giovedì 29 agosto 2013

a casa

mann klaus
E' il 10 maggio del 1945. In Europa, la guerra è finita da due giorni e Klaus Mann, il figlio dello scrittore Thomas Mann è ancora al servizio dell'esercito americano. Considerata la sua conoscenza del tedesco, ed il suo lavoro come scrittore nella vita civile, il tutto unito alla sua inadeguatezza al mestiere di soldato, è stato inviato in Germania in qualità di corrispondente del giornale militare "Stars and Stripes". Mann entra a Monaco, la sua città natale, su una jeep militare guidata da John Tweksbury, suo amico e fotografo, diretto verso Poschingerstrasse, dove si trova la casa della famiglia Mann; una e vera e propria istituzione della letteratura tedesca che i membri della famiglia chiamano affettuosamente "Poschi".
Era di fronte alla sua casa natale, dodici anni dopo averla abbandonata per intraprendere il cammino dell'esilio, con indosso l'uniforme del nemico. Nel suo articolo su Stars and Stripes scrive di essersi sentito come davanti ad una perversa caricatura del suo proprio passato. La facciata della casa era rimasta più o meno intatta, ma dietro di essa si intravvedevano le pareti annerite ed i cristalli infranti a causa dei bombardamenti; il contributo degli alleati al suo destino.
Ma nella parte ancora rimasta in piedi della casa, si poteva apprezzare anche il contributo dato dai nazisti. Klaus Mann si aprì la strada fra la cenere ed i detriti: "c'erano pareti e porte che non avevo mai visto prima, tutte le stanze erano diventate più piccole, come se il disgusto e l'avversione le avessero indotte a ridursi. Lo studio di mio padre, un tempo spazioso e rispettabile, pareva stranamente rimpicciolito."
thomasmannhaus
Era successo che la polizia politica bavarese aveva confiscato l'edificio nel 1934 e l'aveva dichiarata ufficialmente proprietà del Reich nel 1937. Da quel momento erano cominciati i lavori che avevano innalzato nuove pareti, per dotarla di nuove stanze, ed avevano suddiviso le camere spaziose in una sorta di piccole celle. Klaus Mann non avrebbe tardato a scoprirne il motivo, ma per rievocare adeguatamente la scena, vale la pena di andare a rileggere la sua straordinaria autobiografia, "La svolta":
"Ad un tratto scoprii la ragazza sconosciuta. Si trovava sul balcone che era di fronte alla mia stanza, senza muoversi, leggermente accovacciata dietro la balaustra. Era sicuramente rimasta lì per tutto il tempo e da lì aveva osservato i miei movimenti. La salutai con la mano, ma lei non reagì, si immobilizzò come pietrificata, come se pensasse di non essere stata scoperta. Aveva paura di me? Senza dubbio, vestivo la divisa del nemico."
Poschi_1945_SNaef
Alle domande rassicuranti di Klaus Mann, la ragazza cominciò a spiegare che viveva sul balcone, sopra il quale aveva steso dei fogli di giornale, sperando che non piovesse. Era un'alpinista, così aveva improvvisato un scala molto precaria sulla facciata posteriore della casa per poter raggiungere il suo piccolo rifugio. Guidato da lei, non senza aver rischiato di rompersi il collo, Mann si arrampicò fino a quella che era stata la sua stanza. La ragazza, che "non aveva più di venticinque o ventisei anni, era però già appassita, la pelle di un colore malaticcio e un cipiglio imbronciato e testardo sotto la frangia". Klaus ne guadagnò gradualmente la fiducia, senza però mai rivelare all'intrusa che quella casa era stata la sua. La giovane gli raccontò con assoluta naturalezza che la casa era appartenuta ad uno scrittore. "Sicuramente un non-ariano", suppose, scrollando le spalle. "O forse addirittura un ebreo totale. In ogni caso, non si era ben inteso col suo governo." - aggiunse poi. Continuò dicendo che Himmler aveva scelto la vecchia Poschi come sede di una delle sue scabrose "fonti di vita", i cosiddetti Lebensborn:
"Ma davvero non sa cosa significa?" - gli domandò - "Robusti ragazzi delle SS stavano acquartierati qui. Gente molto bella, glielo assicuro: autentici stalloni. E proprio per questo li usavano, come stalloni, per la razza. Capisce? Questi Lebensborn - ce ne erano molti, per tutto il paese - esistevano per soddisfare i requisiti razziali, per la riproduzione del sangue nordico, per far aumentare la discendenza tedesca. Naturalmente anche le ragazze dovevano essere razzialmente impeccabili, il cranio, il bacino ... Tutto veniva misurato!"
In quel momento, il fotografo invitò Klaus Mann a scendere, perciò lo scrittore si congedò senza aver chiarito quale fosse stata esattamente la relazione della ragazza con quella particolare istituzione creata da Himmler.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Franco, ci manca una tua riflessione ottimista....Io, Noi, per lo meno non corriamo di questi rischi anche se ci allontaniamo per molto tempo, perchè al massimo ci potrebbero costruire un pied à terre per "appuntamenti"!!;) Gianni

Franco Senia ha detto...

ma solo per ... gente magra ... !

Anonimo ha detto...

Franco ho vista la bellissima foto che hai messa in copertina vicino alla tua in piccolo, ma non mi sembra di vedere uomini con i capelli "pepe e sale" tra quelli che salgono la scalinata a due scalini per volta!! Oggi ho il dente avvelenato ! Ciao bello Gianni