mercoledì 27 aprile 2011

Gangsterismo e/o Capitalismo

goodfellas

Forse, più di qualsiasi altro genere prodotto dal grande cinema hollywoodiano, i film di gangster hanno sempre avuto mostrato un interesse diretto nei confronti del funzionamento del capitalismo. Però, mentre le opere fondamentali del genere, prodotte all'epoca della Grande Depressione - come "Piccolo Cesare" (Mervyn LeRoy, 1931), "Nemico pubblico" (William Wellman, 1931) e "Scarface" (Howard Hawks, 1932) -, assumono e fanno propria una netta distinzione tra le attività economiche illegali dei gangster e le cosiddette normali procedure di impresa, "legittime£, i film più sofisticati, che hanno definito il genere a partire dal 1970, sono in gran parte impegnati a de-costruire questa opposizione binaria, e a dimostrare che il capitalismo legale e quello illegale sono profondamente simili, a volte fino al punto di essere indistinguibili l'uno dall'altro.
La trilogia del Padrino di Francis Ford Coppola (1972-1990) è sicuramente il risultato più notevole che il genere abbia mai prodotto, e può essere intesa come un racconto immenso, e progressivamente sempre meno allegorico, di quella che Marx chiamava "accumulazione primitiva", la quale rende possibile l'emergere del capitalismo come modo di produzione e che, sempre, in una qualche maniera, è alla base dell'impresa capitalista.
"Quei bravi ragazzi" (1990), di Martin Scorsese, è probabilmente il film di gangster più importante mai realizzato da un regista diverso da Coppola. Dopo aver dato ampiamente per scontata la narrazione quasi-marxiana del film "Il Padrino", ci mostra la mafia non dal punto di vista alto-borghese dei Corleonesi, ma dalla prospettiva di strada - quasi-Hobbesiana -  del mafioso di piccolo o medio cabotaggio.
Tutto questo, in un'epoca in cui l'accumulazione diventa sempre più "primitiva", giorno dopo giorno, ed i tentativi di costruire una distinzione tra legalità e illegalità appaiono sempre più ridicoli.

2 commenti:

Guido Baldoni ha detto...

In fondo anche "Gomorra" potrebbe stare in questo filone!

franco senia ha detto...

stiamo parlando di ... cinema! ;-)