lunedì 14 settembre 2009

Raimondo di Sangro



R. di S. (1710 - 1771)

Oggi ancora i fabbricanti di bare di San Domenico favoleggiano di lui, corvi intrisi di segatura,
mormorano leggende di cadaveri scomparsi, ballate commiste di magia e di industria.
Ah, le invenzioni sgorgate dal ribollente cervello del nostro principe, son da tempo disperse!
Necessiterebbe un intero trattato per descriverle tutte con precisione.

Si rinchiuse per anni e anni. Nei suoi forni la matria fantasticava mille metamorfosi.
Emerse, un giorno, con fuochi d'artificio. Sul palcoscenico pirotecnico le fiamme mostrarono
incantate visioni di palazzi, loggiati, alberi, zampilli e cascate esplodere in cielo,
mentre i razzi simulavano artificialmente il cinguettio degli uccelli.

Esitando tra l'utile e il prodigioso, come un aruspice antico, bizzarro e acuto ingegno,
sbiadisce l'ametista in diamante, cuoce dal marmo il lapislazzuli, dalla resina il marmo;
dalla posacea, che qui cresce in grandi quantità, fabbrica seta finissima, anche cappelli e pelle
per calzature, e anche carta. Di più, da una pianta, nessuno può pretendere.

Cinque colori stampati da una sola lastra e con un solo procedimento (ma noi non crediamo a tutto);
un carro nettunico costruito in tal guisa da navigare autonomo e maestoso sui flutti del mare
senza l'uso di visibili meccanismi o forze motrici; fu per il re causa di enorme stupore
veder passeggiare sull'acqua la vettura (non nutriamo dubbio alcuno).

Pari a una droga era questa sua scienza. Dal cinabro e dal mercurio, da oro e madreperla
facea sgorgare il sangue dei martiri, in colori psichedelici.
Alcuni dicono:
Conosceva il sistema per rendere dolcezza all'acqua di mare. Fu dunque un ciarlatano?
Briciole per topi di biblioteca. Kulturgeschichte. Muffa in pot-pourri.

Eppure nella cripta del maestro si erge innanzi a noi una prova: i due scheletri,
avviluppati in una rameosa rete d'arterie, cadaveri metallizzati, enigmatici, violetti,
preparati fin nei più esili vasi capillari della cornea e dei reni. Unica certezza è
che costoro capitarono vivi fra le sue mani. Fu dunque un mostro?

Come un'allegoria di marmo egli si erge, avvolto in una marmorea rete, davanti al suo palazzo.
Ma chi è quell'angelo al suo fianco, quel genio con la fiaccola, colui che lo vela o svela,
dalla sua follia lo libera o in essa lo attorciglia? Chi è in questa luce abbagliante e torva
il negromante? Chi l'illuso? Chi l'illuminato? Chi l'impostore?

- H.M. Enzensberger - Mausoleum -

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Ma quale prova, quali arterie: siamo ancora a questo punto? Macchine anatomiche ricoperte di un finto sistema circolatorio composto di cera sono, perfini due cardiologi lo hanno attestato!

franco senia ha detto...

le trentasette ballate (perché di ballate si tratta) di Enzensberger, raccolte in mausoleum, rappresentano - mio caro anonimo - ed esemplificano illusioni contraddizioni e follia di quel che si suol chiamare "progresso". Credo che il tuo intervento sia ad hoc.

Salud