lunedì 3 ottobre 2011

Se non è vero, è ben trovato!

picasso

Pablo Picasso non stava certo passando uno dei migliori periodi della sua vita, quando, nel maggio 1937, si apprestava a dipingere "Guernica". La guerra civile stava distruggendo la Spagna e la seconda guerra mondiale era alle porte dell'Europa. L'insistenza del governo di Negrin lo spinse ad accettare la richiesta per il padiglione spagnolo all'Esposizione internazionale di Parigi.
"Se riusciamo ad ottenere un Picasso, col corpo e con l'anima, l'impatto sarà maggiore di una battaglia vinta contro i fascisti, al fronte", queste le parole attribuite all'ultimo presidente della repubblica spagnola. Non si sbagliò. L'impatto provocato dal murale, alto 3 metri e 49 centimetri e lungo 7 metri e 76, fu enorme. Ancora oggi, a più di trent'anni dal suo arrivo in Spagna, il 10 settembre 1981, continua a fissarsi nella retina dei nostri tempi.
Ma Guernica e il suo simbolismo, su cui mai Picasso volle pronunciarsi, continua a sollevare interrogativi, speculazioni e indagini. L'ultima, la propone lo spagnolo Jose Luis Alcaine, fotografo che ha lavorato in film come "La pelle in cui io vivo" di Pedro Almodovar, asserisce che la principale ispirazione per Picasso provenne proprio dal cinema. In particolare, da una sequenza, lunga poco più di cinque minuti, del film "Addio alle armi" di Frank Borzage, un dramma antibellico ispirato al romanzo di Ernest Hemingway, che venne proiettato a Parigi nel 1933 e che, fotogramma per fotogramma, suggerisce sorprendenti analogie con le figure principale del quadro.
Il film di Borzage, e non "La fucilazione del 3 maggio", di Goya, né "La strage dei santi innocenti" di Rubens!
In un lungo articolo pubblicato sulla rivista specializzata "Cameraman", Alcaine rivela i dettagli di uno studio cui ha lavorato per mesi. La sequenza in bianco e nero, racconta l'esodo notturno di militari e civili lungo una strada bombardata dall'aviazione.
"Avevo visto "Addio alle armi" alla fine degli anni sessanta. Ma fu anni dopo, quando l'ho rivisto in video a casa mia e saltai sulla poltrona  alla sequenza della strada: era Guernica!", spiega. A prima vista, ci sono tre immagini che ci portano al quadro: la mano bianca dalle grosse dita, nel fango , i cavalli slabbrati e la donna che grida al cielo.
"Cominciai allora ad arrovellarmi, era il 2006. Nel 2007 ho girato cinque film e ho parcheggiato l'idea. Non avevo tempo per niente. Ma da allora ho lavorato solo ne "La pelle in cui vivo". Così, ho trovato il tempo per ottenere la sequenza, fotogramma per fotogramma, e studiarmela." Alla mano bianca e alla donna che grida al cielo si aggiungeva la cornice vuota di una porta, un carretto pieno di oche bianche, le gambe dei cavalli, una madre che stringe il suo bambino come una "pietà", un uomo disteso nel fango con la braccio teso e le fiamme, incorniciate alla sinistra di un fotogramma infernale.
E 'stata già sottolineata l'influenza della "Corazzata Potemkin" (1925) nel cubismo di Picasso, ma non un film che venne accolto male in Europa, perché la sua stella, Gary Cooper, disertava per amore, e non per onore. Nel romanzo, Hemingway dedica 80 pagine alla fuga del personaggio, e alla fine la sua diserzione non avveniva per gettarsi fra le braccia di una donna, ma a causa degli orrori della guerra. Lo scrittore odiava il film. "La sequenza della strada è strana: c'è una grande influenza del cinema sovietico, con persone incatenate dappertutto. E 'un film di Hollywood con un momento espressionista che non ha nulla a che fare con il resto della pellicola.."
Una visione frammentata e violenta che avvolge una specie di collage di personaggi. "Un collage che ha molto del montaggio cinematografico, di piani e di primi piani", precisa Alcaine.
Nel 1937, quando Picasso dipinse il murale, "Addio alle armi" era ancora in cartellone. "Il sistema di distribuzione allora faceva sì che i film rimanessero fino a sei anni nelle sale. Evidentemente, Picasso lo aveva visto, non solo per la sua amicizia con Hemingway - li aveva presentati Gertrude Stein - ma perché allora si andava tanto al cinema, era "il grande Spettacolo", ed era anche un modo per documentarsi sulla realtà. Inoltre, ci fu allora una polemica per il lieto fine della pellicola. Insomma, non se lo poteva perdere."
Alcaine sottolinea che la sequenza avviene durante la notte, come nel quadro, mentre il bombardamento di Guernica era avvenuto in pieno giorno. "Ma anche nel quadro c'è un chiaro movimento da destra a sinistra, uguale a quella che compiono i personaggi nel film." Quella strada infernale riprodotta nella pellicola segue lo stesso inferno e lo stesso movimento. "Ma attenzione", puntualizza, "la coincidenza si vede a partire dai caretteri statici. È quando si ferma l'azione che riconosciamo il film come parte integrante del quadro."
Un altro dato sorprendente è che gli animali che compaiono nella sequenza della strada siano cavalli e oche. Entrambi sono presenti nel murale. Per il toro, il direttore della fotografia ha una sua interpretazione: "Questa figura, una notte mi ha fatto saltare dal letto e mi ha fatto correre al computer, era l'ultimo punto irrisolto della mia teoria. Verso chi guarda il toro? Non guarda noi. L'ispirazione. L'ho confrontato con "Las Meninas" e ho visto nel toro lo stesso sguardo di Velázquez. Il toro, come qualcuno ha suggerito, non potrebbe mai essere Franco. Il toro è un animale nobile e Picasso stesso aveva già rappresentato se stesso come animale. Egli sta sullo stesso piano, come Velázquez in "Las Meninas", un dipinto, che come accade a tutti coloro che sono ossessionati dalle immagini, lo ossessionava".
Alcaine poi ride e riassume la sua scoperta con un detto italiano:
"Se non e vero, è ben trovato".

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2 commenti:

angie ha detto...

... ci si potrebbe vedere anche, nel simbolo del "Toro", il Caccia Fiat C.R.32 - della Fabbrica Italiana Automobili Torino/Aviazione - impiegato dall'Aviazione Legionaria, in supporto alla Legione Condor nazista (assieme al Savoia-Marchetti S.M.81, il primo aereo militare italiano inviato da Mussolini in aiuto al generale), per il bombardamento a tappeto!

franco senia ha detto...

Sì, certo, potrebbe essere. Ma, sinceramente, Picasso lo vedrei più attento al cinema che agli armamenti militari italiani. E poi, il toro in questione, sta fra i bombardati e non fra i bombardieri!

salud