martedì 28 aprile 2026

Voci sul Sionismo !!

L'Antisionismo Proiettivo: Presentazione di un concetto sviluppato da Stephan Grigat
- di Clément Homs -

   Pubblicato nel 2025 in Germania - nella raccolta "Interdisziplinäre Antisemitismusforschung", il libro "Projektiver Antizionismus. Antisemitismus gegen Israel vor und nach dem 7. Oktober" - curato da Stephan Grigat e Karin Stögner - fa parte del campo della ricerca contemporanea sulle trasformazioni dell'antisemitismo. Basato su un approccio interdisciplinare che mobilita scienze politiche, sociologia, storia e teoria critica, il volume propone di analizzare le forme attuali di odio verso Israele, riposizionandole all'interno di una lunga genealogia di ideologie antisemite. Obiettivo del libro, è capire come - nel contesto contemporaneo -  l'antisionismo possa costituire un vettore privilegiato per una riformulazione dell'antisemitismo; in particolare nelle società occidentali. Così, viene attribuita importanza centrale al concetto di "antisionismo proiettivo", il quale funge così tanto da filo conduttore teorico quanto da strumento analitico di tutti i contributi raccolti. Per farlo, si basa sull'osservazione per cui gli eventi del 7 ottobre 2023 hanno agito sia come rivelazione che come accelerazione di tutte quelle dinamiche che erano già in atto in diverse società del sistema mondiale capitalistico; dando così origine a un'intensificazione globale dei discorsi d'odio, così come delle pratiche nei confronti di Israele. Lungi dall'apparire come se fosse una rottura, questa sequenza viene qui interpretata come l'aggiornamento di un insieme di strutture ideologiche ben più antiche, che, nel libro, gli autori cercano di mettere in evidenza attraverso tutte quelle che sono le loro varie varianti contemporanee. Per comprendere le prime forme di proiezione dell'antisionismo, possiamo tornare, da un lato, all'antisemitismo antisemita della "sionologia" sovietica dagli anni '40 agli anni '80, così come alla sua diffusione progressiva in certe correnti della sinistra su scala globale; a diversi componenti dei nazionalismi della decolonizzazione nei mondi arabo-berberi dopo il 1945 (in particolare la retorica di Nasser e del Baath). così come in varie ideologie islamiste (in particolare i Fratelli Musulmani); e, d'altra parte, all'antisemita antisionista promosso da certi partiti di estrema destra in tutto il mondo (non solo neonazisti) dagli anni '30 e '40 (in Francia, ad esempio, in Maurice Bardèche, in particolare in Norimberga ou la Terre promessa, pubblicato nel 1948). Inoltre, il libro mette in evidenza la dimensione trasversale e integrativa di tutte queste particolari forme di "Antisionismo": analizzando una vasta gamma di contesti - dalle mobilitazioni attiviste alle istituzioni internazionali, dalle reti sociali alle tradizioni intellettuali - ci mostra come la denuncia di Israele possa funzionare in quanto punto di convergenza per degli attori ideologici eterogenei e attuali. Questa prospettiva, ci porta a una comprensione dell'antisionismo visto non solo come posizione politica, ma anche come una complessa configurazione discorsiva e simbolica, strutturata secondo eredità storiche, meccanismi di proiezione e logiche di identificazione collettiva. Ed è in questo contesto che viene sviluppato il concetto di "Projektiver Antizionismus", il quale mira a spiegare le forme contemporanee di antisemitismo vedendole tanto sia come fenomeno continuo, sia trasformato. L'obiettivo è qui, quello di proporne una prima presentazione, spiegando quelle che sono alcune basi teoriche, ma anche le principali caratteristiche strutturali e le implicazioni storiche, basandosi sulle analisi sviluppate da Stephan Grigat, senza tuttavia pretendere di rendere conto di tutti i contributi raccolti nel libro.

   Il concetto di Antisionismo Proiettivo designa una forma specifica di antisionismo, intesa come una trasformazione storica e una riconfigurazione strutturale dell'antisemitismo. Nella prospettiva sviluppata da Stephan Grigat, non si tratta di una semplice opposizione politica allo Stato di Israele, o al sionismo inteso come movimento nazionale, quanto piuttosto di un fenomeno ideologico dove Israele diventa il luogo privilegiato su cui proiettare dei contenuti antisemiti che sono stati ereditati. L'antisionismo proiettivo, viene pertanto definito come una "riproduzione geopolitica dell'antisemitismo"; e questo nel senso in cui esso, nei suoi schemi interpretativi, viene trasposto sulla scala delle relazioni internazionali, insieme ad effetti e strutture di pensiero storicamente associati all'odio verso gli ebrei. Questo concetto viene quindi esplicitamente inserito nel quadro teorico della tradizione della teoria critica; in particolare in quella di Theodor W. Adorno e di Max Horkheimer, per i quali l'antisemitismo non è solo una questione di pregiudizio o di ostilità empirica, ma costituisce bensì una forma di "proiezione emotiva". In un tale contesto, individui o collettivi finiscono per attribuire a un oggetto esterno delle caratteristiche che derivano da delle contraddizioni interne irrisolte. Grigat riprende questo schema, e lo fa mostrando come, nelle condizioni storiche contemporanee, questo meccanismo di proiezione si sposta verso lo Stato di Israele, il quale funziona come un'istanza simbolica su cui condensare ed esternalizzare delle tensioni sociali, politiche e morali. L'idea, ripresa da Léon Poliakov, per cui  Israele diventa "l'ebreo tra tutti gli altri stati" esprime questa funzione di condensazione: Israele viene così trattato come se fosse l'equivalente funzionale dell'ebreo, così come veniva visto nell'immaginario antisemita classico. Uno dei contributi centrali del concetto, risiede nell'analisi della mutazione storica dell'antisemitismo, avvenuta dopo la Shoah. Nelle società europee post-1945, esprimere esplicitamente antisemitismo, divenne in gran parte squalificato, il che portò a una trasformazione delle forme in cui esso appariva. Da questa prospettiva, l'antisionismo proiettivo costituisce una forma di "comunicazione indiretta" dell'antisemitismo, in cui la critica di Israele svolge la funzione di mezzo ai fini della riattivazione di strutture di pensiero più antiche. Questo cambiamento non significa una rottura, ma una continuità trasformata: i medesimi modelli di interpretazione - opposizione tra astrazione e concretezza, denuncia di un potere occulto, sospetto di universalità - vengono ora riarticolati intorno a un nuovo oggetto: lo Stato Ebraico. In termini di struttura ideologica, l'antisionismo proiettivo appare caratterizzato da un'ambivalenza costitutiva.

   Israele è così percepita, contemporaneamente, sia come un'entità artificiale, illegittima e "innaturale", che come una comunità etnica ostinata, particolarista e pericolosa per l'ordine universale. Questa doppia determinazione, riprende e richiama le opposizioni fondamentali dell'antisemitismo moderno, nel quale gli ebrei sono stati accusati sia di incarnare un'astrazione distruttiva (capitale, modernità, universalità) sia un'alterità irriducibile (particolarismo, etnia, recinzione comunitaria). Nel caso dell'antisionismo proiettivo, questa oscillazione viene trasposta a livello statale: ragion per cui, talvolta Israele viene denunciata come una costruzione artificiale senza alcuna legittimità, mentre talvolta viene fatta apparire come se fosse una entità troppo "autentica", troppo radicata in una particolare identità. Questa mobilità delle imputazioni, sottolinea il carattere non empirico, ma, bensì, strutturalmente proiettivo del fenomeno. Il concetto evidenzia anche il modo in cui l'antisionismo proiettivo si basi su una difficoltà - se non addirittura su un rifiuto - di pensare alle mediazioni costitutive della modernità politica. In particolare, le distinzioni tra Stato e Società, tra istituzioni e popolazione, o tra governo e cittadini, tendono a essere cancellate a favore di una rappresentazione omogeneizzante ed essenzializzante. Questa riduzione fa parte di ciò che la teoria critica - in particolare in Theodor W. Adorno - definisce "concretismo": vale a dire, una disposizione a rifiutare tutte le forme astratte di mediazione sociale - quali il diritto, le istituzioni o le procedure politiche - a favore di una comprensione immediata, semplificata e personalizzata del sociale. Visto da questa prospettiva, l'antisionismo proiettivo si basa su una comprensione impoverita della realtà dello Stato. Anziché concepire lo Stato come un insieme differenziato di strutture, attraversato da conflitti interni e da distinti livelli di responsabilità, esso tende a essere inteso come se fosse un'entità unificata, e con un'unica intenzione. Questa riduzione favorisce la percezione di Israele come un attore omogeneo, rispetto al quale scompaiono tutte le distinzioni tra governo, istituzioni, società e individui. Tale rappresentazione apre così  la strada a delle imputazioni globalizzanti: Israele viene visto come costituito in quanto soggetto collettivo coerente, al quale possono essere attribuite proprietà generali e intenzioni onnicomprensive. Paradossalmente, questa logica può assumere delle forme apparentemente opposte, ma tuttavia strutturalmente convergenti: Israele viene talvolta denunciata come un'entità astratta e artificiale priva di legittimità, e talvolta invece come l'espressione immediata di una volontà collettiva compatta e chiusa. In entrambi i casi, la complessità delle mediazioni sociali e politiche si dissolve, permettendo così la proiezione di accuse globali e indifferenziate, distaccate da qualsiasi fine analisi empirica. Storicamente e politicamente, Grigat insiste sul fatto che l'antisionismo proiettivo non debba essere inteso come esso costituisse solo una mera reazione alle politiche dello Stato di Israele, ma va invece considerato in quanto fenomeno inciso in una tradizione più longeva. Si riferisce a continuità ideologiche che hanno attraversato tutto il ventesimo secolo, a partire da certe forme di antisemitismo europeo e arrivando fino a delle configurazioni contemporanee che coinvolgono nazionalismo arabo, socialismo di Stato e varie forme di islamismo politico. Questa continuità si manifesta, in particolare, nella persistenza di quelle rappresentazioni di Israele che viene vista come un'entità "artificiale", o "straniera"; rappresentazioni le cui radici possono essere fatte risalire alle ideologie antisemite del ventesimo secolo.

  Un altro aspetto centrale del concetto, risiede nella sua dimensione funzionale. L'antisionismo proiettivo, agisce come un'ideologia di integrazione, capace di federare attori politici e sociali assai diversi tra di loro, persino opposti. Costituendo Israele come nemico assoluto, si permette la formazione di alleanze tra delle correnti eterogenee: dalla sinistra radicale all'estrema destra, ivi inclusi movimenti islamisti, o alcune correnti de-coloniali e postcoloniali. Questa capacità di integrazione, si basa sulla natura flessibile e polisemica delle proiezioni cui Israele viene sottoposta; proiezioni che possono essere adattate ai vari quadri ideologici, pur mantenendo una struttura comune. Da questa prospettiva, l'antisionismo proiettivo non corrisponde più a una critica al vero sionismo, ma piuttosto a una costruzione ideologica che Grigat, da parte sua,  descrive come un "gerücht über den Zionismus" [voce sul sionismo], vale a dire, una rappresentazione fittizia e distorta del sionismo. Questa "voce sul sionismo", non si riferisce alla realtà storica del sionismo in quanto movimento per rispondere all'antisemitismo e costituire la sovranità ebraica; ma serve da supporto a un'elaborazione ideologica che legittima, in alcuni casi, delle posizioni volte a delegittimare o, se non addirittura. a distruggere lo Stato di Israele. Infine, il concetto di Projektiver Antizionismus mira a fornire un quadro analitico volto a poter comprendere la specificità delle forme contemporanee di antisemitismo, senza però ridurle alle loro espressioni tradizionali. Esso evidenzia, sia la continuità storica del fenomeno, sia la sua capacità di adattarsi a nuovi contesti. In tal senso, designa assai meno una categoria empirica strettamente delimitata, e assai più un principio di intelligibilità: rendendo così possibile analizzare quelle configurazioni discorsive nelle quali Israele diventa il sostegno di alcune proiezioni ideologiche che rivelano le contraddizioni delle società che le produce. Nell'approccio di Grigat, l'antisionismo proiettivo appare pertanto come una delle forme dominanti dell'antisemitismo contemporaneo - in particolare nelle società occidentali - dove contribuisce a strutturare una parte significativa di tutti i discorsi politici e intellettuali sul conflitto israelo-palestinese.

- Clément Homs - Novembre 2025 - fonte: Palim Psao -

Nessun commento: