sabato 18 aprile 2026

La Società del Lavoro rimane senza Lavoro

Intelligenza Artificiale versus Posti di Lavoro Artificiali
- Ciò che la rivoluzione dell'IA distruggerà di certo, è solo l'illusione di una società funzionante così come è stata faticosamente mantenuta fino a oggi, a partire dalla rivoluzione IT degli anni '80 -    
di Tomasz Konicz

   L'uso diffuso dei sistemi di intelligenza artificiale (IA) nella società lavoratrice tardo capitalista – a parte alcune nicchie nell'industria IT – è oggi solo agli inizi, e le conseguenze derivanti da questo sconvolgimento, appaiono solo vagamente evidenti. Così viviamo in un periodo di grandi studi, spesso contraddittori, che la comunità scientifica pubblica ora settimanalmente. Sia che il mercato del lavoro starebbe per affrontare, a scelta, un'apocalisse o un boom; vediamo che quasi ogni opinione sembra debba essere giustificata da ricerche o da testimonianze di esperti. Alla fine del 2025, il Massachusetts Institute of Technology (MIT) ha pubblicato uno studio secondo cui, negli USA, circa l'11,7% dei lavoratori salariati potrebbe già essere sostituito dai sistemi di IA; cosa che corrisponderebbero a un salario di circa 1,2 trilioni di dollari USA all'anno. All'inizio del 2024, la rivista dell'istituto, il MIT Technology Review, era arrivata alla conclusione ottimista secondo cui le perdite di posti di lavoro, causate dai sistemi agenti e dai grandi modelli linguistici, potrebbero essere compensate da dei nuovi posti di lavoro, da creare a partire dalla rivoluzione dell'IA. Anche la start-up Anthropic offre qualcosa per ogni gusto: all'inizio di marzo, l'azienda ha pubblicato un rapporto nel qual non vedeva che ci fosse alcuna prova secondo cui la disoccupazione starebbe aumentando a causa dell'IA, e questo nel mentre, contemporaneamente, il quotidiano economico Fortune avvertiva a proposito di un'imminente «recessione per i lavoratori degli uffici», citando ricerche fatte secondo il medesimo cliché dell'IA. C'è un rapporto dell'Università di Stanford che evidenzia come i giovani in particolare siano a rischio di tumulti, negli USA, poiché ci sono già il 13% in meno di posti di lavoro per i giovani professionisti nei settori aperti all'IA. Anthropic, invece, conclude che, in particolare, sono le persone più anziane, le donne, ben istruite e ben pagate, che potrebbero essere sostituite dall'IA. Altri interventi nella discussione, si riferiscono invece al potenziale di automazione dei lavoratori autonomi che offrono contenuti online, dagli influencer alle starlet di Onlyfans. Esistono anche studi empirici, ad esempio nell'ambiente del think tank "The Brookings Institution", che affermano semplicemente asseriscono che non sono ancora possibili delle conclusioni chiare circa quali saranno gli effetti dell'IA .   

   Pertanto, con certezza non si sa ancora nulla. Ma tuttavia, si possono mostrare alcuni dei contorni che verranno assunti nei prossimi sconvolgimenti della società operaia tardo capitalista; contorni che si trovano in quasi tutti gli studi. La rivoluzione dell'IA potrebbe perciò innescare una spinta simile a un'automazione nel settore dei servizi, del tipo della rivoluzione IT degli anni '80 e '90 nella produzione industriale. Le economie avanzate dei centri del sistema mondiale, vengono considerate società di servizi, proprio perché la percentuale di lavoratori industriali è diminuita drasticamente nel corso della digitalizzazione. Tuttavia, l'entità dei minacciati tagli dei posti di lavoro, è ancora controversa, così come lo è la questione se i nuovi posti di lavoro creati nel settore dell'IA potrà mitigare tali tagli. Nel settore dei servizi, il lavoro amministrativo, il servizio clienti, le attività creative nel settore dei media, i servizi legali e finanziari, e in particolare il settore IT, sono considerati particolarmente vulnerabili. Il Regno Unito è stato già colpito da perdite di posti di lavoro, a causa del dominio del settore finanziario; come ha concluso un rapporto di Morgan Stanley all'inizio del 2026, e questo poiché aumenti di produttività, supportati dall'IA in misura dell'11,5%, hanno portato a perdite di posti di lavoro dell'8%. In particolare, a essere minacciata dalla perdita di posti di lavoro, è la professione di programmatore, e questo poiché in quell'ambito i sistemi di IA stanno già generando enormi aumenti di produttività a breve termine (anche se questo potrebbe portare a instabilità del codice nel lungo termine). Le ore di lavoro da stimare per i progetti, stanno già sciogliendosi di giorno in ora nel settore. Critici del settore, come Ed Zitron, amano sottolineare che il servizio essenziale, in particolare per i clienti aziendali, non può essere completamente automatizzato, ma anche che non deve necessariamente esserlo. Il mercato del lavoro, in quanto mediatore della concorrenza generale, probabilmente garantirà che l'aumento della produttività si manifesti in un calo dell'occupazione e della retribuzione dei lavoratori che lavorano in IT; e questo poiché gli strumenti di IA riducono anche le richieste sulla forza lavoro. In effetti, l'industria IT, che per decenni è stata rovinata dal successo, ed è una dei pochi baluardi rimasti ai dipendenti della classe media, sta subendo enormi ondate di licenziamenti: Oracle, Amazon, Meta, Epic; i licenziamenti di massa, che spesso arrivano a decine di migliaia, quest'anno sono spesso giustificati dagli investimenti nell'IA. Secondo lo svedese Tech Insider, il numero di licenziamenti nel settore IT a livello mondiale è aumentato vertiginosamente, passando da circa 150.000 nel 2024 a circa 245.000 lo scorso anno, e per il 2026 ne sono previsti circa 264.000. La giustificazione dei licenziamenti a partire dagli investimenti nell'IA, è aumentata vertiginosamente: dal 5% nel 2024 all'8% nel 2025 e intorno al 20% nel primo trimestre del 2026; mentre Tech Insider stima che questa quota probabilmente salirà fino al 30% nel 2026. Tuttavia, però, bisogna fare attenzione con tali cifre. Oracle, ad esempio, vuole tagliare 30.000 posti di lavoro, ma ciò non è giustificato dai progressi nella produttività legati all'IA, bensì da misure di riduzione dei costi per raccogliere abbastanza capitale da usare per la costosa costruzione di data center di IA. La Harvard Business Review, citando un ampio sondaggio tra i manager nel dicembre 2025, ha riportato che la maggior parte delle ondate di licenziamenti motivate dall'IA non erano motivate da reali guadagni di produttività, bensì dalla «anticipazione dell'impatto dell'IA.»

  In altre parole, i principali gruppi di capitale speculano sui progressi di produttività ancora prima che essi possano essere realizzati. Questo tuttavia non sempre funziona: un sondaggio aziendale, condotto alla fine del 2025 dall'istituto di ricerche di mercato Forrester Research, è giunto alla sobria conclusione che il 55% dei decisori si pente dei licenziamenti legati all'IA. Gli intervistati presumono che delle due l'una: o l'aumento della produttività non si è concretizzato, eppure che i lavoratori ben pagati verranno sostituiti da dei lavoratori a basso salario. Un altro studio del MIT ha rilevato che l'utilizzo dell'IA generativa nelle applicazioni aziendali si è rivelato non redditizio nel 95% di tutti i casi. Se ci sarà una svolta di massa dell'IA nell'economia, probabilmente avverrà solo durante gli sconvolgimenti socio-economici derivanti da un previsto scoppio della bolla dell'IA. Saranno solo quei partecipanti al mercato che utilizzano questa tecnologia in modo più efficiente, ad avere probabilità di sopravvivere alla dura concorrenza di crisi. Ma sorge la domanda se possa ancora essere stabilito un nuovo regime di accumulazione stabile, dato che l'IA sta solo portando all'estremo il già avanzato processo di crisi, alimentato proprio dalla contraddizione interna del capitale. In una certa misura, l'intelligenza artificiale sta attualmente minacciando di ridurre i posti di lavoro artificiali. La sostanza del capitale è il lavoro, e sotto questo aspetto il capitalismo è in realtà una "società del lavoro", dove la contraddizione interna del capitale consiste nel fatto che esso cerca di liberarsi della sua sostanza per mezzo della razionalizzazione competitiva. La prima grande rivoluzione IT, aveva già reso acuta la contraddizione interna della forza lavoro industriale, ma però il suo sviluppo nella società vista nel suo complesso poteva essere ritardato dalla finanziarizzazione del capitalismo avvenuta nell'era neoliberista della globalizzazione, trasformando il debito, che cresceva più rapidamente della produzione economica a livello globale, in una crescita finanziata alimentata dal credito tramite bolle speculative. Il settore dei servizi, che ora sta affrontando gli sconvolgimenti legati all'IA, è pertanto artificiale, dal momento che potrebbe svilupparsi solo nell'ambito dell'economia del deficit neoliberale. La tecnologia AI, distrugge solo l'illusione di una società lavorativa, la quale ha cercato faticosamente di mantenere un'economia neoliberista in deficit, che si trova ora a essere sotto sempre più attriti, in risposta alla rivoluzione IT. Senza una vasta base occupazionale nella produzione industriale, non esiste una società lavorativa stabile. Ma non si può tornare indietro alla società industriale: la ruota del tempo non può essere riportata indietro. Invece di cadere vittima del feticismo generale del lavoro - già riconoscibile nei suoi tratti fascisti in Germania - le rimanenti forze emancipatrici dovrebbero passare a una critica radicale del lavoro, che cerchi, anche consapevolmente e apertamente, di superare la società capitalistica, che si trova ormai in aperta disgregazione.

- Tomasz Konicz - 17.04.2026 (Pubblicato leggermente ridotto su Jungle World 2026/15 con il titolo "Arbeitsgesellschaft in der Sackgasse") -

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