mercoledì 7 maggio 2008

Bivi



Gli universi paralleli, nella letteratura di genere, appaiono per la prima volta in un romanzo di Austin Hall ed E.H. Flint, "The Blind Spot", e nel seguito "The Spot of Life" (in italiano raccolti entrambi ne "Il punto cieco" edizioni Libra). L'anno è il 1920, e vi si racconta di una casa, a San Francisco, in cui si apre una porta fra i mondi che premierà sia il coraggio che la peculiare viltà di chi saprà varcarla. Veramente, già Wells aveva descritto qualcosa di analogo: una porticina in un muro cieco che conduceva ad un altrove. Universi paralleli ancora ingenui. Però, già vie di fuga ben orientate. Qualcosa di più simile a quello che fa Alice nel Paese delle Meraviglie, o Dorothy nel mondo di Oz. Ancora di più non si poteva che fuggire per la tangente e abbandonare completamente questo mondo. Avrebbe fatto la felicità di Jacques Camatte!
Ma il dado è oramai tratto. Anche se si tratta ancora solo di "altre dimensioni", presto diverranno mondi, in tutto e per tutto simili al nostro, salvo per una fortuna più marcata quando, indecisi, ai crocevia della storia, si lancia una moneta per aria.
Sono stati gli Aztechi a scoprire l'Europa, e non viceversa e il mondo - si capisce - ne è risultato migliore. In un altro, i cinesi, migliaia di anni fa, hanno sottomesso il mondo all'autorità del Figlio del Cielo e, se non altro, il pianeta adesso appare assai più ordinato e attento alle questioni formali, e in giro si vedono solo persone meno sfacciate e volgari. In un terzo, la cultura araba, più tollerante ed umana, però assai meno rilassante, si è imposta anche ad occidente, ed ora qui da noi si porta il fez e si fuma il narghilé.
Certo c'è da rilevare che, stranamente, tutti gli universi paralleli - nella fantascienza - non hanno mai raggiunto un livello tecnologico comparabile al nostro! Per qualche motivo, quei mondi riposano in tutte le zone d'ombra violate dalla storia, e lì prosperano tranquillamente. Sommessi, leggermente decadenti, singolari. I morti impiccati, i suicidi, i rivoluzionari sconfitti, quelli che hanno pagato il prezzo più alto ai potenti di turno, tutti costoro si ritrovano fra le mani un'altra chance. Anzi, molte altre chances!
Certo, nessuno ne ha ancora mai parlato, o scritto, ma, da qualche parte, la Comune di Parigi non è stata sconfitta.
Sì, gli universi paralleli hanno un altro profumo. E si comincia alla grande, nel 1934, con Murray Leinster e il suo "Sideways in Time" ("Bivi nel tempo"). Una tempesta temporale sconvolge la trama del tessuto spazio-temporale e manda all'aria il nostro mondo. Passato e futuro iniziano a convivere, confondendosi fra loro. La storia è come se ... rabbrividisse, e cominciano ad aprirsi porte su tutta una serie di mondi paralleli dove le cose, per l'appunto, sono andate altrimenti. Certo, ahimé, più tardi comincerà a fare la sua comparsa in qualche romanzo una sorta di "polizia degli universi paralleli", adibita ad impedire che certe cose avvengano. Ma oramai l'invenzione è in marcia, inarrestabile!
Fredric Brown, uno dei geni della narrativa d'evasione (bella lì) del secolo scorso, tracciò nel suo "What Mad Universe" (Assurdo Universo") le linee generali della teoria superiore degli universi paralleli. La più vertiginosa e tuttora insuperata.

"Tutti gli universi concepibili esistono. C'è, per esempio, un universo in cui in questo momento si svolge questa stessa scena, con la sola eccezione che tu, o il tuo equivalente, porti scarpe marroni invece che scarpe nere. C'è un numero infinito di permutazioni dei caratteri variabili, per cui in un altro caso avrai un graffio su un dito e, in un altro, corna purpuree...C'è un universo in cui Huckleberry Finn è una persona reale, e fa le stesse cose che gli fa fare Mark Twain nel suo libro. Ci sono in realtà infiniti universi in cui un certo Huckleberry Finn fa ogni possibile variante di quello che Mark Twain avrebbe pouto attribuirgli...E c'è un numero infinito di universi, naturalmente, in cui noi non esistiamo affatto, vale a dire non esistono creature simili a noi, anzi, in cui la razza umana non esiste affatto. Ci sono, ad esenpio, infiniti universi in cui i fiori sono la forma di vita predominante, oppure in cui non si è mai sviluppata né mai si svilupperà alcuna forma di vita. E infiniti universi in cui le fasi dell'esistenza sono tali che noi non abbiamo né i pensieri né le parole per descriverle o immaginarle."

Il protagonista del romanzo di Brown - c'è da dire - quando potrà tornare al suo universo originario, opterà per un altro universo, più vicino al suo concetto di abitabilità, dove lui è più ricco e più fortunato in amore. L'uso più avanzato fatto finora degli universi paralleli. Mondi migliori a scelta! In seguito, la fantascienza rinuncerà a questo genere di utilizzo, rimuovendo e archiviandolo come divertissement. Peccato, una bella occasione perduta! Però, in infiniti universi è stata colta.
Ad ogni modo, i titoli sono tantissimi. Magari se ne riparla.

2 commenti:

Lorenzo Masetti ha detto...

l'idea è affascinante ma mi pare una variazione della biblioteca di Babele di Borges, solo che ad ogni libro corrisponde un intero universo.

franco senia ha detto...

Oppure è la biblioteca ad essere una variante (più che una variazione)... Del resto un libro E' un universo. E ogni universo è un libro...

salud