lunedì 26 marzo 2012

Il mito della spontaneità

defensa

La sconfitta dell'esercito fascista, da parte del popolo di Barcellona il 19 luglio 1936, è uno dei miti più radicati nella storia della rivoluzione sociale spagnola. La "spontaneità" della risposta operaia e popolare alla sollevazione militare venne catalizzata e coordinata dai Comitati di Difesa della CNT. Tali comitati furono il nucleo dell'esercito di milizie, che andarono a delimitare il fronte d'Aragona nei giorni successivi. Inoltre, posero le basi dei numerosi comitati rivoluzionari di quartiere, che controllarono Barcellona fino alla restaurazione del potere borghese del Governo, con il supporto indispensabile dei comitati superiori della CNT e della FAI. Così, anche l'insurrezione "spontanea" del maggio 1937 in seguito alla controrivoluzione, guidata dallo stalinismo, non può essere spiegata senza i Comitati di difesa dei quartieri di Barcellona.
Un libro, oggi,  rivela l'esistenza di modi diversi di intendere la CNT, e l'essenza stessa della rivoluzione libertaria, all'interno del movimento anarco-sindacalista del tempo. Queste differenze, lungo il periodo repubblicano e durante la guerra civile, hanno prodotto numerosi scontri tra i difensori intransigenti della rivoluzione per mezzo dei comitati di base e coloro che hanno inteso la CNT-FAI come un partito in più nel campo antifascista, sempre con la scusa della gravità del momento.
Le rivoluzioni sociali, questi tentativi di riorganizzare la produzione e la società su basi nuove, sono estremamente rari nella storia. Ma al di là delle particolari circostanze, forniscono sempre un'esperienza insostituibile, sia per i loro successi che, specialmente, per i loro fallimenti. La grande lezione della rivoluzione del 1936 era la necessità inevitabile della distruzione dello Stato.
La tesi fondamentale del libro sostiene che l'ideologia dell'unità antifascista spinse la CNT ad accettare il programma politico della borghesia repubblicana e, pertanto, a collaborare con lo stato capitalista, perseguendo l'unico obiettivo di vincere la guerra, previa la rinuncia a tutto il programma rivoluzionario.
La situazione rivoluzionaria esistente nel luglio del 1936 era caratterizzata da un potere distribuito per più comitati rivoluzionari, che venne concentrato nel Comitato centrale delle milizie (CCMA); questi non era altro che un organismo di collaborazione di classe, conseguente alla rinuncia da parte della CNT a prendere il potere.
L'ideologia antifascista e la partecipazione della CNT ai vari consigli municipali, alle consorterie del governo  catalano e, addirittura, ai ministeri del governo centrale, andò a creare una burocrazia di comitati superiori, con interessi diversi e opposti ai comitati rivoluzionari emersi nei quartieri di Barcellona. Mentre i comitati superiori erano subordinati in tutto e per tutto alla vittoria militare sul fascismo, i comitati di quartiere avevano all'ordine del giorno la difesa rivoluzione operaia '.
Il processo di istituzionalizzazione di questi comitati superiori della CNT-FAI li convertì ben presto in servitori dello Stato, che consideravano i comitati rivoluzionari di quartiere i loro peggiori nemici. La visione ingenua e semplicistica, che divide i leader anarco-sindacalisti in traditori ed eroi, come se la massa dei militanti fosse amorfa ed apatica, non spiega nulla. Il confronto tra i comitati superiori e i comitati rivoluzionari fu un altro capitolo della lotta di classe, che doveva concludersi con una scissione, e alla fine venne risolto dalla repressione stalinista per mezzo dell'annientamento selettivo dei rivoluzionari e attraverso l'integrazione dei comitati superiori nell'apparato statale.
Così, in "Los Comités de Defensa de la CNT en Barcelona" si cerca di spiegare che cosa erano questi comitati di difesa. come sconfissero l'esercito per le strade di Barcellona nei giorni del 19 e 20 luglio 1936, come si trasformarono in comitati rivoluzionari, il loro confronto con i comitati superiori, come si confrontarono con lo stalinismo nelle giornate del maggio 1937 e la sua successiva evoluzione, fino alla definitiva dissoluzione.

I comitati di difesa erano l'organizzazione militare clandestina della CNT, finanziata dal sindacato, cui la sua azione era subordinata.
Nell'ottobre del 1934, venne abbandonata la vecchia tattica dei gruppi d'azione, a favore di una preparazione rivoluzionaria seria e metodica.
"Nessuna rivoluzione senza preparazione. Bisogna farla finita col pregiudizio dell'improvvisazione. Un errore, quello della fiducia nell'istinto creativo delle masse, che ci è costato molto caro. Gli strumenti per una guerra, ineludibile, contro uno stato che ha esperienza, armi e capacità offensive e difensive superiori, non ci si procurano come per generazione spontanea".
Il gruppo di difesa di base, doveva essere poco numeroso, per facilitare la sua agilità e clandestinità, e doveva avere una conoscenza profonda del carattere, delle conoscenze e delle abilità di ciascun militante. Doveva essere composto da sei militanti, con funzioni molto specifiche:
1.-Segretario: creazione di nuovi gruppi, contatto con altri quadri, relazioni.
2. investiga persone: determina la pericolosità dei nemici.
3. investiga edifici: raccolta di piante e statistiche.
4. studio dei punti strategici e delle tattiche dei combattimenti di strada.
5. studio dei servizi pubblici.
6.-indaga su dove ottenere armi, soldi e rifornimenti.

Il numero di sei militanti era considerata la cifra ideale per formare un gruppo, ammettendo però che, in qualche caso, si poteva aggiungere un altro membro che potesse svolgere un ruolo di "grande rilievo". La clandestinità doveva essere assoluta. Si parlava dei nuclei di base di un esercito rivoluzionario, in grado di mobilitare altri gruppi assai più numerosi, e questi ultimi, a loro volta, tutto il popolo.
Il gruppo di difesa era l'unità di base della struttura militare clandestina della CNT. Il suo ambito aveva una ben precisa demarcazione all'interno di ogni quartiere. In ciascun quartiere si costituiva un Comitato di Difesa del quartiere, che coordinava tutti i gruppi di difesa, e che riceveva un informativa mensile da ciascuno dei segretari di gruppo. Il segretario-delegato del quartiere, a sua volta, faceva un rapporto che arrivava al Comitato di Distretto, e di qui al Comitato Locale, e poi fino al Comitato Regionale e infine Nazionale.
Le funzioni essenziali dei Comitati di Difesa erano due:

1 Ottenere e mantenere le armi, custodirle e imparare a maneggiarle.
2 Logistica, nel senso più ampio del termine, rifornimenti per la popolazione e mantenimento delle mense popolari, arrivando fino alla creazione e mantenimento di ospedali, scuole e accademie.

Il 17 luglio del 1936, l'esercito si ribella a Melilla. Il 18, la ribellione militare si era estesa a tutto il Marocco, alle Canarie e a Siviglia.
La guarnigione militare di Barcellona contava circa seimila uomini, a fronte di quasi duemila uomini della Guardia d'assalto e duecento "Mossos d'Esquadra" (la polizia autonoma catalana). La guardia civil, a proposito della quale nessuno sapeva con certezza da quale parte si sarebbe schierata, ne contava circa tremila. La CNT-FAI aveva circa 20.000 militanti, organizzati in commissioni difesa di quartiere, disposti a prendere le armi.
Il 19 e 20 luglio 1936, in piena battaglia per le strade di Barcellona, i membri dei comitati di difesa cominciarono a chiamarsi, e ad essere conosciuti come "milizia". Senza soluzione di continuità, i quadri di difesa si erano trasformati in milizie popolari.
I comitati rivoluzionari di quartiere, a Barcellona, si affermarono nelle giornate del 19-20 luglio del 1936, e durarono almeno fino al 7 giugno del 1937, quando le restaurate forze dell'ordine pubblico della Generalitat li sciolsero, ed occuparono i loro vari centri. Nonostante il decreto che esigeva la scomparsa di tutti i gruppi armati, la maggior parte riuscì a resistere fino al settembre 1937, quando furono sistematicamente sciolti e attaccati, uno ad uno, gli edifici occupati. L'ultimo, il più importante e il più forte, era il Comitato di Difesa del centro, che aveva sede nella Escolapios de San Antonio. Venne preso d'assalto il 21 settembre 1937 da parte delle forze di polizia, che utilizzarono un intero arsenale di mitragliatrici, carri armati e bombe a mano. Alla fine, la resistenza dovette piegarsi, non al fuoco dell'assalto armato, ma all'ordine di arrendersi dato dal Comitato Regionale della stessa CNT!
Da allora in poi, i Comitati di Difesa si nascosero dietro il nome di Sezioni di Coordinamento e d'Informazione della CNT, impegnati esclusivamente in compiti clandestini di investigazione e informazione, com'erano prima del 19 luglio 1936; ma (siamo già nel 1938) in una situazione apertamente controrivoluzionaria.
Eppure, erano ancora abbastanza forti e combattivi per pubblicare un giornale clandestino, dal titolo "Alerta…!", di cui vennero pubblicati sette numeri tra ottobre e dicembre 1937. Il primo numero era uscito il 23 ottobre 1937. Le costanti di questo giornale era la solidarietà con i "rivoluzionari imprigionati", di cui si chiedeva la scarcerazione e di cui si denunciavano gli abusi subiti presso il carcere modello; la critica del collaborazionismo della FAI; la denuncia della disastrosa politica di guerra del governo Negrín-Prieto e del predominio stalinista nell'esercito e nello stato.
Nel 1938, i rivoluzionari erano già sconfitti, in prigione, o in clandestinità. Non fu la dittatura di Franco, ma la Repubblica di Negrín, che pose fine alla rivoluzione.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Condivido e trovo interessante l'analisi della rivoluzione spagnola e di ciò che significa una rivoluzione sociale anarchica anche senza affermazioni di principio. Trovo anche delle similitudini, che potrebbero essere approfondite in altra sede, circa il comportamento della FAI italiana nei nostri confronti ed anche con errori del campo leninista (Autonomia) negli anni '60-'80. Gianni

Franco Senia ha detto...

Una cosa ricordo sempre, a proposito di quello che fu il nostro "affare" con la FAI, e che avvenne proprio durante quel famoso congresso (o convegno) straordinario del 1972, quando venne presentato un documento - firmato da più "nomi famosi" (mazzucchelli, marzocchi e molti altri) - ora non li ricordo tutti - in cui si faceva un affermazione inenarrabile, allo scopo di liquidare il "1968", sostenendo che il '68, il maggio, niente avrebbe apportato al movimento anarchico (curiosamente - ma mica tanto - non si ponevano affatto che invece il problema fosse proprio il fatto che era stato il movimento anarchico a non apportare un bel niente al "1968"!!). Per quanto mi riguarda, consisteva in questo, l'insanabilità, fra me e loro. Ancora oggi!