità produttive nelle aree concorrenti dell'industria dei fertilizzanti - come Russia e Bielorussia - non sono abbastanza grandi da compensare queste enormi perdite. La creazione di nuovi siti produttivi richiederebbe anni. Il riavvicinamento tra Stati Uniti e Bielorussia, avvenuta a marzo e accompagnato da rilasci di prigionieri e da una riduzione delle sanzioni statunitensi, mirava proprio a promuovere la produzione e l'esportazione dei fertilizzanti bielorussi, in modo da alleviare questa crisi di approvvigionamento. Ma il fattore decisivo di crisi risiede nel semplice fatto che la coltivazione alimentare è un'industria stagionale. Il periodo della semina, e il corrispondente utilizzo dei fertilizzanti, sono già stati raggiunti o superati in molte regioni del mondo. E in molte regioni povere che si trovano ai margini, o semi-periferici, del sistema mondiale, i produttori agricoli, semplicemente, non riescono a far fronte all'aumento dei prezzi dei fertilizzanti. A metà aprile, questi prezzi sono esplosi, del 20% e  fino al 49% del prezzo dell'urea, rispetto a quelli che erano subito prima della chiusura dello Stretto di Hormuz. Ciò significa che verrà semplicemente usato meno fertilizzante, e  il che inevitabilmente porterà a un crollo delle rese agricole previste. Più la regione è povera, maggiori sono le perdite del raccolto. L'Africa subsahariana, dove agricoltori finanziariamente deboli riescono a malapena a comprare abbastanza fertilizzante per ottimizzare le rese, ne viene particolarmente colpita. L'aumento dei prezzi dei fertilizzanti porta così quasi automaticamente a una riduzione del consumo di fertilizzanti, e quindi a un calo delle rese. A livello regionale, i paesi dell'Africa orientale - Kenya, Somalia e Tanzania - dipendono in maniera particolare dalle forniture di fertilizzanti esteri provenienti dalla regione del Golfo, dove i costi di trasporto sono aumentati fino al 300%. La devastata struttura post-statale del Sudan, invece, costituisce il punto zero dell'imminente crisi della fame, ma a causa della guerra civile: lì, circa 21 milioni di persone sono minacciate da una grave insicurezza alimentare, e circa 375.000 abitanti muoiono di fame. Secondo l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura, il numero di persone estremamente povere affette da fame acuta, quest'anno potrebbe salire di 45 milioni, raggiungendo così un record di 363 milioni, a causa della guerra in Iran e del blocco dello Stretto di Hormuz. Miliardi di persone probabilmente saranno colpite da un peggioramento della situazione alimentare, causando l'aumento della malnutrizione. Nella semi-periferia del sistema mondiale capitalista, India e Brasile in particolare soffrono per il limite di guerra imposto alle esportazioni di fertilizzanti: più della metà dei fertilizzanti importati dall'India, è stata finora trasportata attraverso lo Stretto di Hormuz, mentre il Brasile - uno dei più importanti produttori agricoli al mondo - prima dello scoppio della guerra, aveva il 45% . Persino l'Australia ha importato il 70% dei suoi fertilizzanti passando dalla regione del Golfo. Nel caso dell'India - il paese più popoloso del mondo - la situazione è particolarmente drammatica: la produzione interna di fertilizzanti dipende in gran parte dal gas naturale, che attualmente non può essere trasportato, attraverso lo Stretto di Hormuz, nelle fragili ancore di gas liquido, dove attacchi o mine marine causerebbero esplosioni gigantesche. All'inizio di maggio, il Primo Ministro indiano Narendra Modi ha invitato i suoi connazionali a ridurre il consumo di olio da cucina, il consumo di combustibili fossili e l'uso di fertilizzanti. Dipendenze simili, a causa del gas del Golfo, esistono anche nella produzione di fertilizzanti in Pakistan e Bangladesh. A prima vista, la situazione nei centri del sistema mondiale sembra meno drammatica: se il blocco si protraesse fino all'estate, secondo le stime del Financial Times, l'inflazione dei prezzi alimentari negli USA rischia di penetrare nella cosiddetta "fascia a doppia cifra" , da circa il precedente 4%. Qualcosa di simile probabilmente accadrà anche nell'UE. L'industria agricola statunitense - essenziale per nutrire il mondo, e i cui dipendenti, se americani, fanno parte dell'elettorato centrale di Donald Trump - sta già soffrendo a causa delle guerre tariffarie e commerciali condotte dal suo presidente estremista di destra; e ora, dopo la guerra in Iran, anche a causa dell'aumento dei prezzi delle fonti energetiche e dei fertilizzanti. Il primo, da sé solo, nel 2025 ha portato a un aumento del 46% di fallimenti agricoli, rispetto all'anno precedente. Nel 2024, gli Stati Uniti sono stati il maggior esportatore di prodotti agricoli, davanti al Brasile, ed erano leader nella coltivazione di mais e soia.

A proposito di riscaldamento globale
    Tutte queste conseguenze geopolitiche della crisi ,sono interconnesse con la crisi climatica causata dal capitalismo ora in gran parte ignorata, ma le cui conseguenze stanno comunque sempre più minando le fondamenta ecologiche del processo di civiltà. Nel frattempo, vengono ignorate file e file di valori storici relativi alle temperature massime, o alla durata delle siccità - come è accaduto più recentemente a marzo negli USA -  senza che ciò venga nemmeno riconosciuto pubblicamente. Nell'opinione pubblica, la costrizione feticistica del capitale a sfruttare, che comporta l'eterno grido di richiamo alla crescita e ai posti di lavoro - da Trump al Partito di Sinistra - ha da tempo prevalso sui veri vincoli fisici della crisi climatica. Negli ultimi anni, gli aumenti dei prezzi alimentari, sono già stati causalmente alimentati da degli estremi meteorologici sempre più frequenti e duraturi, quali siccità e forti piogge, caratteristici della manifesta crisi climatica: cacao in Africa e Sud America, olio d'oliva in Europa, verdure negli Stati Uniti occidentali, riso in Giappone, cipolle e patate in India sono stati tutti colpiti; gli eventi climatici estremi sono diventati più frequenti nell'ultimo mezzo decennio. Gli Stati Uniti in particolare, attualmente si trovano in una siccità primaverile storicamente senza precedenti, che ha colpito circa il 60% delle terre agricole. Il sud-est degli USA, è stato colpito, in particolare Alabama, Georgia e Florida, dove gli agricoltori a volte hanno smesso di seminare a causa dell'alto costo del diesel e dei fertilizzanti, così come il Midwest, la cui superficie di grano dovrebbe diminuire quest'anno fino ad arrivare al livello più basso dal 1919 con il raccolto più basso mai visto, secondo il Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti. In Kansas e Oklahoma, oltre il 40% della superficie di grano si trova adesso in "condizioni povere o molto cattive". Nell'UE, dopo anni di siccità prolungate, la situazione non è molto migliorata: quasi la metà delle aree coltivate è minacciata dalla siccità, e un ulteriore 17% si trova persino in una condizione di siccità acuta. Quasi tutti gli stati dell'UE, così come il sud-est della Gran Bretagna, sono stati colpiti in misura maggiore o minore. Dopo una storica assenza di piogge a marzo e aprile, la Polonia sta emergendo in quanto centro di siccità, dove le rese agricole probabilmente crolleranno a causa della bassa umidità del suolo. Lo stesso vale per la Germania orientale, l'Europa sud-orientale, la Spagna e la Francia. In effetti, l'Europa si trova da tempo in una lunga fase di prosciugamento: la crisi climatica è una realtà. Ad aprile, l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura (FAO) ha avvertito che i periodi di "caldo estremo" stavano spingendo il sistema alimentare globale sull'orlo del collasso. Ulteriori shock climatici stanno emergendo nel breve e medio termine. Secondo le previsioni scientifiche. L'evento El Niño di quest'anno potrebbe essere particolarmente intenso. Le masse d'acqua nel Pacifico orientale, si riscaldano a un ritmo superiore alla media, e il che può portare siccità anche nei paesi del Pacifico occidentale, in Sudafrica o nella regione amazzonica; ma nell'America Latina occidentale a inondazioni - con delle conseguenze corrispondenti sulle rese agricole. La siccità estrema in molte regioni del mondo ha già portato a degli incendi boschivi che di anno in anno divorano sempre più aree forestali.Nel lungo termine, l'indebolimento della Corrente del Golfo, parte della Circolazione Meridionale Atlantica di Ribaltamento (Amoc), è anch'essa probabilmente uno dei fattori di crisi climatica più forti in Europa e Nord America. Gli studi scientifici hanno confermato la vecchia regola della scienza del clima, secondo cui le previsioni più pessimistiche di solito riflettono in modo più adeguato la realtà del clima. La Corrente del Golfo porta le calde acque caraibiche all'Atlantico del Nord, dove sprofonda lentamente e scorre di nuovo verso sud come un nastro trasportatore, conferendo all'Europa un clima relativamente mite rispetto alla stessa latitudine della Siberia, per esempio. Lo scioglimento della calotta glaciale della Groenlandia minaccia di indebolire questa circolazione già indebolita, basata sulle differenze di densità tra acqua salata e dolce, fornendo acqua dolce, secondo studi, forse già alla fine del secolo. Tuttavia, il fattore incertezza è ottimo. Le conseguenze sarebbero forti sconvolgimenti climatici come un calo delle temperature e la desertificazione - specialmente nell'Europa occidentale - a cui il malmesso sistema agricolo tardo capitalista difficilmente sarebbe stato in grado di adattarsi.

Capitale vs. Clima
    Il capitale, nella sua costrizione sconfinata a sfruttare, non è solamente la causa della crisi climatica; come si può vedere dalle emissioni di CO2, le quali aumentano quasi parallelamente alla crescita economica globale. L'aumento della produttività della macchina del capitale agricolo non porta alla conservazione dei suoli e delle risorse agricole rimanenti, ma piuttosto all'istituzione di un sistema agricolo, non solo ecologicamente rovinoso, ma anche dannoso per la salute, il quale, ad esempio, ha reagito all'esplosione delle rese di mais inventando e diffondendo dello sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio (HFCS); un concentrato di zucchero, che nella produzione alimentare ha sostituito lo zucchero ordinario, ed è responsabile per la epidemia di obesità negli USA. L'orientamento della produzione alimentare verso uno scopo irrazionale di massimo rendimento possibile, rende il settore agricolo sempre più instabile e soggetto a crisi: le conseguenze sono monocolture, lisciviazione del suolo, bassa variabilità genetica della popolazione zootecnica, estinzione estesa della popolazione di insetti in molte regioni agricole intensivamente coltivate. La crisi climatica è una crisi climatica capitalista sotto due aspetti: il capitale è la causa, e in più aggrava le conseguenze sociali della sua crisi ecologica. Tutti questi fattori sopra elencati aumentano la vulnerabilità del sistema alle crisi; il che rende necessaria una rapida reazione. Questo è stato persino riconosciuto dal Financial Times, che ha promosso una svolta verso un'agricoltura sostenibile, in cui le monocolture sarebbero state sostituite da rotazioni delle colture. Un aumento dell'uso di fertilizzanti naturali sarebbe necessario, quanto lo sarebbe dare priorità alla "salute del suolo" rispetto agli aumenti di rese a breve termine. Inoltre, ci sarebbe anche il necessario e ampio sollievo dal debito per tutti i paesi della periferia, i quali ben presto saranno colpiti, particolarmente dalla prossima crisi alimentare. Quanto sia probabile un cambiamento riformista del genere, in un capitalismo apocalittico che sta reagendo alla sua crisi manifesta, non solo in Germania, con una fuga intensificata verso la mania della crescita dei combustibili fossili, ciò è stato chiarito dalla più recente grande riforma agricola dell'UE nel 2020, che, nonostante alcune concessioni ecologiche marginali, ha aderito alle basi dell'agricoltura precedente: il 25% dei sussidi agricoli UE era legato alla partecipazione degli operatori alle misure climatiche, cosicché agli Stati membri è stata data in gran parte carta bianca su cosa essi intendano per "programmi climatici". Probabilmente si tratta di meno di una goccia nell'oceano: secondo l'Agenzia Federale per l'Ambiente, le emissioni nell'agricoltura UE sono diminuite più lentamente (meno 25% tra il 1990 e il 2023) rispetto alla media della società nel suo complesso (meno 36% nello stesso periodo). A livello globale, le emissioni di CO2 continuano a aumentare.

- Tomasz Konicz - 21 giugno 2026 -  Jungle World, 2026/22 -

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