06 luglio 2009

The Boat that Rocked



Ce ne ho messo a farmelo venire in mente, il disco di cui si intravvede appena il fronte e il retro di copertina, nel film (il cui titolo in italiano, malamente tradotto, è "I Love Radio Rock").
Il disco è quello per cui Bob rischia di morire, nel tentativo di recuperarlo, mentre la barca affonda, e che, poi, quando riemerge, Dave ributta in acqua, dicendo che non è un buon disco.
E' un buon disco, credetemi! Ce l'ho da qualche parte, fra i miei innumerevoli vinili, e non riuscivo a capacitarmi del fatto che non sapessi farmelo tornare in mente.
The Incredible String Band
, il duo. "The 5000 Spirits or The Layers of the Onion", l'album, del 1967.
Ah, anche il film è buono, girato ed interpretato con il cuore e con l'amore per la musica. E "Il Conte", è il più grande di tutti. Andatelo a vedere!

03 luglio 2009

La donna più pericolosa d'America



La donna più pericolosa d'America
da Note dal confine di Tom Russell


E' fuori da tre settimane
Guida nellla fredda notte del Missouri
Una striscia di centri commerciali e miniere abbandonate
A sinistra e a destra
Sta guidando verso Mt. Olive ed
il Becker Funeral Home
Dove suo padre giace, lo sguardo freddo e rigido,
Polmoni anneriti e ossa rotte ...

Ed. Becker possiede una camera mortuaria a Mt. Olive, Illinois.
Mt. Olive è una cittadina mineraria, con insufficienza cardiaca, a nord di St. Louis. Le miniere hanno chiuso i battenti e il cimitero si è riempito di vecchi morti con le mani straziate, tossendo sangue nero e duro, con gli occhi bruciati dal fumo. Occhi di minatore.
C'era un bar sulla strada principale, si chiamava "La casa della conoscenza di Pee Wee"; la birra costava cinquanta centesimi al boccale e il juke box suonava "Sixteen Tons" nella versione di Tennessee Ernie Ford. Ancora e ancora. La Strada Madre, la Route 66, attraversa la città, e la più antica stazione di servizio che esista su quello storico ribollente pezzo di asfalto si trova sul lato est. Credo che sia una Texaco.
Mother Jones è sepolta nel cimitero sul lato del monte Olive. Lei era una donna tenace, il pugno alzato, un angelo custode per i minatori nei giorni in cui venivano assunti crumiri e scagnozzi per sparare sui dimostranti. C'è un monumento sulla tomba di Mother Jones, nel cimitero; erba e fiori sono disposti intorno al cippo di cemento grigio. Ed Becker, che controlla il cimitero, sta cercando di raccogliere denaro per curare la manutenzione del cimitero e del monumento a Mother Jones. Ha chiesto ad un sacco di gente di scrivere una canzone su minatori e su Mother Jones. Egli mi ha dato un libro su Mother Jones: "The Most Dangerous Woman in America". Mi è piaciuto il titolo. Non ho letto il libro. (Il problema con la storia è che viene scritta dagli storici. Avvoltoi privi di umorismo senza alcun senso dello stile, del racconto.) Ho tenuto il titolo, ho scritto la canzone. Nella struttura si rifà allo Springsteen di "Nebraska", con una dose di Woody Guthrie e di Merle Travis. Cinematografica. Un ex-detenuto sta guidando attraverso paesaggi invernali, lividi e gelati. Sta andando a casa per seppellire suo padre. Il cielo è grigio come una canna di fucile; macchiato di rosso anfetamina. Il vecchio uomo viene seppellito, mentre il figlio si fà di eroina sul pavimento della cucina di una fattoria abbandonata. Subito, urlano le sirene e i proiettili mandano in frantumi la vetrina di un discount di liquori.
Ed Becker seppellirà altri corpi, le strade di Mt. Olive come lingue silenziose. Dissolvenza su un dipinto ad olio di minatori in pensione che si guardano le scarpe in una sala del VFW(Veterans of Foreign Wars).
Dietro l'angolo, a Turner Hall, l'ultimo pin-boy rimasto in America sta sistemando i birilli del bowling, un Sabato pomeriggio, e il rumore della palla che colpisce il birillo non è lo sparo sentito in tutto il mondo. E 'lo sparo che ferisce il cuore di quello che rimane del mondo rurale, dei minatori, dell'America delle famiglie di agricoltori.
Sia lode ora a uomini di fama.
E alle donne.
Il tipo più pericoloso.

"Qualcuno dice che un uomo è fatto di fango ...
Un povero uomo è fatto di muscoli e sangue
Muscoli e sangue e pelle e ossa ....
Una mente che è debole e una schiena che è forte .... "

"Sixteen Tons", Merle Travis

(Questo è il# 8 in una serie di schizzi su canzoni del prossimo disco: "Blood and Candle Smoke".)

02 luglio 2009

Rinascimento



Si dice che non avesse un buon carattere, Benvenuto Cellini. Fatto sta che godeva di una pessima reputazione, tant'è che quando fece porre sotto la Loggia de' Lanzi, in Piazza della Signoria, quella magnifica opera che è il Perseo, le critiche cominciarono a piovergli addosso. Alfonso de' Pazzi scrisse un sonetto che cominciava dicendo "Corpo di vecchio e gambe di fanciullo / ha il nuovo Perseo ...". Anche Baccio Bandinelli, l'autore del gruppo "Ercole e Caco" che si trova nella stessa piazza (e che Michelangelo ebbe a definire "un sacco di patate"), fece la sua critica dicendo che il Perseo "pareva un boia che mostra il capo mozzo del giustiziato". Il Cellini allora, già incazzato per essere stato pagato solo la metà di quanto aveva richiesto (durante la fusione gli aveva preso fuoco anche il tetto della casa), fermò il Bandinelli per strada e gli consigliò: "Senti Baccio, trovati un altro mondo, che questo non fa più per te!". Il Bandinelli lasciò subito Firenze, per andare a ritirarsi in una villa nel Mugello, e non vi tornò più finché il Cellini non ebbe a lasciare la città, diretto a Parigi, dove l'aveva chiamato Francesco I.
Ah, se andate sul retro del Perseo, potete vedere un autoritratto del Cellini, sulla nuca della statua.

01 luglio 2009

Il motore della differenza



C.B. (1792-1871)

Di carattere alquanto bizzarro. Massiccio, irascibile, goffo:
un insaprito scapolo dalle orecchie dolenti.
Brandendo alto un bastone insegue una frotta
di monelli, trombettieri e suonatori d'organetto.
Al vedere la nipote indietreggia: un telaio da ricamo
sulle pallide ginocchia da bambina. Nessun biografo allude
a questi infocati sogni di macchine a vapore e riccioli d'oro.

Una volta, tenuto per mano dalla mamma, scorse
in un palazzo illuminato a giorno in Hannover Square,
un automa di Vaucanson (la danzatrice meccanica),
e il rotismo si mise in movimento. Un brusio
nella testa del ragazzo, un sommesso, pervicace brusio.
Per settant'anni il meccanismo non cessò mai di ruotare.

Compiti: calcolare la relativa frequenza delle diverse cause
di rottura dei vetri non convessi delle finestre;
precisare quante probabilità sussistano, che un uomo
risusciti dalla morte (Soluzione: 1 : 1012)
sistemare ventimila aghi gettati alla rinfusa
in una cassa, in guisa tale, che le loro punte tutte
siano rivolte nella medesima direzione;
trovare un metodo che consenta,
di qualsivoglia creazione della natura
e dell'umano zelo, di riprodurre facsimili.

I suoi viaggi attraverso l'Europa in una carrozza che si era disegnato da sé,
in cui poteva dormire e cucinare le uova, i cui cassetti contenevano
progetti d'ingegneria, marsine e telescopi, e inoltre un clistere.
La sua spedizione sul Vesuvio, una fiala con sali aromatici,
un bastone da passeggio disintegratosi fra le fiamme: reminiscenze
delle passeggiate di Spallanzani e memorie del Romanticismo.

Ma quando il povero Tennyson gli inviò i suoi versi
(Every minute dies a man | Every minute one is born),
egli gli consigliò, nella prossima edizione
del Suo eccellente poema, di correggere
l'erroneo calcolo come segue: "Ogni minuto nascono
uno virgola uno sei sette esseri umani".

Tra breve inventerà una macchina per scrivere romanzi,
asserì Emerson. E l'altro, di riscontro: il mercato suino di Padova
e la Fiera del libro di Lipsia: lo stesso identico serraglio.

L'automa, che in vece di quello costruì, non emetteva letteratura
ma logaritmi. Ogni qualvolta il congegno imbattuto si fosse
in una radice immaginaria, lo annunciava suonando un campanello.

Nel milleottocentotrentaquattro, l'anno del Hessicher Landbote (1)
Charles Babbage, nevrotico ossessivo, Fellow della Royal Society,
fondatore del calcolo differenziale, concepì la scheda perforata.

La fabbricazione di uno spillo la suddivise in sette tappe successive:
Tendere Trafilare Apppuntire Torniare Munire di capocchia Stagnare e Imballare,
e le spese per i salari le valutò con estrema precisione a un milionesimo di penny.
A parecchi tiri di schioppo dal camino di Mister Babbage sedeva un comunista
nel British Museum; verificò il calcolo e accertò che era in effetti esatto.
Era una sera di nebbia. Dai torchi e dagli ingranaggi delle industrie
emanava un sommesso, ininterrotto ronzio.

Le grandi opere incompiute: Das Kapital e la macchina analitica.
Otto lustri vittoriani. Il primo computer digitale,
senza valvole, senza transistor. Pesante cinque tonnellate,
grande come una stanza, un rotismo d'ottone,
di stagno e d'acciaio azionato da molle e da pesi,
capace di qualunque calcolo, in grado di giocare a scacchi,
di comporre sonate, e non solo: di simulare ogni procedimento
di trasformazione dei rapporti tra un numero infinito di elementi.

Covando progetti che invadono un intero piano,
ho convertito l'infinità dello spazio, come richiesto
dalle condizioni del problema, in infinità di tempo,
portando a termine una macchina calcolatrice
la cui portata è illimitata. In quell'istante

appare sulla soglia dell'officina Lady Lovelace e,
velata, c'illustra lo scopo di queste ruote e viti
e assi a camme: Egli tesse sulla sua macchina
disegni algebrici, così come il telaio di Jacquard
tesse fiori e fogliame. (Era figlia di Byron).

Ed era sì straordinariamente bella nelle sue compiute parti
(la macchina), quando fummo costretti a interromperne la costruzione.
La spesa aveva ormai raggiunto le ventimila sterline,
e poiché per portarla a definitivo compimento se ne preventivavano il doppio,
si lasciò perdere la cosa.

Immobile giace da allora, come un mammut, un capriccio dell'evoluzione,
un fossile del futuro, al pianterreno del Museo di Kesington.
Una fabbrica che tutte le fabbriche in sé contiene. Un rudere.

Il gemito degli organetti, che a Mister Babbage, Fellow della Royal Society,
trapana i timpani, è programmato in codice. Una serie di schede perforate
suona la solfa, stabilisce il cottimo e memorizza la percentuale dei malati.

Il rotismo, messo in moto nel cervello di un bambino di otto anni
dalla vista di un'argentea danzatrice. Io mi domando se,
nel corso della mia vita, ho mai trascorso un giorno felice.

Un sommesso ronzio in cui ogni grido soffoca.


H. M. ENZENSBERGER - Mausoleum -

(1): Der Hessiche Landbote (Il messagero assiano) è un volantino politico, ancora oggi di proficua lettura, redatto nel 1834 da Georg Buchner e Ludwig Weidig, e diffuso illegalmente nel Granducato dell'Assia.

30 giugno 2009

Onore e Gloria



"Ippoloco balzò via, ed egli (Agammenone) abbatté anche lui tagliandogli le mani con la spada e, troncandogli il collo, lo mandò a rotolare come un tronco rotondo attraverso la mischia"
- Iliade XI 145-7 -

Mentre la battaglia infuria, soltanto il poeta può osservare l'impresa di Agamannone che trasforma Ippoloco in un tronco rotolante. Gli altri eroi sono troppo occupati a cercare la gloria per sé stessi. Ma un trofeo è una testimonianza durevole, di cui fare mostra in tutte le occasioni appropriate. Tra popoli più primitivi, a questo scopo onorifico, serve la testa della vittima. Nella Grecia di Omero l'armatura ha sostituito la testa. Per questo, di tanto in tanto, gli eroi smettono di combattere, anche con grande pericolo personale, per spogliare dell'armatura un nemico ucciso. Per le sorti della battaglia quest'uso era peggio che assurdo, poteva mettere in pericolo tutta la spedizione. Ma noi commettiamo un errore di giudizio se vediamo lo scopo nell'esito della battaglia, perché una vittoria senza onore era inaccettabile. Non ci poteva essere onore senza pubblica proclamazione, e non ci poteva essere pubblicità senza la testimonianza di un trofeo!

29 giugno 2009

Entropia ed Utopia



Non so bene perché, ma ad un certo punto succede. Forse è davvero un problema di ... entropia, ma mai e poi mai avrei creduto che, una sera, andando ad un concerto, mi potesse sorgere la domanda a proposito del solito "ma che cazzo ci faccio, io, qui?", mentre mi chiedevo perché mai non fossi rimasto a casa a guardarmi un buon film!
Eppure, eppure ... L'inizio era stato come al solito, il piacere di rivedere le facce amiche era lo stesso di sempre. Le facce amiche. Già, magari il problema sta proprio lì, in questa specie di alchimia, per cui tutto era nato da una sorta di rapporto di amicizia complice, ma poi. Poi le cose cambiano, per forza di cose. Entropia, appunto. Forse tutte cose anche dette, seppure, a quanto pare, non abbastanza. Ma pare che gli amici, ai piedi del palco, alla fine sono diventati ... spettatori, in qualche modo. E, con gli spettatori, si va poco lontano. Ché agli spettatori, paganti o meno, bisogna dare qualcosa di diverso di quello che si dà agli amici. Qualcosa in meno e qualcosa in più. Leggi e regole di mercato. E se poi non si dà né l'uno né l'altro, ecco che qualcosa comincia a franare. Forse manca l'anima, forse manca la complicità: che agli spettatori non viene più richiesta. E allora diventa un rapporto stanco, in cui uno sta sul palco e l'altro ascolta. E c'è poco da salvare la musica, quando è così. E forse è meglio, addirittura, se la musica è ferita, che crepi! Come in un rapporto oramai finito e tenuto insieme coi lacci e con lo sputo. Magari ricordandoci di quando sia stato bello, il rapporto, e pensando agli amici, parenti e figli, che ci riempivano la casa, e che non ci sono più. E sul perché, sembrano quasi cose di cui non si vuole e non si deve parlare. Pecore nere che forse hanno fatto uno sgarro a qualcuno. Forse bisognerebbe avrere la voglia e la forza di ricostruire qualcosa, parlando con franchezza e guardandosi negli occhi, far capire a tutti i meccanismi (ché non sono solo affare degli addetti ai lavori), e parlare e coinvolgersi. Oppure gli è solo che "tutte le cose hanno la mestizia della fine", e non siamo più ... tutti musicisti, come amava dire qualcuno che - suo malgrado - non c'è più. Come l'utopia, che qualcuno ha perseguito, di un modo diverso di fare musica, anche insieme a chi non l'ha fatta mai ...

28 giugno 2009

Amici



La foto, come si può vedere, risale a più o meno venticinque anni fa. Era la fine d'agosto del 1984, un fase di mezzo della mia vita. Un periodo si era chiuso, e quello successivo tardava ad aprirsi. Non sapevo bene cosa fare - mi pare di ricordare - e così ebbi una buona idea, e per la prima volta in vita mia decisi di andarmene in Grecia. Insieme a Salvatore, prendemmo un treno per Brindisi dalla stazione di Santa Maria Novella, mentre fuori non sembrava affatto agosto: una sera da lupi!
Una notte in treno, e poi una nave, la prima, per Patrasso. Volevamo andare su un'isola, non avevamo affatto deciso quale. La nave era strapiena, come la stazione di Patrasso, come il trenino a scartamento ridotto che di lì a qualche ora prendemmo, diretti al Pireo. Al porto di Atene ci saremmo arrivati solo alle due del giorno (o della notte) successivo, con molte ore di sonno in meno e quattro amici in più. Quattro romani, due coppie di cui solo di due ricordo ancora nome e cognome, diretti a Santorini che da allora in poi ci sarebbero stati compagni di viaggio e di vacanza. Una vacanza un po' strampalata ma felice, cominciata alla grande, dividendoci un paio di polli allo spiedo, prima, e poi un biglietto per la prima nave che sarebbe partita all'alba. Il tipo che ci vendette i biglietti, parlando un italiano perfetto, si preoccupò anche di scrivere un biglietto, per i marinai della nave, che ci avrebbe permesso di salire subito a bordo. Magari per riposare un po', prima della partenza, pensammo noi. Ma la speranza di chiudere occhio venne subito vanificata dall'arrivo di un paio di quei marinai che portavano con sé una cassa di birra e una bottiglia di ouzo. Portavano doni ... danaos atque dona ferentes ...Ecco la foto, parla di quella notte, di barzellette scambiate in lingue improbabili, di sorrisi e di brindisi.