- Uno spettatore: «Ho sentito le tue battute su Israele e Palestina, e tu non stai cercando di costruire dei ponti riguardo a tutto questo.»
- Sammy Obeid *: «Non sto cercando di costruire ponti, sto solo cercando di far ridere la gente. Inoltre, sono palestinese. E noi non costruiamo ponti, ma tunnel. Capisci cosa intendo? Siamo più collegati di quanto pensi. Ci vediamo presto, dall'altra parte.» ( *Sammy Obeid, beniamino della sinistra americana "anti-sionista")
I massacri su larga scala commessi dall'IDF (circa 70.000 morti e 170.000 feriti, entro la fine del 2025) a Gaza, in risposta al massacro genocida del 7 ottobre 2023 (1219 vittime, inclusi 68 lavoratori immigrati dal Sud uccisi, nello stesso giorno o dopo, in prigionia, da parte dei cosiddetti "anti-colonialisti"), non dovrebbero portarci a chiudere un occhio sull'antisemitismo in Francia, il quale non iniziò affatto con la prima aliyah (1896) né con la creazione dello Stato di Israele (1948). I circa cento articoli raccolti qui, in questo libro*, sono stati scritti per la rivista, e/o per il sito, "Ni patrie ni frontières", a partire dal 2002. Tutti questi testi contengono delle reazioni immediate a eventi di entità assai diversa che hanno poi acceso dei dibattiti all'interno di circoli anarchici, libertari, di estrema sinistra o di "ultra-sinistra", su Internet, sui social network, o nel contesto di discussioni e incontri personali con i lettori. Evocano ciò che ho chiamato, per mancanza di una parola migliore, con il titolo di "limiti dell'antisionismo", al fine di descrivere le relazioni (frequenti, sebbene non automatiche) tra antisionismo e antisemitismo. Questo volume tratta gli eventi accaduti in Francia, così come in Israele-Palestina: numerosi omicidi antisemiti, dall'assassinio di Ilan Halimi nel 2006; controversie su Tariq Ramadan, Charlie-Hebdo, Dieudonné, Siné o Guillaume Meurice; volantini e manifesti "anti-sionisti"; le campagne parallele dell'estrema destra e dell'estrema sinistra contro il CRIF; posizioni adottate dai giornalisti dei principali media, come "Le Monde", di fronte alla negazione dell'Olocausto, o da parte di "Le Monde diplomatique" di fronte ai progetti genocidi di Hitler, o da parte di "RFI" di fronte ai mascalzoni come Céline e Tixier-Vignancour; i massacri del 7 ottobre commessi da Hamas e dai suoi complici; gli incessanti interventi militari in Siria e Libano; crimini di guerra e crimini contro l'umanità da parte dell'IDF, la cui ripetizione, ogni settimana, rivela sempre più l'impasse in cui si sono trovati i governi israeliani fin dalla fondazione dello Stato "ebraico". Questa raccolta offre anche delle analisi più generali, oltre a dei testi meno legati agli eventi attuali. Spesso, questi testi dialogano, direttamente o indirettamente, con attivisti o gruppi con cui avevo, o meglio pensavo di avere, certe affinità politiche. E denuncio anche le assurdità, le menzogne, le calunnie, persino le stronzate, diffuse da certi intellettuali, giornalisti, accademici, "comiques" o rissatori politici. Questa raccolta contiene inevitabili ripetizioni, dal momento che gli "anti-sionisti" mormorano incessantemente gli stessi argomenti errati, basati su falsificazioni storiche, pregiudizi giudeofobi o antisemiti, "teorie" vaghe, o semplicemente la loro ignoranza. A volte ho affrontato le stesse domande da angolazioni diverse, nel corso degli anni, a seconda delle mie discussioni con i lettori, o con "compagni" o "compagnerie". La mia lettura e la traduzione su questi argomenti mi hanno talvolta portato a cambiare idea e a sfumare certe affermazioni – un processo normale per chiunque abbia cercato di riflettere su questioni così difficili per due decenni. Ho aggiunto, in una nota a piè di pagina o nel corpo del testo, alcune osservazioni, [in corsivo e tra parentesi], per indicare che sono state scritte nel 2025.
TERMINOLOGIA
1) - "Anti-sionismo" e "anti-sionisti": negli ultimi anni, questi termini hanno acquisito un significato dubbio, poiché sono stati usati in ogni maniera. Antinazionalismo, anti-sciovinismo, o anti-patriottismo sono dei concetti assai più chiari, dato che il sionismo costituisce solo una, delle forme di nazionalismo e di sciovinismo che dividono la classe operaia, e mettono i popoli gli uni contro gli altri. Che ci piaccia o meno, la nebulosa "anti-sionista" comprende e spazia dai fascisti agli islamisti, ivi inclusa l'estrema sinistra, alcuni fondamentalisti ebrei, o molti intellettuali e politici semplicemente preoccupati degli interessi nazionali del loro proprio Stato, in quello che è il gioco geopolitico globale. Inoltre, ho messo questo concetto tra virgolette per altri 4 motivi:
A - Il sionismo non esiste, dal momento che ci sono stati diversi sionismi;
B - Come sottolinea David Hirsh (2018), il sionismo degli "anti-sionisti" è un sionismo fabbricato e immaginario; il sionismo è solo una forma di nazionalismo, e i nazionalismi tendono a creare uno Stato oppressivo. L'uso abusivo del termine "sionisti", da parte dei "sinistri", viene usato in senso offensivo, quasi fosse un sinonimo di fascisti o di nazisti, e va di pari passo con il loro sostegno acritico a ogni tipo di nazionalismo, proto-Stati, e persino Stati dittatoriali;
C - L'antisionismo storico, prima del giudeocidio, assunse diverse forme: religiosa, atea, socialista, comunista, anarchica, ecc. Sebbene gli "anti-sionisti" di oggi sostengano di appartenere a questa o a quella corrente esistente prima del 1948, il loro moderno "anti-sionismo" si pone interamente su un terreno essenzialista. Come spiega David Hirsh (2018), il sionismo non è più un'utopia con tutte le sue varie sfaccettature, ma rappresenta una realtà materiale: lo Stato di Israele. Non si combatte alla stessa maniera un'ideologia (o più ideologie concorrenti) così come si combatte uno Stato, a meno che non si viva nel cielo delle idee e si ignorino le realtà terrene;
D - Il sionismo vero e proprio è morto nel 1948, con la fondazione dello Stato di Israele. Da allora, abbiamo avuto, e visto, un nazionalismo israeliano, o meglio diverse forme di nazionalismo israeliano.
2) - "Ultra-sinistra" Questo termine giornalistico dovrebbe, a rigore di termini, riferirsi solo alle opposizioni di sinistra a Lenin e/o Stalin: vale a dire, la sinistra comunista italiana (Bordiga), quella tedesca (Korsch) e quella olandese (Pannekoek, Gorter). Questi militanti si opponevano alla leadership dell'Internazionale Comunista, la quale sosteneva la partecipazione alle elezioni e ai sindacati; ovvero, scorciatoie tattiche (Fronte Unito dei Lavoratori, lettere aperte ai leader "riformisti" per metterli con le spalle al muro, ecc.) al fine di costruire partiti di massa; e un sostegno acritico alle lotte di liberazione nazionale. Ancora oggi, queste correnti continuano a esercitare una piccola influenza teorica, per quanto i loro discendenti politici non hanno costruito alcuna organizzazione che abbia dimensioni significative... tranne "Lotta comunista", in Italia. Inoltre, le loro idee sono state adottate e trasformate, se non addirittura distorte da molti gruppi, e da molte riviste, che hanno rifiutato qualsiasi classico progetto militante, per quanto, grazie a Internet e ai social network, i loro scritti circolano. Oggi abbiamo a che fare più con un movimento "ultra-sinistro" con dei contorni indefiniti (alcuni sono persino molto critici nei confronti di Marx stesso), piuttosto che con delle correnti strutturate; come accadeva negli anni Venti e Trenta, e anche fino ai primi anni Sessanta.
3) - "Sinistri". Dal 1968 in poi, soprattutto in Francia, il PCF riuscì a riportare in voga questo termine, designando in modo sprezzante, e condannando, quei gruppi che si dichiaravano più a sinistra di lui. In realtà, i "sinistri" del periodo post-1968 non avevano nulla a che fare con i comunisti di sinistra degli anni Venti. Anzi, al contrario, condividevano le posizioni di Lenin (a favore della partecipazione alle elezioni, della costruzione di un partito governato da uno sfuggente "centralismo democratico", e a favore delle lotte di liberazione nazionale e dei sindacati). La loro critica allo Stato (al di là della sua funzione puramente repressiva), e al capitalismo, mancava, e manca tuttora di profondità. Dopo la fine dei regimi capitalisti di Stato (URSS, "democrazie popolari" e Cina), i militanti "di sinistra" rimasero aggrappati alle fondamenta delle loro ideologie, dimostrando quel medesimo atteggiamento che ora li porta a seguire la linea di sostegno ai cosiddetti regimi del "Sud" (Cuba, Venezuela, Nicaragua, Iran, ecc.). Opponendosi allo sgombero dagli scioperi operai, sostengono tutte le lotte parziali e frammentate (qualunque siano le loro basi oggettive) della società "civile", le quali generano perpetuamente dei "movimenti", le cui cause, idee ed evoluzioni non si preoccupano di analizzare per niente, sposando pertanto il principio secondo cui "Tutto ciò che si muove è rosso". Il sinistrismo rappresenta un movimento assai ampio senza alcuna unità ideologica, per quanto si basi su dei temi comuni e su un comune linguaggio "alla moda". I simpatizzanti e gli attivisti frequentano ogni tipo di sito "categoriale" (femministe, antirazzisti, anticolonialisti, ecc.) in base a quelli che sono i loro interessi. Tra questi, possiamo anche includere gli "autonomi" francesi (a volte chiamati "anarco-autonomi", i "totos" o gli "appellisti"); come a dire un movimento assai vago, quello della categoria dei "sinistri". Un "sinistro", è quindi qualcuno che raramente costruisce il suo ragionamento sulla base di fatti precisi, su una strategia chiara che possa essere compresa da tutti, o su un'attività politica o sindacale volta a ottenere una classica dinamica rivoluzionaria di presa del potere. Il sinistrismo nel ventunesimo° secolo è il risultato di una miscela ibrida fatta di concetti classici presi in prestito dal tradizionale movimento operaio (marxismo, anarchismo, trotskismo, leninismo) e soprattutto anche tratto da altri concetti, o riferimenti, presi dalle scienze sociali, se non da delle ideologie riformiste, come quelle che dominavano il movimento anti-globalizzazione (ecologia, terzo mondo, keynesismo, femminismo, identitarismo, ecc.). A volte si tratta di attivisti sessantenni che hanno modernizzato il loro linguaggio e hanno messo insieme un'ideologia ad hoc; ma sono soprattutto trentenni o quarantenni, formatisi nell'università negli ultimi vent'anni in modo militante... E questo movimento, a volte, influenza anche alcuni cosiddetti umanitari di sinistra interessati agli immigrati senza documenti, oppure influenza quelle associazioni di quartiere che adottano un approccio movimentista.
- YVES COLEMAN -
*** Il libro - 764 pagine, 25 euro (spedizione inclusa) - sarà disponibile dall'inizio di febbraio 2026. Per chi desidera ordinarlo, può scrivere a Yves Coleman, 10 rue Jean Dolent, 75 014 Parigi; oppure a yvescoleman@gmail.com, e pagare a Yves Coleman o a PayPal.
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