giovedì 29 gennaio 2026

Difendere la Libertà ovunque !!

Tradimento per principio
- Revisione e prospettiva sulle costellazioni di crisi-imperialista all'interno delle quali l'autoamministrazione nel Rojava, nel nord della Siria, deve affermarsi. -
di Tomasz Konicz [***] - 28 gennaio 2026

Per comprendere l'attuale catastrofe del movimento per la libertà curda in Rojava, è utile guardare indietro al suo contesto geopolitico nel pieno della guerra civile siriana. Gli Stati Uniti, nel loro declino egemonico, furono il fattore centrale in questo. Ci furono due approcci interventisti verso la Siria, che stava sprofondando in una guerra civile, che competevano tra loro nella politica estera statunitense. Durante l'amministrazione Obama, questo conflitto fu combattuto anche in modo relativamente aperto. [*1] Mentre la CIA cercava di strumentalizzare milizie sunnite islamiste "moderate", il Pentagono si affidava ai curdi siriani nell'emergente Rojava per spezzare l'assalto dello Stato Islamico (IS) [*2]. Come è ben noto, il Pentagono riuscì a prevalere. E ciò accadde per una ragione semplice: le Forze di Autodifesa curde furono molto efficaci nella lotta contro l'islamofascismo genocida dell'IS, [*3] mentre lottavano per una società emancipatrice. Le milizie della CIA, influenzate dagli islamisti, che vedevano per lo più l'IS come se fosse una mera concorrenza, non si può davvero dire che abbiano fatto nessuna delle due cose. La fase intensiva e militarmente efficace della cooperazione tra il Pentagono e il Rojava si è estesa dalla difesa di Kobane nel [*4] settembre 2014 fino alla liberazione di Raqqa nell'ottobre 2017. Ciò avvenne sotto tensioni permanenti con Ankara, poiché la Turchia agiva come uno dei più importanti sostenitori dell'IS e voleva distruggere a tutti i costi l'autonomia curda in Siria. Ma il sostegno di Washington ai curdi di Siria è sempre stato fragile, e la loro situazione geopolitica è diventata quindi precaria. Già durante l'amministrazione Obama, è avvenuto il declino dell'egemonia americana, che Trump sta ora portando avanti fino alla sua amara fine imperiale. Il dispiegamento delle forze americane contro lo Stato Islamico avvenne in una fase in cui Washington voleva concentrarsi maggiormente sulla lotta egemonica contro la Cina, il contenimento della Repubblica Popolare nel Sud-est asiatico, come parte del suo spostamento verso l'Asia [*5]. Washington seguì così a malincuore il suo ruolo di "poliziotto mondiale" in risposta al crollo regionale nella "guerra di denazionalizzazione" siriana (Robert Kurz). La riluttanza di Washington aveva le sue ragioni: la disastrosa invasione statunitense dell'Iraq, perpetrata dai neocon come parte della loro prevista democratizzazione del Medio Oriente, fu il punto di svolta più importante che accelerò notevolmente il graduale processo di erosione dell'egemonia americana. La rapida vittoria militare contro il regime di gas velenoso di Saddam Hussein fu seguita dal crollo dello stato, inclusa una guerra civile omicida tra sunniti e sciiti. L'idea dei neocon di consolidare l'egemonia americana nella regione ricca di petrolio attraverso la sua democratizzazione si trasformò in un suo opposto: nella rapida disintegrazione dell'egemonia americana. La spinta di denazionalizzazione indotta dalla crisi nella regione, in cui anche Libia e Siria perirono dopo la Primavera Araba, fu quindi de facto iniziata dall'invasione statunitense dell'Iraq. La costruzione della nazione egemonica occidentale, imposta nel contesto delle guerre d'ordine mondiale (Robert Kurz) della globalizzazione, fallì per tutto il tempo, perché la crisi mondiale del capitale ha da tempo privato le rovine della modernizzazione malate ai margini della loro base economica: dalla Somalia all'Afghanistan, dalla Libia all'Iraq. Tuttavia, il caos della disintegrazione dello stato aprì anche spazi per l'unico impulso emancipatorio degno di nota che potesse affermarsi in Nord Syria nel generale processo di disgregazione. Quello che i neocon non sono riusciti a fare in Iraq sembrava improvvisamente funzionare in Rojava. I residui e i rudimenti ideologici di questo approccio di democratizzazione nell'apparato statale statunitense sostennero quindi l'autoamministrazione curda per ragioni tattiche, ma queste forze persero molto rapidamente ogni rilevanza a causa del disastro in Iraq. Il Rojava era importante per gli USA solo sullo sfondo del contenimento dello Stato Islamico. Soprattutto perché la strategia di democratizzazione dei neo-conservatori era un mezzo democratico per uno scopo egemonico e imperiale mirato ai combustibili fossili della regione: la democratizzazione – che sarebbe stata di fatto finanziata dalle esportazioni di petrolio – doveva essere accompagnata da un'integrazione della regione nel sistema egemonico degli Stati Uniti, che intendeva il controllo indiretto e mediato da parte di Washington. Il dominio del dollaro petrolifero sarebbe stato consolidato da questo. Ciò significava che il Rojava non poteva servire con i giacimenti marginali di petrolio sul sito, rimaneva solo l'ideologia della democratizzazione, senza la base economica del calcolo egemonico dei neoconservatori ancora presente.

Addio anticipato all'imperialismo dei diritti umani
In altre parole, dopo la loro vittoria sullo Stato Islamico, il valore geopolitico dei curdi siriani stava rapidamente diminuendo, soprattutto nel momento in cui il vecchio pensiero egemonico delle élite funzionali statunitensi lasciava il posto a un nuovo calcolo apertamente imperialista personificato da Donald Trump. Già nel maggio 2017, Trump aveva fatto tenere al suo allora Segretario di Stato Rex Tillerson un discorso sulla politica estera, [*6] nel quale i diritti umani venivano respinti in quanto principio ideologico della politica estera americana, al fine di perseguire in futuro, invece, apertamente, gli interessi americani senza "il fardello dei diritti umani". Gran parte di ciò che Trump sta attualmente mettendo in pratica, in termini di politica imperialista aperta, [*7] era già stato annunciato nel 2017. Pertanto, il tradimento dei precedenti "partner" geopolitici è il nuovo principio della politica di potere americana, il cui imperialismo aperto [*8] non deve più tener conto della facciata istituzionale e democratica della vecchia egemonia statunitense (sotto Obama, Washington cercava ancora di apparire come un fattore di potere "affidabile" nella politica estera, per poter trovare dei proxy disponibili in futuro). Circa sei mesi dopo questo discorso del Segretario di Stato USA, che di fatto ha avviato la transizione degli Stati Uniti dalla politica egemonica all'imperialismo di crisi palese, completata poi all'inizio del 2026, vediamo che la Turchia, con il sostegno della NATO, [*9] ha attaccato i curdi siriani ad Afrin, allora sotto influenza russa. Poco dopo, a questo ha fatto seguito una seconda invasione turca nella sfera d'influenza americana nel Rojava. Le aree autonome del nord della Siria, sono state praticamente vendute nel corso di una contrattazione imperialista: all'inizio del 2018, Vladimir Putin ha dato il via libera all'invasione del cantone di Afrin,[*10] che era nella sfera d'influenza russa. Nell'ottobre 2019, Donald Trump ha dato via libera all'espansionismo turco nel nord-est della Siria, permettendo ad Ankara di istituire un'altra zona di occupazione nel Rojava.[*11] Queste due campagne di islamofascismo turco nel nord della Siria, accompagnate da una pulizia etnica, [*12] illustrano la strategia imperialista espansionista di Erdogan, che aveva fatto una scommessa nella quale la Turchia passava dalla Russia e dall'Occidente per poter ottenere delle concessioni da entrambe le parti, per dei suoi ulteriori appropriazioni territoriali. La leva imperiale del potere di Erdogan, che controlla un paese strategicamente importante, è assai più necessaria di quella dei curdi siriani, che servivano solo a contenere lo Stato Islamico, e come contrappeso al regime di Assad. Putin ha venduto l'Afrin curdo in cambio di un accordo nucleare e di oleodotti, nel quale Trump. probabilmente, rappresentava solo un'affinità tra personaggi autoritari, oltre allo sforzo di mantenere Ankara nell'alleanza occidentale. Con il crollo del regime di Assad, avvenuto alla fine del 2024, il calcolo a proposito del potere regionale è cambiato ulteriormente a svantaggio del Rojava. L'alleanza islamista, sostenuta da Turchia, USA e - in misura limitata - Israele, che in pochi giorni aveva spazzato via il finto apparato statale siriano, rappresentava un obiettivo strategico dell'Occidente. e anche di Israele. nella regione. Il corridoio sciita attraverso il quale il regime dei mullah iraniani poteva proiettare la propria potenza militare al confine israeliano, venne tagliato e la logistica di Hezbollah gravemente compromessa, dfal momento che non era più in grado di intervenire in Siria dopo la sua sconfitta da parte di Israele. Qui, le tattiche di intervento della CIA, menzionate all'inizio di questo articolo, prevalsero effettivamente, di modo che alla fine venne stipulato un patto con le organizzazioni ideologiche, e/o organizzative, succedute ad al-Qaeda, al fine di raggiungere un obiettivo geopolitico. Con i resti dello stato siriano, gli islamisti distrussero solamente ciò che era già in processo di disgregazione a causa della crisi. E furono anche così efficaci, perché non dovevano combattere contro dei loro pari, contro lo Stato Islamico, il quale, con grande sacrificio era stato precedentemente sconfitto dalle forze militari del Rojava.

Lo stato di al-Qaeda
Circa un quarto di secolo dopo gli attacchi al World Trade Center - organizzati da un leader di al-Qaeda di nome Osama Bin Laden, che precedentemente, in Afghanistan, era stato foraggiato dalla CIA - gli Stati Uniti portarono al potere a Damasco gli eredi politici di questo gruppo terroristico islamofascista. Per gli USA, questo costituiva un momento parziale nella loro lotta per il dominio contro la Cina. Washington vede l'estremismo sunnita di al-Qaeda, come un baluardo contro l'Iran sciita, il quale è parte del sistema di alleanze eurasiatico di Pechino. La Russia era stata effettivamente spinta fuori dalla regione, mentre l'Iran si indeboliva. Il maggior beneficiario di questo Stato di al-Qaeda - che sarà instabile quanto il regime di Assad - è la Turchia, la quale è riuscita a espandere massicciamente la propria posizione di potere nella regione. Gli europei (soprattutto Berlino), invece, sperano di poter ben presto deportare i rifugiati in Siria. Ecco perché la Germania è così altrettanto fermamente silenziosa riguardo ai massacri e alle pulizie etniche che stanno avvenendo attualmente il Rojava; così come lo era prima riguardo ai massacri jihadisti sulla costa alawita, o nella regione drusa a sud. In tal modo, il paese finirebbe per diventare così una prigione all'aperto, sorvegliata da islamisti, in cui stipare tutti i superflui economici della regione. [*13] In Siria, non si parla più di democratizzazione, o di elezioni libere; e l'imperialismo dei diritti umani del periodo neoliberista, è passato in secondo piano anche in Europa. Bruxelles, Berlino e Parigi seguono Washington con quello che appare come un ritardo temporale. Si tratta solo di attribuire una qualche forma di legittimità e di stabilità alla Siria di al-Qaeda in formazione, in modo da poterli poi deportare lì. In effetti, tutto ciò rappresenta una collaborazione con il fascismo, visto nella sua forma islamico-clericale, ed è uno sforzo volto a pacificare in qualche modo la regione di crisi, per mezzo del terrore omicida dei jihadisti, e consentire il ritorno della pace dei cimiteri. Questa prognosi può essere già fatta!  E altrettanto ovviamente questa speranza europea, che anela alla pace dei cimiteri islamisti, verrà distrutta dal terrore islamista (appare più discutibile, invece, se Washington piuttosto non intenda usare questo fattore destabilizzante nella sua lotta, ora relativamente aperta, contro l'Unione Europea). In realtà, dopo il dicembre del 2024, c'era un solo fattore di potere regionale che rimaneva interessato all'esistenza del Rojava: Israele. Tel Aviv sembrava voler sostenere la caduta del regime di Assad, almeno tatticamente, ma allo stesso tempo Israele, immediatamente, cercò anche di limitare il potere degli islamisti in Siria. Le regioni autonome, controllate dalle minoranze, dovrebbero neutralizzare l'estremismo sunnita il più possibile: i Drusi, nel sud-ovest, gli Alevi sulla costa, e i Curdi a nord e nord-est. Pertanto il sostegno ai Curdi si basava principalmente, non su simpatie politiche o ideologiche, ma bensì su dei calcoli geopolitici. Israele si doveva anche confrontarsi con la Turchia di Erdogan, per la supremazia nella regione, nella quale Ankara cerca di espandersi, secondo quella che è la tradizione dell'Impero Ottomano. Alla fine del 2025, ad esempio, Grecia, Cipro e Israele hanno fondato un'alleanza -  ovviamente diretta contro Ankara - al fine di neutralizzare il dominio della Turchia nel Mediterraneo orientale.[*14] Allora cos'è successo? Perché Tel Aviv è in silenzio ora che si sta formando uno Stato instabile e islamista sul suo fianco nord-orientale, strettamente intrecciato con Ankara? Da un lato, Washington ha semplicemente prevalso: si tratta dei soldati statunitensi di stanza in Rojava. E Trump ha optato per Erdogan, e contro i curdi, durante la sua prima presidenza. I fascisti alla Casa Bianca sono più vicini a un Erdogan, con la sua ideologia autoritaria mista di nazionalismo e islamismo, piuttosto che all'autogestione curda, che mira all'emancipazione. Soprattutto perché, come detto sopra, nella regione, la Turchia costituisce un collegamento importante - seppur sempre più problematico - tra gli Stati Uniti e l'UE. Quanto più rapidamente i Curdi vengano venduti, per ottenere altre concessioni, è apparso chiaro, ad esempio, a partire dall'email del presidente francese Macron a Donald Trump, che è stata semplicemente resa pubblica. Macron, che spesso si è trovato coinvolto con i Curdi siriani, improvvisamente, su Siria e Iran, si è trovato in linea con Trump [*15]; solo per poi contraddirlo sul conflitto della Groenlandia.

L'Iran come nuova Siria?
Qui, la parola chiave è Iran. L'Iran attuale, ha una struttura simile a quella della Siria della Primavera Araba: uno stato autoritario in rovina, svuotato internamente dal processo di crisi, che in realtà è una crisi economica ed ecologica (motivo per cui è stato facile, per i servizi segreti israeliani, penetrare completamente questo apparato statale in erosione). L'ultima grande ondata di rivolte e di proteste, che poteva essere repressa solo per mezzo di omicidi di massa statali, [*16] dei quali, probabilmente, sono state vittime decine di migliaia di manifestanti, è stata sostenuta da ampie fasce della popolazione. Oltre ai soliti sospetti, anche la borghesia liberale, che da tempo odia la virtù del terrore, i salariati impoveriti e i piccoli imprenditori, che soffrono a causa del crollo della valuta e per l'inflazione, hanno partecipato alle proteste. [*17] In alcune parti del paese, perfino l'approvvigionamento idrico sta semplicemente collassando, a causa della manifesta crisi climatica.[*18] Washington – e Israele, in particolare – vogliono perciò cogliere l'opportunità, e rovesciare il regime dei mullah. Anche se "rovesciare" potrebbe non essere la parola giusta, se si considera l'azione degli Stati Uniti nei confronti del Venezuela. Nel caso dell'Iran, non si parla di democratizzazione o di elezioni; ma, al contrario, deve essere rivitalizzata l'istituzione arcaica dello Scià di Persia [*19]: in altre parole, quel regime repressivo e assassino che venne spazzato via dalla rivoluzione del 1979, la quale poi fallì nel terrore di massa fondamentalista. [*20] Gli USA, pertanto, vogliono sostituire un regime islamico-fascista ostile con un regime sottomesso agli Stati Uniti. Dopo il Venezuela, l'Iran sarebbe pertanto solamente un'altra stazione di servizio cinese che verrebbe neutralizzata. Per Israele, invece, a essere in gioco è quello che rappresenta un obiettivo centrale della sua politica di sicurezza. Il regime che ha innalzato la distruzione dello Stato ebraico a sua dottrina statale, e che ha pubblicamente applaudito e sostenuto militarmente i pogrom e i massacri di Hamas del 7 ottobre, ora potrebbe essere rovesciato. E questa formazione di regime, questo disegno di regime appare - come è diventato chiaro nel caso del Venezuela - assai più economico degli sforzi consumatori di risorse dei neocon, finalizzati a stabilire la democratizzazione, e includono l'egemonia statunitense nella regione tramite il cambio di regime. Si tratta semplicemente di eliminare le forze fondamentaliste del regime iraniano,[*21] mentre che, allo stesso tempo, si fanno delle offerte appropriate a quelle fazioni/reti disposte a cooperare per mantenere il potere. I massacratori seriali dell'apparato repressivo iraniano, su cui ordine migliaia di manifestanti sono stati recentemente abbattuti, potrebbero in tal modo mantenere la loro posizione di potere anche dopo il previsto "rovesciamento del governo"; a patto però che dimostrino collaborazione. L'erosione delle strutture statali legata alla crisi, rende questo approccio alle singole reti dell'apparato quanto meno concepibile; il Venezuela è il modello del nuovo imperialismo di crisi statunitense; che ha ormai da tempo dimenticato le sue vecchie promesse elettorali isolazioniste. Ma questo non significa che un simile approccio, il quale ha avuto successo per lo meno nel breve termine in Venezuela, possa ora funzionare anche contro una potenza regionale come l'Iran; quanto meno non senza una guerra. Questo "disegno del regime", così come viene inteso dagli Stati Uniti - la rimodellazione del regime iraniano secondo gli interessi statunitensi - probabilmente non si sarebbe realizzato senza dei conflitti militari prolungati. Un breve dispiegamento della Delta Force, come a Caracas, non sarà sufficiente. Ed è proprio su questo che Washington sembra disposto a lavorare. Poco dopo l'inizio degli attacchi degli islamisti di Stato siriano contro il Rojava, i rappresentanti dell'auto-amministrazione curda hanno riferito che le autorità statunitensi avevano chiesto loro di combattere contro le milizie sciite in Iran, le quali sarebbero state mobilitate in caso di conflitto. Ora, è già in corso una mobilitazione delle forze irano-curde, ai fino di un possibile conflitto in Iran, il quale dovrebbe manovrare tra la loro strumentalizzazione geopolitica e la ricerca della liberazione dei Curdi. Ed è proprio questo che la Turchia porta sulla scena, agendo come uno degli oppositori regionali più importanti al rovesciamento del regime dei mullah, dato che l'Iran - simile alla Siria - ha una grande minoranza curda, la cui autonomia, o autogestione, Ankara vuole impedire che avvenga secondo il modello del Rojava. Sembra quindi che il rinnovato tradimento di Trump nei confronti dei Curdi siriani, rappresenti un prezzo geopolitico, volto ad attenuare la resistenza di Ankara al regime che si intende rovesciare in Iran. Inoltre, si può presumere che alla Turchia sia stata promessa anche una zona cuscinetto sul territorio iraniano, simile alla sua zona di occupazione nel nord dell'Iraq. [*22]
Ancora una volta, i Curdi stanno pagando il prezzo per quelli che sono degli accordi imperialisti tra potenze maggiori e potenze regionali. La crisi del sistema mondiale capitalista, procede come se fosse un processo storico che si svolge secondo delle fasi, e dopo la spinta alla denazionalizzazione proveniente dalla Primavera Araba, l'Iran si trova ora sull'orlo del collasso. Il nuovo imperialismo di crisi dell'amministrazione Trump, [*23] potrebbe essere inteso come una forma di adattamento alla crisi, da parte delle élite funzionali tardo capitaliste, in cui gli sconvolgimenti economici che avvengono nella semi-periferia vengono ora sfruttati per un intervento militare da parte dei centri capitalistici. Spinto da delle contraddizioni socio-ecologiche insopportabili, quello che sta emergendo nella regione, è un nuovo sconvolgimento violento, ma che tuttavia, in linea di principio, è aperto; proprio così come lo era in Siria, e se sarà possibile continuerà in qualche modo a mantenere vivo il progetto del Rojava. Tutte quelle forze di opposizione in Iran, che sono riuscite a sopravvivere all'ultima ondata di massacri, potrebbero così ben presto trovarsi in una situazione in cui saranno di fronte, non solo al regime dei mullah in erosione, ma anche agli sforzi di crisi imperialisti volti a instaurare, nel Caos, un nuovo regime dittatoriale dello Scià. Tuttavia, la disgregazione del sistema mondiale tardo capitalistico, la trasformazione del sistema, e la conseguente lotta per la trasformazione sono tutte cose inevitabili. Per ciò che resta della sinistra - nonostante e malgrado ogni regressione, ogni repressione e ogni opportunismo -  di conseguenza, non esiste alternativa alla lotta per riuscire ad avviare un percorso emancipatorio relativo a questo processo di trasformazione. In Rojava così come in Iran. E in tutti quei centri il cui neo-imperialismo viene alimentato da quello stesso processo di crisi che ora sta devastando la semi-periferia.

Tomasz Konicz [***] - 28 gennaio 2026 -

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NOTE:

1 https://www.latimes.com/world/middleeast/la-fg-cia-pentagon-isis-20160327-story.html

2 https://www.kritiknetz.de/images/stories/texte/Islamischer_Staat.pdf

3 https://www.telepolis.de/article/Allianzen-Almosen-Massaker-3366580.html

4 https://archiv.telepolis.de/features/Kobane-in-Truemmern-Tuerkei-in-Flammen-3367844.html

5 https://www.cnas.org/publications/commentary/obama-tried-to-pivot-to-asia-in-2011-we-must-succeed-this-time

6 https://www.telepolis.de/article/Abschied-vom-Menschenrechtsimperialismus-3713257.html https://www.konicz.info/2017/12/11/abschied-vom-menschenrechtsimperialismus/

7 https://www.konicz.info/2025/03/15/alles-muss-in-flammen-stehen/

8 https://www.konicz.info/2022/06/23/was-ist-krisenimperialismus/

9 https://ednews.net/en/news/politics/240234-turkey-has-right-to-act-in-self-defense-in-afrin-nato-chief-stoltenberg-says

10 https://www.konicz.info/2018/01/21/afrin-erdogans-werk-und-putins-beitrag/

11 https://www.konicz.info/2019/10/26/der-krieg-der-neuen-rechten/

12 https://www.konicz.info/2022/12/29/das-vergessene-morden/

13 https://www.telepolis.de/article/Outsourcing-der-Barbarei-3336631.html

14 https://www.dw.com/en/greece-cyprus-israel-military-cooperation-explained-turkey-reaction/a-75394974

15 https://www.politico.eu/article/emmanuel-macron-decoded-text-message-donald-trump/

16 https://www.t-online.de/nachrichten/ausland/krisen/id_101098128/massenproteste-im-iran-neue-opfer-zahlen-offenbaren-dramatisches-ausmass.html

17 https://news.sky.com/story/why-are-people-protesting-in-iran-everything-you-need-to-know-13490639

18 https://www.theguardian.com/world/2026/jan/15/how-day-zero-water-shortages-in-iran-are-fuelling-protests

19 https://www.konicz.info/2026/01/11/die-herrschaft-der-terror-clowns/

20 https://therealnews.com/how-irans-theocrats-allied-with-and-then-crushed-the-left

21 https://www.msn.com/en-us/politics/international-relations/as-us-forces-build-up-trump-weighs-limited-strikes-to-shake-iran-s-regime/ar-AA1V1Ksq

22 https://www.konicz.info/2022/12/29/das-vergessene-morden/

23 https://www.konicz.info/2022/06/23/was-ist-krisenimperialismus/

 

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