martedì 28 aprile 2026

Buttiamo una granata anche su questo impero !! (duettando con Sergej Esenin)

«Grani del colore del fuoco getto sul palmo, perché lui nell’abisso di luce si stagli, rosso come il fuoco. Come un sovietico dignitario, innanzi a un Sinodo Plenario…»

SI APRE LA SCENA:

« – Bentrovato, Sereža Esenin!

– Bentrovato, Volodja Majakovskij! Sfinito?

– Un tantino.

– Motivi sociali?

– Personali.

– Revolver?

– Logicamente.

– Il colpo?

– Eccellente.

– Quindi niente piú vita?

– Passo, per cosí dire. … Non va mica, Sereža!

- Non va mica, Volodja! Ti ricordi che di insulti, col tuo vocione di basso, come da una tribuna mi hai riempito?

– Dai, basta…

– Guarda che schiappa la tua Scialuppa-Amore! Per una gonnella, davvero?

– Per la vodka è pure peggio. Il grugno è tutto gonfio, ma sei brillo da allora? Non va mica, Sereža!

– Non va mica, Volodja! Niente rasoio, peraltro, un lavoretto pulito. E dunque la tua carta è battuta?

– Butta sangue.

– Mettici la piantaggine.

– Va bene anche il collodio. Ce la mettiamo, Sereža?

– Ce la mettiamo, Volodja! E nella Russia nostra?

– La nostra madre-Russia?

– Cioè dove?

– Nell’Urss, di nuovo che c’è?

– Si costruisce. I genitori – generano, i malfattori – guastano, gli editori – dirigono, gli scrittori – scribacchiano. Un ponte nuovo è gettato, l’acqua alta lo smotta. Sempre uguale, Sereža!

– Sempre uguale, Volodja! E lo stormo canterino?

– La gente è navigata! Di alloro coronandoci, ci depredano come si fa ai defunti. La Rosta di sempre, riverniciata di futuro. E con Pasternak solamente non se ne viene a capo. Vogliamo mettere mano a tutta quella penuria? La mettiamo, Sereža?

– La mettiamo, Volodja! Ti porta gli ossequi pure…

– Chi, il nostro caro Aleksandr Aleksandrovic?

– Eccolo – un angelo!

– Fedor Kuz´mic?

– È nel canale: a caccia di belle, rosse guance è andato. Gumilev Nikolaj?

– A Oriente. (dentro un telo insanguinato, sopra un carretto gremito…)

– Sempre uguale, Sereža!

– Sempre uguale, Volodja! Ma se è sempre uguale, caro amico, Volodja

– rimettiamoci mano, anche se le mani, Volodja

– mancano.

– Pure se mancano, fratello caro, Sereža, buttiamo una granata anche su questo impero! E anche sopra l’Aurora da noi stessi stemperata

– Mettiamola, Sereža!

– Mettiamola, Volodja!»

- Marina Cvetaeva - 1930 -

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