venerdì 16 gennaio 2026

Il Situazionismo alza la testa !!!

Chiarire alcune idee sbagliate popolari sulle rivoluzioni nei paesi sottosviluppati
- di Mustapha Khayati -

   Il ruolo eminentemente rivoluzionario della borghesia, consiste nell'avere introdotto l'economia nella storia, in modo deciso e irreversibile. In quanto fedele padrona di questa economia, la borghesia è stata, fin dalla sua apparizione, la vera (seppur talvolta inconscia) padrona della "storia universale". Per la prima volta, la storia universale cessò così di essere una fantasia metafisica, o un atto dello Spirito del Mondo, e divenne una realtà materiale tanto concreta quanto l'esistenza banale di ogni e ciascun individuo. A partire dall'emergere della produzione di merci, nulla al mondo è più riuscito a sfuggire allo sviluppo implacabile di quello che d'allora in poi è stato questo "neo-Destino" invisibile: la logica della merce. Totalitaria e imperialista, in sostanza, pretende l'intero pianeta come suo territorio, e l'intera umanità come sua servitrice. Ovunque sia presente la merce, lì ci sono solo schiavi!
   All'oppressiva coerenza della borghesia, volta a mantenere nella preistoria l'umanità, il movimento rivoluzionario - prodotto diretto e non intenzionale della dominazione capitalistico-borghese - ha, per più di un secolo, contrapposto il progetto di una coerenza liberatoria che doveva essere opera di ciascuno, vale a dire, l'intervento libero e consapevole che avrebbe portato alla creazione della storia: la vera abolizione di tutte le divisioni di classe e la soppressione dell'economia. Ovunque sia penetrato — cioè quasi ovunque nel mondo — il virus della merce non ha mai smesso di rovesciare le strutture socioeconomiche più ossificate, permettendo a milioni di esseri umani di scoprire, attraverso la povertà e la violenza, il periodo storico dell'economia. Ovunque penetri, esso diffonde il suo carattere distruttivo, dissolvendo i residui del passato e spingendo all'estremo tutti gli antagonismi. In una parola, accelera la rivoluzione sociale. Tutte le mura della Cina crolla sul suo cammino, e a malapena si afferma in India, quando tutto ciò che la circonda si disintegra e le rivoluzioni agrarie esplodono a Bombay, nel Bengala e a Madras. Le zone pre-capitaliste del mondo accedono alla modernità borghese, ma senza la sua base materiale. E anche lì - come era avvenuto prima nel caso del proletariato - le forze che la borghesia ha contribuito a liberare, se non addirittura a creare, ora si rivolteranno contro la borghesia e i suoi servitori nativi: la rivoluzione dei sottosviluppati sta diventando uno dei capitoli principali della storia moderna. Se, nei paesi sottosviluppati, il problema della rivoluzione si pone in un modo particolare, ciò è dovuto allo sviluppo stesso della storia: in questi paesi, la generale arretratezza economica, favorita dalla dominazione coloniale e dagli strati sociali che la sostengono, insieme al sottosviluppo delle forze produttive, ha ostacolato lo sviluppo di quelle strutture socioeconomiche che avrebbero reso immediatamente praticabile la teoria rivoluzionaria elaborata nelle società capitaliste avanzate per più di un secolo. Nel momento in cui entrano nella lotta, nessuno di questi paesi possiede alcuna industria pesante significativa, e il proletariato è ben lontano dal poter essere la classe maggioritaria. A svolgere questo ruolo, tocca alla povera popolazione contadina.
    I vari e diversi movimenti di liberazione nazionale, emersero ben assai dopo la disfatta del movimento operaio, derivante dalla sconfitta della rivoluzione russa, la quale fin dalla sua vittoria cominciò a trasformarsi in una controrivoluzione, per poi finire al servizio di una burocrazia che si dichiarava comunista. Pertanto, in tal modo, essa ha così sofferto - consapevolmente, o con falsa coscienza - a causa e per tutti i difetti e le debolezze di quella controrivoluzione generalizzata; e tutto questo, patendo anche il peso aggiuntivo delle loro condizioni generalmente arretrate, senza mai riuscire a superare alcuno dei limiti imposti allo sconfitto movimento rivoluzionario. Ed è stato proprio a causa di questa sconfitta, che i paesi colonizzati e semi-colonizzati hanno dovuto combattere da soli contro l'imperialismo. Ma poiché hanno combattuto solamente l'imperialismo, e solo su una parte del territorio rivoluzionario totale, lo hanno scacciato solo parzialmente. I regimi oppressivi, che si sono installati ovunque le rivoluzioni di liberazione nazionale si credessero vittoriose, hanno costituito solo uno dei pregiudizi per mezzo del quale avviene il ritorno dei repressi. Non importa quale forza vi abbia partecipato; ma, indipendentemente dal radicalismo delle loro leadership, i movimenti di liberazione nazionale hanno sempre condotto le società ex-coloniali verso quelle che erano delle forme moderne dello Stato, e verso una loro pretesa di modernità economica. Nella Cina - immagine paterna di rivoluzionari sottosviluppati -  la lotta dei contadini contro l'imperialismo americano, europeo e giapponese finì a causa della sconfitta del movimento operaio cinese nel 1925-1927, portando così  al potere una burocrazia sul modello russo. Il dogmatismo stalino-leninista con cui questa burocrazia intuisce la propria ideologia - recentemente ridotta a essere il catechismo rosso di Mao - non rappresenta altro che la menzogna, o nel migliore dei casi la falsa coscienza, che accompagna la sua prassi controrivoluzionaria.
    Il fanonismo e il Castro-Guevaraismo, non sono altro che la falsa coscienza attraverso la quale il contadino svolge l'immenso compito di liberare la società precapitalista dai quelli che rimangono i suoi resti semifeudali e colonialisti, e accedere a una dignità nazionale, precedentemente calpestata da coloni reazionari e classi dirigenti. Ben-Bellaismo, Nasserismo, Titoismo e Maoismo sono tutte ideologie che segnalano la fine di questi movimenti, e la loro presa del potere attuata attraverso e grazie a degli strati urbani piccolo-borghesi o militari: vale a dire, la ricostituzione di una società sfruttatrice, con dei nuovi padroni e basata su nuove strutture socioeconomiche. Ovunque la popolazione contadina abbia combattuto vittoriosamente, e portato al potere gli quegli strati sociali che hanno radunato e diretto la sua lotta, è accaduto che proprio tale popolazione sia stata la prima a subire la violenza di quegli strati, e a pagare così l'enorme costo della loro dominazione. La burocrazia moderna, come quella dell'antichità (in Cina, ad esempio), costruisce il proprio potere e la sua prosperità sullo sfruttamento eccessivo dei contadini: in tale materia, l'ideologia non cambia nulla. In Cina o a Cuba, in Egitto o in Algeria, ovunque sia, essa svolge sempre un unico e medesimo ruolo, e assume le stesse funzioni. Nel processo di accumulazione del capitale, la burocrazia realizza ciò che era solo, e nient'altro che l'ideale non realizzato della borghesia. Ciò che la borghesia ha impiegato secoli per realizzare «con sangue e fango», ora la burocrazia intende ottenerlo, entro pochi decenni, consapevolmente e "razionalmente". Ma la burocrazia non può accumulare capitale, senza che, simultaneamente, accumuli anche menzogne: ciò che costituiva il peccato originario della ricchezza capitalistica, viene ora sinistramente chiamato «accumulazione primitiva socialista». Tutto ciò che le burocrazie sottosviluppate presentano o immaginano come socialismo, non è altro che un neo-mercantilismo realizzato. «Lo Stato borghese meno la borghesia» (Lenin) non può andare oltre quelli che erano i compiti storici della borghesia, e i paesi industrializzati più avanzati mostrano così, a quelli meno sviluppati, l'immagine di un loro stesso sviluppo futuro. Una volta al potere, la burocrazia bolscevica non poteva trovare nulla di meglio da proporre al proletariato rivoluzionario russo che «seguire le lezioni del capitalismo di stato tedesco». Tutti i cosiddetti poteri "socialisti", non sono altro che delle imitazioni poco sviluppate della burocrazia che dominò e che sconfisse il movimento rivoluzionario in Europa. Qualunque cosa la burocrazia sia in grado di fare, o sia costretta a fare, non emanciperà le masse lavoratrici, né migliorerà sostanzialmente la loro condizione sociale, e questo perché quegli obiettivi dipendono non solo dalle forze produttive, ma anche dalla loro appropriazione da parte dei produttori. In ogni caso, ciò che la burocrazia non mancherà di fare sarà creare le condizioni materiali per riuscire a realizzare entrambi. La borghesia ha mai fatto meno?
    Nelle rivoluzioni contadine-burocratiche, è solo la burocrazia a mirare consapevolmente e lucidamente al potere. La presa del potere, è il momento storico in cui la burocrazia prende il controllo dello Stato, e dichiara pertanto così la propria indipendenza rispetto alle masse rivoluzionarie, e lo fa prima ancora di aver eliminato i residui del colonialismo e aver ottenuto l'effettiva indipendenza dalle potenze straniere. Entrando nello Stato, la nuova classe sopprime ogni autonomia delle masse, e lo fa fingendo di sopprimere la propria autonomia per far credere di dedicarsi al servizio delle masse. Proprietaria esclusiva dell'intera società, la burocrazia si dichiara rappresentante esclusivo degli interessi superiori di tale società. E così facendo, lo stato burocratico diventa il compimento e la realizzazione dello Stato hegeliano. La sua separazione dalla società, sanziona simultaneamente anche la separazione della società in classi antagoniste: l'unione momentanea tra burocrazia e contadini, è solo l'illusione fantastica attraverso la quale, insieme, starebbero portando a termine gli immensi compiti storici della borghesia assente. Il potere burocratico costruito sulle rovine della società coloniale precapitalista, non è l'abolizione degli antagonismi di classe; esso si limita a sostituire quelle vecchie, con nuove classi, con nuove condizioni di oppressione e con nuove forme di lotta. Le uniche persone davvero poco sviluppate, sono quelle che vedono un valore positivo nel potere dei propri padroni. La corsa a recuperare la reificazione capitalista, rimane la via migliore per arrivare a un ulteriore rafforzamento del sottosviluppo. La questione dello sviluppo economico, rimane inseparabile dalla questione di chi sia il vero proprietario dell'economia, il vero padrone della forza lavoro. Tutto il resto non è altro che il chiacchiericcio degli specialisti.
    Finora le rivoluzioni nei paesi sottosviluppati hanno cercato solo di imitare il bolscevismo in vari modi. D'ora in avanti si tratta di andare oltre e di superare il potere dei soviet.

- MUSTAPHA KHAYATI - (1967)

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