martedì 4 marzo 2008

I Sognatori dell'Assoluto



All'inizio del novecento, un'ondata di violenza politica si abbatte sulla Russia zarista, e culmina, il 4 febbraio 1905, nell'attentato in cui perde la vita il granduca Sergio, governatore generale di Mosca. Il gruppo che ha condotto a termine l'azione terroristica è guidato da Boris Savinkov che fin dal 1903 si era unito alla "Organizzazione di Lotta dei Rivoluzionari Sociali".

"Un giorno d'agosto un uomo venne a trovarmi nella mia camera: sui trent'anni, era molto massiccio, con un viso largo, buono, come riempito di pietre, e con dei grandi occhi marroni. Era Yevghei Filipovitch Asev."
"Mi tese la mano, si sedette e, con una voce strascicata, mangiandosi la metà delle parole, cominciò: "Mi hanno detto che desidera collaborare al Terrore..." Gli ripetei quello che avevo già spiegato a Gotz. Gli dissi anche che consideravo l'assassinio del ministro dell'interno Plevhe il compito più importante del momento."

L'Organizzazione di Lotta era formalmente l'organo esecutivo del Partito Rivoluzionario Sociale, fondato nel 1900. Il loro programma non era marxista: credevano alla possibilità di un passaggio diretto dall'assolutismo al socialismo. La massa contadina doveva, sul modello della comunità tradizionale dei villaggi russi, socializzare le terre, direttamente. Nei ricordi di Savinkov (Boris Savinkov - Diario di un terrorista - Kami 2004) non c'è alcuna traccia del programma . Del resto, l'Organizzazione di Lotta rifiutava rigorosamente ogni forma di controllo da parte del partito! I suoi membri non nutrivano alcun interesse per le questioni ideologiche, non si dedicavano a nessun tipo di "agitazione", non leggevano opuscoli, vivevano in un isolamento rotto soltanto dalla detonazione delle loro bombe.
A Savinkov, si riferisce Albert Camus nel suo romanzo "Lo straniero", e sempre a Savinkov si riferisce quando scrive "Due razze di uomini. L'una uccide una sola volta e paga con la vita. L'altra giustifica migliaia di crimini e accetta di ricavarne onori".
La storia di Savinkov è quella di un rivoluzionario professionista che cambia d'identità come altri cambiano di camicia. Tiene testa all'Okhrana con la facilità e la disinvoltura di un campione di pugilato. In tre anni di viaggi - fra il 1903 e il 1906 - fa le seguenti tappe: Arkhangelsk, Vardo, Oslo, Anversa, Ginevra, Cracovia, Berlino, Pietroburgo, Ginevra, Nizza, Berlino, Mosca, Riga, Varsavia, Ginevra, Parigi, Pietroburgo, Ginevra, Karkhov, Wilna, Helsinki, Stoccolma, Ginevra, Varsavia, Mosca, Sebastopoli, Bucarest, Parigi. E' di nessun luogo ed è di casa dappertutto. In due anni di inattività, che trascorre fra la bohéme artistica di Montparnasse, è amico di Modigliani, Apollinaire e Picasso. Poi, tranquillamente, senza passaporto, fugge dall'esilio e attraversa la frontiera russo-norvegese presso il fiordo di Varanger, su un vaporetto di Mourmansk. Si reca dalla Polonia in Germania insieme ad un gruppo di emigranti sulla slitta di un contrabbandiere. Raggiunge la Romania attraverso la Crimea su un peschereccio, dopo una pericolosa crociera sul Mar Nero.
Ha vissuto fino a quarantacinque anni, e per un uomo che faceva quel mestiere è una bella età!
Dopo aver combattuto nell'Armata Bianca contro i Bolscevichi, nel luglio del 1924, attivo a Parigi e in Polonia nella politica anti-bolscevica, si risolve a tornare in Russia. Il 20 agosto del 1924, attraversa la Polonia ed entra nel territorio sovietico, dove viene prontamente arrestato non appena il suo treno arriva a Minsk. Il giorno dopo firma una deposizione in cui confessa i suoi errori ed ammette che i bolscevichi hanno il pieno supporto della popolazione russa. Subisce un processo lampo in cui viene riconosciuto colpevole della maggior parte delle accuse. La pena di morte, sentenziata dal tribunale militare, gli viene commutata, dal Comitato Centrale, in dieci anni di prigione. Pochi giorni dopo viene trovato morto nel cortile interno della prigione, precipitato dall'alto.
La prefazione dell'edizione russa delle sue memorie, scritta da un certo Felix Kon, è caratterizzata da epiteti del tipo: "isterico, schiuma alle labbra, calunniatore, piccolo borghese senza scrupoli, sognatore decadente". Certo, le obiezioni politiche contro le concezioni dei terroristi hanno un peso sicuramente maggiore. E' sorprendente constatare come i grandi avvenimenti del 1905 non fossero, per Savinkov, altro che fatti accessori: i disordini di Pietroburgo, la domenica di sangue, le dimostrazioni, l'enorme ondata di scioperi dell'autunno, tutto questo era fuori dal campo visivo del terrorista!
Lenin ha sempre avuto buon gioco ad attaccare e mettere a nudo la mancanza di senso politico dei terroristi, la loro incomprensione del ruolo del proletariato, ma .... ma, come ogni argomentazione meramente politica, sfiora appena la sostanza reale di quei fatti.
Lenin e i bolscevichi non riuscivano a comprendere cosa animasse quelli che Marx - che già cinquant'anni prima vedeva assai più lontano dei suoi successori - ebbe a definire, rendendo loro giustizia, "Sognatori dell'Assoluto". Non si trattava di una linea politica, di una ricetta, di una dottrina sociale. Si trattava della loro salvezza e di quella degli altri. Una salvezza che potevano raggiungere solo al prezzo della loro propria vita, nella solidarietà incondizionata che li univa. In quel secondo di verità in cui lanciavano la bomba, realizzavano la propria salvezza e anticipavano quella degli altri.
Un esempio insopportabile che evoca una grandezza ignota in grado di sottrarsi a qualsiasi calcolo. Nelle maledizioni di Lenin e dei suoi discepoli contro gli assassini dello zar, ci sono, mescolati agli argomenti razionali, un sentimento confuso dei limiti del potere, anche del loro, e una paura. Uno sconosciuto in mezzo alla folla, un sognatore, un uomo simile basta a precipitare nel terrore i potenti di questo mondo. Tutti!

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Peccato che quell' Asev che lo recluta al suo gruppo terrorista fosse un agente della polizia segreta dello Zar, che quindi dietro le quinte reggeva le fila del terrorismo! Ingenui, dietro il terrorismo c'è quasi sempre il potere!

franco senia ha detto...

Non ho ben capito la costruzione, sintatticamente intendo. Ma la figura di Azev è un po' più complessa, e la sua "anima nera" richiederebbe qualche riga di più...
Ed anche il dire "sempre", equivale a dire "mai".

salud