domenica 20 dicembre 2009

cosa vuol dire ...



"Revisionismo" - se non ricordo male - è termine che attiene alla vulgata marxista-leninista ed è volto a denunciare e ad inchiodare coloro che si opponevano al dogma stalinista per cui il pensiero di Marx costituiva la premessa teorica e, l'opera di Lenin l'unica attuazione pratica possibile.
Detto questo, trovo quanto meno singolare che una o più persone, che si firmano "alcuni anarchici", titolino "Piazza Fontana: revisionismi di Stato e revisionisti di movimento" quello che si rivela essere solo un cumulo di banalità, spesso in aperta contraddizione le une con le altre, al fine di accusare di malafede Oreste Scalzone. Avrebbe avuto il torto - dicono - nel corso di un'intervista a "RadioCane" di argomentare circa l'inconsistenza dell'espressione - messa in bocca a Pinelli nella ballata omonima - per cui "un compagno non può averlo fatto" (riferito alla collocazione di una bomba presso una banca) e - di più - avrebbe rincarato la dose chiedendo cosa cazzo vorrebbe dire, sempre riferendosi alla stessa ballata, "anarchia non vuol dire bombe, ma giustizia nella libertà"!!??
Già, la procedura - perché di procedura si tratta - sembra proprio voler svolgere l'intento di preservare quell'aura di innocenza sacrale che DEVE continuare a soffondersi intorno a tutti i puri, sempre vittime innocenti, ecc. ecc.
Per far professione di "anarchia", i suddetti non si risparmiano circa l'elencare tutti quei nomi (da Paolo Schicchi ad Émile Henry scritto con l'accento giusto) che conferiscono loro l'autorita e il diritto di poter parlare di quello di cui intendono parlare: che Oreste è solo un finto libertario, e di anarchia non può parlare! Di quegli anni dicono poco, solo un accenno al fatto che gli anarchici - a dire di Scalzone - erano succubi del piano politico di Lotta Continua, contro la quale in realtà sarebbero diretti i veri strali dell'ex-leader di Potere Operaio.
E allora, forse, sarebbe davvero il caso di riaprire la discussione su quegli anni. E senza le infamie delle accuse di "portaordini di Toni Negri" e, peggio, di connivenza con la strage di Primavalle.
Sarebbe il caso di affrontare - adesso che la maggior parte dei reati è prescritta - la discutibilità di un'azione politica, da una parte ciecamente e follemente innocentista a tutti i costi, e dall'altra assurdamente giustizialista.
Il candore di un Pinelli (tacendo del fatto che all'appuntamento con la morte, ci andò di sua volontà, senza mandato), da una parte, la campagna personalizzata contro Calabresi (come se non fosse vero che il responsabile era lo Stato, e non uno qualsiasi dei suoi servi), dall'altra.
Sarebbe forse il caso di parlare di come allora, e per almeno quattro anni, il movimento anarchico abbia asservito ogni sua attività all'esigenza di dimostrare la propria totale estraneità a qualsivoglia azione che puzzasse minimamente di violenza. Se parliamo di canzoni, allora dobbiamo dire come fossero banditi i versi di "Nel fosco fin del secolo morente" che parlavano di "schianto redentore della dinamite"!
Sarebbe il caso di parlare di questo e di altro, comprese le bassezze che intridono anche la storia di quegli "anarchici e del loro movimento anarchico", che "lo zombi Scalzone" si sarebbe permesso di criticare!

3 commenti:

ISKRA ha detto...

Leggo con discontinuità ma con interesse questo blog, e pur non essendo sempre d'accordo devo dire che forse proprio per questo lo trovo ricco di stimoli. In riferimento a quest’ultimo post devo dirti che ho letto un po’ tutte le vicende che si sono rincorse tra i siti, compresi gli ultimi commenti su informa-azione (…) e convengo con te su quanto sia stato mendace il commento ad Oreste che tu citi. Ritengo che a volte, più volte, si siano tenuti comportamenti poco edificanti tra le varie componenti del movimento. Certo è che una rilettura a posteriori rischia di essere decontestualizzata e come anche tu bene sai certi accadimenti accaddero forzati proprio dal periodo in cui sono vissuti. E poi ci sono gli errori in buona fede o i “colpi di testa” di quello che pensa di essere il più sinistrorso, ne abbiamo un buon esempio da provenienti da molte parti. Una questione è invece certa a mio avviso che si traduce nell’asserzione che Pinelli fu assassinato, che il 12 dicembre fu una strage di stato. L’inizio della strategia della tensione fu dettata dalla volontà di fermare le lotte operaie, le lotte studentesche, per diffondere il terrore, per prevenire una trasformazione sociale, contro una temuta rottura rivoluzionaria. Cominciò così la cultura dell'emergenza, che ci accompagna da allora, passando per le varie stagioni degli opposti estremismi, del terrorismo e degli anni di piombo, del pentitismo e della repressione che nel XXI secolo si fa spettacolo. Ogni dissenso ogni criminalizzabile oggi viene definita come terrorista ogni opposizione sociale che esprima critiche alle politiche delle istituzioni statuali e capitaliste, dei sindacati che si fanno complici e dei media asserviti. Saluti ribelli

franco senia ha detto...

La "cultura dell'emergenza", come tutte le culture, è diventata tale nel momento in cui è riuscita a permeare di sé anche gli strati contro cui era rivolta.
E questo è avvenuto in vari modi, durante quegli anni.
Quando si buttano via intere collezioni di giornali (legalmente diffusi), per paura che possano essere sequestrati durante una perquisizione, ti stai suicidando per paura della morte!
Così, quando ci si amputa via una parte di sé, della propria storia, nella pia illusione di attrarre maggior consensi. Anche se puoi "vincere", hai già perso. In partenza!

salud

vittoria ha detto...

no conoscevo il tuo blog me l'ha segnalato Iskra comunque sono intervenuta in merito pure io

http://controappunto.splinder.com/post/21909241/risposta+alla......orestiade

e naturaòlmente.......

http://controappunto.splinder.com/post/21887483/sta+malafemmina+della+rivoluzi