mercoledì 13 maggio 2009

macchine



A.M.T. (1912 - 1954)

E' cosa certa, che egli non lesse mai un giornale; che i suoi guanti
di lana se li lavorava a maglia da sé; che costantemente perdeva
valige, libri, cappotti; e che, qualora interrompesse a tavola il suo
caparbio mutismo, irrompeva in uno stridulo balbettio o rideva
gracchiando. I suoi occhi erano di un blu sfavillante e inorganico,
come il vetro dipinto.

Bene. Immaginiamo ora un automa universale A in grado di simulare
qualsiasi altro automa An. A è una cassetta nera in cui
viene introdotto un nastro di carta di lunghezza infinita; per la
macchina questa banda è il mondo esteriore. Essa è suddivisa
in campi, ciascuno dei quali è o vuoto o marcato come un segno.
Ora immaginiamo che A legga pazientemente un campo dopo
l'altro, spostando di volta in volta la banda avanti o indietro di
un campo, e/o cancellando e/o marcando un segno; questo
apparecchio lo chiameremo, in onore del suo inventore, una
macchina di Turing.

Sappiamo inoltre che prese molta cura a isolarsi; che vestiva da
straccione, viaggiava in terza, dormiva nelle locande. Evidentemente
si dava da fare per togliersi di mezzo. Una notte, nella
sua casa di campagna, una catapecchia, come in un romanzo di
Agatha C., per sbaglio forse, si avvelenò con il cianuro di potassio.
Ogni riferimento a persone esistite o esistenti è puramente
casuale.

E' inoltre assodato, che ogni automa specifico, sia che calcoli le
orbite dei satelliti, sia che scriva mazurche o che produca a sua
volta automi, non è che una condizione An di A. Ciò vale anche
nel caso che A, sia grande il doppio o x-volte più complicato
di A.

Le ruote dentate se le fabbricava da sé, al tornio, in cantina.
Disgustato dai pubblici mezzi di trasporto percorreva spesso
parecchie miglia a piedi. Radio e altri apparecchi soleva ripararli
con lo spago. Il servizio segreto lo apprezzava perché sapeva
interpretare qualunque codice. A dir vero, era affetto da frequenti
svenimenti, per lo più senza causa apparente.

Siamo perfettamente consapevoli che è impossibile specificare
a priori e senza lacune, quali soluzioni l'automa può e quali
non può fornire. In ogni sistema chiuso di una certa complessità
vi sono proposizioni indeterminabili. Può sembrare bizzarro,
ma il fatto è che la prova non può essere fornita che dalla prova.
Del resto noi riteniamo che l'automa universale abbia una
portata infinita, e che non sia mai stato costruito.

A parte ciò soleva pedalare sotto la pioggia; in tali occasioni
trovava pratico attaccarsi alla cintura una sveglia da cucina e
indossare una maschera antigas; quella per essere sempre puntuale,
questa per timore del raffreddore da fieno, in quanto soffriva
d'asma; questo, quantomeno, è un tratto umano, tranquillizzante.
Per quale motivo evitò sempre di toccare la pelle di altre
persone, di qualunque sesso, noi lo ignoriamo assolutamente.

Per quanto concerne però la macchina di Turing, proponiamo
di fare un esperimento. Uno di noi - lo chiameremo B - si collega
ad essa (tramite terminale e telescrivente). C, un censore,
sorveglia il dialogo. A simula una persona e lo stesso vale per
B; ora tocca a C decidere quale dei due è la persona e quale la
macchina. Questo schema di esperimento, lo chiameremo, in
onere del suo inventore, gioco di Turing.

Si possono realizzare capolavori nell'arte degli automi anche
senza aver eseguito o azionato un'unica macchina, così come si
possono reperire metodi per calcolare l'orbita di un astro che
nessuno ha mai visto. (Condorcet)

Ogni volta, quindi, che la macchina si rivela tale (sia compiendo
un errore, sia, all'inverso, non compiendo un errore), essa
emenda il proprio programma. Essa apprende continuamente.
Sorge la domanda, come finirà la partita. Noi non rispondiamo
a questa domanda, tuttavia riteniamo che il gioco possa durare
molto a lungo e che non sia mai stato giocato.

Pare comunque impossibile tacitare quelle voci secondo le quali
di tanto in tanto lo si vedrebbe, lui o il suo simulacro, specie in
alcune umide giornate d'ottobre, nei pressi di Cambridge, attraverso
i campi di stoppe, correre nella nebbia secondo un imprevedibile
itinerario a zig-zag.

H.M. Enzensberger - Mausoleum -

2 commenti:

055news ha detto...

ciao.
Complimenti per il blog è da un po' che lo seguo.
Io collaboro con un giornale online fiorentino che tratta vari temi.
Stiamo cercando un nuovo collaboratore.
Ti piacerebbe scrivere qualcosa per noi?.

http://www.055news.it/notizia.asp?idn=27022

franco senia ha detto...

No, grazie, davero.
Tutti quello (di mio e non mio) che mi viene, lo metto qui, oramai.

salud