venerdì 7 agosto 2015

L’invenzione dell’anonimato

testart

Mezzo di scambio/mezzo di pagamento: Sulla moneta in generale e più particolarmente sulla moneta dei primitivi (pp. 11-60)
di Alain Testart

Questo piccolo saggio è diviso nettamente in due parti. La prima (pp. 11-34) è una presa di posizione sulle tesi attuali dell'economia politica, seguita da una critica della definizione abituale della moneta, e porta ad una nuova definizione; la seconda parte (pp. 34-60) applica questa nuova definizione alle società primitive, motiva le ragioni della loro specificità e conclude con una visione evolutiva del fenomeno monetario.
All'inizio del saggio, l'autore comincia respingendo l'idea che ci possa essere una definizione propriamente antropologica della moneta. Gli economisti, gli antropologhi, gli storici ed altri specialisti delle scienze sociali, se vogliono comprendere e scambiare il loro rispettivi punti di vista, devono riferirsi ad una medesima realtà, devono utilizzare gli stessi concetti, e ricorrere alla medesima definizione.
Viene poi messa in discussione la fondatezza della definizione tradizionale economico-politica della moneta, che parte dalle sue "funzioni". Prima di avere delle funzioni, la moneta dev'essere vista come un bene, una ricchezza, e perfino come il bene più prezioso che si possa detenere.
Vengono criticate le due tesi classiche sulla moneta. La prima, per cui si tratterebbe di una merce "come le altre". La moneta è effettivamente un bene, una merce nelle mondo mercantile dell'economia moderna, ma non come le altre. La seconda teoria, quella della moneta come segno, viene anch'essa rifiutata: la moneta è un bene. La tesi di Georg Simmel, uno dei principali fautori di questa teoria, viene criticato.
Contrariamente a quello che generalmente si pensa, la definizione di moneta nei termini di funzione non risale a prima della fine del 19° secolo. L'elenco dettagliato delle funzioni classiche attribuite alla moneta (funzione di mezzo di scambio, di tesorizzazione, di unità di misura), si sono da allora imposte senza difficoltà in seno all'economia politica. La principale ambiguità attiene alla confusione fra mezzo di scambio e mezzo di pagamento. Queste due nozioni sono state assimilate abusivamente. Ora, pagare non è affatto la stessa cosa che scambiare: quando si pagano le tasse, la moneta serve da mezzo di pagamento, ma non si scambia niente.
Il concetto di mezzo di pagamento è più generale e più efficace rispetto a quello di mezzo di scambio. Una volta ammesso un bene come mezzo di pagamento, si può dimostrare come da questo ne risultino le altre funzioni (ivi compresa quella di mezzo di scambio).

In seguito a queste considerazioni critiche (e del tutto interne all'economia politica), l'autore propone la seguente definizione:
  "Noi consideriamo come moneta:
- Una o più specie di beni, il numero di questi beni è limitato,
- la cui cessione, in quantità determinata, in seno ad una comunità di pagamento, è richiesto o è     preferito per la maggior parte dei pagamenti e gli viene attribuito valore liberatorio.

"Una definizione, dovendo obbedire al principio dell'economia, non deve enunciare tutte le proprietà dell'oggetto che viene definito, e neppure le proprietà principali, ma soltanto le proprietà minimali dalle quale sono deducibili le altre. Pertanto, dalla precedente definizione si deduce senza difficoltà: il fatto che la moneta costituisce il bene per eccellenza ovvero la forma suprema della ricchezza, ciò che noi consideriamo come la caratteristica principale della moneta; l'accettazione generale della moneta come mezzo di pagamento; le funzioni susseguenti di mezzo di scambio, di riserva di valore e di misura di valore."

Questa nuova definizione è essenziale per comprendere in che misura si possa parlare di moneta nelle economie primitive: è chiaro, in effetti, che quello che in questi universi può essere chiamato "moneta" non serve principalmente come mezzo di scambio.
Questo era stato visto, sia da Max Weber all'inizio del 20° secolo che dagli autori dei due testi più notevoli sulla moneta primitiva (entrambi pubblicati nel 1949), ma che sono rimasti praticamente ignorati dall'antropologia sociale:  Paul Einzig e Hingston Quiggin.
Questi ricercatori avevano perfettamente compreso che le monete primitive servivano ben poco allo scambio, ma servivano principalmente a pagare al fine di far fronte agli obblighi sociali: pagare il prezzo di sangue in quella che era la diffusa usanza del Guidrigildo (Wergeld) e, soprattutto, pagare il prezzo della sposa, usanza ancora più diffusa e che implicava dei pagamenti indispensabili ai fini del matrimonio.
C'è da dire ancora il perché quei beni non servissero allo scambio (o servivano solamente in maniera sussidiaria). Le ragioni sono molteplici. La prima attiene alla scarsa divisione sociale del lavoro. La seconda riguarda l'importanza del credito nelle società primitive. La terza, senza dubbio la più importante, ma comunque legata alla precedente, riguarda il fatto che gli scambi materiali non avvenivano sotto le condizioni del mercato, cioè a dire in maniera anonima e fra persone che decidono solo in funzione di considerazioni quantitative del valore: ma avvenivano fra persone che si conoscevano e che intrattenevano in seguito fra di loro delle relazioni di amicizia. Queste relazioni personali facevano anche sì che potessero farsi credito, cosa che sopprime la necessità della moneta come mezzo di scambio.

Alla fine, il saggio trae alcune conclusioni generali sull'evoluzione del fenomeno monetario.
Lo sviluppo illimitato del credito porterebbe a sopprimere ogni interesse ad avere una moneta, cosa che hanno notato alcuni economisti. Ora, questo è ciò che più o meno avveniva nelle società primitive. Ed il credito, per definizione, è necessariamente personale. La moneta è l'invenzione dell'anonimato. Il motivo per cui le società primitive hanno così poco bisogno della moneta, è dovuto al fatto che sono interamente basate su relazioni personali. E allorché inventano la moneta (incontestabilmente, esistono delle società senza moneta). è allo scopo di far fronte a degli obblighi sociali, in quanto queste monete attengono in primo luogo alle persone, o a diritti su delle persone. E' soltanto in un secondo tempo che la moneta - una cosa, ed una cosa anonima per eccellenza - non servirà praticamente ad altro che a scambiare delle cose.

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