22 maggio 2013

formiche

Sabato Expresivo
"Sono sempre stato affascinato dal problema del male, fin da quando, bambino, mi mettevo vicino ad un formicaio, armato di martello, e cominciavo ad uccidere le formiche in modo indiscriminato. Il panico si impadroniva dei sopravvissuti, che cominciavano a correre da tutte le parti; quindi cominciavo a versarci dentro acqua, con un tubo. Inondazione! Mi immaginavo la scena che si svolgeva all'interno: lavori di emergenza, corse, ordini e contrordini per cercare di salvare i depositi di cibo, le uova, la sicurezza della regina, ecc. Alla fine, con una pala, rimuovevo tutto, aprivo grandi buche, caverne, e  distruggevo freneticamente: Catastrofe Generale. Poi mi mettevo a riflettere sul senso generale dell'esistenza e a pensare alle nostre inondazioni e ai nostri terremoti.
Così, finii per elaborare una serie di teorie, e l'idea che fossimo governati da un dio onnipotente, onnisciente ed infinitamente buono, mi parve talmente piena di contraddizioni che non riuscivo a credere che qualcuno la potesse prendere sul serio. Conclusi, elaborando le seguenti possibilità:
1 - Dio non esiste
2 - Dio esiste ed è una carogna
3 - Dio esiste, ma a volte dorme: i suoi incubi sono la nostra esistenza
4 - Dio esiste, ma ha degli accessi di follia: questi accessi sono la nostra esistenza
5 - Dio non è onnipresente: non può stare dovunque
6 - Dio è un povero diavolo, con un problema troppo grande per le sue forze. Lotta contro la materia, come un artista con la sua opera. A volte, riesce ad essere un Goya, ma generalmente è un disastro."
- Ernesto Sábato (1911 - 2011) -

21 maggio 2013

Librerie e biblioteche

deleuze

Scacco matto!

Duchamp

La storiella, l'ha raccontata Man Ray, e dev'essere davvero andata più o meno così.
Siamo nel 1927 e Marcel Duchamp se n'è andato un'altra volta a giocare a scacchi. Lydie, la moglie, è rimasta sola; si è sposata da poco con quest'artista famoso che ha sovvertito l'ordine dell'arte. Solo che lui, invece di dipingere, sembra vivere solo per il gioco degli scacchi. E' stanca di questa storia, Lydie, e così escogita una vendetta. Incolla, uno ad uno, tutti i pezzi degli scacchi, ciascuno sulla casella dove si trova, pensando al pedone che non è stato mangiato, e che non verrà mai più mangiato nella prossima partita. Dopo aver effettuato con estrema cura tutto il lavoro, Lydie se ne va a letto.
E' tardi, la casa è al buio, quando Marcel torna. Si siede, si accende uno dei suoi sigari e si lascia andare contro lo schienale della sedia, davanti alla scacchiera. Comincia a riflettere. Pensa a come aprire la partita che dovrà giocare la mattina dopo. Vediamo - pensa - forse un'apertura di pedone di re. Si piega leggermente in avanti, verso la scacchiera, e si dispone a portare avanti di due caselle, con la stessa mano con cui tiene il sigaro, il pedone di re. Niente da fare. Il pezzo non si muove. Uno ad uno, li prova tutti, e tutti si rifiutano di essere spostati. Si rifiutano di fare quello per cui sono stati fatti: muoversi da una casella all'altra. Marcel riflette, e conclude: una scacchiera con i pezzi incollati è come un orinatoio nel bel mezzo di un museo!

Duchamp-y-su-fuente

20 maggio 2013

foto sbiadite

monna

Era il 1972, e Firenze era tutta lì. Nel quartiere di Santa Croce, dove c'era il carcere delle Murate. Fra Borgo Allegri e l'arco di San Pierino. Fra la sede di Lotta Continua di Via Ghibellina(dopo che aveva fatto finta di essere stata sfrattata per insinuarsi, facendosi ospitare, nella sede anarchica de "Il Vecchio Ponte", e portargli via un po' di militanti - vecchia tattica), e la sede de "Il manifesto" in via Mozza. Potere Operaio, no, stava in San Frediano, in Via dei Serragli. C'erano anche i trotskisti e il Centro di Documentazione (una realtà solo fiorentina) e, alla fine, ci sbarcò anche il Collettivo Jackson. Ma quest'ultima è un'altra storia. Dicevo di Santa Croce, e della sua piazza che era una vera e propria sede politica allargata, all'aperto e non-stop. Vicino, in Borgo Santa Croce c'era il bar di Gastone (che avrebbe avuto un momento di notorietà cittadina, qualche anno dopo, interpretando sé stesso nella scena di apertura di Amici Miei; il bar in cui entra Noiret all'inizio, appena uscito dalla sede de La Nazione. Ah già, c'era anche La Nazione, le cui vetrate venivano sistematicamente infrante da qualche malintenzionato). Sto divagando, e mi rendo conto che è difficile non farlo. Dov'eramo? Ah! In Borgo Santa croce. Ecco, in fondo, proprio all'angolo con Via de' Benci, c'era il Bar Le Colonnine dove spesso si andava a giocare a biliardo, stecca o boccette che fossero, e lì ci ho conosciuto Carlo Monni. Era il 1972 e "il Monna" non aveva ancora girato neanche un film, non aveva partecipato a Televacca, non so bene cosa facesse a livello di spettacoli, certo qualcosa faceva, ma quello era un tempo in cui Alessandro Benvenuti faceva il teatrino dei Giancattivi e Paolo Hendel si divertiva a girare sui pattini con il fil di ferro infilato nella sciarpa, mentre David Riondino cantava solo per pochi intimi. Il bar Le Colonnine, lo si poteva definire un luogo malfrequentato (o benfrequentato, dipendeva dai punti di vista, e di classe), allora. Adesso i biliardi non ci sono più, i biliardi alle Colonnine, non c'è più nemmeno il bar. E' diventato, da tempo, un ristorante per turisti. Oddio, a dirla tutta, praticamente non c'è più nemmeno il quartiere di Santa Croce, come non c'è più il carcere delle Murate. Da ieri non c'è più nemmeno il Monna. Salud!

diari

diari gide

E' curioso che Susan Sontag si occupi cosi tanto di André Gide già nei suoi primi anni da lettrice. Nel settembre del 1948, quando ha solo quindici anni di età, scrive: "Mi sono immersa in Gide un'altra volta" - enfatizzando quel "un'altra volta"  -" che chiarezza, che precisione! Indubbiamente gli proviene dalla propria natura, che non ha paragoni". Giorni dopo, sempre la Sontag, commenta la sua lettura dei Diari di Gide: "Ho finito di leggere questo libro alle due di notte dello stesso giorno in cui l'ho comprato ... Gide ed io realizziamo una comunione intellettuale tanto perfetta che riesco a sentire le doglie del parto per ogni pensiero che lui dà alla luce!"
Questo tragico paradosso del diario, che si trova in Gide, come si trova in Paul Valéry e nei suoi Quaderni, ossia questo annientamento della vita a favore della scrittura, questa canalizzazione della "realtà" verso "l'irrealtà" del racconto privato, personale, "lo straniamento del vivere nella e per la letteratura" - per dirla con Blanchot - finisce per raccontare sempre la stessa storia: la storia della persona che ha speso la propria vita a cercare di scrivere il capolavoro che non è mai riuscito a scrivere! E poi, paradossalmente, invece questo grande libro, questo suo capolavoro finisce per essere proprio il "diario". Il capolavoro è il libro in cui racconta, e riflette sulla ricerca quotidiana di questo capolavoro.

19 maggio 2013

eretico

dickbruno

"Qui Dick identifica il suo pensiero con l'idea marxista che la storia sia una dialettica che culminerà nella rivoluzione comunista. In parte, Dick sta tentando di coinvolgere i critici letterari di sinistra, il cui interesse verso il suo lavoro, a partire dagli anni '70, lo intriga e lo innervosisce allo stesso tempo. Mentre, il pensiero di Dick fa già uso di un modello dualistico che interpreta la storia come un conflitto dialettico fra le forze dell'Impero e coloro che combattono per la libertà - la quale, altrove nell'Esegesi, viene descritta come una lotta fra Dio e Satana. Bisogna anche sottolineare come, in Dick, sia frequente pensare il vero cristianesimo come rivoluzionario, e Cristo come una figura rivoluzionaria. In tal modo, recupera il legame storico che spesso ha tenuto insieme movimenti quasi-gnostici di ribellione, come i Catari o l'Eresia del Libero Spirito, e forme di populismo politico insurrezionale e certamente comuniste. Giordano Bruno, uno degli altri eretici da cui Dick è attratto, professava un panteismo carismatico ancora ermetico che per lungo tempo si è legato a forme di insorgenza radicale contro la Chiesa. Ecco perché, in molte piccole città italiane, si trova una statua di Giordano Bruno, spesso eretta dal Partito Comunista locale, che si erge di fronte alla principale chiesa cattolica."

SIMON CRITCHLEY sull'Esegesi di Philip K. Dick

18 maggio 2013

al bar

bar-plaza-dorrego_966001

Si conserva, in Argentina, una certa tradizione di scrivere seduti al tavolino del bar. Così, nelle caffetterie di Plaza Dorrego, a Buenos Aires, capitava spesso che si incontrassero Osvaldo Soriano e Jorge De Paola. Uno di fronte all'altro, stavano seduti allo stesso tavolino, ciascuno lavorando sui propri scritti, ignorandosi. Tranne una volta, quando Soriano si trovava sul punto di scrivere il finale di "Triste, Solitario y Final". Era rimasto bloccato, non sapeva come chiudere la storia. Jorge afferrò il manoscritto, lo lesse e decretò: "Il romanzo è finito, e non te ne sei accorto." Soriano lo guardò, mentre gli occhi si riempivano di stupore, come se gli avesse parlato un cane. "Hai scritto un capitolo e mezzo di troppo!" - precisò De Paola. Solo così Osvaldo Soriano riuscì a pubblicare il suo primo romanzo da bar.

17 maggio 2013

Trigger & Willie

willie-nelson-trigger

Era il 1969,e Willie Nelson si trovava su un palco ad Helotes, Texas. Il concerto era appena finito e Willie aveva appoggiato la sua chitarra, una Baldwin, sul pavimento, quando uno dei suoi musicisti, probabilmente ubriaco, ci camminò sopra, rompendola. Tornato a Nashville, Willie portò lo strumento dal suo amico Shot Jackson, un riparatore di chitarre, per vedere se era possibile farla tornare a suonare. Niente da fare, il danno era troppo grave e sarebbe stato del tutto inutile cercare di aggiustare la chitarra. Vedendo l'amarezza negli occhi dell'amico, Jackson si offrì di vendergli, per 750 dollari, una Martin N-20, una chitarra classica. Nelson ne fu talmente entusiasta che decise di dare un nome a quello strumento; "Trigger", il nome del cavallo di Roy Rogers. Poi chiese a Shot di montare sulla sua nuova chitarra il pickup della Baldwin.

willie pickup

"Uno dei segreti del mio sound è qualcosa che va quasi al di là di qualsiasi spiegazione. Trigger, la mia vecchia e malconcia Martin, ha la migliore tonalità che io abbia mai sentito provenire da una chitarra (...) Se io prendessi in mano la più bella chitarra costruita quest'anno e provassi a suonare i miei assolo nello stesso preciso identico modo in cui li puoi sentire alla radio, o anche al mio ultimo concerto, finirei per essere sempre e solo una copia di me stesso, ed annoierei tutti. Ma se suono uno strumento che ormai è davvero parte di me, e lo faccio in base al modo che sento essere giusto per me (...) allora riuscirò ad essere sempre originale, l'originale." Trigger ha così finito per diventare uno degli oggetti più preziosi di quelli che Willie possiede, e lui ha continuato sempre a fare di tutto perché la chitarra rimanesse con lui. Appena un anno dopo averla comprata, nel ranch di Nelson scoppiò un incendio e lui rischiò la pelle per salvarla dalle fiamme, trascurando il resto della maggior parte dei suoi averi che si trasformarono in cenere. Nel 1991, quando Willie finì sotto inchiesta, da parte del governo, per evasione fiscale, era assillato dalla preoccupazione che potessero pignorare la sua vecchia amica, così chiese alla figlia, Lana, di prendere Trigger, prima che arrivassero gli agenti del fisco, per portarla nella sua casa di Maui. Quando fu sicuro di essere scampato al pericolo, la fece avere al suo manager che la nascose fino al 1993, quando ebbe finito di pagare il suo debito.

willie martin

Uno degli aspetti più caratteristici che riguardano questa chitarra, attiene all'incredibile numero di firme che adornano la sua cassa. La prima firma venne apposta da Leon Russell. Questi chiese a Willie se poteva firmargli la chitarra e quando stava per scriverci sopra con un pennarello, Russell gli domandò se, invece, poteva incidere il suo nome nel legno. Spiegò a Willie che questo avrebbe reso la chitarra ancora più preziosa. Dopo questa prima firma, Trigger è stata firmata da centinaia di persone. Persone di tutti i tipi, colleghi musicisti, atleti, amici.
Un'altra cosa che salta subito all'occhio, guardando la chitarra, sono le sue condizioni; appare quasi martoriata, appena sotto la buca si apre un grosso buco. Fatto sta che, essendo una chitarra classica da suonare con le dita, non è dotata di un batti-penna. Ma Willie suona con il plettro, e dopo oltre quarant'anni se ne possono vedere gli effetti.
In definitiva, si può senz'altro dire che ben pochi chitarristi sono arrivati ad identificarsi fino a tal punto con lo strumento che suonano. E Willie Nelson è andato anche oltre, arrivando a dichiarare che quando Trigger si romperà definitivamente, allora anche lui smetterà di suonare e di cantare. Diversamente, moriranno insieme. Insomma, una vera storia d'amore!

16 maggio 2013

nazionalcomunismo

nazistalinmuss

“Uno dei fenomeni più rilevanti del periodo, è la scoperta della 'Patria' in Unione Sovietica, avvenuta qualche tempo dopo il trionfo del nazionalsocialismo in Germania, ed è stato il risultato di un grave errore di calcolo da parte di Stalin. Egli, in un primo momento, sperava di addivenire ad un accordo con Hitler, come aveva già fatto con Mussolini, nonostante le differenze ideologiche verbali, e sulla base di quella che era la somiglianza dei metodi usati dai partiti del pugno di ferro. Da quando il Duce era stato ricevuto dall'ambasciatore sovietico a Roma, all'indomani del delitto Matteotti, e poi, più tardi, col pretesto della cortesia, le congratulazioni a Mussolini da parte di Rykov, dopo il suo soggiorno a Sorrento (dove Gorky aveva trascorso parte della sua vita), le relazioni fra l'URSS e l'Italia cominciarono a diventare sempre più intime e cordiali. Mussolini non nascondeva la sua discreta ammirazione per Lenin, e gli scambi reciproci fra i due regimi totalitari aumentavano, di pari passo col progredire delle loro relazioni economiche. Nel 1933, l'anno dell'avvento al potere di Hitler, a Maggio, venne concluso un patto commerciale italo-sovietico, seguito a Settembre da un patto di amicizia, non-aggressione e neutralità. Uno squadrone marittimo della flotta sovietica rimase ancorata, ad Ottobre, nel porto di Napoli, e l'anno successivo una delegazione militare italiana venne accolta a Mosca. La Russia effettuò anche un acquisto di navi da guerra in Italia. Telegrammi cordiali da parte di Litvinov, testimoniano ai posteri tale mutua comprensione... Mussolini era lusingato dall'aver stabilito un modello di intesa con i bolscevichi, sopprimendo il comunismo in casa mentre negoziava vantaggiosamente con il cosiddetto stato sovietico. Allo stesso modo, pertanto, Stalin pensava di poter concludere un simile patto con Hitler, sulle rovine del movimento comunista tedesco. Il rinnovo del Trattato di Rapallo lo aveva rafforzato in questa speranza, così come i nuovi crediti concessi dall'industria tedesca all'Unione Sovietica. Ma la canzone cambiò quando il terzo Reich assunse un atteggiamento di ostilità verso il bolscevismo dello stato russo e verso l'esportazione del comunismo. L'intuizione di Hitler, alla fine, prevalse sulla tesi contraria: quella di un punto di vista, condiviso sia dal 'Reichswehr' che dai circoli diplomatici, che opponeva al 'Drang nach Oesten' l'idea bismarckiana di un'alleanza on la Russia. Invano, Stalin incaricò il caucasico David Kandelaki, nominato inviato commerciale a Berlino, di moltiplicare le sue offerte.  Il Führer fece orecchio da mercante e perseverò nel suo attacco alla Russia e all'Internazionale Comunista. Alla fine, Stalin, deluso, non ebbe altra scelta che quella di rivolgersi alla Francia e all'Inghilterra, e alla Lega delle Nazioni, per giocare una partita diversa, e risvegliare nel popolo sovietico la coscienza del dovere patriottico e del pericolo fascista.”

nazis

“Mussolini era stato preso da un così vivo interesse per questa contro-rivoluzione così unica, da dedicarle i commenti che scriveva di suo pugno sul 'Popolo d'Italia'. Dopo la sensazionale esecuzione dei generali, fatta da Stalin, in un suo articolo intitolato 'Crepuscolo' (13 giugno 1937) criticò severamente il regime di Stalin dove "il massacro è all'ordine del giorno e della notte". Ma un mese più tardi, su "Critica Fascista" (15 luglio), in uno studio sul Fascismo di Stalin, considerava che le riforme fasciste di quest'ultimo erano la prova della naturale forza di espansione, e dell'universalità, dell'ideale delle Camicie Nere. E, durante il Processo dei Ventuno, lo stesso Mussolini si chiedeva (Popolo d'Italia del 5 marzo 1938) se "in previsione del crollo del sistema di Lenin, Stalin non fosse diventato segretamente un fascista", e rispondeva che in ogni caso "Stalin sta rendendo un notevole servizio al fascismo, falciando i suoi nemici, dopo averli ridotti all'impotenza". Così facendo, infatti, Stalin falciava non solo i suoi nemici, dichiarati o segreti, presunti o reali, ma anche i suoi "amici", le sue creature, i suoi complici. Nelle sue due ultime esibizioni pseudo-giudiziarie, egli aveva falciato non solo la vecchia guardia del partito ed il fior fiore della gioventù comunista, ma, insieme allo stato maggiore dell'Armata Rossa, tutti i capi del governo sovietico e delle amministrazioni nazionali e locali.”


da:  "Stalin" di Boris Souvarine (estratti dal post-scriptum “La contro-rivoluzione”)