giovedì 4 marzo 2010

I brigatisti"spagnoli" che sconfissero Hitler in Jugoslavia

sloveni

Erano 534 gli sloveni che durante la guerra civile spagnola si arruolarono nelle Brigate Internazionali, per combattere dalla parte repubblicana contro Franco.

"Sono andato in Spagna per puro idealismo puro. Non avevo altri motivi, qui vivevo bene, mio padre era un alto funzionario e non mi mancava nulla.". A parlare è Dusan Rauter, l'ultimo superstite di quel gruppo di volontari, che ora vive quasi dimenticato in una casa di riposo vicino a Lubiana, e la cui testimonianza è stata raccolta in una video-intervista dell'Unione degli Antifascisti Sloveni (ZZBNOB) .
"I fucili che ci dettero in Spagna, erano gli antichi "vidovke" dei tempi della Russia imperiale, avevano la canna e la baionetta così lunghe che, mettendo il fucile al proprio fianco, l'arma, con la baionetta risultava essere un metro più alta di me ", ricorda l'uomo che ora ha 97 anni, nella stessa intervista.
Questa testimonianza è stata registrata durante la preparazione di un recente simposio, in collaborazione con l'Ambasciata di Spagna, che si è tenuto nella città di Capodistria, incentrato sulla brigata slovena che poi andrà a costituire l'avanguardia della resistenza contro le truppe naziste.
Nel museo comunale di quella città, in questi giorni è esposta una mostra di manifesti e fotografie della guerra civile spagnola.
Secondo Janez Stanovnik, presidente del ZZBNOB, i volontari sloveni in Spagna sono stati poi "la spina dorsale della lotta di liberazione contro il fascismo in Slovenia".
"Più della metà dei volontari sloveni morirono in terra spagnola e, con rare eccezioni, tutti gli altri vennero feriti, alcuni gravemente.", racconta Anton Bebler, professore della Facoltà di Scienze Sociali di Lubiana. Figlio di un brigatista ferito in Spagna e che poi è stato un eroe nazionale della guerra antifascista in Slovenia, Bebler sostiene che, tenendo conto della popolazione slovena del tempo, il suo paese è stato uno di quelli che ha inviato il maggior numero di volontari in Spagna.
Secondo il docente, l'esperienza accumulata durante la guerra civile, servì a questi combattenti "spagnoli" per realizzare i primi e migliori nuclei di combattimento nella rivolta contro l'occupazione nazista della Jugoslavia, di cui la Slovenia faceva parte, e che complessivamente avevano contribuito inviando circa 1.700 volontari in Spagna.
Il primo capo dei partigiani sloveni è stato Ales Bebler. Due comandanti del quartier generale dell'Esercito di Liberazione della Slovenia ed il leggendario comandante di brigata Stane Semic "Daki" erano tutti veterani spagnoli. Molte strade e piazze delle città della Slovenia portano i nomi di ex-volontari nella lotta armata spagnola, e vi sono monumenti in loro onore a Lubiana, Nova Gorica, Ankara, Idrija e altrove.
L'esperienza spagnola ha influenzato anche in altre forme la guerra antifascista dei partigiani sloveni. "Tra le canzoni popolari dei partigiani c'erano due melodie di origine spagnola, che vengono ancora cantate durante le riunioni degli ex-combattenti", ha sottolinerato Bebler.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

La guerra di Spagna ha significato
davvero un momento unico nella sto
ria del '900; è stata l'inizio di
una quantità di cose... e per noi
che possiamo vederla da così lon
tano nel tempo, un portentoso con
tenitore di storie che vengono an
cora narrate... e tu non manchi
mai di ricordarcene qualcuna...
ed io ti leggo sempre e, per una
volta, ti ringrazio per tutte le
volte. ciao
franco (già re della cantina)

franco senia ha detto...

Il "già" credo sia di troppo. Quando si è stati "re della cantina", lo si rimane ... per sempre. E quella "guerra di Spagna" vista non già come un vezzo, ma carne e sangue e storie. Le storie di cui si ha un disperato bisogno.

salud