martedì 22 marzo 2011

Non è un pranzo di gala!

insorti

Sembra davvero che proprio non ci sia nessuna via d'uscita. Tutte, e solamente, vie d'entrata. Che ci vuole a dimostrarlo? Basta fare uso di quella sorta di grimaldello che è il "cui prodest?" di Seneca, rivitalizzato nel "a chi giova?", tanto caro agli zdanovisti di casa nostra negli anni '70 del secolo scorso, perché davanti agli occhi ci venga fatta schiudere quella che, in un ulteriore empito di dietrologia, amano chiamare la "verità vera". E quale sarebbe questa "verità vera", unica e assoluta? Che in fondo tutto quanto non fa altro che giovare - e va ricondotto - alla reazione, ed ai quattro o cinque criminali che governano il mondo, e, di volta in volta, alla loro sete di petrolio, alla loro fame di gas, di uranio, e chi più ne ha più ne metta. Sì, certo, hanno luogo delle rivolte popolari, ma (ci rassicurano???) si tratta solo di povere marionette nelle mani del burattinaio di turno che ne muove i fili. Proletariato, o peggio sottoproletariato, sprovvisto di qualsiasi coscienza di classe (gli uffici per il rilascio della licenza della coscienza di classe sono chiusi a tempo indeterminato!). Anzi, poi, nel caso della Libia - ci giurano - non si tratta nemmeno di una rivolta popolare (l'aggettivo "tribale" fa molto effetto: evoca scenari con cannibali pronti a mangiarsi l'esploratore!); ma chi sono questi? armati, che combattono? che hanno preso Bengasi ed eleggono comitati per amministrare la vita quotidiana? come osano spacciarsi per quello che non sono, mentre sono interessati solo ad un colpo di stato? Beduini, come Gheddafi. Magari, sono anche peggio! Non avrebbero dovuto ribellarsi. Così hanno fatto il gioco delle grandi potenze. Facevano meglio a starsene buoni, e anche noi saremmo stati tranquilli, senza guerre - o, peggio, guerre civili - alle nostre porte. La rivolta, l'insurrezione, e anche la rivoluzione, l'avremmo fatta noi, la faremo noi. Al momento giusto, con giudizio, secondo le regole stabilite, con tanto di visto e di nulla osta. A suo tempo.

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