mercoledì 7 gennaio 2026

Contro la retorica delle identità ferite !!

Asad Haider, pensatore dell'emancipazione, è venuto a mancare
Il teorico marxista, accademico e editore attivista, l'americano Asad Haider è morto. In pochi anni si era affermato come una delle voci più alte della sinistra radicale anglofona. All'incrocio tra filosofia politica, storia dei movimenti rivoluzionari e lotte antirazziste, il suo lavoro non ha mai smesso di mettere in discussione lo stesso nodo: come possiamo pensare all'emancipazione senza ridurre la politica alla semplice gestione delle identità?
- di Hocine Bouhadjera -

  Formatosi alla Cornell, poi nel dipartimento di Storia della Coscienza dell'Università della California a Santa Cruz, nel 2018 ha sostenuto una tesi dedicata alle strategie dei movimenti marxisti in Francia e Italia negli anni '60 e '70. In essa, legge i testi prodotti dalle lotte come se fossero dei veri e propri interventi teorici, inseparabili dai loro contesti politici, e non solo dei semplici commenti a posteriori. Questo modo di trattare gli archivi militanti, vedendoli come teoria in azione permea tutta la sua opera. Oltre alla sua carriera accademica, Asad Haider è stato uno dei fondatori e redattori di "Viewpoint Magazine", un collettivo che si definisce, meno come un media di informazione, e più come un "collettivo di ricerca attivista", con l'ambizione di articolare indagini sulle lotte contemporanee, svolgendo una rilettura della storia dei movimenti rivoluzionari, e la reinvenzione del marxismo nel XXI° secolo. Viewpoint rifiuta la posizione del commentatore dominante, per partire dal punto di vista della classe operaia, vista in tutta la sua eterogeneità e nella reale composizione dei movimenti. Non si tratta di applicare un marxismo fisso, ma di chiedersi cosa significhi ancora "essere marxisti oggi", riesaminando costantemente i concetti, le tradizioni e i fallimenti ereditati dai cicli passati di lotta. Questa pratica, tra teoria e indagine, è al centro della traiettoria intellettuale dell'autore.

Il malinteso. Razza, Classe e Identità
Sebbene Asad Haider sia diventato noto come teorico del marxismo e come analista dei movimenti rivoluzionari, è stato un altro progetto intellettuale, iniziato parallelamente alla sua tesi, a imporlo rapidamente ben oltre i circoli accademici: il suo lavoro su razza, classe e politica identitaria negli Stati Uniti. Questo progetto ha dato vita a "Mistaken Identity: Race and Class in the Age of Trump", pubblicato nel 2018 da Verso. In questo testo, egli mette in discussione quella che appare come una domanda scottante: la politica identitaria è davvero emancipatrice? Attingendo alla storia dei movimenti rivoluzionari neri, e alla sua propria esperienza da attivista, egli dimostra come la comprensione della razza in quanto identità fissa costituisca un vicolo cieco politico. Lungi dall'offrire una risposta all'oppressione, l'ideologia identitaria - egli scrive - tende a naturalizzare le disuguaglianze, a rafforzare le gerarchie esistenti e a trasformare le lotte collettive in delle narrazioni individualizzate che parlano di ferite simboliche. Egli è stato un forte critico della "retorica delle identità ferite", così come della tendenza contemporanea a vedere la razza come se fosse un'essenza, piuttosto che come una relazione sociale storicamente prodotta. Secondo Haider, questa deriva rinnova paradossalmente quella ideologia razziale che sostiene di combattere. Di fronte a un simile paradigma chiuso, Haider oppone alla possibilità di un'universalità insurrezionale, nata dalle lotte stesse, una politica che pretende libertà per tutti nel mentre che simultaneamente rifiuta di ridurre il potenziale rivoluzionario dei movimenti antirazzisti a delle richieste strettamente basate sull'identità.

Dalla teoria dell'emancipazione alle sequenze rivoluzionarie
Nel corso dei suoi articoli, interventi e progetti di ricerca, Asad Haider affronta sempre una sola e stessa domanda: come articolare l'analisi delle strutture sociali, e quella delle categorie politiche che affermano di volerle trasformare? Piuttosto che fare della classe, dell'identità o dell'esperienza una mera "base" della politica, egli cerca piuttosto di pensare all'emancipazione come all'invenzione di nuove categorie, le quali sorgono seguendo delle sequenze di rottura. Questo progetto lo aveva portato a rivolgersi alle grandi rivoluzioni moderne – francese, haitiana, russa, cinese – e alle lotte di liberazione nazionale che ne seguirono. Attraverso questi episodi, esamina come le figure del soggetto politico vengano ridefinite, come le categorie ereditate vengano scomposte e ricomposte, e come queste esperienze possano ancora nutrire i movimenti odierni. I suoi testi accademici sono apparsi su riviste come "History of the Present", "Radical Philosophy" e "South Atlantic Quarterly." Tra i tributi resi al giovane ricercatore impegnato, lo storico Barnaby Raine ha parlato di una perdita "devastante" per il pensiero critico contemporaneo. Ricorda quanto bene il ricercatore sapesse riesumare quei tesori teorici del marxismo per riuiscire ad alimentare l'immaginazione politica odierna. La sua tesi e il suo libro su "razza e classe" rappresentavano il modo di illustrare tutto questo nel modo più brillante.

- Hocine Bouhadjera - Pubblicato l'8/12/2025 su https://actualitte.com/

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