lunedì 5 settembre 2011

Viaggiare

Itaca

Cominciamo dalla fine o dall'inizio non importa. Che ogni fine è anche un inizio, come racconta lo splendido libro che ho letto durante questo viaggio, "Il Signore degli Inganni", di Zachary Mason. Una collana di racconti, variazioni sul tema di Ulisse, i suoi viaggi, i suoi compagni. Giocata su manoscritti, veri o presunti, che raccontano un'altra storia di Odisseo. C'è sempre un'altra storia, fra il vero e il falso - che importa? Mito, altrove, altroquando, dimensioni parallele e tempo. Viaggi, dicevo, e non vacanze: ché la vacanza, una volta, per noi, non esisteva nemmeno. Non c'era la vacanza. C'era l'estate, e basta!
Comincio - dicevo - a raccontare qualcosa. Dopo, alla fine del viaggio. Sulla nave che mi riporta indietro. Così ho cercato di sottrarre al viaggio il vizio della nota, dal vivo. Scrivo dopo. Che già c'è la fotografia ad ottundere la suggestione e lo stupore per quel che si trova, via via, per strada. Se a qualcuno, che passa per di qui, pungesse vaghezza di volerle vedere, le foto, può trovarle, fra un po’, su Facebook, o su Picasa.
Cominciamo, non dall'inizio, o dalla fine. Cominciamo, e basta. Cominciamo da, e su, questa nave che si è colorata di follia. Ad Igoumenitsa è stata assaltata, praticamente. Due ore e passa ad imbarcare torme di famiglie dall'etnia - si dice così, oggi - indefinita. Coperte multicolori e bambini, buste di tela da supermercato come bagaglio da trasportare, fazzoletti variopinti sul capo, le donne. Non so da dove vengano, non capisco che lingua parlino. Cazzi miei, come si suol dire. La notte è trascorsa, i ponti della nave - dentro e fuori - un tappeto di corpi. E' passata, la nottata, e già si vede la Puglia, il Gargano forse, nella foschia del mattino. Itaca alle spalle, quasi un ricordo non ancora. C'era il palazzo di Ulisse, a Itaca, fra Stavros e le capre. Guardava il mare, un po' più in alto. Non di molto. Più sotto sulla destra, Frikes, da dove Telemaco lasciò la casa paterna per cercare notizie. A Frikes sono sbarcato, da Vassiliki (Lefkadia); un'altra nave. E Frikes ci ha accolto con un sorriso, come un sorriso: luogo felice. Da ripensare mentre si ritorna, per ritornarci, su questa nave di folli dove un panino di gomma e una birra costa quanto un litro di vino e una opa grigliata con salmoriglio e con tanto amore: dieci euri!! Continuiamo a tornare ...
Era davvero il palazzo di Odisseo, quello. Vero e reale, come Ilio e Cnosso, come Argo e Micene. Come è vero che Itaca, forse, sono due. E magari, il sud dell'isola con il sonnacchioso ed enorme porto di Vathi (una città che vivrebbe benissimo senza porto: tanto gli è superfluo!), non è Itaca. Magari il mare, ai tempi di Omero (che, giuro, l'ho incontrato a Frikes, dove girava su un motorino), la tagliava in due e il sud dell'isola non è Itaca, bensì lo strano regno di Alcinoo ed i suoi Feaci. Ché strana, Vathi, lo è per davvero. Popolata da mercanti fenici - la lobby dei negozianti di souvenir - capaci di venderti un accendino a tre euri, quando lo compri, lo stesso, nel negozio di mesticheria, poco distante, ad 85 centesimi. Strana, Vathi! Ma forse, anche questo, è solo un modo di vedere. Un modo di viaggiare. E intanto la nave continua ad andare, ed io scrivo e ricordo, ricordo e scrivo. Cambio le carte in tavola, forse senza accorgermene. Bello il viaggio di andata, come sempre: almeno dopo, a ripercorrerlo con la mente. Il viaggio di andata ha sempre promesse da mantenere, e di solito le mantiene. A Igoumenitsa ci accoglie un cane, un occhio cieco, e ci guida - per davvero - alla stazione degli autobus. In fondo Vassiliki, ad aspettarci e tenerci compagnia per qualche giorno e per qualche notte. Dà piacere sedersi più volte allo stesso bar mentre ti impigrisci al conforto dell'abitudine che dura poco. Del resto, anche l'immortalità di Achille - come l'abitudine durante il viaggio - è una strana immortalità, che dura finché non si muore.
Fino alla prossima!

2 commenti:

nico ha detto...

Letto tutto d'un fiato! Veramente bello, bravo Franco! :-)

franco senia ha detto...

Grazie Nico.